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Socialisti · Partito Dei Socialisti Italiani

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#42 Da: "Partito Dei Socialisti" <partitodeisocialisti@...>
Data: Gio 30 Mar 2006 11:38 pm
Oggetto: Atto di denuncia-censura dell’Ufficio stampa de ‘i Socialisti’
partitodeiso...
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Atto di denuncia-censura dell'Ufficio stampa de `i Socialisti'

L'Ufficio stampa del Partito dei Socialisti è costretto a rilevare la
pressoché inesistente presenza degli esponenti del partito e suo del
leader, On. Bobo Craxi, all'interno delle trasmissioni in onda sulle
reti pubbliche della RAI.

Infatti, in nessuna trasmissione di carattere politico a diffusione
nazionale l'On. Bobo Craxi è mai stato invitato nel corso dei
quaranta giorni della campagna elettorale per le elezioni politiche
del 9 e 10 aprile, se si fa eccezione per gli spazi gentilmente
concessi dall'Unione nelle tribune pomeridiane e a quello della
trasmissione `conferenza stampa', che andrà in onda nella nottata di
domani, alle ore 24.00, su Rai Tre.

La questione la dice lunga sul modo con il quale si interpreta e si
tutela, in Italia, la par condicio.

Pertanto, domani notte, l'On. Bobo Craxi, Segretario Nazionale del
Partito dei Socialisti, nel corso della trasmissione `conferenza
stampa' illustrerà la propria `denuncia - censura' nei confronti del
Garante per le Comunicazioni del nostro Paese.

Roma, 27 marzo 2006

#43 Da: "Partito Dei Socialisti" <partitodeisocialisti@...>
Data: Gio 30 Mar 2006 11:41 pm
Oggetto: CRAXI: Questa sera darò la ‘buonanotte’
partitodeiso...
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Dichiarazione del Segretario Nazionale del Partito dei Socialisti,
On. Bobo Craxi

"Questa sera darò la `buonanotte' agli italiani: infatti, la
trasmissione `conferenza stampa' in cui sono stato invitato a
partecipare, è prevista per la mezzanotte su Rai Tre".

"E' una condizione singolare, quella in cui si trovano le liste
considerate minori che esprimono posizioni politiche scomode e forse
migliori".

"Si partecipa alle trasmissioni d'intrattenimento politico della Rai
solo se si vincono concorsi o se si elemosinano spazi in video
cercando di imbonire od impietosire, cosa che non ho nessuna
intenzione di fare per senso di responsabilità, storia e cultura
politica". "Al contrario, questa notte denuncerò questo stato di cose
assai vicina all'idea di una censura politica bella e buona. "Questo
ostracismo delle reti pubbliche nei miei confronti - delle private
non posso parlare per amore di patria - hanno un solo scopo ed un
solo obiettivo: non rendere visibile e plastico l'abbandono
socialista della Casa della Libertà". "E' inutile girare attorno al
problema: la grande tradizione del socialismo craxiano non è più
alleata con l'involuzione `neo-peronista' di Berlusconi". "Qualcuno
se ne dispiacerà, ma è meglio che se ne faccia una ragione".


Roma, 28 marzo 2006

#44 Da: "Partito Dei Socialisti" <partitodeisocialisti@...>
Data: Ven 14 Apr 2006 11:40 pm
Oggetto: Bobo Craxi:«Farò il ministro,È una promessa di Fassino»
partitodeiso...
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Bobo Craxi:non Eletto  «Farò il ministro È una promessa di Fassino»

ROMA - L' ultima frase: «A questo punto, però, Romano Prodi deve
farmi fare il ministro...». Largo il sorriso, calma la voce, niente a
che vedere con ciò che avrebbe fatto il padre Bettino in queste
stanze della Camera: la furia - urla che rimbombavano e commessi muti
nella penombra - per chi non stava ai patti, il sospetto rabbioso che
i comunisti provassero sempre a fregarlo. «Ma, appunto, a me i
comunisti, per chiamarli come li chiama ancora Berlusconi, non mi
hanno fregato. O, almeno, non ancora...». Bobo Craxi dice che ormai
sono due giorni che sta qui, in quest' ufficio di Montecitorio che
presto dovrà lasciare, a rispondere alle telefonate degli amici e dei
compagni socialisti preoccupati per averlo trovato nell' elenco dei
non eletti: lista dell' Ulivo, Lombardia 3, Camera dei deputati. «Mi
tocca rincuorarli e dire che era tutto previsto.

Che ero il numero 9 in lista e che perciò era letteralmente
impossibile che venissi eletto. Proprio per questo...». Proprio per
questo? (ora però cambia e si fa dura la voce di Bobo, il fratello di
Stefania, che la strada dell' eredità politica socialista del papà è
andata a cercarsela nella Casa delle libertà). «Per questo, con Piero
Fassino io ho fatto un patto». Lo ricordi. «Quando decisi di portare
il mio partito nella coalizione del centrosinistra, dopo che il
ministero dell' Interno mi aveva bocciato il simbolo del garofano,
sostenendo che si confondeva con il simbolo della Nuova Dc e del Psi
di De Michelis...». Quando si presentò da Fassino, cosa
accadde? «Semplice: trovai le liste della Lombardia già fatte e a me
toccò il posto numero 9... Arrivavo persino dopo una ricercatrice
voluta da Prodi ed è per questo che chiesi garanzie».

Di che tipo? «Dissi: se non mi eleggono, com' è quasi certo, mi
portate al governo». E Fassino? «Disse che non c' erano problemi,
facemmo comizi insieme...». Ora Bobo Craxi aspetta una
telefonata. «Non vado a ricordare niente a nessuno. Non faccio i
ricattucci che fecero, due tre mesi fa, tipi come Mastella o Di
Pietro... Io so solo di aver salvato la vita politica di Prodi e
Fassino e di tutti gli altri».

  Ragionamento: avendo portato alla coalizione oltre 120 mila voti nel
solo Centro-Sud ed avendo la forbice della vittoria i voti che
sappiamo, «posso dire di essere stato decisivo. I miei voti erano a
destra e ora, invece, sono a sinistra. Davvero avranno il coraggio di
non ricompensarmi politicamente?».

Lei vuol fare il ministro. «Io sono il figlio di un ex premier e
perciò, da solo, mi rendo conto che non sarà facile darmi un
ministero adeguato... non so... penso al Programma, oppure all'
Immigrazione...». Roncone Fabrizio

#45 Da: "Partito Dei Socialisti" <partitodeisocialisti@...>
Data: Ven 14 Apr 2006 11:43 pm
Oggetto: Craxi: Analisi del voto elettorale
partitodeiso...
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Dichiarazione del Segretario Nazionale del Partito dei Socialisti,
On. Bobo Craxi

"La vittoria dell'Unione è significativa sul piano politico,
nonostante la ristrettezza dei numeri e vistose incertezze abbiano
condizionato lo spoglio delle schede e le operazioni di attribuzione
dei seggi".

"In ogni caso, il Partito dei Socialisti ha contribuito in maniera
decisiva alla vittoria del centro-sinistra, tanto alla Camera quanto
al Senato, con oltre centodiecimila voti, i quali sono stati
trasferiti da un campo all'altro della politica italiana: sarà
difficile non tenerne conto in vista della formazione del nuovo
governo".

"Significative sono state, inoltre, le nostre affermazioni nel centro-
sud del Paese nonostante l'esito finale non abbia consentito
l'elezione di nostri rappresentanti. Tuttavia, su di un risultato non
del tutto soddisfacente ha pesato una legge elettorale che ha privato
la spinta decisiva dei singoli candidati ed ha favorito una
sovraesposizione mediatica che ha colpito e mortificato le piccole
formazioni, per giunta neonate, come la nostra".

"La clamorosa estromissione di alcune nostre liste di candidati,
l'eliminazione del nostro simbolo 48 ore prima della presentazione
delle liste e, oggi, le inefficienze del Ministero degli Interni alla
luce di quanto avvenuto, non possono che essere interpretate in
chiave politica".

"Infine, la divisione del campo socialista è stata elemento di
confusione: di questo, ognuno dovrà assumersi le proprie
responsabilità".

"Sottolineo tuttavia che la sbandierata novità politica dell'alleanza
fra socialisti e radicali non ha raggiunto i risultati sperati e
dovrebbe pertanto divenire materia di riflessione per una più
convincente ed aperta costituente dei socialisti riformisti che sono,
oggi, schierati nel centro-sinistra".

