2 novembre
Maria Regina del Purgatorio
Vergine Santissima del Suffragio, Tu che sei la consolatrice degli
afflitti e la Madre universale dei credenti, volgi lo sguardo pietoso
alle anime del Purgatorio, che sono esse pure tue figlie e piu' di ogni
altra meritevoli di pieta' perche' incapaci di aiutarsi da sole in mezzo
alle indicibili pene che soffrono.
Deh! cara nostra Corredentrice, interponi presso il trono della divina
misericordia tutta la potenza della tua mediazione, e offri a sconto dei
loro debiti la Vita, la Passione, la Morte del tuo divin Figlio,
unitamente ai meriti tuoi e a quelli di tutti i Santi del cielo e di
tutti i giusti della terra, affinche' soddisfatta pienamente la divina
giustizia vengano presto a ringraziarti in cielo e a possedere e lodare
per sempre con Te il divino Liberatore.
Amen. Ave Maria!
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Date: 29-10-2001 5:12
Received: 31-10-2001 16:13
From: P. Federico Riquelme, riquelme@...
To: Sacerdos, sacerdos@...
Salve!
Mi presento. Sono P. Federico Riquelme, argentino, sacerdote da quattro
anni.
Ringrazio l'equipe di Sacerdos per il suo lavoro in questo mezzo que
permette l'arricchimento per la vita sacerdotale.
In Cristo e Maria
P. Federico Riquelme
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31 ottobre
Maria Incoronata
Dal profondo di questa terra di lacrime, ove l'umanita' dolorante
penosamente si trascina, tra i flutti di questo nostro mare perennemente
agitato dai venti delle passioni, eleviamo gli occhi a Te, o Maria,
Madre amatissima, per riconfortarci contemplando la tua gloria.
Come nell'alto del cielo tu eserciti il tuo primato sopra le schiere
degli Angeli, che ti acclamano Sovrana; sopra le legioni dei Santi, che si
dilettano della contemplazione della tua bellezza; cosi' regna sopra
l'intero genere umano, soprattutto aprendo i sentieri della fede a
quanti ancora non conoscono il tuo Figlio.
Amen. Ave Maria!
Omelia per il 1° novembre 2001
FESTA DI TUTTI I SANTI
LETTURE
Prima. Ap 7, 2-4.9-14
Seconda 1Gv 3,1-3
Vangelo: Mt 5, 1-12a
NESSO TRA LE LETTURE
Su che altra cosa puo` essere incentrata la liturgia di questa festa, se
non sulla santita`? Il vangelo sintetizza ammirevolmente le vie della
santita` cristiana mediante le beatitudini. Nella prima lettura, tratta
dall'Apocalisse, si pone davanti ai nostri occhi l'infinito numero dei
chiamati ad essere santi e a partecipare qui e nell'eternita` del dono
della santita`. Infine, con la prima lettera di san Giovanni, l'assemblea
cristiana e` introdotta nella misteriosa relazione esistente tra l'amore
che Dio ha per noi, amore di Padre, e la santita` che ci concede, in
quanto figli in suo Figlio.
MESSAGGIO DOTTRINALE
1. Beatitudini e santita`. Gli otto tipi di persone che sono chiamate
'beati' sono, con la massima proprieta`, i santi. Per questo, invece di
dire "beati i poveri di spirito, i mansueti, quelli che piangono, quelli
che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore,
gli operatori di pace e i perseguitati a causa della giustizia",
basterebbe aver detto "beati i santi". Perche' ciascuna di codeste
categorie di persone sono espressione, e, per cosi` dire, via di
santita`. I poveri di spirito sono i santi, perche' la loro vera
ricchezza e` Dio. Santi sono i mansueti, perche' la mansuetudine o
umilta` e` l'atteggiamento proprio degli uomini davanti al Creatore e
Signore. Santi sono, allo stesso modo, coloro che piangono, perche' le
loro sono lacrime di pentimento per propri peccati e per quelli degli
uomini, loro fratelli. Chi piu` dei santi ha fame e sete di giustizia,
cioe`, che Dio giustifichi e salvi l'umanita` intera? I santi sono i piu`
misericordiosi del mondo, perche' esercitano la misericordia con i piu`
derelitti della terra, che sono i peccatori. I puri di cuore sono i
santi, perche' il loro cuore e le loro pupille sono state lavate con il
sangue dell'Agnello, affinche' vedano con chiarezza divina le cose del
cielo e quelle della terra. I santi sono coloro che piu` lavorano per la
pace, ossia, perche' si diano nella societa` umana quelle condizioni che
favoriscano la concordia tra i popoli, e soprattutto lo sviluppo e il
progresso umano e spirituale. I perseguitati a causa della giustizia,
quale altro nome dovranno ricevere, se non quello di santi, martiri la
cui vita e` stata santificata nella solitudine del carcere o sul patibolo
di una camera a gas? Molte sono le strade che Dio ha aperto agli uomini
con il suo Vangelo, ma la meta e` sempre la stessa: la santita`. Una sola
santita`, o, per meglio, dire, UN SOLO SANTO, GESU' CRISTO, e molte
maniere di pronunciare e confessare il suo nome con la vita. "Beati i
santi, perche' di essi e` il Regno dei cieli, di essi la fecondita`
spirituale sulla terra". Il santo e` colui del quale si puo` dire con
maggior proprieta` che, stando sulla terra, vive gia` nel cielo, e,
giungendo al cielo, non cessera` di essere molto presente sulla terra.
2. Amore e santita`. La santita` e` il precipitato di un incontro di
amore tra Dio e la creatura. "Dio e` amore", abbiamo letto nella seconda
lettura. Essendo Dio il principio di tutto il creato, il suo amore non
puo` essere se non fecondo, amore di Padre. Dato che Dio e` Padre, la
maggior meraviglia che e` potuta accadere all'uomo e` di essere figlio di
Dio. E la sua maggior ricchezza non sara` altro che il vivere come tale,
seguendo le orme del Figlio incarnato. L'amore di Dio concede all'uomo la
capacita` e la forza spirituale per esser santo. L'amore dell'uomo a Dio
pone in azione la capacita` ricevuta e la forza per la santificazione. In
questa azione B reazione di amore, Gesu` Cristo e` il caso unico e il
portabandiera. Caso unico, perche' solo lui e` il Figlio di Dio in senso
stretto, tutti noi siamo figli nel Figlio, in quanto il Padre vede
nell'uomo il riflesso di suo Figlio. Portabandiera, perche' tutti gli
uomini santi non fanno altro che guardare a Cristo, Via, Verita` e Vita,
e proseguire dietro alle sue orme. Quando Gesu` Cristo e` venuto in
questo mondo, gli abbiamo dato i nostri occhi perche' con essi veda il
Padre, sebbene in modo opaco e imperfetto. Quando noi passeremo la porta
dell'eternita`, Gesu` Cristo ci dara` i suoi, affinche' non vediamo piu`
il Padre come nell'ombra, ma come realmente e`. "Vedremo Dio cosi` come
è" (seconda lettura). Nella relazione amore-santita` si deve menzionare
l'infinito numero dei chiamati, a cui fa riferimento la prima lettura,
tratta dall'Apocalisse. Non dodici, come le tribu` di Israele, ma dodici
per dodici, riunendo cosi` le tribu` di Israele e i Dodici apostoli di
Gesu` Cristo: i giudei e i cristiani. E inoltre, non solo 144, ma questi
moltiplicati per mille, cioe`, l'intera umanita`. Si`, Dio vuole che
l'umanita` nella sua totalita` sia santificata dall'amore e dalla grazia,
e cosi` abbia accesso all'eterno destino di felicita` nel cielo. Il
numero di 144.000 non e` un numero riduttivo, ma simbolo dell'universo
umano.
SUGGERIMENTI PASTORALI
1. La dossologia di una vita santa. "Lode, gloria, sapienza, azione di
grazie, onore, potere e forza, al nostro Dio nei secoli dei secoli":
questa e` la dossologia che risuona incessantemente sulle labbra dei
santi nel cielo. Questa dossologia la dobbiamo pronunciare qui sulla
terra, in modo particolare, noi cristiani, mediante una vita santa. Una
dossologia con cui manifestiamo la nostra felicita` e la nostra
gratitudine a Dio. Siamo felici in mezzo alla sofferenza, e lodiamo Dio.
Siamo felici, sebbene agli occhi degli uomini le cose non ci vadano bene,
perche' intuiamo in cio` la sapienza divina. Siamo felici, pur vivendo
nella poverta` e nella mancanza di potere, e ringraziamo Dio per le
manifestazioni della sua provvidenza su di noi. Siamo felici, per quanto
la malattia ci abbia prostrato e reso perfino inutili, perche' Dio sia
glorificato nella nostra carne inferma e renda piu` patente il potere
della sua resurrezione. Siamo felici, perche' siamo in pace con Dio e con
la nostra coscienza, perche' crediamo nella vittoria della grazia sul
peccato, perche' cerchiamo unicamente la volonta` e la gloria di Dio.
