Legge di gioia
Quante generazioni di funghi son nate e marcite al piede di questa querce
alla cui ombra massiccia mi son seduto stamani mentre le cicale davan
principio al concerto? O precisamente: quante cicale si son, nei secoli,
succedute su pe' suoi rami a berciare, tra le crepe della corteccia? E
perchè Esopo non ha inventato una favola nella quale i funghi, confrontando
con l'immobilità della querce la propria esuberanza nativa, ovvero le
cicale, pigliando il ruvido della scorza per le rughe della vecchiaia, si
figuran d'esser da più del sacro albero e gl'intonano il Proficiscere?
Questi paragoni mi son venuti in testa per l'appunto stamani trovando
ancora, in una raccolta di articoli uscita postuma or è qualche mese,
l'affermazione, buttata là col tono di chi sa quel che dice, che il
Cattolicismo sarebbe ormai vicino alla fine; esattamente: «moribondo». Non
occorre esser granchè colti per sapere quanto sia vecchia e recidiva questa
mania di contare i giorni alla Chiesa, e in verità si stenta a capire come
ancora possan levarsi e parlare, dopo tanti e tanto ridicoli fallimenti, dei
profeti del genere.
Profeti minori, come la vescia da cui è nato questo discorso, e profeti
maggiori, come il boleto della, rimaniamo nel nostro tempo, Laus Vitae:
> E la croce del Galileo
> di rosse chiome gittata
> sarà nelle oscure favisse dei Campidoglio,
> e finito nel mondo il suo regno per sempre...
La croce fu in realtà l'unica cosa che accompagnò nella fossa Gabriele
D'Annunzio, morto, con tanta ironia del caso, tra le allegrie di una fine di
carnevale, lasciando la più deserta eredità di tristezza nelle ultime parole
che la sua mano, due giorni avanti, tracciò: «sono malato, e infelice»,
nelle ultime che dalle sue labbra, lo stesso giorno, furon raccolte, nel
dare addietro da una gita da lui voluta e subito bruscamente troncata:
«M'annoio! M'annoio!»
Ironia del caso, in verità (e non diciamo gastigo, volendo piuttosto creder
misericordia), per chi aveva, al bel tempo, cicalato a quella maniera
proprio in nome della felicità e del piacere, vaticinando a favore di Venere
Afrodite lo sfratto della Dolente:
> E quella sua vergine madre,
> vestita di cupa doglianza,
> ŠŠŠŠŠŠŠŠŠŠŠŠ
> si dissolverà come nube
> innanzi alla Dea ritornante
> dal florido mare onde nacque.
Così, nel nome di Lidia, Carducci, il «Maestro», a cui l'ode era intitolata,
aveva scomunicato Gesù:
> Addio, semitico nume! Continua
> ne' tuoi misterii la morte domina.
> O inaccessibile re degli spiriti,
> tuoi templi il sole escludono.
> Cruciato martire, tu cruci gli uomini,
> tu di tristizia l'aer contamini...
>
E nessuna meraviglia in questo: san Paolo lo aveva già detto un venti secoli
prima: Christum crucifixum, Iudaeis quidem scandalum, Gentibus autem
stultitiam; cosa che non impedì a molti Giudei e Gentili di farsi cristiani,
trovando nella religion della croce una gioia di cui non si era mai appreso,
di cui non si apprese mai più l'uguale.
Così è, così doveva e deve essere, contro tutte le oppugnazioni della carne,
circoncisa o incirconcisa che sia. Accusar Cristo, o il Cristianesimo,
quanto dire la Chiesa, di proscriver la luce, di diffonder tristezza, è come
accusare il sole di spargere il buio e il freddo. Il sole è per l'appunto,
nel traslato liturgico, l'immagine di cui si vale più spesso e volentieri la
Chiesa per invocare o designare il Dio che fu crocifisso, e la croce è così
poco, nel suo intendimento, il patibolo della gioia, il trono della
mestizia, che il suo ingresso nel mondo, il giorno della sua inalberazione,
viene salutato da lei, nei riti del Venerdì Santo, come l'ingresso della
gioia stessa nel mondo, e si è tratti, udendo, a pensare al sole che
squarcia d'improvviso le nuvole e trasfigura la terra: Crucem tuam adoramus,
DomineŠ: ecce enim propter lignum venit gaudium in universo mundo.
L'Incarnazione non ha avuto altro scopo, e le parole di Gesù lo attestano in
ogni pagina del Vangelo: Haec loquor in mundo, ut habeant gaudium meum
impletum in semetipsis. Il Vangelo, che si apre con la parola Beati,
potrebbe definirsi il codice della gioia: essa vi è comandata e
raccomandata: GaudeteŠ Gaudete et esultateŠ PetiteŠ ut gaudium vestrum sit
plenumŠ tanto che Paolo, non solo, ripeterà continuamente ai suoi cristiani
l'esortazione ‹ GaudenteŠ Gaudete semper: iterum dico gaudeteŠ ‹ ma, subito
dopo la carità, porrà la gioia tra i segni ai quali si riconosce il
cristiano: Fructus autem Spiritus est caritas, gaudium, paxŠ È vero che il
Vangelo chiama beati quelli che piangono, e una logica troppo spiccia
potrebbe leggervi la condanna di quelli che ridono: la condanna è in realtà
per quelli che fanno piangere, o che ridono di chi piange, giacchè i
piangenti son detti tali non per le lacrime che versano o in opposizione a
quelli che non ne versano ma per il giubilo in cui quelle loro lacrime si
cambieranno: «perchè saranno consolati». Non dunque beato al pianto e guai
al riso (il cristiano ha, nei Salmi, riferita ai popoli, una vera e propria
beatitudine del riso: Beatus Populus qui scit iubilationem) ma beato, in
Gesù, anche il pianto, anche ciò che, fuor dì Gesù, è solamente e
inconsolabilmente sventura.
Non è colpa del Vangelo se tutti gli uomini hanno, chi più chi meno, la loro
parte di lacrime da versare (gli antichi sentivan piangere anche gli dèi:
anche Venere) e non c'è che il Vangelo che possa dire all'uomo, qualunque
sia la ragione che lo faccia lacrimar: Noli flere.
Il Vangelo è perciò più che mai presente nel mondo, oggi che nel mondo
abbonda come non mai il pianto.
Delusi, sconsolati, sgomenti, gli occhi degli uomini si rivolgono, dalle
false immagini di bene avventatamente credule, furiosamente seguite, a chi
disse, per tutti i secoli e tutti i dolori: Venite ad me: e lo ritrovano,
veritiero, nella Chiesa, che può, come oggi in questa lettera Mystici
Corporis, rivolgere con espressa fiducia la sua più alta parola anche «a
coloro che son fuor del suo gremboŠ perchè la loro benevolenza verso la
Chiesa sembra aumentare di giorno in giorno» ‹ mentre volge alle sue estreme
violenze la guerra che nei calcoli della carne doveva travolgerla o
lasciarla addietro priva di forze e di speranza.
Che cosa rimarrà, al contrario, di «una religione del sangue» la quale ha
tra i suoi articoli di fede che «la terra non è una valle di lacrime ma il
luogo della nostra vita di lottatori, dura e allietata dal dovere, pervasa
di salute e di felicità», e tra i suoi precetti quello di «rinunziar
fieramente a ogni rifugio dell'al di là»? li precetto, in sè, è più facile a
osservarsi che non l'articolo a credersi, da circa quattr'anni a questa
parte, e sappiamo che proprio per la difficoltà di credervi, con quel che
sta accadendo di qua, molti son tornati a rifugiarsi nell'al di là. E che
cosa rimarrà di una «religione della scienza e della tecnica», dopo tanta
immolazione di credenti avvenuta per opera della macchina, in terra, in
cielo e nel mare? A parte e prima che la grande mattazione avesse principio,
in uno dei giornali dediti al nuovo culto si poteva legger questa lagnanza:
«C'è della gente che, dopo aver vissuto interamente da atei, ritorna alla
religione nel caso di una sofferenza o di una prova seria subita». Risulta
che la guerra ha moltiplicato, da quella parte, i ritorni, con grande gioia
della Chiesa e vantaggio di quella stessa comunità, patria e statale, alla
cui sicurezza, al cui «bene», fatto per i cittadini che la compongono, e non
fruibile dal cittadino altro che vivendo, il cittadino dovrebbe precisamente
sacrificare la vita: dico, la vita di qua, che per la «religione del sangue»
come per quella «della scienza e della tecnica» è l'unica vita, mentre per
il cristiano non è che il mezzo gioioso di giungere alla vita di là dove
ogni sacrifizio sarà immancabilmente e proporzionatamente rimunerato.
La guerra è la più dura pietra di paragone, e d'inciampo, per tutto ciò che
pretende trasferir di qua, nell'idea di patria o di Stato, di razza o di
classe, il paradiso che il Cristianesimo addita oltre la tomba. Il «canto»
del sangue e le «meraviglie» della tecnica possono infatti, accendere
d'entusiasmo l'uomo di vent'anni,sano e senza pensieri: ma diciamo a
quest'uomo che tutto è lì e poi chiediamoci di che cuore egli vorrà andare
ai vermi, quaranta o cinquant'anni prima di quel che senza la guerra
probabilmente gli toccherebbe, col solo viatico del pensiero che, grazie al
suo sacrifizio, un'altro come lui, a lui sconosciuto o non anche nato ma
ematicamente o socialmente suo simile, potrà godersi tutt'intera la propria
vita magari svagandosela a bordo di una macchina ultimo modello.
Le malattie, gli svariati affanni di spirito in. separabili e insuperabili
dalla condizione umana basterebbero già da sè ‹ esclusa anche la morte ‹ a
provare la falsità di ogni concezione che in materia di felicità la pretenda
all'assoluto senza avere la sua bilancia nell'al di là. Calza per queste ciò
che Leopardi diceva delle scienze sociali: «Considerando filosoficamente
l'inutilità quasi perfetta degli studj fatti dall'età di Solone in poi per
ottenere la perfezione degli Stati civili e la felicità dei popoli, mi viene
un poco da ridere di questo furore di calcoli e d'arzigogoli politici e
legislativi; e umilmente domando se la felicità de' popoli si può dare,
senza la felicità degl'individui. I quali sono condannati alla infelicità
dalla naturaŠ Discipline secchissime, le quali, anche ottenendo i loro fini,
gioverebbero pochissimo alla felicità vera degli uomini, che sono individui
e non popoli».
A sostegno di ciò, Leopardi avrebbe potuto citare il Vangelo: Quid prodest
homini si mundum universum, lucretur, animae vero suae deIrimentum patiatur?
Aut quam dabit homo commutationem pro anima sua? Domande inversibili, senza
che ne sia everso il valore: «Che nuoce all'uomo perdere anche tutto il
mondo quando sia salva l'anima sua?»
È per la risposta che dà, e ch'essa sola può dare, che la Chiesa è più che
mai viva, oggi, nel mondo, dove agonizza o è già freddo chi credeva di
sopravviverle dopo esserne stato il fossore.
Sulla smarritezza di oggi, come sull'oltrecotanza di ieri, essa continua,
tranquilla, a ripetere il suo breviario: Hi in curribus et hi in equis - nos
autem in nomine Domini.
Ipsi obligati sunt et ceciderunt - nos autem surreximus et erecti sumus.
(18 Luglio 1943).
Testo tratto da:
TITO CASINI, Per un'Italia migliore, Firenze: LEF 1944, pp. 79-87.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
La resurrezione di Gesù secondo Gibson
Dopo la lunga contemplazione della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo ‹
non si può altro che chiamare così il film di Gibson ‹ il regista cattolico
offre allo spettatore anche l'interpretazione della resurrezione di Gesù. Si
tratta di pochi, intensi e significativi fotogrammi.
La sceneggiatura della resurrezione è sempre rischiosissima, perché nessuno
era presente il mattino di Pasqua dentro il santo sepolcro e quindi non è
possibile ricostruire con esattezza ciò che è avvenuto.
Tuttavia, come ha detto Giovanni Paolo II qualche anno fa, "non si può
interpretare la Resurrezione di Gesù astraendo dall'ordine fisico" (Udienza
generale del 25 gennaio 1989). La resurrezione non è solo un'affermazione di
fede, ma è anche un evento storico, che ha il suo "terminus a quo" ben
radicato nella storia: il corpo inanimato di Gesù ‹ unito alla divinità ‹
che giaceva, avvolto nei lini funebri, in una tomba. A questo corpo, in un
certo istante del tempo proprio della storia umana, si è riunita l'anima: ci
troviamo anche sebbene non solo nell'ordine fisico, quindi in qualcosa
di rappresentabile, qualcosa che si può cercare di rappresentare con
verosimiglianza storica e non solo simbolicamente.
Ma come rappresentare ciò che nessuno ha mai visto? Gibson ci offre una
scena in cui le bende si afflosciano su se stesse e un uomo cammina con ben
visibili ancora il segno delle ferite della passione. Per quanto riguarda
quest'ultimo aspetto si tratta di vangelo puro: "Perché siete turbati, e
perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi:
sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come
vedete che io ho" (Lc 24,38-39) "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani;
stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma
credente!" (Gv 20,27)
Per quanto riguarda invece le bende che si afflosciano, Gibson segue una
traduzione di Gv 20, 6-8 meno nota ma grammaticalmente ben fondata.
Confrontiamo il testo della CEI, a cui siamo abituati, con un'altra
possibilità di traduzione:
Bibbia CEI: " Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel
sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto
sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora
entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide
e credette.
Altra possibilità: "... e osservò i pannilini giacenti (appiattiti) e il
sudario, che era stato posto sul capo di Lui, non afflosciato
indistintamente insieme ai pannilini (oppure: giacente, non un tutt'uno coi
pannilini, ma per conto suo), rimasto riavvolto nella stessa ubicazione (in
cui era stato avvolto). Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto
per primo al sepolcro, e vide e credette".
Vediamo la differenza tra le due traduzioni. Sul capo di Gesù era stato
messo un sudario (infatti il volto di Gesù era molto sfigurato); secondo la
prima e più comune traduzione Giovanni e Pietro vedono il sudario ripiegato
in un luogo a parte rispetto alla sindone; invece, secondo l'altra ipotesi,
i due apostoli vedono i panni riavvolti su se stessi e, all'interno della
sindone, nella stessa ubicazione in cui era stato avvolto (cioè in
corrispondenza del capo di Gesù), il sudario.
Questo rinvenimento esclude l'ipotesi del furto del cadavere di Gesù, già
sospettato da Maria Maddalena (Gv 20,2: "Hanno portato via il Signore dal
sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!"); infatti sarebbe stato
impossibile ricomporre artificialmente i lini in maniera tale da lasciare
ripiegato il sudario all'interno della sindone, e per giunta in
corrispondenza del volto.
Il ritrovamento dei lini ripiegati su se stessi in questo modo ‹ proprio
perché cosa impossibile a ricostruirsi artificialmente ‹, fece sì che Pietre
e Giovanni credessero alla resurrezione ed escludessero l'ipotesi di furto,
avanzata molto ragionevolmente da Maria Maddalena e temuta dai discepoli:
che cosa ci sarebbe stato di meglio per il Sinedrio che far rubare il Corpo
di Gesù e ‹ una volta che gli apostoli avessero ritrovato il sepolcro vuoto
e avessero detto "È risorto" ‹ mostrare il cadavere dicendo "Eccolo qui il
vostro risorto!"
Da un punto di vista puramente grammaticale, forse non ci sono prove
decisive per scegliere la seconda traduzione rispetto alla più consueta
(sono entrambe possibili). Ma la coerenza interna del racconto (il timore
del furto che viene escluso e il fatto di credere dopo aver visto i lini
ripiegati) propende nettamente a favore di questa seconda ipotesi: solo
questa infatti dà ragione del fatto che, storicamente ‹ tutto d'un tratto ‹,
svanisce dal cuore degli apostoli la paura del ragionevolmente temuto furto
del cadavere; e ciò coincide con l'impossibilità da parte del sinedrio di
produrre il corpo di Gesù.
E mentre le menti dei primi compagni del Signore sono liberate dal timore
del furto del corpo del loro Maestro, il sinedrio spiazzato è costretto a
"montare" quella "diceria" che "si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi"
(Mt 28,16), ovvero il furto del cadavere da parte dei discepoli.
Non e pensabile a un furto con destrezza (una guardia armata romana non può
non accorgersi della manomissione del sepolcro: ci sarebbe voluta
l'anestesia totale dei soldati): non c'è traccia poi di colluttazione o di
furto con violenza (ogni minimo indizio in questo senso sarebbe stato un
argomento a favore del sinedrio).
Il sinedrio spiazzato si è trovato costretto a formulare la ridicola accusa
del furto: ai soldati della guardia non conveniva raccontare della
resurrezione o di fatti misteriosi, rischiando così la pena di morte
(sarebbe stato facile accusare i soldati: "Eravate ubriachi e così vi siete
inventati la storia della resurrezione...". Conveniva loro piuttosto
accettare la di essere corrotti, perché, se fossero stati processati,
avrebbero rischiato la condanna a morte: era meno rischioso tacere e non
essere processati. Anche al Sinedrio non conveniva far processare i soldati,
per evitare che al processo questi parlassero di resurrezione, con gran
clamore tra il popolo. Se era stato facile far condannare Gesù perché era
ebreo, sarebbe stato difficile far condannare dei soldati romani. I
responsabili morali dell'uccisione di Gesù furono dunque costretti a
scegliere la soluzione meno clamorosa, il silenzio accompagnato dalla
calunnia.
