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bambini stressati o istituti prescolari per futuri nobel?   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #266 di 863 |
buongiorno a tutti,
stamani, 27/06/2007, beppe grillo, sul suo blog, ha trattato il tanto
spinoso tema dei bambini iperattivi.

vorrei lasciarvi la mia testimonianza di madre, la stessa che ho
lasciato sul blog di grillo.

cordialmente.

barbara suigo sanguinet

------------------------------------------------------

caro beppe,
vorrei fare ancora un po' di polverone sulle nostre strutture
scolastiche per interrogarci nuovamente sul perché di un numero
crescente di bambini così stressati e problematici.

grazie a dio non ti racconterò una storia di violenza fisica sui
bambini ma qualcosa di più sottile ma comunque degno di
considerazione: quella psicologica, fatta di atteggiamenti pedagogici
(vecchi) e dannosi, di minacce "a fin di bene" che reiterate qua e là
possono compromettere anche gravemente lo squilibrio psicologico di
un bambino, soprattutto quando ha appena spento la sua terza
candelina.

nella fattispecie quel bambino è mio figlio.

dopo due anni passati serenamente all'asilo nido comunale, mio
figlio, a settembre dello scorso anno, approda alla scuola materna
comunale, meta così tanto agognata dai genitori.

e lì cominciano i problemi. il disturbo di mio figlio si insinua
lento ma inesorabile fino a sfociare, recentemente, in una serie di
disagi che anche il più becero di noi, sarebbe in grado di definirli
come nevrotici e degni di un sostegno psicologico.

mio figlio trascorre dunque questi due anni di nido in maniera
serena: è un ragazzino un po' introverso, un po' schivo dicono le
educatrici ma comunque molto tranquillo e sereno. il classico "bravo
bambino": quello che fa tutto ciò che gli si dice.

approdiamo alla materna dove tutto è bellissimo, fantastico, colorato
e sfavillante. il regno di mary poppins insomma.
ci accolgono delle maestre raggianti, tronfie della loro cultura ed
esperienza in materia pedagogica che cominciano ad illustrarci sin da
subito come prepareranno questi bimbi per le scuole elementari, con
una programma didattico che consentirà loro di approdare alla materna
senza disagi e difficoltà…

ascolto attentamente ma mi sento pervadere da uno strano sgomento… ma
dobbiamo, a 3 anni, fare subito pronti e via per prepararci alle
elementari? mah… io ricordo solo che ai miei tempi, ho 36 anni,
l'asilo era il luogo del gioco, del disegno, delle canzoncine mano
nella mano, delle prime amicizie…

l'"inserimento" durerà almeno fino a dicembre, così ci dicono le
educatrici, periodo di adattamento per i bambini e di riflessione per
le maestre che cominceranno a trarre le loro prime conclusioni sulle
nostre creature…

in quei tre mesi, tra settembre e dicembre, negli incontri sporadici
con queste graziose signore comincia a delinearsi l'opinione che le
stesse si stanno facendo di mio figlio.

"suo figlio ha quasi tre anni ma ha il cervello di un bambino di due…
così, sa, per farlo crescere più velocemente, quando fa
il `bambinetto' lo `intimiamo a fin di bene, s'intende, dicendogli
che lo manderemo nella `classe xy che, `simbolicamente', rappresenta
la classe dei `bambini piccoli'".

"grazie prego", raccolgo questo gran bel complimento senza battere
ciglio poiché, per mio carattere, se non ponderassi le mie risposte,
rischierei di mettermi seriamente nei guai.
a ridosso del natale incontro di nuovo la maestra: "signora, sarebbe
il caso che lei fosse la prima a fare il colloquio con noi. sa, ci
sono dei problemi con suo figlio…"

panico.. ma che avrà mai fatto la creatura? sputa, picchia i bambini,
dice parolacce? chiedo preoccupata alla maestra. "ma no, mi rassicura
la stessa, niente di tutto ciò ma dobbiamo comunque vederci in
fretta… è molto importante."

