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Qualcuno dirà: in che modo dunque Tommaso, quando ancora non credeva,
toccò tuttavia Cristo? (cf.Gv 20,27). Sembra però che egli dubitasse non della
risurrezione del Signore ma del modo della risurrezione. Era necessario che egli
mi istruisse toccandolo, come mi istruì anche Paolo: "Bisogna infatti che questa
corruttibilità si rivesta d`incorruttibilità, e questo corpo mortale indossi
l`immortalità" (1Cor 15,53), in modo che creda l`incredulo e l`esitante non
possa più dubitare. Più facilmente infatti crediamo quando vediamo. Tommaso ebbe
motivo di stupirsi, quando vide che, essendo ogni porta chiusa, un corpo passava
attraverso barriere impenetrabili ai corpi, senza danno alla sua struttura. Era
fuori dell`ordinario che un corpo passasse attraverso corpi impenetrabili; senza
che lo si avesse visto arrivare, eccolo visibile a tutti, facilmente palpabile,
difficilmente riconoscibile.
Pertanto, turbati, i discepoli credevano di avere davanti un fantasma.
Per questo il Signore, allo scopo di mostrarci il carattere della sua
risurrezione, dice: "Toccate e vedete, poiché uno spirito non ha carne ed ossa,
come vedete che ho io" (Lc 24,39). Non è dunque per la sua natura incorporale,
ma per le qualità particolari della sua risurrezione corporale che egli è potuto
passare attraverso barriere di solito impenetrabili. E` un corpo quello che si
può toccare, un corpo quello che si può palpare. Ebbene è nel corpo che noi
risuscitiamo; infatti "si semina un corpo carnale, e risorge un corpo
spirituale" (1Cor 15,44); uno è più sottile, l`altro più pesante, essendo reso
tale dalle condizioni della sua terrestre debolezza.
Come potrebbe non essere un corpo questo, in cui restavano i segni
delle ferite, le tracce delle cicatrici, che il Signore invita a toccare? Così
facendo non solo conferma la fede, ma rende più viva la devozione: egli ha
preferito portare in cielo le ferite ricevute per noi, non ha voluto
cancellarle, per mostrare a Dio Padre il prezzo della nostra libertà. E` così
che il Padre lo fa sedere alla sua destra, accogliendo i trofei della nostra
salvezza; tali sono le testimonianze che la corona delle sue cicatrici mostra
per noi.
Ambrogio Exp. in Luc., 10, 168-170
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
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