Le bende funebri di Gesù, perfettamente intatte e ripiegate, confortano la
nostra fede e smentiscono ogni falsità sulla resurrezione del nostro
Salvatore: Mel Gibson non è solo dunque il regista della Passione di Cristo,
ma anche della Sua credibilissima Resurrezione.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
L'AMBASCIATRICE DELLA RISURREZIONE.
Il giovedì dopo Pasqua, ottava della Cena, il vangelo è di Giovanni. Un per
giorno, cominciando da Matteo e seguitanto nell'ordine in cui presentarono
alla Chiesa maestra la loro dettatura, gli altri tre amanuensi dello Spirito
Santo han già tutti pubblicato, nella radunanza dei fratelli, il capitolo
supremo della nostra gioia, la notizia certamente più bella di tutta la
Bella Notizia: Cristo, come aveva detto, risorto: oggi tocca dunque a
Giovanni.
Il sepolcro vuoto, i lini sparsi per terra, il sudario piegato e messo da
parte, Giovanni li vide co' suoi occhi, accorrendovi insieme a Pietro prima
di tutti gli altri discepoli, ma questo lo racconterà un altro giorno.
innanzi che finisca la settimana: oggi, accosto a Gesù non vi è che una
donna, e tutto di lei è l'onor del racconto.
Ben ti sta, Maria Maddalena, l'onore e la gioia che tutte le donne
t'invidieranno, perché tu fosti la prima nunzia della nostra allegrezza,
quando tornasti in gran fretta a dir che il Signore non era più nel
sepolcro, ‹ benché tu aggiungessi d'ignorar chi l'avesse tolto, o dove egli
fosse, come se non il Padre lo avesse ripreso alla morte, ed egli, risorto,
non dovesse innanzi tutto ricordarsi di una povera mamma che le parole più
amorose di Giovanni ‹ parole ormai di figliolo ‹ non riuscivano a consolare.
Per questo, data appena, agli undici, la notizia, che ad essi suonò forse
rimprovero, com'era una richiesta di aiuto, Maria tornò non meno in fretta
al sepolcro, a cercar di lui trafugato, a piangere, almeno, sul sasso di
dov'era vanito il suo ultimo conforto, tutte le lacrime che le restavano.
Quante lacrime, o Maria Maddalena, da que' tuoi poveri occhi in tre giorni!
Quasi a contarle, l'antica pietà cristiana ti chiedeva, fra i riti di questa
alleluiante ottava (poiché il ricordo delle passate pene aggiunge gioia alla
gioia), ti chiedeva quello che nei tre giorni tu avessi visto, ben sapendo,
che ogni vista t'era rivo di pianto:
Di' Maria ciò che hai visto
Contemplanddo la croce di Cristo
E tu rispondevi:
Ho visto Gesù venir spogliato
Ed in croce sollevato
Dalle mani dei peccatori
E che altro?
La testa di spine incoronata
La faccia di sputi imbrattata
e piena di lividi
E poi?
I chiodi le mani forare
La lancia il costato trapassare,
di viva fonte il fiotto
Su, su, Maria, che altro vedesti, contemplando la croce del tuo Signore?
Che al Padre si raccomandò
E che il capo reclinò
Ed rese lo spirito.
E dopo? che facesti dopo averlo perduto? Tu ti appoggiasti alla madre, e
volevi consolarla; tornasti con lei a casa.
Alla Madre piangente mi associavo
Mentre a casa ritornavo
ma poi, tornata a casa, a riveder tutte quelle cose... Eh, sì, Maria, anche
noi l'abbiam provato che sia il primo ritorno alla casa diminuita: tu ti
lasciasti andar per terra, e piangi e piangi, tu ti sentivi tutta disfare
nella doppia compassione:
E in terra mi prostravo
End entrambi supplicavo
E poi, quando ti potesti riavere?
Gli unguenti ho comperato
Il sepolcro visitato
Il mio pianto raddoppiato
A pensar che quei pianti entrarono anch'essi nel prezzo totale della nostra,
affrancazione; che ad essi dobbiamo se non fu tutta un tradire o un fuggire
o un rinnegare o un irridere, la parte nostra in quel giorno, ci sentiamo
anche noi commuovere. per te, di compassione e riconoscenza. Ma per le
lacrime che tu versi stamani presso il sepolcro deserto, volendo e non
potendo staccartene a ricuperare una lacera spoglia, troppo a te più cara
d'ogni più viva e salda cosa, per queste tue raddoppiate lacrime noi non ci
sentiamo stringere il cuore, ma anzi dilatare a gioia, come si dilata, dopo
la lunga strettura di rovinosa tempesta, all'ultimo stillar di pioggia giù
dall'umide piante, mentre, tra i nuvoli emunti di tutta la loro cupa
minaccia, appare già e ribrilla più forbito il sole... Piangi pure quel che
ti resta di lacrime, o Maria Maddalena: tu sarai presto consolata. Mentre
piangeva, si chinò verso il sepolcro (Gv 20,11). Non poteva ancor credere a'
suoi occhi, per quante volte, ponendoli sulla scavata pietra, ne avessero
toccato il fondo: e tornò cupidamente a guardare se, adagiate fra gli aromi,
apparissero, restituite o non tolte, le dilette forme. Vide, in loro vece,
a' due estremi del duro letto, due giovanette figure vestite di bianco, che
i suoi occhi dal piangere non conobber per angeli, sebbene splendessero i
loro visi di non umana cortesia. Neppur li riconobbe alla voce, allorché, in
suono di gentile compatimento: «Donna» le chiesero, «che cos'hai da
piangere?» Rispose tuttavia, avidamente cercando nel loro viso quello che
senza frutto cercava entro e fuori al sepolcro: «M'han portato via il mio
Signore, e non so dove l'abbian messoŠ». Si voltò repentina a un lieve
frusciar d'erbe che intese dietro di sé, e vide e udì insieme un uomo
rivolgerle la medesima umana domanda: «Donna, che cos'hai da piangere?»
Ella, pensando che fosse il giardiniere, e dubitando in lui la cagione del
suo pianto: «Signore» lo supplicò per risposta, «se sei stato tu che l'hai
tolto, dimmi dove l'hai messo, ch'io lo riprenda!» Ma come lo vide tacere, a
modo non di colpevole sibbene di chi indulge facilmente a gran pena, si rese
tutta ai due primi, aspettando forse da loro dove quetar la sua ambascia.
Una parola, una sola, la fece di subito rivolgere, e questa sola fu per lei
quel che sarà per altri e lo spezzar del pane, e il consumar del pesce, e il
ritrar piena la rete, e il toccar delle piaghe: «Maria!»
Nel duro coltivatore di piante da cui implorava in restituzione un cadavere,
la piangente riconobbe, intero e vivo, Gesù.
Con una sola parola gli rispose: «Maestro!» ‹ e si buttò a' suoi piedi, e
quel che nessun discorso avrebbe potuto dire disse un'onda di lacrime, tra
un impeto di baci sul doppio segno dei chiodi.
Così, entro un giardino, gustava prima una donna i frutti di riconcessa
vita, come prima, entro un giardino, aveva gustato una donna i frutti di
morte... Perché questo privilegio a Maria Maddalena, se non perché, recando
anche prima, agli uomini la risurrezione, cancellasse il gesto d'Eva, che
prima aveva porto all'uomo la sua rovina? Forse per questo, per affrettare
agli uomini l'allegrissima notizia (che Dio, soddisfatto, s'era rimutato in
padre), il Risorto non tollerò a lungo l'indugio di Maria a' suoi piedi:
togliendosi con amorosa forza dal laccio delle sue braccia: «Lascia», le
disse, «di toccarmi... e va' da' miei fratelli a dir loro ch'io salgo al
Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
Così, come tu ubbidisti, da te l'imparammo; e questo fa che t'onoriamo prima
credente e confitente, apostola degli apostoli; che t'amiamo, quanto ci è
cara la gioia o il saperci imperituri, nostra prima e somma confortatrice,
sorella nostra e di Cristo, Maria Maddalena.
Sgreccia: Sulla fecondazione hanno fatto quello che potevano!
ACCESO DIBATTITO IN ITALIA DOPO L'APPROVAZIONE
DELLA LEGGE SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA
- Intervista con mons. Elio Sgreccia -
In Italia, non accennano a placarsi gli echi
polemici accesi dall'approvazione ieri in Senato
della legge sulla fecondazione assistita
soprattutto all'interno dello schieramento
politico di centrosinistra.
La legge vieta il ricorso alla fecondazione
cosiddetta eterologa, cioè con gameti non
appartenenti ai genitori.
Possono ricorrere alle tecniche solo coppie di
maggiorenni di sesso diverso, coniugati o
conviventi in modo stabile, in età
potenzialmente fertile, entrambi viventi.
Proibiti i test genetici preventivi, la
sperimentazione su ciascun embrione umano, il
suo congelamento e la sua clonazione.
Dure sanzioni sono previste per i medici che
non rispettano questi divieti.
Una legge "cattolica", come viene definita dai
suoi detrattori.
Ma è realmente così?
Ecco la replica del vescovo mons. Elio Sgreccia,
vicepresidente della Pontificia Accademia per
la Vita:
**********
R. - Questo credo che sia il primo equivoco da
chiarire: non è una legge che riflette la morale
cattolica, perché tutti sanno - ed è bene che
si ripeta - che per la visione cattolica della
vita e della procreazione, il figlio che
lecitamente viene concepito è quello che viene
concepito all'interno di un atto di amore
coniugale. Per cui, una legge che ammette un
concepimento in provetta non è mai considerata
lecita.
D. - Chi si è opposto alla legge afferma che
introduce discriminazioni, danni e condizionerebbe
la libertà della ricerca scientifica. Lei cosa
risponde?
R. - Rispondo che coloro che hanno promosso questa
legge, l'hanno portata avanti con insistenza e con
coraggio, cattolici e non cattolici: hanno operato
da cittadini che sono preoccupati dei danni che
possono venire non solo dal far-west che esisteva
fino a ieri, ma dalla procreazione artificiale
nelle sue varie tecnologie, che si moltiplicano
sempre di più.
Hanno cercato di ridurre il danno su punti
importanti: per esempio, quello di evitare il
congelamento degli embrioni: si evita un danno
enorme a un tipo di delitto, quello del
congelamento di esseri viventi, di creature umane,
che - e non so se la gente ha avuto modo di
rifletterci in modo adeguato - è un inferno di
gelo che questo secolo, armato di tante
possibilità scientifiche, ha messo in atto per
un utilitarismo spietato, per fare di queste
creature delle vittime di sperimentazioni o
comunque destinate alla soppressione.
Ora, l'aver evitato questo fatto va a merito della
legge; come aver limitato le possibilità della
procreazione artificiale almeno all'interno della
famiglia, in modo che il figlio che nasce possa
riconoscere un padre e una madre.
Questo è un vantaggio molto importante per
l'educazione, per l'identità, per la crescita
psicologica e morale del figlio.
Quindi, non è uno scherzo, quello che si è ottenuto.
Con tutto ciò, non possiamo dire che la legge si
adegui alla morale cattolica o che sia perfetta in
tutti i suoi punti: hanno fatto quello che potevano!
RADIOVATICANA - RADIOGIORNALE
Anno XLVII n. 346
Testo della Trasmissione di venerdì 12-12-2003
18 DICEMBRE - II ANTIFONA
O Adonai, Signore, capo della casa d'Israele, che sei apparso a Mose`
nella fiamma del roveto ardente e gli hai dato la legge sul Sinai, vieni
a ricattarci nella forza del tuo braccio.
O Supremo Signore, Adonai, vieni a riscattarci, non piu` nella tua
potenza, ma nella tua umilta`. Una volta ti sei manifestato a Mose`, tuo
servo, in mezzo ad una divina fiamma; hai dato la Legge al tuo popolo tra
fulmini e lampi. Ora non e` piu` tempo di spaventare, ma di salvare. Per
questo la tua purissima Madre Maria, conosciuto, al pari dello sposo
Giuseppe, l'editto dell'Imperatore che li obblighera` ad intraprendere il
viaggio di Betlemme, si occupa dei preparativi della tua prossima
nascita. Dispone per te, o divino Sole, gli umili panni che copriranno la
tua nudita`, e ti ripareranno dal freddo in questo mondo che tu hai
fatto, nell'ora in cui apparirai nel profondo della notte e del silenzio.
Cosi` ci libererai dalla servitu` dei nostro orgoglio, e il tuo braccio
si fara` sentire piu` potente quando sembrera` piu` debole e piu`
immobile agli occhi degli uomini. Tutto e` pronto, o Gesù! I tuoi panni
ti attendono. Parti dunque presto e vieni a Betlemme, a riscattarci dalle
mani del nostro nemico.
Testo tratto da: Dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico, vol. I Avvento
e Natale, Alba 1956, pp. 359-75 passim.
18 dicembre
Festa dell'Aspettazione della SS. Vergine
O Sacra Vergine Maria, degnissima di ogni lode perche' da Te nacque il
Sole
di giustizia, Gesu', uomo-Dio, Ti prego di accogliere questa mia offerta.
Ti
dono e consacro per sempre tutto me stesso: la mia mente con tutti i miei
pensieri, il mio cuore con tutti gli affetti, la mia vita con tutte le
azioni. Che per le tue mani purissime divenga meritevole di grazia e di
misericordia. Amen. Ave Maria!
Gentili amici,
vi segnaliamo gli aggiornamenti di questa settimana
del Portale di cattolici http://www.totustuus.net/ e
degli altri siti del network.
1) IN PRIMO PIANO http://primopiano.totustuus.info/
==> G.P. II, nel 40esimo della Sacrosantum Concilium
Un aspetto che occorre coltivare con maggiore impegno
all'interno delle nostre comunità è l'esperienza del
silenzio. Di esso abbiamo bisogno "per accogliere nei
cuori la piena risonanza della voce dello Spirito
Santo, e per unire più strettamente la preghiera
personale con la Parola di Dio e con la voce pubblica
della Chiesa". In una società che vive in maniera
sempre più frenetica, spesso stordita dai rumori e
dispersa nell'effimero, riscoprire il valore del
silenzio è vitale.
2) PAGINE CATTOLICHE:
==> (Teologia / Morale)
SPERANZA CRISTIANA
http://www.paginecattoliche.it/03_120.htm
IL DOVERE DELLA SPERANZA. NATURA DELLA SPERANZA.
Natura. Caratteristiche della speranza. Oggetto e
motivo della speranza. VALORE E NECESSITÀ DELLA
SPERANZA. Valore della speranza. Necessità della
speranza. PECCATI CONTRO LA SPERANZA. PECCATI CONTRO
LA SPERANZA PER DIFETTO. Disperazione. Scoraggiamento.
PECCATI CONTRO LA SPERANZA PER ECCESSO. La presunzione
e l'insipienza.
==> (Liturgia)
Il "Dies Irae"
http://www.paginecattoliche.it/Dies_Irae.htm
Commento di Tito Casini alla sequenza liturgica "Dies
Irae" di Tommaso da Celano
==> (Santi)
B PIERINA MOROSINI (1931-1957)
http://www.paginecattoliche.it/BPIERINAMOROSINI.htm
Al termine delle elementari le sarebbe piaciuto
continuare gli studi, ma dovette interromperli per
aiutare la famiglia che cresceva di numero e che
versava in tristi condizioni economiche a causa
dell'infermità che aveva colpito il padre. Essendo
stato dimesso dalla ditta, questi si vide costretto a
coltivare soltanto i pochi ettari di terreno e di
bosco che aveva ereditati.
3) IN LIBRERIA: http://libreria.totustuus.info/
==> L'esperienza missionaria in Africa di Daniele
Comboni
Come ha recentemente e puntualmente appuntato il
vaticanista de L?Espresso, Sandro Magister, il mondo
missionario italiano è diviso al suo interno e una
parte rilevante nella diatriba intraecclesiale, che in
fondo finisce per mettere in discussione lo stesso
ruolo e il senso della missione nella nostra epoca, è
giocato proprio dagli eredi del novello santo.
4) TRACCE DI OMELIE:
http://omelie.totustuus.info/
==> Omelia del 21 dicembre 2003 - Quarta Domenica di
Avvento
==> Omelia del 24 dicembre 2003 - Santo Natale, Messa
della Notte
==> Omelia del 25 dicembre 2003 - Santo Natale, Messa
del Giorno
"Potremmo dire che le letture del giorno di Natale si
concentrano nel dare una risposta al grande
interrogativo che ha attraversato duemila anni di
cristianesimo: "Chi è Gesù Cristo?". La risposta la
troviamo, soprattutto, nel prologo del vangelo secondo
san Giovanni. Il Verbo, il creatore dell'universo, la
luce del mondo, il rivelatore del Padre,..."
5) AL CINEMA:
http://cinema.totustuus.info
==> Recensione cinematografica: "Chicago" di R.
Marshall, con R. Zellweger, R. Gere, C. Zeta-Jones
6) NUOVO SONDAGGIO
==> LETTERA APOSTOLICA di Giovanni Paolo II sulla
Sacra Liturgia
7) Altri aggiornamenti:
7a) "MAGISTERO PONTIFICIO"
http://magistero.totustuus.info/
==> Leone XII: Bolla "Quo graviora" del 13 marzo 1825
"Leone XII condanna con particolare energia le sette
dei Liberi Muratori, o dei Francs Maçons, e dei
Carbonari, nonché qualsiasi altra setta occulta
comunque denominata. Al fine di eliminare qualunque
interessata incomprensione, il Pontefice riproduce
integralmente nella presente Bolla tutti i documenti
di condanna delle società segrete promulgati dai suoi
Predecessori Clemente XII, Benedetto XIV e Pio VII".