L'occasione di felicita` che il mondo vende al maggior offerente, ma che
dura quanto il fiore di in giorno, e che riceve nomi effimeri come
divertimento, passatempo, piacere, spasso, baldoria, allegria, ed altri
simili, sono soltanto particelle, atomi di felicita`. Noi riserviamo il
nome di felicita` per qualcosa di piu` grande: il possesso dell'amore di
Dio, iniziato qui sulla terra, e che avra` il suo culmine nel cielo.
Questa dossologia di una vita santa si puo` cantare, qui sulla terra, da
qualsiasi parte: nella Chiesa e in casa, in ufficio e a scuola, in
montagna o al mare, eccetera. Dobbiamo solo tener conto del consiglio di
sant'Agostino "Cantate ore, cantate corde, cantate semper, cantate bene":
"cantate con le labbra, cantate con il cuore, cantate sempre, cantate
bene".
2. Comunione con i santi del cielo. La Chiesa, con la festa di tutti i
santi, celebra tutti i defunti che gia` godono definitivamente e per
sempre dell'amore verso Dio, dell'amore verso gli uomini e tra di loro.
Abbiamo la certezza, d'altra parte, che, se viviamo nella grazia e
nell'amicizia con Dio, siamo santi gia` qui sulla terra. Esiste,
pertanto, una comunione dei santi. Cioe`, i santi del cielo sono uniti a
noi, si interessano di noi, illuminano la nostra vita con la loro,
intercedono per noi presso Dio. Tutti potrebbero dire, come santa Teresa
di Lisieux: "Vivro` nel cielo facendo il bene sulla terra". Io voglio,
tuttavia, riferirmi specialmente alla comunione dei santi della terra con
i santi del cielo. Sono i nostri fratelli maggiori, che ci hanno
preceduto nell'arrivo alla meta e che anelano a che tutta la famiglia
torni a riunirsi nell'eternita`. Sono le stelle del nostro firmamento,
che ci illuminano nella notte, non con luce propria, ma con quella che
hanno ricevuto dal Sole Invitto, che e` Cristo. Sono modelli, per cosi`
dire, di casa, che ci avvicinano in qualche modo una virtu` o un aspetto
della pienezza di perfezione e santita` che e` Gesu` Cristo. Non si
dovra`, allora, rinnovare e vitalizzare la nostra comunione con i santi
del cielo? Oggi e` un buon giorno per farlo.
Ma per non contentarci di una battuta tanto spiccia, esaminiamo un po'
quanti si vantano d'essere del loro tempo, di camminare col loro tempo, e
di rappresentarlo distinguendo i clamori di questo grande e confuso
parlamento., unanime solo nel proclamarsi fedele allo spirito moderno!
Ecco a sinistra gli oltranzisti dell'anticristianesimo e del naturalismo
spinto fino alla negazione di Dio. Le loro posizioni sono chiare: in
filosofia, tutto, purche' non si parli di Dio; nella morale le sabbie
mobili perche' Dio manca; ultimo rifugio d'ogni sapere e` l'agnosticismo,
cioe` l'ignoranza sistematica nei riguardi delle sole cose che e`
necessario sapere. Ora, se siffatti uomini sono quelli che piu`
apertamente si vantano d'incarnare la mentalita` nuova, lo spirito del
tempo, e che piu` si agitano per imporlo alle masse e per trasmetterlo
alle generazioni future, e se il loro vanto e` reale, la nostra scelta e
immediata e senz'ambagi: un cristiano oggi non puo` essere del suo tempo.
Al centro della torbida assemblea ci sono i naturalisti., quelli cioe`
che lo amalgamano alla meglio con certi deteriori residui di filosofia
spiritualista e d'ignorato cristianesimo. E` inutile dire che essi non
credono al soprannaturale; ma intanto in pratica mostrano di temerlo piu`
del peggior nichilismo filosofico, come praticamente mostrano di temere
la Chiesa piu` della rivelazione. Gente di centro e percio` gente del
giusto mezzo; ma quando dovessero scegliere, voteranno per la sinistra
piuttosto che per la destra, con Satana piuttosto che con Gesu` Cristo. E
perche' mai? Perche' sanno che Gesu` Cristo e la Chiesa forse
chiederebbero loro di rinunciare allo spirito moderno com'essi lo
concepiscono, e al quale si sentono attaccati con tutta l'anima. Eccoli,
dunque, che disputano con gli empi radicali l'onore di rappresentare il
nostro tempo, gloriandosi d'esserne la espressione piu` perfetta, perche'
piu` addolcita e piu` moderata. In questo caso, se questi campioni del
compromesso fossero realmente l'unico modo possibile di "essere del
nostro tempo", noi ripetiamo come sopra che siamo decisi a non essere del
nostro tempo.
C'e` finalmente la destra. ove siedono o si agitano nostri amici e
fratelli cattolici di professione e di cuore: laici, sacerdoti e anche
religiosi, che si mostrano ansiosi d'essere del loro tempo e che non si
lasciano sfuggire occasione per biasimarci se non lo siamo (o non lo
sembriamo). Ma quale senso danno costoro alla fatidica espressione?
Sarebbe sufficiente per loro adeguare i nostri mezzi d'azione alle mutate
condizioni di vita del mondo contemporaneo, ringiovanire qualche
procedimento apostolico o apologetico? Piacesse a Dio! Ma, purtroppo,
forte e` la suspicione che essi vadano molto piu` lontano con le loro
esigenze!
Card. Camillo Ruini: Famiglia Soggetto Sociale. Radici, Sfide, Progetti.
(18 ottobre 2001)
4. Il patrimonio di riflessione sul matrimonio e la famiglia che il
magistero del Santo Padre ha contribuito ad arricchire e diffondere ci
offre un abbondante materiale per il lavoro di questo convegno e nello
stesso tempo stimola tutti noi a domandarci che cosa e` stato realizzato,
che cosa si sta facendo e che cosa e` necessario mettere in cantiere per
il futuro. Il tema scelto per questo Convegno, "Famiglia soggetto
sociale. Radici, sfide e progetti", risponde bene a due esigenze
particolarmente sentite. Da una parte sembrano ormai maturi i tempi
perche' la nostra societa`, troppo a lungo condizionata da preclusioni
ideologiche, riconosca la soggettivita` della famiglia, dall'altra
sembrano esistere le condizioni affinche' le famiglie assumano il ruolo
che compete loro nella vita sociale, rafforzando notevolmente la propria
soggettivita` sociale nelle forme che la democrazia e l'organizzazione
dello Stato rendono possibili.
L'Italia vanta una grande tradizione dal punto di vista della
considerazione riservata alla famiglia, che resta al vertice delle
aspettative e delle preoccupazioni dei cittadini, come risulta da tutte
le indagini che hanno preso in esame questo aspetto della vita sociale.
Nonostante i rapidi e radicali cambiamenti che hanno inciso profondamente
sulla famiglia italiana negli ultimi quarant'anni, essa resta il punto di
riferimento e la principale risorsa per la vita del Paese. Abbiamo
assistito al passaggio dal modello patriarcale a quello nucleare,
accompagnato dalla rapida riduzione del numero dei componenti di ciascun
nucleo; alla trasformazione del ruolo e dell'immagine della donna, sempre
piu` inserita nel sistema lavorativo, da cui certamente sono venuti
grandi miglioramenti per la sua condizione, accompagnati pero` da
ricadute problematiche per la donna stessa e per la vita familiare; alla
permanenza prolungata dei figli in famiglia e all'innalzamento dell'eta`
media del matrimonio; ad una preoccupante disgregazione dei nuclei
familiari segnalata dalle separazioni e dai divorzi, anche se occorre
precisare che siamo ancora molto lontani dai tassi di altri paesi europei
e nord-americani; alla drastica diminuzione del numero dei figli con
pesanti conseguenze per il futuro del Paese.
Sono questi solo alcuni dei fenomeni macroscopici che delineano il
cambiamento delle condizioni di vita delle famiglie: alcuni filoni di
pensiero hanno tentato di leggerli come un inesorabile decadimento della
famiglia e soprattutto come il superamento della rilevanza sociale
dell'istituto del matrimonio. Occorre ribadire invece che il matrimonio
non e` un retaggio del passato o una anacronistica sovrastruttura
dell'amore umano. Oltre ad essere un istituto pensato fin dal principio
dal Creatore per il bene dell'umanita` (Cf GS 48), il patto coniugale
rappresenta una modalita` di rapporto pienamente aderente alle esigenze
dell'autentico amore umano. Il cammino affettivo della coppia assume con
l'unione matrimoniale una forma di vita pubblica e stabile, con l'impegno
alla fedelta` e alla piena dedizione reciproca, con la responsabilita`
verso i figli e con il diritto-dovere di contribuire alla vita sociale.
Per questi motivi deve essere considerato come un punto qualificante e
non come un limite il dettato costituzionale con il quale la Repubblica
italiana "riconosce i diritti della famiglia come societa` naturale
fondata sul matrimonio" (art. 29).
