A volte, molti di questi principianti cadono in una grande avarizia
spirituale, perché non si contentano della vita spirituale che Dio
dona loro. Sono molto scontenti e insoddisfatti perché non trovano la
consolazione che si aspettavano dagli esercizi di pietà.
Molti non si stancano mai di chiedere consigli o di apprendere regole
di vita spirituale, di possedere o di leggere una grande quantità di
libri che trattano di questo argomento. Spendono più tempo in questo
che nel praticare la mortificazione o nel perfezionare la povertà di
spirito come dovrebbero. Oltre a questo, si caricano d'immagini e di
corone del rosario molto originali; ne lasciano alcune per prenderne
altre; le cambiano e le ricambiano; le vogliono ora in un modo ora in
un altro, affezionandosi più a questa croce che a quella, perché più
originale. Inoltre si vedono altri principianti ricoperti di
agnusdei, di reliquie o di «liste di santi», come i fanciulli dei
loro giocattoli.
In tutto questo io condanno lo spirito di possesso, perché
l'attaccamento che nutrono per la forma, la quantità e la rarità di
tali oggetti è contrario alla povertà di spirito. Questa bada
unicamente alla sostanza della devozione, contentandosi di ciò che
basta ad alimentarla, mentre la quantità e la rarità degli oggetti
porta alla noia. La vera devozione, infatti, deve partire dal cuore e
guardare solo alla verità e alla sostanza di ciò che tali oggetti di
devozione rappresentano.
Tutto il resto non è che attaccamento e spirito di possesso dovuto a
imperfezione, sicché per arrivare in qualche modo allo stato perfetto
occorre liberarsi da simili tendenze sregolate.