7b) "PER UNA POLITICA DEI VALORI"
http://pvalori.totustuus.info/
==> sezione "Classici": "Lettera a Louis Veuillot", di
Juan Donoso Cortés.
7c) "CENTRO CULTURALE CATTOLICO CARLO CAFFARRA"
http://www.caffarra.it/
==> 7 dicembre 2003 - Omelia per la seconda Domenica
di Avvento
==> 8 dicembre 2003 - Omelia per la solennita' della
Immacolata Concezione
7d) "TOMAS JOSEF M. TYN O.P."
http://ptomastyn.totustuus.info/
==> Omelia sul Cuore Immacolato di Maria
8) STATISTICHE:
Il nuovo banner exchange ha 244 siti aderenti
Iscritti a questa lettera di aggiornamenti: 3.485
9) BENEFATTORI:
http://comeaiutarci.totustuus.info/
Alla prossima settimana!
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
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Portale di Cattolici: http://www.totustuus.it/
17 DICEMBRE - I ANTIFONA
O Sapienza, che sei uscita dalla bocca dell'Altissimo, che attingi l'uno
e l'altro estremo, e disponi di tutte le cose con forza e dolcezza: vieni
ad insegnarci le vie della prudenza.
O Sapienza increata che presto ti renderai visibile al mondo, come si
vede bene in questo momento che tu disponi tutte le cose! Ecco che, con
il tuo divino permesso, e` stato emanato un editto dell'imperatore
Augusto per fare il censimento dell'universo. Ognuno dei cittadini
dell'Impero deve farsi registrare nella sua citta` d'origine. Il principe
crede nel suo orgoglio di aver mosso a suo vantaggio tutto il genere
umano. Gli uomini si agitano a milioni sul globo, e attraversano in ogni
senso l'immenso mondo romano; pensano di obbedire a un uomo, e
obbediscono invece a Dio. Tutto quel grande movimento non ha che uno
scopo: di condurre cioe` a Betlemme un uomo e una donna che hanno la loro
umile dimora in Nazareth di Galilea, perche' quella donna sconosciuta
dagli uomini e amata dal cielo, giunta al termine del nono mese dalla.
concezione del suo figliuolo, dia alla luce a Betlemme il figlio di cui
il Profeta ha detto: "La sua origine e` fin dai giorni dell'eternita`; o
Betlemme, tu non sei affatto la piu` piccola fra le mille citta` di
Giuda, poiche' da te appunto egli uscirà". O sapienza divina, quanto sei
forte, per giungere cosi` ai tuoi fini in un modo insuperabile per quanto
nascosto agli uomini! Quanto sei dolce, per non fare tuttavia alcuna
violenza alla loro libertà! Ma quanto sei anche paterna nella tua premura
per i nostri bisogni i Tu scegli Betlemme per nascervi, perche' Betlemme
significa la Casa del Pane. Ci mostri con cio` che tu vuoi essere il
nostro Pane, il nostro nutrimento, il nostro alimento di vita. Nutriti
d'un Dio, d'ora in poi non morremo piu`. O Sapienza del Padre, Pane vivo
disceso dal cielo vieni presto in noi, affinche' ci accostiamo a te, e
siamo illuminati dal tuo splendore; e dacci quella prudenza che conduce
alla salvezza.
Testo tratto da: Dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico, vol. I Avvento
e Natale, Alba 1956, pp. 359-75 passim.
17 DICEMBRE - INIZIO DELLE GRANDI ANTIFONE
La Chiesa apre oggi la serie settenaria dei giorni che precedono la
Vigilia di Natale, e che sono celebrati nella Liturgia con il nome di
Ferie maggiori. L'Ufficio ordinario dell'Avvento assume maggiore
solennita`; le Antifone dei Salmi, alle Laudi e alle Ore del giorno,
sono proprie del tempo e hanno un rapporto diretto con la grande Venuta.
Tutti i giorni, ai Vespri, si canta una grande Antifona che e` un grido
verso il Messia e nella quale gli si da` ogni giorno qualcuno dei titoli
che gli sono attribuiti nella Scrittura.
Il numero di queste Antifone, che sono dette comunemente antifone O
dell'Avvento, perche' cominciano tutte con questa esclamazione e` di
sette nella Chiesa romana, una per ciascuna delle sette Ferie maggiori, e
si rivolgono tutte a Gesu` Cristo. Altre Chiese, nel medioevo, ne
aggiunsero ancora due: una alla Santissima Vergine, O Virgo Virginum! e
una all'Angelo Gabriele, O Gabriel! Oppure a san Tommaso, la cui festa
cade nel corso delle Ferie maggiori. Quest'ultima comincia così: O Thomas
Didime! (1). Vi furono anche delle Chiese che portarono fino a dodici il
numero delle grandi Antifone, aggiungendone alle nove di cui abbiamo
parlato altre tre, e cioè: una a Cristo, O Rex pacifice! una seconda alla
Santissima Vergine, O mundi Domina! e infine un'ultima a mo' d'apostrofe
a Gerusalemme, O Hierusalem!
Il momento scelto per far ascoltare questo sublime appello alla carita`
del Figlio di Dio e` l'ora dei Vespri, perche' e` alla sera del mondo,
vergente mundi vespere, che e` venuto il Messia. Si cantano al
Magnificat, per denotare che il Salvatore che aspettiamo ci verra`. da
Maria. Si cantano due volte, prima e dopo il Cantico, come nelle feste
Doppie, in segno della maggiore solennita`; ed era anche antica usanza
di parecchie Chiese cantarle tre volte, cioe` prima del Cantico stesso,
prima del Gloria Patri e dopo il Sicut erat. Infine, queste meravigliose
Antifone che contengono tutto il midollo della Liturgia dell'Avvento,
sono adorne d'un canto armonioso e pieno di gravita`, e le diverse Chiese
hanno conservato l'usanza di accompagnarle con una pompa tutta speciale,
le cui manifestazioni sempre espressive variano secondo i luoghi.
Entriamo nello Spirito della Chiesa e riceviamole per unirci, con tutta
l'effusione del nostro cuore, alla stessa santa Chiesa, allorche' fa
sentire al suo Sposo questi ultimi e teneri inviti ai quali egli infine
si arrende.
(1) Quest'antifona e` piu` moderna; ma a partire dal XIII secolo
sostitui` quasi universalmente quella: O Gabriel! Il lettore intelligente
sapra` cogliere la sostanza di queste riflessioni, nonostante calendario
e rubriche siano in questo caso - leggermente cambiate.
Testo tratto da: Dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico, vol. I Avvento
e Natale, Alba 1956, pp. 359-75 passim.
17 dicembre
Preghiamo la Madonna per i perseguitati
Fa', o Vergine Immacolata, che l'ordine delle cose si svolga tranquillamente
sotto la paterna provvidenza della volonta' di Dio. Dona alla Chiesa un
servizio tranquillo e sicuro. Conforta i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i
chierici, i fedeli che sono in prigione per il nome di Dio. Esaudisci le
preghiere che a Te facciamo per tutti gli ordini gerarchici, affinche' i
sacri ministri di ogni grado servano al Signore con fedelta' e purezza.
Amen. Ave Maria!
p. Tomas Tyn O.P - Il messaggio di Fatima
Omelia pronunciata il 7/10/1987
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http://ptomastyn.totustuus.info/
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Maria, la profetessa dei tempi nuovi, ha detto: "Alla fine il mio Cuore
immacolato trionferà". È in Maria che noi confidiamo ed a Maria affidiamo il
trionfo della santa Chiesa.
Ecco, miei cari, è vitale quest¹oggi confidare particolarmente nella
protezione di Maria nei riguardi della Santa Chiesa, perché è terribile il
giorno di oggi, il giorno in cui il Signore si è compiaciuto di umiliarci e
di prostrarci per i nostri peccati. Settanta anni fa il regno
dell¹anticristo si è sparso su questa povera e misera terra, settanta anni
fa ‹ il 7 Novembre, secondo il calendario russo, del 1917 ‹ ha trionfato la
rivoluzione bolscevica, l¹ateismo comunista.
Cari fratelli, pensiamo al messaggio di Fatima, il Signore che ha voluto
mettere a dura prova la sua Chiesa, perché come ha detto al fondatore
stesso, egli ci consegnerà nelle mani di satana affinché ci vagli come si
vaglia il grano per separarlo dalla crusca.
Così la Chiesa, miei cari fratelli, è messa a dura prova, ma bisogna
supplicare il Signore, confidare nella sua protezione, così questa liturgia
di oggi vuole essere una liturgia di lutto. Perché, cari fratelli, non ho
vestito le vesti bianche, le vesti di gioia, le vesti della speranza? Perché
mi sono vestito di viola come è prescritto per la messa rituale, la messa
votiva per la difesa della Chiesa? Ebbene, cari fratelli, uno dei più
perniciosi errori di oggi è quello di dire: bisogna guardare sempre al bene.
Ma, cari fratelli, non dice forse il Signore per bocca di un suo profeta:
"guai a voi che confondete il bene con il male"; "guai a voi che confondete
il dolce con l¹amaro"?
Vedete, la viltà, la confusione mentale di oggi consiste soprattutto nel non
saper guardare, lo dico con dolore nel cuore, nemmeno da parte della Chiesa
e dei suoi ministri, non saper guardare con fiducia e con coraggio proprio
il grugno di satana, il grugno del demonio. Bisogna aver del coraggio.
Sono riconoscente al Signore per i mali, sì per i mali, perché il Signore è
tanto potente da poter trarre da quei mali che permette dei grandi, degli
infiniti beni. Cari fratelli, è al comunismo che io debbo la mia vocazione
religiosa e sia benedetto e ringraziato il Signore. Siano benedetti e
ringraziati i Santi dell¹ordine domenicano, la stirpe di san Domenico, siano
benedetti e lodati perché oggi è anche la loro festa. Ecco, cari fratelli,
siano benedetti quei santi fratelli che ci hanno preceduto combattendo la
buona battaglia della fede, sia benedetto l¹ordine domenicano che mi ha
accolto con tanta carità e misericordia e mi ha insegnato la caritas
veritatis, l¹amore per la verità, perché solo la verità libererà il mondo da
satana, cari fratelli, non c¹è carità senza verità, è falsità la carità
pretesa che vorrebbe fare a meno della verità e della giustizia.
Sono proprio le sciagure del comunismo bolscevico, la sciagura degli omicidi
di decine di milioni, cari fratelli, decine di milioni di uomini trucidati,
ebbene è questa la migliore giustificazione della santissima inquisizione,
perché contro quelle menti di satana, contro la mano di Caino i nostri
fratelli hanno combattuto la buona battaglia della fede.
Ma con quale sicurezza, con quale prepotenza, con quale orgoglio e
soprattutto con quale insipienza può l¹uomo di oggi giudicare il medioevo,
tempi fulgidi! Noi abbiamo imparato la democrazia e la tolleranza, sì alla
democrazia in campo di concentramento, sì alla democrazia in interi paesi
che sono circondati da filo spinato e con orde di soldati che hanno ordine
di sparare su chiunque, è questa la nostra democrazia e la nostra libertà? È
questo il progresso del ventesimo secolo?
E allora noi sappiamo bene, cari fratelli che davvero si verificò questa
profezia così triste, ma nel contempo così consolante della beata Vergine.
La Vergine ci promette il trionfo del suo Cuore immacolato, ma non un
trionfo a buon mercato, non un trionfo buono per i miti, un trionfo per i
combattenti di Cristo, giacché disse la beata Vergine, se il mondo non farà
penitenza, se il mondo non si convertirà allora la Russia diventerà un
flagello di Dio, diffonderà i suoi errori ed intere nazioni scompariranno
dalla faccia di questa terra.
Miei cari fratelli, questa scomparsa delle nazioni, ne so qualcosa io che
sono profugo di una di esse, una nazione non dico molto edificante perché si
è scelta essa stessa molto democraticamente quella sciagura del bolscevismo
e però una nazione che aveva una sua cultura, una sua tradizione, aveva una
sua vita spirituale ed è divenuta, dopo l¹invasione sovietica del ¹68, una
piaga dello spirito, ma sulle piaghe materiali i nostri giornalisti piangono
lagrime di coccodrillo, ma sul resto non si dice nemmeno una parola.
Ecco perché, fratelli, mi sono vestito di lutto, perché oggi è un giorno di
esultanza per gli empi, ma per i buoni deve essere un giorno di lutto e di
penitenza. Mardocheo, quando il popolo dell¹antica alleanza era perseguitato
dai malvagi, certamente non esultava, non cantava alleluia, no, si
stracciava le vesti, si cospargeva il capo di cenere e faceva penitenza
davanti al Signore.
Ecco, cari fratelli, non dobbiamo dimenticare il messaggio del Cuore
immacolato, il messaggio di Fatima: se il mondo non farà penitenza, la
Russia spargerà i suoi errori. Facciamo penitenza, convertiamoci al Signore,
siamo strumenti del trionfo del Cuore immacolato di Maria! Sono tanti con
una facile speranza i bestemmiatori che prendono pure in giro: il Cuore
tanto trionferà, quindi noi non dobbiamo darci da fare, non dobbiamo pensare
a quelle brutte cose, guai, chiudiamo gli occhi, meglio non pensarci.
È questo l¹atteggiamento del cristiano, cari fratelli? Noi sappiamo che Dio
certamente opererà una salvezza potente con il suo braccio steso, ma
vogliamo essere strumenti di questa salvezza che egli opera. Come l¹ha
operata tramite il corpo di Cristo inchiodato sulla Croce, così opererà la
salvezza tramite una Chiesa crocifissa! Quale gioia saper stare con Gesù
sulla Croce!
Ecco, miei cari fratelli, come trionferà il Cuore immacolato di Maria, ecco
come noi dobbiamo stringerci attorno al vessillo di Cristo per combattere
l¹orrore del demonio. Allora proprio, bisogna saper trarre del bene anche
dal male, non chiudere gli occhi davanti alla verità del male, non essere
scioccamente ottimisti, superficialmente ottimisti, dire: "il male esiste"
ed imparare il bene proprio per la contrapposizione al male.
Vedete, miei cari, nei paesi dell¹est, in quelle grandi prigioni di popoli
uccisi, ebbene io ho imparato veramente la malizia del demonio ed il santo
timore dell¹inferno. Perché, sappiate questo, miei cari fratelli, il demonio
non avrebbe nessun successo, non potrebbe fare strage di anime se non si
travestisse da angelo di luce. Allora il demonio in apparenza è tanto buono,
suggerisce tante cose edificanti: giustizia sociale, tutto andrà bene, non
ci sarà più ingiustizia né sfruttamento degli uni riguardo agli altri, tutta
la società sarà bella, non ci sarà alienazioneŠ e gli sprovveduti e gli
sciocchi si fanno strumenti del malvagio, si fanno strumenti di colui che è
l¹omicida delle anime umane fin dall¹inizio.
Ecco, vedete come è importante coltivare, oltre le virtù morali, anche le
virtù intellettuali. Ci sono dei cristiani che pensano che essere degli
sciocchi, degli sprovveduti, dei superficiali, essere imprudenti è quasi un
titolo di merito e di santità. Non è vero! Non c¹è Santo ingenuo, ogni Santo
è sì innocente come un bambino, ma è anche astuto come un serpente. Quindi
bisogna aprire gli occhi della nostra mente, vedere il male ed adorare
Iddio, infinitamente più potente del male stesso. Il demonio raggira, da un
lato promette delle cose estremamente lusinghiere, ma poi dopo, cari
fratelli, se gli si dà retta, sapeste voi! Sembra all¹inizio qualcosa di
dolce e di buono, ma dopo vi schiaccia!
Ecco allora, nel regno dell¹anticristo io imparai, non per merito mio perché
io sono molto duro ad imparare, ma imparai proprio per grazia di Dio e per
illuminazione del suo Santo Spirito, imparai ad aborrire l¹inferno, ad
aborrire la logica e la tattica del maligno. Ecco, al giorno di oggi alcuni
si affliggono per la data di oggi, ci sono alcuni che considerano questo
come un episodio concluso, bisogna fare eucumenismo anche con loro. Quale
scandalo! Ho visto una tavola rotonda in televisione con anche i
rappresentanti di un partito così detto cristiano fu detto da parte dei
sinistroidi che questa data che oggi appunto celebriamo come giornata di
lutto, che questa data è esaltante per l¹umanità, per il progresso ed altre
cose. Ma volete credere che neanche uno osò protestare. Già cosa grave, cari
fratelli, che il mondo uccida dei martiri, cosa ancora più grave sputare sul
sangue dei martiri, ve lo assicuro io.
Ecco, cari fratelli, per onorare la memoria di questi martiri trucidati a
decine di milioni e per celebrare la memoria di questi uomini che sono
rinchiusi tuttora nel nostro illuminato ventesimo secolo, sono rinchiusi
come se fossero dei prigionieri, ebbene per commemorare loro, per supplicare
il Signore per loro e per noi celebriamo questa festività.