I reiterati tentativi di equiparare altre forme di convivenza alla
famiglia fondata sul matrimonio non segnano certo un progresso nella
civilta` di una nazione. Denotano piuttosto una pericolosa confusione
circa le condizioni per la titolarita` dei diritti. Alcune garanzie
legate ai diritti individuali, anche in ordine a situazioni di cura e di
responsabilita` verso altre persone, devono trovare soluzione al di fuori
dell'ordinamento matrimoniale che deve essere salvaguardato nella sua
specificita`. Dietro varie iniziative finalizzate ad equiparare altre
forme di convivenza all'istituto del matrimonio si nasconde in realta`
l'intento di relativizzare l'istituto matrimoniale e di porre come
criterio di riferimento i soli diritti individuali, con il risultato di
scardinare il fondamento stesso della compagine sociale. Certamente
continuano ad essere forti le pressioni di una "cultura pubblica",
ampiamente veicolata dai media, che presenta come nuovi modelli di
famiglia le piu` varie e anche moralmente meno sostenibili forme di
convivenza, ma questa "cultura pubblica" ha una corrispondenza assai
dubbia con la cultura reale del Paese, ben radicata nei valori familiari.
La famiglia in Italia sta attraversando infatti l'attuale travaglio
confermando una sostanziale tenuta, anche se sono stati pagati prezzi
troppo alti in termini di valori di riferimento, di autocomprensione e di
tutela sociale. Ora il Paese sembra essere approdato ad una maggiore
stabilita` e la stagione delle riforme istituzionali puo` felicemente
coincidere con una rinnovata considerazione del contributo insostituibile
della famiglia. L'Italia deve molto alle sue famiglie e il sostanziale
benessere di cui gode e` stato costruito con il sudore delle famiglie che
hanno saputo dedicarsi al lavoro senza trascurare la cura della vita
domestica, inventando, in alcuni casi, anche un modello originale di
integrazione tra sistema lavorativo e vita familiare che ha fatto di
alcune zone dell'Italia un caso esemplare a livello mondiale. Ma fino a
quando la famiglia da sola potra` continuare a sostenere un tale carico
di lavoro e di responsabilita`?
Omelia per il 2 novembre 2001
COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
LETTURE
Prima: Is 25, 6-9
Seconda: Rom 5, 5-11
Vangelo: Gv 6, 37-40
NESSO TRA LE LETTURE
"Morte e vita" sono le due parole in cui e` possibile sintetizzare la
liturgia in onore di tutti i fedeli defunti. Nel vangelo, Gesu` si offre
come pane di vita e dice che il Padre vuole che tutti abbiano vita
eterna. Isaia pone davanti ai nostri occhi il festino della vita, in cui
Dio distruggera` per sempre la morte e asciughera` le lacrime da tutti i
volti (prima lettura). E san Paolo, nella lettera ai Romani, afferma che
"Dio ci ha mostrato il suo amore facendo morire Cristo per noi quando
ancora eravamo peccatori" (seconda lettura).
MESSAGGIO DOTTRINALE
1. Fame di Dio, sete di vita eterna. La fame e la sete accompagnano
l'uomo nel suo pellegrinaggio terreno dalla culla alla tomba. Non
pensiamo soltanto alla fame di pane o alla sete di acqua. Si deve
riconoscere che l'uomo, dal momento in cui nasce, e` un affamato di Dio e
un assetato di vita eterna. La sua natura spirituale e la sua vocazione
di immagine di Dio agitano il suo intero essere in un anelito costante
della sua Origine e del suo Destino. In Gesu` Cristo l'uomo soddisfa la
sua fame di Dio, perche' Egli e` il Pane disceso da cielo, con cui Dio
Padre alimenta i suoi figli: Pane della Parola fatta Sacra Scrittura,
Pane dell'Eucarestia trasformato in corpo e sangue dello stesso Dio. E lo
Spirito Santo e` colui che sazia la sua sete di vita eterna, perche' Egli
e` l'acqua viva che Cristo ci da` perche' noi abbiamo di nuovo sete. Gia`
in questa vita, Dio sazia la nostra fame di Dio e la nostra sete di vita
eterna, ma solo in modo limitato e sotto la tentazione di cercare di
soddisfare la nostra fame e sete non in Dio, ma nelle creature. Soltanto
dopo la morte Dio sara` il nostro unico Pane e la nostra unica Acqua, il
nostro vero alimento e bevanda per sempre. Proprio la prima lettura
esalta il festino della vita che Dio ha preparato in Sion per tutti i
popoli, festino che prefigura il banchetto nella Gerusalemme celeste,
quando Gesu` Cristo avra` vinto tutti i suoi nemici, la stessa morte, e
avra` donato il Regno a suo Padre. La morte ci si presenta, in questo
modo, come invito al banchetto della vita, il cui anfitrione e` lo stesso
Dio. A dire il vero, non e` la vita quella che sbocca nella morte, ma e`
piuttosto quest'ultima quella che sbocca nella vita. Siamo soliti parlare
di "vita e morte", ma la liturgia di oggi ci conduce a cambiare l'ordine
e a preferire "morte e vita", perche' e` la vita che esce vittoriosa dal
duello con la morte; perche' il banchetto cui Dio ci invita non e` un
banchetto funebre, ma un banchetto per celebrare la vita.
2. La morte, prologo al libro della vita. Durante il pugno di anni
dell'esistenza, l'uomo si affanna nella ricerca. E` un eterno
ricercatore. Cerca di essere amato e di amare; cerca il sapere, la
scienza, il potere; cerca la fama; cerca la verita` e la vita; cerca Dio.
Se cerca con sincerita` e costanza, trovera` Quello e Colui che cerca in
tutto cio` che cerca. Trovera` Dio, trovera` la vita. Non c'e` dubbio che
la vita dell'uomo sia una eterna ricerca. Ma, che cosa e` la morte, se
non il momento in cui la ricerca termina, e comincia l'incontro
definitivo con Dio, con noi stessi, con la verita` e la vita? Avere vita
eterna, non e` questa la suprema ed ultima aspirazione di tutte le
ricerche dell'uomo, perfino per vie tortuose, insensate, in direzione
opposta di Colui che cerca? Non e` anche l'ultimo e massimo regalo che
Dio vuole dare personalmente a ciascuno degli uomini? "Mio Padre vuole ‹
leggiamo nel vangelo ‹ che tutti coloro che vedranno il Figlio e
crederanno in Lui abbiano la vita eterna, ed io li resuscitero`
nell'ultimo giorno". Per questo, la morte, che condensa in se' la nostra
esperienza effimera, puo` ben considerarsi soltanto come un breve prologo
al libro della vita.
3. Dalla Pasqua di Cristo ci viene la luce. Le riflessioni precedenti
trovano la loro cornice piu` propria nel mistero della morte di Cristo,
che il Padre risuscito` di tra i morti, e che ci fa partecipare della sua
vita. Immaginiamo la morte di Cristo come il grande oceano in cui si
raccolgono tutti i morti della storia, e la resurrezione come il nuovo
Paradiso preparato da Cristo risorto per tutti coloro che sono stati
illuminati dalla sua Luce. La vita di cui ci parla la liturgia non e`
solamente l'immortalita` dell'anima (esigenza della sua natura
spirituale), ma e` piuttosto e molto di piu` la partecipazione nell'anima
e nel corpo della vita di Cristo risorto. La luce del mistero del Figlio
di Dio, Gesu` Cristo, morto e risorto per noi, per strapparci dalla morte
e renderci partecipi della vita, illumina in modo completamente unico la
vita terrena, il termine della vita stessa con la morte, e l'inizio
gaudioso di una vita senza fine in compagnia di Dio e di tutti i santi.
SUGGERIMENTI PASTORALI
1. Una visione piu` cristiana della morte e della vita. Un certo
materialismo ed orizzontalismo si sono messi nell'anima di tutti,
soprattutto negli ultimi secoli. Diciamo che la morte e` la fine della
vita, ma forse dimentichiamo che e` l'aurora di una nuova vita. Quando
parliamo della vita ci riferiamo all'esistenza terrena, forse perche'
l'altra vita non fa parte della nostre categorie mentali, o perche' siamo
tanto bene installati in questa, che tendiamo a non pensare alla sua
fugacita` e al suo momento finale. Vita non e` solamente un termine
temporale, ma appartiene anche al linguaggio dell'eterno. E` possibile
che sentiamo necessita` di apprendere a poco a poco, codesto linguaggio
dell'eterno e di esercitarlo, altrimenti, passando all'altra sponda della
vita, nessun altro ci intendera`, con l'inconveniente che li` non ci sono
interpreti. Un giorno come oggi e` un momento prezioso per rinnovare i
nostri concetti e la nostra mentalita`, in modo da aprire di piu` il
nostro cuore alla realta` che ci aspettano dopo la morte. "La vita, per
noi che crediamo in te, Signore, non termina, si trasforma; e, al
disfarsi della nostra dimora terrena, acquisteremo una dimora eterna nel
cielo", preghiamo nel prefazio dei defunti. E santa Teresa di Gesu`
Bambino esclamava: "Io non muoio, entro nella vita", Un tempo propizio
per la catechesi sulla resurrezione della carne e sulla vita eterna, a
partire dalle pagine che il catechismo della Chiesa dedica a questi temi
(CCC 988-1060).
