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Date: 31-07-2000 13:43
Received: 31-07-2000 15:45
From: Carlo Climati, uffstampa@...
To: sacerdos@...
Anche quest'anno, a Leggiuno (Varese), dal 24 giugno
al 31 luglio, si e` tenuto il Corso internazionale per
gli Educatori nei seminari, promosso dall'Ateneo
Pontificio Regina Apostolorum, sul tema: “Vino nuovo
in otri nuovi. Rinnovare la formazione pastorale”.
L'iniziativa, giunta alla sua decima edizione, ha la
finalita` di aiutare i vescovi diocesani nella
preparazione e nell'aggiornamento di coloro che si
dedicano alla formazione dei futuri presbiteri.
All'incontro di quest'anno hanno preso parte 94
persone (tutti Rettori di seminari maggiori e minori),
provenienti da 31 Paesi del mondo.
Tra i relatori, Mons. Zenon Grocholewski, Prefetto
della Congregazione per l'Educazione Cattolica, si e`
trattenuto due giorni, durante i quali ha presieduto
la celebrazione eucaristica ed ha tenuto varie
conferenze sul tema: “Problemi e indicazioni per
l'insegnamento della Teologia nei seminari”. Mons.
Grocholewski ha, cosi`, continuato la tradizione del
suo predecessore, il Cardinale Pio Laghi, che e`
intervenuto in tutte le precedenti edizioni del corso.
E' intervenuto anche Mons. Malcolm Ranjith, vescovo di
Ratnapura e segretario generale della Conferenza
Episcopale dello Sri Lanka, sui temi: “La necessita` di
un'educazione per vivere e lavorare in comunione”,
“Necessita` di pastori santi per la nuova
evangelizzazione” e “Necessita` di una spiritualita`
eucaristica”.
Oltre agli interventi dei professori dell'Ateneo
Pontificio Regina Apostolorum, hanno riscosso grande
interesse le conferenze dello psicologo cileno
Fernando Allende.
Nella metodologia, una parte importante e`
rappresentata dalle due sessioni quotidiane in cui si
presentano e si studiano i casi pratici, con domande e
risposte sugli episodi piu` frequenti che si verificano
nell'attivita` dei seminari. Ogni sessione prevede
l'analisi del fatto da parte di uno dei partecipanti e
successivamente il dibattito aperto all'assemblea.
Inoltre, i partecipanti hanno a disposizione un'ampia
biblioteca, con tutti i documenti della Santa Sede e
del Magistero sulla formazione dei sacerdoti.
Il corso internazionale di formazione si tiene in
quattro lingue: italiano, inglese, spagnolo e
francese, con traduzione simultanea. La durata e` di
cinque settimane. Oltre all'appuntamento
internazionale, il Centro ha organizzato anche cinque
corsi nazionali, in diverse parti del mondo. In
totale, vi hanno preso parte 1097 persone, di 339
Diocesi, di 79 Paesi.
-Il corso - spiega il direttore accademico Padre
Francisco Mateos, della congregazione dei Legionari di
Cristo - promuove la partecipazione attiva e si
realizza in un clima di solida spiritualita`. E'
pratico e teorico, con una visione integrale del
processo formativo, ed attento alle sfide della
cultura moderna”.
Gli insegnanti sono professori dell'Ateneo Pontificio
Regina Apostolorum o formatori di altri centri della
congregazione dei Legionari di Cristo. Negli ultimi
anni sono state invitate numerose personalita`. Fra
queste: il Cardinale Pio Laghi, Prefetto emerito della
Congregazione per l'Educazione Cattolica, il Cardinale
Christoph Schonborn, Arcivescovo di Vienna, il
Cardinale Nicola's De Jesu's Lo'pez Rodr'guez,
Arcivescovo di Santo Domingo, il Cardinale Jose'
Sa'nchez, Prefetto Emerito della Congregazione per il
Clero, Mons. Jo'sef Zycinski, Arcivescovo di Lublin,
Mons. Francisco A'lvarez Mart'nez, Arcivescovo di
Toledo, Mons. Renato Corti, Vescovo di Novara, Mons.
Agust'n Garc'a-Gasco, Arcivescovo di Valencia.
Il tema del prossimo corso internazionale, che si
terra` dal 25 giugno al 29 luglio 2001, sarà:
"Servitori della Chiesa Comunione. Educare per vivere
la Comunione".
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30 luglio
Edicole e visite mariane
"Nelle tue mani, o Maria, stanno i tesori della divina misericordia. Non
si chiuda mai la tua mano, perche' lo splendore della tua gloria, lungi
dall'oscurarsi, aumenta quando i penitenti, giustificati dal perdono,
sono assunti alla gloria".
Amen. Ave Maria!
(Ugo di S. Vittore)
Domenica XVIII del TEMPO ORDINARIO 6 agosto dell'anno 2000
Prima: Es 16, 2- 4. 12-15; seconda: Ef 4, 17. 20-24; Vangelo: Jn. 6, 24-
35
Nesso logico tra le Letture
Si può dire che i testi liturgici si concentrino sulla fede come
principio ermeneutico dell'esistenza umana. La fede interpreta la vita
degli israeliti che camminano esausti per il deserto ed assicura loro
che non sono abbandonati, ma che Dio, col suo potere e il suo amore
paterno, è con loro (prima lettura). La fede interpreta la vita degli
uditori di Gesù, in modo tale che siano capaci di vedere nella
moltiplicazione dei pani un segno della presenza efficace di Dio in
mezzo a loro (vangelo). La fede interpreta il cristiano, facendogli
scoprire che non è più uomo vecchio, ma uomo nuovo, e che deve far
risplendere la novità di Cristo nella sua vita (seconda lettura).
Messaggio Dottrinale
La fede come memoria. Il credente è un uomo della memoria. Deve
ricordare, ricordare sempre. Ricordare la storia di fede cristiana, che
non inizia nel nostro secolo, ma che risale a secoli assai lontani,
alla storia di Abramo, prototipo di fede in Dio per tutte le
generazioni. Ricordare tante meraviglie che Dio ha realizzato in tale
storia secolare, come per esempio quella che ci narra la prima lettura,
tratta dal libro dell'Esodo. Quegli israeliti che erano usciti
dall'Egitto vittoriosi e contenti, camminano adesso per il deserto
affaticati, scoraggiati, senza orizzonti di speranza; ma Dio, il Dio
liberatore, non li lascia nel pericolo; adesso diventa piuttosto il Dio
compagno e guida della loro marcia per il deserto, sostegno ed appoggio
nelle loro necessità. Un padre, può forse abbandonare i suoi figli?
Ricordare anche il grande dono che Dio ci ha fatto in suo Figlio Gesù
Cristo, che è passato per questo mondo facendo il bene, come vero
medico di corpi e di anime. Ricordare il pane moltiplicato per
alimentare i corpi, e ricordare il pane della sua Parola e della sua
Eucarestia per alimentare le anime. Ricordare ai primi cristiani che
essi erano trasformati dalla loro immersione nelle acque del battesimo,
e ricordare il nostro battesimo, per mezzo del quale siamo stati
incorporati a Cristo e alla sua Chiesa. Questo semplice esercizio di
memoria, quanto fa bene al credente, al cristiano!
La fede come ermeneutica. Lo si voglia o no, il credente è interpretato
dalla sua fede. Potremmo dire: "Dimmi in chi credi, in che cosa credi,
e ti dirò chi sei, come vivi". Pertanto, la fede in Cristo interpreta
la vita di ogni cristiano. Cioè, il suo modo di pensare, di agire, di
lavorare, di vivere, di amare, di esercitare la sua professione è, deve
essere, illuminato dalla fede in Gesù Cristo. Quando codesta fede in
Cristo non è qualcosa di pochi individui, ma fa parte di un gruppo o di
una maggioranza, allora sfocia in cultura cristiana: la fede impregna
tutti i settori della vita comunitaria e sociale. In mezzo alle
difficoltà e alle tentazioni sperimentate dagli israeliti, in mezzo
alla sollecitazione puramente politica e socio-economica degli uditori
di Gesù, la fede li aiutò ad interpretare gli avvenimenti e le opere di
Dio con altri occhi, purificati proprio dal collirio della fede. Quella
stessa fede interpretò in tal modo la vita dei primi cristiani, che li
trasformò in uomini nuovi, "creati secondo Dio, nella giustizia e nella
santità della verità". Nella misura in cui i credenti in Cristo
andarono aumentando nel primo secolo e nei secoli seguenti, furono
lievito nella massa umana, crearono cultura, e infine riuscirono a
configurare la società in conformità con la fede in Gesù Cristo. Non è,
questa, una grande sfida che dobbiamo affrontare al giorno d'oggi, noi
cristiani, in un ambiente cosiddetto post-cristiano, ma socialmente e
culturalmente ancora radicato nel cristianesimo? La missione storica
dei credenti in Cristo, all'inizio del secolo XXI, è e sarà senza
dubbio il far fiorire quelle radici, perché il buon profumo di Cristo
si espanda di nuovo nella nostra società.
