OMELIA 16
Se non vedete segni e prodigi non credete.
Il mio discorso è rivolto al popolo di Dio. Quali segni abbiamo visto
noi tutti che abbiamo creduto? Abbiamo ascoltato il Vangelo, lo
abbiamo accolto, e per mezzo di esso abbiamo creduto in Cristo, senza
vedere né pretendere alcun segno.
1. Il brano evangelico che ci proponiamo di spiegare oggi, è una
continuazione di quello di ieri. E in questo non ci sono significati
difficili da ricercare, ma tali che meritano menzione, ammirazione e
lode. Perciò, più che spiegarne le difficoltà, raccomanderemo questo
passo alla vostra attenzione. Gesù, dopo i due giorni trascorsi in
Samaria, partì per la Galilea, dove era cresciuto. L'evangelista
continua: perché egli stesso aveva attestato che un profeta non è
onorato nella propria patria (Gv 4, 43-44). Gesù non lasciò dopo due
giorni la Samaria perché non vi era stato onorato: non era la Samaria
la sua patria, ma la Galilea. Ma, dopo aver lasciato così presto
quella regione per venire in Galilea, dov'egli era cresciuto, come
poteva affermare che un profeta non è onorato nella sua patria? Mi
sembra che sarebbe risultato più evidente che un profeta non è
onorato nella sua patria, se egli fosse rimasto in Samaria, anziché
tornare in Galilea.
2. La vostra Carità si renda conto che ci si presenta un mistero non
trascurabile, che io cercherò di esporvi con l'aiuto e il
suggerimento del Signore. Conoscete i termini del problema: ora si
tratta di cercarne la soluzione. Ma vogliamo richiamarlo per
stimolare in voi il desiderio della soluzione. Lo ha sollevato la
frase dell'evangelista: Gesù stesso aveva attestato che un profeta
non è onorato nella sua patria. Spinti da questa frase, ci rifacciamo
ad un'altra precedente per vedere a che scopo l'evangelista abbia
detto tale cosa, e vediamo che prima si parla del fatto che Gesù
lasciò la Samaria dopo due giorni, per tornare in Galilea. Ora io
domando all'evangelista: perché racconti che Gesù ha detto che nessun
profeta è onorato nella sua patria? forse perché dopo due giorni
lasciò la Samaria e tornò in Galilea? Vedrei infatti più coerente che
Gesù, non ricevendo onore nella sua patria, non si fosse affrettato a
raggiungerla lasciando la Samaria. Ma se non mi sbaglio, - e non mi
sbaglio perché è vero - l'evangelista vedeva meglio di me ciò che
racconta, meglio di me vedeva la verità, egli che la bevve dal cuore
del Signore. Si tratta, infatti, dell'evangelista Giovanni che, unico
fra tutti i discepoli, stava appoggiato sul petto del Signore (cf. Gv
13, 25), e che il Signore, affettuosissimo con tutti, amava più degli
altri (cf. Gv 21, 20). Dovrei dunque pensare che l'evangelista si sia
sbagliato e che io sono nel giusto? Che anzi, se davvero sono animato
da un sentimento di reverenza, ascolterò volentieri ciò che egli ha
detto per meritare di condividere la sua opinione.
[Condiscepoli in una medesima scuola.]
3. E così, o carissimi, accogliete la mia opinione: senza pregiudizio
per ogni altra migliore interpretazione vostra. Tutti noi abbiamo,
infatti, un solo maestro, e tutti siamo condiscepoli in una medesima
scuola. Il mio pensiero è questo: vedete voi se è vero, o se almeno
si accosta alla verità. Il Signore si fermò due giorni in Samaria e i
Samaritani credettero in lui; in Galilea, invece, era rimasto tanti
giorni e i Galilei non avevano creduto in lui. Ricordate e ripensate
a ciò che vi è stato letto e commentato ieri. Giunse in Samaria, dove
la prima ad annunciarlo fu quella donna, con la quale egli trattò
grandi misteri presso il pozzo di Giacobbe. I Samaritani, dopo averlo
visto e udito, credettero in lui, dapprima per le parole della donna
e poi, più fermamente e in maggior numero, per le parole stesse del
Signore. Così è scritto. Dopo essersi trattenuto colà due giorni [e
in questo numero di giorni sono misticamente raffigurati i due
precetti della carità nei quali sono riassunti tutta la Legge e i
Profeti (cf. Mt 22, 37-40), come ieri abbiamo ricordato], passò in
Galilea e giunse a Cana, dove aveva cambiato l'acqua in vino (cf. Gv
4, 46). E lì, quando cambiò l'acqua in vino, come scrive il medesimo
Giovanni, credettero in lui solo i suoi discepoli (cf. Gv 2, 1-11);
eppure la casa era piena d'invitati! Egli fece un miracolo così
grande, ma in lui credettero soltanto i suoi discepoli. Ora il
Signore torna in questa stessa città della Galilea. E c'era un
ufficiale regio, il cui figlio era ammalato ... si recò da lui e lo
pregava di scendere (in città o nella sua casa) a guarirgli il
figliolo; era, infatti, moribondo. Colui che pregava, non credeva?