2. Pregare per i fedeli defunti. Nell'affidare l'anima a Dio, la Chiesa
parla al moribondo con una dolce sicurezza: "Anima cristiana, uscendo da
questo mondo, va', nel nome di Dio Padre Onnipotente, che ti creo`, nel
nome di Gesu` Cristo, Figlio del Dio vivo, che mori` per te, nel nome
dello Spirito Santo, che su di te discese. Entra nel luogo della pace,
che la tua dimora sia presso Dio in Sion, la citta` santa, con Santa
Maria Vergine, Madre di Dio, con san Giuseppe e tutti gli angeli e i
santi". Questo e` cio` che desideriamo di tutto cuore per i moribondi, e
questo e` cio` che chiediamo a Dio quando per essi preghiamo, un volta
che siano morti. Ai nostri defunti ci uniscono i legami del sangue e
della fede, per questo continuiamo ad amarli e a desiderare il loro bene
mediante le nostre orazioni. La Chiesa, come Madre di tutti i cristiani,
intercede quotidianamente in ogni santa messa per i defunti: "Ricordati
anche dei nostri fratelli che si sono addormentati nella speranza della
resurrezione e di tutti i defunti; ammettili a contemplare la luce del
tuo volto" (Preghiera eucaristica, II). Preghiamo per loro con sincerita`
ed umilta` di cuore, affinche' la nostra intercessione per essi presso
Dio sia ascoltata e possano definitivamente "stare sempre con il Signore".
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Date: 28-10-2001 7:08
Received: 28-10-2001 15:47
From: Ferdinando Colombo, colombo.f@...
To: Sacerdos-owner@yahoogroups.com
Benvenuto, Daniele. Qui ti troverai bene
P. Ferdinando Colombo
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Date: 25-10-2001 20:20
Received: 27-10-2001 13:16
From: Davide Magni, davide.magni2@...
To: Sacerdos-owner@yahoogroups.com
Unendomi nello sconforto che ancor oggi non c'è nessun segno di pace,
ricordo nelle mie preghiere quotidiane il caro Padre Giuseppe Pierantoni
affinchè lo liberano.
Davide
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Date: 25-10-2001 16:31
Received: 27-10-2001 13:22
From: Daniele Metelli (Seminario Diocesano di Brescia),
daniele@seminario
To: sacerdos@...
Un saluto a tutti,
io sono un seminarista di I° teologia del seminario diocesano di Brescia,
sono già stato iscritto alla mailing list sacerdos ma poi ho avuto
inconvenienti con il sito e la posta elettronica e ho dovuto rinunciare
per
alcuni mesi alle mailing list.
Sono in seminario da 2 anni e l'anno scorso ho frequentato l'anno di
propedeutica. Come attività pastorale nell'anno scorso ho preso l'impegno
degli incontri vocazionali per ragazzi presso il seminario e quest'anno
sono
in servizio nella parrocchia di Castegnato. Sono il curatore del sito
internet del seminario (http://www.seminariobrescia.it).
Che altro dire, un augurio speciale a tutti e buona continuazione.
Daniele Metelli
----------------- End Forwarded Message -----------------
3. Questo Convegno sulla soggettivita` sociale della famiglia si colloca
appunto nel ventennale della Familiaris consortio e vuole evidenziarne la
ricchezza di insegnamenti, l'attualita` delle tematiche e la permanente
forza profetica. Il nostro pensiero riconoscente va al Santo Padre che ha
voluto riservare fin dall'inizio del suo Pontificato una straordinaria
attenzione alla famiglia, offrendo alla Chiesa e a tutta l'umanita`
moltissimi stimoli di riflessione sia sul versante dell'azione pastorale
sia su quello dell'impegno sociale e politico. Il magistero del Santo
Padre affronta tutte le tematiche del matrimonio e della famiglia con
straordinaria ricchezza di fondazione antropologica, ampia elaborazione
teologica e indicazioni concrete che rappresentano uno specifico sviluppo
della dottrina sociale della Chiesa.
Negli insegnamenti di Giovanni Paolo II e` presente una attenta analisi
delle tante problematiche che oggi segnano la scelta matrimoniale e la
vita delle famiglie, accompagnata da grande sollecitudine per gli sposi e
da forti richiami alle responsabilita` di chi, nella Chiesa e nella
societa`, ha il compito di sostenere la famiglia e di garantirne il pieno
sviluppo.
Tra i molteplici aspetti dell'insegnamento del Santo Padre vorrei
sottolinearne tre che possono risultare particolarmente illuminanti ai
fini dei lavori di questo convegno, incentrato sulla soggettivita`
sociale della famiglia. Il primo concerne la riflessione antropologica
che il Papa ha sviluppato nelle catechesi sull'amore umano nei primi anni
del suo Pontificato e in alcuni passaggi della Mulieris dignitatem (cfr
nn. 6-8) e della Lettera alle famiglie (nn. 6; 8; 11). Con questa
riflessione egli ci ha aiutato ad approfondire una fondamentale verita`
antropologia gia` indicata dal Concilio Vaticano II quando afferma che
"l'uomo, il quale in terra e` la sola creatura che Dio abbia voluto per
se stessa", non puo` "ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono
sincero di se'" (GS 24). La natura umana e` fatta per "essere dono" e
questa verita` della persona regge e fonda l'amore coniugale e le
relazioni familiari. Scrive il Papa nella Lettera alle famiglie: "amare
significa dare e ricevere quanto non si puo` ne' comprare ne' vendere, ma
solo liberamente e reciprocamente elargire" (n. 11).
La riflessione antropologica sulla natura della persona come dono si e`
specificata, poi, nell'analisi della polarita` sessuata, accompagnata da
un approccio fenomenologico che costituisce una rilevante novita` dal
punto di vista sia del metodo che del linguaggio. Questo approccio ha
contribuito alla comprensione del fatto che la persona esiste sempre ed
esclusivamente come uomo o come donna e dell'importanza che il loro
rapporto si fondi sulla complementarieta` e sulla reciprocita`. Nella
polarita` umana e` iscritta la vocazione al dono nella vita coniugale e
alla formazione di una comunita` di persone intessuta sulle varie
relazioni familiari derivanti dai legami coniugali, genitoriali e
generazionali. In questa luce il Papa ha definito la famiglia, usando
un'immagine tanto suggestiva quanto vera, come la prima forma
dell'ecologia umana perche' in essa "l'uomo riceve le prime e
determinanti nozioni intorno alla verita` e al bene, apprende che cosa
vuol dire amare ed essere amati e quindi che cosa vuol dire in concreto
essere una persona" (CA n. 39).
Il terzo aspetto dell'insegnamento sul matrimonio e sulla famiglia che
vorrei richiamare e` legato all'affermazione della centralita` che, per
le suddette ragioni antropologiche, la famiglia viene ad assumere nel
contesto del sistema sociale. Ogni forma di organizzazione sociale che
miri a garantire il bene delle persone non puo` prescindere dal
riconoscimento dei diritti primari e inalienabili della famiglia. La
famiglia e` la prima e fondamentale forma di socialita` e a partire da
essa devono essere in qualche modo pensate e strutturate tutte le altre
dimensioni della vita sociale. E' questo uno dei pilastri
dell'insegnamento della Chiesa, illustrato nella Familiaris consortio,
dove, tra i quattro compiti fondamentali che competono alla famiglia,
viene annoverato quello di partecipare allo sviluppo della societa` (Cf
FC nn. 42-48).
27 ottobre
Maria, rifugio e aiuto nella persecuzione
Ecco il dono che noi ti offriamo, o Madre nostra carissima: le primizie
dei nostri discorsi, i primi frutti della nostra povera mente, accesa
d'amore per te e dimentica della propria debolezza. Accogli benignamente
l'affetto, che tu conosci superiore alle forze. Degnati benignamente di
guardare a noi, o buona Signora, di guidare e portare le cose nostre dove
tu vorrai.
Amen. Ave Maria!
---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date: 24-10-2001 19:59
Received: 25-10-2001 15:41
From: Renato Pucci, renatopucci@...
To: Sacerdos-owner@yahoogroups.com
Ai confratelli di Sacerdos, Sacerdos@yahoogroups.com
Anch'io mi associo alle preghiere e alla fraterna solidarietà.
Dio Padre converta i rapitori
d.Renato
----------------- End Forwarded Message -----------------
---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date: 25-10-2001 9:36
Received: 25-10-2001 15:41
From: Paul Devreux, pdevreu@...
To: Undisclosed-Recipient:;
Lc.18,9-14.
Il fariseo e` una brava persona, che si sforza di fare il suo dovere
civile e religioso. Corrisponde al buon cristiano d'oggi. L'unica
differenza e` che questo ha la liberta` di dire cio` che pensa di se,
mentre noi, proprio per via di questo tipo di vangelo, non osiamo farlo,
per paura di passare da presuntuosi.
Allora qual e` il difetto di questo fariseo? Non il fatto di sentirsi
piu` bravo del pubblicano, perche' oggettivamente lo è; come io mi sento
piu` bravo di uno che fa del male deliberatamente. Il difetto del fariseo
e` che si sente giusto anche davanti a Dio.
