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#2754 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Gio 3 Gen 2002 11:09 pm
Oggetto: LA CHIESA E L'ANNO
sacerdos58
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LA CHIESA E L'ANNO


Noi temiamo la morte, e per conseguenza la vecchiaia, l'eta` che non ha
seguito. Come va dunque che invece di tener lontane le loro immagini,
onde viver tranquilli il tempo che ci e` dato vivere, noi le poniamo da
per tutto, nelle cose e nelle vicende, nel fuoco che si spenge, nella
rosa che si sfoglia, nel sole che tramonta, nell'autunno che succede
all'estate, nell'anno che finisce, e perfin nell'anno che ricomincia?
Proprio così. Dopo aver personificato l'anno, facendolo morire a
somiglianza dell'uomo, giunti che siamo a gennaio, cioe` all'anno nuovo,
all'anno neonato, vediamo cader la neve, vediamo la terra fatta bianca, e
non pensiamo, come sarebbe piu` giusto, a candor di velo battesimale:
pensiamo al freddo candore della vecchiaia e ci figuriamo il primo mese
con fattezze di patriarca.
Non cosi` la Chiesa.
Figlia di` Chi disse: "Bisogna nascer di nuovo... Bisogna farsi
fanciulli", la Chiesa, che manda ogni giorno, a ogni ora, i suoi
sacerdoti all'altare con sulle labbra parole di gioventù; che chiama e
festeggia "di` natalizio " l'ultimo giorno terreno dei suoi campioni; la
Chiesa ignora morte e vecchiaia.
Le ignora per se' e par che voglia farle ignorare anche a noi,
sovrapponendo continuamente alle nostre, pallide, occidue, le sue
immagini fresche e lucenti di mattino.
Sul nostro tramonto la sua alba. Dove il nostro finisce comincia infatti,
chi non lo sa? il giorno della Chiesa, il giorno liturgico il quale va da
vespro a vespro, cioe` dall'Ave all'Ave, vincendo con l'immagine di una
culla (la culla che Gabriele annunzia a Maria)l'immagine della tomba,
entrata a quel mancar del sole nelle nostre menti carnali.
Come il giorno, la settimana. Il tedio della domenica, che per noi e`
l'ultimo dei sette, e` vinto dalla Chiesa, che da lei principia la sua
hebdomada, ricordando il primo giorno del mondo, quando Dio si pose al
lavoro e fece la luce.
Come la settimana, le stagioni. Sul finir della primavera, allorche' le
rose incominciano a scolorirsi e cadere, ecco Pentecoste, c'eco la Chiesa
novella, fresche e rosatele guance, ch'esce e si pone in cammino. Finisce
l'estate; il sole gia` comincia a freddarsi, le foglie a sverdire... No,
non tristezza ma gioia, non pensieri di tramonto ma di levata, non di
morte ma di vita immortale. E` il mese della Nativita`. Nativitas tua,
Dei Genitrix Virgo, gaudium annuntiavit universo mundo...: "La tua
nascita, o Vergine Madre di Dio," cosi`, di settembre, canta la Chiesa,
"e` un annunzio d'allegrezza per tutto il mondo. Da te infatti s'e`
levato il Sol di giustizia... che confondendo la morte ci die` la vita
senza fine ". E finisce l'autunno; la notte quasi da` la mano alla notte;
la nebbia, invece del sole, segna fra l'una e l'altra il breve distacco
che ancora si chiama giorno; gli alberi, deserti e muti, goccian sul
fango ove si disfanno insieme erbe e foglie. Chi impedira` i pensieri di
morte? Chi terra` lontana la triste immagine? La Chiesa, ancora la
Chiesa, con le viole, con la liturgia del suo Avvento, sua prima
stagione, sua primavera; con l'immagine di una Donna, chiamata la Tutta
Bella, che sulla morte tiene il calcagno e ha la testa cinta di soli.
Hodie egressa est virgo de radice Iesse...: "Oggi e` spuntato il pollone
dalla radice di lesse; oggi, senza macchia di colpa, e` stata concepita
Maria; oggi da lei fu schiacciato il capo dell'antico serpente. Alleluia!"
Finisce l'anno. Cieco, freddoso come chi non sente e non vede piu` il
sole, o ne avverte appena una fioca trasparenza, vien meno il vecchio
patriarca dai dodici figli. Tutto oramai ci parla di morte... E la
Chiesa, nel pieno buio di mezzanotte, scioglie a un tratto le sue
campane, accende i suo lumi e canta: Puer natus est nobis... : "Un
Fanciullo c'e` nato, un Figlio, ci e` stato dato, che ha sulla spalla il
suo scettro..." E san di culla, di vita, tutti i pensieri dei credenti
mentre l'anno scende nel sepolcro.
Col medesimo canto, "Un Fanciullo c'e` nato", s'apre il nuovo anno. Il
fanciullo ha otto giorni e gli mettono il nome, un nome pien di promessa:
Gesu`, che significa Salvatore.

A riscontro della nostra incoerenza, che vediamo un vecchio in principio
e in fine, tramonto a oriente e a occidente, sta questa coerenza della
Chiesa, che in principio e in fine pone un fanciullo, facendo cosi`
dell'anno tutto un mattino.
Ma che cos'ha sulla spalla questo Fanciullo?...cuius imperium super
humerum eius... E che cosa richiama questo suo nome di Gesu`? Lo scettro,
noi lo sappiamo, e` una croce; il nome richiama un titolo sovrastante,
alla croce: Iesus Nazarenus Rex... E tuttavia questa visione non turba la
serenita` natalizia, non scema la giocondita` delle note che cantano: "Un
Fanciullo c'e` nato, un Figlio ci e` stato dato, che ha sulla spalla il
suo scettro..."
Perche' la croce ora non e` piu` croce ma veramente uno scettro; perche'
quel nome ora non e` piu` a scherno e per i soli Giudei, ma in verita` e
per tutti nome di re.
Re della vita: e per questo la Chiesa ignora morte o vecchiezza; per
questo l'anno e` a' suoi occhi tutto un mattino.

#2753 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 31 Dic 2001 7:35 pm
Oggetto: P. A. izquierdo - Santa Maria Madre di DIO
sacerdos58
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Omelia per il 1° gennaio 2002
Santa Maria Madre di DIO
LETTURE
Prima: Num 6,22-27
Seconda: Gal 4,4-7
Vangelo: Lc 2, 16-21

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE
Una vena sotterranea unisce le letture: la signoria di Dio, che acquista
la sua forma piu` perfetta nella pienezza dei tempi, quando Dio, per
mezzo dell'incarnazione di suo Figlio, fa partecipe l'uomo della sua
signoria adottandolo come figlio. Nella prima lettura per tre volte si
ripete la parola Signore: "Il Signore ti benedica... il Signore faccia
brillare il suo volto su di te...il Signore ti mostri il suo volto". Nel
versetto precedente al testo evangelico della liturgia i pastori si
dicono gli uni gli altri: "Andiamo a Betlemme a vedere cio` che il
Signore ci ha annunciato", e nel v.20 san Luca commenta: "I pastori
ritornarono lodando Dio perche' tutto cio` che avevano visto e udito
corrispondeva a quanto avevano detto loro". Infine, nella lettera ai
galati non appare la parola Signore, ma il concetto: il Figlio di Dio,
tramite l'incarnazione, si fece schiavo della legge perche' noi, soggetti
a questa legge, fossimo liberati. Nel battesimo, lo Spirito Santo e`
inviato ai nostri cuori per trasformarci da schiavi in figli. In quanto
figli, partecipiamo della signoria di nostro Padre Dio sulla legge.

MESSAGGIO DOTTRINALE
Cominciamo un nuovo anno. E` bello cominciarlo confessando la signoria di
Dio. La prima lettura raccoglie una formula di benedizione, con la quale
di solito terminava il culto nel tempio, dopo aver lodato il Signore per
le meraviglie operate con il suo popolo. Una benedizione che unisce
passato e futuro: il Signore che ha fatto tante meraviglie nella storia
di Israele, continuera` a farle nella storia attuale, nella tua vita. Ti
proteggera`, ti concedera` il suo favore, ti dara` la pace. Dio,
pertanto, e` Signore del passato, ma la sua signoria si prolunga anche
nel futuro. In contrasto con questa signoria divina sembra stare il
racconto di san Luca. L'angelo annuncia ai pastori: "Vi e` nato un
Salvatore, che e` il Messia, il Signore". E che cosa vedono gli occhi dei
pastori? Un bambino coricato in una mangiatoia. E che cosa succede a
questo bambino di otto giorni? E` circonciso. Nulla manifesta questa
signoria, piuttosto tutto sembra porre in evidenza la sua sottomissione
alla legge di un popolo cui appartiene, e alle leggi fondamentali
dell'esistenza umana (cf. seconda lettura).
La verita` e` che il Figlio di Dio, facendosi bambino nel seno di Maria,
e nascendo a Betlemme di Giuda, conserva la sua prerogativa di Signore
del tempo e della storia, ma "si svuota" di essa per farsi servo della
legge, e, dall'interno stesso, liberare dalla legge chi era suo schiavo:
l'uomo (la legge rappresenta tutto il sistema religioso-sociale dei
popoli prima di Cristo, non soltanto del popolo ebraico). L'opera di
Cristo, che libera l'uomo dalla schiavitu` della legge, e` tutta la sua
vita, ma principalmente lo e` il mistero pasquale, preannunciato nel
sangue sparso da Gesu` nella circoncisione. Lo Spirito Santo e` colui che
suscita in noi, per mezzo del battesimo, la coscienza della nostra
liberazione e di conseguenza della nostra condizione di eredi e signori,
condizione di cui godiamo per grazia di Dio e per i meriti di Cristo
(seconda lettura). Con ragione, Gesu` Cristo e` costituito Signore per la
sua resurrezione, rivelando pienamente la signoria che possedeva fin
dalla sua nascita, ma che era nascosta. Ancor di più: non soltanto Egli
e` Signore, ma da` agli uomini la capacita` di diventare signori della
legge, di se stessi, delle vicissitudini della storia.

SUGGERIMENTI PASTORALI
Non basta una visione umanista di Gesu` Cristo. Nel nostro mondo, forse
noi stessi poniamo l'accento, contemplando Gesu`, sulla sua umanita`, sui
tratti che lo rendono uguale a noi, piu` nostro: un bambino bisognoso di
tutto come qualsiasi altro bambino del mondo, un bambino appartenente a
una famiglia povera come tanti milioni di bambini, nato fuori del suo
popolo e della sua casa come tanti bambini di rifugiati politici o di
emigranti... Tutto cio` e` necessario, ma unilaterale, se non si aggiunge
l'altra dimensione: la sua signoria sugli uomini, la sua condizione di
Figlio di Dio. Il cristiano vive la sua fede nella signoria di Gesu`
Cristo, non elucubrando grandi idee su tale signoria, ma vedendo come
proclamarlo Signore nel corso di ogni giorno.
1. Cristo e` il Signore del tempo. Egli me lo da`, egli me lo puo`
togliere. Si puo` far riflettere qui sulla domenica, consacrata al
Signore per dargli culto, riposare sanamente, convivere con la famiglia,
fare opere di carita`.
2. Cristo e` il Signore dei grandi eventi che commuovono il mondo, e dei
piccoli avvenimenti della vita di ogni uomo. Cristo e` il Signore di
questo lavoro che hai appena trovato, delle nozze che hai celebrato due
mesi fa, del figlio che ti e` nato, della riunione familiare di Capodanno.
3. Cristo e` il Signore degli uomini, e come Signore desidera che gli
uomini lo riconoscano come tale, compiano i suoi comandamenti. Non cerca
nulla per se', solo il bene degli uomini che, anche se e` loro Signore,
tratta come amici.
4. Cristo ci fa signori e vuole che ci comportiamo sempre come signori.
Signoria dell'uomo su se stesso (sui suoi istinti, sulle sue passioni
disordinate...); signoria sui beni di questo mondo, per usare di tutto
cio` con cuore, non da schiavo, ma da signore.
5. La Vergine Maria, di cui celebriamo oggi la maternita` divina, e` una
immagine sommamente bella e vicina della signoria di Dio su di lei e
della signoria di lei su se stessa e sulle cose. Lei ricorda e medita le
opere per le quali Dio l'ha guidata fino a questo momento della nascita
di Gesu`, cosi` come guido` il suo popolo per le strade della storia.
Lei, umile e povera, esercita signoria su se stessa avendo un cuore
distaccato da ricchezze e beni temporali. Sa che Dio muove i fili della
storia per mezzo degli uomini, e lo accetta ed agisce in conformita` con
il volere di Dio.

#2752 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 31 Dic 2001 9:45 am
Oggetto: Totus tuus network - Aggiornamenti dal 23 al 30/12/01 n. 66
sacerdos58
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Cari amici di TotusTuus,
vi segnaliamo gli aggiornamenti di questa settimana del Portale di
cattolici http://www.totustuus.it/

1) IN PRIMO PIANO: Il futuro dei cristiani in Terra Santa (13.12.2001) -
Discorso del Santo Padre e intervento del card. Angelo Sodano

2) Le nuove PAGINE CATTOLICHE della settimana sono:
(Apologetica)
La denuncia degli orrori della guerra civile e della persecuzione
religiosa A sessant'anni dalla Lettera Collettiva dell'Episcopato
Spagnolo emerge la valenza storica del piu' importante documento
dell'Episcopato spagnolo, reso pubblico il 1° luglio 1937, e che in
questi anni e' stato come soffocato da una
storiografia poco attenta oppure polemica nei suoi confronti.

(Sacra Scrittura)
VOLGATA
E' la versione latina della Bibbia compiuta in gran parte da s. Girolamo,
denominata da Erasmo di Rotterdam e G.Lefebvre d'Etaples, a motivo della
sua grande diffusione, "volgata", "usuale", "comune", termine applicato
prima alla versione greca dei LXX.

(Liturgia)
CON CRISTO NEL TERZO MILLENNIO
Lettera Pastorale per l'inizio del nuovo millennio, di mons. Carlo
Caffarra - Arcivescovo di Ferrara

(Santi)
S. Francesco Saverio - Patrono della propagazione della fede di Dom
Prospero Gueranger O.S.B. «Lo zelo per la tua casa mi divora»: il
compagno di camera di Sant'Ignazio di Loyola all'universita' di Parigi,
sembra sia stato folgorato da questo passo della Bibbia, tanto da essere
un formidabile esempio per ogni missionario.

3) TRACCE DI OMELIE: Inserite quelle per il 1° gennaio (Maria SS.ma Madre
di Dio) e per il 6 gennaio (Epifania del Signore)

4) UN SACERDOTE RISPONDE: L'apostolato in Internet e le occasioni
prossime di peccato

5) IN LIBRERIA: Tracce / Litterae Communionis - Dicembre 2001. Dio e la
guerra.