Che cosa aspetti di sentire da me? Chiedi al Signore quel che pensava
di lui. Egli, infatti, alla preghiera di quell'uomo rispose: Se non
vedete segni e prodigi, non credete, dunque! (Gv 4, 46-48). Egli
rimprovera quell'uomo tiepido o freddo nella fede, se non addirittura
privo di fede, desideroso soltanto di vedere alla prova, attraverso
la guarigione del figlio, chi fosse il Cristo, quale fosse la sua
natura, quanta fosse la sua potenza. Abbiamo sentito la preghiera, ma
non vediamo la diffidenza del cuore; ce l'ha rivelata colui che ha
udito le parole e ha scrutato il cuore. Dal canto suo nel seguito
della sua narrazione, l'evangelista ci fa vedere che colui che voleva
che il Signore si recasse a casa sua per guarirgli il figlio, non
credeva ancora. Infatti, dopo che gli fu annunziato che il figlio era
guarito, e costatò che aveva cominciato a star meglio proprio
nell'ora in cui Gesù gli aveva detto: Va', il tuo figlio vive,
allora, credette - dice l'evangelista - lui e tutta la sua casa (Gv
4, 50 53). Ora, se credette lui con tutta la sua casa perché gli fu
annunziato che suo figlio stava bene, e confrontò l'ora precisata dai
servitori con quella in cui Gesù gli diede il preannuncio, vuol dire
che quando pregava non credeva ancora. I Samaritani non avevano
preteso alcun segno, avevano creduto unicamente sulla sua parola; i
concittadini di Gesù, invece, meritarono il rimprovero: Voi, se non
vedete segni e prodigi, non credete. Inoltre, dopo un così grande
miracolo credettero in lui solamente quell'ufficiale e la sua casa.
In Samaria, moltissimi avevano creduto ascoltando le sue parole: qui,
di fronte a quel miracolo, credette in lui solo quella casa dove
avvenne il miracolo. Quale insegnamento, o fratelli, il Signore vuole
che noi raccogliamo da questo fatto? La Galilea era allora la patria
del Signore, perché vi era cresciuto. Ma ora noi ci troviamo di
fronte ad un presagio, al preannuncio di qualche cosa: i prodigi,
infatti, non sono chiamati così a caso; è perché fanno presagire
qualcosa: prodigio corrisponde a porrodicium, che significa un
giudizio (iudicium) fatto prima (porro), cioè una previsione, un
presagio di cosa futura. Se dunque tutti questi fatti contenevano un
presagio del futuro, erano come predizioni di quanto sarebbe accaduto
in seguito. Ammettiamo per un momento che la patria del Signore
nostro Gesù Cristo secondo la carne (perché egli non ebbe patria in
terra se non secondo la carne che rivestì in terra), fosse il popolo
giudeo. Ecco che nella sua patria egli non è onorato. Considera ora
questo popolo giudeo, questa nazione dispersa in tutto il mondo,
strappata dalle sue radici; guarda quei rami stroncati, infranti,
dispersi, inariditi: e, stroncati quei rami, fu innestato l'olivo
selvatico (cf. Rm 11, 17). Che dice ora questa moltitudine di Giudei?
Dice: colui che voi onorate, colui che voi adorate, era fratello
nostro. E noi rispondiamo: Un profeta non è onorato in patria sua.
