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bambini stressati o istituti prescolari per futuri nobel?   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #267 di 862 |
bambini stressati o istituti prescolari per futuri nobel?

buongiorno a tutti,
stamani, 27/06/2007, beppe grillo, sul suo blog, ha trattato il tanto spinoso
tema dei bambini iperattivi.

vorrei lasciarvi la mia testimonianza di madre, la stessa che ho lasciato sul
blog di grillo.

cordialmente.

barbara suigo sanguinet

------------------------------------------------------

caro beppe,
vorrei fare ancora un po’ di polverone sulle nostre strutture scolastiche per
interrogarci nuovamente sul perché di un numero crescente di bambini così
stressati e problematici.

grazie a dio non ti racconterò una storia di violenza fisica sui bambini ma
qualcosa di più sottile ma comunque degno di considerazione: quella psicologica,
fatta di atteggiamenti pedagogici (vecchi) e dannosi, di minacce “a fin di bene”
che reiterate qua e là possono compromettere anche gravemente lo squilibrio
psicologico di un bambino, soprattutto quando ha appena spento la sua terza
candelina.

nella fattispecie quel bambino è mio figlio.

dopo due anni passati serenamente all’asilo nido comunale, mio figlio, a
settembre dello scorso anno, approda alla scuola materna comunale, meta così
tanto agognata dai genitori.

e lì cominciano i problemi. il disturbo di mio figlio si insinua lento ma
inesorabile fino a sfociare, recentemente, in una serie di disagi che anche il
più becero di noi, sarebbe in grado di definirli come nevrotici e degni di un
sostegno psicologico.

mio figlio trascorre dunque questi due anni di nido in maniera serena: è un
ragazzino un po’ introverso, un po’ schivo dicono le educatrici ma comunque
molto tranquillo e sereno. il classico “bravo bambino”: quello che fa tutto ciò
che gli si dice.

approdiamo alla materna dove tutto è bellissimo, fantastico, colorato e
sfavillante. il regno di mary poppins insomma.
ci accolgono delle maestre raggianti, tronfie della loro cultura ed esperienza
in materia pedagogica che cominciano ad illustrarci sin da subito come
prepareranno questi bimbi per le scuole elementari, con una programma didattico
che consentirà loro di approdare alla materna senza disagi e difficoltà…

ascolto attentamente ma mi sento pervadere da uno strano sgomento… ma
dobbiamo, a 3 anni, fare subito pronti e via per prepararci alle elementari?
mah… io ricordo solo che ai miei tempi, ho 36 anni, l’asilo era il luogo del
gioco, del disegno, delle canzoncine mano nella mano, delle prime amicizie…

l’”inserimento” durerà almeno fino a dicembre, così ci dicono le educatrici,
periodo di adattamento per i bambini e di riflessione per le maestre che
cominceranno a trarre le loro prime conclusioni sulle nostre creature…

in quei tre mesi, tra settembre e dicembre, negli incontri sporadici con
queste graziose signore comincia a delinearsi l’opinione che le stesse si stanno
facendo di mio figlio.

“suo figlio ha quasi tre anni ma ha il cervello di un bambino di due… così,
sa, per farlo crescere più velocemente, quando fa il ‘bambinetto’ lo ‘intimiamo
a fin di bene, s’intende, dicendogli che lo manderemo nella ‘classe xy che,
‘simbolicamente’, rappresenta la classe dei ‘bambini piccoli’”.

“grazie prego”, raccolgo questo gran bel complimento senza battere ciglio
poiché, per mio carattere, se non ponderassi le mie risposte, rischierei di
mettermi seriamente nei guai.
a ridosso del natale incontro di nuovo la maestra: “signora, sarebbe il caso
che lei fosse la prima a fare il colloquio con noi. sa, ci sono dei problemi con
suo figlio…”

panico.. ma che avrà mai fatto la creatura? sputa, picchia i bambini, dice
parolacce? chiedo preoccupata alla maestra. “ma no, mi rassicura la stessa,
niente di tutto ciò ma dobbiamo comunque vederci in fretta… è molto importante.”

