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Rispondi | Inoltra Messaggio #191 di 866 |
cari amici Vi allego un piccolo racconto. spero che Vi lasci qualcosa
Giuseppe Lussoso

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Mar 11 Lu 2006 10:53 am

giuseluss
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era io giorno del pranzo dai miei. vivendo da solo i pranzi da i miei
rivestivano quel carattere di formalità posto in essere dal comportamento di
loro stessi nei confronti anche dei familiari invitati, quindi cercavo di
perdere tempo nel prepararmi. quando ormai rischiavo di tardare deciusi di
prepararmi. aprii l'armadio delle giacche e delle camicie, la mia attenzione
ebbe un sussulto per il volo di qualcosa dentro il mio armadio.

la mano senza chiedere stava componendo il gesto di richiudere l'anta in modo
frettoloso quando mi accinsi ad aprire nuovamente. Era una falena dentro il mio
armadio. stava ora poggiata sopra una giacca. cominciai aparlargli come faccio
spesso con animali e piante. mi hai spaventato gli dissi sorridendo. presi la
camicia lasciando la porta dell'armadio aperta e aprii anche la finestra del
balcone. devi uscire dall'armadio e andare fuori quì è pericoloso potrei
scordarmi della tua presenza e chiuderti dentro, oppure potrei prendere il
vestito dove tu ti stai nascondendo. forza esci e trova un altro nascondiglio.
ero sicuro che se ne sarebbe andata. continuai a vestirmi cercando di dare un
occhiata al volo della falena.
finito di vestirer, tornai all'armadio ma era ancora lì. gli dissi che dovevo
andare via e che non potevo lasciare tutta la casa aperta. doveva uscire. non si
muoveva. aveva paura pensai. allora cercai di portarla fuori dall'armadio ma
proprio quando allungai la mano per farla volare fuori con un volo a piroetta
entro in un vestito appeso rendendosi imprendibile. cercai di muovere il vestito
appeso ma niente. il tempo continuava a passare e fui costretto a lasciare la
falena nell'armadio con l'anta aperta, ma la finestra chiusa.

andai dai miei. un bel pranzo di famiglia, di quelli dove si ride e si mangia in
armonia. tornato a casa non pensai alla falena ma aprii comunque la porta del
balcone. Era sera ormai e cominciai a mettermi in libertà in casa.
Mi sedetti per terra sul cuscino di paglia dopo aver acceso candela e incenso ed
aver composto il mio rito con l'acqua e le pietre. cominciai a meditare. quella
volta ebbi subito dei sussulti nelle parti basse, le mani si scaldarono
immediatamente e fui molto contento delle vibrazioni sentite.

terminato l'incenso eseguii qualche esercizio di distensione e mi apprestai ad
andare sul balcone per dare l'acqua alle piante. mentre passavo dall armadio
ebbi però una spiacevole sorpresa. la falena era a zampe all'aria all'ngolo in
basso a sinistra del pianale del mobile. lo vidi e uscii sul balcone triste
perché la falena aveva lasciato morirsi dentro il mio armadio e io non ero
riuscito a salvarla.

i sentimenti bui si affacciarono alla mente che subito li usò a sua volta.
cercai di capire cosa avevo fatto di male per meritare questo avvenimento. mi
aveva turbato il fatto che una falena fosse morta dentro il mio armadio. misi
l'acqua alle piante e andai in cucina. ormai era ora di cena. decisi di fare due
spaghetti con i pomodorini e il basilico che ho in balcone. tagliati a quartini
i pomodorini preso il basilico con l'acqua che bolle vado per spezzare con le
mani le foglie di basilico e ... oh santa madre.

mi accorsi d'un tratto che c'era qualcosa. una larva di bruco. ho ucciso anche
una larva di bruco. spezzata nelle mie mani mentre spezzavo una foglia di
basilico. pulii i pomodorini, posi il cadaverino dentro il terreno di una delle
piante e tornai in cucina. non capivo più cosa stesse succedendo. perché dovevo
provare queste sensazioni legate alla morte? perché mai mi si chiedeva di
sentirmi un assassino, anche se involontario? erano stati momenti di
distrazione. se non avessi avuto fretta avrei potuto salvare la falena pensai. e
se non fossi stato sbadato avrei visto che c'era una larva sotto la foglia di
basilico. mentre cominciavo a sentirmi in colpa. tornai a meditare per evincere
qualcosa. niente. riuscii solo a pregare per il bruco e la falena.