Miei cari, c¹è un bellissimo documento di cui vi raccomando molto la lettura
per imparare proprio dall¹inferno quale è la logica redentrice di Dio. Il
documento è l¹enciclica Divini Redemptoris del papa di venerata memoria Pio
XI. Questo papa ebbe il coraggio di contrastare tutti i sistemi totalitari:
è sua l¹enciclica Mit brennender Sorge, perché anche il nazismo è una forma
di socialismo, cosa che tanti hanno dimenticato. Il nostro Gorbaciov,
l¹agnellino che vuole gettare sabbia negli occhi dell¹occidente, che però ha
avuto la spudoratezza, senza essere contrastato da nessuno, di giustificare
Molotov. Tutti ce lo dobbiamo ricordare. I socialisti di tutti i paesi sono
imparentati col KGB. Noi siamo imparentati con Dio ed abbiamo la grazia
dello Spirito Santo per saper respingere il male per amore santo del bene.
Ecco allora cosa dice il santo Padre in questa enciclica: che il sistema
comunista poggia su un¹idea di falsa redenzione, vedete come subito entra in
merito a quel concetto essenziale, cioè che il comunismo non è un sistema di
filosofie, non è un sistema di etica sociale, ma è una contro-chiesa ed una
contro-religione. Io parlo per esperienza, sapete, quello che ci facevano di
lavaggio del cervello, quello che ci facevano a scuola di marxismo era
veramente un contro-catechismo. I sacerdoti non potevano nemmeno entrare in
scuola e temevano persino di entrare nelle famiglie perché temevano che
fossero stati denunciati, sarebbero finiti in prigione. Vedete la libertà
del marxismo. Ci sono uomini che tuttora hanno la spudoratezza di inneggiare
a Marx. Pensate a quelle sciagure che sono avvenute in Vietnam in quella che
tuttora viene detta liberazione.
Milioni di uomini e donne che sono annegati per amore della libertà nel
mare, perché dico questo, alcuni dicono che erano capitalisti, che amavano
il denaro. Per amore del denaro, cari fratelli, certe cose proprio non si
fanno, si fanno per amore dell¹anima, si fanno per amore di Dio. Questi
uomini hanno affrontato la morte per amore dell¹anima loro. C¹è ancora chi
osa dire: "evviva la liberazione del Vietnam". Allora vuol dire che il
comunismo era ateo essenzialmente, non lo era per accidens. Ci sono alcuni
che dicono: "il comunismo ateo" e quindi pensano che ce n¹è uno che è ateo
ed uno ateo non è, i cristiani con il socialismo rinnegati, apostati. Vedete
il comunismo è essenzialmente, intrinsecamente perverso, dice sua santità
Pio XI. E come si raccomanda, con quanta paterna sollecitudine ai suoi
vescovi: "venerabili fratelli dell¹episcopato, procurate che i fedeli non si
lascino ingannare, sappiano vedere che il comunismo è intrinsecamente,
essenzialmente, non accidentalmente perverso". Si sente dire che c¹è un
comunismo empio ed uno buono ed accettabile. Che sciagura, cari fratelli,
procurate che nessuno si inganni: il comunismo è intrinsecamente perverso e
non è lecita la collaborazione con esso in nessun settore.
Da che cosa dipende mai questo? Da un ideale di pseudo-giustizia. Notate
bene che il Vangelo è tutto carità, è giustizia animata dalla carità, è
quella giustizia superiore a quella dei farisei e degli scribi, "se voi non
avrete una giustizia superiore, non entrerete nel regno dei cieli". Il
comunismo invece proclama il così detto "umanesimo ateo" cioè l¹uomo per
essere uomo deve fare a meno di Dio. Per niente, cari fratelli. Che cosa
rimane? La loro giustizia costruita per mano d¹uomo. Vedete la superbia
infernale, noi costruiamo la società giusta, hanno provato a costruire il
paradiso in terra ed è venuto fuori un vero inferno, l¹uomo demiurgo del suo
destino, è cosa curiosa che i chierici non avvertano il satanismo di certe
proposizioni, è così chiaro, costruire la giustizia per solo sforzo umano
facendo a meno consapevolmente di Dio.
Allora, cari fratelli, non rimarrà umana, ma diventerà ben presto disumana,
secondo quanto giustamente si dice: summum ius, summa iniuria. Si cerca di
stimolare gli istinti più bassi, soprattutto gli istinti più
anticaritatevoli e più antievangelici: l¹istinto dell¹invidia, dell¹odio,
della lotta di classe. Non c¹è più l¹idea che anche i pagani avevano
dell¹amicizia sociale, che ogni uomo è amico del suo simile, che bisogna
amare e rispettare l¹umanità, anche se ricevo delle offese e devo perdonare,
no, per i comunisti questo è l¹oppio dei popoli, la cattiva rassegnazione
del cristiano, bisogna invece prendere coscienza della carica
rivoluzionaria, bisogna uccidere, bisogna far tutto affinché la rivoluzione
trionfi.
È lì, cari fratelli, non nel materialismo, questo è un altro punto che
inganna i superficiali, è lì nella lotta delle classi, in quel
rivoluzionarismo, in quella rivoluzione in permanenza, è lì l¹arma satanica
del comunismo. Ci sono comunisti che vanno a messa: guai a loro, peggio per
loro, sacrileghi che non sono altro. Ci sono comunisti che pregano: se
pregassero bene, cesserebbero di essere comunisti.
Vedete, cari fratelli, come siamo messi! C¹è questo inganno di tenere i
piedi su due staffe, di servire Dio, ma di servire anche satana. Non è
possibile, bisogna fare delle scelte accurate e finché il comunismo sarà
tale, finché sarà non dico materialista, possono anche confessare la fede
negli angioletti, non mi interessa, finché il comunismo manterrà la prassi
rivoluzionaria sarà sempre intrinsecamente ateo ed intrinsecamente perverso,
non lasciatevi ingannare. Non a caso il comunismo ha ammesso come dottrina
fondamentale il materialismo, l¹evoluzionismo, come se l¹uomo fosse spuntato
da una bestia.
Come è profonda l¹analisi di Dostoievski di questi atteggiamenti
rivoluzionari! Dostoievski, nel suo libro intitolato in maniera
significativa "I Demoni" intravide già gli orrori della rivoluzione del ¹17.
Dostoievski appunto dice che quando si insegna ai bambini che non c¹è Dio,
quando un maestro insegna agli scolari che non c¹è bisogno di pregare,
quando un avvocato difende un assassino, quando si fa così, cari fratelli, è
allora che le anime si perdono e le anime sono già nostre, e sono i demoni
che parlano. Attenti all¹inferno e le sue mene, perché l¹inferno si presenta
sotto aspetti molteplici e spesso lusinghieri, ma la sua essenza è sempre
quella di Caino, l¹inferno è omicida oggi come fin dall¹inizio.
Ecco, miei cari, come bisogna respingere non solo il comunismo implicito, ma
quello in qualche modo implicito. Pensate alle forme pericolose del
sinistrismo radicale, si vuole creare una mentalità schifosa, una mentalità
che esalta il fango contro il cielo. Più materialismo di così !Vedete come
bisogna stare in guardia, cari fratelli.
Poi la concezione allucinante della società, la società nella quale gli
individui sono solo rotelline dell¹ingranaggio, pensate a quelli che
inneggiano a Gorbaciov e alla sua "perestrojca", abbiamo pure sentito il suo
discorso: "si, abbiamo anche fatto degli errori", ma quelle decine di
milioni di uomini e donne ingiustamente trucidati, per lui sono un incidente
di percorso. Necessità storica. Allora era necessario fare così. Vi
fidereste di chi dice che decine di milioni di morti sono solo un incidente?
Io no, non avrei fiducia. Ebbene il comunismo si può descrivere come
terrorismo istituzionalizzato, giustamente lo descrive il grande politologo
della storia Osvald Stemberg, che dice: "Questo regime bolscevico è
organizzato come una porta d¹oro, come una grande orgia chiamato partito
comunista con a capo il segretario che decide tutto, il comunismo crudele ed
astuto, il comunismo che ci mette sempre in pericolo di trovarci innanzi ad
un parente Gengis Kan". Un¹altra anima specifica del comunismo sovietico,
l¹anima mongola e tartara di questa abiezione, di questo abominio.
Cari fratelli, quale la via di uscita? Io ve lo dirò sinceramente, c¹è una
difesa a breve scadenza, ma bisogna vedere il pericolo del pacifismo. Si
dice: cattivi i comunisti, ma cattivi anche i capitalisti. Non è vero, non è
la stessa cosa, c¹è una bella differenza. Si dice: i comunisti hanno degli
armamenti, ma li hanno anche gli americani, pensate quale profondità di
ragionamento questa opinione che vorrebbe essere in qualche modo al di sopra
delle parti. Vedete, miei cari fratelli, non cedete al pericolo del così
detto pacifismo, cercate di costruire non da voi, ma dalla grazia di Dio la
pace delle anime vostre, non la pace esterna da ottenere tramite la
riduzione del mondo ad un grande cimitero sotto il dominio comunista, come
vuole il pacifista. Con apparenze molto miti, con apparenze lusinghiere,
quei ragazzi che strimpellano con le chitarre, sembra che la pace sia già
scesa sul mondo. Quale inganno! Io ve lo dico senza mezzi termini, data la
malizia di questo regime, che Dio ha permesso per la nostra umiliazione, la
nostra penitenza, data la sua malizia, ciò che conserva la pace nel mondo,
sarò duro in quello che dico, sono unicamente le ogive nucleari del
pentagono. Ma questo è solo un rimedio provvisorio. Il rimedio a lunga
scadenza è solo la via verso l¹alto.
Un altro esule da questo inferno, Alessandro Isaiovich, dice proprio questo,
lo dice agli occidentali che si compiacciono delle sporcizie del loro
imperialismo, del loro democraticismo, dice che la via di uscita non è in
avanti, nel progresso illuminato e chissà che cosa ‹ in questo stranamente i
comunisti e illuministi vanno perfettamente d¹accordo, in quella strana idea
dell¹utopia progressista ‹, no, la via vera che ci farà uscire da questo
marasma è solo la via che conduce l¹animo in alto.
Ecco, cari fratelli, quale è la soluzione. Ecco anche quale è la soluzione
proposta da Pio XI quando dice che il liberalismo non è il nemico del
comunismo, ma il suo antenato. È dal liberalismo, dal democraticismo,
dall¹immanentismo che deriva la piaga del comunismo. Basta guardare la
struttura della rivoluzione francese: si fa a meno di Dio, si concepisce la
società non più come fondata sulla grazia del Signore, si pensa che l¹uomo
sia autonomo, si dice tutti sono liberi e possono fare quello che a loro
pare e piace. Alla fine ci si meraviglia se prevale la volontà omicida della
così detta volonté general di roussoniana memoria.
Vedete come il passaggio dall¹imperialismo assoluto al comunismo è un
passaggio logico. I comunisti lo sanno benissimo, queste contraddizioni
della società borghese marcia aspettano già lì armati per accaparrarsi le
nostre società già marcite dal nostro democraticismo tanto liberale. Basta
leggere Platone per sapere quale è questa transizione.
Abbiamo fatto questa brutta meditazione sull¹inferno, ma ricordate che anche
la Vergine santa ha fatto vedere a quegli innocenti pargoletti l¹inferno. Io
sempre mi chiedo che cosa succederebbe oggi se un sacerdote facesse la
catechesi sull¹inferno a dei bambini; sarebbe la fine del mondo: "non
traumatizzi quelle povere anime!" Che cosa fece la catechista celeste? Che
cosa fece vedere ai bambini di Fatima? Fece vedere loro l¹inferno. Così
nostro Signore ha posto quell¹inferno sulla terra non per farci paura, non
certo perché rimanessimo inattivi, ce lo ha messo dinanzi agli occhi perché
contemplassimo il mistero di iniquità e perché ci fidiamo non già di noi,
perché le nostre opere nulla valgono, ma ci fidassimo unicamente di Lui, Lui
che ha riposto la vittoria sul nemico infernale nel Cuore immacolato della
madre sua dolcissima, di Maria. Che Maria ci benedica tutti.
3 dicembre
S. FRANCESCO SAVERIO
(1506-1552)
Questo pioniere delle missioni dei tempi moderni, patrono dell'Oriente dal
1748, dell'Opera della Propagazione della Fede dal 1904, di tutte le
missioni con S. Teresa di Gesù Bambino dal 1927, nacque da nobili genitori
il 7-4-1506 nel castello di Xavier, nella Navarra (Spagna). Francesco non
sarebbe diventato un giurista e un amministratore come suo padre, né un
guerriero come i suoi fratelli maggiori, ma un ecclesiastico come un
qualunque cadetto del tempo. Per questo nel 1525 si recò ad addottorarsi
all'università di Parigi sognando pingui benefici nella diocesi di Pamplona.
Il suo incontro con Ignazio di Loyola fu provvidenziale perché lo trasformò
da campione di salto e di corsa in araldo del Vangelo, da professore di
filosofia in Santo. Assegnato nel collegio di Santa Barbara alla medesima
stanza del Saverio, il fondatore della Compagnia di Gesù aveva visto a fondo
nell'anima di lui, gli si era affezionato e più volte gli aveva detto: "Che
giova all'uomo guadagnare anche tutto il mondo, se poi perde l
'anima? (Mc. 8, 36). Più tardi Ignazio confiderà che Francesco fu "il più
duro pezzo di pasta che avesse mai avuto da impastare" e il Saverio, nel
fare quaranta giorni di ritiro sotto la direzione d'Ignazio prima d'iniziare
lo studio della teologia, pregherà: "Ti ringrazio, o Signore, per la
provvidenza di avermi dato un compagno come questo Ignazio, dapprima così
poco simpatico".
Il 15-8-1534 anche lui, insieme al Loyola, nella chiesetta di Santa Maria di
Montmartre fece voto di castità e di povertà e di pellegrinare in Palestina
o, in caso d'impossibilità, di andare a Roma per mettersi a disposizione del
papa. Anche lui, all'inizio del 1537, si trovò con gli altri primi sei
compagni all'appuntamento fissato a Venezia, ma la guerra scoppiata tra la
Turchia e la Repubblica Veneta impedi loro di mandare ad effetto il voto
fatto. Ignazio e i suoi discepoli si dedicarono allora all'assistenza dei
malati nell'ospedale degl'Incurabili fondato da S. Gaetano da Thiene e, dopo
essere stati ordinati sacerdoti, alla predicazione per le piazze in uno
strano miscuglio di lingue neo-latine. A Bologna specialmente il Saverio si
acquistò fama di predicatore e di consolatore dei malati e dei carcerati, ma
in sei mesi si rovinò la salute dandosi ad austerissime penitenze. S.
Ignazio lo chiamò a Roma come suo segretario. Nella primavera del 1539 egli
prese parte alla fondazione della Compagnia di Gesù e, l'anno dopo, fu
mandato al posto di Nicolò Bobadilla, colpito da sciatica, alle Indie
Orientali in qualità di legato papale per tutte le terre situate ad oriente
del capo di Buona Speranza, in seguito alle insistenti preghiere rivolte da
Giovanni III, re del Portogallo, a Ignazio per avere sei missionari.
Durante il penoso viaggio a vela, protrattosi per tredici mesi, il Saverio
si sovraspese per l'assistenza spirituale ai 300 passeggeri facenti parte
non certo della "buona società", nonostante che per due mesi avesse sofferto
il mal di mare. Una notte, all'ospedale di Mozambico, avendolo il medico
trovato tremante di febbre, gli ordinò di andare a letto. Poiché un marinaio
stava morendo impenitente, gli rispose: "Non posso andarci. Un fratello ha
tanto bisogno di me". Stabilitosi nel collegio di San Paolo a Goa, cominciò
il suo apostolato (1542) tra la colonia portoghese che con la sua vita
immorale scandalizzava persino i,pagani. Poi estese il suo ministero ai
malati, ai prigionieri e agli schiavi con tanta premura da meritare il
titolo di "Santo Padre" e "Grande Padre". Con un campanello raccoglieva per
le strade i fanciulli e ad essi insegnava il catechismo e cantici
spirituali.
Dopo cinque mesi il governatore delle Indie lo mandò al sud del paese dove i
portoghesi avevano costruito le loro fortezze, avviato i loro commerci e
battezzato gl'indigeni e i prigionieri di guerra senza sufficiente
preparazione. Molti di essi erano ricaduti nell'idolatria, come i pescatori
di perle della costa del Paravi i quali, otto anni prima, avevano chiesto il
battesimo per essere difesi dai maomettani. Francesco, che non possedeva il
dono delle lingue, con l'aiuto d'interpreti tradusse subito nei loro idiomi
le principali preghiere e verità della fede. Poi, per due anni, passò di
villaggio in villaggio, a piedi o su disagevoli imbarcazioni di cabotaggio,
esposto a mille pericoli, fondando chiese e scuole, facendosi a tutti
maestro, medico, giudice nelle liti, difensore contro le esazioni dei
portoghesi, salutato ovunque quale Santo e taumaturgo. "Talmente grande è la
moltitudine dei convertiti - scriveva egli - che sovente le braccia mi
dolgono tanto hanno battezzato e non ho più voce e forza di ripetere il
Credo e i comandamenti nella loro lingua". In un mese arrivò a battezzare
10.000 pescatori della casta dei Macua, nel Travancore. Mentre era intento
ad amministrare il sacramento, ricevette la triste notizia che 600 cristiani
di Manaar avevano preferito lasciarsi uccidere anziché tornare al
paganesimo. Ne provò un momento di sconforto: "Sono così stanco di vivere -
scrisse - che la migliore cosa per me sarebbe morire per la nostra Santa
fede". Lo rattristava il vedere commettere tanti peccati e non poterci fare
nulla.
