Al crepuscolo della notte in cui consegnò se stesso, egli distribuì
il suo corpo e il suo sangue agli apostoli, ordinando loro di fare
altrettanto in memoria della sua Passione.
Eppure, colui che raccomandò ai suoi discepoli di non aver paura
della morte - "Non abbiate paura di coloro che uccidono il corpo" (Mt
10,28) -, come mai ha avuto paura della morte ed ha chiesto che il
calice si allontanasse da lui (cf. Mt 26,39)?...
Egli ha avuto paura, così come ha avuto fame e sete, si è affaticato
e ha dormito. Oppure, dice questo perché gli uomini non possano dire
nel mondo: È senza sofferenza e senza dolore che ha pagato i nostri
debiti. O anche, per insegnare ai discepoli ad affidare la propria
vita e la propria morte a Dio. In effetti, se colui che è saggio
della stessa sapienza di Dio ha chiesto ciò che per lui era bene,
quanto più occorre che gli ignoranti abbandonino la loro volontà a
colui che sa tutto.
A meno che, per diffondere con la sua Passione la consolazione nei
discepoli, egli non abbia voluto entrare nel loro sentimento,
proponendosi come esempio, ed assunse in sé la loro paura, affinché
la somiglianza della sua anima mostrasse che non bisogna gloriarsi
della morte prima di averla subita. In effetti, se colui che non teme
ha avuto paura ed ha chiesto di essere liberato, sapendo che ciò era
impossibile, quanto più è necessario che gli altri perseverino nella
preghiera prima della tentazione, per esserne liberati quando essa si
presenta.
Infine, forse, perché nell'ora della tentazione le nostre anime sono
tormentate in tutti i sensi e i nostri pensieri divagano, egli è
rimasto in preghiera per insegnarci che è necessario pregare contro i
complotti e le insidie del demonio, per poter padroneggiare con una
preghiera incessante i dispersi pensieri. O semplicemente, è per
confortare coloro che hanno paura della morte che egli ha esternato
la propria paura, perché essi sappiano che tale paura non li induce
in peccato se essa non perdura a lungo. "Non la mia, o Padre, ma la
tua volontà sia fatta" (Lc 22,42), ossia che io muoia per ridare la
vita a molti (cf. Is 53,11).
(Efrem, Diatessaron, 20, 3-7)