Roma, 11 aprile 2006

#46 Da: "Partito Dei Socialisti" <partitodeisocialisti@...>
Data: Ven 14 Apr 2006 11:42 pm
Oggetto: Stefania eletta, Bobo in bilico
partitodeiso...
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I FIGLI DI BETTINO

I fratelli Craxi non si parlano Stefania eletta, Bobo in bilico

ROMA - Era già tutto previsto per i fratelli Craxi, a dispetto dei
risultati. Stefania lo sapeva che lei eletta lo sarebbe stata
comunque, blindato il suo seggio con Forza Italia in Lombardia 1.
Così per Bobo: lo sapeva che non sarebbe bastata la nottata per
definire la sua sorte in Parlamento, troppo giù il suo nome nella
lista diessina che lo ha ospitato nel collegio di Lombardia 3.
Stefania aveva previsto anche come passare la giornata e la serata
elettorale: in diretta sul tg di Emilio Fede. Bobo, invece, non
immaginava certo che sarebbe stato l'unico leader del centrosinistra
a passeggiare avanti e indietro per piazza Santi Apostoli durante le
estenuanti altalene dei risultati. I fratelli coltelli non si sono
parlati mai tra di loro, nemmeno ieri: era previsto anche questo.
Hanno parlato molto, però. Stefania dalla tv, a lanciare fendenti a
sinistra con la benedizione di Fede. Bobo dal quartier generale
dell'Ulivo a prendersela con la strategia del Viminale mirata a
ritardare i risultati. Tutti e due invitano alla prudenza e ad
aspettare la conta dei voti per i risultati. Come papà insegna. Ma
non si risparmiano frecciate. «Stefania è salita su una corriera
destinata al deposito», dice Bobo. E spiega: «Non ho voglia di
parlarle, si è comportata in maniera scorretta con la storia del
simbolo. E ha rovinato il lavoro della Fondazione». Stefania taglia
corto: «Mio fratello? Non abbiamo occasione di parlarci». Chissà se
si incontreranno in Parlamento.

Al. Ar.


dal Corriere della Sera

#47 Da: "Partito Dei Socialisti" <partitodeisocialisti@...>
Data: Ven 14 Apr 2006 11:44 pm
Oggetto: RnP: Il fallimento di un'intera classe dirigente-L. Rocca Direttivo SDI Calabria
partitodeiso...
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ROSA NEL PUGNO. IL FALLIMENTO DI UN'INTERA CLASSE DIRIGENTE



La classe dirigente dello SDI, meno di 6 mesi fa, ha preferito
intraprendere un percorso con i Radicali alla possibilità di
agevolare l'unità di tutti socialisti, ritenendo questa prospettiva
ormai superata.

Si è condotta un'aia nel congresso provinciale della federazione di
Crotone agguerrita campagna elettorale contro la chiesa, a sostegno
di poche e marginali tematiche, tralasciando il cuore e l'anima
culturale socialista che da sempre trova motivazione e vitalità: nel
sociale, nel mondo del lavoro ed in una ben definita interpretazione
della società e dell'economia.

Al contrario di quanto sostenuto dai nostri dirigenti in campagna
elettorale, mai si era registrato, negli ultimi dieci anni, un così
ampio spazio mediatico e di sostegno al voto, passando da Vasco Rossi
per arrivare alla stessa Radio Radicale. Sei mesi di prime pagine sui
giornali e sui telegiornali. Premetto che chi scrive manifestò
pubblicamente la sua non condivisione politica del progetto "Rosa nel
Pugno", ritenendo questa, come peraltro dimostrato oggi dai voti, la
continuità dell'esperienza Radicale Italiana e la messa in
discussione, per non dire la fine, di quella socialista. Nonostante
questa mia convinta e pubblica opinione, per senso del dovere, ho
portato il mio massimo contributo elettorale insieme a tutti i
compagni della sezione di Isola C.R., ottenendo nel mio Comune, dove
precedentemente al mio impegno lo SDI quasi non esisteva, il 10 % dei
voti.

Faccio questa premessa per far comprendere quanto sia legittimato
oggi a prendere una posizione in merito a quanto accaduto.



La Rosa nel Pugno è stato un fallimento, l'ennesimo fallimento per lo
SDI, dopo il Girasole, Ulivo, Segni , Dini ecc.. La Rosa nel Pugno è
stato l'ennesimo fallimento per un'intera classe dirigente che da
oggi non ha più la legittimazione del popolo socialista per condurre
la vita organizzativa del Partito. Una classe dirigente che, in
questi anni difficili, facendosi forza del lavoro, della credibilità
e del consenso di migliaia di compagni di base sul territorio, invece
di porsi quale rappresentante delle motivazioni di questi migliaia di
umili e semplici socialisti, ha preferito vivere di tattiche utili
alla tutela di sole posizioni personali.



Non sono qui a chiedere, e nemmeno mi sognerei di farlo, le
dimissioni a Boselli, Villetti, Intini e a tutta la classe dirigente
dello SDI , perché sono convinto che, essendo persone intelligenti,
sarà questa la strada che vorranno spontaneamente intraprendere nei
prossimi giorni.



Serve oggi una nuova classe dirigente, fatta di uomini semplici, ma
che abbiano il coraggio di mettersi in discussione e siano
soprattutto animati da una grande passione politica. Proprio per
questo motivo sono fiero di aver fatto parte della Costituente
Nazionale PSE la quale si è rivelata in questi anni un centro di
maturazione e formazione per migliaia di giovani e umili dirigenti
socialisti.



L'Italia ha bisogno di un grande Partito del Socialismo, come esiste
in tutta Europa; questo deve essere lo spirito che dovrà animare una
nuova e futura classe dirigente socialista.



Luigi Rocca,

Direttivo regionale SDI – Rosa nel Pugno - Calabria

#48 Da: "Partito Dei Socialisti" <partitodeisocialisti@...>
Data: Ven 14 Apr 2006 11:45 pm
Oggetto: IL RIDICOLO E LA SAGGEZZA
partitodeiso...
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Se la Rosa nel Pugno e Bobo Craxi avessero trovato un accordo,
sommando i risultati di oggi, avrebbero almeno avuto quanto l'Italia
dei Valori, e quindi qualche senatore, invece di nessuno, come ci
indicano i crudi risultati. Le varie liste socialiste hanno ottenuto
il magro bottino di mandare alla Camera i loro dirigenti nazionali:
De Michelis e Del Bue da una parte, Boselli & c. dall'altra, più i
due figli di Bettino Craxi (Stefania di certo in FI e Bobo più
probabilmente in qualche posto di sottogoverno).

Ora non si può più dire, lamentandosi, siamo stati massacrati,
fatichiamo a riprenderci. La realtà è un'altra. Ragionare
politicamente in termini di identità politiche del XX secolo - si
chiamino queste socialiste, liberali, laiche, repubblicane, radicali -
  è diventato semplicemente obsoleto. Se qualche sparuta pattuglia
vuole vivere di piccole rendite fino a quando sarà in vita qualche
elettore del vecchio PSI, PSDI, PLI, PRI, si accomodi, faccia pure.
Può magari seguire il tentativo di Nicola Cariglia e del Gruppo dei
Centouno di riproporre un terzo polo laico, e finire domani al pari
della lista dell'altro dinosauro, Vincenzo Scotti, che si è
presentata 'terzopolista' prendendo lo 0,04.

A noi francamente non interessa più.

O c'è ancora qualcuno di cultura socialista che capisca che si deve
costruire una nuova identità più ampia, che superi il vecchio e
guardi avanti sapendo interpretare la realtà, oppure non resta che
seguire la 'saggezza italiana' che ci ha fornito oggi il miglior
risultato possibile e attendere il triste annullamento delle forze e
della generazione ancora in campo per autoconsunzione.

(Luca Guglielminetti)

http://www.socialisti.net/

#49 Da: "Pietro Ancona" <ancona36@...>
Data: Lun 17 Apr 2006 9:19 am
Oggetto: Cari compagni,
ancona36
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sono iscritto allo SDi e, obtorto collo, alla Rosa nel Pugno. Ho
protestato con tutte le mie forze per questa opera di colonizzazione
dei socialisti e di rottura degli stessi operato da un trio di
squali ben conosciuto nella politica italiana, al servizio della Cia
e degli interessi amewricani meno trasparenti (Vedi Pannella
Ustascia e nel Kossovo, vedi Bonino in Macedonia) come traspare dal
punto 16 dei 31 punti della rosa approvati che  prevede la
costituzione in Italia della agenzia americana NED nota per avere
foraggiato la cosidetta rivoluzione arancione.
  Il Sig.Capezzoni è al servizio della peggiore confindustria con le
sue idee sulla legge  trenta.
  Il Partito Socialista è stato violentato e snaturato e sarà utile
idiota delle manovre pannelliane in Parlamento.
  Grandi legami di militanza coi compagni dello SDI mi impediscono di
andarmene. Farò battaglia fino a quando non ci sarà la unificazione
con i socialisti di Bobo e la rottura coi radicali.
  Non abbiamo bisogno di loro per essere laici. Io sono Presidente
del Circolo Uaar  (www.uaar.it)di Palermop e non ho bisogno di
lezioni pannelliane di laicismo. Noi abbiamo avuto i più grandi
combattenti delle battaglie civili in Italia da Lina Merlin a Loris
Fortuna allo stesso vecchio Partito Socialista che non votò l'art.7
della Costituzione.