Io non me la sentirei mai di presentarmi alle porte del paradiso dicendo:
"Fatemi entrare perche' me lo merito ".
Il fariseo e` sicuro della sua bonta` e onesta` e quindi pensa di
meritare l'accoglienza di Dio. Ma dover confidare nelle nostre capacita`
per essere salvati e` una sciagura; uno stress!
Il pubblicano confida nella bonta` e misericordia di Dio; sta su un altro
pianeta! Io dove mi colloco?
Confidare in Dio e` fonte di pace e di beatitudine. Maledetto l'uomo che
confida in se stesso, perche' non ce la fa; benedetto chi confida nel
Signore perche' trovera` misericordia e accoglienza.
Signore donami d'essere buono, ma soprattutto di confidare nella tua
bonta`, che oltre a salvarmi, puo` anche rendermi buono.
----------------- End Forwarded Message -----------------
Si vede inoltre che la devozione non e` passeggera, ma abituale,
permanente, stabile, che si estende ad ogni istante della vita e deve
regolarne tutta la condotta.
La prima base della devozione e` questa; che essendo Dio, l'unica
sorgente e l'autore unico della santita`, la creatura ragionevole deve
dipendere in tutto da Lui, e lasciarsi assolutamente governare dal Suo
spirito. Bisogna che ella sia sempre unita a Dio con l'intimo del cuore,
sempre attenta ad ascoltarlo entro di se', sempre fedele a compiere cio`
che ad ogni momento Egli le richiede.
E` dunque assolutamente impossibile essere veramente devoto, senza
essersi dati alla vita interna, al raccoglimento, senza esser abituati a
rientrare in se', o per meglio dire a non uscirne mai e a mantenere
l'anima propria in pace.
Chiunque si da` a soddisfare i sensi, l'immaginazione, le passioni, non
solo nelle cose peccaminose, ma anche in quelle che non sono cattive in
se' stesse, non sara` mai devoto, poiche' il primo effetto della
devozione e` di soggiogare i sensi, l'immaginazione e le passioni, e di
non permettere mai che seco traggano la volonta`.
---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date: 24-10-2001 18:31
Received: 25-10-2001 15:41
From: Davide Magni, davide.magni2@...
To: Sacerdos-owner@yahoogroups.com
E' forse Gesù Cristo?
----------------- End Forwarded Message -----------------
No
Attento al 1o verso della 2a strofa
Non son uomo e non son Dio,
ma se giungo all'esser mio
saro' uomo e saro' Dio
riprovate!
In Jesu et Maria
Don Alfredo M. Morselli
oooooooooo @ oooooooooo @ oooo
ooo @ (M) o
@ oooooooooo @ oooooooooo @ ooooo
|
--+--
|
|
Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date: 24-10-2001 19:59
Received: 25-10-2001 15:41
From: Renato Pucci, renatopucci@...
To: Sacerdos-owner@yahoogroups.com
Ai confratelli di Sacerdos, Sacerdos@yahoogroups.com
Anch'io mi associo alle preghiere e alla fraterna solidarietà.
Dio Padre converta i rapitori
d.Renato
----------------- End Forwarded Message -----------------
Occorre introdurre a questo punto cio` che ho gia` chiamato "approccio
diacronico dei risultati dell'esegesi". Dopo quasi duecento anni di
lavoro storico-critico sui testi, non si puo` piu` leggerne i risultati
solo a due dimensioni; li si deve vedere in prospettiva, in collegamento
con la loro propria storia.
Dal che diviene chiaro che una tale storia non e` semplicemente quella di
un progresso che va da risultati imprecisi verso altri sempre piu`
precisi ed obiettivi. Essa appare piuttosto e principalmente come una
storia di costellazioni soggettive, i cui cammini corrispondono
esattamente agli sviluppi della storia dello spirito, e che a loro volta
si riflettono nel modo di reinterpretare i testi. Nella lettura
diacronica dell'esegesi, i presupposti filosofici di questa si
manifestano da se'. Allora, a distanza, l'osservatore si rende conto con
sorpresa che queste interpretazioni, che si supponevano cosi
rigorosamente scientifiche e puramente "storiche", riflettono in realta`
lo spirito dei loro autori piuttosto che lo spirito delle epoche del
passato. cio` non deve condurre l'esegeta allo scetticismo, ma piuttosto
invitarlo a riconoscere i propri limiti e a purificare il suo metodo.
Card. Camillo Ruini: Famiglia Soggetto Sociale. Radici, Sfide, Progetti.
(18 ottobre 2001)
1. Saluto cordialmente tutti i presenti, a partire dagli organizzatori:
la Commissione Episcopale per la famiglia e la vita nella persona del
Presidente S. E. Mons. Dante Lanfranconi; il Forum delle Associazioni
Familiari e il suo Presidente, la Dott.ssa Luisa Santolini; il Servizio
nazionale per il progetto culturale, qui rappresentato dal Coordinatore
Prof. Francesco Bonini e dal Responsabile organizzativo Dr. Vittorio
Sozzi. Ringrazio tutti i relatori per la disponibilita` e per il prezioso
contributo che sapranno dare allo svolgimento del Convegno. Auguro a
tutti i partecipanti, Confratelli Vescovi, esperti, delegati delle
diocesi e delle associazioni familiari, una piena riuscita dei lavori,
che avranno il piu` significativo sviluppo nell'incontro del Santo Padre
con le famiglie italiane: sabato per celebrare i venti anni della
Familiaris consortio con una veglia di riflessione e di preghiera e poi
ancora domenica mattina per la Beatificazione dei coniugi Luigi e Maria
Beltrame Quattrocchi. Siamo particolarmente grati al Santo Padre per
questi incontri e per l'impegnativo messaggio che ha rivolto a noi e alle
famiglie italiane.
Questo Convegno riveste una straordinaria importanza, perche' coinvolge
esponenti di tutte le regioni italiane e di tutte le realta` associative
di ispirazione cristiana impegnate nel servizio alla famiglia e
soprattutto perche' affronta temi di primaria rilevanza per il bene
dell'Italia. Questo appuntamento dedicato alla famiglia testimonia la
grande sollecitudine degli operatori pastorali, delle aggregazioni e
della Chiesa intera per la crescita di una societa` attenta al vero bene
delle persone, capace di costruire una civilta` ricca di valori umani e
di promuovere le varie soggettivita` sociali, prima fra tutte la famiglia
fondata sul matrimonio.
2. La Chiesa italiana ha fatto della famiglia uno dei punti fondamentali
del suo impegno nell'evangelizzazione e nella promozione umana, assumendo
fino in fondo le indicazioni del Concilio Vaticano II che aveva proposto
l'ambito del matrimonio e della famiglia come il primo a cui porre
attenzione nel rapporto tra la Chiesa e il mondo (Cf GS, nn. 47-52). In
questi anni la Chiesa in Italia ha operato in coerenza con le
affermazioni del Concilio, secondo le quali "tutti coloro che hanno
influenza sulla societa` e le sue diverse categorie, devono collaborare
efficacemente al bene del matrimonio e della famiglia; e le autorita`
civili dovranno considerare come un sacro dovere rispettare, proteggere e
favorire la loro vera natura, la moralita` pubblica e la prosperita`
domestica" (GS n. 52).
Fin dal 1969, con il documento Matrimonio e famiglia oggi in Italia, la
CEI ha voluto promuovere quella che allora veniva definita una "azione
completa" (Cf n. 20) verso la famiglia, perche' dalla formazione
religiosa, compito essenziale per la Chiesa, non puo` essere mai
disgiunto l'impegno per il riconoscimento e la tutela della dimensione
umana e sociale. A meta` degli anni settanta, con l'articolato documento
Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, accompagnato da autorevoli
deliberazioni dell'Assemblea dei Vescovi, si e` dato avvio ad un'ampia
azione pastorale che ponesse la famiglia quale centro e snodo per la vita
ecclesiale e per quella sociale. Su questa base abbiamo camminato in
questi anni, affrontando non poche difficolta` e maturando l'esigenza di
un lavoro ancora piu` puntuale e organico, delineato nel Direttorio di
pastorale familiare del 1993. Esso rappresenta il quadro di riferimento
per l'impegno delle comunita` ecclesiali in Italia, traducendo in un
preciso itinerario pastorale le sollecitazioni giunte da quella magna
charta sul matrimonio e la famiglia che e` costituita dall'Esortazione
apostolica Familiaris consortio.
II - Lo spirito del tempo
A giudicare da come si parla, si scrive e si agisce si e tentati
di,sintetizzare lo spirito del nostro tempo prima di tutto in un immenso
appetito di godimenti, -mirabilmente servito dai ritrovati della scienza
applicata; poi in un violento desiderio di scuotere tutto cio` che pesa
all'intelligenza e alla volonta`: dottrine ricevute, tradizioni, leggi,
governi; infine una tendenza piu` o meno dichiarata a emancipare e a
praticamente divinizzare la natura, le sue energie fisiche o
intellettuali, le sue passioni e la sua conclamata indipendenza? Insomma:
sensualismo, razionalismo, naturalismo.
