Egli è venuto perciò ad annunziare
pace a voi che eravate lontani
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito" (Ef 2, 14-18).
Anche qui viene presentato un mondo in cui si vive "in pace", come
fosse "una cosa sola"; ma la via per realizzarlo è assai diversa. "Ha
fatto la pace, distruggendo in se stesso l'inimicizia". Distruggendo
l'inimicizia, non il nemico; distruggendola in se stesso, non negli
altri!
In quello stesso tempo un altro grande uomo proclamava al mondo
l'avvenuta pace. In Asia Minore è stata ritrovata, tra le pietre di
una moschea, copia del famoso "Indice delle proprie imprese"
dell'imperatore Augusto. In esso egli celebra la pax Romana da lui
stabilita nel mondo, definendola parta victoriis pax, una pace
ottenuta mediante vittorie militari .
Gesù non entra nel merito di questa pace, ma rivela che ne esiste
un'altra di genere diverso. Dice: "Vi lascio la pace, vi do la mia
pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Gv 14, 27). Anche la
sua è una "pace frutto di vittorie". Ma vittorie su se stessi, non
sugli altri, vittorie spirituali, non militari. "Ha vinto il leone
della tribù di Giuda", vicit leo de tribu Juda, esclama l'Apocalisse
(5, 5), ma S. Agostino spiega: "Victor quia victima", vincitore
perché vittima . Gesù ci ha insegnato che non c'è nulla per cui
uccidere, ma che c'è qualcosa per cui morire.
* * *
La via alla pace del Vangelo non ha senso solo nell'ambito della
fede; vale anche nell'ambito politico, per la società. È l'attuale
assetto del mondo a esigere che si cambi il metodo di Augusto con
quello di Cristo. Non è più accettata dalla coscienza moderna la
vocazione che Virgilio additava ai suoi concittadini: "Tu regere
imperio populos, Romane, memento" : "il tuo compito, ricordati,
Roma, è esercitare l'impero dei popoli". Ogni popolo rivendica il
proprio diritto ad autogovernarsi.
Oggi vediamo chiaramente che l'unica via alla pace è di distruggere
l'inimicizia, non il nemico (distruggeremo metà della popolazione del
mondo, scontenta del suo assetto? e come individuare il nemico nel
terrorismo?). Senza contare che si applica anche ai nemici ciò che
Tertulliano diceva del sangue dei cristiani: "Semen est sanguis
christianorum": anche il sangue dei nemici, purtroppo, è seme di
altri nemici.
Qualcuno rimproverò un giorno Abramo Lincoln di essere troppo cortese
con i propri nemici e gli ricordò che il suo dovere di presidente era
piuttosto di distruggerli. Al che egli rispose: "Non distruggo forse
i miei nemici quando me li faccio amici?".
Troverà, il grande presidente degli Stati Uniti, qualcuno che
raccolga questa formidabile sfida? I nemici si distruggono con le
armi, l'inimicizia con il dialogo. Prima di additarlo alle nazioni,
la Chiesa, guidata dal papa, si sta sforzando di realizzare questo
programma nel rapporto tra le varie religioni.
* * *
Ma non abbiamo raccolto che metà del messaggio cristiano sulla pace.
Uno slogan oggi assai di moda dice: "Think globally, act locally":
pensa globalmente, agisci localmente. Esso vale soprattutto per la
pace. La pace non si fa come la guerra. Per fare la guerra, occorrono
lunghi preparativi: formare grossi eserciti, predisporre strategie,
sancire alleanze e poi muovere compatti all'attacco. Guai a chi
volesse cominciare per primo, da solo e alla spicciolata: sarebbe
votato a sicura disfatta.
La pace si fa esattamente al contrario: alla spicciolata, cominciando
subito, per primi, anche uno solo, anche con una semplice stretta di
mano. Miliardi di gocce d'acqua sporca non faranno mai un oceano
pulito. Miliardi di uomini senza pace nel cuore - e di famiglie senza
pace al loro interno - non faranno mai un'umanità in pace. Uno dei
messaggi di Giovanni Paolo II per la giornata della pace, quello del
1984, portava come titolo: "La pace nasce da un cuore nuovo".
Che senso ha sfilare in corteo per le strade gridando "Pace!", se si
alza il pugno minaccioso e si sfondano vetrine? Si può essere
dei "pacifisti a mano armata"? Anche esporre il drappo della pace
fuori della propria finestra che senso avrebbe, se dentro casa si
alza la voce, si impone tirannicamente la propria volontà ed si
erigono muri di ostilità o di silenzio? Non sarebbe meglio, in questo
caso, ritirare il drappo ed appenderlo dentro casa?
Ma anche noi che siamo qui riuniti dobbiamo fare qualcosa per essere
degni di parlare di pace. Gesù è venuto ad annunciare "pace ai
lontani e pace ai vicini". La pace con "i vicini" è spesso più
difficile che non la pace con "i lontani"…Gesù ha detto: "Se presenti=
la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha
qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e
và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire
il tuo dono" (Mt 5, 23-24).