MISTERO DI CRISTO
Qualcuno udendo le parole: "In principio era il Verbo e il Verbo era
Dio" (Gv 1, 1) e il Verbo è uscito dal Padre (cf. Gv 16, 28), si
mette ad inquinare e a corrompere un dogma cosí limpido con nozioni
grossolane ed oscure come la seguente: se genera, non si divide forse
la sua sostanza? Pensieri abominevoli, esecrandi ed impuri! Colui che
pronuncia cose del genere, perché mai non capisce come il Dio che si
manifesta, non è mediante la carne che Egli assume una natura umana
passibile, al fine di confezionarsi un corpo. Invece il bambino ci è
nato per opera dello Spirito Santo, e né la Vergine sofferse
alcunché, né lo Spirito subí alcuna diminuzione, né la potenza
dell'Altissimo rimase divisa. Infatti lo Spirito si mantenne intero;
la potenza dell'Altissimo rimase pure inalterata.
Quanto al bambino, è nato pure per intero e non guastò affatto
l'integrità della madre. La carne fu dunque generata dalla carne, ma
senza il movente della passione.
Però Eunomio non ammette che "lo splendore della gloria" (Eb 1, 3)
provenga dalla gloria stessa. Non capisce che la gloria, nel generare
la luce, non diminuisce né si divide. Del resto anche lo stesso
pensiero dell'uomo viene generato dalla mente senza che questa resti
divisa. Invece il Verbo divino, secondo loro, non può essere generato
dal Padre senza che l'essenza di questi non venga divisa. Ma chi è
cosí insano da non capire l'assurdità di una simile dottrina?
Se la dimostrazione di una tale assurda opinione fosse camuffata
sotto un certo quale involucro di argomentazioni, giustamente mi
darei da fare per confutare gli errori nascosti. Siccome invece
l'empietà viene apertamente proclamata, non vedo che cosa possano
aggiungere di piú i nostri discorsi.
Se la carne di Cristo fosse prima dei secoli; se fosse prima di
Abramo, allora già sarebbe esistito ciò che è nato dalla Vergine. In
tal caso la Vergine stessa sarebbe piú vecchia di Nachor; anzi
sarebbe venuta ancora prima di Adamo. Ma che dico? Ella sarebbe
anteriore alla creazione di tutte le cose e piú antica degli stessi
secoli.
Se il Verbo si è infatti incarnato nella Vergine e la carne si è
chiamata Gesú; se l'Apostolo afferma che Gesú è prima di tutte le
cose (Col 1, 15), questo signore (Eunomio), se non sbaglio, ci
fornisce argomenti per sostenere che Maria è coeterna con il Padre.
Ma faccio silenzio sulle conclusioni incredibili ed assurde alle
quali ci conducono delle affermazioni cosí inaudite ed empie.
Se dunque colui che venne dal cielo è Figlio dell'uomo, essendo nato
da Maria, dal seme di Davide secondo la carne e se viene chiamato
Figlio dell'uomo, quantunque venuto dal cielo, a loro parere sarebbe
falso chiamarlo Figlio di Dio. Sostengono infatti che questo Figlio
non ha nulla in comune con la divinità, né in quanto terreno, né in
quanto celeste. Ma per riassumere le parole da lui dette, notiamo che
Egli mette fine al discorso con questa asserzione: se il Figlio
dell'uomo viene dal cielo e il Figlio di Dio dalla donna, perché non
ritenere che il medesimo è Dio e uomo?
Con tutti coloro che professano la retta fede, anch'io dichiaro di
credere che il medesimo è Dio e uomo, non però alla maniera in cui lo
pensa Apollinare. Infatti la realtà non è come la pensa lui: che cioè
la divinità diventa qualcosa di terreno e l'umanità qualcosa di
celeste. Invece è la potenza dell'Altissimo che, per mezzo dello
Spirito Santo, ha adombrato la natura umana (Lc 1, 35) e questa è
stata cosí formata; cioè la porzione di carne è stata plasmata nella
Vergine immacolata (Attenzione al termine IMMACOLATA, già in uso da
alcuni Padri come Gregorio vissuto fra l'anno 334-395). Questo è il
motivo per cui colui che è nato da lei viene chiamato Figlio
dell'Altissimo. In effetti la divina potenza rende possibile una
certa affinità della natura umana con Dio, mentre la carne rende
possibile a Dio una certa parentela con l'uomo.
Colui che trasformò la vostra natura, rendendola conforme alla sua
divina potenza, ha conservato in se stesso questa medesima natura
senza mutilazioni e senza malattie, non avendo contratto quella
debolezza che, a causa del peccato, pervade la volontà.
Afferma san Pietro: "Infatti non commise peccato né malizia alcuna fu
trovata sulla sua bocca" (1 Pt 2, 22). Non pensiamo affatto che ciò
sia accaduto in lui dopo un certo intervallo di tempo, ma appena fu
concepito come uomo in Maria, nella quale "la Sapienza si costruì una
dimora" (Prov 9,1). Per quanto concerne la sua natura, questa derivò
bensì dalla materia passibile, ma appena discese lo Spirito Santo e
la potenza dell'Altissimo coprì Maria con la sua ombra (cf. Lc 1,
35), immediatamente tale natura assunse le caratteristiche di colui
che adombrava. Infatti ciò che è inferiore, se non c'è resistenza da
parte sua, viene benedetto da ciò che è superiore.
Effettivamente la potenza della divinità è qualcosa di infinito e di
incommensurabile; mentre al contrario la natura umana è qualcosa di
piccolo, quasi un nulla. Pertanto, nell'istante stesso in cui lo
Spirito Santo discese sulla Vergine e la potenza dell'Altissimo la
ricoperse con la sua ombra, colui che in tal modo è stato plasmato in
forma di tabernacolo, non contrasse minimamente la corruzione umana,
pur divenendo uomo esattamente come l'uomo della prima creazione.
Tuttavia Egli era spirito, grazia e potenza e in lui l'aspetto della
nostra natura sfolgorava nella straordinarietà della potenza divina.
Se dunque predichiamo a voce alta e testimoniamo che Cristo è la
potenza e la sapienza di Dio (cf. 1 Cor 1, 24), sempre immutabile,
sempre incorruttibile; che, quantunque dimorante in un corpo mutevole
e corruttibile, Egli stesso tuttavia non rimane inquinato, anzi
purifica anche ciò che è inquinato, qual è il nostro torto e perché
siamo presi in odio? Che cosa significano questi nuovi altari elevati
contro di noi?
Forse che noi annunciamo un Gesú diverso? Forse ne indichiamo un
altro? Proclamiamo forse una Scrittura differente? Qualcuno di noi ha
forse osato chiamare madre di un uomo la Vergine Madre di Dio, come
noi stessi sentiamo che alcuni di loro irriverentemente fanno?