Benché continuamente a disposizione del prossimo, il Santo fu sempre
trattato male da ufficiali e mercanti portoghesi, decisi a non permettere
che la sua caccia alle anime intralciasse loro la ricerca di piaceri e di
ricchezze. Noncurante degli uomini, negli anni successivi (1545-1547) egli
aprì nuovi campi all'apostolato. Predicò per quattro mesi nell'importante
centro commerciale di Malacca; visitò l'arcipelago delle Molucche;
nell'isola di Amboina, presso la Nuova Guinea, riuscì ad avvicinare la
popolazione impaurita di un villaggio stando seduto e cantando tutti gl'inni
che sapeva; si spinse fino all'isola di Ternate, estrema fortezza dei
portoghesi, e più oltre ancora, fino alle isole del Moro, al nord delle
Molucche, abitate da cacciatori di teste. Colà agli ospiti indesiderati si
servivano pietanze avvelenate. Quando il Saverio decise di visitarle, gli
suggerirono di portare con sé degli antidoti, ma egli preferì riporre in Dio
tutta la sua fiducia. "Queste isole - scriverà il 20-1-1548 - sono fatte e
disposte a meraviglia perché vi ci si perda la vista in pochi anni per
l'abbondanza delle lacrime di consolazione... Io circolavo abitualmente
nelle isole circondate da nemici e popolate da amici poco sicuri, attraverso
terre sprovviste di qualsiasi rimedio per le malattie e prive di qualsiasi
soccorso per conservare la vita". Ciononostante egli pregava: "Non
allontanarmi, o Signore, da queste tribolazioni se non hai da mandarmi dove
io possa soffrire ancora di più per amore tuo".
Dopo tre mesi di fatiche, tornò a Ternate. Il sultano regnante fece buona
accoglienza al missionario, ma alla fede cristiana preferì le sue cento
mogli e le numerose concubine. Raggiunta Malacca nel dicembre 1547, la
Provvidenza fece incontrare al Saverio un fuggiasco giapponese, Anjiro,
desideroso di farsi cristiano per liberarsi dal rimorso cagionatogli da un
delitto commesso in patria. Il Santo rimase talmente sedotto dalle notizie
da lui avute sul Giappone e i suoi abitanti che concepì un estremo desiderio
di andarli ad evangelizzare. Dopo aver provveduto per il governo del
Collegio di San Paolo a Goa e l'invio di missionari nelle località visitate,
parti per il Giappone in compagnia di Anjiro, suo collaboratore. Sbarcò a
Kagoshima, nell'isola di Kiu-Sciu, il 15-8-1548. Il principe Shimazu
Takahisa lo accolse gentilmente, e mentre egli studiava la lingua del paese,
Anjíro convertiva al cattolicesimo oltre un centinaio di parenti e amici. "I
Giapponesi - scrisse il Saverio in Europa - sono il migliore dei popoli".
Quando il principe, sobillato dai bonzi, vietò ogni ulteriore battesimo, il
coraggioso missionario decise di presentarsi addirittura all'imperatore e
alle università della capitale, Miyako (Kyoto), ma a causa della guerra
civile endemica le università non vollero aprirgli le porte e l'imperatore
in fuga non volle riceverlo (1551), perché sprovvisto di doni e poveramente
vestito. Si presentò allora in splendidi abiti e con preziosi doni al
principe di Yamaguchí che gli concesse piena libertà di predicazione. In
breve tempo egli riuscì a creare una fiorente cristianità che formò 1e
delizie della sua anima" e ad estenderla nel vicino regno di Bungo.
Quando nell'inverno del 1551, richiamato da urgenti affari, il Saverio
ritornò in India, in Giappone c'erano oltre 1.000 cristiani. Le fatiche
avevano imbiancato i suoi capelli. Quante volte, sempre immerso nella
preghiera, aveva dovuto camminare a piedi nudi e sanguinanti o passare a
guado fiumi gelati! Quante volte, affamato e intirizzito, era stato cacciato
dalle locande a sassate! Sovente cadde esausto sul ciglio delle strade. Per
poter proseguire il suo viaggio talora dovette occuparsi come stalliere
presso viaggiatori più fortunati.
Per i Giapponesi, i Cinesi erano i maestri indiscussi di ogni scibile.
Essendosi sempre sentito opporre dai bonzi che se la religione cristiana
fosse stata vera, i cinesi l'avrebbero già conosciuta, decise di andarli a
convertire. Poiché la prigione o la morte erano la sorte che toccava a tutti
gli stranieri che cercavano di entrare in quel paese, il Saverio organizzò
un'ambasciata alla corte dell'imperatore della Cina, di cui egli avrebbe
fatto parte. A Malacca però l'ammiraglio portoghese in carica, irritato
perché non era stato scelto lui come ambasciatore, mandò a monte il
progettato viaggio denunciando pubblicamente il Santo come falsificatore di
bolle papali e imperiali. Senza lasciarsi abbattere dal grave colpo,
l'illuminato apostolo il 17-4-1552 approdò all'isola di Sanciano con un
servo cinese convertito, Antonio di Santa Fe. Colà trovò antichi amici che
gli offersero ospitalità e un contrabbandiere che per 200 ducati si dichiarò
disposto a sbarcarli segretamente alle porte di Canton. Ad un amico il Santo
scrisse: "Pregate molto per noi, perché corriamo grande pericolo di essere
imprigionati. Tuttavia, già ci consoliamo anticipatamente al pensiero che è
meglio essere prigionieri per puro amor di Dio, che essere liberi per avere
voluto fuggire il tormento e la pena della croce".
Il giorno stabilito il contrabbandiere mancò alla parola data. Nel rigido
inverno, il Saverio si ammalò di polmonite, e privo com'era di ogni cura
morì in una capanna il 3-12-1552 dopo avere più volte ripetuto: "Gesù,
figlio di Davide, abbi pietà di me! 0 Vergine, Madre di Dio, ricordati di
me!". Il suo corpo fu seppellito dal servo nella parte settentrionale
dell'isola, in una cassa ripiena di calce. Due anni dopo fu trasportato,
integro e intatto, prima a Malacca e poi a Goa, dove si venera nella chiesa
del Buon Gesù.
Paolo V beatificò il Saverio il 21-10-1619 e Gregorio XV lo canonizzò il
12-3-1622. Si calcola che il Santo missionario abbia conferito il battesimo
a circa 30.000 pagani. Il suo continuo peregrinare per lontanissime regioni
diede ad alcuni l'impressione che fosse di temperamento volubile. Come
legato del papa, pioniere, superiore e provinciale dei Gesuiti, era
spiegabile che egli, ardentissimo della gloria di Dio e della salvezza delle
anime, sospirasse di prendere visione del suo sterminato territorio per
inviarvi gli operai occorrenti. S. Ignazio avrebbe preferito che, invece di
pagare di persona, fosse rimasto ad amministrare le missioni dell'India, e
avesse inviato a dissodare il terreno altri confratelli. La lettera che gli
scrisse per richiamarlo, almeno provvisoriamente, in Europa, giunse quando
egli era già morto.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Gentili amici,
vi segnaliamo gli aggiornamenti di questa settimana
del Portale di cattolici http://www.totustuus.net/ e
degli altri siti del network.
1) IN PRIMO PIANO http://primopiano.totustuus.info/
==> Card. Biffi: Caduti di Nassiriya, sacrificio per
la pace
http://primopiano.totustuus.info/
«Voi siete posti a difendere la libertà contro le
prevaricazioni dei violenti e ad assicurare i giusti
diritti di tutti contro l'arroganza di chi non vuol
riconoscere altro diritto che il suo. E' un compito
esigente e non sempre gratificante, il vostro, ma è
indispensabile se non si vuole che la nostra società
degeneri nella crudeltà della giungla. E' un compito
arduo e faticoso; e proprio per questo vi riesce
naturale e spontaneo implorare sul vostro lavoro
l'aiuto della "Virgo fidelis"».
2) PAGINE CATTOLICHE:
==> (Teologia / Morale)
Fede e vita di fede (01)
http://www.paginecattoliche.it/01_111.htm
La fede nella S. SCRITTURA. Il dovere di ascolto
dell'uomo verso DIO. Il dovere della fede. I
presupposti della fede. Natura della fede. Necessità
della fede. La necessità della fede per la salvezza è
continuamente affermata nella S. Scrittura. Le verità
necessarie. Il magistero ecclesiastico. Esercizio e
professione della fede. Professione di fede, contatti
ecumenici e comunicazione "IN SACRIS".
==> (Controversie / Apologetica - Chiesa primitiva)
GIACOMO, IL FIGLIO DI UN CUGINO DI GESÙ
http://www.paginecattoliche.it/MartaSordi27.htm
Di Marta Sordi. Scoperto un ossario vecchio di duemila
anni di un certo Giacomo. Un'iscrizione lo mette in
parentela con Gesù. Ma non è il "fratello del
Signore".
==> (Santi)
B. Caterina Tekakwitha (1656-1680)
http://www.paginecattoliche.it/BCATERINATEKAKWITHA.htm
Non sapendo né leggere, né scrivere, con grande
semplicità e fiducia ricorreva al missionario in ogni
dubbio e difficoltà, e il ministro di Dio la
rassicurava, l'incoraggiava e le indicava la maniera
migliore per progredire nella virtù. Nei giorni di
festa, Caterina rimaneva più a lungo nella chiesetta
del villaggio invece di andare con gli zii a lavorare
nei campi o nella foresta, ma costoro, avidi come
erano di guadagno, cominciarono a maltrattarla, a
considerarla una fannullona, a negarle persino, in
quei giorni, il cibo necessario.
3) IN LIBRERIA:
http://libreria.totustuus.info/
==> J. Pieper. Le virtù cardinali
«Il secondo aspetto particolarmente felice dell'opera
del filosofo tedesco è il raro dono di saper
comunicare, in modo molto semplice, il nocciolo delle
verità, con una chiarezza che non lascia spazio alla
cattiva retorica; in questo, sia detto di sfuggita,
salvando l'essenza comunicativa dello stesso Dottore
Angelico, poiché ripropone le medesime pacatezza e
semplicità della quaestio, della discussione tipica
dell'università medioevale, all'uomo d' oggi, non
avvezzo a tale genere letterario».
4) TRACCE DI OMELIE:
http://omelie.totustuus.info/
==> Omelia del 7 dicembre - Seconda domenica di
Avvento
==> Omelia dell'8 dicembre - Immacolata Concezione
5) AL CINEMA:
http://cinema.totustuus.info
==> Recensione cinematografica: "Calendar girls" di N.
Cole, con H. Mirren, J. Walters, J. Alderton (voto: 7)
6) Altri aggiornamenti:
6a) "MAGISTERO PONTIFICIO"
http://magistero.totustuus.info/
==> Pio VII: Breve "Quum memoranda" del 10 giugno 1809
"Quando, nella memorabile giornata del 2 febbraio, le
truppe francesi - dopo aver invaso le altre più ricche
province pontificie - con un attacco improvviso
invasero anche la Capitale, non Ci fu possibile
accettare che le motivazioni fossero soltanto quelle
politiche e militari che gli assalitori cercavano di
accreditare fra la gente: cioè che essi volessero
evitare che i loro nemici potessero introdursi
attraverso i territori di Santa Romana Chiesa o che
volessero vendicare la determinazione e la costanza
con le quali avevamo rifiutato tutto ciò che Ci era
stato richiesto dal Governo Francese. Ci accorgemmo
subito che la cosa andava ben al di là di un
provvedimento militare o temporaneo..."
6b) "AMICI DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER"
http://www.ratzinger.it/
DOCUMENTI
==> XXV anniversario di pontificato di Giovanni Paolo
II: celebrazione eucaristica, 10 ottobre 2003 - Saluto
dell'Em.mo Cardinale Joseph Ratzinger
"[...] Profittiamo volentieri di questa circostanza
per riconfermarLe la nostra volontà di perseverare
"cum Petro et sub Petro" nel nostro servizio a Cristo
ed alla Chiesa [...]".
6c) "PER UNA POLITICA DEI VALORI"
http://pvalori.totustuus.info/
==> "Per una politica dei valori", sezione "Classici":
"Discorso sull'Europa", di Juan Donoso Cortés.
6c) "CENTRO CULTURALE CATTOLICO CARLO CAFFARRA"
http://www.caffarra.it/
==> 22 novembre 2003 - Incontro con i giovani "Figli
per vocazione" - Fidenza
6e) "TOMAS JOSEF M. TYN O.P."
http://ptomastyn.totustuus.info/
==> Omelia in tempo pasquale su Maria Santissima
7) STATISTICHE:
Il nuovo banner exchange ha 242 siti aderenti
Iscritti a questa lettera di aggiornamenti: 3.534
8) REGALO agli UTENTI REGISTRATI al Portale
==> Per la scorsa festa della Medaglia Miracolosa: il
volume "Ama tuo marito".
9) BENEFATTORI:
http://comeaiutarci.totustuus.info/
Alla prossima settimana!
iGpM
TTnet
3 dicembre
Maria, capolavoro di Dio
O Regina, o Madre di misericordia, ecco, ormai da venti secoli Tu riempi il
mondo cristiano delle grazie della Redenzione, di cui sei canale. Per tanti
beni la Chiesa ti doveva un posto privilegiato dopo Cristo negli splendori
del suo culto. L'eresia insolente, che te lo ricusa, non comprende nulla del
mistero di questa doppia maternita' che ti unisce a Dio e agli uomini. Se la
tua protesta postuma non fosse schiacciata sotto il peso degli argomenti
teologici, dimostranti la potenza della tua intercessione e l'efficacia del
tuo patrocinio nell'economia della nostra salvezza, essa cadrebbe sotto
l'enorme peso dei secoli ripieni della tua Gloria. Amen. Ave Maria!
Nogaro: Il vescovo di Caserta esprime opinioni personali
«So per informazione diretta che monsignor Nogaro non ha
pronunciato frasi offensive nei confronti ne' delle
vittime ne' delle Forze armate».
Il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori, prende,
pero` le distanze dal presule campano per quanto riguarda
il giudizio sulla situazione irachena.
«Non e` in atto una guerra - afferma infatti - ma la
dissoluzione di un Paese, per il quale e` bene che tutti
coloro che vogliono operare per la pace offrano il loro
contributo».
Le polemiche innescate dalla controversa omelia di
domenica scorsa del vescovo di Caserta trovano eco anche
nella prima conferenza stampa dell'Assemblea generale
della Cei.
Ma alle domande dei giornalisti, il segretario generale
risponde distinguendo i problemi.
«Monsignor Nogaro ha smentito le dichiarazioni che gli
sono state attribuite - precisa innanzitutto -. Del resto
stava celebrando una Messa che fin dall'inizio aveva detto
di voler caratterizzare con la preghiera di suffragio per
le vittime e con la vicinanza nei confronti delle loro
famiglie. Inoltre mi consta che egli abbia sempre celebrato
funzioni liturgiche per le Forze Armate nelle varie
occasioni in cui e` stato chiamato a far questo».
Quindi, nessuna offesa o mancanza di rispetto.
Poi, pero`, emergono le differenze.
«Mi sembra - prosegue il segretario generale della Cei -
che nel successivo comunicato di monsignor Nogaro emerga
un giudizio personale, che e` del tutto lecito (perche'
non appartiene a espressioni di fede), circa la situazione
in Iraq, giudicata come una situazione di guerra. La Cei,
invece, attualmente non la considera come tale».
L'Iraq, infatti, e` «piuttosto un Paese in dissoluzione
nel quale non esiste una situazione di guerra ingiusta,
e in cui operare per la pace appare opportuno e
giustificato. E operare per la pace significa anche creare
condizioni di ordine pubblico».
[...]
dal nostro inviato ad Assisi
Mimmo Muolo
(C) AVVENIRE, 19-11-2003
ottobre 2002 - ottobre 2003 anno del rosario
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
L'OMELIA per i caduti
Celebriamo questa Messa di esequie, funerale di Stato
per i caduti dell'attentato terroristico a Nassiriya,
con animo profondamente commosso ma anche con intatta
fiducia in Dio e con intima gratitudine per questi
nostri fratelli, il cui sacrificio e` di esempio e di
monito per tutti noi.
L'Italia intera ha gia` manifestato in molti modi, in
questi lunghi giorni dalla tragica notizia
dell'attentato, un affetto, una riconoscenza e una
solidarieta` per i caduti, per i feriti e per i loro
familiari che vengono dal cuore del nostro popolo e
che esprimono la sua profonda unita` e la consapevolezza
del suo comune destino.
Con questa Messa ci rivolgiamo a Dio nostro Creatore e
Padre, onnipotente e ricco di misericordia, e gli
affidiamo uno per uno questi nostri morti e le loro
famiglie, ciascuno dei feriti, tutti gli italiani,
militari e civili, che sono in Iraq e in altri Paesi
per compiere una grande e nobile missione, e con loro
questa nostra amata Patria, la pace nel mondo e il
rispetto per la vita umana.
Soltanto Dio, infatti, non puo` essere fermato dalle
barriere della morte e soltanto il suo amore e il suo
perdono sono piu` grandi dell'intera somma dei peccati
che attraversano la storia del genere umano.
Come abbiamo udito dalle parole dell'Apostolo Giovanni
nella seconda lettura di questa Messa, in Gesu` Cristo,
risorto dai morti, Dio ci ha fatti realmente suoi
figli, per il tempo che ci e` dato di vivere su questa
terra ma soprattutto per l'eternita`, quando saremo in
contatto diretto con Lui, lo vedremo cosi` come Egli e`,
lo ameremo con animo non diviso e parteciperemo per
sempre alla pienezza della sua vita.
