Atto di denuncia-censura dell'Ufficio stampa de `i Socialisti'
L'Ufficio stampa del Partito dei Socialisti è costretto a rilevare la
pressoché inesistente presenza degli esponenti del partito e suo del
leader, On. Bobo Craxi, all'interno delle trasmissioni in onda sulle
reti pubbliche della RAI.
Infatti, in nessuna trasmissione di carattere politico a diffusione
nazionale l'On. Bobo Craxi è mai stato invitato nel corso dei
quaranta giorni della campagna elettorale per le elezioni politiche
del 9 e 10 aprile, se si fa eccezione per gli spazi gentilmente
concessi dall'Unione nelle tribune pomeridiane e a quello della
trasmissione `conferenza stampa', che andrà in onda nella nottata di
domani, alle ore 24.00, su Rai Tre.
La questione la dice lunga sul modo con il quale si interpreta e si
tutela, in Italia, la par condicio.
Pertanto, domani notte, l'On. Bobo Craxi, Segretario Nazionale del
Partito dei Socialisti, nel corso della trasmissione `conferenza
stampa' illustrerà la propria `denuncia - censura' nei confronti del
Garante per le Comunicazioni del nostro Paese.
Roma, 27 marzo 2006
Dichiarazione del Segretario Nazionale del Partito dei Socialisti,
On. Bobo Craxi
"Questa sera darò la `buonanotte' agli italiani: infatti, la
trasmissione `conferenza stampa' in cui sono stato invitato a
partecipare, è prevista per la mezzanotte su Rai Tre".
"E' una condizione singolare, quella in cui si trovano le liste
considerate minori che esprimono posizioni politiche scomode e forse
migliori".
"Si partecipa alle trasmissioni d'intrattenimento politico della Rai
solo se si vincono concorsi o se si elemosinano spazi in video
cercando di imbonire od impietosire, cosa che non ho nessuna
intenzione di fare per senso di responsabilità, storia e cultura
politica". "Al contrario, questa notte denuncerò questo stato di cose
assai vicina all'idea di una censura politica bella e buona. "Questo
ostracismo delle reti pubbliche nei miei confronti - delle private
non posso parlare per amore di patria - hanno un solo scopo ed un
solo obiettivo: non rendere visibile e plastico l'abbandono
socialista della Casa della Libertà". "E' inutile girare attorno al
problema: la grande tradizione del socialismo craxiano non è più
alleata con l'involuzione `neo-peronista' di Berlusconi". "Qualcuno
se ne dispiacerà, ma è meglio che se ne faccia una ragione".
Roma, 28 marzo 2006
Bobo Craxi:non Eletto «Farò il ministro È una promessa di Fassino»
ROMA - L' ultima frase: «A questo punto, però, Romano Prodi deve
farmi fare il ministro...». Largo il sorriso, calma la voce, niente a
che vedere con ciò che avrebbe fatto il padre Bettino in queste
stanze della Camera: la furia - urla che rimbombavano e commessi muti
nella penombra - per chi non stava ai patti, il sospetto rabbioso che
i comunisti provassero sempre a fregarlo. «Ma, appunto, a me i
comunisti, per chiamarli come li chiama ancora Berlusconi, non mi
hanno fregato. O, almeno, non ancora...». Bobo Craxi dice che ormai
sono due giorni che sta qui, in quest' ufficio di Montecitorio che
presto dovrà lasciare, a rispondere alle telefonate degli amici e dei
compagni socialisti preoccupati per averlo trovato nell' elenco dei
non eletti: lista dell' Ulivo, Lombardia 3, Camera dei deputati. «Mi
tocca rincuorarli e dire che era tutto previsto.
Che ero il numero 9 in lista e che perciò era letteralmente
impossibile che venissi eletto. Proprio per questo...». Proprio per
questo? (ora però cambia e si fa dura la voce di Bobo, il fratello di
Stefania, che la strada dell' eredità politica socialista del papà è
andata a cercarsela nella Casa delle libertà). «Per questo, con Piero
Fassino io ho fatto un patto». Lo ricordi. «Quando decisi di portare
il mio partito nella coalizione del centrosinistra, dopo che il
ministero dell' Interno mi aveva bocciato il simbolo del garofano,
sostenendo che si confondeva con il simbolo della Nuova Dc e del Psi
di De Michelis...». Quando si presentò da Fassino, cosa
accadde? «Semplice: trovai le liste della Lombardia già fatte e a me
toccò il posto numero 9... Arrivavo persino dopo una ricercatrice
voluta da Prodi ed è per questo che chiesi garanzie».
