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I talenti (s.Giroloamo)   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #356 di 467 |



Sarà infatti come d`un uomo il quale, stando per fare un lungo viaggio,
chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti,
all`altro due, e a un altro uno solo: a ciascuno secondo la sua capacità" (Mt
25,14-15). Non v`è dubbio che quest`uomo, questo padrone di casa, è Cristo
stesso, il quale, mentre s`appresta vittorioso ad ascendere al Padre dopo la
Risurrezione, chiamati a sé gli apostoli, affida loro la dottrina evangelica,
dando a uno piú e a un altro meno, non perché vuol essere con uno piú generoso e
con l`altro piú parco, ma perché tiene conto delle forze di ciascuno (l`Apostolo
dice qualcosa di simile quando afferma di aver nutrito col latte coloro che non
erano ancora in grado di nutrirsi con cibi solidi) (cf. 1Cor 3,2). Infatti poi
con uguale gioia ha accolto colui che di cinque talenti, trafficandoli, ne ha
fatto dieci e colui che di due ne ha fatto quattro, considerando non l`entità
del guadagno, ma la volontà di ben fare. Nei cinque, come nei due e nell`unico
talento, scorgiamo le diverse grazie che a ciascuno vengono date. Oppure si può
vedere, nel primo che ne riceve cinque, i cinque sensi, nel secondo che ne ha
due, l`intelligenza e le opere, e nel terzo che ne ha uno solo, la ragione, che
distingue gli uomini dalle bestie.

"Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti, se ne andò a negoziarli e
ne guadagnò altri cinque" (Mt 25,16). Ricevuti cioè i cinque sensi terreni, li
raddoppiò acquisendo per mezzo delle cose create la conoscenza delle cose
celesti, la conoscenza del Creatore: risalendo dalle cose corporee a quelle
spirituali, dalle visibili alle invisibili, dalle contingenti alle eterne.

"Come pure quello che aveva ricevuto due talenti ne guadagnò altri due (Mt
25,17). Anche costui, le verità che con le sue forze aveva appreso dalla Legge
le raddoppiò nella conoscenza del Vangelo. O si può intendere che, attraverso la
scienza e le opere della vita terrena, comprese le caratteristiche ideali della
futura beatitudine.

"Ma colui che ne aveva ricevuto uno solo, andò a scavare una buca nella
terra e vi nascose il denaro del suo padrone" (Mt 25,18). Il servo malvagio,
dominato dalle opere terrene e dai piaceri del mondo, trascurò e macchiò i
precetti di Dio. Un altro evangelista dice che questo servo tenne la sua moneta
legata in una pezzuola (cf. Lc 19,20), cioè, vivendo nella mollezza e nelle
delizie, rese inefficiente l`insegnamento del padrone di casa.

"Ora, dopo molto tempo, ritornò il padrone di quei servi e li chiamò a
render conto. Venuto dunque colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò
altri cinque dicendo: «Signore, tu mi desti cinque talenti; ecco, io ne ho
guadagnati altri cinque»" (Mt 25,19-20). Molto tempo c`è tra l`Ascensione del
Salvatore e la sua seconda venuta. Ora, se gli apostoli stessi dovranno render
conto e risorgeranno col timore del giudizio, che dobbiamo mai far noi?

"E il padrone gli disse «Bene, servo buono e fedele; sei stato fedele nel
poco, ti darò autorità su molto: entra nella gioia del tuo Signore». Si presentò
poi l`altro che aveva ricevuto due talenti e disse: «Signore, tu mi desti due
talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due». Il suo padrone gli disse: «Bene,
servo buono e fedele; sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto:
entra nella gioia del tuo Signore» (Mt 25,21-23) . Ambedue i servi, e quello che
di cinque talenti ne ha fatto dieci e quello che di due ne ha fatto quattro,
ricevono identiche lodi dal padrone di casa. E dobbiamo rilevare che tutto
quanto possediamo in questa vita, anche se può sembrare grande e abbondante, è
sempre poco e piccolo a confronto dei beni futuri. «Entra - dice il padrone -
nella gioia del tuo Signore»: cioè ricevi quel che occhio mai vide, né orecchio
mai udí, né mai cuore d`uomo ha potuto gustare (cf.1Cor 2,9). Che cosa mai di
piú grande può essere donato al servo fedele, se non di vivere insieme col
proprio signore e contemplare la gioia di lui?