#50 Da: "Pietro Ancona" <ancona36@...>
Data: Mar 18 Apr 2006 7:52 am
Oggetto: Ogg: Bobo Craxi:«Farò il ministro,È una promessa di Fassino»
ancona36
Invia email Invia email
 
Caro compagno Craxi,

la Rosa nel Pugno ha cominciato a destabilizzare l'Unione. E'
necessario un appello a tutti i socialisti per liberarsi dal
cannibalismo pannelliano che li sta inghiottendo. E' urgente
sopratutto per i giovani, la pace, la democrazia in Italia.
  Pietro-



  In Socialisti@yahoogroups.com, "Partito Dei Socialisti"
<partitodeisocialisti@y...> ha scritto:
>
> Bobo Craxi:non Eletto  «Farò il ministro È una promessa di
Fassino»
>
> ROMA - L' ultima frase: «A questo punto, però, Romano Prodi deve
> farmi fare il ministro...». Largo il sorriso, calma la voce,
niente a
> che vedere con ciò che avrebbe fatto il padre Bettino in queste
> stanze della Camera: la furia - urla che rimbombavano e commessi
muti
> nella penombra - per chi non stava ai patti, il sospetto rabbioso
che
> i comunisti provassero sempre a fregarlo. «Ma, appunto, a me i
> comunisti, per chiamarli come li chiama ancora Berlusconi, non mi
> hanno fregato. O, almeno, non ancora...». Bobo Craxi dice che
ormai
> sono due giorni che sta qui, in quest' ufficio di Montecitorio che
> presto dovrà lasciare, a rispondere alle telefonate degli amici e
dei
> compagni socialisti preoccupati per averlo trovato nell' elenco
dei
> non eletti: lista dell' Ulivo, Lombardia 3, Camera dei
deputati. «Mi
> tocca rincuorarli e dire che era tutto previsto.
>
> Che ero il numero 9 in lista e che perciò era letteralmente
> impossibile che venissi eletto. Proprio per questo...». Proprio
per
> questo? (ora però cambia e si fa dura la voce di Bobo, il fratello
di
> Stefania, che la strada dell' eredità politica socialista del papà
è
> andata a cercarsela nella Casa delle libertà). «Per questo, con
Piero
> Fassino io ho fatto un patto». Lo ricordi. «Quando decisi di
portare
> il mio partito nella coalizione del centrosinistra, dopo che il
> ministero dell' Interno mi aveva bocciato il simbolo del garofano,
> sostenendo che si confondeva con il simbolo della Nuova Dc e del
Psi
> di De Michelis...». Quando si presentò da Fassino, cosa
> accadde? «Semplice: trovai le liste della Lombardia già fatte e a
me
> toccò il posto numero 9... Arrivavo persino dopo una ricercatrice
> voluta da Prodi ed è per questo che chiesi garanzie».
>
> Di che tipo? «Dissi: se non mi eleggono, com' è quasi certo, mi
> portate al governo». E Fassino? «Disse che non c' erano problemi,
> facemmo comizi insieme...». Ora Bobo Craxi aspetta una
> telefonata. «Non vado a ricordare niente a nessuno. Non faccio i
> ricattucci che fecero, due tre mesi fa, tipi come Mastella o Di
> Pietro... Io so solo di aver salvato la vita politica di Prodi e
> Fassino e di tutti gli altri».
>
>  Ragionamento: avendo portato alla coalizione oltre 120 mila voti
nel
> solo Centro-Sud ed avendo la forbice della vittoria i voti che
> sappiamo, «posso dire di essere stato decisivo. I miei voti erano
a
> destra e ora, invece, sono a sinistra. Davvero avranno il coraggio
di
> non ricompensarmi politicamente?».
>
> Lei vuol fare il ministro. «Io sono il figlio di un ex premier e
> perciò, da solo, mi rendo conto che non sarà facile darmi un
> ministero adeguato... non so... penso al Programma, oppure all'
> Immigrazione...». Roncone Fabrizio
>

#51 Da: "culturasocialista" <culturasocialista@...>
Data: Ven 21 Apr 2006 9:08 am
Oggetto: bentornata cultura socialista
culturasocia...
Invia email Invia email
 
Riteniamo che il ritorno di Craxi nella sinistra italiana sia, innanzi
tutto, una quastione di cultura socialista.
Per definizione, il Socialismo è a sinistra.
Per definizione, il Socialismo è ciò che è descritto nella homepage di
questo sito.
Il nostro aupicio è che nel nome del Socialismo e nel nome di Craxi si
possa riunificare l'Area Socialista e riprendere a produrre l'unica
Culura Socialista, quella dai mille volti umani, come ci ha insegnato
Craxi il Grande!
Un saluto a pugno chiuso.

#52 Da: <emonetta@...>
Data: Gio 20 Apr 2006 9:01 pm
Oggetto: Re: Cari compagni,
emonetta
Invia email Invia email
 
Cari Compagni
vi scrivo da Salerno. Facevo parte con orgoglio della
Costituente riformista fondata dall'ex ministro Carmelo
Conte, ed ero fiero della dignita' socialista quasi
ritrovata.Un bel giorno esattamente il 3 marzo, da una
assemblea straordinaria ci viene comunicato che il PSI di
De MIchelis offre a Carmelo quale diritto diTribuna una
candidatura la senato in Campania. L'assemblea accetta per
la ricompattazione dei socialisti, anche saperdo di andare
al centro destra.Siamo rimasti in pochissimi ed abbiamo
ricostruito le file socialiste in provincia.Faccio
presente che Bobo Craxi e' andato ovunque in campania per
rafforzare la presenza socialista, ma a Salerno, forse per
volere del costituito gruppo Napoletano non e' mai venuto,
nonostante le nostre richieste. Dalla stampa le nostre
conferenze sono state tutte boicottate, ed oggi alla
vigilia delle elezioni comunali, il gruppo dirigenziale
non vuole capire la realta' di Salerno. Da soli in
campania abbiamo portato circa 13000 voti, di cui solo la
provincia di Salerno ha superato i candidati con grosse
possibilita' economiche di Avellino, Napoli, Caserta. Oggi
alla luce di quanto esposto, non avendo avuto il tempo
tecnico di una lista propria, abbiamo avuto la proposta da
Rifondazione Comunista di essere ospitati quali socialisti
completamente autonomi in una loro lista, con idee e
programmi Nostri per poter affermare dopo se vogliamo il
nostro vero partito. Che ne pensate?. PENSO CHE
ACCETTEREMO.
emonetta
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#53 Da: "Pietro Ancona" <ancona36@...>
Data: Dom 23 Apr 2006 4:48 pm
Oggetto: primo maggio 2006
ancona36
Invia email Invia email
 
#54 Da: Enrico Ciangottini <fsalfa@...>
Data: Ven 21 Apr 2006 10:04 pm
Oggetto: Re: RnP: Il fallimento di un'intera classe dirigente-L. Rocca Direttivo SDI Calabria
fsalfa
Invia email Invia email
 
Sono sicuro che tanti la pensano come te ma purtroppo a Fiuggi dove eravamo in
tanti non si è avuto il coraggio di dire no a questo progetto che sapevamo senza
speranza ma cosa ci si poteva aspettare dalla mediocrità dei nostri
rappresentanti essi erano la quarta se non la retroguardia di quel grande
partito che fù il PSI erano solo i portatori di vivande e non altro tra l'altro
non ho sentito parlare di dimissioni di nessuno,ma del resto a chi potrebbero
interessare nel panorama politico attuale.
   Con il nostro voto li accompagneremo ad una serena Pensione.
   Un PENTITO che ha votato rosa nel pugno.

Partito Dei Socialisti <partitodeisocialisti@...> ha scritto:
   ROSA NEL PUGNO. IL FALLIMENTO DI UN'INTERA CLASSE DIRIGENTE



La classe dirigente dello SDI, meno di 6 mesi fa, ha preferito
intraprendere un percorso con i Radicali alla possibilità di
agevolare l'unità di tutti socialisti, ritenendo questa prospettiva
ormai superata.

Si è condotta un'aia nel congresso provinciale della federazione di
Crotone agguerrita campagna elettorale contro la chiesa, a sostegno
di poche e marginali tematiche, tralasciando il cuore e l'anima
culturale socialista che da sempre trova motivazione e vitalità: nel
sociale, nel mondo del lavoro ed in una ben definita interpretazione
della società e dell'economia.

Al contrario di quanto sostenuto dai nostri dirigenti in campagna
elettorale, mai si era registrato, negli ultimi dieci anni, un così
ampio spazio mediatico e di sostegno al voto, passando da Vasco Rossi
per arrivare alla stessa Radio Radicale. Sei mesi di prime pagine sui
giornali e sui telegiornali. Premetto che chi scrive manifestò
pubblicamente la sua non condivisione politica del progetto "Rosa nel
Pugno", ritenendo questa, come peraltro dimostrato oggi dai voti, la
continuità dell'esperienza Radicale Italiana e la messa in
discussione, per non dire la fine, di quella socialista. Nonostante
questa mia convinta e pubblica opinione, per senso del dovere, ho
portato il mio massimo contributo elettorale insieme a tutti i
compagni della sezione di Isola C.R., ottenendo nel mio Comune, dove
precedentemente al mio impegno lo SDI quasi non esisteva, il 10 % dei
voti.

Faccio questa premessa per far comprendere quanto sia legittimato
oggi a prendere una posizione in merito a quanto accaduto.



La Rosa nel Pugno è stato un fallimento, l'ennesimo fallimento per lo
SDI, dopo il Girasole, Ulivo, Segni , Dini ecc.. La Rosa nel Pugno è
stato l'ennesimo fallimento per un'intera classe dirigente che da
oggi non ha più la legittimazione del popolo socialista per condurre
la vita organizzativa del Partito. Una classe dirigente che, in
questi anni difficili, facendosi forza del lavoro, della credibilità
e del consenso di migliaia di compagni di base sul territorio, invece
di porsi quale rappresentante delle motivazioni di questi migliaia di
umili e semplici socialisti, ha preferito vivere di tattiche utili
alla tutela di sole posizioni personali.



Non sono qui a chiedere, e nemmeno mi sognerei di farlo, le
dimissioni a Boselli, Villetti, Intini e a tutta la classe dirigente
dello SDI , perché sono convinto che, essendo persone intelligenti,
sarà questa la strada che vorranno spontaneamente intraprendere nei
prossimi giorni.