Suggerimenti Pastorali
Pane e fede, fede e pane. Dio è il primo a non abbandonare l'uomo alle
sue necessità più fondamentali di sussistenza. Per questo, soccorre il
suo popolo con pane, carne ed acqua nella sua lunga marcia dall'Egitto
alla Terra Promessa; Gesù, da parte sua, imitando Dio suo Padre,
davanti ad una folla indebolita dalla fame, compirà lo stesso gesto
divino moltiplicando i pani e i pesci. Ma il pane, benché necessario, è
insufficiente; deve essere accompagnato dalla fede, in modo che Dio non
sia un semplice benefattore, ma altresì il Dio trascendente e santo; in
modo che la gente non veda in Gesù un candidato a re, ma il Messia di
Israele e il Figlio di Dio. La dimensione sociale del cristianesimo è
ovvia, ma nasce dalla fede in Gesù Cristo. E perderebbe la propria
caratteristica, se, separandola dalla fede, facesse del cristianesimo
un supermercato gratuito o un'agenzia di beneficenza sociale. Il pane
senza la fede manca di sapore cristiano. La fede senza pane,
semplicemente non ha sapore. Noi cristiani siamo invitati ad unire nel
nostro operare il pane con la fede e la fede con il pane. La
separazione, purtroppo, ha causato non pochi danni entro la stessa vita
della Chiesa e nell'immagine che del cristianesimo si sono formata
quelli che non sono cristiani. Se ognuno accoglie l'invito ad unire
pane e fede, fede e pane, il cristianesimo e il mondo saranno migliori,
ed apriranno una buona strada per il terzo millennio cristiano.
Il potere della fede. Noi uomini siamo abituati a vedere il potere nel
denaro, nelle armi, nelle influenze, nello stato, nell'autorità morale,
per esempio di Madre Teresa di Calcutta, di Papa Giovanni Paolo II. Io
vorrei sottolineare oggi, con la liturgia, il potere della fede. Perché
è evidente che l'autorità morale di Madre Teresa o di Giovanni Paolo II
non proviene principalmente dalle loro qualità, ma dalla loro fede, una
fede così grande in Dio, da esser capace di rompere barriere e
distruggere muri, una fede tanto ardente che non li trattiene nel loro
donare se stessi né l'età, né la malattia, né le difficoltà che si
potrebbero interporre nel loro lavoro per Dio. Si può pensare all'opera
materiale e spirituale di Madre Teresa, al crollo del muro di Berlino,
ai viaggi nei Luoghi Santi del cristianesimo in occasione del Grande
Giubileo dell'Incarnazione, ma ci sono mille altri aspetti non tanto
vistosi, tuttavia sommamente efficaci, che mostrano nelle loro vite il
potere della fede. Riflettiamo semplicemente e con gratitudine sul
potere della fede in noi stessi, nelle persone che sono al nostro
fianco e con le quali conviviamo, in tantissimi cristiani sparsi per
tutti gli angoli del nostro pianeta. Come brilla il potere della fede,
per esempio, nei santuari mariani: Lourdes, Fatima, Guadalupe! Si
domandi ciascuno che cosa può fare perché altre persone sperimentino
nella propria carne il potere della fede. Il potere della fede è la
leva che sostiene ed innalza il mondo.
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From : "Salvatore Matta" <soter@...>
Date : Mon, 31 Jul 2000 10:32:09 +0200
Subject : Parere riguardante l'omelia proposta per il 30 luglio
Sono un sacerdote, parroco in una parrocchia 'turistica'
sul mare che ora ospita circa 60.000 persone.
Ti ringrazio per i suggerimenti nella proposta di omelia
della XVII del t. ord.
Le riflessioni avanzate mi sembrano molto attinenti ed esitenziali.
Credo opportuno che tu continui in questo esperimento, contributo
valido anche per rinnovare i contenuti e la forma della
predicazione omiletica di noi sacerdoti.
L'impostazione è stata valutata positivamente anche da parrocchiani
e non.
Il discorso omiletico è stato seguito nelle quattro messe celebrate
da oltre 2500 persone.
Che Dio ti benedica.
31 luglio 2000
soter
---------- Initial message -----------
From : "Mercurio A. Fregapane" <maf1951@...>
Date : Fri, 28 Jul 2000 11:32:31 -0400
Don Ivan,
Benvenuto alla fraternita' presbiterale di "Sacerdos."
Sono stato ordinato presbietro il 19 maggio 1951.
Sono parroco della Parrocchia San Benedetto da Norcia in Lebanon,
Pennsylvania
Stati Uniti...una parrocchietta di 1200 fedeli.
Don Mercurio Antonio Fregapane
maf1951@...
---------- Initial message -----------
From : Don Pietro Moratto <parrocchiamuzzana@...>
Date : Thu, 27 Jul 2000 23:11:49 +0200
Carissimo don Ivan
con piacere ti saluto
Ho 56 anni
Sono prete da 31.
Sono parroco di una parrocchia
di 2650 anime
La parrocchia è di San Vitale Martire in Muzzana del Turgnano
Diocesi di Udine.
Gv.6,1-15.
In questo vangelo vediamo che Gesù, seguito da
molte persone, alza gli occhi e guarda la folla;
questo significa che Gesù è disposto a lasciarsi
coinvolgere dai bisogni di queste persone.
Gesù rende partecipe Filippo delle sue
preoccupazioni. Non gli chiede di risolvere il
problema. Gli chiede solo di condividerlo con lui.
Sa benissimo che Filippo non è in grado di
risolverlo.
Gesù c'invita tutti ad aprire gli occhi sui
problemi che ci circondano. Noi facciamo fatica a
farlo perché quando vediamo un problema vogliamo
risolverlo, e siccome non siamo in grado di farlo,
ce ne laviamo le mani, cercando qualche colpevole
da accusare, in modo da poterci ritirare in buon
ordine.
Gesù non ci chiede di risolvere il problema, ma
solo di condividerlo con lui. Mette Filippo alla
prova. Vuole vedere che posizione assume. Sa che
anche non può risolverebbe il problema, ma Gesù
non gli chiede questo; gli basterebbe che Filippo
rispondesse: "Hai ragione, se posso fare qualche
cosa dimmelo e lo faro volentieri".
La prima reazione giusta la vediamo in un ragazzo
che ha sentito Gesù o che da solo si è posto il
problema. E' una persona che ascolta e si lascia
coinvolgere. La sua reazione non è quella di fare
il disfattista, ho di andarsi a mangiare le sue
cose di nascosto per paura di rimanere a secco,
come fanno altri. Tira fuori ciò che ha e lo mette
a disposizione.
Gesù non aspetta altro. Forse neanche Gesù sapeva
come fare, ne prevedeva la mossa di questo
ragazzo, ma prega e ascolta. Gesù poteva anche
fare un miracolo, imbandendo una tavola dal nulla,
ma non è il suo stile.
Gesù parte sempre dalla nostra disponibilità a
condividere la sua passione per l'uomo. Ovunque un
' uomo si mette a disposizione di Dio per amare
questa umanità Dio si manifesta, come gia fece
nella prima pasqua, e visita il suo popolo.
Se gli si domanda cosa ha fatto per questo mondo
ci risponde: "ho fatto te".
Signore donami la disponibilità ad alzare gli
occhi e a guardare questa tua creazione con i tuoi
occhi, senza voler risolvere tutti i problemi ma
senza lavarmene le mani, lasciandomi coinvolgere
dalla tua compassione e mettendo a disposizione il
poco che ho: i miei pani e pesci.
Prendendo spunto dal bellissimo discorso del Papa durante
l'udienza generale di ieri, si segnala una
variazione nell'indirizzo della pagina Internet di
Cammini dello spirito, sul sito del Vaticano.
L'attuale indirizzo e':
http://www.vatican.va/spirit/spirit_it.htm
La pagina, attualmente curata dall'Ateneo Pontificio
Regina Apostolorum, propone a tutti i visitatori un
contatto vivo con la grande tradizione della
spiritualita' cristiana.
Ognuno ha la possibilita' di ripercorrere alcune tappe
indicate dai piu' grandi maestri della Chiesa per
realizzare l'incontro con Dio.
Sull'argomento, propongo un articolo pubblicato
su Avvenire, che si collega all'udienza generale
di ieri in Piazza San Pietro, in cui il Santo Padre ha
parlato anche di tecnologia e spiritualita'.
Partono dal sito vaticano i cammini "web" dello
Spirito
(A.M.B.) Conciliare tecnologia e spiritualita':
un'impresa troppo impegnativa? Ci prova, sul sito
Internet del Vaticano, la nuova sezione "Cammini dello
spirito" che propone ogni settimana la lettura di un
passo dei Padri (o delle "madri") della Chiesa. Si
accede al nuovo spazio collegandosi al sito
www.vatican.va, cliccando sull'icona "Vie dello
Spirito" oppure su "Attualita'".