Di che tipo? «Dissi: se non mi eleggono, com' è quasi certo, mi
portate al governo». E Fassino? «Disse che non c' erano problemi,
facemmo comizi insieme...». Ora Bobo Craxi aspetta una
telefonata. «Non vado a ricordare niente a nessuno. Non faccio i
ricattucci che fecero, due tre mesi fa, tipi come Mastella o Di
Pietro... Io so solo di aver salvato la vita politica di Prodi e
Fassino e di tutti gli altri».
Ragionamento: avendo portato alla coalizione oltre 120 mila voti nel
solo Centro-Sud ed avendo la forbice della vittoria i voti che
sappiamo, «posso dire di essere stato decisivo. I miei voti erano a
destra e ora, invece, sono a sinistra. Davvero avranno il coraggio di
non ricompensarmi politicamente?».
Lei vuol fare il ministro. «Io sono il figlio di un ex premier e
perciò, da solo, mi rendo conto che non sarà facile darmi un
ministero adeguato... non so... penso al Programma, oppure all'
Immigrazione...». Roncone Fabrizio
Dichiarazione del Segretario Nazionale del Partito dei Socialisti,
On. Bobo Craxi
"La vittoria dell'Unione è significativa sul piano politico,
nonostante la ristrettezza dei numeri e vistose incertezze abbiano
condizionato lo spoglio delle schede e le operazioni di attribuzione
dei seggi".
"In ogni caso, il Partito dei Socialisti ha contribuito in maniera
decisiva alla vittoria del centro-sinistra, tanto alla Camera quanto
al Senato, con oltre centodiecimila voti, i quali sono stati
trasferiti da un campo all'altro della politica italiana: sarà
difficile non tenerne conto in vista della formazione del nuovo
governo".
"Significative sono state, inoltre, le nostre affermazioni nel centro-
sud del Paese nonostante l'esito finale non abbia consentito
l'elezione di nostri rappresentanti. Tuttavia, su di un risultato non
del tutto soddisfacente ha pesato una legge elettorale che ha privato
la spinta decisiva dei singoli candidati ed ha favorito una
sovraesposizione mediatica che ha colpito e mortificato le piccole
formazioni, per giunta neonate, come la nostra".
"La clamorosa estromissione di alcune nostre liste di candidati,
l'eliminazione del nostro simbolo 48 ore prima della presentazione
delle liste e, oggi, le inefficienze del Ministero degli Interni alla
luce di quanto avvenuto, non possono che essere interpretate in
chiave politica".
"Infine, la divisione del campo socialista è stata elemento di
confusione: di questo, ognuno dovrà assumersi le proprie
responsabilità".
"Sottolineo tuttavia che la sbandierata novità politica dell'alleanza
fra socialisti e radicali non ha raggiunto i risultati sperati e
dovrebbe pertanto divenire materia di riflessione per una più
convincente ed aperta costituente dei socialisti riformisti che sono,
oggi, schierati nel centro-sinistra".
Roma, 11 aprile 2006
I FIGLI DI BETTINO
I fratelli Craxi non si parlano Stefania eletta, Bobo in bilico
ROMA - Era già tutto previsto per i fratelli Craxi, a dispetto dei
risultati. Stefania lo sapeva che lei eletta lo sarebbe stata
comunque, blindato il suo seggio con Forza Italia in Lombardia 1.
Così per Bobo: lo sapeva che non sarebbe bastata la nottata per
definire la sua sorte in Parlamento, troppo giù il suo nome nella
lista diessina che lo ha ospitato nel collegio di Lombardia 3.
Stefania aveva previsto anche come passare la giornata e la serata
elettorale: in diretta sul tg di Emilio Fede. Bobo, invece, non
immaginava certo che sarebbe stato l'unico leader del centrosinistra
a passeggiare avanti e indietro per piazza Santi Apostoli durante le
estenuanti altalene dei risultati. I fratelli coltelli non si sono
parlati mai tra di loro, nemmeno ieri: era previsto anche questo.
