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Resurrezione di Lazzaro (Cromazio di Aquileia)   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #319 di 467 |
Il Signore disse dunque ai suoi discepoli, come avete udito carissimi, nella
presente lettura: "Lazzaro, l`amico nostro, dorme ma io vado a risvegliarlo" (Gv
11,11). Il Signore disse bene. "Lazzaro, l`amico nostro, dorme," perché in
realtà egli stava per risuscitarlo da morte come da un sonno. Ma i discepoli,
ignorando il significato delle parole del Signore, gli dicono: "Signore, se
dorme, guarirà" (Gv 11,12). Allora in risposta "disse loro chiaro: Lazzaro è
morto, ma sono contento per voi di non essere stato là affinché crediate" (Gv
11,14-15). Se il Signore qui afferma di rallegrarsi per la morte di Lazzaro in
vista dei suoi discepoli, come si spiega che in seguito pianse sulla morte di
Lazzaro? (cf.Gv 11,35). Occorre, al riguardo, badare al motivo della sua
contentezza e delle sue lacrime. Il Signore si rallegrava per i discepoli,
piangeva per i Giudei. Si rallegrava per i discepoli, perché con la risurrezione
di Lazzaro egli sapeva di confermare la loro fede nel Cristo; ma piangeva per
l`incredulità dei Giudei, perché neppure di fronte a Lazzaro risorto avrebbero
creduto a Cristo Signore. O forse il Signore pianse per cancellare con le sue
lacrime i peccati del mondo. Se le lacrime versate da Pietro poterono lavare i
suoi peccati, perché non credere che i peccati del mondo siano stati cancellati
dalle lacrime del Signore? In effetti, dopo il pianto del Signore, molti fra il
popolo dei Giudei credettero. La tenerezza della bontà del Signore vinse in
parte l`incredulità dei Giudei e le lacrime da lui teneramente versate
addolcirono i loro cuori ostili. E forse per questo la presente lettura ci
riferisce l`uno e l`altro sentimento del Signore, cioè la sua gioia e il suo
pianto, perché "chi semina nelle lacrime", com`è scritto, "mieterà nella gioia"
(Sal 125,5). Le lacrime del Signore sono dunque la gioia del mondo: infatti per
questo egli versò lacrime, perché noi meritassimo la gioia. Ma ritorniamo al
tema. Disse dunque ai suoi discepoli: "Lazzaro, l`amico nostro, è morto; ma io
sono contento per voi di non essere stato là, affinché crediate". Rileviamo
anche qui un mistero: come il Signore può dire di non essere stato là [dove
Lazzaro era morto]? Infatti quando dice chiaramente: "Lazzaro è morto" dimostra
all`evidenza di essere stato lí presente. Né il Signore avrebbe potuto parlare
cosí, dal momento che nessuno l`aveva informato, se non fosse stato lí presente.
Come il Signore poteva non essere presente nel luogo dove Lazzaro era morto, lui
che abbraccia con la sua divina maestà ogni regione del mondo? Ma anche qui il
Signore e Salvatore nostro manifesta il mistero della sua umanità e della sua
divinità. Egli non si trovava lí con la sua umanità, ma era lí con la sua
divinità, perché Dio è in ogni luogo.