Introdotto proprio per iniziativa vaticana, lo spazio
sara' gestito a rotazione dai Pontifici atenei, cui
spetteranno la scelta dell'autore, del brano e il
reperimento delle traduzioni (disponibili per ora
italiano, francese, inglese e spagnolo: ma dovrebbero
aggiungersi anche il polacco e il tedesco).
L'esordio e' toccato all'Ateneo Pontificio Regina
Apostolorum, eretto nel 1993 e diretto dai Legionari
di Cristo, una congregazione di sacerdoti fondata da
padre Marcial Maciel.
"Quando il decano della facolta' di teologia, padre
Paolo Scarafoni, ci ha comunicato la richiesta
vaticana - racconta padre Furlong, irlandese, che cura
la sezione - tutti noi docenti ci siamo posti il
problema di quali contenuti porre. E abbiamo pensato a
un cammino di avvicinamento alle fonti del pensiero
cristiano, attraverso quei brani che affrontano le
domande fondamentali che da sempre accompagnano la
storia dell'uomo: gli interrogativi sul senso della
vita, sull'esistenza di Dio, sull'anima...".
La scelta degli autori parla da sola: si e' cominciato
con sant'Anselmo (dal Proslogion un passo su "Il
desiderio della contemplazione di Dio") per proseguire
con sant'Agostino (da Le Confessioni una riflessione
su "Cosa e' dunque il mio Dio" e dai Discorsi un brano
su "La ricerca, anche al di la' dell'anima, di cio'
che non muta) e sant'Atanasio (da Contro i pagani
riflessioni su Il corpo mortale e' retto dall'anima
immortale").
Tra i prossimi arrivi, puntualmente ogni venerdi' (ma
restano in linea tutte le proposte), ci saranno san
Giovanni Damasceno, san Giovanni Crisostomo, santa
Teresa di Lisieux, santa Caterina da Siena, santa
Edith Stein e santa Benedetta della Croce.
Chiude la lettura una breve preghiera ispirata alla
spiritualita' dell'autore della settimana.
(da Avvenire del 27 luglio 2000, pag. 20)
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Date: 26-07-2000 13:35
Received: 26-07-2000 16:05
From: Italo D'Amico, posta@...
To: Sacerdos-owner@egroups.com
Alla cortese attenzione del Ng.
Gradirei ricevere indicazioni, su qualche libro che che tratta dei testi
di
Qumram.
Grazie
ave atque vale
saluti
Italo D'Amico
visit my sites:http://www.italodamico.comhttp://www.italodamico.it
mailto:italo@...
icq http://wwp.icq.com/18410437
----------------- End Forwarded Message -----------------
ART!
Caro Don Ivan:
grazie del messaggio. magari ci potrà dare un può più informazione su
se
stesso. In tanto, se preferisce, il mio e-mail privato è
sacerdos@...
In Cristo, p. Caesar, lc
Oggetto: L'ORRORE DELL'OLOCAUSTO HA MOLTI RESPONSABILI
Condannare lo sterminio degli ebrei non e` solo doveroso: e` ovvio e
sacrosanto; non lo si fara` mai abbastanza. Il punto e` che l'iterazione
con
cui si celebra la condanna nelle nostre scuole rischia di apparir una
sorta
di cerimoniale monotono, privo di arricchimento e di approfondimento.
Compiti in classe, proiezioni a catena della solita Schildler's List
(come
se fosse - e non e` - un documentario storico attendibile), fervorini
retorici e accademici. Sappiamo tutti, in realta`, come a tutto cio`
stanno
reagendo molti ragazzi: anche se non osiamo dirlo ed essi stessi,
interrogati al riguardo dai giornalisti e dai telegiornalisti, negano e
fanno la faccia seria, quella delle interrogazioni.
Gia` il basso numero degli studenti che hanno scelto di svolgere il tema
dovrebb'essere una spia allarmante, un segnale di saturazione. E un
segnale
ulteriore dovrebb'essere il carattere debole, superficiale, conformistico
di troppi svolgimenti. E allora, che fare? Rinunziar a parlare dello
sterminio degli ebrei e passare ad altro? No, certo: anche se
personalmente
auspico una piu` approfondita visione storica del XX secolo, che includa
anche altri massacri: e che ai massacri non si fermi.
Il punto e` che bisogna andar oltre la presentazione della materia com'e`
stata proposta fin qui. Da una parte gli orrori dei nazisti, dall'altra,
semmai, il silenzio del papa e della Chiesa cattolica. Altroche'. Se la
tragedia consumatasi negli anni della guerra - ma avviata ben prima - si
fosse fondata su questi due ingredienti, il secondo dei quali e` a mio
avviso molto contestabile, forse l'Olocausto non sarebbe stato la
tragedia
che invece, purtroppo, e` stata. C'e` stata anche la complicita` dei
collaborazionisti, certo (ferocissimi gli ungheresi).
Ma c'e` stato ben altro. E una notiziola apparsa sui giornali alla fine
di
giugno e rapidamente abbuiata lo ricorda. Esiste orma la prova certa -
400.000 pagine di documenti riservati nei soli archivi pubblici
statunitensi - che i governi britannico e americano (chiamiamoli anche
per
nome: Churchill e Roosevelt) sapevano perfettamente, almeno dal '43, che
cosa stava accadendo in Germania e nei territori occupati dai nazisti.
L'Intelligence Service inglese e l'Office for Strategic Services
americani
avevano scrupolosamente raccolto intercettazioni di documenti,
testimonianze d'internati e di scampati. Forse, chi doveva saperne
proprio
pochino era il povero Mussolini confinato sul Lago di Garda e guardato a
vista: ma sospettava. Relativamente poco sapevano i cittadini tedeschi
qualunque, gravati dalle privazioni della guerra, impauriti e
disinformati.
Sapeva molte cose Francisco Franco, che con migliaia di passaporti
spagnoli
salvo` migliaia di vite di ebrei. Ma i governi inglese e statunitense non
mossero un dito. Eppure, la sola informazione anche a scopi
propagandistici
di quell'orrore sarebbe stata una bomba in faccia ai nazisti. Macche'.
Radio
Londra tacque.
Fin dal 1939, novecento profughi ebreo-tedeschi imbarcati sulla nave
"Saint
Louis" erano dovuti tornare in Germania perche' nessun porto europeo li
aveva accolti. Nel 1941, gli Usa diminuirono la quota degli immigrati
ammessi e il Congresso rifiuto` di accettare ventimila bambini ebrei
fuori
quota; un progetto svedese per salvare altrettanti bambini ebrei fu
respinto nel '43 dal Dipartimento di Stato di Washington. Il governo
britannico ignoro` perfino l'appello dell'arcivescovo di Canterbury
affinche'
si abbandonasse il sistema delle "quote d'immigrazione", vista
l'emergenza.
Una tristissima storia di complicita`, se non di correita`. Che sarebbe
da
approfondire. O c'e` ancor oggi qualche padrone del vapore internazionale
che preferisce abbuiare tutto e limitare le colpe al solo mostro
hitleriano?
di Franco Cardini
(c) Quotidiano.net
26 luglio
S. Maria Annunziata a Firenze
Salve, o raggio del sole spirituale; salve, o dardo della luce che non
tramonta!
Salve, o baleno che illumini le anime; salve, o folgore che atterrisci i
nemici!
Salve, Tu che fai sorgere il multilucente luminare; salve, Tu che fai
sgorgare il fiume sovrabbondante di acque!
Salve, Tu che riproduci il simbolo della piscina; salve, Tu che togli la
lordura del peccato!
Salve, o lavacro che purifichi la coscienza; salve, o coppa che mesci la
letizia!
Salve, profumo della fragranza di Cristo; salve, o vita del mistico
banchetto!
Salve, o sposa inviolata!
Amen. Ave Maria!
Le apparizioni di Fatima sono senz'altro l'avvenimento piu' importante
del XX secolo; Cio' mi ha spinto a fare qualche riflessione che vi
comunico: non pretendo certo di esaurire tutta la portata del messaggio o
di dire l'ultima parola rigurdo ad esso: vi scrivo quello che mi e'
venuto in mente in un primo e non maturo tentativo di cercare di trovare
il filo unitario degli avvenimenti di Fatima: spero che, discutendone
insieme, possiamo migliorare la nostra comprensione di questi stessi fatti
Entro subito "in medias res" con il testo della III parte del segreto:
(1)
"Dopo le due parti che gia` ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di
Nostra Signora un poco piu` in alto un Angelo con una spada di fuoco
nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero
incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che
Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo
indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza,
Penitenza, Penitenza!"
Si tratta di un castigo (conseguenza del peccato) stornato per
l'intervento della Madonna: l'angelo, "con voce forte disse: Penitenza,
Penitenza, Penitenza!"