6) AL CINEMA: Harry Potter e la pietra filosofale

7) "TUTTE LE GENERAZIONI MI CHIAMERANNO BEATA":
l'immagine della settimana è dedicata a Nostra Signora del Deserto -
Millesimo (Sv)

8) Altri aggiornamenti:
Su http://digilander.iol.it/magistero "Magistero Pontificio"
--> Pio XII: Ad sinarum gentem
--> Pio XII: Ad caeli Reginam
--> Pio XII: Ad apostolorum principis
--> Giovanni XXIII: Ad Petri cathedram

DATI STATISTICI
Il nuovo banner exchange ha 69 siti aderenti
Totale dei "Daily Unique Visitors" del mese di Novembre: 33.935
Totale siti verificati e accettati: 1244; totale siti rifiutati: 432
Iscritti a questa lettera di aggiornamenti: 1460


Alla prossima settimana!
iGpM
TTnet


Portale di cattolici: http://www.totustuus.it/


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  Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!

#2751 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 31 Dic 2001 9:45 am
Oggetto: "VENIT"
sacerdos58
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"VENIT"

Come la liturgia dell'Avvento, quattro settimane d'invocazioni, di
gemiti, di speranze, si puo` riassumere in una parola ­ "Vieni!" ­ cosi`
la liturgia natalizia, quaranta giorni di giubilo, di adorazione, di
gratitudine, si puo` restringer tutta in un grido: "E` venuto!"
Il soggetto e` il medesimo. Gli occhi della Chiesa, fin qui appuntati
contro il cielo (Rorate, coeli...), ora stan chini su una greppia, dentro
una stalla, la quale non ha nulla da invidiare al paradiso, dacche' vi e`
Lui, il Promesso, il Desiderato, l'Invocato, l'Aspettato: Gesu`. Gesu` e`
nato, Gesu` e` tra noi, sulla terra, Gesu` e` nostro ­ e se Gesu` e`
nostro, che cosa non e` nostro? E` nostro il paradiso, che avevamo
perduto, e non e` piu` nostra la morte, che avevamo acquistato.
Gesu` nato, paradiso riaperto; Gesu` in terra, noi in cielo: e` questa la
sublime equazione da cui scende la gioia di questo tempo, e che si
esprime in quel grido solo: "E` venuto!" Hodie nobis coelorum Rex de
virgine nasci dignatus est...: "Oggi il Re del cielo s'e` degnato nascer
da una vergine per richiamare al regno celeste l'uomo perduto. L'esercito
degli angeli fa festa perche' al genere umano e` apparsa la vita
eterna..." Cosi` cantano, impazienti, i mattutini natalizi prima ancora
che gli angeli abbiano intonato il loro canto. E ancora: Hodie nobis de
coelo pax vera descendit...: "Oggi davvero e` scesa per noi dal cielo la
pace; oggi per tutto il mondo i cieli han stillato il miele; oggi
risplende a noi il giorno della redenzion nuova, dell'antica riparazione,
della felicita` senza fine..." E, di` li` a poco, l'offertorio della
messa notturna: Laetentur coeli et exsultet terra...: "I cieli si
rallegrino e trasalisca la terra dinanzi alla faccia del Sìgnore: Egli e`
venuto!" Messa dell'aurora, communio: Exsulta, filia Sion...:
"Rallegrati: figlia di Sion; figlia di Gerusalemme, esci in lodi: il tuo
Re e` venuto, il Santo, il Salvatore del mondo!" Messa del giorno,
graduale: Dies sanctificatus illuxit nobis...: "Giorno di santita` si e`
levato per noi: venite, popoli, e adorate il Signore, perche` oggi una
luce grande e` scesa sopra la terra!" E il vespro, riunendo in un solo
tratto tutti i sensi della giornata: Hodie Christus natus est nobis;
hodie Salvator apparuit; hodie in terra canunt angeli, laetantur
archangeli; hodie exsultant iusti dicentes: Gloria in excelsis Deo,
alleluia! Canto di angeli, allegrezza di arcangeli, esultanza di
giusti... Perche'? Perche' Egli e` venuto.
"E venuto!" canta in varieta` di toni e di voci tutta l'ottava natalizia;
"e` venuto!" canta l'Epifania. Surge, illuminare, Ierusalem...: "Sorgi e
risplendi, Gerusalemme, perche` il tuo lume e` venuto..." Ecce advenit
Dominator Dominus... : "Ecco ch'e` venuto il supremo Signore..." E poi di
nuovo: Surge, illuminare, Ierusalem, quia venit lumen tuum...
Il colmo di questa gioia scoppia nell'ultimo giorno, quando la Vergine
sale al tempio per purificarsi portando il Figlio da presentare al
Signore, e la Chiesa fa sue, fa d'ognuno dei suoi figli, le parole di
Simeone che lo ha visto, che lo ha retto nelle sue braccia: "Ora,
Signore, licenzia pure il tuo servo..."
Ora ch'Egli e` venuto noi possiamo, e` vero, anche morire. Che cos'e` la
morte, ora ch'Egli e` venuto, se non un licenziamento dalla fatica al
riposo, dalla servitu` alla liberta`, dalla morte alla vita?

Testo tratto da: TITO CASINI, Il Pane sotto la neve, Firenze: LEF,
1935/2, pp. 125-128.

#2750 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 31 Dic 2001 9:45 am
Oggetto: 31 dicembre - Lode a Maria
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31 dicembre

A Maria la nostra vita

O misericordiosa Regina del cielo e della terra, Madre di Dio e nostra,
degnati di gettare uno sguardo della tua tenerezza sopra l'abisso della
nostra miseria e dei nostri peccati.
Vergine pura, liberaci dal male presente, passato, futuro; dacci il dono
delle lacrime per espiare i nostri peccati e riparare i delitti di tutto
il mondo.
Amen. Ave Maria!

#2749 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 31 Dic 2001 9:45 am
Oggetto: 30 dicembre - Lode a Maria
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30 dicembre

Madonna di San Celso

O dolcissima Madre mia Maria, fa' che io creda con maggior fermezza,
speri con piu' viva fiducia, Ti ami con piu' ardente affetto, mi penta
con piu' perfetta contrizione.
Dirigimi con la tua sapienza, frenami con la tua santita', consolami con
la tua bonta', proteggimi con la tua potenza. O Vergine, siano tuoi i
miei pensieri, tue le mie parole, secondo la legge di Dio le mie azioni,
tue le mie sofferenze.
Voglio cio' che Tu vuoi, come lo vuoi, quando lo vuoi. Illumina, Ti
prego, il mio intelletto, infiamma la mia volonta', purifica il mio
corpo, santifica l'anima mia.
Amen. Ave Maria!

#2748 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 29 Dic 2001 3:19 pm
Oggetto: Paul Devreux 30.12.2002 Santa Famiglia.
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---------------- Begin Forwarded Message ----------------
Date:        29-12-2001 13:16
Received:    29-12-2001 16:19
From:        Paul Devreux, pdevreu@...
To:          Undisclosed-Recipient:;

  Mt.2,13-23.
Nel Vangelo di oggi vediamo la disponibilità di Giuseppe ad ascoltare i
consigli dell'angelo. Apparentemente è una storia del tutto tranquilla, ma
io, al posto suo, mi comporterei allo stesso modo?
  Dio educa Giuseppe e Maria alla fede e alla fiducia, come fece con
Abramo e
Mosè, in funzione dell'educazione alla fede di Gesù.
  Come reagisco io quando scopro che c'è un pericolo che mi costringe a
dover
cambiare tutti i miei progetti di vita, come è successo a Giuseppe, per
via
di Erode? Lo credo che il Signore ha un futuro alternativo per me?
  Giuseppe in Egitto c'è stato per diversi anni, quindi si sarà costruito
una
situazione, una casa, avrà fatto amicizie; se toccasse a me sarei pronto a
ripartire un'altra volta, solo perché è passato il pericolo? E quando poi
Giuseppe scopre che il pericolo c'è ancora e gli tocca andare in quel buco
che è Nazaret, cosa pensa di questo Signore che gli ha fatto lasciare l'
Egitto?
  Dio ha dei progetti di pace per Giuseppe e Maria, ma questo implica che
loro ci credano. Anche per me Dio ha dei progetti di pace, ma vedo che ho
tendenza ad attaccarmi al mio progetto, ciò è ha ciò che sto facendo e
possiedo.
  Quando il Signore mi propone di rilasciare tutto per un nuovo progetto
non
sempre sono entusiasta.
  Altra applicazione: quando muore qualcuno d'importante per me, ci credo
che
il Signore ha un futuro nuovo sia per il defunto che per me, o considero
che
la mia vita è finita e vivo di ricordi?
  Il Signore ha sempre una nuova vocazione da offrirmi, per dare un senso
alla mia vita. Signore educami alla speranza e alla fiducia in te affinché
io non abbia a fermarmi mai guardando con nostalgia il passato. Donami di
credere che il mio futuro non è la morte ma la vita.


----------------- End Forwarded Message -----------------

#2747 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 29 Dic 2001 3:16 pm
Oggetto: LA SALUTE RIPRODUTTIVA DEI RIFUGIATI
sacerdos58
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COMUNICATO: LA SALUTE RIPRODUTTIVA DEI RIFUGIATI.
UNA NOTA PER LE CONFERENZE EPISCOPALI

Il 14 settembre 2001, Festa della Esaltazione della Santa Croce, e` stato
pubblicato in Vaticano un documento dal significativo titolo: "La salute
riproduttiva dei rifugiati. Una nota per le Conferenze Episcopali", edito
dalla tipografia vaticana nelle lingue italiana, inglese, francese e
spagnola.

Il sussidio pastorale in parola, frutto di un lavoro interdicasteriale -
esso porta le firme dei Pontifici Consigli per la Pastorale della Salute,
per i Migranti e gli Itineranti e per la Famiglia - e` suddiviso in
cinque capitoli, con una introduzione ed una conclusione.

L'oggetto dello studio e` l'Inter-Agency Field Manual on Reproductive
Health in Refugee Situations, un libro pratico sulle modalita`
d'assistenza ai rifugiati nell'ambito della cosiddetta "salute
riproduttiva" pubblicato nel 1999 dall'Alto Commissariato delle Nazioni
Unite per i Rifugiati (ACNUR), in collaborazione con l'Organizzazione
Mondiale della Sanita` (OMS), il Fondo delle Nazioni Unite per la
Popolazione (UNFPA) e alcune Ong.

Il Field Manual e` oggetto di serie e numerose preoccupazioni per la
Chiesa ed e` all'origine di questa Nota che intende ribadire delle
riserve su alcuni punti problematici del Manuale.

1. La principale preoccupazione della Chiesa espressa nella Nota della
Santa Sede circa il Field Manual riguarda il tentativo di quest'ultimo -
d'altronde gia` presente alla Conferenza Mondiale sulla Popolazione e lo
Sviluppo svoltasi nel 1994 al Cairo - di promuovere, per quanto riguarda
la cosiddetta «salute riproduttiva», la liberta` individuale, trascurando
i corrispondenti doveri sia individuali che sociali. Questo ha creato una
confusione morale ed intellettuale nell'opinione pubblica ed e`
all'origine delle proposte concernenti la limitazione delle nascite, il
concetto non responsabile dei rapporti sessuali e persino l'aborto. A
questo pensiero utilitaristico e neo-maltusiano, la Nota della Santa Sede
propone la via dell'amore, del rispetto e della protezione delle persone
rifugiate e dei loro diritti - tra cui l'inalienabile diritto alla vita -
come ragione profonda dell'impegno degli operatori pastorali a servizio
della vita e della condizione dei rifugiati.

2. Il Field Manual propone, senza riserva, la cosiddetta «contraccezione
di emergenza» - chiamata anche in precedenza "pillola del giorno dopo" -
e la presenta come "contraccettiva" (Cap. IV); sulla stessa linea il
Field Manual promuove alcuni mezzi di controllo della natalita` che hanno
un effetto abortivo (Cap. VI); addirittura la sterilizzazione viene
presentata come semplice "contraccezione". Infine, il Field Manual
accetta la separazione tra sessualita` e procreazione tramite la
promozione di un «atteggiamento non-pregiudiziale» («non-judgemental»)
sui rapporti extra-matrimoniali come pure omosessuali.

3. In risposta alle suddette proposte, la Nota della Santa Sede richiama
i Pastori affinche' siano piu` attenti di fronte a programmi di
informazione sulla «salute riproduttiva» proposti dal Field Manual per
gli adolescenti rifugiati (Cap. VIII). Invece di essere educati al vero
amore, nella prospettiva del matrimonio e di una futura famiglia, questi
ragazzi e ragazze vengono introdotti nel mondo del piacere sessuale
individualistico ed irresponsabile che aumenta il rischio dell'espandersi
dell'epidemia dell'HIV/AIDS. Infine, la Nota della Santa Sede ripropone i
metodi naturali come moralmente leciti e quindi adatti alla procreazione
responsabile anche nei campi dei rifugiati, perche' non costano nulla,
rispettano il corpo ed il rapporto della coppia e favoriscono il dialogo
e l'atteggiamento responsabile dei coniugi.

4. Infine, la Nota della Santa Sede richiama i Pastori al loro dovere di
offrire l'aiuto spirituale non solo ai rifugiati, ma anche al personale
sociale e medico-sanitario in servizio presso di loro. Quelli che sono
tra di loro cattolici dovrebbero ricevere un'assistenza speciale,
catechetica e sacramentale, ed una informazione chiara riguardo
all'insegnamento della Chiesa in materia di morale sulla famiglia e sulla
sessualita`.

Sala Stampa della Santa Sede, 08.11.2001

#2746 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 29 Dic 2001 3:16 pm
Oggetto: P.A.Izquierdo l.c. - Sacra FAMIGLIA
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Omelia per il 30 dicembre 2001

Sacra FAMIGLIA, Ciclo A

LETTURE

Prima: Si 3,3-7.14-17a
Seconda: Col 3,12-21
Vangelo: Mt 2,13-15.19-23

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE

Padre, madre figlio, sposi, cioe` famiglia. Non poteva essere altra la
parola fondamentale in questa domenica della Sacra Famiglia. Il Vangelo
insiste sulla dedizione dei genitori ai figli: per due volte Giuseppe
ascolta la voce di Dio, per mezzo di un angelo, che gli dice: "Alzati,
prendi il bambino e sua madre..", e Giuseppe obbedisce senza tardare e
con gioia. La prima lettura, piuttosto, esorta alla dedizione dei figli
ai genitori, mettendo in risalto i frutti che da cio` derivano: "Colui
che onora suo padre ottiene il perdono dei suoi peccati, colui che
rispetta sua madre ammucchia tesori...". San Paolo raccoglie gli
insegnamenti del siracide e del vangelo ed esorta alla dedizione
reciproca: le spose ai loro mariti e questi ultimi alle loro spose; i
figli ai genitori, e questi ai figli. L'onore, il rispetto,
l'obbedienza... sono manifestazioni di una realta` superiore, la piu`
propria della famiglia umana e cristiana: l'amore.

