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Il profeta è disprezzato (Giovanni Crisostomo)   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #396 di 467 |



Venuto, dunque, nel suo paese, Gesú si astiene dai miracoli per non infiammare
ulteriormente l`invidia dei suoi compaesani e non doverli condannare piú
duramente per la loro testarda incredulità; ma, in cambio, espone loro la sua
dottrina, che, certo, non merita minor ammirazione dei miracoli. Tuttavia,
costoro, completamente insensati, mentre dovrebbero ascoltare con intenso
stupore e ammirare la forza delle sue parole, al contrario lo disprezzano per
l`umile condizione di colui che ritengono suo padre. Eppure hanno molti esempi,
verificatisi nei secoli precedenti, di figli illustri nati da padri oscuri. Cosí
David era figlio di Jesse, umile agricoltore; Amos era figlio di un guardiano di
capre e pastore lui stesso; Mosè, il legislatore, aveva un padre assai meno
illustre di lui. Dovrebbero, quindi, onorare e ammirare Gesú proprio per questo
fatto: che, pur sembrando loro di umile origine, insegna quella dottrina. E` ben
evidente cosí che la sua sapienza non deriva da studio, ma dalla grazia divina.
Invece lo disprezzano per ciò che dovrebbero, al contrario, ammirare. D`altra
parte Gesú frequenta le sinagoghe per evitare di essere accusato come solitario
e nemico della convivenza umana, il che sarebbe accaduto se egli fosse vissuto
sempre nel deserto. "Ed essi ne restavano stupiti e dicevano: Donde viene a
costui questa sapienza e questa potenza?" (Mt 13,54), chiamando potenza la sua
facoltà di operare miracoli o anche la sua stessa sapienza. "Non è questi il
figlio del falegname?" (Mt 13,55). Quindi piú grande il prodigio, e maggiore lo
stupore. "Sua madre non si chiama Maria? E i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe
Simone e Giuda? E le sorelle sue non sono tutte qui fra noi? Donde mai gli viene
tutto questo? E si scandalizzavano di lui" (Mt 13,55-57). Vedete che Gesú parla
proprio a Nazaret? Non sono suoi fratelli, dicono, il tale e il tal altro? E che
importa? Questa dovrebbe essere la ragione piú valida per credere in lui.
Purtroppo l`invidia è una passione malvagia e spesso combatte e contraddice se
stessa. Ciò che è straordinario, sorprendente e suscettibile di attirarli a
Gesú, questo invece li scandalizza.

Che risponde loro Cristo? «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria
e nella propria sua casa». "E non operò molti miracoli, a causa della loro
incredulità" (Mt 13,57-58). Anche Luca da parte sua riferisce che non fece lí
molti miracoli (cf. Lc 4,16-30). Ma, mi direte voi, sarebbe stato naturale e
logico farli. Se Gesú aveva la possibilità di suscitare ammirazione - come in
realtà avvenne -, per qual motivo non operava miracoli? Sta di fatto che egli
non aveva di mira la propria gloria, ma il loro bene. Tuttavia poiché questo
bene non si realizzava, Cristo trascurò la propria manifestazione per non
aumentare il castigo dei suoi compaesani. Osservate dopo quanto tempo e dopo
quale dimostrazione di miracoli egli torna presso di loro: ma neppur cosí lo
accolgono, anzi si accendono piú vivamente di invidia. E perché allora, voi
chiederete, Gesú ha operato qualche miracolo? L`ha fatto perché non gli
dicessero: "Medico, cura te stesso" (Lc 4,23), e non affermassero che egli era
avversario e nemico loro e disprezzava i suoi concittadini; non voleva infine
sentir dire: Se avesse operato miracoli, noi pure avremmo creduto. Per questo
egli opera qualche miracolo e in seguito si ritira, compiendo, da una parte, ciò
che spetta a lui ed evitando dall`altra di condannarli piú severamente. Ebbene,
osservate ora la potenza delle parole di Cristo: malgrado fossero dominati
dall`invidia, quelli tuttavia restano stupiti. E come nelle sue opere non
biasimano l`atto in se stesso, ma immaginano cause inesistenti dicendo: «In
virtù di Beelzebul caccia i demoni», cosí anche ora non condannano la sua
dottrina, ma ricorrono, per disprezzarlo, all`umiltà della sua origine. Ammirate
d`altra parte la moderazione del Maestro: egli non li biasima con violenza, ma
dichiara con molta mitezza: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua
patria», e non si ferma qui, ma aggiunge: «e nella sua stessa casa», alludendo,
io credo, con queste ultime parole ai suoi parenti.


(Giovanni Crisostomo, Comment. in Matth., 48, 1)


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Sab 8 Lu 2006 10:41 am

dioama
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Inoltra Messaggio #396 di 467 |
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Venuto, dunque, nel suo paese, Gesú si astiene dai miracoli per non infiammare ulteriormente l`invidia dei suoi compaesani e non doverli condannare piú...
Mario
dioama
Offline Invia email
8 Lu 2006
3:25 pm
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