Essi videro il Signore Gesù camminare sulla terra, lo videro compiere
miracoli, illuminare i ciechi, aprire le orecchie ai sordi,
sciogliere la lingua ai muti, ridar vigore alle membra dei
paralitici; lo videro camminare sulle acque, comandare ai venti e ai
flutti, risuscitare i morti; lo videro compiere tanti segni, eppure
così pochi credettero. Mi rivolgo ora al popolo di Dio: noi, che in
così gran numero abbiamo creduto, quali miracoli abbiamo veduto?
Dunque, ciò che accadde allora era il presagio di ciò che ora accade.
I Giudei furono, e sono, simili ai Galilei, così come noi siamo
simili a quei Samaritani. Abbiamo udito il Vangelo, abbiamo aderito
al Vangelo e per mezzo del Vangelo abbiamo creduto in Cristo: non
abbiamo visto alcun prodigio, non pretendiamo alcun prodigio.
[Al posto dei rami stroncati.]
4. Benché fosse uno dei dodici eletti e santi, quel Tommaso che
pretendeva mettere il dito nel posto delle ferite era un israelita,
uno cioè del popolo del Signore. E il Signore lo rimproverò come
aveva rimproverato l'ufficiale regio. A questi aveva detto: Voi, se
non vedete segni e prodigi, non credete. A Tommaso disse: Hai
creduto, perché hai veduto (Gv 20, 29). Il Signore si era recato dai
Galilei dopo essere stato presso i Samaritani. Questi avevano creduto
alla sua parola senza aver assistito ad alcun miracolo. E presto li
lasciò, sicuro della fermezza della loro fede, perché, se egli se ne
andava, non li privava della sua presenza divina. Perciò, quando il
Signore disse a Tommaso: Vieni, metti qua la tua mano, e non voler
essere incredulo ma fedele, e quello esclamò, dopo aver toccato il
posto delle ferite: Signor mio, e Dio mio, il Signore lo rimproverò:
Hai creduto, perché hai veduto (Gv 20, 27-29). E perché questo?
Perché un profeta non è onorato nella sua patria. Ma siccome questo
profeta presso gli stranieri viene onorato, ecco la dichiarazione:
Beati quelli che credono senza aver veduto (Gv 20, 29). Questa
beatitudine è per noi; è in noi che il Signore si è degnato
realizzare ciò che allora esaltò. Quelli che lo crocifissero lo
videro e lo palparono, e così pochi credettero; noi non abbiamo visto
e non abbiamo toccato con mano: abbiamo udito e abbiamo creduto.
Possa realizzarsi in noi fino alla perfezione la beatitudine che egli
ha promesso qui, ora, perché siamo stati preferiti alla sua patria;
nel secolo futuro, poiché siamo stati innestati al posto dei rami
stroncati.
5. Il Signore fece capire che avrebbe stroncato quei rami e che
avrebbe innestato l'olivo selvatico quando rimase commosso per la
fede del centurione. Il centurione gli disse: Non son degno che tu
entri sotto il mio tetto, ma di' una parola e il mio servo sarà
guarito; poiché anch'io, benché sia un subalterno, ho sotto di me dei
soldati, e dico ad uno: "Vai" ed egli va; e a un altro: "Vieni" e
viene; e al mio servo: "Fa' questo" e lo fa. Il Signore, rivoltosi
alla folla che lo seguiva, disse: Vi dico: neppure in Israele ho
trovato tanta fede (Mt 8, 8-11; Lc 7, 6-9). Perché in Israele non
aveva trovato tanta fede? Perché un profeta non è onorato nella sua
patria. Non poteva dire, il Signore, a quel centurione ciò che disse
all'ufficiale regio: Va', il tuo figliolo vive (Gv 4, 50)? Notate la
differenza: questo ufficiale voleva che il Signore scendesse a casa
sua, mentre il centurione se ne riteneva indegno. Al centurione il
Signore dice: Io verrò a guarirlo (Mt 8, 7), all'ufficiale dice: Va',
il tuo figliolo vive. Ad uno promette una sua visita, all'altro
concede la guarigione con la sola parola. Eppure questi pretendeva
che il Signore andasse da lui, quello non si reputava degno di tanto
onore. In un caso il Signore cede alla pressione, nell'altro si
arrende all'umiltà. All'ufficiale sembra voler dire: Va', il tuo
figliolo vive, non mi tediare oltre; voi, se non vedete segni e
prodigi, non credete; tu pretendi che io venga personalmente in casa
tua, quando è sufficiente che io comandi con la parola; non
pretendere segni per credere; il centurione, che è straniero, ha
ritenuto sufficiente la mia parola e ha creduto prima ancora che io
operassi, mentre voi, se non vedete segni e prodigi, non credete.