Forse si dira` che questo e` stato lo spirito di tutti i tempi!
Rispondo che, si`, nel suo fondo, tutti i secoli l'hanno fatto loro: si
tratta, purtroppo, della sempre presente concupiscenza! Ma e` pur certo
che te` spirito veramente caratteristico della nostra epoca, perche' oggi
piu` che in passato ne e` vasta e universale la diffusione e soprattutto
per il suo carattere dottrinale, teorico, per l'audacia con cui si erge a
sistema, si spaccia per la verita`, per il bene, per il diritto! Che
cos'e', infatti. lo spirito rivoluzionario se non l'orgoglio dei diritti
dell'uomo sostituiti al diritto di Dio, la scalata dell'uomo al posto di
Dio? "L'umanita` si sostituisce definitivamente a Dio" diceva Augusto
Compte, non pensando forse alla descrizione anticipata fattane da san
Paolo a proposito dell'Anticristo: l'uomo iniquo, il figlio della
perdizione, colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che
viene detto Dio o e` oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio,
additando se stesso come Dio (2 Tess 2, 3-4).
Se tale e` appunto lo spirito del tempo, la questione per noi e` gia`
chiusa.
25 ottobre
Madonna del Rosario
Salve, o saldo fondamento della fede; o splendido contrassegno della
grazia!
Salve, Tu per cui fu spogliato l'inferno; salve, Tu per cui fummo
rivestiti di gloria!
Salve, o voce perpetua degli Apostoli; salve, o degli eletti invincibile
coraggio!
Amen. Ave Maria!
---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date: 23-10-2001 22:16
Received: 24-10-2001 10:51
From: Giuseppe Bressanelli, joseph1936@...
To: Sacerdos-owner@yahoogroups.com
Reverendissimo Padre, sono molto vicino a Lei e a tutta la Congregazione
dei Sacerdoti del Sacro Cuore per il rapimento do P. Giuseppe Pierantoni.
Assicuro la mia preghiera e quella della Comunità Parrocchiale
dell'Immacolata in Vigevano (PV), affinché P. Giuseppe possa ritornare il
più presto tra i suoi parrocchiani.
don Giuseppe Bressanelli - Parroco -
----------------- End Forwarded Message -----------------
Si vede inoltre che la devozione non e` passeggera, ma abituale,
permanente, stabile, che si estende ad ogni istante della vita e deve
regolarne tutta la condotta.
La prima base della devozione e` questa; che essendo Dio, l'unica
sorgente e l'autore unico della santita`, la creatura ragionevole deve
dipendere in tutto da Lui, e lasciarsi assolutamente governare dal Suo
spirito. Bisogna che ella sia sempre unita a Dio con l'intimo del cuore,
sempre attenta ad ascoltarlo entro di se', sempre fedele a compiere cio`
che ad ogni momento Egli le richiede.
E` dunque assolutamente impossibile essere veramente devoto, senza
essersi dati alla vita interna, al raccoglimento, senza esser abituati a
rientrare in se', o per meglio dire a non uscirne mai e a mantenere
l'anima propria in pace.
Cammilleri: Dov'e` l'islam moderato?
Vidiadhar Surajprasad Naipaul, neo-premio Nobel, non ha mai fatto mistero
di non vedere gran differenza tra l'islam cosiddetto fondamentalista e
quello che viene detto moderato.
Per lui l'islam e` imperialista, punto e basta.
Sebbene anticolonialista, egli distingue tra quello occidentale, che
lasciava intatte le culture, e quello islamico, che faceva tabula rasa
del passato. ´Non e` mai esistito un imperialismo come quello dell'islam
e degli arabi`.
» un orientale, si badi, che parla.
Nel 1995, dopo un soggiorno in Pakistan, avviso` che l'islam stava
´preparando la sua trasformazione`.
Profezia? Si vedra`.
Cos'e` l'islam moderato?
Intanto concentriamoci sul presente e vediamo se, a dispetto del
pessimismo di Naipaul, una differenza preziosa, da sottolineare e
incoraggiare, tra
islam fondamentalista e moderato c'e`.
Tema spinoso, che solo una voce fuori dal coro ha preso di petto.
Il solista e` Ernesto Galli Della Loggia, ogni editoriale del quale sul
Corsera di solito sortisce l'effetto di aprire un dibattito nel Paese.
Questa volta, pero`, silenzio. Forse perche' in quello del 4.10.2001
ribadito in quello di lunedi` 15) l'autorevole opinionista ha messo il
dito sulla piaga, dicendo senza giri di parole che, a conti fatti, la
differenza tra l'islam ´moderato` e quello ´fanatico` in molti casi si
risolve nell'assenza o meno del sostegno al terrorismo.
Doveroso distinguere tra i due modelli e non fare di ogni erba un fascio;
anzi, approfittare dell'occasione per cercare di ricompattare il mondo
islamico
contro ogni deriva fondamentalista.
Ma, ecco la domanda: cosa si intende per ´islam moderato`?
Non e` forse quella porzione di mondo islamico che pratica i valori di
democrazia, liberta` e tolleranza, di rispetto dei diritti umani, di
eguaglianza davanti alla legge, valori che sono, piaccia o no,
occidentali?
Ebbene, se c'e` un'occasione in cui l'islam moderato puo` prendere
esplicitamente una posizione che sia anche ideologica e di principio, e`
questa.
In effetti, Galli Della Loggia ricorda nel suo editoriale che detto islam
moderato non ha mai condannato apertamente, per esempio, la fatwa di
morte contro Salman Rushdie, nE` gli attentati palestinesi, nE` le
persecuzioni contro i cristiani.
NE` ha mai pensato di rivedere il proprio codice penale e di abolire, ove
hanno vigore, le lapidazioni, le flagellazioni, le amputazioni, le
discriminazioni sessuali.
Anzi, nell'ultimo decennio ha avvicinato, semmai, vieppiu` la propria
legislazione alla sharia, effettuando un giro di vite sulla liberta`
religiosa dove ancora sopravviveva, su quel poco di pluralismo politico e
culturale che c'era, sull'eguaglianza tra i sessi eccetera.
Molto probabilmente cio` e` avvenuto per far fronte alla crescente
diffusione dell'integralismo (non dimentichiamo che in Algeria a suo
tempo un partito islamico vinse addirittura le elezioni).
Ma c'e` anche un altro motivo, strettamente collegato a quest'ultimo: in
diversi Paesi dell'islam moderato chi sta al potere ci sta in virtu`
della sua discendenza dal Profeta o da congiunti del Profeta.
Da qui le monarchie assolute semifeudali o, nel migliore dei casi,
paternalistiche che sono a svariato titolo ´guardiane della fede`.
Gli altri Paesi sono di solito repubbliche reggentisi sull'esercito con
premier il piu` delle volte eletti praticamente a vita e/o premierati
ereditari.
Insomma, sarebbe l'ora che l'islam moderato si decidesse a diventare, una
buona volta e del tutto, davvero moderno; e sarebbe anche l'occasione
giusta per prendere le distanze o mettere una definitiva sordina alla
sharia anziche` continuare a scivolarvi dentro. In effetti, non si puo`
continuare a sopportare, nel Terzo Millennio, che una bella fetta di
umanita` sia costretta a vivere sotto leggi che considerano
l'irreligiosita` un crimine e applicano pene semplicemente efferate.
Fino a cinque anni fa, dei ventuno stati che allora aderivano alla Lega
Araba soltanto quattro avevano sottoscritto la Dichiarazione Universale
dei Diritti dell'Uomo del 1948: Egitto, Siria, Iraq e Libano, non a caso
repubbliche "laiche".
In un libro che meriterebbe di essere letto - Aspetti in ombra della
legge sociale dell'islam, di Giovanni Cantoni - viene descritto
puntualmente come le iniziative di dialogo tese a far aprire vieppiu` il
mondo islamico moderato sono di solito a senso unico, cioe` da parte
cristiana.
Professione? Musulmano
I risultati di questi incontri, poi, finiscono non di rado per venire
sottaciuti o deformati da quelli che Jean-Pierre Pe`roncel, per anni
corrispondente di Le Monde dal Cairo e da Algeri, ha definito ´musulmani
di professione`, e che sarebbero quegli orientalisti, accademici,
politici, preti, giornalisti ´che, da quando gli Stati arabi possono
mettere in bilancio investimenti nella propaganda, navigano a spese di
questi ultimi di ricevimento in borsa di studio, di convegno in viaggio,
di simposio in seminario`.
Gran parte di costoro, afferma il Pe`roncel, ´si ritiene obbligata ad
adottare, negli scritti e nelle dichiarazioni sull'islamismo, sull'islam
o sugli arabi, un atteggiamento in cui l'eccesso di riverenza,
l'omissione volontaria o, peggio, il travestimento o la compiacenza
feriscono la verita`, la scienza e infine - ed e` l'aspetto piu` grave -
la conoscenza reciproca fra non musulmani e musulmani`.