La mattina successiva, come al solito, dopo aver preso il caffè mi portai sul
balcone per prendere l'innaffiatore e riempirlo di acqua. il giro comincia
sempre dalla pianta di peperoncino e si chiude con le tre piante di rose,
l'azalea e la cicas.
acqua acqua e crescete forti e vigorose, acqua e crescete forti e vigorose. lo
ripeto sempre mentre verso l'acqua sul terreno delle piante. arrivato alle rose
mi accorsi che alcuna foglie erano mangiate. avevo avuto problemi di parassiti
qualche settimana prima, ma poi guardando megli mi accorso che erano.... bruchi.

con i parassiti non ero stato molto gentile all'inizio. aveva cercato di
sterminarli. poi capito che non dipendeva dalle piante ma da me, interruppi la
guerra con i parassiti e li lasciai stare sulle mie piante di rose. per i bruchi
era facile scegliere. primo mi sentivo in colpa per aver forse fatto morire la
falena capostipite. secondo avevo spezzato una larva e così decisi di coccolare
quei bruchetti.

il giorno successivo i bruchi erano sette e mangiavano con molta voglia e
diventavano più ciacciotelli.
passò un altro giorno e ormai la pianta di rose che aveva sofferto per i
parassiti non aveva molte foglie verdi da far mangiare ai bruchetti e appariva
come un alberello in autunno. decisi di spostarli su un altra pianta, sempre di
rose, per evitare che dovessero cercare di arrivarci con le loro zampette. la
forma dei vasi non gli permette di spostarsi facilmente.

li presi uno ad uno con molta cautela. non è semplice prendere con due dita un
esserino piccolo, senza corazza e spostarlo. il primo si rannicchiò su se stesso
per cercare di difendersi e quando lo poggiai sulla foglia nuova rimase bloccato
in quella posizione e cadevano sull'argilla espansa sottostante. rimanevano
immobili per alcuni minuti prima di muoversi, . risi e dissi che non dovevano
fare i finti morti, mi stavo prendendo cura di loro e li avrei solo messi vicino
ad una pianta con tante foglie verdi da mangiare.

uno ad uno li spostai ma tutti avevano paura di me. uno solo forse mi aveva
capito. si lasciò prendere senza riaggomitolarsi e quando lo misi vicino alla
foglia allungò le zampette per appiccicarcisi sopra. cominciò a mangiare subito
per nulla spaventato dalla mia presenza. finito di trasportare tutti i bruchetti
li lasciai soli in maniera da riprenmdersi dallo spavento ed abituarsi alla loro
nuova casa. uno di loro quando l'ho preso si era attaccato ad un granello di
argilla espansa e non voleva mollarlo. che spavento poverini avevano preso. ho
dovuto prendereil granello di argilla con le dita dell'altra mano. sembrava un
intervento di chirurgia.

passarono i giorni e ringraziai l'avvento dei bruchetti durante le meditazioni
poiché mi avevano dato l'opportunità di trasformare i due eventi infausti avuti
con nei giorni precedenti.