Hanno parlato molto, però. Stefania dalla tv, a lanciare fendenti a
sinistra con la benedizione di Fede. Bobo dal quartier generale
dell'Ulivo a prendersela con la strategia del Viminale mirata a
ritardare i risultati. Tutti e due invitano alla prudenza e ad
aspettare la conta dei voti per i risultati. Come papà insegna. Ma
non si risparmiano frecciate. «Stefania è salita su una corriera
destinata al deposito», dice Bobo. E spiega: «Non ho voglia di
parlarle, si è comportata in maniera scorretta con la storia del
simbolo. E ha rovinato il lavoro della Fondazione». Stefania taglia
corto: «Mio fratello? Non abbiamo occasione di parlarci». Chissà se
si incontreranno in Parlamento.
Al. Ar.
dal Corriere della Sera
ROSA NEL PUGNO. IL FALLIMENTO DI UN'INTERA CLASSE DIRIGENTE
La classe dirigente dello SDI, meno di 6 mesi fa, ha preferito
intraprendere un percorso con i Radicali alla possibilità di
agevolare l'unità di tutti socialisti, ritenendo questa prospettiva
ormai superata.
Si è condotta un'aia nel congresso provinciale della federazione di
Crotone agguerrita campagna elettorale contro la chiesa, a sostegno
di poche e marginali tematiche, tralasciando il cuore e l'anima
culturale socialista che da sempre trova motivazione e vitalità: nel
sociale, nel mondo del lavoro ed in una ben definita interpretazione
della società e dell'economia.
Al contrario di quanto sostenuto dai nostri dirigenti in campagna
elettorale, mai si era registrato, negli ultimi dieci anni, un così
ampio spazio mediatico e di sostegno al voto, passando da Vasco Rossi
per arrivare alla stessa Radio Radicale. Sei mesi di prime pagine sui
giornali e sui telegiornali. Premetto che chi scrive manifestò
pubblicamente la sua non condivisione politica del progetto "Rosa nel
Pugno", ritenendo questa, come peraltro dimostrato oggi dai voti, la
continuità dell'esperienza Radicale Italiana e la messa in
discussione, per non dire la fine, di quella socialista. Nonostante
questa mia convinta e pubblica opinione, per senso del dovere, ho
portato il mio massimo contributo elettorale insieme a tutti i
compagni della sezione di Isola C.R., ottenendo nel mio Comune, dove
precedentemente al mio impegno lo SDI quasi non esisteva, il 10 % dei
voti.
Faccio questa premessa per far comprendere quanto sia legittimato
oggi a prendere una posizione in merito a quanto accaduto.
La Rosa nel Pugno è stato un fallimento, l'ennesimo fallimento per lo
SDI, dopo il Girasole, Ulivo, Segni , Dini ecc.. La Rosa nel Pugno è
stato l'ennesimo fallimento per un'intera classe dirigente che da
oggi non ha più la legittimazione del popolo socialista per condurre
la vita organizzativa del Partito. Una classe dirigente che, in
questi anni difficili, facendosi forza del lavoro, della credibilità
e del consenso di migliaia di compagni di base sul territorio, invece
di porsi quale rappresentante delle motivazioni di questi migliaia di
umili e semplici socialisti, ha preferito vivere di tattiche utili
alla tutela di sole posizioni personali.
Non sono qui a chiedere, e nemmeno mi sognerei di farlo, le
dimissioni a Boselli, Villetti, Intini e a tutta la classe dirigente
dello SDI , perché sono convinto che, essendo persone intelligenti,
sarà questa la strada che vorranno spontaneamente intraprendere nei
prossimi giorni.
Serve oggi una nuova classe dirigente, fatta di uomini semplici, ma
che abbiano il coraggio di mettersi in discussione e siano
soprattutto animati da una grande passione politica. Proprio per
questo motivo sono fiero di aver fatto parte della Costituente
Nazionale PSE la quale si è rivelata in questi anni un centro di
maturazione e formazione per migliaia di giovani e umili dirigenti
socialisti.
L'Italia ha bisogno di un grande Partito del Socialismo, come esiste
in tutta Europa; questo deve essere lo spirito che dovrà animare una
nuova e futura classe dirigente socialista.
Luigi Rocca,
Direttivo regionale SDI – Rosa nel Pugno - Calabria
Se la Rosa nel Pugno e Bobo Craxi avessero trovato un accordo,
sommando i risultati di oggi, avrebbero almeno avuto quanto l'Italia
dei Valori, e quindi qualche senatore, invece di nessuno, come ci
indicano i crudi risultati. Le varie liste socialiste hanno ottenuto
il magro bottino di mandare alla Camera i loro dirigenti nazionali:
De Michelis e Del Bue da una parte, Boselli & c. dall'altra, più i
due figli di Bettino Craxi (Stefania di certo in FI e Bobo più
probabilmente in qualche posto di sottogoverno).
