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Rispondi | Inoltra Messaggio #29 di 867 |
Lavorare con i bambini indaco
di Susanna Garavaglia


Ogni volta che ne incontro uno, e ormai mi capita sempre più spesso,
ringrazio Dio per avermi messo in contatto nuovamente con una grande
anima: sto parlando dei Bambini Indaco che ormai nascono con gli occhi
aperti e una gran voglia di svolgere il loro compito in questa
dimensione. Da tempo ormai si parla diffusamente di queste nuove
generazioni nate con una struttura molecolare diversa da quella
conosciuta fino ad ora, di questi bimbi che spesso mal si adattano
alle usuali strutture educative e che sembrano avere delle doti più
sviluppate ma che non riescono ad adattarsi alle vecchie strutture.
Nel mio lavoro di Naturopata e di Counselor incontro da tempo molti
adulti che hanno compreso il significato evolutivo della malattia o
del disagio e che affrontano il lavoro con me, consapevoli della
necessità di rivedere e trasformare molti aspetti della propria vita,
se il loro obiettivo è quello di stare meglio. Ma se alcuni di loro
entrano nel mio studio già consapevoli del fatto che si tratti di un
cammino spirituale e non solo di un palliativo per il corpo fisico,
altri, forse la maggioranza, hanno bisogno di tempo per assimilare
queste mie provocazioni e farle proprie per poterle veramente vivere
fino in fondo. Con i Bambini Indaco questo non succede mai: anche se
vivono in un ambiente culturale che non li ha ancora sollecitati ad un
lavoro introspettivo né, tantomeno, spirituale, già dal primo
colloquio con me capiscono perfettamente che cosa è il campo aurico,
cosa sono i livelli energetici, cosa significa parlare di guscio
karmico , di Sé, di Personalità. Lo capiscono sia che io ne parli o
che taccia, sia che usi questi termini o parole diverse, spesso sono
loro ad introdurre questi concetti. Come se da sempre ne avessero, non
solo sentito parlare, ma anche fatto consapevolmente esperienza. Sono
bambini che nascono ancora aperti, in contatto cioè con altri piani di
esistenza, con dimensioni diverse da quella in cui il loro corpo
fisico prende il suo spazio. Bambini che, lo si può vedere nei reparti
di maternità, nascono ormai per lo più con gli occhi aperti: e questa
è una metafora di qualcosa d'altro che, appunto, rimane aperto in
loro. Un collegamento che li rende capaci di comprendere il senso
della loro malattia, del loro disagio esistenziale e, quindi, di
affrontarli non come vittime ma, finalmente, come cocreatori della
loro esistenza. Bambini, quindi, che hanno chiaro il significato di
visione olistica della vita, che si rendono perfettamente conto di
come il nostro corpo fisico, quello emozionale e mentale, quello
spirituale, siano in realtà espressioni sinergiche e complementari di
una stessa unità di coscienza che li armonizza tutti in sé. E non è
necessario concentrarsi per spiegare loro con parole semplici i
concetti che spesso gli adulti fanno fatica a comprendere. Basta
entrare in contatto con quella loro parte che sa e che è sempre lì, a
loro disposizione, se noi ricordiamo loro che la possono risvegliare.
Ho insegnato nella scuola, per oltre vent'anni, dalla prima media alla
maturità classica, ho avuto modo di vedere forse gli apripista dei
bambini Indaco. Ne ho conosciute tante, sui banchi di scuola, di
queste anime antiche: era semplice e bello parlare con loro,
accompagnarli a comprendere i grandi misteri della vita attraverso le
parole dei poeti e degli scrittori di ogni tempo, stimolarli a dare
spazio alla loro parte creativa scrivendo di sé con la voce della
propria anima. E sapevano parlare di tutto, comprendevano ed
empatizzavano con poeti, scrittori e filosofi, abbereverandosi alle
loro conclusioni, investigando i loro dubbi, dando risposte alle loro
domande. Erano tutti bambini, però, che ogni anno rischiavano la
bocciatura perché non riuscivano ad adeguarsi ai ritmi lenti e noiosi
della scuola. Non capivano perché avrebbero dovuto rimanere in
silenzio ad ascoltare quello che già sapevano o che ritenevano
superato ed inutile. Se non trovavano un insegnante disposto ad
ascoltarli e a sollecitare i loro ritmi anzichè bloccarli e
soffocarli, diventavano inquieti, ribelli, poco educati, insomma
inadatti alle consuetudini scolastiche. Sappiamo ormai che molti di
questi bambini rischiano di far esplodere la loro ribellione con gesti
violenti al di là della nostra immaginazione e, nello stesso tempo
sono anime gentili e con il cuore aperto, se possono analizzare la
loro energia in modo costruttivo e fertile. Ed è proprio il contatto
con loro che mi ha fatto capire quanto in realtà la scuola sia
inadeguata alle necessità di queste nuove generazioni, incapace di
cambiare, di trasformarsi, di venire incontro ad esigenze nuove. Ed
ecco che, come Naturopata e Counselor, non posso che prendere atto
della gravità di un disagio che potrebbe amplificarsi partorendo
bambini sempre più malati, disadattati e magari anche violenti o che
potrebbe trasformarsi in dono, stimolando un cambiamento nella nuova
direzione che probabilmente a loro modo ci stanno indicando. Non è
difficile empatizzare con le nuove generazioni e adeguare le proprie
richieste alle nuove necessità, così come non è difficile empatizzare
con personalità diverse, se si è in grado di mettersi in contatto tra
anime. I Bambini che scelgono di fare un piccolo pezzetto di strada
con me, oggi come Naturopata e ieri come Insegnante, curando una loro
ansia, una malattia, imparando a scrivere una poesia o facendo teatro,
sanno che ogni difficoltà, di qualunque tipo, non è mai una disgrazia
ma sempre una occasione di crescita e di trasformazione e che dentro
ciascuno di loro ci sono tante ricchezze che chiedono di venire alla
luce e di manifestarsi .Siamo fortunati, noi adulti di questi tempi,
perché loro, i Bambini Indaco, sono venuti a farci da maestri e se li
sappiamo ascoltare hanno tante belle cose da mostraci e, sicuramente,
possono insegnarci a preparare per tutti un mondo più bello.
Susanna Garavaglia









Ven 3 Giu 2005 5:15 pm

susgaravaglia
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Inoltra Messaggio #29 di 867 |
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susanna garavaglia
susgaravaglia
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4 Giu 2005
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