Chi non sente il desiderio di attuare la propria vocazione, qualunque
essa sia, e vivere la vita in pienezza? Chi non ha mai sognato di
giungere alla piena identità con se stesso, con il proprio essere?
Acquistare la piena maturità in Cristo è l'anelito segreto di ogni
cristiano. E proprio questo desiderio di pienezza di vita che spinge
l'uomo a porsi in cammino e a intraprendere il "santo viaggio" verso
la completa attuazione di ciò a cui è chiamato.
Come riamare Dio da cui ci scopriamo immensamente amati? Ci sarà un
modo semplice e attuale per compiere l'itinerario di crescita
spirituale a cui il Vangelo ci chiama, e così giungere a rispondere
all'Amore con quella pienezza di amore a Dio che è la santità e
l'integrale maturità umana di tutta la persona.
Sì, il modo c'è! Ed e semplice e sicuro e attuale oggi più che mai. È
racchiuso in una parola del Vangelo: "Non chiunque mi dice, Signore,
Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del
Padre mio che è nei cieli,, (Mc 13, 31). In questo conformarsi al
volere del Padre si attua la risposta d'amore. "Chi osserva la sua
parola - scrive Giovanni riferendosi alla rivelazione di Gesù -, in
lui l'amore di Dio è veramente perfetto" ( 1 Gv 2, 5). Non conta
tanto dire di sì a parole. Importano i fatti, come ci insegna Gesù
nella parabola dei due figli (cf. Mc 21, 28-31). Si mostra l'amore
facendo la volontà di Dio nel presente, vivendo con interezza il
quotidiano, compiendo per amore e con sincerità, per Iddio, quanto
attimo per attimo ci è suggerito dallo Spirito attraverso la Parola
di Dio, le circostanze di ogni giorno, i doveri e le condizioni della
nostra vita, i piccoli gesti abituali... Scegliere Dio è scegliere
ciò che lui vuole.
È qui che forse possiamo ritrovare finalmente la semplicità del
vivere evangelico. È questo anche l'insegnamento dei più grandi
mistici che, pur sperimentando fenomeni spirituali straordinari,
sapevano bene che la perfezione non consiste nel far miracoli o
nell'operare in modo straordinario, ma - come scrive ad esempio san
Paolo della Croce - "in essere perfettissimamente unito alla
santissima volontà di Dio, e chi è più unito e trasformato in questo
divinissimo beneplacito, quello è il più umile, il più povero di
spirito, il più perfetto, il più santo".
Con la semplicità e la profondità che gli sono proprie, anche il
Curato d'Ars non esitava ad affermare che "la santità non consiste
nel fare grandi cose, ma nel compiere fedelmente i comandi di Dio e
nell'adempiere i doveri dello stato in cui il buon Dio ci ha messi".
Ed ancora recentemente, Paolo Vl confermava la validità di questa
strada per l'uomo di oggi, quando diceva: "La santità a noi richiesta
non è quella dei miracoli, cioè dei fenomeni straordinari, ma quella
della volontà buona e ferma che, in ogni vicenda ordinaria del vivere
comune, cerca la dirittura logica della ricerca della volontà di
Dio".
Come riamare l'Amore? Facendo cio che a lui piace! Santità e volontà
di Dio sono quindi sinonimi, anche se il termine volontà di Dio va
compreso in tutta la sua profondità. Come tante altre parole del
vocabolario cristiano, anche questa espressione ha perduto il suo
smalto, divenendo spesso scialba, antiquata, fino ad assumere una
patina opaca. Spesso è purtroppo sinonimo di rassegnazione o ha fatto
da copertura all'ingiunzione autoritaria della volontà di un uomo su
altri uomini. Occorre riscoprirla per quello che veramente è:
l'incontro tra Dio e l'uomo, la manifestazione che Dio fa di se
stesso, e la piena conformazione dell'uomo, in tutto il suo essere,
al Dio che rivelandosi si comunica.
Dio ha su ciascuno un disegno d'amore: da sempre l'ha pensato,
voluto, amato. Un disegno che si svela progressivamente nel tempo
attraverso un rapporto dialogico nel quale, a mano a mano che si
aderisce al suo progetto d'amore, si prende coscienza di come Dio ci
ha pensati. Creati nel Figlio, ognuno di noi è, nel profondo della
sua persona, verbo nel Verbo, parola nella Parola. Per conoscersi
occorre quindi rispecchiarsi nella Parola, che si è dispiegata nelle
parole del Vangelo. Vivendo il Vangelo, rievangelizzandoci, entriamo
in comunione con la Parola originaria e archetipa, e anche la nostra
parola prende consistenza. La volontà di Dio non è allora
un'imposizione esteriore, arbitraria. È piuttosto il fiorire della
nostra più autentica personalità fino a diventare quel verbo d'amore
che il Padre da sempre ha pronunciato nel suo Verbo divino. È un
rapporto con Dio, un dialogo. Lui mi parla, si svela e mi svela. Io
gli rispondo adeguandomi a lui, divenendo come mi ha pensato nel suo
disegno d'amore. Si intesse così tutto un legame, sempre più
profondo, attraverso il quale io mi realizzo pienamente in una
crescita continua che mi porta a diventare quel capolavoro che Dio da
sempre ha visto e custodito in sé. Fare la volontà di Dio è l'opposto
dell'alienazione: è il pieno ritrovamento di se stessi.
La parola di Dio che sono io, proprio perché parola nella Parola, non
è mai disgiunta dalle altre parole che Dio ha pronunciato nel suo
amore fecondo e inesauribile. II mio disegno è parte di un disegno
più vasto che mi pone in rapporto con gli altri, con le persone con
cui vivo, con l'umanità intera, ma anche con gli angeli e con i santi
che già dimorano nel seno del Padre. Quando infatti Dio ci pensa, non
ci pensa separati dagli altri: ci vede tutti come membri della sua
grande famiglia, legati gli uni agli altri, in dono gli uni verso gli
altri. Così la vocazione a riamare l'Amore ci pone in dialogo di
comunione con gli altri, cos) come ci pone in dialogo di comunione
con Dio. Donandoci e accogliendoci, in una costante
reciprocità, "usciamo" fuori da noi e diventiamo ciò che siamo
chiamati ad essere: il capolavoro pensato da Dio.