Ora non si può più dire, lamentandosi, siamo stati massacrati,
fatichiamo a riprenderci. La realtà è un'altra. Ragionare
politicamente in termini di identità politiche del XX secolo - si
chiamino queste socialiste, liberali, laiche, repubblicane, radicali -
è diventato semplicemente obsoleto. Se qualche sparuta pattuglia
vuole vivere di piccole rendite fino a quando sarà in vita qualche
elettore del vecchio PSI, PSDI, PLI, PRI, si accomodi, faccia pure.
Può magari seguire il tentativo di Nicola Cariglia e del Gruppo dei
Centouno di riproporre un terzo polo laico, e finire domani al pari
della lista dell'altro dinosauro, Vincenzo Scotti, che si è
presentata 'terzopolista' prendendo lo 0,04.
A noi francamente non interessa più.
O c'è ancora qualcuno di cultura socialista che capisca che si deve
costruire una nuova identità più ampia, che superi il vecchio e
guardi avanti sapendo interpretare la realtà, oppure non resta che
seguire la 'saggezza italiana' che ci ha fornito oggi il miglior
risultato possibile e attendere il triste annullamento delle forze e
della generazione ancora in campo per autoconsunzione.
(Luca Guglielminetti)
http://www.socialisti.net/
sono iscritto allo SDi e, obtorto collo, alla Rosa nel Pugno. Ho
protestato con tutte le mie forze per questa opera di colonizzazione
dei socialisti e di rottura degli stessi operato da un trio di
squali ben conosciuto nella politica italiana, al servizio della Cia
e degli interessi amewricani meno trasparenti (Vedi Pannella
Ustascia e nel Kossovo, vedi Bonino in Macedonia) come traspare dal
punto 16 dei 31 punti della rosa approvati che prevede la
costituzione in Italia della agenzia americana NED nota per avere
foraggiato la cosidetta rivoluzione arancione.
Il Sig.Capezzoni è al servizio della peggiore confindustria con le
sue idee sulla legge trenta.
Il Partito Socialista è stato violentato e snaturato e sarà utile
idiota delle manovre pannelliane in Parlamento.
Grandi legami di militanza coi compagni dello SDI mi impediscono di
andarmene. Farò battaglia fino a quando non ci sarà la unificazione
con i socialisti di Bobo e la rottura coi radicali.
Non abbiamo bisogno di loro per essere laici. Io sono Presidente
del Circolo Uaar (www.uaar.it)di Palermop e non ho bisogno di
lezioni pannelliane di laicismo. Noi abbiamo avuto i più grandi
combattenti delle battaglie civili in Italia da Lina Merlin a Loris
Fortuna allo stesso vecchio Partito Socialista che non votò l'art.7
della Costituzione.
Caro compagno Craxi,
la Rosa nel Pugno ha cominciato a destabilizzare l'Unione. E'
necessario un appello a tutti i socialisti per liberarsi dal
cannibalismo pannelliano che li sta inghiottendo. E' urgente
sopratutto per i giovani, la pace, la democrazia in Italia.
Pietro-
In Socialisti@yahoogroups.com, "Partito Dei Socialisti"
<partitodeisocialisti@y...> ha scritto:
>
> Bobo Craxi:non Eletto «Farò il ministro È una promessa di
Fassino»
>
> ROMA - L' ultima frase: «A questo punto, però, Romano Prodi deve
> farmi fare il ministro...». Largo il sorriso, calma la voce,
niente a
> che vedere con ciò che avrebbe fatto il padre Bettino in queste
> stanze della Camera: la furia - urla che rimbombavano e commessi
muti
> nella penombra - per chi non stava ai patti, il sospetto rabbioso
che
> i comunisti provassero sempre a fregarlo. «Ma, appunto, a me i
> comunisti, per chiamarli come li chiama ancora Berlusconi, non mi
> hanno fregato. O, almeno, non ancora...». Bobo Craxi dice che
ormai
> sono due giorni che sta qui, in quest' ufficio di Montecitorio che
> presto dovrà lasciare, a rispondere alle telefonate degli amici e
dei
> compagni socialisti preoccupati per averlo trovato nell' elenco
dei
> non eletti: lista dell' Ulivo, Lombardia 3, Camera dei
deputati. «Mi
> tocca rincuorarli e dire che era tutto previsto.
