Nonostante le tombe accurate propie anche di tanti popoli pagani, le
iscrizioni rivelano una profonda disperazione.
"Io Procope alzo le mani contro il dio che tolse di vita me innocente: la
quale visse XX anni; pose Proclo".
La morte comune era l'unica magra consolazione, espressa dall'iscrizione
abbreviata: "O.A." "Nessuno e' immortale (oudeis athanatos)
L'idea della morte nell'antichita' classica resto' sempre quella di
Achille "preferirei esse povero contadino sulla faccia della terra che
non sovrano nel regno delle ombre".
L'imperatore Adriano, pensando alla morte, aveva scritto: "O animuccia
errante, vezzosetta - ospite e compagna del corpo - in quale luoghi te ne
andrai? Pallida, rigida spoglia - non ti sollazzerai come al solito!"
(Animula, vagula, blandula - hospes comesque corporis - quae nunc abibis
in loca? - pallidula rigida nudula - non, ut soles dabis jocos!)
Quale rivoluzione nella Roma antica le iscrizioni cristiane sulle tombe:
"vivam".
E Tertulliano ci dice che i cristiani spendevano in profumi per i morti
piu' di quanto i pagani spendevano per i loro dei.
E S. Agostino ci dice che se e' vero che gli onori funebri sono piu' di
consolazione ai vivi che ai defunti, e' pur vero che bisogna onorare quei
corpi che risorgeranno e che sono stati vasi dell grazia.
Il Santo dottore ci dice ancora che "in Cristo veramente morto e' piu'
morta la morte di Crsito"
Non vi ratristate come gli altri che non hanno speranza! Cf. 1 Tess 4,12
In Jesu et Maria
Don Alfredo M. Morselli
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!