Gesù, sapendo che era ormai venuto il tempo di dar compimento alla
sua gloriosa Passione, disse: "L'anima mia è triste fino alla morte"
(Mt 26,38), e ancora: "Padre, se possibile passi da me questo calice"
(Mt 26,39). Con tali parole rivelatrici di un certo timore, egli
guariva condividendole le emozioni della nostra debolezza e aboliva,
sottomettendovisi, la paura della sofferenza da subire. È dunque in
noi che il Signore tremava del nostro terrore, di modo che, assumendo
la nostra debolezza e rivestendosene, vestì la nostra incostanza con
la fermezza scaturita dalla sua forza.
Egli, infatti, era disceso dal cielo in questo mondo come un
mercante ricco e benefattore, e, per un ammirabile scambio aveva
concluso un affare, prendendo ciò che apparteneva a noi, e accordando
ciò che era suo, dando l'onore per gli obbrobri, la guarigione per i
dolori, la vita per la morte; e lui che per sterminare i suoi
persecutori poteva avere a suo servizio più di dodicimila legioni di
angeli (cf. Mt 26,53), preferì meglio subire il nostro terrore
piuttosto che fare uso della propria potenza.
Quanto quella umiltà fosse di profitto per tutti i fedeli, il beato
apostolo Pietro lo sperimentò per primo, lui che, con la sua violenta
tempesta, l'assalto della crudeltà aveva scosso; con brusco
cambiamento, ritornò in sé e ritrovò la sua forza; attingendo il
rimedio nell'esempio, quel membro tremante indossò immediatamente la
fermezza del suo Capo. Il servo, in effetti, non poteva essere più
grande del suo Signore, né il discepolo più del Maestro (cf. Gv
15,20); e non avrebbe potuto vincere il terrore dell'umana fragilità,
se il vincitore della morte non avesse dapprima tremato. Il Signore
dunque guardò Pietro (cf. Lc 22,61), e, pur in mezzo alle calunnie
dei sacerdoti, alle menzogne dei testimoni, alle ingiurie di coloro
che lo colpivano e lo schernivano, incontrò il discepolo scosso da
quello sguardo che in anticipo aveva visto che sarebbe rimasto
turbato; la Verità penetrò in lui per scoprire il punto in cui il
cuore reclamava la correzione, era come se una non so quale voce del
Signore avesse detto: "Pietro, perché scappi? Perché ti rinchiudi in
te stesso? Ritorna a me, abbi fiducia, sono io (cf. Gv 21,23); questo
è il tempo della mia Passione, l'ora del tuo martirio non è ancora
venuta. Perché hai paura di ciò che anche tu supererai? Non lasciarti
sconcertare dalla debolezza che ho voluto assumere. Se io tremo, è in
proporzione di quanto prendo da te, ma tu, sii senza paura in
proporzione di quanto prendi da me".
(Leone Magno, Sermo 41 [54], 4-5)