>
> Che ero il numero 9 in lista e che perciò era letteralmente
> impossibile che venissi eletto. Proprio per questo...». Proprio
per
> questo? (ora però cambia e si fa dura la voce di Bobo, il fratello
di
> Stefania, che la strada dell' eredità politica socialista del papà
è
> andata a cercarsela nella Casa delle libertà). «Per questo, con
Piero
> Fassino io ho fatto un patto». Lo ricordi. «Quando decisi di
portare
> il mio partito nella coalizione del centrosinistra, dopo che il
> ministero dell' Interno mi aveva bocciato il simbolo del garofano,
> sostenendo che si confondeva con il simbolo della Nuova Dc e del
Psi
> di De Michelis...». Quando si presentò da Fassino, cosa
> accadde? «Semplice: trovai le liste della Lombardia già fatte e a
me
> toccò il posto numero 9... Arrivavo persino dopo una ricercatrice
> voluta da Prodi ed è per questo che chiesi garanzie».
>
> Di che tipo? «Dissi: se non mi eleggono, com' è quasi certo, mi
> portate al governo». E Fassino? «Disse che non c' erano problemi,
> facemmo comizi insieme...». Ora Bobo Craxi aspetta una
> telefonata. «Non vado a ricordare niente a nessuno. Non faccio i
> ricattucci che fecero, due tre mesi fa, tipi come Mastella o Di
> Pietro... Io so solo di aver salvato la vita politica di Prodi e
> Fassino e di tutti gli altri».
>
> Ragionamento: avendo portato alla coalizione oltre 120 mila voti
nel
> solo Centro-Sud ed avendo la forbice della vittoria i voti che
> sappiamo, «posso dire di essere stato decisivo. I miei voti erano
a
> destra e ora, invece, sono a sinistra. Davvero avranno il coraggio
di
> non ricompensarmi politicamente?».
>
> Lei vuol fare il ministro. «Io sono il figlio di un ex premier e
> perciò, da solo, mi rendo conto che non sarà facile darmi un
> ministero adeguato... non so... penso al Programma, oppure all'
> Immigrazione...». Roncone Fabrizio
>
Riteniamo che il ritorno di Craxi nella sinistra italiana sia, innanzi
tutto, una quastione di cultura socialista.
Per definizione, il Socialismo è a sinistra.
Per definizione, il Socialismo è ciò che è descritto nella homepage di
questo sito.
Il nostro aupicio è che nel nome del Socialismo e nel nome di Craxi si
possa riunificare l'Area Socialista e riprendere a produrre l'unica
Culura Socialista, quella dai mille volti umani, come ci ha insegnato
Craxi il Grande!
Un saluto a pugno chiuso.
Cari Compagni
vi scrivo da Salerno. Facevo parte con orgoglio della
Costituente riformista fondata dall'ex ministro Carmelo
Conte, ed ero fiero della dignita' socialista quasi
ritrovata.Un bel giorno esattamente il 3 marzo, da una
assemblea straordinaria ci viene comunicato che il PSI di
De MIchelis offre a Carmelo quale diritto diTribuna una
candidatura la senato in Campania. L'assemblea accetta per
la ricompattazione dei socialisti, anche saperdo di andare
al centro destra.Siamo rimasti in pochissimi ed abbiamo
ricostruito le file socialiste in provincia.Faccio
presente che Bobo Craxi e' andato ovunque in campania per
rafforzare la presenza socialista, ma a Salerno, forse per
volere del costituito gruppo Napoletano non e' mai venuto,
nonostante le nostre richieste. Dalla stampa le nostre
conferenze sono state tutte boicottate, ed oggi alla
vigilia delle elezioni comunali, il gruppo dirigenziale
non vuole capire la realta' di Salerno. Da soli in
campania abbiamo portato circa 13000 voti, di cui solo la
provincia di Salerno ha superato i candidati con grosse
possibilita' economiche di Avellino, Napoli, Caserta. Oggi
alla luce di quanto esposto, non avendo avuto il tempo
tecnico di una lista propria, abbiamo avuto la proposta da
Rifondazione Comunista di essere ospitati quali socialisti
completamente autonomi in una loro lista, con idee e
programmi Nostri per poter affermare dopo se vogliamo il
nostro vero partito. Che ne pensate?. PENSO CHE
ACCETTEREMO.