Come agisce la misericordia di Dio (e la Madonna e' il piu' grande dono
della misericordia di Dio)? Non con "colpi di spugna", ma mediante la
riparazione: Gesu', per amore generoso e gratuito, ha portato su di se'
le conseguenze del peccato, si e' caricato dell nostre colpe: il dovere
della riparazione ci chiama ad avere gli stessi sentimenti e a offrire le
nostre sofferenze, non esclusi i sacrifici volontari, per collaborare con
Gesu' alla redenzione.
Cf la prima domanda della Madona ai pastortelli il 13 maggio del 1917
"Volete offrirvi a Dio, per sopportare tutte le sofferenze che vorra`
inviarvi, come atto di riparazione per i peccati con cui e` offeso e di
supplica per la conversione dei peccatori?"
Se il peccato dell'uomo causa la catastrofe, la misericordia di Dio
propone la salvezza e la collaborazione a questa opera, partecipando,
volontariamente e per amore, alla passione di Cristo.
(2)
"E vedemmo in una luce immensa che e` Dio: "qualcosa di simile a come si
vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti" un Vescovo
vestito di Bianco "abbiamo avuto il presentimento che
fosse il Santo Padre". Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e
religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande
Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il
Santo Padre, prima di arrivarvi, attraverso` una grande citta` mezza in
rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di
pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino;
giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande
Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi
di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli
altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone
secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni."
Qui si tratta della persecuzione che la Chiesa subisce nella storia, che
culmina in un attacco diretto alla vita del S.Padre.
Perche' la Chiesa subisce la persecuzione?
Perche' dice "la verita'", ripetendo quello che ha fatto Gesu' e
subendone una simile sorte
Gv 8,37: "Ma intanto cercate di uccidermi perche' la mia parola non trova
posto in voi"
Gv 8,40: "Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verita`
udita da Dio"
Gv 8,45: "Se dico la verita`, perche' non mi credete?"
Si capisce allora perche' il S.Padre e' un bersaglio speciale: per il suo
particolare servizio alla verita', che gli annuncia infallibile,
rappresentando in se' la Chiesa
Un particolare importante; perche' il papa e' colpito con "colpi di arma
da fuoco e frecce"?
Non potrebbero le frecce simboleggiare la persecuzione mediante il
tradimento? E non e' forse il peggior tradimento fatto alla Chiesa il
cercare di adultarre la verita' dall'interno della Chiesa stessa? Se per
colpi a tradimento inferti alla Chiesa si possono annoverare, in senso
largo, tutti i peccati dei suoi figli, in senso stretto, cioe' in
riferimento alla piu' specifica missione di annunciare la verita', non e'
il peggior tradimento, il peggior "colpo di feccia", il tentativo di
adulterare la predicazione della Chiesa dall'interno, mediante il
dissenso e la proclamazione di errori teologici da dentro la Chiesa
stessa?
Riporto alcun passi in cui, nella Scrittura, la freccia appare l'arma per
eccellenza del traditore
[Ps 11,2] Ecco, gli empi tendono l'arco, aggiustano la freccia sulla
corda per colpire nel buio i retti di cuore.
[3] Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa puo` fare?
[64,4] Affilano la loro lingua come spada, scagliano come frecce parole
amare
[5] per colpire di nascosto l'innocente; lo colpiscono di sorpresa e non
hanno timore.
[Prov. 26,18] Come un pazzo che scaglia tizzoni e frecce di morte,
[19] cosi` e` quell'uomo che inganna il suo prossimo e poi dice: "Ma si`,
e` stato uno scherzo!"
(3)
"Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un
innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue
dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio."
La nostra riparazione e' realmente unita a quella di Cristo e, per sua
grazia, ha una certa efficacia redentiva.
Conclusioni circa l'essenza del messaggio di Fatima:
In questa epoca in cui i peccati degli uomini sono causa di catastrofi e
la Chiesa viene perseguitata sempre di piu', anche per i tradimenti di
coloro che dall'interno della Chiesa cercano di adulterarne la
predicazione, il Cielo chiama all'appello persone assetate di riparazione
e fedelissime al magistero della Chiesa.
"Š tu soffri molto? Non scoraggiarti. Non ti lascero` mai. Il mio Cuore
Immacolato sara` il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio."
(13/6/1917.)
In Jesu et Maria
Don Alfredo M. Morselli
oooooooooo @ oooooooooo @ oooo
ooo @ (M) o
@ oooooooooo @ oooooooooo @ ooooo
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA VI SESSIONE PLENARIA
DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DI SCIENZE SOCIALI
[sintesi]
[...]
Come sapete, la dottrina sociale della Chiesa intende essere
un veicolo attraverso il quale portare il Vangelo di Gesu`
Cristo nelle diverse situazioni culturali, economiche e
politiche che gli uomini e le donne di oggi devono affrontare
[...]
4. Senza dubbio, il nuovo millennio assistera` al progredire
del fenomeno di globalizzazione, quel processo per mezzo del
quale il mondo diventa sempre piu` un tutto omogeneo.
In questo contesto e` importante ricordare che la "salute"
di una comunita` politica si puo` valutare in massima parte
in base alla partecipazione libera e responsabile di tutti
i cittadini agli affari pubblici.
Infatti, questa partecipazione e` "condizione necessaria e
garanzia sicura di sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli
uomini" (Sollicitudo rei socialis, n. 44).
In altre parole, le unita` sociali piu` piccole, siano esse
nazioni, comunita`, gruppi etnici o religiosi, famiglie o
individui, non devono essere assorbite in maniera anonima
in un conglomerato piu` grande, perdendo in tal modo la
propria identita` e vedendo usurpate le loro prerogative.
Piuttosto, l'autonomia propria di ogni classe e
organizzazione sociale, ognuna nella sua sfera, va difesa
e sostenuta.
Non e` altro che il principio della sussidiarieta`, che esige
che una comunita` di ordine superiore non interferisca nella
vita interna di una comunita` di ordine inferiore, privando
quest'ultima delle sue funzioni legittime.
Al contrario l'ordine superiore dovrebbe sostenere quello
inferiore e aiutarlo a coordinare la propria attivita` con
quella del resto della societa`, tenendo sempre presente il
servizio al bene comune (cfr Centesimus annus, n. 48).
Dal Vaticano, 23-2-2000
---------- Initial message -----------
From : "Renato Palmieri" <repalmi@...>
Date : Tue, 25 Jul 2000 22:45:03 +0200
Subject : R: [Sacerdos] Don Pietro a don Ivan: nuovo arrivo
Grazie don Pietro
ho 36 anni sono di Napoli
e tu?
---------- Initial message -----------
From : Don Pietro Moratto <parrocchiamuzzana@...>
Date : Tue, 25 Jul 2000 22:14:50 +0200
Caro don Ivan
ti saluto con piacere
sono don Pietro
25 luglio
Madonna delle Conversioni
O Gesu', vivente in Maria, vieni e vivi nei tuoi servi, nello spirito
della
tua santita', nella pienezza della tua potenza, nella perfezione delle tue
vie, nella verita' delle tue virtu', nella comunione dei tuoi misteri.
Domina ogni potere nemico, a gloria del Padre.
Vergine Maria, Madre di Gesu', fammi santo.
Amen. Ave Maria!
---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date: 25-07-2000 8:05
Received: 25-07-2000 15:59
From: Gian Paolo Turati, ldbst@...
To: Sacerdos-owner@egroups.com
CI SONO CI SONO ...BENVENUTO!!!non ho ancora guardato la predica di dom
prossima ho la festa patronale in questi giorni sei riuscito ad aprire i
messaggi di preti-on-line?e ilmio sito forse.in sacerdos hai trovato le
pagg
di commento alla liturgia?ciao sursum corda!!!!!!!!!!gp
----------------- End Forwarded Message -----------------
---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date: 25-07-2000 7:36
Received: 25-07-2000 15:59
From: Renato Palmieri, repalmi@...
To: sacerdos@...
sono solo cerco amici sacerdoti don ivan
----------------- End Forwarded Message -----------------
---------- Initial message -----------
From : webadmin@...
Date : Tue, 25 Jul 2000 16:03:44 +0200
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
30 LUGLIO DELL'ANNO 2000
Prima: 2Re 4, 42-44; seconda: Ef 4, 1-6 Vangelo: Gv 6, 1-15
NESSO LOGICO TRA LE LETTURE
Uno dei principi basilari della fede cristiana è la "sovrabbondanza" da
parte di Dio nei confronti dell'universo e particolarmente nei
confronti dell'uomo. Questo principio predomina come tema dei testi
liturgici. Nella prima lettura, ad Eliseo sono sufficienti venti pani
per alimentare cento uomini. Gesù Cristo, da parte sua, nel vangelo
sazia la fame di 5000 persone con soli cinque pani e due pesci, e,
inoltre, "raccolsero dodici cesti pieni di pezzi di pane e di ciò che
era avanzato del pesce". Infine, nella seconda lettura, l'unità della
comunità cristiana (Chiesa) è frutto sovrabbondante del pane
eucaristico che giunge a tutti i cristiani in qualsiasi luogo essi si
trovino.