Cari fratelli e sorelle, questa non e` soltanto la nostra
speranza, questa e` la realta` del destino che attende
ogni persona che si sforza di vivere con retta coscienza
e generosita` di cuore.
Oggi, questo e` il destino dei nostri caduti, che hanno
accettato di rischiare la vita per servire la nostra
nazione e per portare nel mondo la pace.
E questa e` anche la piu` forte e sincera consolazione
per le loro spose, figli, genitori, per i loro compagni
d'armi, per tutti quelli che hanno loro voluto bene.
Ascoltiamo ancora cio` che ci dice il Signore, attraverso
le parole della Sapienza antica che abbiamo letto nella
prima lettura:
«Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, - la loro
fine fu ritenuta una sciagura, - ma essi sono nella
pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la
loro speranza e` piena di immortalità».
Cari fratelli e sorelle, Gesu` nel Vangelo ci ha avvertiti
che il criterio in base al quale saremo giudicati e`
quello dell'amore operoso, che sa riconoscere la sua
misteriosa presenza nel piu` piccolo e piu` bisognoso dei
nostri fratelli in umanita`.
Abbiamo percio` ascoltato con intima commozione le parole
della sposa di uno dei caduti che, dopo aver letto un
altro, molto simile brano del Vangelo, quello nel quale
Gesu` ci invita ad amare anche i nostri nemici, ci ha
detto con semplicita` che di quella parola di Gesu` lei e
suo marito avevano fatto la regola della propria vita.
E` questo il grande tesoro che non dobbiamo lasciar
strappare dalle nostre coscienze e dai nostri cuori,
nemmeno da parte di terroristi assassini.
Non fuggiremo davanti a loro, anzi, li fronteggeremo con
tutto il coraggio, l'energia e la determinazione di cui
siamo capaci.
Ma non li odieremo, anzi, non ci stancheremo di sforzarci
di far loro capire che tutto l'impegno dell'Italia,
compreso il suo coinvolgimento militare, e` orientato a
salvaguardare e a promuovere una convivenza umana in cui
ci siano spazio e dignita` per ogni popolo, cultura e
religione.
Questi primi anni del nuovo secolo e del nuovo millennio
appaiono particolarmente duri, crudeli e tormentati.
Troppe popolazioni inermi sono colpite, da ultimo gli
ebrei delle sinagoghe di Istanbul.
Ma proprio in questa circostanza chiediamo a Dio, con
umile fiducia, di rinsaldare nei nostri animi la
convinzione e la certezza che il bene e` piu` forte del
male e che anche nel nostro mondo, segnato dal peccato,
e` possibile, con il suo aiuto, costruire condizioni di
liberta`, di giustizia e di pace.
Mentre affidiamo alla misericordia di Dio le anime dei
nostri fratelli caduti a Nassiriya, confermiamo e
rinnoviamo il sincero proposito di essere degni della
grande eredita` che essi ci hanno lasciato.
Vorrei aggiungere un'ultima, sommessa preghiera: la
tragedia di Nassiriya ha sollevato in tutta Italia una
grande onda di commozione e ci ha fatti sentire tutti
piu` vicini, ma ha anche istillato in noi una sensazione
di freddo e di paura, di fronte all'incertezza della
vita e alla ferocia che puo` annidarsi nell'animo umano.
Voglia il Signore riscaldare i nostri cuori, donare
speranza e serenita` soprattutto a coloro che in questa
tragedia hanno perduto i loro cari e devono ora disporsi
ad affrontare un futuro non previsto, piu` triste e piu`
duro.
E voglia dare al nostro Paese e alle sue istituzioni
l'efficace e duratura determinazione di non dimenticarli
e di non lasciarli soli.
Il Signore benedica e protegga il nostro popolo e i
nostri soldati.
+ Camillo Card. Ruini
ottobre 2002 - ottobre 2003 anno del rosario
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
Non fuggiremo, li fronteggeremo, non li odieremo
"I nostri uomini non si ritireranno mai.
Vuoti e completamente sterili i discorsi di quanti
chiedono di abbandonare l'Irak.
Basterebbe pensare che quando Gesu` nel vangelo
parla di uomini di pace non si riferisce certo a
quanti marciano o fanno girotondi.
Si riferisce alle persone che sacrificano la loro
vita per la pace..."
Dal discorso di padre Mariano Azuris, cappellano
militare del contingente italiano a Nassiriya.
(Adnkronos 13 novembre 2003)
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
24 novembre
Assistenza di Maria nell'ora suprema
A Te, mio Dio, con qual maggior affetto di pieta' che posso, offro per
tutte e per ciascuna anima del Purgatorio, per migliaia e milioni di
volte, ora e in tutti i momenti, la vita, la morte, la Passione e i
meriti del nostro Signore Gesu' Cristo, con tutti i sacrifici, Comunioni,
indulgenze, penitenze, elemosine, orazioni e buone opere che sono fatte,
con la tua divina grazia, e si faranno.
Amen. Ave Maria!
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
Gentili amici,
vi segnaliamo gli aggiornamenti di questa
settimana del Portale di cattolici
http://www.totustuus.net/
e degli altri siti del network.
1) IN PRIMO PIANO
==> Card. Ruini: La parrocchia centro missionario
http://primopiano.totustuus.info/
«La domanda cruciale riguarda l'attitudine della
parrocchia ad accogliere e attuare quella grande
svolta che va sotto il nome di conversione
missionaria della nostra pastorale, evitando di
[...] concepirsi come una comunita` piuttosto
autoreferenziale, nella quale ci si accontenta di
trovarsi bene insieme».
2) PAGINE CATTOLICHE:
==> (Teologia / Morale)
INDICE GENERALE (dell'opera di prossima diffusione)
http://www.paginecattoliche.it/00_indice.htm
Il Trattato di teologia morale proposto da Totus
tuus e` stato suddiviso in 42 pagine html per
facilitarne la lettura online. Tuttavia, al fine
di permettere la visione della organicita` della
trattazione, viene qui proposto anche l'indice
generale dell'opera.
==> (Controversie-Apologetica / Chiesa primitiva)
Guerra e religione nell'antichita`
http://www.paginecattoliche.it/Sordi_guerra_giusta.htm
Colpisce il fatto che popoli ritenuti
fondamentalmente guerrieri, come gli Spartani e i
Romani, si preoccupassero invece, soprattutto per
motivi religiosi, di porre ostacoli rituali
all'effettivo inizio delle ostilita` e di
ritardarle concedendo limiti ragionevoli al
ripensamento degli avversari. Le stesse
preoccupazioni religiose si avvertono in
Senofonte che sembra il prototipo del militare di
professione, ma che appare sempre estremamente
attento, per motivi religiosi, all'osservanza dei
giuramenti e degli impegni presi anche con il
nemico.
==> (Santi)
S. STANISLAO di CRACOVIA (1030-1079)
http://www.paginecattoliche.it/S_STANISLAOdiCRACOVIA.htm
I buoni esempi dei genitori esercitarono una
profonda impressione sul figlio che imparo` presto
a darsi alla preghiera, ad evitare i frivoli
divertimenti, a imporsi delle piccole privazioni
e a soffrire volentieri le incomodita` della vita.
Dopo i primi studi, egli fu inviato a completarli
dapprima a Gniezno, celebre universita` della
Polonia, poi a Parigi, dove per sette anni si
applico` allo studio dei diritto canonico e della
teologia. Per umilta` rifiuto` il grado accademico
di dottore.
3) IN LIBRERIA:
http://libreria.totustuus.info/
==> L'uccellosauro (la catastrofe del darwinismo)
«In un suo celebre racconto, Borges parla degli
Hronir, oggetti "creati dall'avidita` e dal
desiderio" che si trovano sotto terra in un mondo
parallelo al nostro. Apparentemente strani
reperti archeologici, in realta` oggettivazioni e
proiezioni della mente degli scavatori.
L'ideologia darwinista sembra produrre
instancabilmente i suoi Hronir».
4) TRACCE DI OMELIE:
http://omelie.totustuus.info/
==> Omelia del 30 novembre 2003 -
Prima Domenica di Avvento
5) AL CINEMA:
http://cinema.totustuus.info
==> "Prima ti sposo, poi ti rovino"
di E. e J. Coen, con G. Clooney, C. Zeta-Jones
6) Altri aggiornamenti:
6a) "MAGISTERO PONTIFICIO"
http://magistero.totustuus.info/
==> Leone XIII: "Diuturni temporis" del 5-9-1898
"il Nostro pensiero soavemente si volge alla
materna protezione dell'augusta Regina del cielo;
e questo pio ricordo vivra` indelebile nel Nostro
cuore, per muoverci a magnificare i benefici di
Maria e a nutrire verso di lei la piu` sentita
gratitudine".
6b) "PER UNA POLITICA DEI VALORI"
http://pvalori.totustuus.info/
==> sezione "Classici":
"Discorso sulla dittatura", di Juan Donoso Corte's,
pronunciato alle Cortes di Spagna il 4-1-1849.
6c) "CENTRO CULTURALE CATTOLICO CARLO CAFFARRA"
http://www.caffarra.it/
==> 15 novembre 2003 - Catechesi ai giovani
"Vogliamo seguire il Signore"
==> 16 novembre 2003 - Omelia per la Giornata del
Ringraziamento
==> 16 novembre 2003 - Omelia per la celebrazione
della memoria dei Quinque
Frates
6d) "TOMAS JOSEF M. TYN O.P."
http://ptomastyn.totustuus.info/
==> Omelia sul Santissimo Nome di Maria
7) STATISTICHE:
Nuovo Banner: stats non aggiornate
Iscritti a questa lettera di aggiornamenti: 3.572
8) REGALO agli UTENTI REGISTRATI al Portale
Per la scorsa festa della Presentazione al Tempio
di Maria Bambina, il volume
"L'anima del bambino spiegata ai genitori".
9) BENEFATTORI:
http://comeaiutarci.totustuus.info/
Alla prossima settimana!
iGpM
TTnet
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
DUM SAECULUM ARMORUM
E poiche', per mezzo di Maria, possiamo tutto sperare, esortiamo tutti a
ricorrere a lei, particolarmente nel prossimo mese, a lei in modo
speciale dedicato. Vadano, per primi, supplici, ai suoi altari, guidati
dai loro genitori, i fanciulli e le fanciulle, le cui innocenti e
fiduciose preghiere non possono non tornare gradite alla benignissima
Madre di Dio e Madre nostra. Tutti sanno infatti che, come Gesu` Cristo
e` Re universale e Signore dei dominanti (1 Tm 6,15; Ap 17,14; 19,16), e
tiene nelle sue mani le sorti degli individui e dei popoli, cosi` la
santa sua Madre Maria, onorata da tutti i fedeli quale «Regina del
mondo», ha presso Dio una grande potenza d'intercessione.
E se il primo miracolo, operato dal divin Redentore a Cana di Galilea (Gv
2,141), si deve alla sua supplice misericordia; se il suo Figlio
Unigenito, mentre stava per morire in croce, ci ha lasciato cio` che gli
restava di piu` caro, dandoci per Madre la sua stessa Madre; se, infine,
nel corso dei secoli, i nostri padri a lei ricorsero fiduciosamente e la
pregarono, in ogni pubblico o privato pericolo, perche' non affideremo
noi stessi e le nostre cose al suo potentissimo patrocinio, mentre da
ormai cosi` lungo tempo, siamo angustiati da tanti paurosi mali?
Come tutto obbedisce e ottempera al cenno eterno di Dio, cosi` si puo` in
qualche modo tenere per certo che il suo Unigenito sempre e benignamente
esaudisce le preghiere della divina sua Vergine Madre; ora specialmente
che la stessa Vergine santa gode della eterna beatitudine in Cielo, e,
redimita di trionfale corona, e` salutata Regina degli Angeli e degli
uomini.
Che', se presso Dio gode di tanta potenza, certamente ella avra` anche
per noi tutti una tenera pieta`, essendo di tutti Madre amorosissima.
Accorrano quindi tutti a lei, con fede viva e fervido amore. E non
soltanto portino preghiere e suppliche, ma compiano altresi` opere
salutari di penitenza e di carita`, che valgano a placare la giustizia
divina, oltraggiata da tante e cosi` gravi colpe.
La preghiera - come si esprimeva il Nostro sapientissimo Predecessore
Leone XIII - fa si` che «lo spirito si sostenti, si prepari alle cose
difficili, si innalzi alle cose divine; la penitenza fa si` che ci si
abitui a dominare noi stessi, e soprattutto il nostro corpo, reso, per il
peccato originale, nemico della retta ragione e della legge evangelica.
Queste virtu`, com'e` facile intendere, sono perfettamente coordinate;
esse si aiutano a vicenda, e mirano tutte a distaccare l'uomo, nato per
il Cielo, dalle cose terrene ed a portarlo ad una celeste familiarita`
con Dio» (Leone XIII, Epistola enciclica Octobri mense adventante, 22
settembre 1891. - ASS 24 (1891-1892) 201).
Ma se queste virtu` sono sempre necessarie al cristiano, lo sono in modo
particolare nella tristezza delle attuali circostanze, poiche', per loro
mezzo e per l'intercessione della beatissima Vergine Maria, possiamo
impetrare dal «Padre delle misericordie» (2 Cr 1,3), e dal Datore dei
doni celesti quella pace, che ardentemente desideriamo e sospiriamo:
vera, salda, durevole, alimentata e ispirata dai dettami della giustizia
e della carita`....
Estratto da Pio XII, Lettera al cardinale Luigi Maglione, Segretario di
Stato di Sua Santita`, per chiedere pubbliche preghiere per la pace delle
Nazioni, 15 aprile 1942. - Testo latino: AAS 34 (1942) 126-127.
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
L'aborto agisce su un essere che soffre
"L'ABORTO NON AGISCE SU UNA MASSA INFORME,
MA SU UN ESSERE CHE SOFFRE".
I PARADOSSI DELL'ABORTO TERAPEUTICO.
L'autore dell'articolo, neonatologo presso
l'unita` di Terapia intensiva neonatale
dell'Ospedale di Siena, evidenzia le
contraddizioni che caratterizzano la
pratica dell'aborto, soprattutto quando
l'interruzione della gravidanza avviene
in "epoca gestazionale avanzata".
_____
Come tutte le cose in questo campo, anche
il tema dell'interruzione della gravidanza
tardivamente riposa su una serie di paradossi.
Primo paradosso: il bambino puo` nascere vivo
Negli ultimi anni i progressi fatti nel campo
della rianimazione neonatale hanno fatto
anticipare sempre piu` l'eta` gestazionale alla
quale si comincia ad avere buone possibilita`
di far sopravvivere un bambino fuori
dall'utero materno.
Questo soprattutto in seguito all'introduzione
del surfattante esogeno e della terapia alla
madre con corticosteroidi prima della nascita
prematura.
I corticosteroidi dati alla madre promuovono
la maturazione cellulare e favoriscono la
produzione di surfattante da parte del bambino.
A quest'ultimo, in caso di insufficienza, il
medico con un'operazione di alta precisione
puo` inserire una piccolissima cannula nella
trachea e somministrare li` il surfattante.
A cosa serve questo "surfattante"?
E` una specie di sapone che diminuisce la
"tensione superficiale" all'interno degli
alveoli polmonari e impedisce che alla fine
di ogni espirazione questi si richiudano del
tutto.
Inoltre negli ultimi anni sono stati fatti
passi avanti anche nella prevenzione e cura
di un'altra insidia del prematuro: le infezioni
(non dimentichiamo che il sistema immunitario
del prematuro e` assolutamente inadeguato).
Dunque, ormai e` possibile far sopravvivere
fuori dall'utero un bambino di 23-24 settimane
di eta` gestazionale.
Ma la legge italiana dice che l'interruzione di
gravidanza puo` essere fatta fino a 180 giorni
dal concepimento, dunque fino a 25 settimane e
5 giorni.
Conclusione: un feto che venga espulso
dall'utero materno a 24 settimane puo` e deve
essere rianimato e puo` sopravvivere.
Cade dunque l'argomento secondo il quale l'aborto
puo` essere fatto perche' il feto non e` vitale.
Secondo paradosso: sopravvive, ma a che prezzo?
La nascita prematura non e` una nascita fisiologica.
Il bambino ha bisogno dell'ambiente uterino fino
al termine della gravidanza per svilupparsi
adeguatamente.
Nascendo anticipatamente, entra in un percorso
terapeutico in cui si fara` di tutto per salvarlo
ed evitargli danni.
Ma non si fanno miracoli: e` ancora alta
l'incidenza di mortalita` nel caso di nascita
prenatale e anche l'incidenza di danni soprattutto
a livello cerebrale.
Dunque si potra` avere il risultato che il bambino
venga abortito per un problema minimo, ma la
nascita prematura gli provoca ulteriori e talora
gravissimi danni.
Conclusione: portato a nascere a termine, il
bambino sarebbe nato con il problema "x".
Ora sopravvive col problema "x" piu` quello "y"
dato dalla prematurita`.
Terzo paradosso: il dolore
Il parto prematuro e la vita prematura non sono
fisiologici e sono costellati di esperienze
dolorose.
Ormai sappiamo senza ombra di dubbio che il neonato
anche prematuro sente il dolore.
Lo sente in misura anche maggiore rispetto
all'adulto o al bambino piu` grande perche' ha minore
capacita` di decifrare e dunque concettualizzare gli
stimoli che gli arrivano e perche' ha minori
capacita` di antagonizzare fisiologicamente il
dolore.