emonetta
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Sono sicuro che tanti la pensano come te ma purtroppo a Fiuggi dove eravamo in
tanti non si è avuto il coraggio di dire no a questo progetto che sapevamo senza
speranza ma cosa ci si poteva aspettare dalla mediocrità dei nostri
rappresentanti essi erano la quarta se non la retroguardia di quel grande
partito che fù il PSI erano solo i portatori di vivande e non altro tra l'altro
non ho sentito parlare di dimissioni di nessuno,ma del resto a chi potrebbero
interessare nel panorama politico attuale.
Con il nostro voto li accompagneremo ad una serena Pensione.
Un PENTITO che ha votato rosa nel pugno.
Partito Dei Socialisti <partitodeisocialisti@...> ha scritto:
ROSA NEL PUGNO. IL FALLIMENTO DI UN'INTERA CLASSE DIRIGENTE
La classe dirigente dello SDI, meno di 6 mesi fa, ha preferito
intraprendere un percorso con i Radicali alla possibilità di
agevolare l'unità di tutti socialisti, ritenendo questa prospettiva
ormai superata.
Si è condotta un'aia nel congresso provinciale della federazione di
Crotone agguerrita campagna elettorale contro la chiesa, a sostegno
di poche e marginali tematiche, tralasciando il cuore e l'anima
culturale socialista che da sempre trova motivazione e vitalità: nel
sociale, nel mondo del lavoro ed in una ben definita interpretazione
della società e dell'economia.
Al contrario di quanto sostenuto dai nostri dirigenti in campagna
elettorale, mai si era registrato, negli ultimi dieci anni, un così
ampio spazio mediatico e di sostegno al voto, passando da Vasco Rossi
per arrivare alla stessa Radio Radicale. Sei mesi di prime pagine sui
giornali e sui telegiornali. Premetto che chi scrive manifestò
pubblicamente la sua non condivisione politica del progetto "Rosa nel
Pugno", ritenendo questa, come peraltro dimostrato oggi dai voti, la
continuità dell'esperienza Radicale Italiana e la messa in
discussione, per non dire la fine, di quella socialista. Nonostante
questa mia convinta e pubblica opinione, per senso del dovere, ho
portato il mio massimo contributo elettorale insieme a tutti i
compagni della sezione di Isola C.R., ottenendo nel mio Comune, dove
precedentemente al mio impegno lo SDI quasi non esisteva, il 10 % dei
voti.
Faccio questa premessa per far comprendere quanto sia legittimato
oggi a prendere una posizione in merito a quanto accaduto.
La Rosa nel Pugno è stato un fallimento, l'ennesimo fallimento per lo
SDI, dopo il Girasole, Ulivo, Segni , Dini ecc.. La Rosa nel Pugno è
stato l'ennesimo fallimento per un'intera classe dirigente che da
oggi non ha più la legittimazione del popolo socialista per condurre
la vita organizzativa del Partito. Una classe dirigente che, in
questi anni difficili, facendosi forza del lavoro, della credibilità
e del consenso di migliaia di compagni di base sul territorio, invece
di porsi quale rappresentante delle motivazioni di questi migliaia di
umili e semplici socialisti, ha preferito vivere di tattiche utili
alla tutela di sole posizioni personali.
Non sono qui a chiedere, e nemmeno mi sognerei di farlo, le
dimissioni a Boselli, Villetti, Intini e a tutta la classe dirigente
dello SDI , perché sono convinto che, essendo persone intelligenti,
sarà questa la strada che vorranno spontaneamente intraprendere nei
prossimi giorni.
Serve oggi una nuova classe dirigente, fatta di uomini semplici, ma
che abbiano il coraggio di mettersi in discussione e siano
soprattutto animati da una grande passione politica. Proprio per
questo motivo sono fiero di aver fatto parte della Costituente
Nazionale PSE la quale si è rivelata in questi anni un centro di
maturazione e formazione per migliaia di giovani e umili dirigenti
socialisti.
L'Italia ha bisogno di un grande Partito del Socialismo, come esiste
in tutta Europa; questo deve essere lo spirito che dovrà animare una
nuova e futura classe dirigente socialista.
