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1. Quando l'Apostolo ci dice: "Spogliatevi del vecchio uomo" (Efes.
4, 22), intende l'uomo totale, quello che aderisce ai nostri occhi,
alle nostre mani e ai nostri sensi. Il maligno inquinò e fece deviare
tutto l'uomo, anima e corpo, e lo ricoprì con la realtà dell'uomo
vecchio, cioè con quella dell'uomo profanato, contaminato, ostile a
Dio e ribelle alla sua legge; in questo consiste il primo peccato.
Cosicchè l'uomo non vede più in modo conforme alla sua natura, ma il
suo vedere, udire, camminare, agire e sentire sono legati al male.
Preghiamo Dio che ci renda nudi dell'uomo vecchio; Lui solo può
liberarci dal peccato. Le forze del male che ci tengono schiavi nel
regno del maligno sono più forti di noi; ma il Signore ci ha promesso
di liberarci da questa schiavitù (Migne 34, 464 C).
2. L'anima si volge dalle maligne divagazioni conservando la
vigilanza del cuore; ciò impedisce ai sensi ed ai pensieri di vagare
nel mondo esteriore (Migne 34, 473 D).
3. Il fondamento vero della preghiera è questo: vigilare sui
pensieri, e abbandonarsi all'orazione in grande quiete e pace così da
non turbare gli altri. Sicuramente chi porta avanti al suo pieno
sviluppo la grazia di Dio ricevuta, con un modo silenzioso di ascesa
orante, è di maggior aiuto agli altri, perchè il nostro Dio, non è un
Dio di confusione ma di pace (1 Cor. 14, 33).
Chi è solito pregare ad alta voce è simile ai banditori, e non può
pregare ovunque, certo non nelle adunanze e nei luoghi abitati, ma
solo nei posti solitari a sua scelta. Chi prega in silenziosa
compostezza, lo può fare ovunque con edificazione di tutti. Costui
deve portare tutto il suo sforzo sui pensieri, spezzare la turma dei
pensieri maligni che l'attorniano, mettersi davanti a Dio; non
eseguire le velleità di essi (pensieri), cercare invece di
raccoglierli dalla dispersione separando i pensieri conformi alla
natura da quelli malvagi.
4. Alle volte basta che uno pieghi le ginocchia per pregare e subito
il suo corpo si trova inondato dalla divina energia e gioisce l'anima
della presenza del Signore come di quella dello Sposo. Altre volte
invece, dopo un giorno intero di impegni laboriosi e dissipatori,
uno, in una breve ora di preghiera, trova il suo io interiore rapito
nell'orazione e immerso nello sconfinato mare dell'eterno;
con dolcezza grande la sua mente, assorta e sospesa, dimora in quella
regione ineffabile. In quel momento tacciono tutte le preoccupazioni
esteriori, le forze mentali attratte dalle incommensurabili e
inesprimibili realtà celesti, ricolme di stupore indicibile, riescono
solo a formulare questa preghiera: Possa l'anima mia insieme alla
preghiera emigrare all'altra sponda! (Migne 34, 528c).
5. L'anima, quando vien ritenuta degna di aver parte alla chiarità
luminosa dello Spirito, venendo illuminata da questo splendore
ineffabile si trasforma nella dimora adatta a riceverlo. Essa è
allora tutta luce e nessuna parte in lei è priva dello spirituale
occhio della luce. Niente è tenebroso in lei, essa è luce, spirito e
capacità visiva. Tutto in lei è chiaro e semplice, essendo accesa
dalla luce di Cristo che in lei ha stabilito la sua dimora. (Migne
34, 451 a).
6. Se uno, dopo aver rinunciato alle realtà esteriori, non ha
sostituito, in tutta la sua pienezza, la comunione carnale propria
degli esseri terreni con la comunione delle realtà celesti, e non ha
avvicendato la gioia illusoria del mondo con quella interiore dello
Spirito, conforto derivante dalla grazia celeste e placazione
interiore che nasce dalla contemplazione della chiarità luminosa del
Signore... Costui è un sale che ha perduto il sapore. (Migne 812 d).
7. Segno della presenza del Cristianesimo è questo: dopo aver
affrontato ogni sorta di travagli e aver compiuto opere di verità, il
riconoscersi incapace di alcunchè di bene. Ed anche se uno è giusto
davanti a Dio la sua coscienza deve dirgli: "ogni giorno incomincio
di nuovo".
Ogni giorno sia accompagnato dalla speranza, dalla gioia, dalla
fiducia di giungere al regno futuro della salvezza. Ripetersi
spesso: "Se oggi non ho raggiunto la liberazione, vi riuscirò
domani !". Chi ha intenzione di piantare una vigna, avanti di
accingersi al lavoro è nutrito dalla speranza e dalla gioia, e nella
sua mente sogna la vendemmia e calcola i guadagni prima che il vino
sia fatto; con questo animo può affrontare la fatica. (Migne 34, 681
b).
8. Il Cristianesimo è cibo e bevanda; quanto più uno se ne nutre,
tanto più dalla sua dolcezza la mente è attratta trovandosene sempre
insaziabilmente bisognosa. in verità lo Spirito è cibo e bevanda che
mai dà sazietà. (Migne 34, 682 c).
9. Una cosa è parlare del cibo e della tavola imbandita, altra cosa è
prendere e mangiare il pane saporoso e dar vigore a tutte le membra
del corpo. Una cosa è discorrere della più soave bevanda, altra è
andare ad attingere alla fonte e saziarsi col bere il soave
liquore... Una cosa è rimuginare discorsi nella mente con una certa
conoscenza, altra è portare la grazia, il sapore e la forza dello
Spirito Santo in una partecipazione personale viva e fattiva, così da
mostrare di possedere il tesoro delle realtà spirituali con pienezza
nella mente e in tutto l'uomo interiore. (Migne, 34, 701 b).
10. Quando il pittore è intento a fare il ritratto del re ne deve
avere davanti Il volto, cosicchè quando il re posa davanti a lui con
abilità e grazia lo ritrae: ma se il re è girato dalla parte opposta,
il pittore non può compiere l'opera sua, perchè il suo occhio non ne
vede il volto. Così Cristo, pittore perfetto, dipinge i lineamenti
del suo volto di uomo celeste su quei fedeli che sono verso di Lui
costantemente orientati. Se qualcuno non lo fissa di continuo,
disprezzando ogni cosa a Lui contraria, non avrà in se stesso
l'immagine del Signore disegnata dalla sua luce.
Il nostro volto sia sempre in Lui fisso, con fede e amore,
trascurando tutto per essere solo in Lui intenti, affinchè nel
nostro intimo si imprima la sua immagine, e così portando in noi
Cristo possiamo giungere alla vita senza fine.
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"Mario" <dioama@...>
dioama
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