MESSAGGIO DOTTRINALE

La famiglia esiste da prima del cristianesimo, percio` l'essere e il fare
famiglia si regge su alcuni principi universali validi per tutti gli
uomini. Questi principi sono formulati in diversi testi dell'Antico
Testamento, con espressioni adattate a una mentalita` e ad una cultura
concrete e storiche. Uno di questi testi e` quello che ci presenta la
prima lettura, che pone l'attenzione soltanto sulla relazione dei figli
verso i genitori: onore e rispetto, obbedienza e aiuto servizievole,
dolcezza nei modi. Sono valori di ogni "figlio", indipendentemente dalla
sua religione, dalla sua cultura e livello sociale, dalle varie
espressioni storiche che questi valori hanno acquisito o vanno
acquistando. Per mezzo di essi, i figli sono e fanno famiglia. Il vangelo
secondo san Matteo, situandoci gia` nell'ambito cristiano, pone l'accento
sulla relazione tra padre- figlio- madre. Come funzione paterna si
segnala la cura del figlio, l'obbedienza a Dio, che lo ha fatto partecipe
della sua "autorità", la prontezza nell'obbedire fedelmente, la prudenza
nell'agire per cercare una residenza stabile e sicura per la famiglia.
Sono funzioni universali di qualsiasi padre o madre. C'e` tuttavia un
elemento NUOVO, ed e` il movente dell'azione di Giuseppe: non agisce
mosso dalla natura (legami di affetto, consanguineita`, tendenze...), ma
mosso da Dio, cercando di fare e facendo in tutto la volonta` di Dio. Per
mezzo dei valori indicati e soprattutto per il motivo che pone in azione
la volonta` di Giuseppe, egli e` e fa famiglia. San Paolo dedica il
capitolo 3 della lettera ai colossesi a spiegare l'effetto fondamentale
del battesimo, che e` la vita nuova in Cristo. In Col 3,17 dice: "Tutto
cio` che fate o dite, fatelo nel nome di Gesù". Questo versetto illumina
il testo della liturgia di oggi, riferito ai doveri familiari, nelle loro
mutue relazioni. Il rispetto della sposa verso il marito, l'obbedienza
dei figli ai genitori, la bonta` dei genitori verso i figli sono valori
comuni a ogni famiglia, nel suo stesso ordinamento naturale, ma i
cristiani devono realizzare questi valori "in nome di Gesù". Ebbene,
l'espressione "in Cristo", "in Gesu` Signore" si contrappone in due testi
di Paolo a "in Adamo". Di conseguenza, i valori sono gli stessi che "in
Adamo" (ordine naturale), ma lo Spirito che li anima, l'esigenza morale
che da questo Spirito emana, e l'efficacia redentrice di Cristo, sono
realta` nuove, superiori. Con questo nuovo Spirito, questa nuova esigenza
e questa nuova efficacia, i genitori e i figli sono e fanno famiglia.

SUGGERIMENTI PASTORALI

I valori familiari presenti nella liturgia di oggi: rispetto e
apprezzamento, obbedienza e aiuto, sollecitudine e cura, prudenza,
ricerca di stabilita` familiare, bonta` e amabilita`, amore reciproco,
continuano ad essere validi nella famiglia attuale. I modi di incarnare
questi valori nella famiglia di oggi sono cambiati. Quali sono le
espressioni di questi valori familiari? Come si vive l'amore e il
rispetto tra gli sposi? Come si vive l'obbedienza dei figli ai genitori e
l'obbedienza di tutti a Dio? Quali forme adotta la mutua bonta` tra
genitori e figli? Come si manifesta la prudenza dei genitori nel rapporto
con i figli? Questi valori si scontrano con antivalori che vengono
serviti nel supermercato della cultura regnante, o nei mezzi di
comunicazione sociale. Forse, in certi casi si esalta la ribellione dei
figli, il confronto tra marito e moglie, il poco interesse per i figli e
l'eccessivo interesse di alcuni genitori possessivi, o l'abbandono dei
genitori da parte dei figli in un centro per anziani... Nel mio mezzo
ambiente, si hanno alcuni di questi antivalori? Quali forme di
espressione hanno di solito? Oggi la famiglia e le ammonizioni liturgiche
permettono di inculcare i grandi valori famigliari, riassunti tutti
nell'amore disinteressato e sincero; insistere su alcuni modi concreti di
esprimere e manifestare questi valori; richiamare l'attenzione dei fedeli
sugli antivalori gia` presenti, o che mettono in pericolo la vita
famigliare; e, soprattutto, stabilire chiaramente che il vero fondamento
di tutti questi valori e` Cristo, e il vero modello di famiglia cristiana
e` la famiglia di Gesu` di Nazaret.

#2745 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 29 Dic 2001 3:16 pm
Oggetto: 29 dicembre - Lode a Maria
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29 dicembre

Madonna dei Fiori

Tu sei l'asilo di tuttele anime pure e di quanti a te fanno ricorso,
perche' l'Autore del cielo e della terra ti plasmo' senza macchia, cosi'
che in Te si compiacque d'abitare, affinche' noi Ti salutassimo come
colonna di verginita', porta della salvezza, dispensatrice della divina
bonta', vincitrice del tentatore delle anime.

Amen. Ave Maria!

#2744 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 29 Dic 2001 3:16 pm
Oggetto: M. Introvigne: Islam, fondamentalismo, terrorismo
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Introvigne: islam, fondamentalismo, terrorismo

La questione del fondamentalismo islamico, oggetto di studi e discussioni
complesse tra gli specialisti da oltre vent'anni, e` diventata di
interesse generale dopo i tragici avvenimenti dell'11 settembre 2001.
Senza pretendere di risolvere in un breve intervento problemi complessi,
mi limito in questa sede a enunciare - per necessita` in modo rapido, e
quasi in forma di slogan - quattro tesi.

In primo luogo, non tutti i musulmani sono fondamentalisti.
Questa tesi sembra ovvia: la ripetono tutti, dal presidente Bush, al mio
barbiere.
Di per se' la tesi non e` falsa, ma richiede due precisazioni.

La prima riguarda la definizione del fondamentalismo islamico.
Come e` noto, la categoria di "fondamentalismo" nasce con riferimento al
mondo protestante cristiano e solo per analogia e` in seguito estesa ad
altri ambiti.
Prendiamo alcune definizioni del "fondamentalismo" in genere, che vanno
per la maggiore; per esempio: "il fondamentalismo crede che una Scrittura
sacra sia infallibile e non abbia bisogno di interpretazioni"; oppure:
"il fondamentalismo nega che sia possibile una chiara distinzione fra
sfera politica e sfera religiosa".
Queste ci sono poco utili per identificare uno specifico gruppo
all'interno dell'islam, perche' si applicano piuttosto all'islam in
generale.
Se adottiamo queste definizioni, dobbiamo concludere che tutti i
musulmani sono fondamentalisti (con l'eccezione di pochi modernisti).

Possiamo invece dare una definizione abbastanza precisa di
fondamentalismo islamico, se - come molti specialisti (certo non tutti)
fanno - ci riferiamo a uno specifico movimento che articola
progressivamente tre tesi.
Si tratta:
- dell'applicazione della legge islamica (shari'a) in ogni comunita`
islamica;
- dell'unificazione dei paesi a maggioranza islamica in un'unica realta`
politico-religiosa nuovamente guidata da un califfo;
- della ripresa da parte del califfato restaurato del sogno originario di
un'islamizzazione del mondo intero.
Con diverse accentuazioni, questi tre obiettivi definiscono il movimento
fondamentalista all'interno dell'islam.

Gli osservatori esterni aggiungono spesso una quarta caratteristica: il
fondamentalismo e` un movimento di carattere populista, che diffida delle
autorita` costituite nei paesi islamici (colpevoli di non applicare
integralmente la shari'a), teorizza la possibilita` di rovesciarle con la
forza, e non ha simpatia neppure per gli ulama e gli altri
"professionisti del sacro" che considera infeudati all'autorita`
costituita.
Tra le accuse rivolte agli ulama c'e` quella di avere "sequestrato",
quasi nascondendola alle masse, quella parte della tradizione islamica
che fa riferimento ai tempi ultimi e al messia dei tempi ultimi, il mahdi
destinato a sconfiggere l'Anticristo (il Dajjal).
Il fondamentalismo intende restituirla alle masse, anche perche' solo in
termini apocalittici e` possibile rispondere all'obiezione secondo cui la
restaurazione del califfato e l'islamizzazione del mondo sono obiettivi
umanamente irraggiungibili: quello che e` impossibile agli uomini, si
risponde, non e` certo impossibile a Dio (o al mahdi).

La seconda precisazione riguarda l'identificazione di chi, nel mondo
islamico, non e` fondamentalista.
In Occidente si parla volentieri di "moderati" (e, dopo l'11 settembre,
e` diventato difficile trovare un'organizzazione islamica occidentale
che, in quanto organizzazione, non si auto-definisca "moderata"): ma si
tratta, appunto, di una categoria costruita da occidentali e dai confini
alquanto incerti.
Qui si puo` dire - schematicamente - che quattro correnti sono diverse
dal fondamentalismo e talora sue avversarie:
- i nazionalisti (che propugnano all'interno del mondo islamico
Stati-nazione, di fatto distanti dal sogno del califfato),
- i conservatori (spesso d'accordo con i fondamentalisti sulla shari'a,
ma da loro distinti per il grande rispetto che portano alle autorita`
costituite, sulla base del principio che molti mali sono tollerabili per
evitare il male piu` grande che e` la guerra civile tra musulmani),
- i modernisti (che propongono l'adozione di modelli occidentali e che
solo in alcuni paesi hanno davvero un qualche seguito; altrove,
rappresentano sostanzialmente se stessi),
- alcune delle espressioni politiche del complesso mondo del sufismo -
talora definito "mistica islamica" - ("alcune" perche' non mancano sufi
che sono fondamentalisti - e` il caso del dirigente marocchino Abd
as-Salam Yassin -, e fondamentalisti che sono sufi, come lo stesso
fondatore della piu` grande organizzazione fondamentalista, i Fratelli
Musulmani, l'egiziano Hassan al-Banna [1906-1949]).
Beninteso, ribadire che non tutti i musulmani sono fondamentalisti non
significa affermare che tutti quelli che non sono fondamentalisti sono
amici dell'Occidente: non lo sono, evidentemente, nazionalisti come
Saddam Hussein in Iraq, ne' conservatori come i wahabiti al potere in
Arabia Saudita, le cui idee sulla shari'a rimangono evidentemente
alternative a qualunque nozione occidentale sui diritti della persona (a
prescindere da questa o quell'alleanza tattica in funzione geopolitica).

Seconda tesi: non tutti i fondamentalisti sono terroristi.
Si tratta evidentemente di un punto importante per l'ordine pubblico:
quando sentiamo dire che il tale imam e` fondamentalista ci chiediamo
subito dove tenga le bombe.
Non e` necessariamente così.
In Italia ci siamo abituati alla distinzione, in tema di comunismo, fra
la strategia leninista del colpo di Stato e quella gramsciana
dell'egemonia.
Qualche cosa di simile - e l'analogia non e` scelta a caso, se si
considera l'interesse con cui, sul piano della dottrina dell'azione,
molti teorici del fondamentalismo islamico hanno letto testi marxisti -
avviene fra i fondamentalisti.
Alcuni (come Lenin) pensano che sia importante impadronirsi subito della
titolarita` del governo, per procedere a una islamizzazione della
societa` "dall'alto": il sociologo italiano Renzo Guolo chiama questi
fondamentalisti "radicali".
Altri (come Gramsci) considerano inutile acquisire la titolarita` del
governo se prima la societa` non e` stata islamizzata "dal basso",
conquistando le scuole, le universita`, i giornali, i tribunali e cosi`
via: si tratta dei fondamentalisti che Guolo chiama
"neo-tradizionalisti".
"Radicali" e "neo-tradizionalisti" non hanno divergenze sul fine, ma sui
mezzi.
Come per andare a Roma (un altro esempio che non scelgo a caso, vista
l'importanza della conquista musulmana di Roma, simbolo della
Cristianita`, nei romanzi apocalittici sui tempi ultimi che trovano molti
lettori tra i fondamentalisti) si possono scegliere strade diverse, cosi`
gli stessi fini del fondamentalismo - shari'a, califfato e in ultimo
islamizzazione del mondo intero - possono essere conseguiti "dall'alto"
oppure "dal basso".
E la strategia del colpo di Stato all'interno contempla anche piu`
facilmente la violenza e il terrorismo per disorientare e disarmare gli
oppositori esterni.
E` dunque nel mondo del fondamentalismo "radicale" che troveremo spesso
sostegno e comprensione per il terrorismo (anche se non, necessariamente,
per Bin Laden e la sua organizzazione: gli stessi sostenitori del
terrorismo sono divisi fra loro su molteplici questioni).

Terza tesi: i fondamentalisti sono musulmani.
Per ragioni politicamente comprensibili dopo l'11 settembre 2001 si sente
enunciare la tesi, assolutamente falsa, secondo cui i fondamentalisti non
sono musulmani, ovvero sono musulmani "di frangia", ovvero ancora - come
si e` letto sul quotidiano USA Today - stanno all'islam come il movimento
coreano del reverendo Moon (balzato agli onori delle cronache per il caso
di monsignor Milingo) sta al cristianesimo.
Oltre all'inevitabile querela del reverendo Moon, la giornalista autrice
di questa affermazione si e` trovata anche esposta alle critiche quando
non al ridicolo da parte degli specialisti.
Non solo dal punto di vista quantitativo il reverendo Moon ha un numero
infimo di seguaci rispetto alle confessioni cristiane maggioritarie (il
che certamente non e` per il fondamentalismo nell'islam, che - quando
partecipa a elezioni "oneste" - in diversi paesi islamici e` in grado di
vincerle).
Ma, soprattutto, dal punto di vista qualitativo a nessuno verrebbe in
mente di citare come autorevoli i commenti alla Bibbia del reverendo Moon
un'edizione cattolica o protestante della Sacra Scrittura.
Invece, se prendiamo in mano edizioni del Corano che vanno per la
maggiore (in Italia, per esempio, quella con revisione e controllo
dell'UCOII, l'Unione delle Comunita` e Organizzazioni Islamiche in
Italia, pubblicata da Newton Compton nel 1996 e diffusa dai piu`
"ufficiali" fra i gruppi islamici italiani), troviamo citati fra i
commentatori autorevoli - certo insieme ad altri - esponenti del
fondamentalismo, tra cui Sayyid Abul Al'A Maududi (1903-1979), fondatore
nel 1941 nel subcontinente indiano della Jama'at at-i Islami, la maggiore
organizzazione fondamentalista mondiale insieme ai Fratelli Musulmani.
E quando nel 1962 l'Arabia Saudita fondo` alla Mecca la Lega Musulmana
Mondiale (che ha oggi un posto di rilievo anche nell'islam istituzionale
italiano), volle che fra i suoi primi dirigenti ci fosse lo stesso
Maududi (mentre difficilmente al reverendo Moon sarebbe offerto un posto
in un organismo analogo patrocinato a Roma dalla Santa Sede o almeno dal
Vicariato).
In sintesi, il fondamentalismo e` riconosciuto - ne' alcuno esprimeva
dubbi al riguardo prima dell'11 settembre - come una delle grandi quinte
(certo non l'unica) dello scenario islamico contemporaneo.

