Il Signore, nel passo del Vangelo che ci è stato letto oggi, parlando del suo
gregge e della porta per cui si entra nell`ovile, suggerisce un paragone, per
dimostrare la inutilità delle cose che fanno costoro, in quanto essi non sanno
per qual fine le compiono. Dicano pure i pagani: Noi viviamo rettamente. Se non
entrano per la porta, a che giova loro gloriarsene? Vivere rettamente deve
assicurare a ciascuno il dono di vivere per sempre: e a chi non è dato di vivere
per sempre, a che giova vivere rettamente? Costoro non possono neppure affermare
di vivere nel bene, se per cecità non conoscono il fine che deve avere una vita
onesta, oppure per orgoglio lo disprezzano. E nessuno può avere speranza vera e
certa di vivere in eterno, se non riconosce che Cristo è la vita, e non entra
per la porta nell`ovile...
Avete capito fratelli la profondità di tale qucstione. Io dico: "Il Signore
conosce i suoi" (2Tm 2,19). Li conosce nella sua prescienza, conosce i
predestinati. E` di Dio che l`Apostolo dice: "Quelli che ha distinti nella sua
prescienza, li ha anche predestinati a essere conformi all`immagine del Figlio
suo, affnché egli sia il primogenito tra molti fratelli. Coloro poi che ha
predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha anche
giustificati; e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati. Se Dio è per
noi, chi sarà contro di noi?" (Rm 8,29-31). E aggiunge anche: "Lui che neppure
risparmiò il suo Figlio, ma lo diede per tutti noi, come non ci accorderà ogni
altra cosa insieme con lui?" (Rm 8,32).
Di chi parla dicendo: noi? Parla di quelli che Dio ha conosciuti nella sua
prescienza, dei predestinati, dei giustificati, dei glorificati, e di questi
ancora dice: "Chi accuserà gli eletti di Dio?" (Rm 8,33). Dunque "il Signore
conosce i suoi": essi sono pecore. Qualche volta neppure essi sanno di esserlo,
ma lo sa il pastore, in forza di questa predestinazione, in forza della
prescienza di Dio, della scelta fatta tra le pecore prima della creazione del
mondo, secondo quanto ancora dice l`Apostolo: "come in lui prima della
fondazione del mondo ci ha eletti" (Ef 1,4). Secondo questa prescienza e
predestinazione di Dio, quante pecore fuori e quanti lupi dentro l`ovile! Cosí
come ci sono pecore dentro e lupi fuori. Cosa vuol dire che ci sono molte pecore
fuori? Vuol dire che molti, che ora sono preda della lussuria, saranno casti;
molti, che ora bestemmiano Cristo, crederanno in Cristo; molti, che si
ubriacano, saranno sobri; molti, che oggi rubano i beni altrui, doneranno i
propri! Ma, purtuttavia, ora ascoltano la voce estranea, e la seguono.
Ugualmente, molti che oggi dentro l`ovile levano lodi al Signore, lo
bestemmieranno, sono casti e saranno fornicatori, sono sobri, e poi affogheranno
nel vino, stanno in piedi e cadranno!...
Ma che diremo del mercenario? Egli non è certo considerato tra i buoni: "Il buon
pastore dà la sua anima per le pecore. Il mercenario, che non è il pastore, e
che non è proprietario delle pecore, vede venire il lupo e abbandona le pecore e
fugge; e il lupo rapisce e disperde le pecore" (Gv 10,11-12).
Il mercenario non fa qui la figura dell`uomo dabbene, ma tuttavia a qualcosa è
utile: non si chiamerebbe mercenario se non ricevesse una mercede da chi lo ha
assunto. Chi è dunque questo mercenario, che è insieme colpevole e utile? Che il
Signore, fratelli, ci illumini, in modo che noi si intenda chi è questo
mercenario, e non si divenga a nostra volta mercenari. Chi è dunque il
mercenario? Vi sono alcuni nella Chiesa che sono preposti in autorità, e di cui
l`apostolo Paolo dice: "Cercano gli interessi loro e non quelli di Cristo" (Fil
2,21). Che vuol dire: "cercano i loro interessi"? Vuol dire che il loro amore
per Cristo non è disinteressato, non cercano Dio per Dio; cercano vantaggi e
comodità temporali, sono avidi di denaro, desiderano gli onori terreni. Costoro
che amano queste cose e per esse servono Dio, sono dei mercenari; non si tengano
in conto di figli. Di essi il Signore dice: "In verità, vi dico che essi hanno
già ricevuto la loro ricompensa" (Mt 6,5)...
Ascoltate ora perché anche i mercenari sono necessari.
Molti sono coloro che nella Chiesa cercano vantaggi materiali, e tuttavia
annunziano Cristo e per loro mezzo la voce di Cristo si fa sentire. Li seguono
le pecore, che sentono non la voce del mercenario, ma per mezzo di questa la
voce del pastore. Ascoltate cosa dice lo stesso Signore di costoro: "Gli scribi
e i farisei sono seduti sulla cattedra di Mosè: fate ciò che dicono, ma non fate
ciò che fanno" (Mt 23,2). In altre parole, egli dice: Ascoltate la voce del
pastore per mezzo del mercenario. Sedendo sulla cattedra di Mosè, insegnano la
legge di Dio; quindi per loro mezzo Dio insegna. Ma se essi vogliono insegnare
le loro idee e non la Legge, non ascoltateli e non imitateli. Certamente costoro
cercano i loro interessi, e non quelli di Gesú Cristo; tuttavia nessun
mercenario ha mai osato dire al popolo di Cristo: occupati dei tuoi interessi e
non di quelli del Signore. Quanto egli fa di male, non lo annunzia dalla
cattedra di Cristo; il male che fa è nocivo certamente, ma non lo è il bene che
dice. Cogli l`uva, ma stai attento alle spine.
(Agostino, In Ioan. 45, 2.12; 46, 5 s.)
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