ho passato il natale con un grande punto interrogativo disegnato in fronte…
mio figlio è diventato molto vivace in questi ultimi mesi, è uscito dal guscio
dell’introversione, è certo un po’ capriccioso e scavezzacollo ma accidenti,
cosa ci sarà di davvero grave?
il panico che mio figlio possa essere un bambino problematico si insinua in
me…

il colloquio era talmente a carattere d’urgenza che è stato da loro rimandato
per oltre due mesi…
ma passiamo oltre.

arriva il giorno del tanto agognato incontro: durante un‘ora e trenta le
maestre tracciano un’anamnesi degna di un
“ginecologo-pediatra-psicologo-educatore” messi assieme.

un bel quattro per uno insomma…

procediamo…. a che settimana gestazionale è nato il bambino? indice di apgar?
nato con parto normale o cesareo? cesareo? ma come mai?... guardi, niente di
che… il bimbo si presentava podalico…

dopo questa prima valutazione ostetrica degna di un ginecologo non certo di
primo pelo, si passa allo sviluppo del linguaggio… premetto che mio figlio è
bilingue, di padre francese e madre italiana, padre che, come queste signore
sanno bene, è spesso assente per lavoro.

è trito e ritrito il concetto secondo cui un bambino bilingue possa, nei primi
anni vita, avere una qualche difficoltà nel gestire due lingue
contemporaneamente e magari possa facilmente iniziare una frase con una lingua e
terminarla con l’altra.
ma se due genitori, con un filo di istruzione ed un pelo di buon senso, sanno
gestire il bilinguismo del proprio figlio, al massimo, come difficoltà, potranno
avere un bambino che rischia di mischiare, nel parlare, le due lingue ma che le
capisca entrambe senza problema alcuno, soprattutto se la lingua materna del
bambino, è la stessa del paese in cui vive…

“sa perché…”, continua la saggia donna, “noi abbiamo il dubbio che suo figlio
non capisca l’italiano. tant’è che dopo avergli detto una frase in italiano
gliela ripetiamo pure in francese così siamo sicuri che capisca”.

un altro gran bel complimentone… e siamo a quota due. in buona sostanza mio
figlio è due volte microcefalo: si comporta come un bambino molto più piccolo
della sua età e non capisce la sua lingua materna…

la verità più spicciola, quella che tutti noi genitori conosciamo, è che mio
figlio, come tanti bambini soprattutto maschi della sua età, passa buona parte
del tempo a farsi i fattacci suoi e si cura di ‘ascoltare’ solo se ritiene che
la cosa lo interessi soprattutto se….

… a scuola il momento di lettura si chiama “il signore degli anelli”. si
proprio, quello, tolkien…

“a suo figlio non interessano i libri”, tuona la montessori di quartiere.

però mio figlio a casa legge e molto volentieri ribatto io. “ma va là?” esulta
perplessa l’educatrice. “e cosa gli leggete?”… beh, guardi, cose per la sua età,
la favole classiche, barbapapà, la pimpa, l’elefantino babar…
“pensi che” continua l’edulcorata educatrice “quando ci accingiamo e leggere
‘il signore degli anelli’ suo figlio va a prendere furtivamente una macchinina
dalla cesta dei giochi, si mette in ultima fila e mentre noi leggiamo lui
gioca.”

direi che a tre anni, il preferire una macchinina a tolkien sia del tutto
legittimo… e se leggessimo qualcosa di meno macigno?

questo è solo un aperitivo, caro beppe, della serie di “stronzate”, passami il
termine, dette e fatte da educatrici sedicenti scafate che ritengono d’avere un
grande piglio in termine di psicologia della prima infanzia.

non mancano, perché bisogna essere onesti fino in fondo, i momenti ludici, il
canto e tutto quelle belle cose che hanno lasciato, più o meno a tutti noi, dei
bei ricordi dell’asilo. gli unici che mio figlio mi racconta uscito dalla
scuola.

ma il fatto è che da diversi mesi mio figlio ha cominciato ad avere una serie
di disturbi “ossessivo-compulsivi”, “ansie da prestazione”, problemi del sonno
(prorompente ritorno all’enuresi notturna, agitazione, pianti), e quando ha
cominciato a parlare nel sonno, abbiamo avuto un quadro chiaro e netto della
situazione.

mio figlio grida nel sonno che ‘non è piccolo’, che ‘non vuole andare nella
classe xy’.
quando gioca tranquillamente nella sua cameretta, di nascosto, ascolto
attentamente quello che dice mentre tenta di rimontare un qualche gioco che ha
smontato per comprenderne il funzionamento: “non ne posso più, io non sono un
bambino piccolo!! io non sono capace di far niente!”.