Il fondamentalismo e` anche di piu`.
In un articolo apparso su The New Yorker del 19 novembre 2001, che ha
sollevato un'ampia discussione, lo storico Bernard Lewis collega l'11
settembre a un dibattito nato sotto le mura di Vienna nel 1683, quando un
esercito che secondo i musulmani non poteva ne' doveva essere sconfitto
(per ragioni insieme militari e teologiche) fu invece, imprevedibilmente,
respinto.
Lewis evoca le discussioni tra i combattenti che si ritiravano dopo
quella per loro inconcepibile sconfitta: l'islam aveva perso perche' era
rimasto indietro rispetto all'Occidente o al contrario perche'
all'Occidente si era a suo modo troppo avvicinato, dimenticando la
purezza della fede dei padri?
Le due risposte rappresentano i tipi ideali di quelli che nel XX secolo
sarebbero stati chiamati modernismo e fondamentalismo, e la discussione
e` continuata dopo ogni sconfitta musulmana (dalla campagna d'Egitto
napoleonica del 1798-1799 fino alla conquista coloniale di gran parte del
mondo islamico e alla Guerra dei Sei Giorni arabo-israeliana del 1967).
La risposta fondamentalista, nota Lewis, oggi trova nuovo vigore, dal
momento che l'altra risposta, quella modernista, in un certo senso "e`
stata provata e ha fallito", dando vita a regimi insieme "modernizzatori"
e tanto inefficienti quanto corrotti.

Quarta tesi: se e` vero che non tutti i fondamentalisti sono terroristi,
e` pero` anche vero che questi terroristi sono fondamentalisti.
Naturalmente, esistono forme di terrorismo nate all'interno del mondo
islamico che non sono di matrice fondamentalista, e si collegano per
esempio a movimenti nazionalisti.
Ma questi terroristi - Osama bin Laden, la sua organizzazione e i suoi
amici - sono fondamentalisti, nel senso che fanno proprie le parole
d'ordine del fondamentalismo e che il fondamentalismo costituisce insieme
la loro motivazione e la loro speranza.
Una lettura anche sommaria degli scritti di bin Laden e dei manifesti
delle organizzazioni che hanno aderito al suo "Fronte internazionale del
Jihad Islamico per il jihad contro i crociati e gli ebrei" permette di
scartare le ipotesi (anche in questo caso, forse talora politicamente
utili ma nello stesso tempo certamente false) secondo cui la religione
serve qui da semplice copertura a interessi politici o a forme di
protesta economica.
A prescindere dal quesito se sia davvero possibile distinguere fra
religione e politica nell'islam in generale e nel fondamentalismo in
particolare, le motivazioni per il jihad di bin Laden sono anzitutto
religiose.
Cause nazionali come quella palestinese sono state "scoperte" da bin
Laden in epoca relativamente recente, ben dopo avere iniziato la sua
attivita` di terrorista.
Gli elementi economici sono certamente accessori e strumentali: e non
bisogna dimenticare che i dirottatori dell'11 settembre non erano
disperati che venivano da campi profughi ma persone di famiglie
relativamente benestanti.
Lo storico svizzero Jean-François Mayer ha attirato l'attenzione su un
altro articolo (comparso, casualmente, sullo stesso numero di The New
Yorker del testo gia` citato di Bernard Lewis) dove un autore piuttosto
bene informato, Nasra Hassan, intervista candidati ad attentati suicidi
in un campo di addestramento per terroristi e riporta particolari
impressionanti sulla loro profonda convinzione che si tratti di un atto
eminentemente religioso.
Del resto, nota Mayer, se qualcosa preoccupa questi terroristi e` il
rischio che il loro gesto sia classificato come suicidio e non come
martirio, per cui vanno ansiosamente alla ricerca (trovandole) di fatawa
di autorita` religiose islamiche disposte a rassicurarli.
Non solo il gesto terroristico in questo contesto e` vissuto come gesto
religioso, ma il mondo del fondamentalismo radicale ha delle gravi
difficolta` a rinnegare questi suoi figli.
Al di la` delle dichiarazioni di facciata e televisive, le poche indagini
che e` stato possibile compiere (tra gli emigrati in Occidente: nella
maggioranza dei paesi islamici le indagini sociologiche di argomento
religioso sono vietate) rivelano nelle moschee di orientamento
fondamentalista radicale una forte percentuale di consensi per bin Laden.
Certo, altra e` la responsabilita` morale e altra e` la responsabilita`
penale: ma per la maggior parte dei fondamentalisti radicali gli uomini
di bin Laden sono al massimo "fratelli che sbagliano" (cosi` come per
molti comunisti le Brigate Rosse erano composte da "compagni che
sbagliano"), e nelle moschee e sale di preghiera radicali (come si e`
visto, anche in Italia) questi terroristi trovano ospitalita`, rifugio e
possibilita` di reclutare nuovi adepti.
Ai pesci o agli squali del terrorismo la rete del fondamentalismo
radicale offre l'acqua di cui hanno bisogno per nuotare.

Dunque, accogliendo l'appello che viene - tra l'altro - dal Papa a
evitare generalizzazioni e condanne indiscriminate, dobbiamo ricordare
che non tutti i musulmani sono fondamentalisti e che non tutti i
fondamentalisti sono terroristi.
Ma contro un buonismo che non risolve i problemi ma li nasconde, contro
un pacifismo che non promuove la pace ma la riduce a ideologia, dobbiamo
nello stesso tempo non dimenticare che i fondamentalisti sono musulmani -
il fondamentalismo e` una componente importante dell'islam contemporaneo
- e che questi terroristi fanno parte integrante del mondo del
fondamentalismo radicale.
Si tratta di poche e semplici osservazioni, che di per se' non risolvono
il problema di come contrastare efficacemente il terrorismo e come porsi
di fronte al fondamentalismo sia nei paesi a maggioranza islamica, sia
nei paesi a forte emigrazione islamica come l'Italia: ma almeno
vorrebbero aiutare a impostarlo correttamente.

Massimo Introvigne
(Intervento al convegno "La sfida dei fondamentalismi", Torino, 3
dicembre 2001)
(C) http://www.cesnur.org/

#2743 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Gio 27 Dic 2001 3:27 pm
Oggetto: P. G. Longhaye S.J. - Lo spirito del tempo - 16
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Circa, poi l'impopolarita' che ci frutta la nostra ortodossia e
l'intransigenza dottrinale e morale. non saremo davvero noi a
vergognarcene e a impaurircene! Lo spirito di fede ci assicura ch'essa
sarebbe per noi piuttosto una gloria, perche' sarebbe un certificato di
fedelta` alla verita` alla Chiesa, a Gesu` Cristo, a Dio; ci fa vedere in
essa un'invidiabile partecipazione all'improperium Christi, che Mose`, al
dire di san Paolo, riteneva ricchezza maggiore di tutti i tesori d'Egitto
(Eb 11, 24-26: Per fede Mose`, divenuto adulto, rifiuto` di esser
chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato
con il popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo del peccato.
Questo perche' stimava l'obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei
tesori d'Egitto; guardava infatti alla ricompensa.). Il quale san Paolo,
poi, dopo aver ricordato che Gesu` Cristo soffri` fuori delle porte della
citta`, concluse esortando: Usciamo dunque anche noi dall'accampamento e
andiamo verso di lui, portando il suo obbrobrio (Eb 13,13).

#2742 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Gio 27 Dic 2001 3:27 pm
Oggetto: L'INSEGNAMENTO DEL CALENDARIO
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L'INSEGNAMENTO DEL CALENDARIO

Il calendario, come a dir l'anno, comincia con una festa di sangue:
Capodanno, festa della Circoncisione.
E` una goccia, appena una goccia di sangue, che scintilla come un rubino,
dinanzi alla nostra fantasia, fra il biancor della neve di cui la terra
e` coperta. Una goccia, poche stille, ma e` sangue che scorre: e` il
principio di un ruscello che andra` sempre ingrossando, che diventera`,
per nuovi continui affluenti, un fiume regale.
Un primo affluente, eccolo gia` il secondo giorno: 2 gennaio, ottava di
santo Stefano primo martire; un secondo, il 4: ottava dei santi Innocenti
martiri; un terzo, l'11: sant'Igino papa e martire; e il fiume va avanti,
di mano in mano piu` gonfio, piu` largo, piu` maestoso, sino alla fine
dell'anno, sino a san Silvestro (31 dicembre) papa e non martire... E` il
fiume del Sacrifizio, il fiume del Martirio, che il ferro di un sacerdote
ha aperto nella carne di un fanciullo senza peccato mentre gli poneva un
nome che significa Salvatore; continuato e alimentato di giorno in giorno
dal ferro dei persecutori, sparsi in tutta la terra... Tutta la terra
versa a questo fiume divino e umano il suo tributo di sangue ‹ e tutta la
terra viene da questo fiume (dove l'elemento divino santifica e avvalora
l'umano) fertilizzata e fecondata.
I frutti? L'anno finisce con san Silvestro, papa e non martire. Papa
equivale alla Chiesa, e non martire equivale a vittorioso, equivale a
libero. San Silvestro, salito al posto di Pietro nel 314, e` infatti il
primo dei supremi pastori che pasturarono all'aperto, sotto la luce dei
sole, nella lieta pace della liberta`, il mite e perseguitato branco di
Cristo. D'onde questa letizia, questa pace, questa liberta` della Chiesa,
se non da quel sangue?
Ora si comprende come quel nome glorioso di Salvatore, preso dal nato di
Betlemme, fosse cosi` strettamente e quasi necessariamente legato alla
confusione e al dolore della Circoncisione; ora si vede come si possa
insieme parlar di regno e di croce allorche' cantiamo, nel primo giorno
dell'anno: "Un Fanciullo c'e` nato, un Figliolo c'e` stato dato, che ha
sulla spalla il suo scettro":...cuius imperium super humerum eius.
Tale e` l'insegnamento del calendario dal primo all'ultimo giorno
dell'auno, dalla festa della Circoncisione alla festa di San Silvestro.
Dalla croce alla pace, dalla croce alla gioia, dalla croce alla liberta`,
dalla croce alla potenza, dalla croce al regno.
Cosi` torna vera anche in senso divino la massima della sapienza umana,
si vis pacem, para bellum; che potrebbe tradursi: se vuoi la pace,
preparati a non aver la pace; se vuoi la gioia, preparati a rinunziare
alla gioia; se vuoi la vita, preparati a dar la vita: questa povera vita
che invecchia e cade, un poco per giorno, come i foglietti del
calendario, per quella vita sempre nuova, sempre bella e desiderabile,
che fece ai martiri bello e desiderabile fino il martirio.

#2741 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Gio 27 Dic 2001 3:27 pm
Oggetto: 27 dicembre - Lode a Maria
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27 dicembre

L'evangelista della Vergine

O Vergine, piena di misericordia, o rifugio dei peccatori, o Madre dei
poveri e dei disperati, mi prostro ai tuoi piedi per domandarti pieta'.
La mia preghiera e' un gemito per i miei peccati, e' un'implorazione per
tutte le lacrime e per tutti i dolori, e' una supplica per tutti i poveri
e gli orfani, per i senza tetto e i senza pane, per i senza pace, per i
senza cuore e per i senza Dio. O Vergine, perdono, misericordia, pieta'.
Dammi la luce per conoscere il mio nulla e la grandezza incommensurabile
di Dio. Dammi la verita' per camminare nella legge di Dio.
Dammi la carita' per amare tutti i miei fratelli. Per Gesu' tuo Figlio.
Amen. Ave Maria!

#2740 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Gio 27 Dic 2001 3:27 pm
Oggetto: Scuola: no alla fabbrica dell'uomo nuovo!
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Scuola: no alla fabbrica dell'uomo nuovo!

Sono molti i docenti, i presidi, i genitori e anche gli alunni  che si
lamentano e non condividono le agitazioni studentesche che caratterizzano
questo momento dell'anno scolastico.
Vuoi perche' occupazioni, autogestioni, assemblee permanenti sono
proteste illegali; vuoi perche' si finisce sempre in un grande caos
autorizzato; vuoi perche' tutto fanno, tranne che rendere maggiormente
consapevoli gli studenti delle problematiche del mondo della scuola.
Ma nessuno e` in grado di opporsi a tutto ciò!
Il problema, beninteso, non si pone solo quest'anno, ne' si pensi che sia
stato scatenato dalla riforma Moratti: ogni anno, infatti, a dicembre si
svelano i gravissimi problemi della scuola italiana e sorge impellente il
desiderio di ribellione.

Ma non me la prendo con gli studenti, che fingono indignazione e
sconforto ogni volta che si pongono sul tappeto determinate questioni -
ma solo determinate questioni, beninteso - e non esitano a mascherare la
loro massima aspirazione, cioe` anticipare le vacanze natalizie,
manifestando un generico quanto improduttivo "dissenso" verso
l'istituzione scolastica, che quasi sempre significa solo ed
esclusivamente ostacolare il normale svolgimento delle lezioni (ma
quanti, tra l'altro, sono veramente consapevoli dei reali problemi della
scuola italiana, e quanti sono veramente d'accordo con queste agitazioni
e non preferirebbero, invece, continuare a fare lezione normalmente, ma
si adeguano solo per conformismo).

Non me la prendo con le famiglie, che, invece di intervenire a bloccare
questa situazione e impedire che i loro figli perdano tempo (anche se
questi ultimi dicono di impegnarsi per un'azione "civica e democratica"),
si limitano, nella migliore delle ipotesi, a una generica lamentela verso
la scuola, accantonando del tutto l'idea di accordarsi tra loro, perche'
dimenticano che anche loro fanno parte, con dei rappresentanti
regolarmente eletti, dei Consigli di classe e d'istituto.

Non me la prendo con qualcuno dei miei colleghi, che allarga le braccia
(come me, d'altronde...), del tutto neutralizzato da questa forza della
natura, qual e` la protesta studentesca; o che plaude in silenzio a
questa protesta, perche' e` convinto che realmente porti a qualcosa, o
magari perche' diventa una scusa per stancarsi di meno facendo lezione.

Non me la prendo nemmeno con i Presidi, che di fatto non provano ad
impedire che questa pantomima si riproponga ogni anno, con lo stesso
esordio, lo stesso andamento e lo stesso esito.
Se la massima aspirazione degli studenti e` quella di studiare meno
possibile, quella dei presidi e` di farsi notare meno possibile; e` per
questo che quasi nessuno si decide a denunciare le manifestazioni
illegali: sarebbe un atteggiamento troppo "autoritario", "dittatoriale",
sicuramente criticato e demonizzato mica solo dagli alunni, ma certo
anche da qualche genitore e docente.

Insomma, non me la prendo con gli effetti, ma con le cause.
E le cause sono remote, ma certo sempre attuali.
Si deve risalire molto addietro nel tempo, quando si cominciarono a
diffondere quelle nuove idee sull'educazione, che si iscrivono in un
progetto culturale tendente sostanzialmente a rifiutare la tradizione,
per costruire finalmente un "uomo nuovo".
Queste idee nei secoli, negli anni si sono progressivamente radicate
nella societa` e nella cultura, al punto che ormai fanno parte della
mentalita` dell'"uomo della strada".
Sono entrate cosi` a pieno a titolo anche nel mondo della scuola,
modificando profondamente sia il modo di educare che i contenuti
dell'educazione.
Se oggi, infatti, si permette che gli alunni possano organizzare
qualsiasi cosa, purche' la chiamino protesta, e` perche' da decenni,
ormai, l'idea cardine della nuova didattica e` la "centralita`
dell'alunno", che deve, con ogni mezzo, in qualsiasi modo e a ogni costo
sprigionare la propria personalita`.
E cio` si deve proprio alla suddetta volonta` di costruire un "mondo
nuovo", fatto di "uomini nuovi", pretesamente non condizionati, cioe`, da
alcun "pregiudizio", il che vuol dire da ogni sapere dato.
Da cio` e` stato breve anche il passo verso una perdita di importanza e,
quindi, di autorita` (nonche' di una degna retribuzione...!) della figura
del professore: gia`, perche', in una scuola libera dai saperi
tradizionali, in cui tutto e` rimesso in discussione, cosa puo`
pretendere di insegnare un professore?
Come puo` credersi depositario di qualche contenuto da trasmettere, se i
contenuti devono essere sempre scoperti, sperimentati e passati a un
vaglio critico?
E allora, detto questo, cos'e` ora la scuola?
Si puo` immaginare che sia "tutto e niente"?
Purtroppo mi sento di rispondere di si.