E` carente di beta-endorfine, ma il sistema di fibre
che dalla periferia trasporta gli stimoli dolorosi
fino alla corteccia cerebrale e` ben funzionante.
Dunque il destino di questo bambino e` doloroso.
Come e` doloroso l'aborto!
In Francia viene fatta anestesia al feto prima di
essere abortito dalle 20 settimane di eta`
gestazionale in su (quali riguardi!) spiegando che
"non sappiamo" se il dolore viene avvertito anche
prima delle 20 settimane, ma certamente dalle 20
settimane il bambino soffre.
Dunque l'aborto non agisce su una massa informe,
ma su un essere che soffre.
Persino ai gatti non si puo` torcere un "pelo" senza
anestesia, nemmeno ai topolini di laboratorio.
Ed e` giusto!
Allora: dobbiamo aspettare che sia la societa` per
i diritti degli animali a far valere le ragioni
del feto di "essere giustiziato con dignità"?
Nel 1874 ando` proprio cosi` in Inghilterra: fu la
societa` per la protezione degli animali a far
valere i diritti dei bambini maltrattati!
Perche' negare l'evidenza?
Ovviamente questi paradossi ci fanno capire come
si cerchi di negare l'evidenza: siamo di fronte
ad un soggetto (il feto) che piu` che "diritti" ha
"dignità".
Allora si chiamino le cose col loro nome:
l'eliminazione di un soggetto con patrimonio
cromosomico umano, che sente il dolore, che
reagisce, si chiama omicidio.
Il neonatologo in tutto questo e` preso alla
sprovvista.
Ovviamente rianima il neonato.
Ma si domanda sempre: "Perche' succede questo?".
Il feto e` un nostro paziente.
Tutte le riviste internazionali di neonatologia
sono riviste esplicitamente di patologia
feto-neonatale.
Puo` succedere di avere un neonato di 24 settimane
e un feto di 30: vale forse l'uno piu` o meno
dell'altro?
Ha l'uno meno diritti dell'altro?
Veder nascere un piccolo prematuro senza che ce ne
sia la necessita` e` un orrore.
Veder morire un feto violentemente e` un orrore.
O e` l'aria che si respira che da` dignita`?
O e` il volere di un altro a dare dignita` al figlio?
La dignita` e` inscritta nell'uomo.
Questo deve essere riconosciuto e di conseguenza
tutelato.
Carlo Valerio Bellieni
(C) Maternita` - Aprile 02
_____
Aborto dopo i tre mesi
L'art. 6 della legge n.194/78 prevede che:
"L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i
primi novanta giorni, puo` essere praticata:
- quando la gravidanza o il parto comportino un
grave pericolo per la vita della donna;
- quando siano accertati processi patologici, tra
cui quelli relativi a rilevanti anomalie o
malformazioni del nascituro, che determinino un
grave pericolo per la salute fisica o psichica
della donna."
L'art. 7 della stessa legge stabilisce che:
"Quando sussiste la possibilita` di vita autonoma del
feto, l'interruzione della gravidanza puo` essere
praticata solo nel caso di cui alla lettera a)
dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento
deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la
vita del feto."
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
Per riuscire a comunicare qualche cosa delle emozioni man mano vissute, e
di fronte ad una ricchezza enorme di espressioni e motivi di gioia, che
mettono in un serio imbarazzo per la scelta, si sente innanzi tutto la
necessita` di premettere un pensiero di sintesi, una idea, che, se non
erro, e` la chiave di volta di tutto il Salterio.
Esso e` l'espressione della fede salda, inconcussa, non solo del salmista
che parla, ma di tutto il suo popolo. Si potrebbe comprendere il
salterio, se si prescindesse dalla fede che lo permea? Da esso risulta
evidente che individuo e collettivita` hanno una concezione teocratica
della vita: credono in Dio, sommo bene, creatore, provvido conservatore,
legislatore e giudice, padre e re. Dio e` all'apice di tutto; anzi, Dio
e` tutto. In Lui profondamente si crede. Con una confidenza illimitata,
logica conseguenza della fede, tutto da Lui si spera. Dio e` il primo
cercato e servito. Valore supremo hanno la sua parola e la sua volonta`.
Pubblicamente sono riconosciuti errori e deviazioni, personali e
collettivi.
Nel Salterio si apprende quale deve essere il "colloquio" con un Dio
personale. La confidenza filiale raggiunge talvolta espressioni quanto
mai ardite, e per sino imperative, certamente da noi escluse nel tratto
con persone di riguardo (2):
"affrettati' in mio soccorso" (69, 2)
"sorgi, o Signore" (9, 20)
"Risvegliati, perche` dormi o Signore? destati, e non rigettarci per
sempre" (43, 24)
"A Dio alzo la voce, e grido
alzo la voce a Dio, perch`Egli mi senta"! (76, 2)
NOTE
(1) SUOR GENOVEFFA GALLOIS O.S.B. La vita del piccolo S. Placido; ediz.
Christus - Tortona, cfr. Rivista di Ascetica e Mistica, 1956, p. 205.
(2) Le citazioni dei salmi, in italiano, sono prese da: Il libro di
Giobbe e dei Salmi, tradotti ed annotati dal P. A. Vaccari S.J.; Roma,
Istituto Biblico - La numerazione dei salmi corrisponde alla Volgata; la
numerazione dei versetti a quella indicata dalla versione del Vaccari:
non sempre conforme con la numerazione della volgata; tuttavia facile a
trovarsi.
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
14 novembre
Maria solleva e consola le Anime Purganti
Per tua maggior gloria, o mio Dio, Uno nell'essenza e Trino nelle
persone, per imitare piu' da vicino il dolcissimo Redentor mio Gesu'
Cristo, e per mostrare la sincera servitu' mia verso la Madre di
misericordia Maria SS., che e' Madre anche delle povere anime del
Purgatorio, io mi propongo di cooperare alla redenzione e liberta' di
quelle anime prigioniere, debitrici ancora verso la Divina Giustizia
delle pene dovute ai loro peccati e,
nel modo che posso lecitamente, senza obbligarmi pero' sotto peccato
alcuno, Ti prometto di voler prestare l'opera mia per liberare tutte le
anime che Maria SS. vuol liberare; e percio' nelle mani di questa Madre
piissima pongo tutte le mie opere soddisfattorie e di quelle di altri a
me applicate sia in vita che in morte, e dopo il mio passaggio
all'eternita'.
Ti prego, o mio Dio, di voler accettare e confermare questa mia offerta,
come io la rinnovo e confermo a onor tuo e a salvezza dell'anima mia.
Amen. Ave Maria!
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
Onore agli italiani eroi della pace e della liberta'
Ministri della sicurezza e della liberta` dei popoli
CELEBRAZIONE EUCARISTICA PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE
PER IL GIUBILEO DEI MILITARI E DELLE FORZE DI POLIZIA
19.11.2000
OMELIA DEL SANTO PADRE
[sintesi]
[...]
2. Chi meglio di voi, carissimi militari e membri delle
Forze di Polizia, ragazzi e ragazze, puo` rendere
testimonianza circa la violenza e le forze disgregatrici
del male presenti nel mondo?
Voi lottate ogni giorno contro di esse: siete infatti
chiamati a difendere i deboli, a tutelare gli onesti, a
favorire la pacifica convivenza dei popoli.
A ciascuno di voi si addice il ruolo di sentinella, che
guarda lontano per scongiurare il pericolo e promuovere
dappertutto la giustizia e la pace.
[...]
A ciascuno di voi esprimo il piu` vivo apprezzamento per
la dedizione e il generoso impegno.
[...]
Per quanto le situazioni siano complesse e problematiche,
non perdete la fiducia.
Nel cuore dell'uomo non deve mai morire il germe della
speranza.
Anzi, siate sempre attenti a scorgere e ad incoraggiare
ogni segno positivo di rinnovamento personale e sociale.
Siate pronti a favorire con ogni mezzo la coraggiosa
costruzione della giustizia e della pace.
4. La pace e` un fondamentale diritto di ogni uomo, che va
continuamente promosso, tenendo conto che "gli uomini in
quanto peccatori sono e saranno sempre sotto la minaccia
della guerra fino alla venuta del Cristo" (Lumen gentium,
78).
Talora questo compito, come l'esperienza anche recente ha
dimostrato, comporta iniziative concrete per disarmare
l'aggressore.
Intendo qui riferirmi alla cosiddetta "ingerenza
umanitaria", che rappresenta, dopo il fallimento degli
sforzi della politica e degli strumenti di difesa non
violenti, l'estremo tentativo a cui ricorrere per
arrestare la mano dell'ingiusto aggressore.
Grazie, carissimi, per la vostra coraggiosa opera di
pacificazione in Paesi devastati da guerre assurde;
grazie per il soccorso che prestate, incuranti dei
rischi, a popolazioni colpite da calamita` naturali.
Quanto numerose sono le missioni umanitarie nelle
quali vi siete impegnati in questi ultimi anni!
Espletando il vostro difficile dovere, non di rado vi
trovate esposti a pericoli ed a gravosi sacrifici.
Fate in modo che ogni vostro intervento ponga sempre in
luce la vostra autentica vocazione di "ministri della
sicurezza e della liberta` dei popoli", che "concorrono...
alla stabilita` della pace", secondo la felice espressione
del Concilio Vaticano II (Gaudium et spes, 79).
Siate uomini e donne di pace.
E per poterlo essere pienamente, accogliete nel vostro
cuore Cristo, autore e garante della pace vera.
Egli vi rendera` capaci di quella fortezza evangelica che
fa vincere le fascinose tentazioni della violenza.
Vi aiutera` a porre la forza a servizio dei grandi valori
della vita, della giustizia, del perdono e della liberta`.
5. Vorrei qui rendere omaggio a tanti vostri amici che
hanno pagato con la vita la fedelta` alla loro missione.
Dimenticando se stessi, sprezzanti del pericolo, hanno
reso alla comunita` un impagabile servizio.
Ed oggi, nel corso della celebrazione eucaristica, li
affidiamo al Signore con gratitudine e ammirazione.
Ma dove essi hanno attinto il vigore necessario per
espletare sino in fondo il loro compito, se non nella
totale adesione agli ideali professati?
Molti tra loro hanno creduto in Cristo e la sua parola
ha illuminato la loro esistenza e ha dato valore
esemplare al loro sacrificio.
Essi hanno fatto del Vangelo il codice dei loro
comportamenti.
Vi sia di incoraggiamento l'esempio di questi vostri
colleghi che, compiendo fedelmente il loro dovere, hanno
raggiunto le vette dell'eroismo e forse della santita`.
[...]
Vi sostenga e vi aiuti nella vostra non facile attivita`
Maria, la Virgo Fidelis (*).
[...]
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(*) La Virgo Fidelis e` la Celeste Patrona dell'Arma dei
Carabinieri [N.d.R.]
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
Gentili amici,
con un po' di ritardo, anche Totus tuus network si
propone di celebrare il 25esimo anniversario
dell'elezione di Giovanni Paolo II sulla Cattedra di
Pietro. Lo fa in un modo che riteniamo originale,
proponendo ai naviganti un aspetto poco noto di questo
Pontificato, certamente non rilevato dai mass-media: i
principali atti compiuti dal Santo Padre per la
custodia del Deposito della Fede e la preservazione
della Disciplina Ecclesiastica.
Si tratta di un lavoro della nostra redazione, che
trae origine da un'analogo elenco redatto pero` dai
nemici interni della Chiesa e del Pontefice.
"1978-2003: aspetti meno noti del Pontificato"
http://25inombra.totustuus.info/
Di seguito gli aggiornamenti di questa settimana del
Portale http://www.totustuus.net/ e degli altri siti
del network.
1) IN PRIMO PIANO http://primopiano.totustuus.info/
==> G.P.II: La religioner unica fonte della pace
«Il riconoscimento dello specifico patrimonio
religioso di una societa` richiede il riconoscimento
dei simboli che lo qualificano. Se, in nome di una
scorretta interpretazione del principio di
eguaglianza, si rinunciasse ad esprimere tale
tradizione religiosa ed i connessi valori culturali,
la frammentazione delle odierne societa` multietniche e
multiculturali potrebbe facilmente trasformarsi in un
fattore d'instabilita` e, quindi, di conflitto. La
coesione sociale e la pace non possono essere
raggiunte cancellando le peculiarita` religiose di ogni
Popolo».
2) PAGINE CATTOLICHE:
==>(Controversie-Apologetica / Nemici della Chiesa)
Il Modernismo (3 di 3)
http://www.paginecattoliche.it/modernismo3.htm
L'azione del beato Don Luigi Orione. Don Orione vigila
in qualita` di Vicario del Papa a Messina. I pochi
collaboratori di San Pio X nella difesa dell'
ortodossia. Il "lealismo" verso il Papa del beato don
Orione e il suo amore per le pecorelle smarrite,
perfetto esempio di amore verso gli erranti e odio
verso l'errore. La logica di un santo: "Il fine della
Congregazione e` di accrescere in noi e in altri
l'amore al Romano Pontefice. Pare che il Signore
l'abbia fatta sorgere contro le eresie moderne. Questo
fine e` precipuo: lottare estremamente contro chi vuole
fare il deserto attorno al Santo Padre. Questa
Congregazione e` tutta del Papa, benche' piccola, benche'
minima, pure essa e` tutta di Lui"
==> (Vita cattolica / Droga )
Droghe "leggere" o dignita` umana?
http://www.paginecattoliche.it/samek_droghe_leggere.htm
Esiste una linea di demarcazione tra "droghe leggere"
e "pesanti", nel senso che soltanto le seconde
producono tossicomania e dipendenza? Il discorso
precedente vale anche per l'assunzione occasionale o
estemporanea di Cannabis? Ma questa obiezione non vale
per tutte le sostanze eccitanti o tranquillanti, come
alcool, caffe` e tabacco? Perche' lo Stato deve opporsi
alla legalizzazione delle "droghe leggere"?
==> (Santi)
L'estate di San Martino
http://www.paginecattoliche.it/L_estate_di_San_Martino.htm
Testo tratto da: Tito Casini, Al fuoco e all'ombra,
Firenze: L.E.F. 1934, pp. 19-23. Che Cristo si mostri
agli angeli e ai santi coperto delle nostre vesti, e a
noi stessi, un giorno, per dirci: "Venite, o benedetti
del Padre mio... perche` io ero ignudo e voi mi avete
vestito".
3) IN LIBRERIA: http://libreria.totustuus.info/
==> Omosessualita`, una guida per i genitori
«La guida informa in modo chiaro e accurato sulla
natura e sulle cause dell'omosessualita`, sfatando
luoghi comuni e menzogne ripetuti spesso senza
fondamento. L‘omosessualita` ha la sua causa principale
in relazioni famigliari che non favoriscono
l'identificazione del figlio maschio con il padre,
perche' questo, rappresentante della mascolinita`, non e`
vissuto come modello positivo per vari motivi (debole,
assente, oppure violento, freddo...). Fallita
l'identificazione con il padre e la mascolinita` che
questo rappresenta, il bambino si rifugia in tanto
rassicurante quanto falsa femminilita`, restando sempre
spaventato e insieme attratto dal mondo maschile».
4) TRACCE DI OMELIE: http://omelie.totustuus.info
==> Omelia del 16 novembre 2003 - XXXIII Domenica del
Tempo Ordinario
5) AL CINEMA: http://cinema.totustuus.info
==> Recensione cinematografica: "La regola del
sospetto" di R. Donaldson, con A. Pacino, C. Farrell
(voto 6)
6) Altri aggiornamenti:
6a) Su http://magistero.totustuus.info/ "Magistero
Pontificio"
==> Leone XII: Motu proprio "L'olio oggetto" del 21
giugno 1826
6b) Su http://www.caffarra.it/ "Centro Culturale
Cattolico Carlo Caffarra"
==> Messaggio "Non ci faremo togliere la Croce" - 1
novembre 2003
"[...] La decisione de l'Aquila, come e` gia` stato
fatto notare, e` il segno di un concetto astratto di
tolleranza, astratto e quindi inapplicabile. Essa e`
fatta consistere in un minimo denominatore
universalmente condivisibile, formale perche' vuole
azzerare tutte le diversita`: vero e proprio
fondamentalismo del nulla, gia` sconfitto in partenza
nel confronto con altri fondamentalismi molto meno
formali. [...]".
==> 2 novembre 2003 - Omelia per la Commemorazione dei
fedeli defunti
6c) http://ptomastyn.totustuus.info/ "Tomas Josef M.
Tyn O.P."
==> Omelia sulla Madonna di Fatima e sul comunismo
7) STATISTICHE:
Il nuovo banner exchange ha 242 siti aderenti
Iscritti a questa lettera di aggiornamenti: 3408
Per i BENEFATTORI: http://comeaiutarci.totustuus.info/
Alla prossima settimana!
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
Il Salterio e la gioia
"Ut bene ab homine laudetur Deus
laudavit se ipse Deus
et quia dignatus est laudare se
ideo invenit homo quemadmodum laudet eum"
(S. Agostino)
Ogni giorno l'ufficiatura offre una dovizia enorme di pensieri e di`
concetti, sempre sovrabbondante ed inesauribile. A questa ricchezza posso
attingere con maggiore facilita` ed abbondanza quanto maggiore e` la
parte riservata al canto (beati i giorni festivi!), perche', il maggior
tempo da questo richiesto, mi facilita ampiamente il far concordare lo
spirito con la voce.
La visione panoramica e` immensa. Se l'ufficio e` solo recitato, questo
passa veloce davanti agli occhi della mente; molte idee ci toccano solo
di sfuggita, si intravedono appena: come in un viaggio in treno non si
colgono che fugacemente le realta` del paesaggio.
