Aiuto e consolazione della penitenza
La condizione della nostra fragile natura non ammette che qualcuno sia senza
macchia. Perciò l`ultimo nostro rimedio è rifugiarci nella penitenza, che ha un
posto non piccolo fra le virtù, essendo miglioramento di noi stessi: così, se
cadiamo o per le parole o per le opere, subito ci ravvediamo, confessiamo di
aver peccato e chiediamo perdono a Dio, il quale, nella sua misericordia, non lo
nega se non a chi persevera nell`errore. E` grande l`aiuto della penitenza, è
grande la sua consolazione. Essa è la guarigione delle ferite del peccato, la
speranza, il porto di salvezza: chi la nega, toglie a se stesso la vita della
sua vita, perché nessuno può essere tanto giusto che la penitenza non gli sia
talvolta necessaria. Ma noi, anche se non abbiamo peccato, dobbiamo tuttavia
aprire la nostra anima a Dio e scongiurarlo ugualmente per le nostre colpe,
ringraziandolo anche nelle avversità. Porgiamo sempre a Dio questo ossequio;
l`umiltà infatti è grata, è cara a lui: egli che accetta il peccatore convertito
piú volentieri del giusto superbo, quanto piú accetterà il giusto che confessa i
propri torti e lo renderà sublime nei regni dei cieli, a misura della sua
umiltà!
Questo deve presentare a Dio chi veramente lo venera: queste sono le vittime,
questo è il sacrificio placatore; ecco dunque il vero culto: quando l`uomo offre
all`altare di Dio i pegni del suo spirito. La sua somma maestà si allieta di chi
cosí lo venera; lo accoglie come figlio e gli elargisce il dono
dell`immortalità.
(Lattanzio, Divinae instit. epit., 67)
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