Ciao Fabio,
scusa, ma quei genitori gestiscono una casa o un ristorante? più che intellettuali mi sembrano schiavi del figlio: la nonna sì che ha dato un insegnamento. Sono d'accordo col parlare ai ragazzi, anzi, è fondamentale, ma un comportamento troppo intellettuale e ragionato spesso diventa estraneo e controproducente per un bambino che, innanzi tutto, ha bisogno di fissare in modo rassicurante i confini delle sue possibilità, e sono i genitori stessi, con dei giusti "no" naturalmente spiegati, a fortificarlo e a dargli fiducia. Sinceramente tendo ad educare mia figlia in modo molto naturale, cercando di non approfittare del fatto che sembra più matura della sua età; a volte c'è scappato anche uno sculaccione o un comportamento eccessivo da parte mia, per il quale mi sono sempre scusata di fronte a lei, portandola a sua volta a scusarsi....Insomma, io credo che non esistano metodi o regole educative standard, ma che sia fondamentale
ascoltare il cuore, senza orgoglio nè rabbia, così come dovremmo fare in ogni momento della nostra esistenza e con chiunque.
Luce!
Paola
triartis <triartis@...> ha scritto:
triartis <triartis@...> ha scritto:
Sono Fabio,
mi occupo di aiutare le persone che chiedono aiuto a trovare la loro strada e vi propongo
di scrivere di situazioni concrete vissute con i vostri figli o con altri bambini, in modo da
poter ragionare insieme sulle modalità di intervento educativo che ciascuno di noi applica
nei casi specifici. Credo sia un buon modo per aiutarci a capire meglio quello che funziona
e quello che non funziona nell'educazione dei nostri figli, che siano "griffati" o no.
Comincio io con un esempio: una coppia di amici vicino a Lecco con due figli, uno dei
quali particolarmente problematico, una sera escono e lasciano i bambini con la nonna, un
maschio e una femmina di otto e nove anni. Questi amici, che conosco da tempo, come
genitori hanno avuto i loro bravi problemi, anche perché troppo intellettuali, nonostante
avessero fatto delle scelte di vita e di percorso personale notevolmente progredite. Bene,
la nonna prepara la cena e Matteo, che è preso dalla lettura, dice che non viene a tavola.
La nonna lo lascia fare, finita la cena sparecchia e lava i piatti. Dopo che ha finito, Matteo
va da lei e reclama la cena. L'abitudine contratta con i genitori - vorrei dire il vizio - viene
riproposto alla nonna. La nonna, che non è tormentata dal dubbio come i genitori di oggi,
ma ha quel senso pratico che era proprio dei nostri genitori, gli dice di aprire il frigo e di
arrangiarsi e lo lascia stupito e senza parole da solo in cucina. Nessuna discussione,
nessun ragionamento su quello che è bene o male, ma azione! Matteo, abituato a
esasperare i genitori che cercano di ragionare con lui, si trova di fronte alla sola risposta di
cui ha bisogno e non dice niente, perché non c'è niente da dire.
A voi, se l'idea vi piace!
Cari saluti
Fabio
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