4. Confidando, dunque, nell’aiuto di Dio, proporrò una dottrina e
degli orientamenti adatti sia ai principianti che ai proficienti,
perché si lascino condurre da Dio quando vorrà farli progredire.
Sappiano essi riconoscerne l’azione o almeno si lascino condurre da
lui. Alcuni direttori spirituali, infatti, non possedendo dottrina ed
esperienza di queste vie, anziché aiutare tali persone, le ostacolano
e danneggiano, come i costruttori di Babilonia, i quali, non
comprendendo le diverse lingue, offrivano e mettevano in opera,
anziché un materiale adatto, uno meno conveniente e così non
concludevano nulla (Gn 11,7-9). In simili circostanze, perciò, è duro
e penoso per un’anima non comprendere se stessa né trovare chi la
capisca. Può, infatti, accadere che Dio la conduca attraverso una
sublime via di contemplazione oscura e di aridità, mentre essa crede
di essersi smarrita. In tale stato di oscurità, di sofferenza, di
angoscia e di tentazioni, può capitarle d’incontrare chi le dica,
come gli amici di Giobbe (Gb 2,11-13), che si tratta di malinconia,
di sconforto, di temperamento o di qualche segreta colpa e che per
questo Dio l’ha abbandonata. Finiscono così per sentenziare che
quella persona dev’essere stata molto cattiva se le capitano tali
cose.
5. Vi sarà anche chi le dirà di tornare indietro, dal momento che non
trova gusto né soddisfazione nelle cose di Dio, come prima. Così si
raddoppiano le sofferenze di quella povera anima. Potrà, infatti,
accadere che la sua sofferenza maggiore le deriverà dalla conoscenza
delle proprie miserie, per mezzo della quale crederà di vedere, più
chiaramente della luce del sole, di essere piena di imperfezioni e di
peccati. Ma ciò dipende dal fatto che Dio, come dirò più avanti, in
quella notte di contemplazione le concede tale luce di conoscenza.
Se, invece, trova qualcuno che la conferma in questa sua convinzione,
dicendole che è colpa sua, la pena e l’angoscia di quell’anima =
cresceranno a dismisura fino a superare le sofferenze della morte.
Non contenti di questo, quei confessori, pensando che sia tutto
frutto di peccati, spingono quelle persone a scavare nella loro vita
e a fare molte confessioni generali, tormentandole continuamente.
Tali guide forse non comprendono l’inutilità dei loro sforzi, mentre =
dovrebbero lasciare le persone nello stato di purificazione in cui
Dio le vuole, consolandole e incoraggiandole a volere ciò che Dio
vuole. Fin allora, infatti, per quanto esse facciano e quelli dicano,
non c’è altro rimedio.
6. A Dio piacendo, parlerò più avanti di tutto questo, di come la
persone deve comportarsi in simili circostanze. Indicherò, altresì,
al confessore l’atteggiamento da assumere nei confronti di
quest’anima, offrendogli degli indizi per discernere se si tratta di =
purificazione dell’anima e, in caso affermativo, se purificazione dei=
sensi o dello spirito, che è la notte oscura di cui si parla. Dirò,
infine, come si può dedurre se in simili frangenti si tratti di
malinconia o di altra imperfezione dei sensi o dello spirito. Alcune
persone, infatti, oppure i loro confessori, potrebbero pensare che
Dio le stia conducendo lungo questa via della notte oscura della
purificazione spirituale, e invece, forse, si tratta di qualcuna
delle imperfezioni suddette. Vi sono anche delle persone che credono
di non avere il dono dell’orazione, mentre l’hanno ben grande, =
e
altre ancora che pensano di averlo in abbondanza, mentre ne hanno
poco meno di nulla.
7. È un peccato che vi siano persone che lavorino e si affatichino
molto, ma poi tornino indietro riponendo il frutto del loro progresso
in ciò che non giova, anzi ostacola; mentre altre, con calma e
serenità, progrediscono molto. Altre, poi, si sentono in imbarazzo e
confuse per gli stessi doni e grazie che Dio concede loro per
progredire. Molte varie cose accadono in questo cammino a coloro che
lo percorrono, come gioie, pene, speranze, dolori, che possono
derivare sia dallo spirito di perfezione sia da quello di
imperfezione. Di tutto questo, con l’aiuto di Dio, cercherò di dire
qualcosa, affinché chiunque legga questo scritto possa in qualche
modo conoscere la strada che sta percorrendo e quella invece che gli
conviene seguire, se vuole arrivare alla vetta del «Monte».