Dalle "Omelie sulla seconda lettera ai Corinzi" di san Giovanni
Crisostomo, vescovo
(Om. 14,1-2; PG 61,497-499)
Sovrabbondo di gioia in ogni tribolazione
Paolo riprende il discorso sulla carità, moderando l'asprezza del
rimprovero. Dopo avere infatti biasimato e rimproverato i Corinzi per
il fatto che, pur amati, non avevano corrisposto all'amore, anzi
erano stati ingrati e avevano dato ascolto a gente malvagia, mitiga
il rimprovero dicendo: "Fateci posto nei vostri cuori" (2Cor 7,2)
cioè, amateci. Chiede un favore assai poco gravoso, anzi più utile a
loro che a lui. Non dice "amate", ma con squisita
delicatezza: "Fateci posto nei vostri cuori". Chi ci ha scacciati,
sembra chiedere, dai vostri cuori? Chi ci ha espulsi? Per quale
motivo siamo stati banditi dal vostro spirito? Dato che prima aveva
affermato: "È nei vostri cuori invece che siete allo stretto" (2Cor
6,12), qui esprime lo stesso sentimento dicendo: "Fateci posto nei
vostri cuori". Così li attira di nuovo a sé. Niente spinge tanto
all'amore chi è amato quanto il sapere che l'amante desidera
ardentemente di essere corrisposto. "Vi ho già detto poco fa,
continua, che siete nel nostro cuore per morire insieme e insieme
vivere" (2Cor 7,3). Espressione massima dell'amore di Paolo: benché
disprezzato, desidera vivere e morire con loro. Siete nel nostro
cuore non superficialmente, in modo qualsiasi, ma come vi ho detto.
Può capitare che uno ami, ma fugga al momento del pericolo: non è
così per me. "Sono pieno di consolazione" (2Cor 7,4). Di quale
consolazione? Di quella che mi viene da voi: ritornati sulla buona
strada mi avete consolato con le vostre opere. È proprio di chi ama
prima lamentarsi del fatto che non è amato, poi temere di recare
afflizione per eccessiva insistenza nella lamentela. Per questo
motivo aggiunge: "Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia". In
altre parole: sono stato colpito da grande dispiacere a causa vostra,
ma mi avete abbondantemente compensato e recato gran sollievo; non
avete solo rimosso la causa del dispiacere, ma mi avete colmato di
più abbondante gioia. Paolo manifesta la sua grandezza d'animo non
fermandosi a dire semplicemente "sovrabbondo di gioia", ma
aggiungendo anche "in ogni mia tribolazione". E così grande il
piacere che mi avete arrecato che neppure la più grande tribolazione
può oscurarlo, anzi è tale da farmi dimenticare con l'esuberanza
della sua ricchezza, tutti gli affanni che mi erano piombati addosso
e ha impedito che io ne rimanessi schiacciato.