NON PUÒ AVERE DIO PER PADRE CHI NON HA LA CHIESA PER MADRE
Ma bisogna guardarsi non solamente dagli inganni sfacciatamente evidenti, ma
anche da quelli astutamente scaltri. Il nemico, svelato ed umiliato dalla
venuta di Cristo, dopo che la luce si diffuse sulle genti e lo splendore di
salvezza rifulse per la liberazione degli uomini, sì che i sordi riescono ad
ascoltare la grazia spirituale, aprono gli occhi a Dio i ciechi, gli infermi
riacquistano l'eterna salute, gli zoppi corrono alla Chiesa, e i muti innalzano
preghiere con voce squillante, ha concepito un'astuzia singolarmente scaltra,
vedendo l'abbandono degli idoli e dei suoi templi e la gran folla dei credenti:
quella di ingannare gli imprudenti insinuandosi nell'interno della comunità
cristiana: ha escogitato eresie e scismi con cui abbattere la fede, corrompere
la verità, spezzare l'unità. Così raggira abilmente coloro che non riesce più a
trattenere nelle tenebre della vecchia via di menzogna e li strappa dal seno
della Chiesa spingendoli su una nuova via ingannevole: mentre si illudono di
essersi ormai avvicinati alla luce e di essere sfuggiti alla notte del mondo, di
nuovo li avvolge, ignari, in altre tenebre, sì da chiamarsi cristiani, pur non
osservando il Vangelo di Cristo e la sua legge, e da ritenere di aver la luce,
pur camminando nelle profonde oscurità. Il nemico inganna così con lusinghe
poiché assume l'aspetto, come dice l'apostolo, "di angelo di luce e traveste i
suoi ministri in ministri di giustizia" (2 Corinzi 11,14-15)...
La sposa di Cristo non sarà mai adultera: essa è incorruttibile e pura, una sola
casa conosce; con casto pudore custodisce la santità di un solo talamo. Lei ci
conserva per Dio. Lei destina al Regno i figli che ha generato. Chiunque,
separandosi dalla Chiesa, ne sceglie una adultera, viene a tagliarsi fuori dalle
promesse della Chiesa: chi abbandona la Chiesa di Cristo, non perviene certo
alle ricompense di Cristo. Costui sarà un estraneo, un profano, un nemico. Non
può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre. Se si fosse potuto
salvare chi era fuori dall'arca di Noè si salverebbe anche chi è fuori della
Chiesa.
Ecco quanto il Signore ci dice ammonendoci: «Chi non è con me, è contro di me e
chi non raccoglie con me, disperde» (Matteo 12, 30). Chi spezza la concordia, la
pace di Cristo è contro Cristo e chi raccoglie fuori della Chiesa disperde la
Chiesa di Cristo. II Signore dice: «Io e il Padre siamo uno» (Giovanni 10, 30).
E ancora sta scritto del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo: «E i tre sono
uno (1 Giovanni 5,7) ». Ebbene può forse esserci qualcuno che crederà si possa
dividere l'unità della Chiesa, questa unità che viene dalla stabilità divina e
che è legata ai misteri celesti, e penserà che si possa dissolvere per la
divergenza di opposte volontà. Chi non si tiene in questa unità non si tiene
nella legge di Dio, non si tiene nella fede del Padre e del Figlio, non si tiene
nella vita e nella salvezza.
Questo mistero dell'unità, questo vincolo di concordia indivisibile, ci è
indicato chiaramente nel vangelo là dove si parla della tunica del Signore Gesù
Cristo: essa non è per niente divisa né strappata; ma si gettano le sorti sulla
veste di Cristo, sicché chi dovrà rivestirsi di Cristo riceva la veste intatta e
possieda indivisa e integra quella tunica. Cosi leggiamo nella divina Scrittura:
«Quanto poi alla tunica, poiché era senza cuciture dall'alto al basso e tessuta
d'un pezzo, si dissero a vicenda: non stracciamola ma tiriamola a sorte a chi
tocchi» (Giovanni 19, 23). Lui porta l'unità che viene dall'alto, che viene cioè
dal cielo e dal Padre: tale unità non poteva essere affatto divisa da chi la
ricevesse in possesso, conservandosi tutta intera e assolutamente indissolubile.
Non può possedere la veste di Cristo chi lacera e separa la Chiesa di Cristo.
Cipriano, L'unità della chiesa cattolica, III-VI-VII
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