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"Chi ama il padre o la madre piú di me, non è degno di me; e chi ama il figlio o
la figlia piú di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e viene
dietro a me, non è degno di me" (Mt 10,37-38). Notate la dignità e l`autorità
del Maestro. Vedete come egli dimostra di essere il Figlio unico e legittimo del
Padre, ordinando agli uomini di rinunziare a tutto e di anteporre l`amore per
lui a ogni cosa. Non vi ordino soltanto -egli dice in sostanza - di preferire me
ai vostri amici o ai vostri parenti. Vi ordino qualcosa di piú, vi dico cioè che
se preferite la vostra anima, la vostra vita all`amore che mi dovete, siete ben
lontani dall`essere miei discepoli...
E se Paolo raccomanda con tanta cura ai figli di essere sottomessi ai genitori,
non stupitevene. Egli ordina di obbedire ai genitori solo in quelle cose che non
offendono l`amore di Dio. E` santo rendere ai genitori tutto l`onore e la
deferenza che loro è dovuta. Ma se essi esigono da noi quanto non è loro dovuto,
non si deve obbedir loro. Ecco perché Luca, citando le parole di Gesú, scrive:
"Se uno viene a me senza disamare il proprio padre e la madre, la moglie e i
figli, i fratelli, e persino la propria vita, non può essere mio discepolo" (Lc
14,26). Cristo non comanda di non amare in senso assoluto, perché ciò sarebbe
del tutto ingiusto; ma se i genitori e i parenti esigessero per sé un amore piú
grande di quello che nutriamo per lui, egli dice di detestarli per tale motivo.
Questo amore non ordinato, infatti, perderebbe sia colui che ama sia coloro che
sono cosí amati.
Gesú parla in tal modo per rendere al tempo stesso i figli piú forti, quando è
in causa l`amore di Dio, e i genitori, che volessero ostacolarli, piú miti e
ragionevoli. Costatando che Dio ha tale forza e potenza da attirare a sé i figli
degli uomini, separandoli dai loro genitori, questi ultimi desisteranno
dall`opporsi, ben comprendendo che tutti i loro sforzi in tal senso sarebbero
inutili. Ecco perché in questo passo Gesú si rivolge solo ai figli, e non
indirizza le sue parole anche ai padri, i quali, però, dalle sue parole sono
avvertiti di non tentare mai di allontanare da Dio i loro figli trattandosi di
impresa impossibile. Ma affinché i padri non rimangano indignati e non si
ritengano offesi da questo comando ch`egli rivolge ai giovani, osservate come
prosegue il suo discorso. Dopo aver detto "Se uno viene a me senza disamare il
proprio padre e la madre" aggiunge subito "e persino la propria vita". Credete
voi - egli dice in sostanza - che io vi chieda soltanto di rinunziare ai vostri
genitori, ai vostri fratelli, alle vostre sorelle, alle vostre spose? Non c`è
niente di piú strettamente unito all`uomo della sua vita: ebbene, se non
giungerete a disprezzare anche quella, io non vi considererò né vi tratterò
certo da amici, ma in modo del tutto contrario. E non chiede ai suoi discepoli
solo di disprezzare la propria vita, ma ingiunge loro di esporla alla guerra,
alle lotte, all`uccisione, al sangue.
"Chi non porta la sua croce e viene dietro a me, non può essere mio discepolo"
(Lc 14,27). Vuole insomma che noi siamo pronti non solo alla morte, ma anche a
una morte violenta e persino alla piú ignominiosa di tutte le morti. Non parla
ancora ai discepoli della sua passione, volendo che, ammaestrati prima da tali
insegnamenti, piú facilmente siano pronti ad accettarla quando dovranno sentirne
parlare. Come è possibile non ammirare il fatto che l`anima degli apostoli, dopo
tali predizioni, non si sia staccata dal corpo, dato che nel tempo presente si
preparavano per loro solo dolori e sofferenze, mentre la felicità che
attendevano era solo nelle loro speranze? Come hanno fatto a non scoraggiarsi e
a non perdersi d`animo? Non possiamo trovare altra spiegazione per questo
straordinario fatto se non la straordinaria potenza del Maestro e il grande
amore dei discepoli. Queste sono le ragioni per cui, pur vedendosi destinati a
soffrire tribolazioni ben piú aspre e terribili di quelle subite da grandi
uomini quali furono Mosè e Geremia, rimasero fedeli e si mostrarono pronti ad
affrontarle senza obiettare ed opporsi minimamente.
(Giovanni Crisostomo, In Matth. 35, 1 s.)
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
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"Mario" <dioama@...>
dioama
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