Serve oggi una nuova classe dirigente, fatta di uomini semplici, ma
che abbiano il coraggio di mettersi in discussione e siano
soprattutto animati da una grande passione politica. Proprio per
questo motivo sono fiero di aver fatto parte della Costituente
Nazionale PSE la quale si è rivelata in questi anni un centro di
maturazione e formazione per migliaia di giovani e umili dirigenti
socialisti.



L'Italia ha bisogno di un grande Partito del Socialismo, come esiste
in tutta Europa; questo deve essere lo spirito che dovrà animare una
nuova e futura classe dirigente socialista.



Luigi Rocca,

Direttivo regionale SDI – Rosa nel Pugno - Calabria











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#55 Da: "Pietro Ancona" <ancona36@...>
Data: Sab 22 Apr 2006 6:46 pm
Oggetto: martini
ancona36
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Dialogo sulla vita
Fecondazione assistita. Aborto. Cellule staminali. Adozioni e lotta
all'Aids. Donazione di organi. Eutanasia. I confini della ricerca.
Il cardinale Carlo Maria Martini, grande biblista, e Ignazio Marino,
scienziato e bioeticista, delineano il cammino di un incontro
possibile tra scienza ed etica cristiana


colloquio tra Carlo Maria Martini e Ignazio Marino

Carlo Maria Martini: "Caro professor Marino, ho letto con molto
interesse e partecipazione il suo libro 'Credere e curare'. Mi ha
colpito da una parte il suo amore per la professione medica e il suo
interesse dominante per il malato e dall'altra la sua obiettività di
giudizio, il suo equilibrio nel trattare problemi di frontiera, là
dove le esigenze mediche si incontrano e talora sembrano scontrarsi
con le esigenze etiche. Ho visto come lei non vuole rinunciare né
alla sua oggettività professionale di medico né alla sua coscienza
di uomo e anche di credente. Tutto ciò mi pare molto importante per
quel 'dialogo sulla vita' che interessa giustamente tanto i nostri
contemporanei, soprattutto per quei casi limite in cui gli ardimenti
della scienza e della tecnica destano da una parte meraviglia e
gratitudine e dall'altra suscitano preoccupazione per la specie
umana e la sua dignità.

Tutto questo rende necessario e urgente un 'dialogo sulla vita' che
non parta da preconcetti o da posizioni pregiudiziali ma sia aperto
e libero e nello stesso tempo rispettoso e responsabile".

Ignazio Marino: "Vedo anch'io molte ragioni per un dialogo
oggettivo, approfondito e sincero sul tema della vita umana. Viviamo
infatti un momento storico particolare in cui il progresso
scientifico ha rivoluzionato la posizione dell'essere umano nei
confronti della vita, della malattia e della morte. Oggi,
diversamente da ieri, si può nascere in molti modi diversi, si può
essere curati con terapie straordinarie e mantenuti per lungo tempo,
in un reparto di rianimazione, in uno stato che può essere
chiamato 'vita' semplicemente dal punto di vista delle funzioni
fisiologiche. La morte è sempre più considerata come un evento
eccezionale da evitare e non il naturale traguardo a cui giunge
inevitabilmente ogni vita umana.

Questi cambiamenti influenzano non solo il corso della nostra
esistenza ma anche il modo di concepire la vita, la malattia e la
morte. Per questo non è possibile ignorare gli innumerevoli quesiti
etici che emergono dai continui cambiamenti legati alle nuove
tecnologie e alle possibilità che la scienza mette a disposizione
degli uomini.

Il dialogo su questi temi e il confronto tra uomini di diversa
formazione e con differenti ruoli all'interno della società può
contribuire alla circolazione di idee e posizioni volte ad
individuare punti di incontro e non di divisione.

Su temi così delicati, infatti, il rischio è di cadere in facili
contrapposizioni e strumentalizzazioni che non portano alcun
vantaggio se non quello di creare fratture nella società. Invece, se
il ragionamento viene condotto onestamente e con spirito di sincera
apertura, è possibile individuare percorsi comuni o per lo meno non
troppo divergenti".

L'inizio della vita
Martini: "Sono pienamente d'accordo sulle sue premesse. Là dove per
il progresso della scienza e della tecnica si creano zone di
frontiera o zone grigie, dove non è subito evidente quale sia il
vero bene dell'uomo e della donna, sia di questo singolo sia
dell'umanità intera, è buona regola astenersi anzitutto dal
giudicare frettolosamente e poi discutere con serenità, così da non
creare inutili divisioni.

Penso che potremmo iniziare qualche esperimento di un simile dialogo
partendo dall'inizio della vita e in particolare da quella prassi,
oggi sempre più comune, che si chiama 'fecondazione medicalmente
assistita' e alla sorte degli embrioni che vengono utilizzati a
questo scopo. Su ciò vi sono non poche divergenze di pareri e anche
incertezze di vocabolario e di prassi. Vuole chiarire un poco questo
punto, sulla base della sua competenza?".

Marino: "Oggi è possibile creare una vita in provetta, ricorrendo
alla fecondazione artificiale. In presenza di problemi di fertilità
all'interno di una coppia, la fecondazione artificiale può servire
allo scopo di completare una famiglia con un figlio. Tuttavia,
questa pratica si è diffusa in Italia e in molti altri paesi del
mondo senza una regolamentazione prevista dalla legge. La scienza e
le sue applicazioni mediche hanno camminato più rapidamente dei
legislatori e, per questo motivo, ora ci troviamo ad affrontare il
problema di migliaia di embrioni umani congelati e conservati nei
frigoriferi delle cliniche per l'infertilità, senza che si sia
deciso quale dovrà essere il loro destino.

L'attuale legge italiana, per evitare di perpetuare la produzione di
embrioni di riserva che non vengono utilizzati, ha scelto una via
semplicistica: crearne solo tre alla volta e impiantarli tutti
nell'utero della donna. Ma questo numero, se si ragiona su base
scientifica, dovrebbe essere flessibile e determinato caso per caso,
secondo le condizioni mediche della coppia.

Però, la scienza viene in aiuto per suggerire delle alternative alla
creazione e al congelamento degli embrioni. Esistono delle tecniche
più sofisticate di quelle utilizzate oggi, che prevedono il
congelamento non dell'embrione ma dell'ovocita allo stadio dei due
pronuclei, cioè nel momento in cui i due corredi cromosomici, quello
femminile e quello maschile, sono ancora separati e non esiste
ancora un nuovo Dna.

In questa fase non è possibile sapere che strada prenderanno le
cellule nel momento in cui inizieranno a riprodursi: potrebbero dare
origine ad un bambino come a due gemelli monozigoti. Non c'è
l'embrione, non c'è un nuovo patrimonio genetico e quindi non c'è un
nuovo individuo.

Dal punto di vista biologico non c'è una nuova vita. Possiamo allora
pensare che essa non ci sia nemmeno dal punto di vista spirituale e
quindi che non esistano problemi nel valutare l'idea di seguire
questa strada anche da parte di chi ha una fede?".

Martini: "Capisco come questi fatti angustino molte persone,
soprattutto quelle più sensibili ai problemi etici. E insieme sono
convinto che i processi della vita, e quindi anche quelli della
trasmissione della vita, formano un continuum in cui è difficile
individuare i momenti di un vero e proprio salto di qualità. Questo
fa sì che quando si tratta della vita umana, occorre un grande
rispetto e un grande riserbo su tutto ciò che in qualche modo la
manipola o la potrebbe strumentalizzare, fin dai suoi inizi.

Ma ciò non vuol dire che non si possano individuare momenti in cui
non appare ancora alcun segno di vita umana singolarmente
definibile. Mi pare questo il caso che lei propone dell'ovocita allo
stadio dei due protonuclei. In questo caso mi sembra che la regola
generale del rispetto può coniugarsi con quel trattamento tecnico
che lei suggerisce.

Mi pare anche che quanto lei propone permetterebbe il superamento di
quel rifiuto di ogni forma di fecondazione artificiale che è ancora
presente in non pochi ambienti e che produce un doloroso divario tra
la prassi ammessa comunemente dalla gente e anche sancita dalle
leggi e l'atteggiamento almeno teorico di molti credenti. Ritengo
comunque opportuna una distinzione tra fecondazione omologa e
fecondazione eterologa. Ma mi sembra che un rifiuto radicale di ogni
forma di fecondazione artificiale fosse basato soprattutto sul
problema della sorte degli embrioni. Nella proposta che lei illustra
tale problema potrebbe trovare un superamento".

La fecondazione eterologa
Marino: "Lei ha accennato anche alla distinzione tra fecondazione
omologa ed eterologa. Il problema è molto discusso. Infatti, se il
desiderio di una coppia di creare una famiglia non può essere
compiuto a causa di problemi di infertilità o per la presenza di
malattie genetiche in uno dei due potenziali genitori, perché non
ricorrere al seme o all'ovocita di un individuo esterno alla coppia?
Non potrebbe rappresentare una soluzione per riuscire ad andare
incontro a quel desiderio di famiglia? Il patrimonio genetico conta
comunque di più?

Riflettendo su questo tema, la mia prima valutazione sarebbe in
favore della fecondazione eterologa, se questa è l'unico mezzo per
avere un figlio e se per la donna è importante avere una gravidanza.
Però mi sono confrontato anche con chi sostiene che la fecondazione
eterologa non di rado introduce un disequilibrio nella coppia tra il
genitore biologico, che trasmette al figlio parte del proprio Dna e
l'altro.