Tanto e` vero che inesorabilmente poi accade che a scuola sia lecito
parlare di tutto, e di niente: i contenuti diventano indifferenti,
possono essere questi o quelli, a volonta`.
E i professori non hanno intanto perso soltanto la loro importanza, il
loro degno stipendio e la loro autorita`, ma la loro stessa identita`.
Su cosa si devono formare?
Quali dev'essere il loro sapere e che cosa devono insegnare?
I saperi tradizionali o quello su cui gli alunni vogliono "dialogare",
cioe`, magari, il "Grande fratello", la musica rock, i balli
latino-americani, o un bel sermone no global?
E se a un professore tutto cio` non piace o non interessa?
Sara` condannato ad essere giudicato un cattivo docente?
Non e` un caso che la tendenza piu` attuale per la formazione del corpo
docente privilegi su ogni altra cosa la didattica, sempre finalizzata ad
esaltare la centralita` del discente e non piu` i contenuti di base che
gli si devono insegnare: ma questo potra` bastare?

Concludo con il pensiero dello studioso Estanislao Cantero Nunez:
"L'immaginazione e l'intuizione presuppongono delle idee, delle
conoscenze. Senza di esse la "creatività" e` ridotta a fantasia
irrealizzabile e, una volta messa in pratica, a fallimento e distruzione.
Ma per avere le idee che la rendono possibile ci vuole una disciplina, la
disciplina imposta dalla verita`, alla quale deve assoggettarsi l'opera
creatrice".

Lucia Menichelli
(c) il "Roma", 22-12-2001

#2739 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Mer 26 Dic 2001 7:35 pm
Oggetto: Totus tuus network - Aggiornamenti dal 16 al 23/12/01 n=b0_65
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Cari amici di TotusTuus,
rivolgiamo a  tutti voi l'augurio di trascorrere un lieto e sereno S.
Natale!

Vi segnaliamo ora gli aggiornamenti di questa settimana del Portale di
cattolici
http://www.totustuus.it/

1) IN PRIMO PIANO: Giovanni Paolo II: Lettera al Primate di Ungheria (25
luglio 2001)

2) Le nuove PAGINE CATTOLICHE della settimana sono:

(Liturgia)
Le grandi antifone dell'Avvento
di Dom Prosper Guérager O.S.B: queste meravigliose antifone, che
contengono tutto il midollo della Liturgia dell'Avvento, sono adorne d'un
canto armonioso e pieno di gravita'.

(Liturgia)
"La Voce"
di T. Casini: San Giovanni Battista nella liturgia dell'Avvento: per
essere una voce era nato, perché era una voce (voce di rimprovero) morì.

(Sacerdozio e vita religiosa)
Il celibato nella Chiesa antica
La questione del celibato è stata non poche volte sollevata da alcuni con
argomentazioni pro e contro.

(Il Magistero contestato)
L'invalidità dell'Ordine sacro conferito alla donna di P. Tito Sante
CENTI O.P. Il grande teologo e divulgatore di San Tommaso confuta il
preteso antifemminismo di San Paolo ed espone i punti fermi della
teologia positiva ed i motivi di convenienza della prassi plurisecolare
della Chiesa di Gesù Cristo.

3) TRACCE DI OMELIE: Inserite quelle per la Notte di Natale, il Giorno di
Natale e il 30 dicembre, Sacra Famiglia

4) QUESTIONI DI BIOETICA: Quando inizia la gravidanza?

5) NUOVA RELIGIOSITA': "Lo spettro del fondamentalismo"

6) IN LIBRERIA: Comunicato stampa a  presentazione di Cristianità n. 308
(novembre-dicembre 2001)

7) AL CINEMA: Men in black

8) "TUTTE LE GENERAZIONI MI CHIAMERANNO BEATA":
l'immagine della settimana è dedicata all Beata Vergine delle Grazie in
San Giovanni in Laterano, Roma

9) DICONO DI NOI:
Conferenza Episcopale Italiana - Ufficio Nazionale per le comunicazioni
sociali
OSSERVATORIO COMUNICAZIONE & CULTURA - N. 11 del 2001
Navigando nella rete - Una breve guida ai siti più interessanti (10°)

10) Altri aggiornamenti:
Su www.kattoliko.it/opusdei "Opus Dei... tutta la verita'!"
==> imperdibile saggio di Cornelio Fabro dedicato all'opera del beato
Josemaría scrivá, che potrete trovare all'indirizzo:
www.kattoliko.it/opusdei/Fabroind.htm
==> in attesa di inaugurare la versione completa in inglese del sito
abbiamo messo on line una ventina di pagine tradotte per favorire la
consultazione da parte dei numerosi visitatori stranieri
==> inizia da questo mese la collaborazione con father C. John McCloskey,
sacerdote americano della Prelatura dell'Opus Dei che ci ha generosamente
dato facoltà di tradurre e utilizzare i suoi articoli: questo mese
abbiamo inserito il primo (Il Papa e l'Opus Dei) sia nella sezione delle
News, sia nella pagina a lui dedicata
(www.kattoliko.it/opusdei/Mccloind.htm);
==> non manca una nuova omelia del beato Josemaría, intitolata: "Nella
bottega di Giuseppe" (www.kattoliko.it/opusdei/omelie.htm)
==> per quanto riguarda le "Interviste al fondatore", abbiamo inserito:
"Perché tanta gente si avvicina all'Opus Dei?"
(www.kattoliko.it/opusdei/newsesc01.htm);

Su www.ratzinger.it "Amici di Joseph Ratzinger"
MISCELLANEA 1997
Congresso Eucaristico 1997- Gli inviati del Principe Vladimiro - 27
ottobre 1997
Proponiamo alcuni brani dell'intervento del cardinale Ratzinger al
Congresso Eucaristico su "Eucaristia come genesi della missione".
«L'incarnazione non è un'idea filosofica, ma un evento storico, che
proprio nella sua singolarità e verità è il punto di inserzione di Dio
nella storia» Tratto da Tracce (www.tracce.it )

Su www.dongiuss.cjb.net "Sito non ufficiale su Mons.Luigi Giussani"
ARTICOLI
+Via Crucis
Appunti da una meditazione di don Giussani lungo la Via Crucis
+Dalla mia vita alla vostra
Appunti dall'intervento di Luigi Giussani alla Giornata d'inizio anno
degli universitari di Cl di Milano - Palalido, 18 ottobre 2001
+Fra Riccardo Pampuri
Prefazione tratta dal libro di Rino Cammilleri "fra Riccardo Pampuri"
scritta da Mons. Luigi Giussani +Un Mistero di presenza, di perdono e di
resurrezione
Tertium Millennium, n. 5, novembre 1997 (rivista del Comitato Centrale
del Grande Giubileo dell'anno 2000)
+Il nuovo inizio dei figli di Dio
Pasqua cristiana:annuncio di resurrezione e speranza - La Repubblica, 30
marzo 1997
+Testimonianza di un popolo nuovo
La trascrizione dell'intervista di Radio Vaticana a don Giussani in
occasione del quindicesimo anniversario del riconoscimento pontificio
della Fraternità di Cl
MISCELLANEA
+Luce e segno del vero nel nostro cammino
Lettera di ringraziamento del Santo Padre per gli auguri che don Giussani
gli mando' in occasione del Natale del 1996
+La realtà umana del Signore
Due scritti di Giovanni Paolo II e di Mons. Giussani in preparazione al
Grande Giubile dell' A.D. 2000
LINKS
+ the William Congdon Foundation

DATI STATISTICI
Il nuovo banner exchange ha 69 siti aderenti
Totale dei "Daily Unique Visitors" del mese di Novembre: 33.935
Totale siti verificati e accettati: 1228; totale siti rifiutati: 426
Iscritti a questa lettera di aggiornamenti: 1.264

Alla prossima settimana!
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Portale di cattolici: http://www.totustuus.it/


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  Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!


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Portale di Cattolici: http://www.totustuus.it/

#2738 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Mer 26 Dic 2001 7:35 pm
Oggetto: SANTO STEFANO
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SANTO STEFANO di Tito Casini

Per essere uno dei santi, come si dice, piu` grossi, santo Stefano primo
testimonio si trova nel calendario liturgico due volte l'anno: la festa e
l'ottava. E siccome la sua festa cade il 26 dicembre (l'ottava, quindi,
il 2 gennaio), il nome di Stefano figura nell'anno di Dio al principio e
alla fine: come dire che ai due poli dell'anno rifulgono due corone.
Quanto poi alla sua grandezza, basta guardare dove lo ha messo la Chiesa:
la sua festa, il giorno dopo Natale; l'ottava, il giorno dopo la
Circoncisione: sempre, cioe`, accanto a Gesu`, preferendolo perfino a san
Giovanni evangelista (27 dicembre), che non puo`, nel calendario,
poggiare il capo sul petto del Signore perche' di mezzo c'e` Stefano.
E Stefano veramente si merita di stare accanto a Gesu`, perche' non solo
a Gesu` rese per primo la valida testimonianza del sangue ‹ primo
avverando le parole di Gesù: "Ecco ch'io vi spedisco de' profeti e de'
savi e degli scribi, e voi, parte ne ucciderete e metterete in croce,
parte ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di
citta` in città" ‹ ma gli rassomiglio` in maniera che, leggendone nel
Nuovo Testamento la storia, ci s'illude a un certo punto di aver tra mano
non gli Atti di Luca ma un quinto Vangelo dopo quel di Giovanni. Infatti,
la storia degli Apostoli principia, nel racconto del pittore a Teofilo,
dagli ultimi atti di Gesu`.
Dicendo l'ultime parole: "Mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta
la Giudea e Samaria e sino agli estremi del mondo", Gesu` si era tolto da
poco ai discepoli, alla madre e alla terra. La nuova loro orfanezza era
stata gia` consolata dall'avvento della Terza Persona, che li aveva a
fuoco rilavorati, nel cuore, nella mente e nella lingua; gia` Pietro,
parlando, come capo, una prima volta a una folla mista di " Parti, Medi,
Elamiti, abitanti della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia,
della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e de' paesi della Libia
intorno a Cirene, avventizi romani sia giudei che proseliti, Cretesi e
Arabi", ne aveva tratto, da tutti inteso, tremila credenti; e una seconda
volta, aggiungendo la parola al prodigio, altri duemila ne aveva portati
al battesimo (cosi` si avveravano sotto i loro occhi le parabole poco
prima udite del lievito e del chicco di senapa); gia`, per questo, Pietro
e Giovanni avean patito prigionia e battiture, uscendo dal carcere e dai
flagelli "lieti d'esser fatti degni di patir contumelie per il nome di
Gesù". Ma nessuno, per quel nome, aveva reso ancora la calda
testimonianza del sangue, non ancora la pianticella di Cristo era stata
innaffiata da questo liquido prezioso, i fedeli non avevano ancora
reliquie di santi da baciare, allorche' dalla massa dei credenti Stefano
emerse.
Quale delle due retate di Pietro lo aveva catturato a Cristo? Fosse l'una
o fosse l'altra, egli era gia` buon servitore di Cristo allorche' i
Dodici, cupidi di predicare e pregare, chiesero di "sette uomini di buona
riputazione, pieni di Spirito Santo e di sapienza" a' quali commettere il
pensiero della dispensa: tra gli eletti, il primo fu Stefano, "uomo",
torna a dir Luca, "pieno di Spirito Santo".
La fede ‹ Cristo lo aveva detto ‹ e` fonte di prodigi: chi n'abbia
quant'un chicco di senapa puo` dire a una montagna: lèvati di qui e
buttati in mare ‹ e quella gli da` retta. Stefano, che n'era "pieno",
faceva infatti "prodigi e segni grandi tra il popolo", tanto da
richiamare alla mente quell'altro di Nazaret, e da mettere in serio
pericolo le fortune sinagogali. Meno male che lo zelo dei postulatori di
Barabba era sempre acceso?
Noin potendola con lui a fatti, e serbandosi di ricorrere alle cattive
quando proprio non vi fosse stata altra via, i vincitori di Gesu` si
provarono con Stefano a parole. Ma Stefano, come era potente di mano,
cosi` era di lingua, e i sermonisti della sinagoga quante volte si
attriccarono con lui tante n'ebbero la peggio, col bel guadagno che il
popolo, assistendo alla gara, si buttava sempre piu` dalla parte del
vincitore. Inutile confondersi: per concluder qualcosa bisognava rimetter
mano al borsellino. Fortuna che Giuda non era stato molto esigente: in
fondo alla pelle di montone c'era sempre tanto (la comprar due testimoni
che si fossero contentati di una cosa giusta.
Trovati ‹ cosa facile ‹ i testimoni, e ammaestrati ben bene che non
s'imbrogliassero poi al momento buono come que' due balordi dell'altra
volta, con pochi altri spiccioli, spesi per mettere insieme un po' di
baccano, Stefano fu preso e menato dinanzi al sinedrio.
L'accusa era anche questa volta di maldicenza grave e continuata contro
il tempio e la legge, e, a provarla, ecco i testimoni. L'usciere comincia
la chiama, e il primo che si presenta dice: "Quest'uomo non fa che
sparlare contro il luogo santo e la legge: difatti, gli abbiam sentito
dire che Gesu`, quel tal Nazareno, distruggera` questo luogo e mutera` i
riti che ci ha tramandato Mosè". Ne viene un altro e: "Quest'uomo non fa
che sparlare contro il luogo santo e la legge: difatti..." Il terzo,
idem. Le testimonianze erano cosi` chiare e concordi che il sommo
presidente non ebbe bisogno, per l'onor della cosa, di fare altre domande
o di rimetterei un'altra volta il vestito, ma senz'altro diede la parola
a Stefano, perche', se poteva, si discolpasse: "Stanno proprio cosi` le
cose?"
Ma Stefano doveva aver badato poco a quel che si diceva di lui, perche',
dicon gli Atti, "guardandolo fisso, tutti quei che sedevano nel consiglio
videro il suo viso fatto come il viso di un angelo". La sua conversazione
era stata, come vuol Paolo, nei cieli.
Tuttavia, all'interrogazione del sommo sacerdote rispose. Rispose, anzi,
con un lungo discorso: un compendio di tutta la storia patria da Abramo
in giu`, con dei continui "ma" a marcare il contrasto fra la costante
larghezza di Dio e la costante ingratitudine del suo popolo... Non era
davvero quello il verso di rabbonire verso di se' i suoi giudici, e men
che meno fu la finale. Infatti, lui che aveva esordito cosi` onestamente
chiamando i suoi accusatori col nome di fratelli, e i giudici con quel di
padri ("Fratelli e padri, vogliate ascoltarmi..."), termino` chiamandoli
rispettivamente traditori e assassini: "...Voi pure siete come i padri
vostri. Quale dei profeti i padri vostri non perseguitarono? Uccisero
perfin quelli che annunziarono la venuta del Giusto, di cui ora voi siete
stati i traditori e gli assassini".
Le facce  di quei fior di galantuomini a sentirsi titolare in quella
maniera e` piu` facile immaginarsele che descriverle. Luca dice che
"digrignavano i denti".

