Dobbiamo ammirare i disegni della divina Provvidenza, la quale, come suole dal
male ritrarre il bene, così permise che di quando in quando la fede e la pietà
delle genti diminuissero, o che le false teorie insidiassero la verità
cattolica, con questo esito però, che questa risplendesse poi di nuovo
splendore, e quelle, destatesi dal letargo, tendessero a cose maggiori e più
sante.
Ed invero le festività che furono accolte nel corso dell'anno liturgico in tempi
a noi vicini, ebbero uguale origine e produssero identici frutti. Così, quando
erano venuti meno la riverenza e il culto verso l'augusto Sacramento, fu
istituita la festa del Corpus Domini, e si ordinò che venisse celebrata in modo
tale che le solenni processioni e le preghiere da farsi per tutto l'ottavario
richiamassero le folle a venerare pubblicamente il Signore; così la festività
del Sacro Cuore di Gesù fu introdotta quando gli animi degli uomini, infiacchiti
e avviliti per il freddo rigorismo dei giansenisti, erano del tutto agghiacciati
e distolti dall'amore di Dio e dalla speranza della eterna salvezza.
Ora, se comandiamo che Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo,
con ciò Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un
rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l'umana società:
Il "laicismo"
La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi
incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in
un solo giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti si
cominciò a negare l'impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il
diritto - che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo - di ammaestrare, cioè, le
genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E
a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e
indecorosamente abbassata al livello di queste; quindi la si sottomise al potere
civile e fu lasciata quasi all'arbitrio dei principi e dei magistrati. Si andò
più innanzi ancora: vi furono di quelli che pensarono di sostituire alla
religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati i
quali opinarono di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione
nell'irreligione e nel disprezzo di Dio stesso.
I pessimi frutti, che questo allontanamento da Cristo da parte degli individui e
delle nazioni produsse tanto frequentemente e tanto a lungo, Noi lamentammo
nella Enciclica "Ubi arcano Dei" e anche oggi lamentiamo: i semi cioè della
discordia sparsi dappertutto; accesi quegli odii e quelle rivalità tra i popoli,
che tanto indugio ancora frappongono al ristabilimento della pace;
l'intemperanza delle passioni che così spesso si nascondono sotto le apparenze
del pubblico bene e dell'amor patrio; le discordie civili che ne derivarono,
insieme a quel cieco e smoderato egoismo sì largamente diffuso, il quale,
tendendo solo al bene privato ed al proprio comodo, tutto misura alla stregua di
questo; la pace domestica profondamente turbata dalla dimenticanza e dalla
trascuratezza dei doveri familiari; l'unione e la stabilità delle famiglie
infrante, infine la stessa società scossa e spinta verso la rovina.
Ci sorregge tuttavia la buona speranza che l'annuale festa di Cristo Re, che
verrà in seguito celebrata, spinga la società, com'è nel desiderio di tutti, a
far ritorno all'amatissimo nostro Salvatore. Accelerare e affrettare questo
ritorno con l'azione e con l'opera loro sarebbe dovere dei Cattolici, dei quali,
invero, molti sembra non abbiano nella civile convivenza quel posto né
quell'autorità, che s'addice a coloro che portano innanzi a sé la fiaccola della
verità.
Tale stato di cose va forse attribuito all'apatia o alla timidezza dei buoni, i
quali si astengono dalla lotta o resistono fiaccamente; da ciò i nemici della
Chiesa traggono maggiore temerità e audacia. Ma quando i fedeli tutti
comprendano che debbono militare con coraggio e sempre sotto le insegne di
Cristo Re, con ardore apostolico si studieranno di ricondurre a Dio i ribelli e
gl'ignoranti, e si sforzeranno di mantenere inviolati i diritti di Dio stesso.
tratto dall'enciclica "Quas primas" di Pio XI
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