Alcuni studi pubblicati su riviste scientifiche e condotti in paesi
dove la fecondazione eterologa è ammessa, hanno evidenziato che si
può effettivamente creare un nucleo familiare psicologicamente
sbilanciato a favore del genitore che ha trasmesso al figlio una
parte del proprio patrimonio genetico, come se in qualche modo un
genitore valesse più dell'altro.

Un'altra questione riguarda la trasparenza: il bambino che nasce da
una fecondazione eterologa dovrebbe esserne informato? E, se la
risposta è affermativa, è giusto seguire un percorso che può creare
traumi psicologici, anche se nasce dal desiderio di avere un figlio?
Vietare per legge il ricorso alla fecondazione eterologa significa
limitare la libertà dei cittadini o va interpretata come una tutela
per il futuro di chi verrà dopo di noi?".

Martini: "Le obiezioni di natura psicologica che lei ha ricordato
sono appunto tra i motivi che hanno bloccato non pochi sul fatto di
procedere sulla via della fecondazione eterologa, anche se ciò può
comportare sofferenze per alcuni. Si aggiunge dal punto di vista
etico la protezione del rapporto privilegiato che col matrimonio si
viene ad istituire tra un uomo e una donna. Personalmente tuttavia
rifletto anche sulle situazioni che si vengono a creare con le varie
forme di adozione e di affido, dove al di là del patrimonio genetico
è possibile instaurare un vero rapporto affettivo ed educativo con
chi non è genitore nel senso fisico del termine. Sarei dunque
prudente nell'esprimermi su quei casi che lei ricorda, dove non è
possibile ricorrere al seme o all'ovocita all'interno della coppia.
Tanto più là dove si tratta di decidere della sorte di embrioni
altrimenti destinati a perire e la cui inserzione nel seno di una
donna anche single sembrerebbe preferibile alla pura e semplice
distruzione.

Mi pare che siamo in quelle zone grigie di cui parlavo sopra, in cui
la probabilità maggiore sta ancora dalla parte del rifiuto della
fecondazione eterologa, ma in cui non è forse opportuno ostentare
una certezza che attende ancora conferme ed esperimenti".

La ricerca sulle cellule staminali embrionali
Marino: "I problemi connessi con gli embrioni hanno suscitato aspre
discussioni anche sull'utilizzo a scopo di ricerca delle cellule
staminali prelevate dagli embrioni stessi. Il referendum sulla
procreazione medicalmente assistita del giugno 2005 chiedeva, tra le
altre cose, di abrogare l'articolo della legge 40 in cui si vieta
l'utilizzo di queste cellule staminali.

Dal punto di vista scientifico è ipotizzabile, anche se non ancora
confermato, che le cellule staminali embrionali siano le più adatte
ai fini di ricerca, per individuare terapie per curare malattie
molto gravi, dal morbo di Parkinson all'Alzheimer ecc. Esistono
altri tipi di cellule staminali, prelevate da tessuti adulti o dal
cordone ombelicale, che già oggi vengono utilizzate con qualche
successo.

Quasi tutti i ricercatori concordano sul fatto che non sia
necessario creare embrioni con il solo scopo di prelevarne le
cellule staminali: si possono infatti acquistare linee cellulari per
condurre le ricerche, e, inoltre, studi molto recenti condotti sui
topi hanno dimostrato la possibilità di ottenere cellule che abbiano
le stesse caratteristiche delle staminali embrionali senza dover
creare degli embrioni. Resta in sospeso la questione che riguarda
gli embrioni conservati nelle cliniche per l'infertilità e che con
ogni probabilità non verranno mai utilizzati da nessuna coppia. La
loro fine è certa, ma è meglio lasciarli morire nel freddo oppure
utilizzare le preziose cellule per scopi di ricerca? In una visione
di ortodossia religiosa, si tratta di vite e come tali non possono
essere soppresse per prelevare le cellule a scopo terapeutico, anche
se un giorno quegli embrioni saranno comunque distrutti. Si
tratterebbe della diversità tra uccidere e il lasciar morire.

Questo punto è eticamente superabile? Non è opportuno chiedere la
donazione delle cellule staminali embrionali da destinare ai
laboratori per sostenere la ricerca a favore di malattie oggi
incurabili?".

Martini: "Innanzi tutto sono impressionato dalla prudenza con cui
lei parla dell'efficacia terapeutica delle cellule staminali. Mi
pare di capire che siamo ancora nel campo della ricerca e che quindi
non è onesto propagandare certezze sull'efficacia curativa di queste
cellule prima che ciò sia stato debitamente provato. Mi rallegro
anche per il fatto che non è più ritenuto necessario creare degli
embrioni con lo scopo di produrre le cellule staminali e che sono
stati eleborati metodi alternativi che non pongono problemi alla
coscienza. È un motivo in più per avere fiducia in quella
intelligenza che il Signore ha dato all'uomo perché superi i
problemi che la vita pone. È nel nome di questa stessa intelligenza
che non vedo possibile pensare a una utilizzazione di cellule
staminali embrionali per la ricerca. Ciò sarebbe contro tutti i
principi esposti finora".

Gli embrioni congelati esistenti
Marino: "La sua risposta mi permette di allargare la riflessione
alla sorte degli embrioni esistenti anche al di là di quanto sopra
ipotizzato. Quando essi non vengono utilizzati, che cosa sarebbe
etico fare?

Attualmente non è stata individuata una soluzione, se non quella di
abbandonare le provette nei congelatori. Ma è eticamente corretto ed
accettabile tollerare che migliaia di embrioni umani restino
congelati nelle cliniche per l'infertilità, attendendo semplicemente
che si spengano nel freddo con il passare degli anni?

Non potrebbero per esempio essere destinati a donne single che
desiderano avere una gravidanza? Oppure a coppie con problemi legati
a malattie genetiche che non possono ricorrere alla fecondazione
artificiale normale per evitare il rischio di trasmissione del
difetto genetico?".

Martini: "Mi pare che qui siamo di fronte a un conflitto di valori,
più evidente nel caso della donna single che desidera avere una
gravidanza, ma esistente anche, per i motivi che ho detto sopra, per
coppie che per gravi ragioni mediche non possono ricorrere alla
fecondazione artificiale normale. Là dove c'è un conflitto di
valori, mi parrebbe eticamente più significativo propendere per
quella soluzione che permette a una vita di espandersi piuttosto che
lasciarla morire. Ma comprendo che non tutti saranno di questo
parere. Solamente vorrei evitare che ci si scontrasse sulla base di
principi astratti e generali là dove invece siamo in una di quelle
zone grigie dove è doveroso non entrare con giudizi apodittici".

Adozioni per single
Marino: "Ci sono poi altri problemi, connessi allo sviluppo della
vita, in particolare alla cura che la società deve avere per i
bambini che non hanno una famiglia. In questi casi si apre la
possibilità e l'utilità, anzi quasi la necessità di un'adozione.
Oggi in Italia le adozioni non sono ammesse per i single e, più in
generale, la legislazione è molto complessa e rende difficile ogni
tipo di adozione. Mi chiedo se, dal punto di vista etico, sia
preferibile che un bambino orfano o abbandonato dai genitori passi
la vita in un istituto o sulla strada piuttosto che avere una
famiglia composta da un solo genitore? Siamo sicuri che sia questa
la strada giusta per garantire la migliore crescita possibile a quel
bambino?

Del resto, se un genitore rimane vedovo, anche alla nascita del
primo figlio, nessuno pensa che il bambino non debba continuare a
vivere nel suo nucleo familiare anche se il genitore è solo uno. O
ancora, la Chiesa sostiene che in presenza di un feto, in qualunque
circostanza si debba invitare la donna a portare a termine la
gravidanza, anche se il padre è assente o contrario, e quindi si
tratterà di sostenere una madre che nei fatti sarà single. Perché
allora non sostenere anche le adozioni per i single, una volta
accertata la motivazione, i mezzi e le capacità del potenziale
genitore di assicurare una crescita serena al bambino adottato?".

Martini: "Lei si pone domande serie e ragionevoli su un tema
complesso, sul quale non ho sufficiente esperienza. Ma penso che il
punto di partenza è la condizione che lei esprime in chiusura.
Occorre cioè assicurare che chi si prende cura del bambino adottato
abbia le giuste motivazioni e abbia anche i mezzi e le capacità per
assicurarne una crescita serena. Chi è in tale condizione?
Certamente anzitutto una famiglia composta da un uomo e una donna
che abbiano saggezza e maturità e che possano assicurare una serie
di relazioni anche intrafamiliari atte a far crescere il bambino da
tutti i punti di vista. In mancanza di ciò è chiaro che anche altre
persone, al limite anche i single, potrebbero dare di fatto alcune
garanzie essenziali. Non mi chiuderei perciò a una sola possibilità,
ma lascerei ai responsabili di vedere quale è la migliore soluzione
di fatto, qui e adesso, per questo bambino o bambina. Lo scopo è di
assicurare il massimo di condizioni favorevoli concretamente
possibili. Perciò, quando è data la possibilità di scegliere,
occorre scegliere il meglio".