Ma il colmo della misura fu quand'egli aggiunse, fissando il cielo ‹ la
sua conversazione era gia` tornata lassu` ‹: "Ecco io vedo i cieli aperti
e il Figlio dell'uomo stare alla destra del Padre!" Sibilando di rabbia
come bisce accerchiate dal fuoco e tappandosi per l'orrore le orecchie,
gli si affulcarono addosso... lo trascinaron fuor del sinedrio.
E i sassi volarono d'ogni parte sul corpo del diacono, che si veniva
vestendo di rosso, come il sacerdote per la messa dei Martiri. Egli,
guardando il cielo aperto, sorrideva beato, come se invece di pietre gli
lanciassero, per festa o gioco, morbide rose. Lapides torrentis illi
dulces fuerunt... Quando gli parve d'esser tutto parato, anch'egli si
mosse per fare il suo introito all'altare di Dio: "Signore Gesù," disse,
"ricevi lo spirito mio". Si ricordo` che non eran rose quelle che gli
ricadevano imporporate d'attorno, non accoliti, chi le lanciava, che gli
porgessero i paramenti e il vino, ‹ e prego`, come il Sommo Sacerdote
aveva pregato: " Signore, non imputar loro questo peccato!"
"Cio` detto," registra Luca con espressione che non si cessera` di
ripetere, "si addormento` nel Signore".

#2737 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Mer 26 Dic 2001 7:35 pm
Oggetto: Card. Mindszenty - Maria educatrice dei Martiri
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26 dicembre - Lode a Maria

Maria educatrice dei Martiri

A Te i nostri umili ossequi, o Regina beata!
Noi confessiamo quelle colpe che offuscano lo specchio della giustizia,
che pesano sulle nostre coscienze. Noi offriamo tutto quanto abbiamo
dovuto sopportare di miserie nei singoli, nelle famiglie, nelle classi e
nella nazione: le sofferenze siano la nostra espiazione.
Siamo pronti a soffrire, o Madre dolorosa, fin quando tuo Figlio lo
vuole, per il nostro bene.
Ma ti preghiamo oggi come nel passato che tu sia dolce Madre nostra!
Amen. Ave Maria!

                 (Card. Mindszenty)

#2736 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Mer 26 Dic 2001 7:35 pm
Oggetto: 25 dicembre - Lode a Maria
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25 dicembre

La piu' fulgida gloria di Maria

O Maria Vergine e Madre, che sola fra le donne hai meritato di portare il
Signore nel mondo, e che hai dato alla luce Gesu', perche' potesse
compiersi l'opera della nostra salvezza, guarda in questo mistero
ineffabile la nostra vita.
Madre santa del Signore, concedi la grazia di purificarci dei nostri
peccati, di gustare il dono della pace, di sentire vivo e operoso il
precetto della carita' per poter servire il prossimo nella fedelta' della
preghiera e nella testimonianza delle opere.

Amen. Ave Maria!

#2735 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 24 Dic 2001 2:24 pm
Oggetto: GIORNO di NATALE
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GIORNO di NATALE, Ciclo A

LETTURE

Prima: Is 52,7-10
Seconda: Eb 1,1-6
Vangelo: Gv 1, 1-8

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE

In questa liturgia, la Parola unisce le diverse letture. La Parola di Dio
si e` servita di molti intermediari nel corso della storia della
salvezza. Cosi` ci informa la seconda lettura ("Dopo che Dio parlo`
diverse volte e in diversi modi..."), e cosi` possiamo constatare nella
prima ("Come sono belli i piedi del messaggero che annunzia la pace, che
porta la buona novella e proclama la salvezza!"). Questa Parola di Dio
non era un'idea, o un simbolo, ma una persona divina che ha parlato agli
uomini per mezzo della creazione, della storia, e che, adesso, si fa
"carne" e, senza cessare di essere Parola di Dio, comincia ad essere
anche parola umana (Vangelo). Una Parola superiore a Mose` e alla Legge
(Vangelo), superiore agli stessi angeli e a tutta la creazione (seconda
lettura).

MESSAGGIO DOTTRINALE

La parola, nell'esperienza umana, non esiste senza interlocutore a cui
dirigerla e che risponda, dando in questo modo origine al dialogo. Fin
dalle origini stesse dell'umanita`, Dio e` entrato in dialogo con l'uomo:
scende la sera nel paradiso per conversare con Adamo ed Eva...e,
nonostante la risposta indegna dell'uomo, Dio non ha chiuso mai questo
dialogo amoroso con l'umanita`. Ancor di piu`, ha usato i mezzi piu`
diversi (visioni, oracoli, castighi, profezie, promesse, benedizioni...)
per non interrompere questo dialogo, e affinche' la risposta dell'uomo
fosse sempre meno indegna di Dio. La Parola di Dio non ha mancato ne'
manchera`, perche' Dio e` fedele, e nel supremo gesto di amore e di
fedelta` si incarna nell'uomo Gesu`, facendosi interamente Parola di Dio
in parola umana. Questa Parola di Dio non e` stata mai neutra durante i
secoli. E` stata una Parola di amore che cercava una risposta di amore;
una Parola di verita`, che cercava una risposta di autenticita`;  una
Parola interessata al bene dell'interlocutore (l'uomo); una Parola di
donazione, che cercava una risposta di accettazione; una Parola di
solidarieta` fino all'atto estremo di farsi carne, che cercava una
risposta di ringraziamento e di gioiosa accoglienza...

In questo dialogo tra Dio e l'uomo, quante volte l'uomo ha deluso Dio, ha
rifiutato la sua Parola! Ma, anche, quanti uomini lo hanno accolto, e
hanno corrisposto ad essa, come Maria e Giuseppe! In questi giorni di
Natale, la Parola di Dio ci parla nell'umanita` del Bambino Gesu`. Il
dialogo di Dio con noi, continua. L'umanita`, ogni credente, dovra` dare
una risposta. Quale?

SUGGERIMENTI PASTORALI

Noi cristiani di oggi, come tutti gli uomini in generale, siamo
bombardati da migliaia e milioni di parole ogni giorno, per grazia e
merito dei mezzi di comunicazione sociale (radio, stampa, telefono,
televisione, internet) e in virtu` della nostra condizione sociale (casa,
ufficio, luogo di lavoro, parrocchia, bar, salotti...). In molti casi ci
sono parole... ma non si giunge alla comunicazione: un saluto, un
commento sul tempo, una domanda sul marito, la moglie, i figli, un
arrivederci...e basta. In molti altri casi, ci sono parole o lettere, ma
senza arrivare nemmeno in questo caso a una vera comunicazione: leggo per
informazione, prescindendo da colui che scrive; ascolto la radio o vedo
la TV senza molta attenzione, per sentire la sua compagnia, per 'passare
il tempo' o per 'fare il tifo' per la mia squadra preferita. In questi
casi, la risposta all'interlocutore e` povera. Esistono anche altre
occasioni in cui si ha un vero dialogo, cioe`, incontro di due intimita`
(pensiero, cuore, volonta`, sensibilita`) che si aprono e si donano
reciprocamente in forme e gradi diversi, secondo la relazione tra loro:
sposi, amici, fratelli, compagni di lavoro o professione...

Davanti all'enorme moltiplicazione di parole che quotidianamente si
ascoltano e si emettono, si corre il pericolo di prendere un
atteggiamento poco serio e superficiale quando chi si rivolge a noi e` la
Parola di Dio. Leggiamo, ascoltiamo la Parola di Dio nella Bibbia, nella
liturgia eucaristica e sacramentale, e puo` essere che ci 'scivoli
addosso', come quando ascoltiamo e vediamo la televisione. Forse e`
diminuita in noi, cristiani, la coscienza che la Parola di Dio e`
differente da qualsiasi parola umana: Cerca e vuole raggiungere il
dialogo, l'incontro, l'interpellare la coscienza, il dono della
salvezza...Tutto cio` ha una grande validita` nel Natale, quando la
Parola di Dio si fa carne, diventa un bambino che parla con il silenzio e
con la vita. Questa Parola di Dio-Bambino ci sta gridando che l'amore di
Dio e` meraviglioso, sorprendente, straordinariamente fedele. Che cosa
risponderai a questo Bambino che interpella la tua liberta`, il tuo
amore, e la tua coscienza dalla grotta di Betlemme?

#2734 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 24 Dic 2001 2:23 pm
Oggetto: NOTTE di NATALE
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NOTTE di NATALE, Ciclo A

LETTURE

Prima: Is 7, 10-14
Seconda: Rom 1,1-7
Vangelo: Mt 1,18-24

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE

Tra i vari punti di contatto delle letture, scelgo quello della nascita.
L'annuncio dell'angelo ai pastori è: "Vi e` nato oggi...un Salvatore"
(Vangelo). Il testo di San Luca, eco del testo di Isaia, proclama
profeticamente la nascita del Messia: "Un bambino e` nato per noi". Nella
seconda lettura, San Paolo, entro un contesto parenetico, fonda e motiva
la condotta etica dei cristiani nella quale la grazia di Dio si e` fatta
visibile nella nascita e nella vita di Gesu` Cristo.

MESSAGGIO DOTTRINALE

San Luca, narrando la nascita di Gesu`, mette gia` in rilievo le due
dimensioni della sua esistenza: quella umana e quella divina. Gesu` e`
uomo: nasce in un tempo storicamente determinato, con una genealogia
documentabile, in una citta` conosciuta, in un luogo e in condizioni
proprie della classe povera della Palestina. San Luca abbonda
nell'umanita` di Gesu` riferendo, nel suo racconto, l'arrivo per Maria
del tempo del parto, il dare alla luce suo figlio, l'avvolgerlo in
pannolini, il coricarlo in una mangiatoia. Queste azioni confluiscono in
una accentuazione dell'umanita` di Gesu`, umanita` interamente uguale
alla nostra. San Luca, come evangelista della comunita` e per la
comunita`, non poteva non aggiungere la presentazione della divinita` di
Gesu`. Nel bimbo nato da Maria si compie la profezia messianica di Isaia,
e in essa si dice: "Il suo nome e` Dio forte", un nome esclusivo di Yave'
nell'Antico Testamento. Inoltre, Dio, per mezzo del suo angelo, annuncia
i titoli di questo bambino: Salvatore, Messia, Signore. Salvatore, e
percio`, Dio, poiche' soltanto Dio ha potere per salvare. Messia, in
quanto e` il Salvatore dei giudei. Signore, in quanto e` il Salvatore del
mondo pagano, per cui "Signore" era il titolo piu` applicato alla
divinita`. Infine, un coro angelico esalta e loda Dio per la nascita del
bambino. Cio` significa che questo bambino e` piu` grande degli stessi
angeli, e` Dio.

In Gesu`, umanita` e divinita` convivono in forma perfetta. E`, allo
stesso tempo: Perfectus Deus, perfectus homo. Gli stessi tratti che Isaia
canta del Messia futuro mostrano la perfezione e l'armonia tra l'umano e
il divino: "Consigliere prudente, Dio forte, padre eterno, principe della
pace". Al Dio forte (divinita`) si unisce un "padre eterno" (in relazione
a Davide), consigliere prudente e principe della pace (in relazione a
Salomone), e con cio` si sottolinea la somma perfezione umana del bambino
preannunciato. San Paolo nella seconda lettura esorta i cristiani a non
separare la fede dalla vita, la verita` etica dalla verita` dogmatica. Il
cristiano e` interamente uomo e assume tutto il buono che c'e` nell'uomo
(vedere Tit 2,1-10). Ma il cristiano non separera` mai il suo inserimento
nel mondo dalla sua fede in Gesu` Cristo e dal mistero di salvezza che
Egli rappresenta e rende efficace tra gli uomini (seconda lettura). La
nascita del Figlio di Dio, senza cambiare le azioni buone degli uomini
nelle loro componenti etiche, da` a queste ultime un significato nuovo,
la linfa nuova del Vangelo.

SUGGERIMENTI PASTORALI

Forse in alcune comunita` cristiane si sottolinea troppo l'umanita` di
Gesu`, trasformandolo in un modello di esistenza perfetta, e lasciando
quasi in oblio la sua divinita`. In altre comunita` e` possibile che si
ricalchi tanto la divinita` del Bambino, da far passare in secondo piano
la sua meravigliosa umanita`. Di fronte a questa doppia possibilita`, si
deve fare una catechesi in cui si mantenga, in modo equilibrato, tanto
l'umanita` quanto la divinita`, e in cui si facciano applicazioni
concrete e pratiche per la vita del cristiano, a partire da questa
visione equilibrata del mistero di Cristo. Menziono alcune possibili
applicazioni: adorare ma allo stesso tempo imitare questo Bambino;
convincersi che il cristiano e` chiamato ad essere e a vivere come figlio
adottivo di Dio e simultaneamente ad essere e a vivere come uomo; essere
coscienti che non c'e` dicotomia tra le verita` di fede e la realta`
concreta dell'esistenza, e che, anche se apparentemente ci fosse tale
dicotomia, si deve cercare di distruggerla e trovare il punto di
equilibrio (per esempio, nel compimento e nel rispetto delle leggi
fiscali, delle leggi che governano e reggono una nazione, ecc.). La
seconda lettura ci insegna a rinunciare alla vita senza religione e ai
desideri del mondo, per vivere nel tempo presente con moderazione,
giustizia e religiosita`.

Nella nostra comunita` ci saranno senza dubbio piu` poveri che ricchi, e
forse molti cristiani, che non hanno abbondanza di ricchezze, ma non ne
sono nemmeno sprovvisti. Lo stato socio-economico delle persone non lo
cambiera` il cristianesimo, anche se lo puo` migliorare. Forse la forma
piu` adatta per un miglioramento potrebbe essere il considerare la
poverta`, non come un male che si deve evitare o alleviare, ma come un
grandissimo valore che dobbiamo amare, e, secondo il nostro stato e la
nostra condizione, anche vivere. Un imprenditore puo` amare e vivere la
poverta`, anche se il suo modo di farlo puo` essere diverso da come ama e
vive la poverta` un operaio della sua impresa. Un professionista puo`
amarla e viverla, ma lo fara` in modo differente da come la vive una
persona disoccupata o che ancora non ha trovato il primo lavoro. I modi
di essere povero, di incarnare la poverta`, possono variare, ma dovra`
essere uguale l'apprezzamento della poverta`, l'interesse e lo sforzo per
applicarla alla propria vita, sapendo che non siamo signori ma
amministratori di alcuni beni che Dio ha dato al servizio, certamente di
se stessi e della propria famiglia, ma allo stesso modo anche al servizio
degli altri.

