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"Giunse nella sua città e gli presentarono un paralitico disteso su di
un letto. E vedendo", dice, "Gesù la loro fede, disse al paralitico: Abbi
fiducia, figlio! Ti sono rimessi i tuoi peccati (Mt 9,1.2). Ode il perdono, e
tace il paralitico, senza nulla rispondere in ringraziamento perchè aspirava più
alla guarigione del corpo che dell`anima e si lamentava talmente delle
sofferenze temporali del corpo snervato da non deplorare le pene eterne
dell`anima ancor più infiacchita, giudicando per sé più gradita la vita presente
della futura. Giustamente Cristo guarda alla fede di quelli che lo presentano,
senza far caso alla stoltezza dell`infermo in manieta che, per suffragio della
fede di altri, del paralitico fosse curata l`anima prima del corpo.
"Guardando, dice, alla loro fede" (Mt 9,2). Vedete in questo caso,
fratelli, che Dio non cerca le disposizioni degli stolti, non aspetta la fede
degli insipienti, non indaga i desideri scriteriati di un ammalato, ma asseconda
la fede di altri pur di concedere, di non rifiutare, per sola grazia, tutto ciò
che spetta alla divina volontà. E in realtà, fratelli, quando mai il medico
s`informa o tien conto delle preferenze dei pazienti, visto che sempre un malato
desidera e chiede quel che nuoce? E` per questo che somministra ed impone
[loro], anche se non vogliono, ora il ferro, ora il fuoco, ora amare pozioni
così che comprendano i sani la cura che avrebbero potuto sperimentare da malati.
E se l`uomo non bada alle ingiurie, non fa caso alle maledizioni pur di tirare
da parte sua vita e salute a quanti sian colpiti da malattie, quanto più Cristo,
medico di divina bontà, restituisce alla salute gli infermi, i sofferenti del
delitio dei peccati e dei delitti, anche se son contrati e recalcittano?
Magari volessimo, fratelli, magari volessimo tutti renderci ben conto
della paralisi del nostro spirito! Vedremmo l`anima nostra, spogliata delle
virtù, distesa sul giaciglio dei vizi; ci apparirebbe chiaro che Cristo, mentre
guarda ogni giorno ai nostri nocivi desideri, ci attira e ci sollecita, anche se
riluttanti, a salutari rimedi.
"Figlio", dice, "ti sono rimessi i tuoi peccati (ibid.)." Dicendo
questo, voleva esser riconosciuto Dio, quale ancora non appariva agli occhi
umani a causa della [sua] umanità. Per le facoltà ed i miracoli, infatti, era
paragonato ai profeti, i quali, da parte loro, per mezzo di lui avevano compiuto
prodigi; il rimettete i peccati, invece, dato che non spetta all`uomo e
costituisce segno distintivo della divinità, ai cuori degli uomini lo dimostrava
Dio.
Lo prova il livore dei farisei; infatti quando ebbe detto: "Ti sono
rimessi i tuoi peccati, risposero i farisei: "Costui bestemmia: chi infatti può
rimettere i peccati, se non Dio solo?" (Mt 9,3).
Fariseo, che sapendo ignori, confessando neghi, quando testimoni
smentisci: se è Dio che rimette i peccati, perchè Cristo non è Dio per te, lui
che, è dimostrato, ha tolto i peccati di tutto il mondo per opera della sua sola
misericordia?
"Ecco", dice, "l`agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo" (Gv
1,29). Perchè poi tu possa ricevere maggiori prove della sua divinità, ascolta
come ha penetrato l`intimo del tuo cuore, guarda come ha attraversato le tenebre
dei tuoi pensieri, comprendi come ha messo a nudo i taciti disegni del tuo
animo.
"Ed avendo visto", dice, "Gesù i loro pensieri, disse loro: Che cosa
pensate di male nei vostri cuori? Cos`è più facile dire: ti sono rimessi i tuoi
peccati, oppure dire: Alzati e cammina? E perchè sappiate che il Figlio
dell`uomo ha il potere di rimettere i peccati, disse al paralitico: Alzati,
prendi il tuo letto e vattene a casa tua. E quello si alzò e se ne andò a casa
sua" (Mt 9,4-7)
Scrutatore delle anime, ha prevenuto i maligni disegni delle menti ed
ha dimostrato con la testimonianza delle opere la potenza della sua divinità,
assestando le membra di un corpo deforme, tendendo i nervi, congiungendo le
ossa, sistemando gli organi, confermando gli arti e destando alla corsa i passi,
ormai sepolti in un cadavere vivente.
"Prendi il tuo letto" (Mt 9,6), cioè porta quello che portava [te],
scambia il carico, in maniera che quella che è la prova dell`infermità sia
testimonianza di guarigione, il letto del tuo dolore sia segno della mia cura,
la gravità del peso attesti la grandezza della forza riacquistata.
Pier Crisologo Sermo, 50, 3-6
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"Mario" <dioama@...>
dioama
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