Aborto
Marino: "Uno dei temi più difficili da affrontare, su cui ci si
interroga in continuazione proprio per la sua delicatezza e
complessità, è l'aborto. In Italia, lo Stato ha regolato la materia,
sforzandosi di coniugare il principio dell'autodeterminazione delle
donne con la libertà di coscienza dei medici che possono scegliere
l'obiezione.

In questi anni in Italia abbiamo potuto constatare gli effetti della
legislazione sull'aborto. Per quanto ciascuno di noi riconosca che
l'aborto costituisce sempre una sconfitta, nessuno può negare che la
legge ha permesso di ridurre il numero complessivo degli aborti e di
tenere sotto controllo quelli clandestini, evitando di mettere a
rischio la vita delle donne esposte a gravi disastri come le
perforazioni dell'utero fatte dalle 'mammane' per indurre l'aborto.
Di fronte a casi estremi come una donna che ha subito una violenza,
una gravidanza in un'adolescente di undici o dodici anni, una donna
senza le possibilità economiche di allevare un bambino, come si pone
la Chiesa? Se si ammette il principio della scelta del male minore
e, come suggerisce la Chiesa cattolica, quello di affidare la
risposta all'intimo della propria coscienza (conscientia perplexa:
quella condizione in cui un uomo o una donna a volte si trovano ad
affrontare situazioni che rendono incerto il giudizio morale e
difficile la decisione), non sarebbe eticamente corretto spiegare
apertamente questo punto di vista? E sostenerlo anche
pubblicamente?".

Martini: "Il tema è molto doloroso e anche molto sofferto.
Certamente bisogna anzitutto voler fare tutto quanto è possibile e
ragionevole per difendere e salvare ogni vita umana. Ma ciò non
toglie che si possa e si debba riflettere sulle situazioni molto
complesse e diversificate che possono verificarsi e ragionare
cercando in ogni cosa ciò che meglio e più concretamente serve a
proteggere e promuovere la vita umana. Ma è importante riconoscere
che la prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il
principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità
umana, dignità che nella visione cristiana e di molte religioni
comporta una apertura alla vita eterna che Dio promette all'uomo.
Possiamo dire che sta qui la definitiva dignità della persona. Anche
chi non avesse questa fede, potrebbe però comprendere l'importanza
di questo fondamento per i credenti e il bisogno comunque di avere
delle ragioni di fondo per sostenere sempre e dovunque la dignità
della persona umana.

Le ragioni di fondo dei cristiani stanno nelle parole di Gesù, il
quale affermava che 'la vita vale più del cibo e il corpo più del
vestito' (cfr Matteo 6,25), ma esortava a non avere paura 'di quelli
che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima' (cfr
Mt 10,28). La vita fisica va dunque rispettata e difesa, ma non è il
valore supremo e assoluto. Nel vangelo secondo Giovanni Gesù
proclama: 'Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche
se muore, vivrà' (Gv 6,25). E san Paolo aggiunge: 'Io ritengo che le
sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria
futura che dovrà essere rivelata in noi' (Rom 8, 18). V'è dunque una
dignità dell'esistenza che non si limita alla sola vita fisica, ma
guarda alla vita eterna.

Ciò posto, mi sembra che anche su un tema doloroso come quello
dell'aborto (che, come lei dice, rappresenta sempre una sconfitta)
sia difficile che uno Stato moderno non intervenga almeno per
impedire una situazione selvaggia e arbitraria. E mi sembra
difficile che, in situazioni come le nostre, lo Stato non possa non
porre una differenza tra atti punibili penalmente e atti che non è
conveniente perseguire penalmente. Ciò non vuol dire
affatto 'licenza di uccidere', ma solo che lo Stato non si sente di
intervenire in tutti i casi possibili, ma si sforza di diminuire gli
aborti, di impedirli con tutti i mezzi soprattutto dopo qualche
tempo dall'inizio della gravidanza, e si impegna a diminuire al
possibile le cause dell'aborto e a esigere delle precauzioni perché
la donna che decidesse comunque di compiere questo atto, in
particolare nei tempi non punibili penalmente, non ne risulti
gravemente danneggiata nel fisico fino al pericolo di morte. Ciò
avviene in particolare, come lei ricorda, nel caso degli aborti
clandestini, e quindi è tutto sommato positivo che la legge abbia
contribuito a ridurli e tendenzialmente a eliminarli.

Comprendo che in Italia, con l'esistenza del Servizio Sanitario
Nazionale, ciò comporta una certa cooperazione delle strutture
pubbliche all'aborto. Vedo tutta la difficoltà morale di questa
situazione, ma non saprei al momento che cosa suggerire, perché
probabilmente ogni soluzione che si volesse cercare comporterebbe
degli aspetti negativi. Per questo l'aborto è sempre qualcosa di
drammatico, che non può in nessun modo essere considerato come un
rimedio per la sovrapopolazione, come mi pare avvenga in certi paesi
del mondo.

Naturalmente non intendo comprendere in questo giudizio anche quelle
situazioni limite, dolorosissime anch'esse e forse rare, ma che
possono presentarsi di fatto, in cui un feto minaccia gravemente la
vita della madre. In questi e simili casi mi pare che la teologia
morale da sempre ha sostenuto il principio della legittima difesa e
del male minore, anche se si tratta di una realtà che mostra la
drammaticità e la fragilità della condizione umana. Per questo la
Chiesa ha anche dichiarato eroico ed esemplarmente evangelico il
gesto di quelle donne che hanno scelto di evitare qualunque danno
recato alla nuova vita che portano in seno, anche a costo di
rimetterci la vita propria. Non riesco invece ad applicare tale
principio della legittima difesa e/o del male minore agli altri casi
estremi da lei ipotizzati, né mi avvarrei del principio della
conscientia perplexa, che non so bene che cosa significa. Mi pare
che anche nei casi in cui una donna non può, per diversi motivi,
sostenere la cura del suo bambino, non devono mancare altre istanze
che si offrono per allevarlo e curarlo. Ma in ogni caso ritengo che
vada rispettata ogni persona che, magari dopo molta riflessione e
sofferenza, in questi casi estremi segue la sua coscienza, anche se
si decide per qualcosa che io non mi sento di approvare".

Compensi per la donazione di organi?
Marino: "C'è un argomento che mi tocca da vicino, dato che da più di
venticinque anni mi occupo di trapianti di organo. Grazie ai
trapianti oggi migliaia di persone, altrimenti destinate a morte
certa, guariscono e conducono un'esistenza piena da tutti i punti di
vista. Il limite principale ad una maggiore diffusione di questa
terapia è legato all'insufficiente numero di donazioni e quindi di
organi da trapiantare, e di conseguenza molte persone muoiono in
lista d'attesa.

Per aumentare il numero di donatori, in alcuni paesi e
principalmente in Gran Bretagna, è stata avanzata l'ipotesi di
stabilire un compenso per le famiglie che accettano di donare gli
organi del proprio parente dopo la morte. Il dubbio è se sia
eticamente corretto proporre vantaggi materiali o denaro in cambio
della donazione degli organi. Si potrebbe in questo modo
probabilmente aumentare il numero delle donazioni e dei trapianti e
rispondere così alle esigenze dei malati che attendono in lista un
organo che salverà loro la vita. Eppure questa ipotesi contiene in
se il presupposto per un comportamento non equo. Non si rischia di
instaurare una situazione in cui solo i meno abbienti, incentivati
da un compenso, saranno disposti a donare gli organi mentre i più
ricchi si limiteranno a riceverli? E la donazione, proprio in quanto
tale, non dovrebbe sempre e solo basarsi sul principio
dell'uguaglianza?".

Martini: "Personalmente sento molto ciò che lei afferma in
conclusione, cioè l'importanza del principio dell'uguaglianza e i
pericoli gravissimi di una ipotesi di retribuzione per gli organi.
Mi pare che la strada è invece quella di propagandare il più
possibile il principio della donazione e far crescere la coscienza
collettiva su questo punto. C'è davvero da auspicare che non vi sia
più chi muoia in lista d'attesa, mentre vi sono organi disponibili".

Hiv e Aids
Marino: "La questione dell'uguaglianza ci porta direttamente ad
interrogarci su problemi e malattie che affliggono milioni di
persone in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più poveri e
svantaggiati per i quali l'idea di uguaglianza rimane un sogno molto
lontano se non una mera utopia. Come non pensare subito all'Aids?
Circa 42 milioni di persone nel mondo sono portatrici del virus
dell'Hiv. Nel solo 2005 secondo i dati riferiti dalle agenzie
dell'Onu, 3 milioni di persone sono morte di Aids mentre si sono
registrati 5 milioni di nuovi infetti. Il 60 per cento dei portatori
del virus vive nei paesi più poveri dell'Africa Sub-Sahariana, con
un'incidenza media nella popolazione tra il 5 e il 10 per cento e
punte che arrivano sino al 25-30 per cento in alcuni paesi come il
Botswana o lo Zimbabwe.

