La vite simbolo della nostra fecondità spirituale
Saprai certamente che, come hai in comune con i fiori una sorte caduca,
cosí hai in comune la letizia con le viti da cui si ricava il vino che rallegra
il cuore dell`uomo (cf. Sal 103,15). E magari tu imitassi, o uomo, un simile
esempio, in modo da procurarti letizia e giocondità. In te si trova la dolcezza
della tua amabilità, da te sgorga, in te rimane, è insita in te; in te stesso
devi cercare la gioia della tua coscienza. Perciò la Scrittura dice: "Bevi
l`acqua dai tuoi vasi e dalla fonte dei tuoi pozzi" (Pr 5,15). Anzitutto nulla è
piú gradito del profumo della vite in fiore, se è vero che il succo spremuto dal
fiore della vite produce una bevanda che nello stesso tempo riesce gradevole e
giova alla salute. Inoltre, chi non proverebbe meraviglia al vedere che dal
vinacciolo di un acino la vite prorompe fino alla sommità dell`albero che
protegge come con un amplesso e avvince tra le sue braccia e circonda in una
stretta rigorosa, riveste di pampini e cinge di una corona di grappoli? Essa, ad
imitazione della nostra vita, prima affonda la sua radice viva nel terreno; poi,
siccome per natura è flessibile e non sta ritta, stringe tutto ciò che riesce ad
afferrare con i suoi viticci quasi fossero braccia e, reggendosi per mezzo di
questi, sale in alto.
Del tutto simile è il popolo fedele che viene piantato, per cosí dire,
mediante la radice della fede e frenato dalla propaggine dell`umiltà. Di essa
dice bene il profeta: "Hai trasportato la vite dall`Egitto e ne hai piantato le
radici e la terra ne è stata riempita. La sua ombra ha ricoperto i monti e i
suoi viticci i cedri del Signore. Stese i suoi rami fino al mare e fino al fiume
le sue propaggini" (Sal 79,9-12). E il Signore stesso parlò per bocca d`Isaia
dicendo: "Il mio diletto acquistò una vigna su un colle, in un luogo fertile, e
la circondai d`un muro e vangai tutt`attorno la vigna di Sorec e nel mezzo vi
innalzai una torre" (Is 5,1-2). La circondò infatti come con la palizzata dei
comandamenti celesti e con la scolta degli angeli. Infatti "l`angelo del Signore
si accamperà attorno a quanti lo temono" (Sal 33,8). Pose nella Chiesa come la
torre degli apostoli, dei profeti, dei dottori, che sogliono vigilare per la
pace della Chiesa. La vangò tutt`intorno, quando la liberò dal peso delle cure
terrene; nulla infatti grava la mente piú delle preoccupazioni di questo mondo e
dell`avidità di denaro o di potere. Ciò ti viene mostrato nel Vangelo quando
leggi che quella donna, che uno spirito teneva inferma, era cosí curva da non
poter guardare in alto. Era curva la sua anima che, rivolta ai guadagni, non
vedeva la grazia celeste. Gesú la guardò, la chiamò, e subito la donna depose i
pesi terreni. Egli mostra che da simili brame erano gravati coloro ai quali
dice: "Venite a me tutti voi che siete affaticati ed oppressi, e io vi
ristorerò" (Mt 11,28). L`anima di quella donna, come se le avessero scavato
intorno la terra, poté respirare e si raddrizzò.
Ma anche la vite, quando intorno le è stato zappato il terreno, viene
legata e tenuta diritta affinché non si pieghi verso terra. Alcuni tralci si
tagliano, altri si fanno ramificare: si tagliano quelli che ostentano un`inutile
esuberanza, si fanno ramificare quelli che l`esperto agricoltore giudica
produttivi. Perché dovrei descrivere l`ordinata disposizione dei pali di
sostegno e la bellezza dei pergolati, che insegnano con verità e chiarezza come
nella Chiesa debba essere conservata l`uguaglianza, sicché nessuno, se ricco, e
ragguardevole, si senta superiore e nessuno, se povero, e di oscuri natali, si
abbatta o si disperi? Nella Chiesa ci sia per tutti un`unica e uguale libertà,
con tutti si usi pari giustizia e identica cortesia. Perciò nel mezzo si innalza
una torre, per mostrare tutt`intorno l`esempio di quei contadini, di quei
pescatori che meritano di occupare la rocca della virtù. Sul loro esempio i
nostri sentimenti si elevino, non giacciano a terra spregevoli ed abietti; ma
ciascuno innalzi l`animo a ciò che sta sopra di noi e abbia il coraggio di dire:
"Ma la nostra cittadinanza è nei cieli" (Fil 3,20). Quindi, per non essere
piegato dalle burrasche del secolo e travolto dalla tempesta, ognuno, come fa la
vite con i suoi viticci e le sue volute, si stringe a tutti quelli che gli sono
vicini quasi in un abbraccio di carità e unito ad essi si sente tranquillo. E`
la carità che ci unisce a ciò che sta sopra di noi e ci introduce in cielo. "Se
uno rimane nella carità, Dio rimane in lui" (1Gv 4,16). Perciò anche il Signore
dice: "Rimanete in me ed io in voi. Come il tralcio non può produrre frutto da
solo, se non resta unito alla vite, cosí anche voi, se non rimanete in me. Io
sono la vite, voi i tralci" (Gv 15,4-5).
Manifestamente il Signore ha indicato che l`esempio della vite deve
essere richiamato quale regola per la nostra vita. Sappiamo che quella,
riscaldata dal tepore primaverile, dapprima comincia a gemmare, poi manda fuori
il frutto dagli stessi nodi dei tralci, dai quali nascendo l`uva prende forma e,
a poco a poco sviluppandosi, conserva l`asprezza del prodotto immaturo e non può
diventare dolce se non raggiunge la maturazione sotto l`azione del sole. Quale
spettacolo è piú gradevole, quale frutto piú dolce che vedere i festoni pendenti
come monili di cui si adorna la campagna in tutto il suo splendore, cogliere i
grappoli rilucenti d`un colore dorato o simili alla porpora? Crederesti di veder
scintillare le ametiste e le altre gemme, balenare le pietre indiane,
risplendere l`attraente eleganza delle perle, e non ti accorgi che tutto ciò ti
ammonisce a stare in guardia perché il giorno supremo non trovi immaturi i tuoi
frutti, il tempo dell`età nella sua pienezza non produca opere di scarso valore.
Il frutto acerbo suole essere senz`altro amaro e non può essere dolce se non ciò
che è cresciuto sino alla perfetta maturità. A quest`uomo perfetto solitamente
non nuoce né il freddo della morte con il suo brivido né il sole dell`iniquità,
perché lo protegge con la sua ombra la grazia divina e spegne ogni incendio di
cupidigie mondane e di lussuria carnale e ne tiene lontani gli ardori. Ti lodino
tutti coloro che ti vedono e ammirino le schiere dei cristiani come ghirlande di
tralci, contempli ciascuno i magnifici ornamenti delle anime fedeli, tragga
diletto dalla maturità della loro prudenza, dallo splendore della loro fede,
dalla dignità della loro testimonianza, dalla bellezza della loro santa vita,
dall`abbondanza della loro misericordia, cosí che ti possano dire: "La tua sposa
è come vite ricca di grappoli nell`interno della tua casa" (Sal 127,3), perché
con l`esercizio di una generosa liberalità riproduci l`opulenza d`una vite
carica di grappoli.
S.Ambrogio: Exameron
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]