"Presentatosi infine quello che aveva ricevuto un solo talento, disse:
«Signore, so che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli
dove non hai sparso; ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento
sotto terra; ecco, prendi quello che ti appartiene» (Mt 25,24-25). Quanto sta
scritto nel salmo: A cercare scuse per i peccati (cf. Sal 141,4), si applica
anche a questo servo, il quale alla pigrizia e negligenza, ha aggiunto anche la
colpa della superbia. Egli che non avrebbe dovuto fare altro che confessare la
sua infingardaggine e supplicare il padrone di casa, al contrario lo calunnia, e
sostiene di aver agito con prudenza non avendo cercato alcun guadagno per timore
di perdere il capitale.

"Il suo padrone gli rispose: «Servo malvagio e infingardo, tu sapevi che
mieto dove non ho seminato e che raccolgo dove non ho sparso; potevi dunque
mettere il mio denaro in mano ai banchieri, e al ritorno io avrei ritirato il
mio con l`interesse. Toglietegli perciò il talento e datelo a colui che ne ha
dieci» (Mt 25,26-28). Quanto credeva di aver detto in sua difesa, si muta invece
in condanna. E il servo è chiamato malvagio, perché ha calunniato il padrone; è
detto pigro, perché non ha voluto raddoppiare il talento: perciò è condannato
prima come superbo e poi come negligente. Se - dice in sostanza il Signore -
sapevi che io son duro e crudele e che desidero le cose altrui, tanto che mieto
dove non ho seminato, perché questo pensiero non ti ha istillato timore tanto da
farti capire che io ti avrei richiesto puntualmente ciò che era mio, e da
spingerti a dare ai banchieri il denaro e l`argento che ti avevo affidato? L`una
e l`altra cosa significa infatti la parola greca arghyrion. Sta scritto: "La
parola del Signore è parola pura, argento affinato nel fuoco, temprato nella
terra, purificato sette volte" (Sal 12,7). Il denaro e l`argento sono la
predicazione del Vangelo e la parola divina, che deve essere data ai banchieri e
agli usurai, cioè o agli altri dottori (come fecero gli apostoli, ordinando in
ogni provincia presbiteri e vescovi), oppure a tutti i credenti, che possono
raddoppiarla e restituirla con l`interesse, in quanto compiono con le opere ciò
che hanno appreso dalla parola. A questo servo viene pertanto tolto il talento e
viene dato a quello che ne ha fatto dieci affinché comprendiamo che - sebbene
uguale sia la gioia dei Signore per la fatica di ciascuno dei due, cioè di
quello che ha raddoppiato i cinque talenti e di quello che ne ha raddoppiato due
- maggiore è il premio che si deve a colui che piú ha trafficato col denaro del
padrone. Per questo l`Apostolo dice: "Onora i presbiteri, quelli che sono
veramente presbiteri, e soprattutto coloro che s`affaticano nella parola di Dio
(1Tm 5,17). E da quanto osa dire il servo malvagio: «Mieti dove non hai seminato
e raccogli dove non hai sparso», comprendiamo che il Signore accetta anche la
vita onesta dei pagani e dei filosofi, e che in un modo accoglie coloro che
hanno agito giustamente e in un altro coloro che hanno agito ingiustamente, e
che infine, paragonandoli con quelli che hanno seguito la legge naturale,
vengono condannati coloro che violano la legge scritta.

"Poiché a chi ha, sarà dato e sarà nell`abbondanza, ma a chi non ha, sarà
tolto anche quello che crede di avere" (Mt 25,29). Molti, pur essendo per natura
sapienti e avendo un ingegno acuto, se però sono stati negligenti e con la
pigrizia hanno corrotto la loro naturale ricchezza, a confronto di chi invece è
un poco piú tardo, ma con il lavoro e l`industria ha compensato i minori doni
che ha ricevuto, perderanno i loro beni di natura e vedranno che il premio loro
promesso sarà dato agli altri. Possiamo capire queste parole anche cosí: chi ha
fede ed è animato da buona volontà nel Signore, riceverà dal giusto Giudice,
anche se per la sua fragilità umana avrà accumulato minor numero di opere buone.
Chi invece non avrà avuto fede, perderà anche le altre virtù che credeva di
possedere per natura. Efficacemente dice che a costui «sarà tolto anche quello
che crede di avere». Infatti, anche tutto ciò che non appartiene alla fede in
Cristo, non deve essere attribuito a chi male ne ha usato, ma a colui che ha
dato anche al cattivo servo i beni naturali.

"E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre, dove sarà pianto e
stridor di denti" (Mt 25,30). Il Signore è la luce; chi è gettato fuori, lontano
da lui, manca della vera luce.



S.Girolamo (In Matth. IV)




[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Sab 12 Nov 2005 9:22 am

dioama
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Sarà infatti come d`un uomo il quale, stando per fare un lungo viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti,...
Mario
dioama
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12 Nov 2005
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