L'Hiv è la piaga di un continente che genera non solo ammalati ma
orfani, povertà, impossibilità di migliorare le condizioni di vita.
Nel mondo occidentale, oggi il virus viene tenuto sotto controllo
grazie ai progressi nelle terapie farmacologiche che permettono ad
un sieropositivo di condurre un'esistenza del tutto normale, con
un'aspettativa di vita paragonabile a quella delle persone non
affette dal virus. Fino a pochi anni fa, il costo annuale per i
farmaci di una persona sieropositiva si aggirava intorno a dieci
mila euro, una cifra proibitiva che poteva essere sostenuta soltanto
dai paesi dove era presente un sistema sanitario nazionale. Oggi i
prezzi, in regime di concorrenza, hanno subito un crollo, fino ad
attestarsi a metà 2003 su 700 euro per i farmaci di marca (prodotti
dalle multinazionali farmaceutiche) e intorno a 200 euro per i
generici di fabbricazione indiana, brasiliana e tailandese.
Nonostante questi importanti passi avanti, in molti paesi africani
la spesa procapite in sanità non supera i 10 dollari l'anno per cui,
nei fatti, l'accesso ai farmaci e alle terapie per contrastare
l'Aids è negato e il virus continua a diffondersi.

Sappiamo che l'Aids si può in parte contrastare con la prevenzione e
l'utilizzo dei profilattici.

Come è accettabile non promuovere l'utilizzo del profilattico per
contribuire a controllare la diffusione del virus? È o non è un
dovere dei governi fare scelte e prendere decisioni su questo tema?
E, rispetto alla dottrina ufficiale della Chiesa cattolica, non si
tratterebbe comunque di optare per un male minore e contribuire alla
salvezza di tante vite umane?".

Martini: "Le cifre che lei cita destano smarrimento e desolazione.
Nel nostro mondo occidentale è assai difficile rendersi conto di
quanto si soffra in certe nazioni. Avendole visitate personalmente,
sono stato testimone di questa sofferenza, sopportata per lo più con
grande dignità e quasi in silenzio. Bisogna fare di tutto per
contrastare l'Aids. Certamente l'uso del profilattico può costituire
in certe situazioni un male minore. C'è poi la situazione
particolare di sposi uno dei quali è affetto da Aids. Costui è
obbligato a proteggere l'altro partner e questi pure deve potersi
proteggere. Ma la questione è piuttosto se convenga che siano le
autorità religiose a propagandare un tale mezzo di difesa, quasi
ritenendo che gli altri mezzi moralmente sostenibili, compresa
l'astinenza, vengano messi in secondo piano, mentre si rischia di
promuovere un atteggiamento irresponsabile. Altro è dunque il
principio del male minore, applicabile in tutti i casi previsti
dalla dottrina etica, altro è il soggetto cui tocca esprimere tali
cose pubblicamente. Credo che la prudenza e la considerazione delle
diverse situazioni locali permetterà a ciascuno di contribuire
efficacemente alla lotta contro l'Aids senza con questo favorire i
comportamenti non responsabili".

La fine della vita
Martini: "Ma credo che è giunto il momento per il nostro dialogo di
passare ad un'altra serie di problemi che riguardano la vita, e
precisamente quelli che si riferiscono alla fine di essa. È
necessario vivere con dignità, ma per questo morire anche con
dignità. Ora, come lei sa, qui si pongono, soprattutto in Occidente,
problemi molto gravi".

Marino: "Lei pensa certamente anzitutto all'eutanasia, una parola
attorno a cui si crea sempre molta confusione attribuendole diversi
significati. Per questo preferisco non parlare in astratto, ma
esprimermi in maniera molto concreta. Si può o no ammettere che una
persona induca volontariamente la morte di un'altra, sebbene
gravemente ammalata e in preda a dolori fisici devastanti, per
alleviare questo dolore? Di fronte ad una situazione irreversibile
in cui la morte è inevitabile, ritengo sia assolutamente necessaria
la somministrazione di farmaci come la morfina, che alleviano il
dolore e accompagnano il malato con maggiore tranquillità nel
passaggio dalla vita alla morte. È quanto viene fatto, in queste
drammatiche circostanze, in tutte le rianimazioni negli Stati Uniti.
Io stesso, pur soffrendone perché un medico vorrebbe sempre poter
salvare la vita dei suoi pazienti, lavorando negli Stati Uniti ho
deciso diverse volte di sospendere tutte le terapie. È un momento
doloroso per la famiglia e, le assicuro, anche per il medico ma è
una onesta accettazione che non si può fare più nulla se non evitare
di prolungare sofferenze inutili e lesive della dignità del
paziente. L'Italia è ancora gravemente carente in proposito, in
assenza di una legge che regolamenti la materia al punto che se io
eseguissi lo stesso tipo di procedimento nel nostro paese potrei
essere arrestato e condannnato per omicidio, mentre si tratta solo
di non accanirsi con terapie senza senso. Non sono invece d'accordo
nel somministrare una sostanza velenosa per provocare l'arresto del
cuore del malato e quindi indurre la morte. E, pur condannando il
gesto, non sono tuttavia certo che si possa condannare la persona
che lo compie. Faccio un esempio: in un recente film vincitore del
premio Oscar, dal titolo 'One Million Dollar Baby', viene descritto
il dramma di una donna ridotta in stato semivegetativo dopo un grave
incidente sportivo, che chiede ad un uomo, il suo principale punto
di riferimento nella vita, di aiutarla a porre fine alla sua
sofferenza fisica e psicologica. L'uomo inizialmente rifiuta poi
accetta perché ritiene che quello sia un atto d'amore estremo verso
l'essere umano a cui si tiene di più. Pur non riuscendo a
giustificare l'idea della soppressione di una vita, mi chiedo, in
situazioni simili, come si può condannare il gesto di una persona
che agisce su richiesta di un ammalato e per puro sentimento
d'amore? E d'altra parte è lecito ammettere il principio di non
condannare una persona che uccide?".

Martini: "Sono d'accordo con lei che non si può mai approvare il
gesto di chi induce la morte di altri, in particolare se è un
medico, che ha come scopo la vita del malato e non la morte. Neppure
io tuttavia vorrei condannare le persone che compiono un simile
gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro
sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche
e psichiche disastrose lo chiedono per sé. D'altra parte ritengo che
è importante distinguere bene gli atti che arrecano vita da quelli
che arrecano morte. Questi ultimi non possono mai esser approvati.
Ritengo che su questo punto debba sempre prevalere quel sentimento
profondo di fiducia fondamentale nella vita che, malgrado tutto,
vede un senso in ogni momento dell'esistere umano, un senso che
nessuna circostanza per quanto avversa può distruggere. So tuttavia
che si può giungere a tentazioni di disperazione sul senso della
vita e a ipotizzare il suicidio per sé o per altri, e perciò prego
anzitutto per me e poi per gli altri perché il Signore protegga
ciascuno di noi da queste terribili prove. In ogni caso è
importantissimo lo star vicino ai malati gravi, soprattutto nello
stato terminale e far sentire loro che si vuole loro bene e che la
loro esistenza ha comunque un grande valore ed è aperta a una grande
speranza. In questo anche un medico ha una sua importante missione".

Accanimento terapeutico
e interruzione delle terapie

Marino: "Connesso con questo tema è quello dell'accanimento
terapeutico. La tecnologia attuale è in grado di mantenere in vita
malati che fino a pochi anni fa non venivano nemmeno condotti in un
reparto di rianimazione. Il progresso scientifico permette di
prolungare artificialmente anche la vita di una persona che ha perso
ogni speranza di ritrovare una condizione di salute accettabile. Per
questo appare urgente affrontare il problema dell'interruzione delle
terapie.

Ogni forma di accanimento terapeutico andrebbe evitata perché
contrasta con il rispetto della dignità umana.

Per la Chiesa, la sospensione delle terapie viene considerata come
accettazione di un fatto naturale, di non accanirsi più. Il
Catechismo della Chiesa cattolica dice: 'L'interruzione di procedure
mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto
ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la
rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la
morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono
essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o,
altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto,
rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi
del paziente'.

Esistono strumenti legali, come il testamento biologico, che
permettono al singolo individuo di indicare con precisione, e in un
momento di tranquillità emotiva, fino a che punto si desidera
accettare il ricorso a terapie straordinarie. Il testamento
biologico rappresenta uno strumento molto valido per aiutare il
medico e la famiglia a prendere la decisione finale. Dovrebbe
basarsi su regole flessibili e indicare anche una persona di fiducia
in grado di interpretare le volontà di quell'individuo tenendo conto
degli ulteriori progressi della scienza.

Molti paesi lo hanno adottato con buoni risultati. In Italia un
disegno di legge è stato presentato al Senato da molto tempo ma
attende ancora di essere discusso. Non sarebbe il momento di avviare
una riflessione seria e condivisa per introdurre al più presto anche
nel nostro paese una legislazione in merito alla fine della vita,
cioè a uno dei momenti più importanti della nostra esistenza?".

Martini: "Il testo da lei citato del Catechismo della Chiesa
cattolica mi pare esauriente al proposito. Se si volesse legiferare
su questo punto è però importante che non si introducano aperture
alla cosiddetta eutanasia di cui abbiamo parlato sopra. Per questo
sono incerto anche sullo strumento del testamento biologico. Non ho
studiato l'argomento e non saprei dare un parere decisivo. Ritengo
con lei che una riflessione seria e condivisa sulla fine della vita
potrebbe essere utile, purché sia appunto seria e condivisa e non si
presti a speculazioni di parte e soprattutto non introduca in
qualche modo aperture a quella decisione sulla propria morte che
ripugna al senso profondo del bene della vita, come sopra si è
detto".

La scienza e il senso del limite

Marino: "In conclusione, vorrei proporre una riflessione più
generale. La conoscenza, il progresso scientifico, l'avanzamento
tecnologico creano straordinarie opportunità di crescita per il
nostro pianeta ma allo stesso tempo mettono nelle mani di
ricercatori e scienziati un grande potere, legato al fatto di essere
in grado di intervenire sui meccanismi che regolano l'inizio della
vita e la sua fine.