Come ha scritto Vittorio Messori, anch'egli sul Corsera, c'e` pure
l'imbarazzo di molti prelati che, per evitare ai cristiani guai peggiori,
pur sapendo come stanno le cose in certi posti, stringono i denti e
moltiplicano gli incontri di preghiera comune, gli appelli collettivi,
gli abbracci cordiali.
Il pontefice Giovanni Paolo II non sa piu` che gesti di buona volonta`
inventarsi: visite alle moschee, baci al Corano, invocazioni a s.
Giovanni Battista perche' protegga l'islam.
Ma il concetto di reciprocita` e` tutto occidentale, percio` di cortesie
in ricambio non se ne parla.
L'islam moderato nella maggior parte dei casi, ne siamo certi, non puo`
fare piu` di quel che fa, e sa bene che, al suo interno, maggiori
aperture alla modernita` implicherebbero una grande discussione pubblica
sulla religione coranica, cosa che -Galli Della Loggia lo vede bene-
nessuno di quei governi puo` permettersi.
Eppure, insistiamo, se qualcosa si puo` fare, questo e` il momento.
Altrimenti, bisognera` aspettarne un successivo, che fatalmente arrivera`
quando l'Occidente sara` pronto a dotarsi di una fonte di energia diversa
dal petrolio.
Allora i nodi verranno al pettine e quel che non si sara` voluto fare
oggi per amor di pace dovra` essere fatto domani per fame.
di Rino Cammilleri
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(c) Tempi, Numero: 42 - 18 Ottobre 2001
Omelia per il 28 ottobre 2001
TRENTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Sir 35, 12-14.16-18
Seconda: 2Tim 4, 6-8.16-18
Vangelo: Lc 18, 9-14
NESSO TRA LE LETTURE
I termini "giustizia e preghiera" riassumono bene le letture di oggi.
Nella parabola evangelica sia il fariseo che il pubblicano pregano nel
tempio, ma Dio fa giustizia, e soltanto l'ultimo e` giustificato. Il
Siracide, nella prima lettura, applica la giustizia divina alla preghiera
e insegna che Dio, giusto giudice, non ha preferenze di persone, e per
questo ascolta la preghiera dell'oppresso. Infine, san Paolo si confida
con Timoteo, manifestandogli i suoi sentimenti e desideri piu` intimi:
"Mi resta solo la corona della giustizia che il Signore, giusto giudice,
mi consegnera` in quel Giorno" (seconda lettura).
MESSAGGIO DOTTRINALE
1. Atteggiamenti dell'orante davanti a Dio. Nella preghiera, che e` una
relazione tra persone che si amano, interessa sia l'orante quanto la
persona cui si dirige il tremito della preghiera. Fissiamo l'attenzione
sull'orante davanti a Dio. Quali sono gli atteggiamenti dell'orante che
troviamo come dipinti nella liturgia di oggi?
1) Si ringrazia Dio di non essere come gli altri. Chi prega cosi` non
puo` essere se non un settario, qualcuno per cui gli altri sono tutti
meno quelli del suo gruppo. Qualcuno per cui quelli che non sono come lui
sono cattivi, degni di riprovazione e di condanna. Chi prega cosi`,
mostra di non essere dominato dallo Spirito di Dio, ma dallo spirito di
partito. Quanto disprezzo in codesta individuazione de "gli altri":
"questo pubblicano"! Come e` possibile ringraziare Dio di qualcosa che va
contro lo stesso disegno di Dio? L'uomo che prega cosi`, chiunque egli
sia, non puo` essere ascoltato da Dio. Dio non prende partito per pochi,
per Lui tutti sono suoi figli.
2) Si ringrazia Dio dei propri meriti. Innanzitutto, cio` che egli non
e`, e che gli altri sono. Come se dicesse: "Gli altri sono dei ladri, io
no; gli altri sono ingiusti, io no; gli altri sono adulteri, io no".
Sotto questi tre nomi, che hanno a che vedere con il quinto, sesto e
settimo comandamento, si riassumono tutti i precetti negativi che un
giudeo considerato pio doveva compiere. Gli altri potrebbero peccare,
potrebbero non compiere qualcuno di questi precetti, ma un fariseo, mai.
Codesta e` la gloria del fariseo: compiere la Legge fino all'ultimo
dettaglio! Ringraziare Dio per la propria gloria, non e` come una specie
di contraddizione? Ma il fariseo compie altresi` anche tutti i precetti
cosiddetti "positivi", sia che siano presi dalla Torah, sia che
provengano dalla tradizione della setta dei farisei. Cosi`, il digiunare
fa parte dei precetti della Torah, ma il farlo due volte a settimana
(lunedi` e giovedì) e` proprio dei farisei. Allo stesso modo, pagare il
decimo e` una esigenza della Legge, ma pagarlo su tutto cio` che si
compra al mercato e` una norma addizionale della propria setta farisaica.
Nella sua coscienza, il fariseo orante non ha peccati, solo "meriti". Non
ringrazia per i benefici ricevuti, ma per i meriti acquisiti. Ma allora,
che tipo di orazione e` questa?
3) Si riconosce se stesso peccatore. Chi puo`, per quanto fariseo sia,
riconoscersi giusto davanti a Dio? Questo e` l'atteggiamento del
pubblicano, e dovrebbe essere quello del fariseo, e deve esser quello di
tutti. C'e` un particolare, nel testo greco, che passa inosservato nelle
traduzioni, e che mi ha commosso: "Abbi pieta` di me, IL peccatore". Da
una parte, egli accetta l'equiparazione che i giudei del tempo di Gesu`
facevano tra pubblicani e peccatori. E dall'altra sembra riconoscere che
lui, come pubblicano, e` il peccatore par excelence. Con codesto grado di
umilta` e di pentimento, si assicura che Dio oda la sua orazione.
2. Dio, giudice dell'orante. C'e` qualcosa che impressiona nei testi
liturgici del giorno di oggi. Dicendoci l'atteggiamento di Dio verso
l'orante, sottolineano quello di giudice. Non si esclude che Dio sia
Padre, ma e` un padre che fa giustizia. Fa giustizia a chi prega con
atteggiamento adatto, come il pubblicano, e lo giustifica; e fa
giustifica a chi prega con atteggiamento improprio, come il fariseo, che
esce dal tempio senza il perdono di Dio, perche', per quanto visto, non
ne aveva bisogno. Dio e` un giudice che non fa preferenze di persone, e
per questo ascolta con speciale attenzione l'orante che lo supplica nella
sua oppressione. La sua preghiera "penetra fino alle nubi" (prima
lettura), cioe` fino a dove Dio stesso ha la sua dimora. Dio giudica
l'orante secondo i suoi parametri di redentore, e non secondo i parametri
dell'orante o di altri uomini. Nella risposta all'orante, Dio non agisce
per capriccio, ma per ristabilire l' "equità", la giustizia. Per questo,
la corona che Paolo aspetta non e` frutto del merito personale, quanto
giustizia di Dio nei suoi confronti e nei confronti di tutti quelli che
sono imitatori suoi nel servizio al Vangelo (seconda lettura).
SUGGERIMENTI PASTORALI
1. Soltanto a Dio la gloria. Questa domenica e` una buona occasione per
esaminare il nostro atteggiamento quando preghiamo. Poiche' puo`
succedere che, senza saperlo e senza volerlo, stiamo pregando "allo stile
del fariseo". Prego perche' mi porta in chiesa mia moglie o la mia
fidanzata, ma sto davanti al Santissimo o davanti a una immagine della
Vergine piu` che pregando, rimuginando nel mio intimo le mie
preoccupazioni o i miei progetti. O parlo con Dio, non tanto perche'
senta necessita` di Lui, ma perche' ho bisogno, di quando in quando, di
sfogarmi. O vado in una casa di esercizi spirituali o di ritiri, o faccio
turismo religioso, che, a quanto pare, sta diventando di moda, non tanto
per pregare, ma per raggiungere una certa armonia interiore, per
strappare dall'anima lo stress. O molte volte vado in chiesa, piu` che
per incontrarmi con Dio, per incontrarmi con gli amici; piu` che per
lodare e dare gloria a Dio, per mantenere la mia reputazione di buon
cattolico, di persona che compie i suoi doveri verso Dio. Ricordiamo:
pregare e` mettersi in contatto con Dio, e ci si mette in contatto con
Dio soltanto se si e` umili. Se nella mia umilta`, benedico Dio, lo
ringrazio per il suo perdono e la sua misericordia, lo supplico per le
necessita` spirituali e materiali mie proprie e degli uomini, allora Dio
prestera` ascolto alla mia preghiera. La nostra orazione sara` gradita a
Dio, se cerchiamo la sua gloria, e soltanto la sua gloria. "A Lui l'onore
a la gloria nei secoli dei secoli".
