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Fine e perfezione della preghiera
Essendo [Gesú] la fonte inviolabile della santità, non aveva bisogno per
ottenere la purificazione dell`aiuto della segregazione dal mondo e del soccorso
della solitudine esteriore... e tuttavia "si ritirò solo sul monte a pregare"
(Mt 14,23). Volle con ciò insegnarci, dandocene l`esempio, che anche noi, se
vogliamo consultare Dio con cuore puro e integro negli affetti, dobbiamo del
pari appartarci da ogni inquietudine e confusione delle folle, affinché, pur
dimoranti ancora nel corpo, possiamo gustare in certa misura quella beatitudine
che è promessa in futuro ai santi, e sia possibile almeno in parte per noi che
"Dio sia tutto in tutti" (1Cor 15,28).
Allora, infatti, si potrà dire perfettamente adempiuta in noi quella preghiera
rivolta al Padre dal nostro Salvatore a favore dei suoi discepoli: "Perché
l`amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro" (Gv 17,26), e
ancora: "Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te,
siamo anch`essi in noi una cosa sola" (Gv 17,21). Quando quell`amore perfetto,
con il quale egli ci ha amato per primo (cf.1Gv 4,10), sarà trasfuso anche
nell`affetto del nostro cuore, sarà compiuta questa preghiera del Signore che
noi crediamo non possa in alcun modo venir cancellata.
Se cosí avverrà, dato che ogni amore, ogni desiderio, ogni impegno, ogni sforzo,
ogni nostro pensiero, tutto ciò che vediamo, quel che diciamo, quanto operiamo e
speriamo avrà Dio come fine, l`unità che è ora del Padre con il Figlio, e del
Figlio con il Padre, sarà trasfusa nei nostri sensi e nella nostra mente. E come
Dio ci ama di un amore puro e sincero, anche noi saremo uniti a lui da carità
perpetua e inseparabile; uniti a lui in tal modo, qualunque cosa speriamo,
pensiamo o parliamo, sarà Dio; in lui, infatti, raggiungeremo quel fine di cui
abbiamo parlato e che lo stesso Signore pregando auspica che si compia in noi:
"Che tutti siano una cosa sola, come noi siamo una cosa sola, io in loro e tu in
me, affinché siano anch`essi perfetti nell`unità" (Gv 17,22-23). E inoltre:
"Padre, voglio che quelli che mi hai dato, dove sono io, siano anche loro con me
(ibid.)". Questo il destino del solitario [monaco], tale deve essere il suo
intento, sí da meritare di possedere in questo corpo mortale un`immagine della
futura beatitudine, avere quaggiú in qualche modo una caparra della celeste
conversazione e della gloria che qui ha il suo inizio.
(Giovanni Cassiano, Collationes, 10, 6 s.)
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
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"Mario" <dioama@...>
dioama
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