La scienza corre più veloce del resto della società e anche dei
parlamenti, incaricati di fissare delle regole ma il più delle volte
incapaci di intervenire tempstivamente.

A mio modo di vedere andrebbe richiesta con fermezza un'assunzione
di responsabilità da parte di ogni scienziato coinvolto in un campo
della ricerca che interviene sull'essenza della vita, sulla sua
creazione e sulla sua fine. Fermo restando che la valutazione
razionale è indispensabile, l'arbitrio del ricercatore dovrebbe
essere disciplinato anche dal senso di responsabilità bilanciato
dalla valutazione dei rischi e delle conseguenze.

Non si tratta di appellarsi alla fede o alla religione ma di puntare
su una presa di coscienza da parte di ogni scienziato. Questo non
significa voler arrestare il progresso scientifico ma preservare e
rispettare il nostro bene più prezioso, ovvero la vita.

Ma la storia purtroppo ci insegna che l'appello alla responsabilità
individuale a volte non basta. Per questo gli scienziati devono
fornire ogni informazione utile e alla fine dovrebbero essere i
parlamenti, o meglio le istituzioni sovranazionali, a fissare le
regole sulla base del comune sentire dei cittadini".

Martini: "Tutti siamo pieni di meraviglia e di stupore, e quindi
anche grati a Dio, per il formidabile progresso scientifico e
tecnologico di questi anni che permette e permetterà sempre più e
meglio di provvedere alla salute della gente. Insieme siamo consci,
come lei dice, del grande potere che è nelle mani di ricercatori e
di scienziati e della ferma assunzione di responsabilità che deve
permettere ad essi di ricercare sempre valutando i rischi e le
conseguenze delle loro azioni. Esse devono sempre contribuire al
bene della vita e mai al contrario. Per questo occorre anche talora
sapersi fermare, non varcare il limite. Io sono inclinato a nutrire
fiducia nel senso di responsabilità di questi uomini e vorrei che
avessero quella libertà di ricerca e di proposta che permette
l'avanzamento della scienza e della tecnica, rispettando insieme i
parametri invalicabili della dignità di ogni esistenza umana. So
anche che non si può fermare il progresso scientifico, ma lo si può
aiutare ad essere sempre più responsabile. Come lei dice, non si
tratta di appellarsi alla fede o alla religione, ma di puntare sul
senso etico che ciascuno ha dentro di sé. Certamente anche leggi
buone e tempestive possono aiutare, ma come lei afferma, la scienza
corre oggi più veloce dei parlamenti. Si esige quindi un soprassalto
di coscienza e un di più di buona volontà per far sì che l'uomo non
divori l'uomo, ma lo serva e lo promuova. Anche le istituzioni
sovranazionali debbono prender coscienza del pericolo che tutti
corriamo e del bisogno di interventi tempestivi e responsabili. In
tutta questa materia occorre che ciascuno faccia la sua parte: gli
scienziati, i tecnici, le università e i centri di ricerca, i
politici, i governi e i parlamenti, l'opinione pubblica e anche le
chiese. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, vorrei sottolineare
soprattutto il suo compito formativo. Essa è chiamata a formare le
coscienze, a insegnare il discernimento del meglio in ogni
occasione, a dare le motivazioni profonde per le azioni buone. A mio
avviso non serviranno tanto i divieti e i no, soprattutto se
prematuri, anche se bisognerà qualche volta saperli dire. Ma servirà
soprattutto una formazione della mente e del cuore a rispettare,
amare e servire la dignità della persona in ogni sua manifestazione,
con la certezza che ogni essere umano è destinato a partecipare alla
pienezza della vita divina e che questo può richiedere anche
sacrifici e rinunce. Non si tratta di oscillare tra rigorismo e
lassismo, ma di dare le motivazioni spirituali che inducono ad amare
il prossimo come se stessi, anzi come Dio ci ha amato e anche a
rispettare e ad amare il nostro corpo. Come afferma san Paolo, il
corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo. Il nostro corpo
è tempio dello Spirito Santo che è in noi e che abbiamo da Dio:
perciò non apparteniamo a noi stessi e siamo chiamati a glorificare
Dio nel nostro corpo, cioè nella totalità della nostra esistenza su
questa terra (cfr 1 Cor 6,13.19-20)".

a cura di Daniela Minerva

L'Espresso 21-4-06






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#56 Da: Enrico Ciangottini <fsalfa@...>
Data: Ven 21 Apr 2006 9:53 pm
Oggetto: Re: IL RIDICOLO E LA SAGGEZZA
fsalfa
Invia email Invia email
 
Speriamo che esista ancora una dignità per gli eredi di Craxi e,non mi riferisco
ai figli,hanno seppellito definitivamente l'idea socialista barattandola con dei
miseri posti,oramai rappresentano il nulla e non hanno vergogna di offendere la
memoria ed il ricordo di tutte le persone che hanno creduto e lottato per gli
ideali che oggi loro calpestano.
   Se vi è una persona proveniente da quel partito che, oggi ha il coraggio di
dirmi uno almeno dei motivi che non li hanno potuti vedere insieme nell'ultima
campagna elettorale,almeno uno che sia plausibile o altro,io sarò felice di
andargli a stingere la mano ma,penso che la realtà e tutt'altra cosa.
   Noi socialisti non avevamo bisogno di confonderci in queste alchimie politiche
servite solo a raggranellare qualche voto sia per la destra che per la sinistra
la nostra identità è molto chiara basta guardare all'Europa e a cosa
rappresentano i partiti Socialisti in essa.
   Mi sento Socialista Europeo non certo italiano.
   Per i figli di Craxi mi sento di dire che il loro nome serviva solo per fini
elettorali
   Non dimentichiamo che Bettino è stato lasciato morire in terra straniera
proprio da quel parlamento in cui oggi bivaccano i suoi eredi,che vergogna e che
squallore.
   Tolgo il disturbo,vi saluta un socialista che forse crede ancora alle favole.
   viva il Socialismo

Partito Dei Socialisti <partitodeisocialisti@...> ha scritto:
   Se la Rosa nel Pugno e Bobo Craxi avessero trovato un accordo,
sommando i risultati di oggi, avrebbero almeno avuto quanto l'Italia
dei Valori, e quindi qualche senatore, invece di nessuno, come ci
indicano i crudi risultati. Le varie liste socialiste hanno ottenuto
il magro bottino di mandare alla Camera i loro dirigenti nazionali:
De Michelis e Del Bue da una parte, Boselli & c. dall'altra, più i
due figli di Bettino Craxi (Stefania di certo in FI e Bobo più
probabilmente in qualche posto di sottogoverno).

Ora non si può più dire, lamentandosi, siamo stati massacrati,
fatichiamo a riprenderci. La realtà è un'altra. Ragionare
politicamente in termini di identità politiche del XX secolo - si
chiamino queste socialiste, liberali, laiche, repubblicane, radicali -
è diventato semplicemente obsoleto. Se qualche sparuta pattuglia
vuole vivere di piccole rendite fino a quando sarà in vita qualche
elettore del vecchio PSI, PSDI, PLI, PRI, si accomodi, faccia pure.
Può magari seguire il tentativo di Nicola Cariglia e del Gruppo dei
Centouno di riproporre un terzo polo laico, e finire domani al pari
della lista dell'altro dinosauro, Vincenzo Scotti, che si è
presentata 'terzopolista' prendendo lo 0,04.

A noi francamente non interessa più.

O c'è ancora qualcuno di cultura socialista che capisca che si deve
costruire una nuova identità più ampia, che superi il vecchio e
guardi avanti sapendo interpretare la realtà, oppure non resta che
seguire la 'saggezza italiana' che ci ha fornito oggi il miglior
risultato possibile e attendere il triste annullamento delle forze e
della generazione ancora in campo per autoconsunzione.

(Luca Guglielminetti)

http://www.socialisti.net/







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#58 Da: "Pietro Ancona" <ancona36@...>
Data: Mar 2 Mag 2006 11:45 am
Oggetto: LETTERA A BOSELLI
ancona36
Invia email Invia email
 
Caro Boselli,

come possiamo convivere nella stesso Partito con i radicali che
disertano ed avversano le manifestazioni del 25 aprile e del 1
Maggio,attaccano come oligarchico e partitocratico il sistema politico
italiano, sono per la Ned (art.16 Rosa nel Pugno) e si servono della
laicità come una foglia di fico alla loro straripante megalomania che
spazia dalla Presidenza della Repubblica (Emma Bonino) alla Difesa
(idem).????
  Il PSI è morto per la seconda volta dopo anni di faticosa lotta per
rinascere nel suo naturale alveo storico.
  I radicali hanno inghiottito lo sdi come una velenosa  ameba
cannibale e ne hanno cancellato la storia.
  Bisogna rompere subito anche perchè il 2,6 per cento di voti è tutto
socialista.L'elettorato liberista di Pannella ha votato Berlusconi.
  Pietro Ancona da Palermo

#59 Da: <emonetta@...>
Data: Mar 9 Mag 2006 6:30 pm
Oggetto: Re: adesione al gruppo unitasocialista
emonetta
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Voglio ADERIRE a quello che si puo' ricostruire.
EnzoMonetta

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