Andai a lavoro come al solito e la sera fui invitato a casa di un amico, mentre
tornavo a casa in bici inconatri altri due amici che non vedevo da tanto tempo.
che bella serata. tornato a casa ho acceso il pc perché aspettavo un mail.
mentre aspettavo il caricamento della pagina con la coda dell'occhio cercavo
l'accendino per accendere una sigaretta, l'attenzione si spostò su qualcosa che
avevo visto cadere per terra ma non avevo sentito alcun rumore. con mio grande
stupore mi accorsi che per terra dopo aver fatto un volo dai 90 cm. di altezza
della scrivania c'era un bruco. all'inizio pensai il peggio, ma quando lo vidi
da più vicino, credetti che era vivo, non perché si muovesse ma perché sentivo
che la vita era ancora dentro di lui.

mi chinai per raccoglierlo dicendogli, ma come ti è venuto di arrampicarti sulla
scrivania, con tutte le piante che ci sono in balcone. che sei venuto a fare qui
dentro? In quel momento mi resi conto che le doppie finestre erano chiuse.
Cavolo! come aveva fatto a entrare in casa? senza potermi dare una rispota lo
andai a posare su una foglia della pianta di rose che ormai era diventata la
loro casa. rimase appallottato anche lui per alcuni minuti. finita la sigaretta
lo guardai, si era mosso e si stava spostanso per raggiungere il ramo.

...era vivo.

guardai il cielo era luna piena. lo ringraziai. poi rivolgendomi ai bruchi gli
dissi che sarebbero presto diventate farfalle e che gli volevo bene. gli dissi
anche di non mangiare troppo ma solo quello che gli serviva per non far male
alle piante ancora deboli e andai a dormire.

il giorno dopo mi svegliai, erano le dieci e trenta. miseriaccia come avevo
fatto a non alzarmi e andare al lavoro? mi feci il caffé pensando come avrei
dovuto fare a scusarmi in ufficio. decisi di non fare nulla. il lavoro non mi
piace e non mi tiene cuore di pensare che tutta la mia vita dovrò continuare a
fare quel lavoro. ripensai alle volte in cui avevo cercato di diventare uno
scrittore e rimasi interdetto.

i dilemmi di una vita si appropinquavano a dominare il mio stato mentale
portandomi verso l'inevitavbile tristezza quando aprii la finestra del balcone.
uno sbatter d'ali color arancio, nero, giallo, lilla e altri meravigliosi
colori. il mio cuore sembrava di colpo essere ringiovanito. tornato bambino
rimasi stupito come solo un bambino sa fare. era come se se avessi avuto accesso
alla felicità. feci un passo verso l'esterno e mi resi conto di colpo che il mio
balcone in pieno centro cittadino era diventato la casa delle farfalle. ovunque
erano poggiate ali bellissime dai colori sgargianti. nell'aria si distinguevano
farfalle bianche e di tutti i colori.

mi sedetti sul pavimento del balcone in semiloto e guardai quegli esseri
magnifici volteggiare sopra la mia testa. quell'angolo di paradiso sul mio
balcone aveva aperto un angolo di paradiso nel mio cuore. ancora intontito dalla
bellezza del momento rientrai in casa per prendere la macchinetta digitale.

evidentemente le sorprese del cielo per me non erano terminate. una falena mi
aspettava sul muro del corridoio, in un angolo piuttosto buio nonostante il
giorno. e si che la falena non aveva colori sgargianti ma la mia attenzione si
era diretta immediatamente su quel corpo color oro opaco poggiato sul muro.
mentre la guardai era come se sentissi dirle. lo so che non sono bellissima come
le mie sorelle, ma la natura non fa niente per caso e io vivendo di notte non ho
bisogno di essere colorata, per cui accettami con questa forma.

ebbi una fusione con la grande madre, mi sentivo come sotto una campana di
protezione dall'esterno, sentivo le energie di rinnovamento esplodere dentro di
me e senza sapere dove mi avrebbero portato sapevo che la vita non poteva
aspettare.

mi ritrovai di nuovo in balcone vicino alle piante che avevano accudito i bruchi
e sentivo qualcosa che mi diceva che la falena era venuta a morire in casa mia.

la morte può aspettare non la vita e la natura mi aveva mandato il segno di cosa
avrei dovuto fare, raccontare anche agli altri le meravigliose storie che mi
accadono.








Inoltra Messaggio #191 di 866 |
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Giuseppe Lussoso
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