#2733 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 24 Dic 2001 2:23 pm
Oggetto: 24 DICEMBRE
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24 DICEMBRE

Consideriamo la purissima Maria, sempre accompagnata dal suo fedele sposo
Giuseppe, che esce da Gerusalemme e si dirige verso Betlemme. Essi vi
giungono dopo alcune ore di cammino e, per obbedire al volere celeste, si
recano alla sede del censimento secondo l'editto dell'Imperatore. Sul
pubblico registro si nota cosi` il nome dell'artigiano Giuseppe,
falegname a Nazareth di Galilea; senza dubbio vi si aggiunge anche il
nome della sposa Maria che l'ha accompagnato nel viaggio; forse e` stata
qualificata anche come donna incinta al nono mese: questo e` tutto. O
Verbo incarnato, agli occhi degli uomini, tu non sei dunque ancora un
uomo? Visiti questa terra e vi sei sconosciuto; tuttavia tutto quel
movimento, tutta l'agitazione che porta con se' il censimento
dell'impero, non hanno altro scopo che di condurre Maria, Madre tua, a
Betlemme per darti alla luce.
O Mistero ineffabile! Quanta grandezza in questa apparente bassezza!
Tuttavia il sommo Signore non ha ancora toccato il fondo del suo
abbassamento. Ha percorso le dimore degli uomini, e gli uomini non
l'hanno ricevuto. Cerchera` ora una culla nella stalla degli animali
senza ragione: e` qui che nell'attesa dei canti angelici, degli omaggi
dei pastori e delle adorazioni dei Magi, trovera` "il bue che conosce il
suo Padrone, e l'asino che vien legato alla mangiatoia del suo Signore".
O Salvatore degli uomini, o Emmanuele, o Gesu`, anche noi ci recheremo
alla stalla; non lasceremo compiersi solitaria e derelitta la nuova
Nascita. A quest'ora, tu vai bussando alle porte di Betlemme, senza che
gli uomini vengano ad aprirti, e dici alle anime, con la voce del divino
Cantico: "Aprimi o sorella mia, amica mia, poiche' il mio capo e` pieno
di rugiada e i miei capelli imbevuti delle gocce della notte". Noi non
vogliamo che tu abbia a passare oltre la nostra dimora: ti supplichiamo
di entrare, e ci teniamo vigilanti alla nostra porta. "Vieni dunque, o
Signore Gesu`, vieni".


Testo tratto da: Dom Prosper Gue'ranger, L'anno liturgico, vol. I Avvento
e Natale, Alba 1956, pp. 359-75 passim.

#2732 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 24 Dic 2001 2:23 pm
Oggetto: OGGI
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OGGI

Ed ecco che anche il nuovo invitatorio, Prope est iam Dominus, "il
Signore è già prossimo" sostituito al Regem venturum fin dalla terza
domenica, non basta più all'ardor della Chiesa aspettante lo Sposo. Lo
Sposo verrà domani: non più un domani in vago senso ma esattamente
"domani", ossia nel giorno che seguirà al giorno d'oggi, prima che si
rifaccia sera due volte, e il sole che si leverà domattina troverà sulla
terra una nuova creatura che sarà Lui. Verrà stanotte, fra l'ultimo
istante di questo e il primo del nuovo giorno: verrà dunque tra meno di
un giorno, verrà "oggi".
Hodie scietis quia veniet DominusŠ: "Sappiate che oggi verrà il Signore e
ci salverà, e doman vedrete la sua gloria". Queste parole si ripetono
come un ritornello nelle funzioni di questo giorno: l'introito le
riprende dall'invitatorio, il graduale dall'introito, variando solo le
note, che sono un crescendo di allegrezza. HodieŠ HodieŠ HodieŠ
Oggi nascerà dunque Gesù, oggi si riaprirà per noi il paradiso, oggi sarà
coronata l'aspettazione dell'universo. E la Chiesa rinumera, prima che il
nuovo tempo incominci, tutto il tempo trascorso, il tempo che sarà detto
"antico", il tempo che sospirò di vedere ciò che noi vedremo "oggi". Š
Tutti, nel coro, s'alzano e restano in piedi ‹ l'atteggiamento di chi
aspetta ‹ allorché, a Prima, il lettore prende a leggere il martirologio:
"Giorno ottavo innanzi le calende di gennaio. L'anno dalla creazione del
mondo cinquemilacentonovantanove, dal diluvio
duemilanovecentocinquantasette, dalla nascita di Abramo duemilaquindici,
da Mosè e dall'uscita d'Israele dall'Egitto millecinquecentodieci,
dall'unzione di Davide re milletrentadue, nella sessantacinquesima
settimana secondo la profezia di Daniele, nell'Olimpiade
centonovantaquattresima, dalla fondazione di Roma l'anno
settecentocinquantadue, dell'impero d'Ottaviano Augusto quarantaduesimo,
essendo tutto l'universo in pace, nella sesta età del mondo, Gesù Cristo,
Dio eterno, figlio dell'eterno Padre, volendo coi suo misericordiosissimo
avvento consacrar questo mondo, concepito già di Spirito Santo, trascorsi
dal concepimento nove mesi, nasce, fatto uomo, in Betlemme di Giuda, da
Maria vergine..." E tutti, nel coro, s'inginocchiano, a queste parole che
annunziano il compimento dei tempi: e sono i tempi ‹ dalla creazione ad
Augusto ‹ che s'inchinano a quell'ultimo istante del nono mese di Maria;
son le città, i popoli, gl'imperi ‹ Israele, la Grecia, Roma ‹ che si
ecclissano dinanzi a Betlemme, a una capanna, a una mangiatoia. È il
censimento di Dio, prima del censimento di Augusto. Roma non è che una
parte dell'impero di cui sarà investito, stanotte, il fanciullo di
Betlemme; Augusto non è che un suddito di quest'impero, il quale
comprende tutta la terra. Domini est terra et plenitudo eiusŠ: "Del
Signore è la terra e tutto il suo contenuto", canta, quasi a conchiusione
del censimento e a consegna del regno, il versetto introitale, "suo è
l'universo e suoi son tutti quelli che l'abitano". Fissati così i confini
e i sudditi, la colletta fissa di quest'impero la durata, che sarà quella
della terra, supplicando già il Padre che ci sia alla fine benigno
giudice Colui che fra pochi istanti riceveremo redentore: ... ut
Unigenitum tuum, quem Redemptorem laeti suscipimus, venientem quoque
Iudicem securi videamusŠ Stabilito anche questo, il regno è pronto, il Re
può comparire: l'offertorio è un grido di araldo che lo annunzia e lo
chiama: Tollite portas, principes, vestras, et elevamini, portae
aeternales, et introibit Rex gloriae: "Spalancate, o principi, le vostre
porte; porte eterne, innalzatevi, ed entrerà il Re della gloria!"

No, egli non verrà come re di gloria; nessun principe gli spalancherà le
sue porte, e al pubblico albergo gli diranno: non c'è posto. Avrà per
reggia una stalla, per stanza una greppia, per letto dell'erba secca. Non
verrà da re, non verrà in gloria, egli che viene per riparare. Per
l'orgoglio di chi si ribellò a Dio, verrà da suddito a segnarsi in una
nota di sudditanza; per la cupidigia di chi volle levarsi alla pari di
Dio, verrà da povero ad abitare col bove e l'asino.
Il dolore divino da cui nascerà domani la nostra gioia, l'ignominia di
Gesù, prezzo della nostra gloria, ha come un presagio e un inizio oggi,
nel dolore e nell'ignominia della Madre, della nuova Eva riparatrice
dell'antica. Maria ‹ è il vangelo, triste, di questa giubilante vigilia:
nuvola diaccia e scura nel cielo azzurro di un bel giorno ‹ Maria, la
senza macchia, è sospettata di peccato: Cum esset desponsata mater Iesu,
Maria, Ioseph, antequam convenirent, inventa est in utero habens de
Spiritu Sancto. Ioseph autem, vir eius, cum esset iustus et nollet  am
traducere, voluit occulte dimittere eamŠ Ma non è che una nuvola.
L'angelo che rasserena Giuseppe rasserena con le sue parole anche noi,
rifacendo piena la nostra gioia: "Essa partorirà un figlio, e gli porrai
nome Gesù".
Gesù, che significa Salvatore. E il vangelo ci riporta al graduale,
all'introito, all'invitatorio: "Sappiate che oggi verrà il Signore e ci
salverà..."
  "Oggi", cioè fra meno di un giorno: allorché la prossima notte sarà
giunta a metà.

#2731 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Lun 24 Dic 2001 2:23 pm
Oggetto: 24 dicembre - Lode a Maria
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24 dicembre

La Madonna del Presepio

O Madonna del Presepio, ascoltami!
O Vergine Madre, tutta bella e sfolgorante d'amore, raccogli il gemito
del mio cuore, l'umile ossequio della mia vita mentre Ti prego di cercare
al tuo Figlio Divino perdono per i miei peccati e misericordia per tutti
noi peccatori.
Vergine Madre di Dio, Ti offro le pene per l'espiazione delle mie colpe.
Accetta, o dolce Madonna del Presepio, la mia offerta che abbraccia i
sentimenti dell'universo in questa notte santa. E si fonde nelle lacrime
dei sofferenti, dei poveri, degli esuli, dei deportati, degli esiliati,
dei carcerati, degli oppressi. Tutte queste sofferenze, questi dolori
muti e altissimi lamenti ci portano un po' di luce, un po' di amore, un
po' di pace.
O Madonna del Presepio, ostensorio di Dio sul mondo, prega per me, prega
per noi, prega per tutta l'umanita', o dolce Madre nostra.
Amen. Ave Maria!

#2730 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 22 Dic 2001 11:07 am
Oggetto: I PERSONAGGI
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I PERSONAGGI

Quarta domenica. Domani? Doman l'altro? Fra tre giorni?... Non passera`
una settimana, ch'Egli sara` qui fra noi. E gli occhi della Chiesa
scrutano sitibondi le vie da cui deve spuntare: Rorate, coeli, desuper,
et nubes pluant Iustum; aperiatur terra et germinet Salvatorem: "Mandate,
cieli, la rugiada, e le nubi piovano il Giusto; s'apra la terra, e
germini il Salvatore". Il cielo e la terra: il cielo, da cui Egli deve
scendere Dio; la terra, su cui deve nascere uomo; il cielo e la terra,
inimicati dal nostro peccato; il cielo e la terra, che la sua
misericordia viene a riconciliare. L'imminenza della redenzione (che per
lui vorra` dire passione e morte) si sente pure nei nomi che suonano,
nudi, in questa messa, quasi una presentazione dei personaggi che avranno
parte alla gran scena: Anno quintodecimo imperii Tiberii Caesaris,
procurante Pontio Pilato Iudaeam, tetrarcha autem Galileae Herode,
Philippo autem fratre eius tetrarcha Ituraeae et Trachonitidis regionis,
et Lysania Abilinae tetrarcha, sub principibus sacerdotum Anna et Caipha,
factum est verbum Domini super Iohannem Zacharìae filium... Tiberio,
Ponzio Pilato, Erode, Anna, Caifa, Giovanni, Zaccaria... E, in Tiberio e
Pilato, Roma: Roma che ordinera` il censimento e approvera` la sentenza,
Roma che ha tolto a Giuda lo scettro, segno che un altro sta per
innalzare il suo scettro su tutta quanta la terra, secondo lo profezia di
Giacobbe: "Lo scettro non sara` tolto da Giuda... fino a che venga Colui
che dev'esser mandato e sara` l'aspettazion delle genti".
Ma un altro nome suona nella messa di questo giorno, indizio che
l'aspettazione sta per finire: un nome troppo diverso dagli altri, troppo
piu` alto di loro, troppo piu` potente di Tiberio, piu` santo di
Giovanni, perche' non suoni a parte da loro, perche' lo pronunzi altra
bocca che quella di un angelo. Questo nome suona infatti nell'offertorio,
e son le labbra di Gabriele che ne articolano le sillabe: Ave, Maria,
gratia plena: Dominus tecum...

  "Dio ti salvi, Maria, piena di grazia: il Signore e` con te..." Il
Signore e` con te, il Signore e` in te: e`, rivestito di carne, nel tuo
seno di vergine: e` dunque sulla terra, poiche' tu abiti ‹ tu altissima,
tu unica ‹ la nostra terra, tu sei figliola di Adamo, tu sei nostra
sorella. Il Signore e` in te e quindi e` fra noi: Iddio non puo` piu`
pentirsi, non puo` piu` ritirare la sua promessa: il Signore e` gia` in
te e, per te, e` gia` fra noi. Per te, gli occhi del Padre e quelli degli
angeli stanno ormai rivolti alla terra. I tuoi passi, il tuo respiro, il
tuo sonno preoccupano ormai il cielo e la terra; il cielo e la terra e il
limbo contan l'ore che ti mancano a venir madre... Tu sei gia` redenta, o
Maria senza peccato, perche' il Signore e` gia` con te. Partorisci, apri
anche a noi il tabernacolo ove tu lo serbi e lo adori, e anche noi saremo
redenti. Partorisci, o sposa della Terza Persona, e anche per noi
s'avverera` finalmente la predizione d'Isaia, la promessa che chiude la
messa di stamattina: "Ecco: una vergine concepira` e dara` alla luce un
figliolo: e il suo nome, Emmanuele".

Emmanuel, "che s'interpreta: Dio con noi".

Testo tratto da: TITO CASINI, Il Pane sotto la neve, Firenze: LEF,
1935/2, pp. 113-115.

#2729 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 22 Dic 2001 11:07 am
Oggetto: 23 DICEMBRE - VII ANTIFONA
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23 DICEMBRE - VII ANTIFONA

O Emmanuele, nostro Re e nostro Legislatore, attesa delle genti e loro
salvatore, vieni a salvarci, Signore Dio nostro!

O Emmanuele, Re della Pace, tu entri oggi in Gerusalemme, la citta` da te
scelta, perche' e` la` che hai il tuo Tempio. Presto vi avrai la tua
Croce e il tuo Sepolcro, e verra` il giorno in cui costituirai presso di
essa il tuo terribile tribunale. Ora tu penetri senza rumore e senza
splendore in questa citta` di David e di Salomone. Essa non e` che il
luogo del tuo passaggio, mentre ti rechi a Betlemme. Tuttavia Maria Madre
tua e Giuseppe, suo sposo, non l'attraversano senza salire al Tempio per
offrire al Signore i loro voti e i loro omaggi; e si compie allora, per
la prima volta, l'oracolo del Profeta Aggeo il quale aveva annunciato che
la gloria del secondo Tempio sarebbe stata maggiore di quella del primo.
Quel Tempio, infatti, si trova in questo momento in possesso d'un'Arca
d'Alleanza molto piu` preziosa di quella di Mose`, e soprattutto non
paragonabile a nessun altro santuario e anche al cielo, per la dignita`
di Colui che essa racchiude. Vi e` il Legislatore stesso, e non piu`
soltanto la tavola di pietra su cui e` scritta la Legge. Ma presto l'Arca
vivente del Signore discende i gradini del Tempio, e si dispone a partire
per Betlemme, dove la chiamano altri oracoli. Noi adoriamo, o Emmanuele,
tutti i tuoi passi attraverso questo mondo, e ammiriamo con quanta
fedelta` osservi quanto e` stato scritto di te, affinche' nulla manchi ai
caratteri di cui devi essere dotato, o Messia, per essere riconosciuto
dal tuo popolo. Ma ricordati che Sta per suonare l'ora, tutto e` pronto
per la tua Nativita`, e vieni a salvarci. Vieni, per essere chiamato non
piu` soltanto Emmanuele, ma Gesu`, cioe` Salvatore.