ho passato il natale con un grande punto interrogativo disegnato in
fronte… mio figlio è diventato molto vivace in questi ultimi mesi, è
uscito dal guscio dell'introversione, è certo un po' capriccioso e
scavezzacollo ma accidenti, cosa ci sarà di davvero grave?
il panico che mio figlio possa essere un bambino problematico si
insinua in me…

il colloquio era talmente a carattere d'urgenza che è stato da loro
rimandato per oltre due mesi…
ma passiamo oltre.

arriva il giorno del tanto agognato incontro: durante un`ora e trenta
le maestre tracciano un'anamnesi degna di un "ginecologo-pediatra-
psicologo-educatore" messi assieme.

un bel quattro per uno insomma…

procediamo…. a che settimana gestazionale è nato il bambino? indice
di apgar? nato con parto normale o cesareo? cesareo? ma come mai?...
guardi, niente di che… il bimbo si presentava podalico…

dopo questa prima valutazione ostetrica degna di un ginecologo non
certo di primo pelo, si passa allo sviluppo del linguaggio… premetto
che mio figlio è bilingue, di padre francese e madre italiana, padre
che, come queste signore sanno bene, è spesso assente per lavoro.

è trito e ritrito il concetto secondo cui un bambino bilingue possa,
nei primi anni vita, avere una qualche difficoltà nel gestire due
lingue contemporaneamente e magari possa facilmente iniziare una
frase con una lingua e terminarla con l'altra.
ma se due genitori, con un filo di istruzione ed un pelo di buon
senso, sanno gestire il bilinguismo del proprio figlio, al massimo,
come difficoltà, potranno avere un bambino che rischia di mischiare,
nel parlare, le due lingue ma che le capisca entrambe senza problema
alcuno, soprattutto se la lingua materna del bambino, è la stessa del
paese in cui vive…

"sa perché…", continua la saggia donna, "noi abbiamo il dubbio che
suo figlio non capisca l'italiano. tant'è che dopo avergli detto una
frase in italiano gliela ripetiamo pure in francese così siamo sicuri
che capisca".

un altro gran bel complimentone… e siamo a quota due. in buona
sostanza mio figlio è due volte microcefalo: si comporta come un
bambino molto più piccolo della sua età e non capisce la sua lingua
materna…

la verità più spicciola, quella che tutti noi genitori conosciamo, è
che mio figlio, come tanti bambini soprattutto maschi della sua età,
passa buona parte del tempo a farsi i fattacci suoi e si cura
di `ascoltare' solo se ritiene che la cosa lo interessi soprattutto
se….

… a scuola il momento di lettura si chiama "il signore degli anelli".
si proprio, quello, tolkien…

"a suo figlio non interessano i libri", tuona la montessori di
quartiere.

però mio figlio a casa legge e molto volentieri ribatto io. "ma va
là?" esulta perplessa l'educatrice. "e cosa gli leggete?"… beh,
guardi, cose per la sua età, la favole classiche, barbapapà, la
pimpa, l'elefantino babar…
"pensi che" continua l'edulcorata educatrice "quando ci accingiamo e
leggere `il signore degli anelli' suo figlio va a prendere
furtivamente una macchinina dalla cesta dei giochi, si mette in
ultima fila e mentre noi leggiamo lui gioca."

direi che a tre anni, il preferire una macchinina a tolkien sia del
tutto legittimo… e se leggessimo qualcosa di meno macigno?

questo è solo un aperitivo, caro beppe, della serie di "stronzate",
passami il termine, dette e fatte da educatrici sedicenti scafate che
ritengono d'avere un grande piglio in termine di psicologia della
prima infanzia.

non mancano, perché bisogna essere onesti fino in fondo, i momenti
ludici, il canto e tutto quelle belle cose che hanno lasciato, più o
meno a tutti noi, dei bei ricordi dell'asilo. gli unici che mio
figlio mi racconta uscito dalla scuola.

ma il fatto è che da diversi mesi mio figlio ha cominciato ad avere
una serie di disturbi "ossessivo-compulsivi", "ansie da prestazione",
problemi del sonno (prorompente ritorno all'enuresi notturna,
agitazione, pianti), e quando ha cominciato a parlare nel sonno,
abbiamo avuto un quadro chiaro e netto della situazione.

mio figlio grida nel sonno che `non è piccolo', che `non vuole andare
nella classe xy'.
quando gioca tranquillamente nella sua cameretta, di nascosto,
ascolto attentamente quello che dice mentre tenta di rimontare un
qualche gioco che ha smontato per comprenderne il funzionamento: "non
ne posso più, io non sono un bambino piccolo!! io non sono capace di
far niente!".

