Lanciando una rapida occhiata all'elfo e alla donna, i tizi ammantati
decisero di abbandonare la loro tattica elusiva, uno di loro si girò
verso l'elfo con aria tutt'altro che compiaciuta.
<<Voi primevi non dovreste ficcare il naso in certe faccende, ora mi
avete veramente stufato!>>.
Fece un solo passo, poi il tempo sembrò fermarsi. L'aria era divenuta
più pesante, tanto che muoversi sembrava un'impresa impossibile, lo
strano tizio ammantato riusciva a muovere solamente gli occhi, che
balzavano da un lato all'altro del corridoio, come se cercasse di
scorgere qualcosa.
Ma non ce n'era bisogno, lei c'era, la presenza era talmente palpabile
che non c'era bisogno di vederla: lei c'era.
Quasi altrettanto improvvisamente, il tempo sembrò riprendere a scorrere
normalmente, la donna con la veste insanguinata osservava la scena
piegando la testa di lato come un uccello. Dei due umanoidi ammantati,
quello che era rimasto indietro fu il primo a riuscire a reagire.
<<I nostri complotti riguardano solo noi, primevi, e coloro a cui
decidiamo rivelarli, e non siete voi>>.
C'era meno arroganza nel loro tono e dal modo in cui si ritirarono
apparì chiara anche una certa fretta a lasciare la scena. Non si
percepiva più nulla, ma d'altronde non si era percepito assolutamente
nulla nemmeno l'istante prima che si manifestasse.
Dopo aver assistito alla loro dipartita, la donna focalizzò l'attenzione
su Enelies e Areborn, ai quali si avvicinò con passo quasi strisciante.
<<Miei migliorati amici, vedete quel cielo?>>.
Il suo tono aveva un accenno quasi palpabile di sollievo ma la sua voce,
lievemente acuta e forse anche un po' squillante, aveva un tremito poco
evidente all'udito ma che veniva percepito profondamente nell'animo,
come se qualcosa dentro di lei rischiasse di frantumarsi in qualsiasi
momento.