MESSAGGIO DOTTRINALE
Un principio basilare dell'operare divino. Se ripassiamo l'opera di
Dio, la cosa più sorprendente è proprio la prodigalità divina con la
creazione e particolarmente con l'uomo. Una prodigalità che potrebbe
sembrare eccessiva, se la misuriamo con criteri umani. Le conoscenze
astronomiche attuali ci permettono di ammirare, molto più che non nei
tempi passati, la generosità di Dio con la creazione. Non minore
ammirazione provocano gli studi sul microcosmo dei corpi, in special
modo del corpo umano. Non è forse ogni cellula, ogni neurone dell'uomo
un prodigio e uno spreco di generosità divina? D'altra parte, il
principio che ha retto l'azione divina nella creazione, è stato allo
stesso modo il principio rettore della sua attuazione storica. Come ci
dice san Paolo, "laddove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia". La
storia, con tutte e con ciascuna delle sue intricate vicissitudini, è,
sì, la storia del peccato umano, ma è soprattutto la storia della
sovrabbondanza della grazia divina. Dio fu sovrabbondante nella sua
misericordia con il genere umano in Noè, con il popolo di Israele in
Abramo, con la monarchia israelitica in David, con l'umanità intera in
Gesù Cristo redentore. La sovrabbondanza del pane nelle letture di
questa domenica è un'espressione ulteriore del principio che stiamo
commentando.
I mediatori della sovrabbondanza divina. Il primo punto chiaro che non
si può dimenticare è che la sovrabbondanza non proviene dall'uomo, ma
da Dio. L'uomo è semplicemente un mediatore, sebbene necessario. Perché
né nel caso di Eliseo, né in quello di Gesù Dio parte da zero: non crea
il pane, ma lo moltiplica. Dio può partire da due, da cinque o da venti
(la quantità non importa molto a Dio), ma ha voluto partire da
qualcosa. È bello questo volere di Dio! Come è allo stesso modo
stupendo che Dio voglia la mediazione degli uomini al momento di
distribuire la sua sovrabbondanza. Non lo fa direttamente. Javeh si
servì della mediazione di Eliseo, e quest'ultimo a sua volta di quella
di un uomo di Baalsalisà. Gesù Cristo mediò la sovrabbondanza di Dio, e
a loro volta gli apostoli mediarono tra Gesù e la folla. Ogni
cristiano, ma soprattutto il sacerdote, è mediatore della generosità di
Dio nei confronti degli uomini. Meraviglia della grazia! Richiamo alla
generosità e alla responsabilità!
I destinatari della sovrabbondanza divina. La sovrabbondanza divina è
destinata "alla gente" (prima lettura), "a una gran folla, venuta da
tutti i villaggi" (vangelo). Dio mostra la sua sovrabbondanza anche nel
destino della stessa: non pochi privilegiati, ma tutti. Assolutamente
nessuno è escluso dal "pane" divino. Soltanto chi non lo accetta, per
il fatto di essere saziato da altri "pani", o per presunzione, giacché
il pane di Gesù (pane di orzo) è il pane dei poveri, della gente
comune. Tale pane divino è la sua Parola di vita, che vivifica chi la
riceve; è il pane della carità (il cristiano che mediante la sua carità
si trasforma in pane per gli altri), che soddisfa le necessità vitali
ed elementari di ogni essere umano; è soprattutto il pane
dell'eucarestia, prefigurata nella moltiplicazione dei pani, come ci
insegna il catechismo (CCC 1335). La sovrabbondanza divina è il supremo
eguagliatore dell'uomo; sopprime ogni differenza, perché non c'è
nessuno che non sia bisognoso della generosità di Dio.
SUGGERIMENTI PASTORALI
Il pane che ci unisce. Sociologicamente parlando, il pane è un fattore
di uguaglianza e di unione. C'è una grande varietà di pane, ed ogni
paese ha i modi propri di farlo, ma è pane per tutti e lo è allo stesso
modo. Sulla tavola del ricco o del povero, su quella di un tunisino o
di un colombiano, sul quella di un banchiere o di un muratore c'è
sempre del pane; codesto pane che è frutto della terra e del lavoro
dell'uomo. Ma nel nostro mondo attuale, non ci sono forse tavole, non
ci sono mani senza pane? Non ci dovrebbero essere, perché la
sovrabbondanza di pane è grande. Tuttavia, ce ne sono. Chi di noi non
ha nella sua memoria occhi, grandi come due pagnotte, di bambini
affamati che implorano clemenza, che sospirano per un pezzo di pane?
Sarà possibile che il pane che ci unisce si trasformi nel pane che ci
separa?
Il pane che ci unisce è soprattutto il pane eucaristico: il Corpo di
Cristo. Tale pane meraviglioso che evidenzia nella storia la
sovrabbondanza dell'amore di Cristo verso coloro che credono in lui.
Tale pane viene offerto a tutti i credenti giorno dopo giorno,
settimana dopo settimana, sulla stessa tavola: l'altare del sacrifico
redentore. E mi domando con stupore: perché gli uomini, tanto affamati
di spiritualità, non si avvicinano con maggior frequenza a questo "Pane
divino e pieno di grazia" che li può saziare?
Memoria e speranza. La sovrabbondanza del pane è "memoria" dei prodigi
realizzati da Dio con gli israeliti durante i quaranta anni di
peregrinazione per il deserto, in cui venne data loro da mangiare la
manna, "pane degli angeli". È necessario ricordare, per ringraziare,
per essere sicuri che Dio continui ad operare anche tra di noi, dandoci
il pane della sua parola e della sua eucarestia. Ma, oltre che
ricordare, si deve anche sperare. Sperare che Dio porti a compimento
meraviglie ancor maggiori. Dopo l'esodo dall'Egitto, Mosè inaugura la
pasqua giudaica, Gesù inaugura la pasqua cristiana, prefigurata nella
moltiplicazione dei pani. Il monte Sinai è rimpiazzato dal monte sul
quale Gesù si ritira a pregare. Agli israeliti il mare aprì un varco
affinché lo potessero attraversare, Gesù cammina nella notte sulla
superficie delle acque del mare di Galilea. Mosè si ritirò in
solitudine per ricevere da Dio il decalogo, Gesù si ritirò in
solitudine per mantenere la fedeltà alla sua missione e difendersi da
ogni trionfalismo politico. Fratello nella fede, fa memoria del passato
per ringraziare, chiedere perdono. Ma soprattutto guarda con fiducia
verso il futuro per consacrarlo al Signore e viverlo con la speranza
che non delude.
---------- Initial message -----------
From : "Renato Palmieri" <repalmi@...>
Date : Mon, 24 Jul 2000 21:37:24 +0200
carissimi sono don Ivan e cerco amici sacerdoti
Mc.6,30-34.
[30]Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli
riferirono tutto quello che avevano fatto e
insegnato. [31]Ed egli disse loro: <<Venite in
disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un
pò>>. Era infatti molta la folla che andava e
veniva e non avevano più neanche il tempo di
mangiare. [32]Allora partirono sulla barca verso
un luogo solitario, in disparte. [33]Molti però li
videro partire e capirono, e da tutte le città
cominciarono ad accorrere là a piedi e li
precedettero. [34]Sbarcando, vide molta folla e si
commosse per loro, perché erano come pecore senza
pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Domenica scorsa abbiamo visto l'importanza di '
annunciare tutti il vangelo. Oggi vediamo che dopo
aver annunciato i discepoli tornano da Gesù, il
quale decide di interrompere tutte le sue attività
per dare priorità assoluta al loro bisogno di
riposare.
Domanda: e' più importante l'annuncio ho il
riposo? L'annuncio posso farlo anche tramite il
lavoro, se lo vivo come servizio; ma cosa è più
importante: lavorare o riposare?
Il riposo che Gesù propone è un momento necessario
per ricaricarsi. In altre parole è un invito alla
preghiera, allo stare con lui. Io non poso dare
ciò che appartiene all'altro se prima non lo
ricevo, e non posso continuare a dare se ogni
tanto non mi fermo per ricominciare a ricevere. E'
importante amare e servire, ma per poterlo fare
devo lasciarmi servire e amare. Questo non è
facile.
Vi faccio un esempio: preferite lavare e imboccare
un malato o essere imboccati e lavati?
Fermarsi e pregare significa vivere e consegnare
al Signore il mio bisogno. Questo è vitale per noi
ma comporta il rischio di mettere la nostra vita
nelle mani di un altro, e anche se quest'altro è
Gesù, non mi fido volentieri.