Quando il Signore giunse da Maria e da Marta, sorelle di Lazzaro, alla vista
della folla dei Giudei, chiese: "Dove l`avete messo?" (Gv 11,34). Forse che il
Signore poteva ignorare dove era stato posto Lazzaro, lui che, sebbene assente,
aveva preannunciato la morte di Lazzaro e che con la maestà del suo essere
divino è presente dappertutto? Ma il Signore, cosí facendo, si attenne a
un`antica sua consuetudine. Infatti, allo stesso modo chiese ad Adamo: "Adamo,
dove sei?" (Gen 3,9). Egli interrogò Adamo non perché ignorava dove si trovasse,
ma perché Adamo confessasse il suo peccato con le proprie labbra e potesse cosí
meritarne il perdono. Interrogò anche Caino: "Dov`è tuo fratello Abele"? ed egli
rispose: "Non so" (Gen 4,9). Dio non interrogò Caino quasi che non sapesse dove
si trovava Abele, ma per potergli imputare, sulla base della sua risposta
negativa il delitto commesso contro il fratello. Di fatto Adamo ebbe il perdono
perché confessò il peccato commesso al Signore che lo interrogava; Caino invece
fu condannato alla pena eterna, perché negò il suo delitto. Cosí anche nel
nostro caso, quando il Signore chiede: "Dove l`avete messo?" non pone la domanda
quasi che ignori dove sia stato sepolto Lazzaro, ma perché la folla dei Giudei
lo segua fino al suo sepolcro e, constatando nella risurrezione di Lazzaro la
divina potenza di Cristo, essi divengano testimoni contro sé stessi qualora non
credano a un miracolo cosí grande. Infatti il Signore aveva loro detto in
precedenza: "Se non credete a me, credete almeno alle mie opere e sappiate che
il Padre è in me e io sono in lui" (Gv 10,38). Quando poi giunse presso il
sepolcro, disse ai Giudei che stavano intorno: "Levate via la pietra" (Gv
11,39). Che dobbiamo dire? Forse che il Signore non poteva rimuovere la pietra
dal sepolcro con un semplice comando, lui che, con la sua potenza, ha rimosso le
sbarre degli inferi? Ma il Signore ha ordinato agli uomini di fare ciò che era
nelle loro possibilità; ciò che invece appartiene alla virtù divina, lo ha
manifestato con la propria potenza. Infatti rimuovere la pietra dal sepolcro è
possibile alle forze umane, ma richiamare un`anima dagli inferi è solo in potere
di Dio. Ma, se l`avesse voluto, avrebbe potuto rimuovere facilmente la pietra
dal sepolcro con una sola parola chi con la sua parola creò il mondo.

Quand`ebbero dunque rimosso la pietra dal sepolcro, il Signore disse a gran
voce: "Lazzaro, vieni fuori", dimostrando cosí di essere colui del quale era
stato scritto: "La voce del Signore è potente, la voce del Signore è maestosa"
(Sal 28,4), e ancora: "Ecco che darà una voce forte alla sua potenza" (Sal
67,34). Questa voce che ha subito richiamato Lazzaro dalla morte alla vita è
veramente una voce potente e maestosa, e l`anima fu restituita al corpo di
Lazzaro prima che il Signore avesse fatto uscire il suono della sua voce.
Sebbene il corpo fosse in un luogo e l`anima in un altro, tuttavia questa voce
del Signore restituí subito l`anima al corpo e il corpo obbedí all`anima. La
morte infatti fu rimossa alla voce di una cosí grande potenza. E nulla di
strano, certamente, che Lazzaro sia potuto risorgere per una sola parola del
Signore, quando ha dichiarato egli stesso nel Vangelo che quanti sono nei
sepolcri risorgeranno alla sola e unica parola, dicendo: "Viene l`ora in cui i
morti ascolteranno la voce del Figlio di Dio e risorgeranno" (Gv 5,25). Senza
dubbio, all`udire la parola del Signore, la morte avrebbe potuto allora lasciar
liberi tutti i morti, se non avesse capito che era stato chiamato soltanto
Lazzaro. Dunque, quando il Signore disse: "Lazzaro, vieni fuori, subito egli
uscí legato piedi e mani e la faccia ravvolta in un sudario" (Gv 11,44). Che
diremo qui ancora? Forse che il Signore non poteva spezzare le bende nelle quali
Lazzaro era stato sepolto, lui che aveva spezzato i legami della morte? Ma qui
il Signore e Salvatore nostro manifesta nella risurrezione di Lazzaro la duplice
potenza della sua operazione per tentare d`infondere almeno cosí la fede nei
Giudei increduli. Infatti non desta minor meraviglia veder Lazzaro poter
camminare a piedi legati che vederlo risuscitare dai morti...

(Cromazio di Aquileia, Sermo 27, 1-4)



[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Gio 10 Mar 2005 9:46 pm

dioama
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Inoltra Messaggio #319 di 467 |
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Il Signore disse dunque ai suoi discepoli, come avete udito carissimi, nella presente lettura: "Lazzaro, l`amico nostro, dorme ma io vado a risvegliarlo" (Gv...
Mario
dioama
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11 Mar 2005
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