Cantando, e` come se si facesse.... un viaggio fluviale, nel quale si ha
maggior agio di distinguere i particolari, e fissare nella mente quanto
piu` ci ha colpito.
Suor Genoveffa Gallois O. S. B. (1) ha detto che l'ufficio divino, per il
piccolo Placido, e` un
"cantare la propria vita
e vivere il proprio canto".
Vorrei riuscire a dare parola a questa vita e a questo canto,
nell'aspetto della gioia, cosi` come passa e ripassa davanti al mio
spirito nel giro di una settimana.
Per poco che si ponga attenzione alla dizione nella recita dell'Ufficio
divino, non puo` passare inosservato come nel Salterio sia frequente la
ripetizione di determinate espressioni, concetti, termini, quasi come un
richiamo ad "idee - base", o meglio, manifestazione di quelle che erano
le "idee - vita" del salmista.
Cosi`, riferendoci al nostro tema, i vocaboli "giubilo", "gaudio",
"esultazione", "letizia", sembrano particolarmente propri del salterio,
tanto sono frequenti. Usati come sostantivo o come verbo, si intrecciano,
si alternano, si ripetono, si incalzano: non soltanto come espressione
del caratteristico parallelismo della poesia ebraica, ma soprattutto come
manifestazione del pensiero, che riceve maggior chiarezza, vivezza e
forza dalla stessa ripetizione.
Ho trovato ben sessantaquattro salmi nei quali direttamente, ed anche a
piu` riprese nello stesso salmo, si parla di gioia, letizia, esultanza e
gaudio. Persino nel "Miserere", il salmo penitenziale per eccellenza (Sal
50 (51)), per ben tre volte ritorna tale richiamo.
Il salterio si inizia con un "beatus vir". Diciotto sono i salmi che,
ripetendoci "beatus", "felice l'uomo", aumentano i motivi di gioia sparsi
nel salterio. Per cui possiamo affermare che ben piu` della meta` di esso
ne parla direttamente.
Senza contare poi tutti quegli altri salmi nei quali, con la meraviglia e
lo stupore di fronte alla magnificenza e varieta` delle opere di Dio,
alla munifica e paterna bonta` del creatore, si esprime l'invito alla
lode in termini tali, che implicitamente costituiscono un richiamo ed un
invito alla gioia.
In altri, tutto l'insieme del contesto, o qualche espressione isolata,
come ad esempio "bonus es tu", "tuus sum ego", "omnes viae tuae veritas",
"o quam suavis Dominus" ecc. costituiscono di per se' motivo di gioia.
In generale, nella traduzione italiana, anche buona, il salmo perde molto
della sua forza espressiva: "exultate, iubilate, psallite" restano
impoveriti dal nostro "inneggiate, cantate, lodate". Ben diversa, ad
esempio, e` la sonorita` di questi versetti, nella loro versione:
"mi allietero` ed esultero` in te,
inneggero` al Tuo Nome, o Altissimo"
(laetabor et exultabo in Te
psallam nomini Tuo, Altissime)
"e i tuoi fedeli alzino lieti canti"
(et sancti tui exultantes exultent).
Penso infine, non senza un pizzico d'invidia, che maggiormente li potra`
gustare chi li possa leggere anche in ebraico. Non per nulla S. Gerolamo
aveva saputo indurre le sue discepole e figlie spirituali a recitarli in
tale lingua!
* Testo tratto da: La gioia cristiana, numero speciale della Rivista di
Ascetica e Mistica, Firenze 1957, pp. 58-70.
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
12 novembre
Madonna del Pozzo
O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre mia, rivolgi dalla tua sublime
altezza i tuoi occhi pietosi su di me, che pieno di confidenza nella tua
bonta' e consapevole della tua potenza, Ti supplico di porgermi
soccorsonel cammino della vita, cosi' pieno di pericoli per l'anima mia.
E affinche' io non sia mai schiavo del demonio per il peccato, ma viva
sempre con cuore umile e puro, a Te tutto mi affido; ti consacro per
sempre il mio cuore, desideroso solo di amare il tuo divin Figlio Gesu'.
Maria, nessun tuo devoto si e' mai perduto; sia salvo dunque anch'io.
Amen. Ave Maria!
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
IL "DIES IRAE"
Dei cinque grandi poemi ‹ seppur brevi componimenti ‹ che il Messale ha
sotto il nome di Sequenze, il Dies Irae, di Tommaso da Celano, e`
l'ultimo, e potrebbe dirsi il poema del terrore, come il primo, il
Victimae Paschali, e` il poema dell'esultanza. E questo e quello si
richiaman tra loro, il primo sta all'ultimo come la risurrezione di
Cristo sta alla risurrezione universale, essendone l'argomento e la
causa: Nunc autem Christus surrexit a mortuis, primitiae dormientium...
ita et in Christo omnes vivificabuntur. E viceversa: Si autem resurrectio
mortuorum non est, neque Christus resurrexit. Parrebbe dunque che
d'esultanza, come quella di Pasqua, dovesse essere anche la sequenza dei
Morti. Parrebbe: ma l'uomo sa ‹ e la lezione stessa di quel giorno dei
Morti glielo rammenta ‹ che se tutti risorgeremo, omnes quidem
resurgemus, non tutti pero` verrem cambiati, sed non omnes immutabimur, e
non esser cambiati significa inferno.
Dies irae, dies illa...
"Giorno d'ira, quel giorno..." Sembra la protasi d'Omero, cosi` forte per
quell'"ira" iniziale: Iram cane, Dea... Ma quella, che la dea deve
cantare, e` l'ira di un uomo (offeso da un uomo a lui maggiore in
comando): questa, che un uomo balbetta, e` l'ira di Dio contro il fango,
ribelle sua creatura.
Ira divina ‹ ira perfetta. In momento, in ictu oculi. Come disse "Sia!" e
fu il mondo, dira` "Non sia !" e il mondo non sara` piu`:
Solvet saeclum in favilla
(Teste David cum Sìbylla).
Ma non tutto andra` in cenere (secondo la doppia testimonianza e giudaica
e gentile, di Davide e della Sibilla): non la creatura del sesto giorno,
non il fango che fu simile a Dio,, Eterno, ormai, come,Dio, due sedi
eterne lo aspettano, una di gioia, una di pianto: qual delle due a ognuno
s'avvenga, ecco gia` Dio a giudicare.
Oh, lo sgomento, allorche` Dio dal suo trono verra` su' nuvoli, co'
ministri e gli atti, alla gran giustizia!
Quantus tremor est futurus
Quando Iudex est venturus
Cuncta stricte discussurus!
AI segno di lui squillera` una tromba, e sara` segno di un'immensa
adunata: dal Paradiso, dal Purgatorio e dall'Inferno balzeran fuori
l'anime, quante lasciaron sulla terra la loro spoglia ‹ e dalla terra,
quante anime ne partirono verso i regni eterni, tanti corpi usciranno a
ricomporsi con esse nella gran valle:
Tuba mirum spargens sonum
Per sepulecra regionum
Coget omnes ante thronum.
Morte e natura stupiranno a quell'improvviso riessere di cio` che gia`
piu` non era, a quel riedificarsi istantaneo, contro legge e costume,
della carne distrutta:
Mors stupebit et natura
Cum resurget creatura,
Iudicanti responsura.
Stupira` la morte, vedendo in un atto solo mancarle tutti i suoi sudditi;
tutti, antichi e recenti, volontari e vinti, sebbene non tutti per odio a
lei, quand'anzi molti la supplicheranno di difenderli, di mantenerli,
giu` negli scuri sepolcri, ‹ molti a cui dorra` la ragione del risveglio
e dell'adunata: iudicanti responsura.
La supplicheranno, e sara` inutile; vorranno uccidersi, rifarsele
sudditi, e non potranno; vorran nascondersi, e non giovera`: i loro nomi
son tutti iscritti in un libro, di tante pagine quanti i figli di Adamo,
il libro del bene e del male, l'atto d'accusa o di premio per quanti
vissero mill'anni o respirarono appena una volta sopra la terra:
Liber scriptus proferetur
In quo toturn continetur
Unde mundus iudicetur.
Libro senza lacune, dove il peccato commesso in via, alla luce del sole,
e quello commesso in casa, di notte o nel piu` segreto del cuore, saranno
ugualmente registrati: e tutti, dinanzi a tutti, saran resi palesi; e
tutti dinanzi a tutti, saran vendicati:
Iudex ergo cum sedebit,
Quidquid latet apparebit:
Nil inultum remanebit.
... Ma giunto a questo col pensiero, il poeta, il povero peccator
Tommaso, allibisce. Vede il Giudice che si siede, vede il libro che
s'apre, vede l'angelo cancelliere che ne svolta a uno a uno i fogli, vede
una pagina che porta in cima il suo nome... e i denti gli battono contro
i denti, e un sudor gelido gl'inguazza la faccia..."Misero me, che diro`
io allora? Chi chiamero` in mia difesa, se il giusto a mala pena sara`
sicuro?"
Quid sum miser tunc dieturus?
Quent patronum rogaturus,
Cum vix iustus sit securus?
E l'ordinata, serena contemplazione si rompe in urlo di preghiera:
Rex tremendae maiestatis,
Qui salvandos salvas gratis,
Salva me, fons pietatis!
Se nessuno v' e` fra i risuscitati che possa difenderlo dal Giudice, il
Giudice stesso si faccia per lui avvocato: lo salvi, lo salvi a titolo di
grazia se non di merito, lo salvi, se non da giudice, da quella fontana
ch'egli e` pur di pieta`.
Lo salvi per egoismo, se non per pieta`: per rispetto di se`, per suo
decoro... giacche` egli fu la prima cagione della sua discesa nel mondo;
lo salvi per il suo nome di Gesu`, che significa Salvatore:
Recordare, Iesu pie,
Quod sum causa tuae viae:
Ne me perdas illa die!
Tanto ti costo` quella tua scesa, tanto patisti per farmi tuo, che ora
parrebbe stoltezza, non ti convien rinunziarmi: "Per cercar me ti se'
seduto stracco; per francar me ti chiavellasti in croce : tanta fatica si
restera` senza frutto?"
Quaerens me sedisti lassum,
Redemisti,crucemt passus:
Tantus labor non sit cassus!
No, non restera` senza frutto, non restera` inonorata; ma il povero
giudicabile s'accorge d'aver parlato per proprio danno, rinfrescando al
Giudice, nell'attimo ch'egli e` solo giudice, la memoria di cio` che
invano fece per lui nei giorni della misericordia. Si`, la croce e`
presente; si`, le piaghe forano ancora le mani e i piedi del Dio Uomo ‹
ma quella che stette, sul monte, in faccia al cielo, argomento di
perdono, ora sta nel cielo, in faccia agli uomini, argomento di
vendetta..." Se n'accorge e l'ammette il povero peccator Tommaso: Iuste
Iudex ultionis... ‹ "Giusto Giudice di vendetta..." Buon per esso che
quel grande attimo non e` ancora venuto ‹ o come venuto ‹ per lui; che il
suo fu un sogno, visione di sciagura immensa e gia` irriparabile! Si
sveglia e vede eh' e` riparabile, che per lui resta ancor tempo di
perdono (forse poco e difficile: egli ha gia` da vicin l'ultime strida),
e mutando stile e rinsaviendo la sua preghiera, quello chiede innanzi al
di` del rendiconto;
Iuste Iudex ultionis,
Donum fac rernissionis
Ante diem rationis!
Ma il male e` tanto, e tanto fu l'abuso, fin qui, della misericordia,
ch'egli ha vergogna di mostrarsi, di aprir bocca, di dir quel parce in
cui e` tutto il suo merito e la sua speranza; cerca fra i passati se
qualcuno pecco` quanto lui o ‹ Dio volesse! ‹ piu` di lui, si penti`
tardi non men di lui e gli fu perdonato... vede la donna in cui eran
stati sette demoni, vede l'uomo che dalla croce bestemmiava Cristo in
croce, e ne fa, lieto, il suo argomento: "Se tu assolvesti Maria, se tu
esaudisti il ladrone..."
Qui Mariam absolvisti,
Et latronem exaudisti,
Mihi quoque spem dedisti...
Sente anche la vilezza, l'inesaudibilita` della propria preghiera, della
voce stessa con cui gli dice d'esaudirlo, con cui gli parla e di Maria e
del ladrone; ma sa ch'egli e` buono, ch'egli e` buono, e questo solo vuol
sapere, in questo solo, Tu bonus, non piu` nel parce, fonda tutto il
proprio merito e la propria speranza:
Preces meae non sunt dignae,
Sed tu bonus fac benigne,
Ne perenni cremer igne!
"Ch'io non bruci nel fuoco eterno..." Par che il terrore di questo fuoco
renda egoista il supplicante, preoccupato di se` solo, d'aver posto a
destra, fra le pecore, separatamente dai capri ‹ come il naufrago
s'affanna e lotta, dimentico anzi rivale dei compagni, per giunger lui
nella barca che non tutti puo` accogliere onde trasportarli alla riva:
Inter oves locum praesta,
Et ab haedis me sequestra,
Statuens in parte dextra!
E ha fretta, ha fretta, il povero scampato per grazia, d'esser
trasportato alla riva, quasi non si senta sicuro finche` e` sull'acqua,
quasi tema il gorgo dei dannati che affondano:
Confutatis maledictis,
Flammis acribus addictis,
Vota me cum benedictis!
Si ricordai, ancora una volta, come tutto dipenda dal fine suo
particolare, dall'ultimo suo respiro, e supplichevole, barcollante, col
cuore sfatto al par della cenere, a lui ne affida l'esito,
scongiurandolo: Non mi lasciare in su l'estremo passo...:
Oro supplex et acclinis,
Cor contritum quasi cinis:
Gere curam mei finis!
Poi, dalla riva, l'egoismo del naufrago ‹ Voca me..., gere curam mei
finis ‹ cede alla pieta` pe' fratelli, mentre anche la visione di quel
giorno, dal piano divino, dies irae, scende sul piano umano: "giorno di
lacrime":
Lacrymosa dies illa,
Qua resurget ex favilla
Iudicandus homo reus!
Ed e` una doppia pieta`: per il fratello peccatore ma vestito ancora di
carne, ancora iudicandus, ancor perdonabile ‹ e gli supplica il perdono:
Huic ergo parce, Deus!
pei fratelli gia` giudicati, e perdonati, ma non ancora ammessi al
riposo: e la preghiera torna a Gesu` ‹ Salvatore ‹ e il verso sempre piu`
s'abbrevia, quasi ad abbreviarne loro l'indugio:
Pie Iesu Domine,
Dona eis requiem!
Amen!
(Cosi` anche l'Ira di Omero finisce nella tregua e nella pieta`
dell'esequie per il figlio di Priamo).
Testo tratto da: Tito Casini, I giorni del castagno, Firenze: LEF,
1943/2, 262-270.
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
COLONIA, 3 NOVEMBRE, 2003 (Zenit.org). - Joseph Höffner, uno dei
cardinali
piu` rilevanti nella storia recente della Germania, ha ricevuto da
Israele
il riconoscimento di "Giusto tra le nazioni" per aver salvato la vita
agli
ebrei durante la seconda guerra mondiale.
L'annuncio, dello scorso venerdi`, del conferimento del piu` alto
riconoscimento statale per una persona non ebrea, e` stato confermato
dall'arcidiocesi della quale egli era stato arcivescovo, Colonia.
Il riconoscimento dell'Istituto Yad Vashem (Istituto per la memoria dei
martiri e degli eroi dell'Olocausto) e` stato conferito al Cardinale e
alla
sorella, Helene Hesseler- Höffner, per aver salvato la vita di una
bambina
ebrea dalla persecuzione nazista.
Höffner - allora sacerdote - insieme a sua sorella, dal marzo del 1943,
nascosero e accolsero nella citta` di Kail dove vivevano, una bambina di
sette anni, Esther Sara Meyerowitz, proveniente da Berlino.
In un primo momento, la bimba fu accolta nella parrocchia, con il nome di
Christa Koch. Dopo la sua nomina a parroco di Treviri, nell'aprile del
1943, il sacerdote affido` la bambina alla famiglia dell'agricoltore
Wilhelm
Hechler. Fece in modo che nessuno conoscesse la vera identita` della
bambina, evitando cosi` che coloro che la accoglievano mettessero in
pericolo la propria sicurezza o la sicurezza della stessa bimba.
Successivamente, sempre nel 1943, il Cardinale e sua sorella accolsero
Edith Nowak, ebrea, e suo marito, evangelico, per un periodo di sei mesi.
Il cardinale Joseph Höffner (1906-1987) e` passato alla storia come uno
dei
maggiori esperti della sua epoca, della dottrina sociale della Chiesa. Fu
fondatore, direttore e componente dell'Istituto di scienze della dottrina
sociale cristiana di Monaco, tra il 1951 e il 1961. Per questo motivo fu
anche consigliere scientifico di tre ministri della Repubblica federale
tedesca.
Eletto vescovo di Münster nel 1962, partecipo` al Concilio Vaticano II
(1962-1965). Fu nominato vescovo coadiutore di Colonia nel gennaio del
1969 e promosso arcivescovo il mese successivo.
Fu creato cardinale da Paolo VI nel 1969. Dopo aver retto la presidenza
della Conferenza episcopale tedesca dal 1976 al 1987, in quello stesso
anno
presento` le sue dimissioni al Papa per ragioni di eta`.
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