Non c`è una sola forma di virtù. Nell`esempio di Marta e di Maria ci viene
mostrata nelle opere della prima, la devozione attiva, e in quelle della seconda
la religiosa attenzione dell`anima alla Parola di Dio: se questa attenzione è
conforme alla fede, essa passa avanti alle stesse opere, secondo quanto sta
scritto: "Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta" (Lc
10,42).
Cerchiamo quindi di avere anche noi ciò che non ci può essere tolto, porgendo
alla parola del Signore una diligente attenzione, non distratta: capita anche ai
semi della parola celeste di essere portati via, se sono seminati lungo la
strada.
Stimoli anche te, come Maria, il desiderio di sapere: è questa la piú grande,
piú perfetta opera. Che la cura del ministero non distragga dalla conoscenza
della parola celeste. E non rimproverare né giudicare oziosi coloro che si
dedicano alla ricerca della sapienza. Salomone il pacifico infatti ha cercato di
coabitare con la sapienza.
Marta non è certo rimproverata per i suoi buoni servigi; ma Maria ha la
preferenza, perché ha scelto per sé la parte migliore. Gesú dispone infatti di
molti beni, e molti ne elargisce: e cosí la piú sapiente delle due donne ha
scelto ciò che ha riconosciuto principale.
Del resto, gli apostoli non giudicarono miglior cosa abbandonare la Parola di
Dio per servire alla mensa (cf. At 6,2) ma erano opera di sapienza ambedue le
cose, tanto che fu Stefano, ricolmo di sapienza, a essere scelto come ministro
(cf. At 6,5). Ed ecco, è necessario che colui che serve obbedisca a colui che
insegna, e questi esorti e rianimi il ministro.
Uno è infatti il corpo della Chiesa, anche se diverse sono le membra: ciascuno
ha bisogno dell`altro. "L`occhio non può dire alla mano: non desidero l`opera
tua, né può dire cosí il capo ai piedi" (1Cor 12,12ss), né l`orecchio può negare
di far parte del corpo. Anche se tra le membra alcune sono piú importanti,
tuttavia le altre sono necessarie.
La sapienza risiede nel capo, l`attività nelle mani: infatti gli occhi del
sapiente sono nel suo capo, perché veramente sapiente è colui il cui spirito è
in Cristo e il cui occhio interiore si innalza verso l`alto. Perciò "l`occhio
del sapiente è nel suo capo" (Qo 2,14), quello dello stolto nel suo calcagno.
(Ambrogio, In Luc., 7, 85-86)
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