Luigi Rocca,
Direttivo regionale SDI – Rosa nel Pugno - Calabria
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Yahoo! Mail: gratis 1GB per i messaggi, antispam, antivirus, POP3
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Speriamo che esista ancora una dignità per gli eredi di Craxi e,non mi riferisco
ai figli,hanno seppellito definitivamente l'idea socialista barattandola con dei
miseri posti,oramai rappresentano il nulla e non hanno vergogna di offendere la
memoria ed il ricordo di tutte le persone che hanno creduto e lottato per gli
ideali che oggi loro calpestano.
Se vi è una persona proveniente da quel partito che, oggi ha il coraggio di
dirmi uno almeno dei motivi che non li hanno potuti vedere insieme nell'ultima
campagna elettorale,almeno uno che sia plausibile o altro,io sarò felice di
andargli a stingere la mano ma,penso che la realtà e tutt'altra cosa.
Noi socialisti non avevamo bisogno di confonderci in queste alchimie politiche
servite solo a raggranellare qualche voto sia per la destra che per la sinistra
la nostra identità è molto chiara basta guardare all'Europa e a cosa
rappresentano i partiti Socialisti in essa.
Mi sento Socialista Europeo non certo italiano.
Per i figli di Craxi mi sento di dire che il loro nome serviva solo per fini
elettorali
Non dimentichiamo che Bettino è stato lasciato morire in terra straniera
proprio da quel parlamento in cui oggi bivaccano i suoi eredi,che vergogna e che
squallore.
Tolgo il disturbo,vi saluta un socialista che forse crede ancora alle favole.
viva il Socialismo
Partito Dei Socialisti <partitodeisocialisti@...> ha scritto:
Se la Rosa nel Pugno e Bobo Craxi avessero trovato un accordo,
sommando i risultati di oggi, avrebbero almeno avuto quanto l'Italia
dei Valori, e quindi qualche senatore, invece di nessuno, come ci
indicano i crudi risultati. Le varie liste socialiste hanno ottenuto
il magro bottino di mandare alla Camera i loro dirigenti nazionali:
De Michelis e Del Bue da una parte, Boselli & c. dall'altra, più i
due figli di Bettino Craxi (Stefania di certo in FI e Bobo più
probabilmente in qualche posto di sottogoverno).
Ora non si può più dire, lamentandosi, siamo stati massacrati,
fatichiamo a riprenderci. La realtà è un'altra. Ragionare
politicamente in termini di identità politiche del XX secolo - si
chiamino queste socialiste, liberali, laiche, repubblicane, radicali -
è diventato semplicemente obsoleto. Se qualche sparuta pattuglia
vuole vivere di piccole rendite fino a quando sarà in vita qualche
elettore del vecchio PSI, PSDI, PLI, PRI, si accomodi, faccia pure.
Può magari seguire il tentativo di Nicola Cariglia e del Gruppo dei
Centouno di riproporre un terzo polo laico, e finire domani al pari
della lista dell'altro dinosauro, Vincenzo Scotti, che si è
presentata 'terzopolista' prendendo lo 0,04.
A noi francamente non interessa più.
O c'è ancora qualcuno di cultura socialista che capisca che si deve
costruire una nuova identità più ampia, che superi il vecchio e
guardi avanti sapendo interpretare la realtà, oppure non resta che
seguire la 'saggezza italiana' che ci ha fornito oggi il miglior
risultato possibile e attendere il triste annullamento delle forze e
della generazione ancora in campo per autoconsunzione.
(Luca Guglielminetti)
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Caro Boselli,
come possiamo convivere nella stesso Partito con i radicali che
disertano ed avversano le manifestazioni del 25 aprile e del 1
Maggio,attaccano come oligarchico e partitocratico il sistema politico
italiano, sono per la Ned (art.16 Rosa nel Pugno) e si servono della
laicità come una foglia di fico alla loro straripante megalomania che
spazia dalla Presidenza della Repubblica (Emma Bonino) alla Difesa
(idem).????
Il PSI è morto per la seconda volta dopo anni di faticosa lotta per
rinascere nel suo naturale alveo storico.
I radicali hanno inghiottito lo sdi come una velenosa ameba
cannibale e ne hanno cancellato la storia.
Bisogna rompere subito anche perchè il 2,6 per cento di voti è tutto
socialista.L'elettorato liberista di Pannella ha votato Berlusconi.
Pietro Ancona da Palermo
Voglio ADERIRE a quello che si puo' ricostruire.
EnzoMonetta
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