Ecco perché abbiamo sempre cosi tante cose da
fare, anche in vacanza, e se il diavolo esiste, è
qui che lo si vede: nella nostra incapacità di
fermarci e riposare abbandonandoci nelle braccia
del Signore.
Questo vangelo ci fa vedere Gesù che si mette al
servizio di tutti e si commuove anche davanti al
nostro bisogno, ma non può mettersi a correrci
dietro se noi scappiamo da lui e da noi stessi,
tramite le nostre mille urgenze. Il diavolo è
colui che nega all'uomo il diritto di vivere e di
lasciarsi amare, rendendolo prigioniero di un
agire frenetico che lo porta a maledire la vita.
Per riposare e pregare occorrono tempi e luoghi
adatti ma soprattutto il fermarci fisicamente; è
vero che tutto è preghiera, che posso incontrare
il Signore servendo un povero, lavorando,
camminando nei boschi, etc. ma stiamo attenti:
cosa m'impedisce di fermarmi a pregare? Riesco
ancora vederlo utile per la mia vita? Dal tempo
che dedico ad una persona io so quanto è
importante per me.
Signore abbi pietà di me. Donami di riscoprire
tutti i giorni quanto tu sei importante per la mia
vita e che questo non mi scandalizzi. Possa io
essere docile al mio bisogno di fermarmi per stare
con te.
23 LUGLIO DELL'ANNO 2000
Prima: Ger 23, 1-6; seconda: Ef 2, 13-18 Vangelo: Mc 6, 30-34
NESSO LOGICO TRA LE LETTURE
Riunire. Questo è il concetto chiave della liturgia attuale. "Io stesso
riunirò il resto delle mie pecore" dice Javeh (prima lettura). Gesù
vede la folla con compassione ed esclama: "sono come pecore senza
pastore" (vangelo), ma egli, il buon pastore, le riunirà in un solo
gregge (Gv 10,16). Gesù, buon pastore, riunisce in un solo gregge anche
coloro che "erano lontani" (pagani) e coloro che "erano vicini"
(giudei), per mezzo del suo sangue versato sulla croce (seconda
lettura).
MESSAGGIO DOTTRINALE
Come pecore senza pastore. Nella sostanza delle cose, l'umanità si
trova fin dagli inizi in una situazione simile, benché cambino le
circostanze apparenti: pastori che abbandonano le proprie pecore, e
pecore che abbandonano i loro pastori. Il profeta Geremia, nella prima
lettura, fa menzione dei re-pastori di Giuda (metafora molto frequente
nella cultura di quel tempo), che, invece di pascolare le pecore, le
smarriscono, le disperdono e le mettono in fuga. Re-pastori che, invece
di obbedire a Dio, che parla loro per mezzo di Geremia, per il bene
delle pecore, obbediscono a criteri umani, sotto la cui guida causano
la rovina del gregge, che andrà in esilio a Babilonia. Sei secoli dopo,
Gesù vede "come pecore senza pastore" le moltitudini galilee che
accorrono a lui per ascoltare la sua parola di verità e di salvezza.
Pecore senza pastore, sì, perché i pastori del popolo (sacerdoti,
scribi) non sembravano mostrare interesse per le pecore, segnate dalla
maledizione per il fatto di non conoscere la legge (Gv 7, 49). Da che
l'uomo è uomo, ha avuto bisogno di guide che gli indichino la via e lo
dirigano per il sentiero della sua autentica umanità verso l'orizzonte
della felicità e di Dio. Dove sono, e chi sono tali guide? In una crisi
epocale come la nostra, gli uomini non guardano più verso i "guru"
della scienza, della tecnica, della religione "a propria scelta", ma
verso i pastori della Chiesa. Siamo noi, i pastori della Chiesa,
all'altezza del nostro incarico in questo momento drammatico e stupendo
della storia?
Pastori falliti. I testi della liturgia qualcosa ci debbono insegnare.
Ci parlano di pastori falliti, che hanno fallito nel compito e nella
responsabilità loro affidata. Pastori falliti, innanzitutto di Israele,
e poi di Giuda, furono molti dei suoi re. Ma non soltanto i re, anche
alcuni profeti fallirono nel loro incarico di pastori, perché non
profetizzavano la Parola di Dio, ma le loro proprie parole; allo stesso
modo, tra i sacerdoti ci furono coloro che fecero smarrire non poco le
loro pecore. E, se quelli che sono colonne dell'edificio, traballano,
chi potrà mantenersi in piedi? Questo è il grande dramma della storia
in ogni generazione. Anche nella nostra. Una generazione senza pastori
vive allo sbando, si agita infelice nella palude del nonsenso. Una
generazione con pastori che non lo sono, si vede sull'orlo della
sfiducia nell'autorità, vive il supplizio della confusione, si
racchiude nel soggettivismo atroce e senza solidarietà. Ogni
generazione richiede con urgenza pastori-testimoni, che indichino con
la loro vita il vero cammino dell'uomo.
Il Buon Pastore. Nella prima lettura, Dio si presenta come il Pastore
per eccellenza delle pecore di Giuda. Con il trascorrere dei secoli,
l'immagine di Dio-Pastore si incarna e si riflette in Gesù Cristo, Buon
Pastore. Che cosa fa un pastore buono? Innanzitutto, sentire
profondamente una sincera compassione per le pecore smarrite,
disorientate, senza guida. Poi, riunire le pecore sotto la propria
guida, per evitare, da una parte, che i lupi le acchiappino e le
divorino, e dall'altra per dare a tutte l'alimento della verità e del
bene. In seguito, avrà cura che crescano e si moltiplichino, e che in
tal modo prolunghino nella storia delle generazioni le sue meraviglie
in favore degli uomini. Infine, sceglierà altri pastori che lo aiutino
nel suo compito di guida, e con essi continuerà a portare le pecore a
verdi praterie e a fresche acque (puro vangelo, sana filosofia,
dottrina dogmatica e morale della Chiesa, azioni e segni potenti di Dio
per mezzo di loro). Il Buon Pastore ha bisogno di molti e buoni pastori.
SUGGERIMENTI PASTORALI
In cerca di orientamento. I sociologi che tastano giorno per giorno lo
stato della società in cui viviamo, sono d'accordo sul fatto che
l'umanità è giunta al termine di un viaggio storico. Nel momento
attuale, essa possiede i migliori mezzi per intraprendere un viaggio
fenomenale e grandioso per il futuro, ma i "piloti" non hanno idea di
dove dirigersi, a che termine giungere. Corrono, volano, solcano il
mare della storia non poche volte senza alcuna rotta. Per questo, il
nostro tempo è un momento magnifico, un'opportunità straordinaria per
la Chiesa. Da duemila anni, la Chiesa fondata da Gesù Cristo sa da dove
viene e dove va. La Chiesa possiede la mappa della rotta, affinché
l'umanità raggiunga il suo destino, il termine della storia, che non
può essere altro che Dio. Come dice il cardinale Tonini, siamo giunti a
un momento in cui nei fori internazionali e nei parlamenti si parlerà
di Cristo, "origine, guida e meta dell'umanità". Non soltanto nei
grandi fori, ma anche nei piccoli fori della diocesi, della parrocchia,
dell'azione cattolica, dei gruppi e dei movimenti, Cristo e i valori
cristiani recupereranno terreno nella società, che cerca ansiosamente
in essi una guida certa e sicura.
Uniti sotto uno stesso Pastore. Di fronte ad una società che
affannosamente reclama orientamento, è urgente che tutti noi cristiani
ci uniamo sotto uno stesso Pastore, il Buon Pastore. Perché il primo
orientamento che Cristo offre agli uomini è proprio l'unità nella
verità e nella carità. Essendo molti i secoli in cui le divisioni hanno
prevalso, i passi nel cammino verso l'unione piena (campo della
dottrina dogmatica e morale) sono lenti e progressivi. Non ci deve
meravigliare. Gli esperti e i responsabili delle Chiese andranno, con
l'aiuto di Dio, chiarendo i diversi temi ed offrendo le soluzioni più
corrispondenti al disegno di Dio. Noi fissiamo la nostra attenzione sul
fatto che, se è molto ciò che ci divide, è molto di più ciò che ci
unisce. Promuoviamo con la nostra parola e con la nostra vita l'unità
nella verità, ma allo stesso e modo e molto di più l'unità nell'amore
verso tutti i cristiani, nel rispetto verso i membri di altre Chiese,
nella collaborazione per incoraggiare e difendere i fondamentali valori
umani e cristiani... Che in questo compito unitario ci guidi sempre
Cristo Pastore, l'unico Pastore di tutti. Uniti sotto uno stesso
Pastore potremo più facilmente e con maggior efficacia essere vere
guide per la nostra società.
---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date: 19-07-2000 14:23
Received: 19-07-2000 16:26
From: fr. Luis M., mc_eowyn@...
To: sacerdos@...
Cari fratelli e sorelle in Cristo Gesù,
Signore e Salvatore nostro!