senza andare oltre nei particolari, mi sembra che il quadro che ti ho appena
tracciato (confermato anche da neuropsichiatri perché non sono nessuno per fare
valutazioni ‘fai da te’ come mi sembra che tali educatrici facciano), sia quello
di un bambino stressato dalla scuola, messo in condizione di crescere, e anche
in fretta, costretto ad un programma pedagogico forse non completamente in linea
con i suoi tre anni.

un bambino che è passato dalla calma di un asilo nido dove le educatrici
svolgevano tranquillamente il loro lavoro ad una materna dove qualcuno si è
messo in testa di scolarizzare dei nanetti di tre anni o poco più. dove si mette
ancora in atto il terrorismo psicologico (‘se fai il bambino piccolo ti mando
nella classe xy’), cosa ben grave.

il 28 maggio scorso faccio pervenire alle educatrici di mio figlio un
messaggio scritto richiedendo un colloquio a ‘carattere d’urgenza’.
mi viene risposto a voce che, data l’improrogabilità dei loro impegni di fine
anno, mi sarà data udienza il 12 giugno (16 giorni di attesa per un colloquio
con le maestre di una scuola materna??).
controbatto con un secondo messaggio scritto dicendo che accetterò tale data,
visto che la loro agenda è ‘full’ ma che sono perplessa dal fatto che neanche si
premurino di verificare anticipatamente la qualità di tale urgenza da me
segnalata. nessuna risposta da parte loro. solo grandi e bei sorrisi di
circostanza.

non so se altri bimbi della classe di mio figlio presentino sintomatologie
simili ma anche se mio figlio fosse il solo, questo basterebbe a pensare che
forse ci sia qualcosa nel loro modus operandi, che stona e tanto..

c’è tutta una corrente di pensiero (da rudolf steiner a james hillman, tanto
per citarne qualcuno) che mette l’accento sul fatto che ogni bambino debba
essere considerato per la sua ‘unicità’, che sia necessario un profondo rispetto
per i ‘tempi della crescita’ che hanno una valenza del tutto individuale… che
le teorie psicoanalitiche basate sulla ‘tappe evolutive della crescita’ debbano
essere un po’ riviste poiché, se non si rientra perfettamente nei canoni secondo
i quali ‘a quell’età tu devi assolutamente saper fare questo e quello’, con
grande facilità psicologi ed educatori si arrogano brutalmente il diritto di
appiccicare etichette ai nostri figli come ‘difficoltà’, ‘problematicità’,
‘diversità’.

ognuno di noi, per carità, può decidere di sposare una corrente di pensiero
piuttosto che un’altra ma resta un solo, unico e grande fatto: lasciamo un po’
tranquilli questi bimbi di appena tre anni.
non chiediamo loro tutto e subito e se qualcuno può, eventualmente, nel primo
anno di scuola materna, essere forse un po’ più indietro rispetto a qualcun
altro, lasciamolo libero di recuperare un po’ più tardi.

chiedere troppo all’infanzia, lo sai bene tu che di figli ne hai cinque,
significa seminare le basi dello stress, della nevrosi, del disagio e
dell’insicurezza.

vorrei sperare che la mia esperienza sia unica, ma credo che purtroppo non sia
così.

allora, anzichè parlare solamente di bambini iperattivi, agitati forse
dovremmo interrogarci un po’ più seriamente su quello che fanno fare ai nostri
figli le maestre e chiederci se, in certi casi, non esigano un po’ troppo da
loro soprattutto, e lo ripeto, se parliamo di pupi così piccoli….

con amicizia.

barbara suigo sanguinet


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Mer 27 Giu 2007 8:07 am

bsuigo
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Inoltra Messaggio #267 di 862 |
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bsuigo
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27 Giu 2007
8:03 am

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Barbara Suigo Sanguinet
bsuigo
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27 Giu 2007
8:07 am

Io combatto da anni con questo modo di operare dei docenti, mi sembra a volte una battaglia persa... cosi' bisogna almeno tranquillizzarli a casa i nostri...
valentina valentina
danymarka
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27 Giu 2007
8:49 am
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