2. La preghiera del cuore. Nella preghiera interviene tutto l'essere
umano: il suo corpo e il suo spirito, la sua intelligenza e la sua
volonta`, i suoi gesti e le sue posizioni come i suoi atteggiamenti
profondi. Ciononostante, si prega soprattutto con il cuore. Dalle labbra
dell'orante debbono sgorgare le parole che sono nate prima nel cuore. La
posizione del corpo deve essere un riflesso della posizione con cui egli
sta davanti a Dio nell'intimita` della sua anima. I pensieri, gli
affetti, i moti interiori, le decisioni, affinche' veramente siano di un
uomo o di una donna orante, debbono avere la propria sorgente piu` pura
nello spirito umano, abitato dallo Spirito Santo, maestro dell'autentica
orazione. Con il cuore non si indica l'affettivita` umana, ma tutto il
mondo interiore, quel tabernacolo intoccabile in cui l'uomo si trova con
se stesso, si espone alla verita` di Dio, e gli dichiara con umilta` la
sua indigenza, il suo peccato, il suo pentimento, il suo amore. Dobbiamo
aver cura dell'orazione del cuore nelle orazioni vocali, per fare in modo
che queste non si trasformino in qualcosa di abitudinario, in un
ritornello tante volte udito, che ci lascia indifferenti. Dobbiamo aver
cura della preghiera del cuore quando meditiamo, per far si` che la
nostra meditazione non sia una mera speculazione, per quanto elevata; o
una riflessione interessante e bella sulla vita e sul mondo, senza che
giunga alla "mia vita" e al "mio mondo"; o un monologo, in cui io mi
parlo e mi rispondo, senza dare spazio all'ascolto silenzioso e attento
della voce di Dio. Preghiamo a cuore aperto, perche' Dio ci ascolti allo
stesso modo con il suo cuore di misericordia e di amore.
24 ottobre
L'essenza del Rosario
Santissima Madre di Dio; non abbandonarmi per tutto il tempo della mia
vita, non lasciarmi mai, protettrice degli uomini; ma vieni in mio aiuto,
abbi pieta' di me.
Vergine Santa, Madre di Dio, io ricorro alla tua protezione perche' so
che vi trovero' la salvezza, perche' Tu hai il potere di aiutarmi, o
tutta pura.
Nessuno di quelli che sono ricorsi a Te, e' rimasto deluso, Vergine Madre
di Dio; se hanno chiesto qualche grazia, da Te hanno avuto risposta alla
loro domanda. Tutti coloro che sono scampati a qualche pericolo, sono
ricorsi a Te. E quale altro rifugio e' paragonabile a Te, Madre di Dio,
che proteggi la nostra vita?
Amen. Ave Maria!
Cari amici di TotusTuus,
vi segnaliamo gli aggiornamenti di questa settimana
del Portale di cattolici http://www.totustuus.it/
1) IN PRIMO PIANO: Cardinale Camillo Ruini: "Famiglia Soggetto Sociale.
Radici, Sfide, Progetti" (18 ottobre 2001)
2) Le nuove PAGINE CATTOLICHE della settimana sono:
(Apologetica)
I nemici del miracolo
I nemici del miracolo; che cosa e` il miracolo; il miracolo e` possibile;
obiezioni e risposte; conoscibilita` del miracolo; il carattere
miracoloso; le forze occulte; la suggestione; valore del miracolo.
(Evangelizzazione)
Islam e Rivoluzione
Un'intervista a tre esperti di islamistica offre spunti di riflessione e
approfondimenti sul cosiddetto «fondamentalismo» islamico, sulla
ortodossia islamica, sull'Islam «occidentalizzato» e sulle deviazioni
dall'ortodossia coranica.
(Morale)
EDONISMO ED EUDEMONISMO
Spiegazione del significato di queste due parole.
(Santi)
S. Sebastiano - La tortura delle frecce
di Rino Camilleri. Ufficiale dei pretoriani venne martirizzato a Roma per
il suo intenso apostolato.
3) TRACCE DI OMELIE: Inserite quelle per il 28 ottobre
4) UN SACERDOTE RISPONDE: Gli increduli e il miracolo del sole a Fatima
5) QUESTIONI DI BIOETICA: Come spiegare l'evoluzione della specie umana?
6) IN LIBRERIA: Recensione di Tempi.it della rivista Cristianità dedicata
alla questione: Per questo miliardo di persone la pratica terroristica è
lecita,
ancorché personalmente non esercitata?
7) AL CINEMA: Il film della settimana e': Mac di e con John Turturro
8) "TUTTE LE GENERAZIONI MI CHIAMERANNO BEATA",
l'immagine della settimana e' quella della Madonna del Popolo - Chiesa di
Ravaldino (Forlì)
9) Questa settimana vi consigliamo il sito non ufficiale dedicato a don
Giussani
http://customer62.coldfusiontrial.it/index.html
DATI STATISTICI
Il banner exchange ha 127 siti aderenti
Totale dei "Daily Unique Visitors" del mese di Settembre: 25.838
Totale siti verificati e accettati: 1112; totale siti rifiutati: 352
Iscritti a questa lettera di aggiornamenti: 1014
Alla prossima settimana!
iGpM
TTnet
Portale di cattolici: http://www.totustuus.it/
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
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Portale di Cattolici: http://www.totustuus.it/
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Date: 20-10-2001 18:26
Received: 23-10-2001 10:50
From: Padre Antonio Cuomo, padreanto@...
HelpCASA GENERALIZIA
SACERDOTI S. CUORE di GESU'
Padri Dehonaini
Via Casale S. Pio V, 20
00165 R O M A
Italiano-Inglese-Francese
I Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (Dehoniani) informano che oggi, 17
ottobre 2001, circa le 19.00 ore delle Filippine (ore 13.00 in Italia),
il Padre Giuseppe Pierantoni, missionario dehoniano italiano di 44 anni,
è stato rapito da un gruppo di circa 15 persone, nella Parrocchia Nostra
Signora di Fatima a Dimataling, Provincia di Zamboanga del Sud,
nell'isola di Mindanao. Il Padre Pierantoni aveva finito di celebrare la
santa Messa ed era rientrato nella casa parrocchiale. I sequestratori
armati lo hanno prelevato con forza e sono fuggiti, attraversando la baia
di Illana, usando un motoscafo.
Il Padre Janusz Burzawa, d'origine polacca, è giunto in casa subito dopo
il sequestro del suo confratello, e ne è stato informato da un testimone.
Padre Giuseppe Pierantoni è nato a Bologna il 24 gennaio 1957; ha emesso
i primi voti religiosi il 27 settembre 1981, ed è stato ordinato
sacerdote il 19 settembre 1987. È giunto nelle Filippine nel dicembre
1991.
I Padri dehoniani hanno iniziato la missione nelle Filippine il 17 maggio
1989.
P. Virginio D. Bressanelli scj
superiore generale
----------------- End Forwarded Message -----------------
---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date: 22-10-2001 21:05
Received: 23-10-2001 10:50
From: Mercurio A. Fregapane, maf1951@...
Pensierini/Preghiere
MIO CROCIFISSO!
Sempre ti porto con me
A tutto ti preferisco.
Quando cado, Tu mi risollevi.
Quando piango, Tu mi consoli.
Quando soffro, Tu mi guarisci.
Quando Ti chiamo, Tu mi rispondi.
MIO CROCIFISSO!
Tu sei la luce che m'illumina.
Il sole che mi riscalda.
L'alimento che mi nutre.
La fonte che mi disseta.
La dolcezza che m'inebria.
Il balsamo che mi ristora.
La bellezza che m'incanta.
MIO CROCIFISSO!
Sii Tu mia difesa in vita.
Mio conforto e fiducia,
nella mia agonia.
E riposa nel mio cuore,
quando sara' la mia ultima ora.
(dalla Cattedrale di Bergamo)
----------------- End Forwarded Message -----------------
La parola "inter-pretazione" ci offre un orientamento per giungere alla
cosa stessa: ogni esegesi richiede un "inter", un penetrare all'interno,
uno stare in mezzo, un prendere parte dell'interprete stesso. Una pura
obiettivita` e` un'astrazione assurda. Colui che non prende parte non
sperimenta; la partecipazione anzi e` il presupposto del conoscere. Solo
ci si domanda come puo` esserci partecipazione senza che l'io soffochi la
voce dell'altro, ma che ci sia invece una "intesa" interiore con il
passato che renda puro l'orecchio per ascoltare la sua parola (11).
Questo principio che Heisenberg ha formulato per le spermentazioni nelle
scienze naturali esprime uno stato di cose che vale in generale per la
relazione soggetto-oggetto. Non si puo` in modo neutro isolare il
soggetto dalla costellazione di cui fa parte. Non si puo` che tentare di
situarlo nella migliore condizione possibile. E cio` e` vero a maggior
ragione quando si tratta della storia, come gia` detto, perche' i
processi fisici si svolgono nel presente e possono essere riprodotti,
mentre gli avvenimenti storici sono situati nel passato e non possono
essere ripetuti. Inoltre essi portano con se' quel carattere di
impenetrabilita` e di profondita` proprio di cio` che e` umano; e dunque,
molto piu` dei fatti naturali, dipendono dall'atteggiamento del soggetto
che li percepisce. Ma come si puo` giungere a scoprire tutto cio` che
entra nell'orizzonte del soggetto?
(11) Mi riferisco a STUHLMACHER, Vom Verstehen cit. (n. 5), Ia sua
risposta a questi problemi consiste in una "ermeneutica dell'accordo con
i testi biblici" (pp. 222-256).