Rendo gracie a don Olimpo per aver confermato que:
"la frase finale, riguardante la soggettività, non
mi sembra errata"; y a don Carlos per la conferma que:
"Non mi pare che il titolo dica il contrario
dell'articolo". E' exactamente quel che volevo dire.
E' invece sicuro che mi sono spiegato male quando
chiedevo: "es posible que il grande errore e
contradicione (tra il titulo e il texto) sia solamente
un errore, un fatto casuale?"
Quel che desidero dire que il titulo, ne la mia
opinione, e' fuorviante, molto fuorviante:
"La porta della salvezza è sempre aperta, anche
per i divorziati risposati
"Il senso della Dichiarazione diffusa dal "Pontificio
Consiglio per i testi legislativi" in risposta a chi
asserisce che il canone 915 del Codice di diritto
canonico (che prevede la non ammissibilità alla
Comunione a chi persevera in peccato grave manifesto)
non è applicabile ai divorziati risposati".
Molti di noi conozcono il contenutto dell'articulo
915. Pero non so se tuti i fedeli de le vostre
comunitate conoscono il CJC.
Non pienso solamente a lo che que intendera' una pia
nonnina, que reza al suo Rosario y ci precedera' in
paradiso.
Pienso ai massmedia suramericani, que hanno riportato,
como a una bomba: "il semanario catolico piu'
importante de Italia prende posicione a favore de la
comunione per i divorciati".
Per questo resto dubioso su la Famiglia "cristiana".
=====
"Laudare, benedicere, praedicare"
fr. L. M. Mc Eowyn
http://www.op.org/opitalia/http://utenti.tripod.it/armeria/http://digilander.iol.it/sacerdos/
----------------- End Forwarded Message -----------------
L'arcivescovo di Seul: "Il Papa in Nordcorea: si`, ma occorre liberta`
religiosa"
Seul (Fides) - Per la prima volta dal Summit Intercoreano,
un'autorita` della Chiesa cattolica ha espresso il parere
sull'invito al Papa di visitare Pyongyang.
In una conferenza stampa tenuta nella cattedrale di
Myongdong, presente il corrispondente di Fides,
l'arcivescovo della capitale sudcoreana, mons. Nicholas
Cheong ha sottolineato che "prima di ogni visita papale al
Nord, occorre garantire la liberta` religiosa".
Mons. Cheong e` anche Amministratore Apostolico di Pyongyang,
non essendoci in Nordcorea ne' clero, ne' gerarchia.
Egli ha chiesto ai cattolici di pregare per 50 sacerdoti
della Nordcorea, dei quali non si conosce la sorte.
Ecco alcuni stralci dall'intervista, riportata la settimana
scorsa dal settimanale cattolico di Seul:
Cosa pensa della possibilita` di un viaggio del Papa in Corea
del Nord?
Quando un capo di stato fa visita a un'altra nazione, di
solito vi e` una preparazione, in cui si discute e ci si
accorda sulle tematiche che verranno sollevate
dall'incontro.
Per questo e` necessario che la visita del Santo Padre al
Nord venga preparata prima.
Il responsabile di questo coordinamento preliminare e`
l'ordinario di Seul.
Per questo, una visita del vescovo di Seul al Nord puo`
essere la condizione per la visita del Papa.
In secondo luogo, lo scopo della visita del Santo Padre
al Nord dovrebbe essere pastorale: egli va per incontrare
i fedeli.
Se il Papa e` andato a Cuba, e` perche' la` vi e` un
considerevole numero di cristiani.
Pensa a un piano concreto per la sua visita al Nord?
Per i Nordcoreani parole come "religione" o "fede" suonano
strane.
Per questo penso che non potro` andarvi come leader religioso.
Del resto, nessuno conosce quanti cattolici vivono al Nord
o se esiste ancora qualche prete.
Fino all'indipendenza della Nord Corea c'erano pochi preti,
ma poi non si e` saputo piu` nulla di loro.
La Corea del Nord non riconosce ufficialmente nessuna
religione.
Naturalmente potrei visitare il Nord per ragioni umanitarie,
ma il Nord non ha ancora espresso alcun invito formale.
La religione e` un tema molto delicato in una societa`
socialista.
Per questo, la Nordcorea e` molto prudente sui rapporti
religiosi fra Nord e Sud.
Che cosa consiglia ai cattolici, dopo il Summit intercoreano?
Sud e Nord sono rimasti divisi per 55 anni.
In piu`, socialismo e capitalismo sono due sistemi differenti.
Penso che il superamento della divisione puo` avvenire se si
affrontano le cose passo dopo passo. Affrontare la politica
nell'immediato e` difficile; invece e` possibile attuare
scambi basati sulla cultura o sullo sport.
Sulla questione della riunificazione e` importante che i
cattolici abbiano una visione comune e un accordo col
presidente [Kim Dae Jung].
La Chiesa cattolica vuole cooperare.
Dobbiamo fare un lungo cammino per la riunificazione e per
questo e` necessario che tutto il nostro popolo sia coinvolto.
Cosa chiede in particolare ai cattolici?
Di pregare per il Nord e specialmente per i preti del Nord.
Negli anni '40 vi erano 50 preti al Nord.
Adesso non se ne sa nulla.
Se sono vivi dovrebbero avere sugli 80 anni.
Io spero che siano vivi, ma e` una possibilita` remota.
Chiedo preghiere per tutti questi preti che sono morti
nel Nord.
(c) Fides
Del resto nelle parole di S. Ignazio, per quanto a prima vista possano
apparire singolari, si nasconde una verita` profonda. Il Signore ha
concesso l'infallibilita` alla Chiesa soltanto, non all'occhio mio, non
al mio intelletto, non all'intelletto di qualsivoglia altro mio pari al
mondo.
Come dunque ardiremo affermare contro Dio e contro la Chiesa, che quanto
a noi sembra retto, sia poi retto veramente? Quanti al mondo patiscono
d'occhi e non distinguono l'un colore dall'altro! Che possono far di
meglio costoro, se non credere a quel che dicono gli altri, sebbene essi
veggano il contrario? Similmente avviene dell'intelletto.
Quante volte gli occhi dell'intelletto ci hanno ingannato! e' verita`
irrepugnabile, che il motivo, onde noi aderiamo alla verita` rivelata,
cioe` la veracita` di Dio e l'impossibilita` di un inganno da parte sua,
e` molto piu` sodo e sicuro che non qualsivoglia altra cognizione o
persuasione naturale; esso ci offre una sicurezza di tal natura, quale
non ci puo` essere data da nessun'altra dimostrazione degli scienziati.
Ben pesato ogni cosa, le parole del Santo rimangono nel loro valore e
nella loro verita`.
Pero` queste parole non solo richiedono la piu` ampia prontezza di
volonta` rispetto alla fede, ma suggeriscono inoltre i migliori e piu`
appropriati motivi a tal fine. S. Ignazio chiama la Chiesa la sposa di
Cristo. Ed essa tale di fatto, e fin che rimane sposa di Cristo e non e'
da lui ripudiata, non puo` errare in cose di fede. Ora Cristo non e`
sposo infedele, ed il primo indispensabile vincolo che lo unisce alla
Chiesa, che anzi e` il fondamento di tutti gli altri, e` la fede vera ed
immutabile. Senza cio` la Chiesa non potrebbe essere sposa di Cristo.
Piu` ancora. Quel medesimo Spirito, Spirito di verita` che procede dal
Padre e dal Figlio, che vive ed inabita nel vero e reale corpo di Cristo,
vive pure ed inabita nel corpo mistico di lui, la Chiesa. Le fu dato da
Cristo e rimane in lei e le insegna ogni verita`. Questo Spirito dunque,
che nello stesso tempo e` in Cristo e nella Chiesa, non puo`
contraddirsi, ne' essere nell'uno verita`, nell'altra errore. Cio` che la
Chiesa insegna, insegna lo Spirito Santo e chi resiste alla Chiesa,
resiste allo Spirito Santo; come fu detto degli Ebrei: Voi resistete
sempre allo Spirito Santo.
Inoltre la Chiesa e` madre nostra, madre buona, fedele e santa, la quale
vuole seriamente il bene dei suoi figliuoli.
Come puo` dunque sottrarre ai suoi figliuoli l'unico bene che e` la
verita` ed offrir loro, non la verita` santificante della fede, ma il
pane della bugia? La madre per il suo figliuolo fa le veci del
catechista, del parroco, quasi dissi del Papa; ed il bambino le si affida
senza riserva e la segue, perche' e` persuaso, ch'essa e` premurosa per
lui, che vuole unicamente il suo bene, e che quanto fa, fa per ordine e
disposizione di Dio. Come dunque il Signore, verita` e bonta` eterna,
puo` permettere, che il fedele sia ingannato nella sua fiducia e dalla
sua stessa madre sia spinto all'errore e perda il bene di quella fede che
sola puo` salvare?
