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Mi verrebbe meno il giorno, se volessi elencare gli studi di quelli che
s`interessano del Vangelo e quanto esso si adatti a tutti. Pensa a te stesso;
sii sobrio, ascolta i consigli, controlla il presente, prevedi il futuro. Non
trascurare, per indolenza, il presente e non t`illudere d`aver già in mano cose
future, che ancora non sono e forse non si avvereranno mai. Non è questa la
malattia propria dei giovani, che per leggerezza dimente credono di avere già le
cose che sperano? Infatti in un momento di riposo o nella pace della notte
costruiscono delle immagini di cose inesistenti e si ripromettono splendore di
vita,illustri matrimoni, figli fortunati, lunga vecchiaia, tributi di onore.
Poi, incapaci come sono di fermarsi a una qualsiasi speranza si lasciano
trasportare dall`ardore del loro animo alle cose piú grandi della terra.
Comprano case belle e grandi e le riempiono di preziosa e vaga suppellettile; e
aggiungono tutto quanto è fuori del mondo. Aggiungono greggi, folle di servi,
magistrature civili, principati, comandi militari, guerre, trofei, regno.
Passate queste cose in rassegna, per eccesso di stoltezza, credono presenti
queste cose sperate e se le vedono già innanzi ai piedi. E` la malattia
dell`ignavo, veder nella veglia gli oggetti d`un sogno. Per reprimere questa
sfrenatezza di mente, la Scrittura enunzia il sapiente precetto: "Pensa a te
stesso" e non promette mai ciò che non esiste e dirige le cose presenti alla tua
utilità. Penso che il legislatore si sia servito di questo monito, per eliminare
un tal vizio dalle abitudini degli uomini. Perché a noi è piú facile curiosare
nelle cose altrui, che pesare le proprie cose. Perciò finiscila di andare a
scovare nei mali altrui, guardati dal frugare nelle malattie altrui, volgi gli
occhi e scruta te stesso. Non son pochi coloro che, secondo la parola del
Signore (Mt 7,3), vedono la pagliuzza nell`occhio del fratello e non s`accorgono
della trave che è nel loro occhio. Non cessar mai di esaminarti se la tua vita
si attiene al precetto; ciò che è intorno a te, non lo guardare, perché non ti
si presenti l`occasione di imitare quel fariseo, che giustificava se stesso e
disprezzava il pubblicano (Lc 18,11). Chiediti sempre se hai peccato in
pensieri, se la lingua sia stata troppo facile, se la mano sia stata temeraria.
E se troverai che hai peccato molto (e lo troverai, perché sei uomo), usa le
parole del pubblicano: "Dio, abbi pietà di me peccatore" (Lc 18,13). Bada a te
stesso. Questa parola ti starà bene nel felice successo, quando la tua nave è
portata dalla corrente, e ti gioverà nei momenti difficili, in modo che non
diventi orgoglioso nel fasto e non disperi nell`avversità. Ti senti grande
perché sei ricco? T`inorgoglisci per la nobiltà deituoi antenati? Ti glorii
della tua nazione, bellezza, onori ricevuti? Pensa a te stesso: Sei mortale;
vieni dalla terra e tornerai nella terra (Gen 3,19)
(Basilio di Cesarea, Hom. "Attende tibi ipsi", 5)
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