senza andare oltre nei particolari, mi sembra che il quadro che ti ho
appena tracciato (confermato anche da neuropsichiatri perché non sono
nessuno per fare valutazioni `fai da te' come mi sembra che tali
educatrici facciano), sia quello di un bambino stressato dalla
scuola, messo in condizione di crescere, e anche in fretta, costretto
ad un programma pedagogico forse non completamente in linea con i
suoi tre anni.

un bambino che è passato dalla calma di un asilo nido dove le
educatrici svolgevano tranquillamente il loro lavoro ad una materna
dove qualcuno si è messo in testa di scolarizzare dei nanetti di tre
anni o poco più. dove si mette ancora in atto il terrorismo
psicologico (`se fai il bambino piccolo ti mando nella classe xy'),
cosa ben grave.

il 28 maggio scorso faccio pervenire alle educatrici di mio figlio un
messaggio scritto richiedendo un colloquio a `carattere d'urgenza'.
mi viene risposto a voce che, data l'improrogabilità dei loro impegni
di fine anno, mi sarà data udienza il 12 giugno (16 giorni di attesa
per un colloquio con le maestre di una scuola materna??).
controbatto con un secondo messaggio scritto dicendo che accetterò
tale data, visto che la loro agenda è `full' ma che sono perplessa
dal fatto che neanche si premurino di verificare anticipatamente la
qualità di tale urgenza da me segnalata. nessuna risposta da parte
loro. solo grandi e bei sorrisi di circostanza.

non so se altri bimbi della classe di mio figlio presentino
sintomatologie simili ma anche se mio figlio fosse il solo, questo
basterebbe a pensare che forse ci sia qualcosa nel loro modus
operandi, che stona e tanto..

c'è tutta una corrente di pensiero (da rudolf steiner a james
hillman, tanto per citarne qualcuno) che mette l'accento sul fatto
che ogni bambino debba essere considerato per la sua `unicità', che
sia necessario un profondo rispetto per i `tempi della crescita' che
hanno una valenza del tutto individuale… che le teorie
psicoanalitiche basate sulla `tappe evolutive della crescita' debbano
essere un po' riviste poiché, se non si rientra perfettamente nei
canoni secondo i quali `a quell'età tu devi assolutamente saper fare
questo e quello', con grande facilità psicologi ed educatori si
arrogano brutalmente il diritto di appiccicare etichette ai nostri
figli come `difficoltà', `problematicità', `diversità'.

ognuno di noi, per carità, può decidere di sposare una corrente di
pensiero piuttosto che un'altra ma resta un solo, unico e grande
fatto: lasciamo un po' tranquilli questi bimbi di appena tre anni.
non chiediamo loro tutto e subito e se qualcuno può, eventualmente,
nel primo anno di scuola materna, essere forse un po' più indietro
rispetto a qualcun altro, lasciamolo libero di recuperare un po' più
tardi.

chiedere troppo all'infanzia, lo sai bene tu che di figli ne hai
cinque, significa seminare le basi dello stress, della nevrosi, del
disagio e dell'insicurezza.

vorrei sperare che la mia esperienza sia unica, ma credo che
purtroppo non sia così.

allora, anzichè parlare solamente di bambini iperattivi, agitati
forse dovremmo interrogarci un po' più seriamente su quello che fanno
fare ai nostri figli le maestre e chiederci se, in certi casi, non
esigano un po' troppo da loro soprattutto, e lo ripeto, se parliamo
di pupi così piccoli….

con amicizia.

barbara suigo sanguinet





Mer 27 Giu 2007 8:03 am

bsuigo
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Inoltra Messaggio #266 di 863 |
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bsuigo
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27 Giu 2007
8:03 am

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Barbara Suigo Sanguinet
bsuigo
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27 Giu 2007
8:07 am

Io combatto da anni con questo modo di operare dei docenti, mi sembra a volte una battaglia persa... cosi' bisogna almeno tranquillizzarli a casa i nostri...
valentina valentina
danymarka
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27 Giu 2007
8:49 am
Avanzata

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