19 luglio
Madonna di Buglose
Salve, o sede dell'immenso Dio; o porta dell'adorabile mistero!
Salve, o ammaestramento ai miscredenti; salve, o vanto ai fedeli
sicurissimo.
Salve, o santissimo occhio di Colui che siede sopra i Cherubini; salve, o
deliziosa dimora di chi sta sopra i Serafini!
Salve, Tu che opposte cose in Te concili; salve, Tu che la verginita'
congiungi e la maternita'!
Salve, tu che distruggi il primo fallo; salve, Tu che apristi il paradiso!
Salve, o sposa inviolata!
Tutta la natura angelica attonita ammiro' la grande opera
dell'Incarnazione:
vedeva Colui che inaccessibile come Dio, fattosi uomo, da tutti si
lasciava
avvicinare, conversando con noi e sentendo ripetere da tutti: Alleluja!
Amen. Ave Maria!
18 luglio
Prima apparizione della Madonna a S. Caterina Laboure'
O Maria, Madre mia amabilissima, io, figlio tuo, mi offro oggi a Te e
consacro per sempre al tuo Cuore Immacolato tutto quanto mi resta di vita,
il mio corpo con tutte le sue miserie, la mia anima con tutte le sue
debolezze, il mio cuore con tutti i suoi affetti e desideri, tutte le
fatiche, amori, sofferenze e lotte,, in speciale modo la mia morte con
tutto
cio' che la accompagnera', i miei estremi dolori e la mia ultima agonia.
Tutto questo, Madre mia, lo unisco per sempre e irrevocabilmente al tuo
amore, alle tue lacrime, alle tue sofferenze! Madre mia dolcissima,
ricordati di questo tuo figlio e della consacrazione che fa di se stesso
al
tuo Cuore Immacolato e se io, vinto dallo sconforto e dalla tristezza, dal
turbamento o dall'angoscia, arrivassi qualche volta a dimenticarmi di Te,
Madre mia, Ti chiedo e Ti supplico istantemente, per l'amore che porti a
Gesu', per le Sue piaghe e per il Suo sangue, di proteggermi come figlio
tuo, e di non abbandonarmi.
Amen. Ave Maria!
G.P.II: la rivendicazione dell'eutanasia
S. S. GIOVANNI PAOLO II: UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO
NAZIONALE DEI MEDICI CATTOLICI ITALIANI IN OCCASIONE DEL LORO GIUBILEO
[sintesi]
[...]
2. Il tema scelto per il vostro Congresso - Medicina e Diritti
dell'Uomo - è molto importante non solo per lo sforzo culturale
che manifesta di coniugare il progresso della medicina con le
esigenze etiche e giuridiche della persona umana, ma anche per
l'attualità che riveste a motivo delle violazioni effettive o
potenziali del fondamentale diritto alla vita, su cui poggia
ogni altro diritto della persona.
Nell'attività che esercitate, voi compite ogni giorno un nobile
servizio alla vita.
La vostra missione di medici vi mette in quotidiano contatto con
la misteriosa e stupenda realtà della vita umana, inducendovi a
farvi carico delle sofferenze e delle speranze di tanti fratelli
e sorelle.
Perseverate in questa vostra generosa dedizione, avendo cura in
particolar modo degli anziani, degli infermi e dei disabili.
[...]
3. Cari medici cattolici, voi ben sapete che è vostra missione
imprescindibile difendere, promuovere ed amare la vita di ogni
essere umano dall'inizio al suo tramonto naturale.
Oggi, purtroppo, viviamo in una società nella quale spesso
dominano sia una cultura abortista, che porta alla violazione
del diritto fondamentale alla vita del concepito, sia una
concezione dell'autonomia umana, che s'esprime nella
rivendicazione dell'eutanasia come auto-liberazione da una
situazione fattasi per qualche motivo penosa.
Voi sapete che al cattolico non è mai lecito farsi complice
di un presunto diritto all'aborto o all'eutanasia.
La legislazione favorevole a simili crimini, essendo
intrinsecamente immorale, non può costituire un imperativo
morale per il medico, il quale si avvarrà a buon diritto
del ricorso all'obiezione di coscienza.
Il grande progresso, registrato in questi anni dalle cure
palliative del dolore, consente di provvedere in modo adeguato
alle situazioni difficili dei malati terminali.
Le molteplici e preoccupanti forme di attentato alla salute e
alla vita vanno coraggiosamente affrontate da ogni persona
veramente rispettosa dei diritti dell'essere umano.
[...]
E' un vasto campo d'azione che si apre dinanzi a voi, cari
medici cattolici, ed esprimo caloroso apprezzamento a quanti
tra voi con coraggio decidono di dedicare un po' del loro
tempo a chi si trova in situazioni di così grande emergenza.
La cooperazione missionaria in campo sanitario è stata sempre
molto sentita ed auspico di cuore che un tale generoso servizio
all'umanità sofferente s'accresca ulteriormente.
[...] La Madonna Santissima, Salus infirmorum, vi assista nella
vostra complessa e necessaria missione.
Vi sia d'esempio san Giuseppe Moscati, perché mai venga meno
in voi la forza di testimoniare con coerenza, integra onestà
e assoluta rettitudine il "Vangelo della vita".
Un eremo tra le croci dei martiri lituani
FIRENZE. Dalla Verna alla Collina delle Croci nel nome di
Francesco.
La pietra tagliata dalle rocce del Sacro Monte toscano, che
due anni fa fu posta a Siauliei, in Lituania, per realizzare
un "sogno", è oggi realtà: si è trasformata in un piccolo
eremo donato dai Frati minori della Toscana a quelli della
nazione baltica.
Alla cerimonia d'inaugurazione, sabato, erano presenti
autorità religiose e civili tra cui il nunzio apostolico
Erwin Josef Ender, alcuni vescovi lituani, i rappresentanti
dei frati minori e i due ministri provinciali con i loro
consigli.
L'idea di costruire un eremo in uno dei luoghi più sacri
della Lituania nacque dopo la visita di Giovanni Paolo II
alla Verna il 17 settembre 1993 per la festa delle Stimmate.
Il Papa, ricordando che solo una decina di giorni prima era
stato alla Collina delle Croci, fece un parallelo con il
santuario francescano aretino auspicando un pellegrinaggio
dell'Europa secolarizzata in queste due «località segnate
dal mistero della Croce».
«Quel santuario di un popolo - disse Giovanni Paolo II
riferendosi alla Collina delle Croci -, forse sarebbe una
continuazione di questo santuario della Verna».
Detto e fatto.
I francescani non persero tempo, avviando il progetto.
Il 13 giugno 1997 il Papa benedisse la pietra della Verna
in partenza per la Lituania e il plastico dell'eremo.
In una lettera al ministro generale dei Minori, padre
Giacomo Bini, resa nota ieri, Giovanni Paolo II ringrazia
ora l'ordine, in particolare la provincia Toscana, ricordando
«i vincoli di fraterna cooperazione» che la legano alla
provincia di San Casimiro in Lituania «da prima dell'avvento
del comunismo, quando i giovani della terra lituana, desiderosi
di seguire il carisma francescano, venivano inviati per la
formazione alla vita religiosa proprio in Toscana».
Vincoli che «si sono intensificati nel decennio appena
trascorso».
Tra l'altro, mentre i novizi lituani venivano alla Verna o
a studiare teologia a Grosseto, i confratelli toscani, dal
1989, durante i primi passi della perestrojka, cominciarono
a recarsi in Lituania.
Una volta portarono anche la reliquia del sangue delle
Stimmate di Francesco fra i giovani in varie chiese lituane
come annuncio missionario.
Un'altra volta, un gruppo di giovani partiti dalla Verna mise
in scena a Kaunas lo spettacolo «Francesco, uomo di pace».
«Sono lieto - scrive il Papa - nel constatare che la Verna
e la Collina delle Croci saranno unite ancor più strettamente
da questo provvidenziale eremo francescano.
Le Croci della Collina di Siauliei permangono a testimoniare
la tremenda prova sofferta ad opera di un regime dittatoriale
e costituiscono, al tempo stesso, un segno della grandezza
d'animo di un popolo che ha saputo trarre dalle proprie
tradizioni spirituali e culturali la forza indispensabile
per continuare a sperare in un futuro migliore».
Il piccolo eremo, a due piani intorno a un chiostro e nello
schema della croce cosmica lituana, sarà casa di noviziato,
luogo di preghiera e di contemplazione, «che permetterà -
come ha detto in occasione della posa della prima pietra
l'allora guardiano del convento di Fiesole e ora vescovo
di Montepulciano-Chiusi-Pienza, il francescano Rodolfo
Cetoloni - di stare dinanzi alla Collina delle Croci per
ascoltare la parola che anche oggi risuona per il mondo
dalla Croce di Cristo».
Andrea Fagioli
(c) Avvenire