Allora, se è così, vengano stroncati i rami superbi e venga innestato
l'umile olivo selvatico; tuttavia, recisi quei rami e innestati
altri, rimanga la radice. Dove è la radice? Nei Patriarchi. La patria
di Cristo è infatti il popolo d'Israele, poiché secondo la carne egli
proviene da quel popolo; però la radice di quell'albero sono i santi
patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe. E dove sono adesso i
patriarchi? Sono nella pace presso Dio, grandemente onorati: è nel
seno di Abramo che il povero Lazzaro fu portato dopo la sua morte, ed
è nel seno di Abramo che lo vide, da lontano, il ricco superbo (cf.
Lc 16, 22-23). La radice dunque rimane, la radice viene esaltata. I
rami superbi meritarono di essere recisi e di inaridire, mentre
l'umile olivo selvatico è stato inserito al posto dei rami recisi
(cf. Rm 11, 17).
6. Vedi come vengono recisi i rami naturali e come viene innestato
l'olivo selvatico nel caso stesso del centurione, che ho voluto
ricordare per confrontarlo con l'ufficiale regio. In verità, - disse
il Signore - in verità vi dico, non ho trovato tanta fede in Israele;
perciò vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente. Come
si era esteso sulla terra l'olivo selvatico! Fino allora il mondo era
una selva aspra; ma, grazie all'umiltà, grazie a quel non son degno
che tu entri sotto il mio tetto, molti verranno dall'oriente e
dall'occidente. E quando verranno, che cosa sarà di loro? Perché se
verranno, vuol dire che sono già stati recisi dalla selva; e dove
saranno innestati perché non abbiano a inaridire? Siederanno a mensa -
dice il Signore - con Abramo, Isacco e Giacobbe. A quale banchetto?
Forse dove non ci sarà da vivere sempre, ma da bere molto? Siederanno
con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dove? Nel regno dei cieli. E che sarà
della discendenza della stirpe di Abramo? che sarà dei rami di cui
era denso l'albero? Saranno recisi, affinché quegli altri vengano
innestati. Ecco la prova che saranno recisi: I figli del regno
saranno cacciati fuori nelle tenebre (Mt 8, 11-12).
7. Sia onorato, dunque, presso di noi questo profeta che non è stato
onorato nella sua patria. Non è stato onorato nella patria in cui è
cresciuto: sia onorato nella patria che egli ha fondato. In quella il
Creatore di tutti è stato creato secondo la forma di servo; ed egli
stesso creò quella città in cui è stato creato, creò Sion, creò il
popolo giudeo; egli stesso fondò Gerusalemme, essendo il Verbo di Dio
presso il Padre: tutto fu fatto per mezzo di lui, e senza di lui
nulla fu fatto. Di quell'uomo, dunque, di cui oggi abbiamo sentito
parlare, unico mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù
(cf. 1 Tim 2, 5), anche il salmo aveva già parlato cantando: Un uomo
chiamerà Sion sua madre (Sal 86, 5). Un uomo, mediatore tra Dio e gli
uomini, chiama Sion sua madre. Perché chiama Sion sua madre? Perché è
da Sion che ha ricevuto la carne, è da Sion che discende la vergine
Maria, nel cui grembo rivestì la forma di servo, nella quale si degnò
apparire tra noi umilissimo. Un uomo chiama Sion sua madre, e
quest'uomo che dice madre a Sion è stato fatto in essa, l'uomo che in
essa fu fatto. Come Dio era prima di essa, come uomo fu fatto in
essa. Quest'uomo che nacque in essa, ne è il fondatore, non in quanto
umilissimo, ma in quanto Altissimo (Sal 8, 5). Come uomo fatto in lei
è umilissimo, perché il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi. Ed
egli stesso, come Altissimo, l'ha fondata, perché in principio era il
Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio; tutto per mezzo
di lui fu fatto (Gv 1, 14 1 3). Poiché, dunque, egli ha fondato
questa patria, è giusto che in essa sia onorato. La patria in cui è
stato generato lo ha rifiutato: lo accolga la patria che egli ha
rigenerato.