O Gerusalemme, citta` del gran Dio, leva gli occhi intorno a te, e guarda
il tuo Signore, poiche' egli presto verra` a liberarti dalle tue catene.

Testo tratto da: Dom Prosper Gue'ranger, L'anno liturgico, vol. I Avvento
e Natale, Alba 1956, pp. 359-75 passim.

#2728 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 22 Dic 2001 11:07 am
Oggetto: 22 DICEMBRE - VI ANTIFONA
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22 DICEMBRE - VI ANTIFONA

O re delle genti, oggetto dei loro desideri! Pietra angolare che riunisci
in te i due popoli! Vieni e salva l'uomo che hai formato dal fango.

O Re delle genti! Tu ti avvicini sempre piu` a quella Betlemme in cui
devi nascere. Il viaggio volge al termine, e la tua augusta Madre, che il
dolce peso consola e fortifica, conversa senza posa con te lungo il
cammino. Adora la tua divina maesta` e ringrazia la tua misericordia; si
rallegra d'essere stata scelta per la sublime missione di servire da
Madre a un Dio. Brama e teme insieme il momento in cui finalmente i suoi
occhi ti contempleranno. Come potra` renderti i servigi degni della tua
somma grandezza, quando si ritiene l'ultima delle creature? Come ardira`
sollevarti fra le braccia, stringerti al cuore, allattarti al suo seno
mortale? Eppure, quando pensa che si avvicina l'ora in cui, senza cessare
d'essere suo figlio, uscirai da lei ed esigerai tutte le cure della sua
tenerezza, il suo cuore vien meno e mentre l'amore materno si confonde
con l'amore che porta verso Dio, e` sul punto di spirare in quella lotta
troppo impari della fragile natura umana contro i piu` forti e i piu`
potenti di tutti gli affetti riuniti in uno stesso cuore. Ma tu la
sostieni, o Desiderato delle genti, perche' vuoi che giunga al felice
termine che deve dare alla terra il suo Salvatore, e agli uomini la
Pietra angolare che li riunira` in una sola famiglia. Sii benedetto nelle
meraviglie della tua potenza e della tua bonta`, o divino Re, e vieni
presto a salvarci, ricordandoti che l'uomo ti e` caro poiche' l'hai
formato con le tue stesse mani. Oh, vieni, poiche' l'opera tua e`
degenerata, e` caduta nella perdizione, e la morte l'ha invasa:
riprendila nelle tue potenti mani, rifalla, salvala, perche' l'ami
sempre, e non arrossisci della tua creazione.

O Re Pacifico, tu che sei nato prima dei secoli, affrettati ad uscire
dalla porta d'oro: visita coloro che devi riscattare, e falli risalire al
luogo donde il peccato li ha precipitati.

Testo tratto da: Dom Prosper Gue'ranger, L'anno liturgico, vol. I Avvento
e Natale, Alba 1956, pp. 359-75 passim.

#2727 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 22 Dic 2001 11:07 am
Oggetto: SAN TOMMASO
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SAN TOMMASO


Han dato a san Tommaso il ventun dicembre: il giorno piu` corto
dell'anno, il piu` povero di luce, di sole, piu` scarso di visibilita`, a
lui che non credeva se non vedeva.
Han dato a san Tommaso l'Avvento, che Cristo non e` neppur nato, non e`
che una speranza, un'impalpabile speranza, a lui che non credeva se non
toccava.
Han dato a san Tommaso l'inverno, la stagione della morte, a lui che non
credeva nella risurrezione.
Perche' han fatto questo a san Tommaso? Forse per noi? per incoraggiar
noi a credere. noi che non abbiamo ancor visto, col rammentarci le parole
dette a lui da Cristo: "Beati quelli che han creduto senza vedere"?
Perche' han fatto questo a san Tommaso? Forse per lui? perche'
risarcisse, perche' la sua stessa festa, questo buio, gelido ventun
dicembre, fosse una riparazion del peccato ch'egli commise contro la Luce?
Tutta la sua vita, dopo ch'egli ebbe visto e toccato, fu una riparazione.
Non aveva creduto ‹ e predico` la fede. Aveva detto a Cristo: "Noi non
sappiamo dove tu vada, non conosciamo la via " - e ando` fra i popoli
piu` lontani da Cristo, fra i Parti, i Medi, ' Persiani, gl'Ircani, i
Battriani, gl'Indi, a insegnar loro la via di Cristo. Alle sue parole
gl'increduli diventavan credenti ‹ e questo stesso, che doveva esser la
sua gloria, era per lui umiliazione: umiliazione che altri credessero
senz'aver visto, credessero alle parole di lui, mentr'egli non aveva
creduto alle parole di Cristo: " Dopo tre giorni io risuscitero` ". Tre
re gli chiesero il battesimo ‹ ed egli arrossi` versando sulle loro teste
l'acqua del regno di Cristo. A loro infatti la luce di una stella era
stata sufficiente perche' credessero in Cristo, ne', andati a visitarlo,
essi si eran fatti scandalo di trovarlo in una stalla, dentro una greppia
‹ mentr'egli aveva cessato di credere dopo mille miracoli di Cristo
stesso facendosi scandalo di una croce da Cristo non meno dolorosamente
patita che sicuramente profetizzata.
Tutto, per diritto o per rovescio, ricorda a Tommaso il suo peccato. Egli
puo` astenersi dal predicare e dal battezzare, puo` astenersi a quando a
quando dal far l'apostolo per tornare al suo mestiere di muratore ‹ e il
mestiere stesso gli rammenta la sua incredulita`. Quella cantonata
sembra, all'occhio, precisa, ma il muratore non puo` credervi se non la
prova con la squadra ‹ quel muro sembra diritto, ma il muratore vuole
assicurarsene col filo a piombo; quella soglia sembra pari, ma il
muratore non n'e` convinto se non vi applica la livella. Il muratore
Tommaso accosta dunque la squadra, cala il piombo, poggia la livella ‹ e
le mani gli tremano, che' gli par di toccare, invece di sassi, il corpo
risuscitato di Cristo: gli par che la cantonata, il muro, la soglia gli
parlino: "Metti qua il tuo dito... avvicina la tua mano... e non essere
incredulo".
Anche la morte rammenta a Tommaso la sua incredulita`, e lei sola e`
pietosa, lei sola gliela rammenta senza umiliarlo.
L'han condannato ‹ per la sua fermezza nel credere e nel voler far
credere cose che non si posson vedere ne' si posson toccare ‹ l'han
condannato dunque a morire e a morire per frecce... Scoccate una dietro
l'altra dall'arco, le frecce si configgono nel suo corpo, e Tommaso
sorride, a ogni nuova punta che giunge maggiormente sorride. - Venite, o
punte benedette, piantatevi nelle mie carni, frugate le mie, mani e i
miei piedi, addentratevi nel mio petto. Quel che voi fate a me io'lo feci
gia`, con le mie dita, al mio Maestro, e voi sole potete farmi scordare,
vo sole risarcire cio` che io feci... - Cosi` prega Tommaso, e le frecce
s'infittiscono sul suo corpo... Eccone ancor una, la piu` bramata, una
freccia sul cuore, e Tommaso si addormenta, sorridente, tranquillo, come
chi non ha rimorsi nell'anima o li ha tutti cancellati e scordati.
Anche il Maestro s'e` scordato dell'incredulita` del discepolo per
ricordarsi solo del suo amore.
Fu lui, il Gemello, che disse, quando il Maestro risolse di avvicinarsi a
Gerusalemme: "Andiamo e moriamo tutti con lui ".... Chiamandolo in questo
ventun dicembre, alla vigilia del suo Natale, il Maestro par che gli
dica: "Vieni a nascer con me".

Testo tratto da: TITO CASINI, Il Pane sotto la neve, Firenze: LEF,
1935/2, pp. 116-119.

#2726 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 22 Dic 2001 11:07 am
Oggetto: 22 dicembre - Lode a Maria
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22 dicembre

Maria, la divina pacificatrice

O Vergine Madre di Dio, che hai meritato di portare a noi peccatori il
premio del nostro riscatto e l'amore d'una immensa misericordia, Ti
preghiamo di purificarci dai nostri peccati e di difenderci dalle
tentazioni, e dai pericoli da cui e' minacciata la nostra fede, e fa'
che nella luce della tua materna bonta' camminiamo incolumi fino alla
Patria celeste.
Amen. Ave Maria!

#2725 Da: sacerdos <sacerdos@...>
Data: Sab 22 Dic 2001 11:07 am
Oggetto: Sodano: schiacciati tra la Torah e il Corano
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Sodano: schiacciati tra la Torah e il Corano

INCONTRO SUL "FUTURO DEI CRISTIANI IN TERRA SANTA" , 13.12.2001
Intervento di S. E. il signor cardinale ANGELO SODANO, Segretario di Stato

Venerati Confratelli,
Benvenuti in Vaticano! A nome del Santo Padre Giovanni Paolo II porgo a
tutti i presenti il piu` cordiale saluto.

La comune sollecitudine verso gli abitanti di Terra Santa ed, in
particolare, il nostro impegno di solidarieta` verso i cristiani che
soffrono in quella regione, ci hanno riuniti intorno al Successore di
Pietro, per riflettere sui nostri doveri nell'ora presente.

Scendendo da Gerusalemme a Gerico, il buon samaritano incontro` sul suo
cammino solo un uomo sofferente.
Noi, oggi, su quelle strade incontriamo molti fratelli che soffrono a
causa di un conflitto che non accenna a terminare e sembra anzi divampare
ognor piu`.
Nostro dovere e` di farci carico di questi nostri fratelli ed aiutarli a
riprendere il cammino.

Certo, il nostro primo dovere e` di cooperare a ristabilire un clima di
pace, fra israeliani e palestinesi, ricordando alle Parti in causa che e`
possibile, e` necessario vivere nella stessa regione, con uguali diritti
e doveri.
E quest'opera di pace e` sempre stata sostenuta, in tutti questi anni
dolorosi, dalla Chiesa intera ed in particolare dalla Sede Apostolica,
che non si e` stancata di ripetere: "La pace e` possibile; la pace e`
doverosa, il progresso e la pace camminano insieme".
II tema, poi, della prossima Giornata Mondiale per la Pace e` piu` che
mai eloquente: "Non c'e` pace senza giustizia. Non c'e` giustizia senza
perdono".

Durante la Sua visita in Terra Santa, nel Grande Giubileo del 2000, il
Papa non ha cessato di proclamare il Vangelo della riconciliazione a
tutte le Parti in  causa, richiamandole alla loro responsabilita`.
Lo riaffermo` nei contatti con le autorita` di Israele e con quelle
Palestinesi, ricordando a tutti che non c'e` altra alternativa per i due
popoli se non quella di vivere insieme, come figli dello stesso Padre che
sta nei cieli.
E' vero che le ferite sono profonde, frutto di piu` di 50 anni di una
dolorosa tensione, che risale al famoso piano lanciato dall'ONU nel 1947
per la spartizione della Palestina.
E' una storia di lacrime e sangue, che sempre ha spinto i Sommi
Pontefici, da Pio XII di v.m. fino all'attuale Papa Giovanni Paolo II, a
un'attivita` intensa per aiutare quelle popolazioni a ritrovare una
soluzione pacifica ai loro gravi problemi.

Tale attivita` si e` intensificata in questi ultimi tempi, dopo la
storica stretta di mano fra il compianto Primo Ministro Rabin ed il
Presidente Arafat, a Washington, il 13 settembre 1993.
Da allora la Santa Sede non smise di sostenere il nuovo corso che
sembrava aprirsi con tante promesse, e continuo` poi a farlo in
quest'ultimo anno, che ha visto purtroppo crollare tante speranze.
A complemento dell'autorevole magistero pontificio, si e` cosi`
rafforzata l'azione diplomatica di questa Segreteria di Stato e delle
Rappresentanze Pontificie interessate per proporre soluzioni concrete al
conflitto in atto insistendo soprattutto sulla necessita` di una tregua e
sulla ripresa del negoziato fra le Parti, purtroppo bruscamente
interrotto un anno fa.
A nome del Santo Padre e di tutti i Suoi Collaboratori, posso assicurare
tutti i venerati Pastori delle Chiese esistenti in Terra Santa che questa
Sede Apostolica non si stanchera` di lavorare in favore della pace in una
terra che e` cosi` cara alla Chiesa ed all'intera umanita`.

Lo scopo, pero`, del nostro incontro e` di concentrarci su un aspetto
particolare, meno conosciuto dall'opinione pubblica internazionale: e` la
sorte dei cristiani in Terra Santa.
Le statistiche certo ci dicono che essi non sono molti, a causa delle
continue emigrazioni a cui sono costretti dalle dure condizioni di vita.
Secondo i dati pubblicati dall'Ufficio Centrale di Statistica della
nostra Segreteria di Stato, al primo gennaio 2000 vi erano in Israele, e
Territori Palestinesi, 117.000 cattolici su una popolazione di 6.100.00
abitanti.
Oltre ad essi sappiamo che vi e` una presenza rilevante di altri
cristiani, soprattutto del Patriarcato greco-ortodosso.
E' vero che tutti insieme i cristiani non superano forse il 3% della
popolazione.
Essi pero` hanno, ovviamente, eguali diritti degli altri cittadini e
chiedono di essere aiutati a svolgere la loro missione all'interno della
societa` civile.
Com'e` noto, in maggioranza i cristiani sono di origine palestinese ed un
piccolo numero e` anche di origine ebraica.
E' giusto che in questo momento pensiamo ad essi, indistintamente: questo
vuole essere l'aspetto specifico del problema.
Certo esso e` inseparabile da quello piu` vasto della pace in Terra
Santa.

Oggi, pero`, vorremmo concentrare la nostra attenzione su questo punto,
particolarmente di nostra competenza, perche' meno trattato negli
incontri internazionali.
Certo, i cristiani vivono in un contesto religioso caratteristico e
dovremo esaminare come aiutarli nel loro dialogo con il mondo ebraico e
quello islamico.
Molti soffrono e, quindi, dovremo considerare come aiutarli concretamente
ad avere una casa, ad ottenere un lavoro o una scuola adeguata per i
propri figli.
Da parte sua, la Santa Sede ha ben tenuto presente la loro situazione nei
due noti Accordi che sono stati stipulati, rispettivamente, con lo Stato
di Israele
nel 1993 e con l'Autorita` Palestinese nel 2000.
Sono due documenti solenni, ai quali potremo e dovremo sovente
richiamarci per difendere e promuovere la presenza dei cristiani in Terra
Santa.
Su tale punto, tutti i presenti potranno offrire degli elementi
importanti di giudizio. In particolare, ci introdurra` a questa
riflessione il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Sua Beatitudine
Michel Sabbah.
Insieme cercheremo di portare il nostro contributo di solidarieta` verso
i nostri fratelli di Terra Santa, ed in particolare verso quelli cosi`
provati di Gerusalemme.
Essi sappiano che non sono soli!

[02061-01.02] [Testo originale: Italiano]

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