Per qual motivo mai, ci si chiede, Dio si è umiliato a tal segno, che la fede
rimane sconcertata di fronte al fatto che egli, benché non possa esser posseduto
né compreso dalla ragione e non si diano parole all`altezza di descriverlo,
giacché trascende ogni definizione ed ogni limite, venga poi a mischiarsi con
l`involucro meschino e volgare della natura umana, al punto da far apparire le
sue sublimi e celesti opere come vili anch`esse, in seguito ad una mescolanza
cosí disdicevole?
Non ci manca certo la risposta che conviene a Dio. Tu vuoi sapere il motivo per
il quale Dio è nato fra gli uomini? Ebbene, se tu eliminassi dalla vita i
benefici che hai ricevuto da Dio, non potresti certo piú indicare le cose
attraverso le quali riconosci Dio. Noi riconosciamo la sua opera, infatti,
proprio per il tramite di quei benefici di cui veniamo gratificati: è osservando
ciò che accade, appunto, che noi individuiamo la natura di chi compie l`opera.
Se, adunque, l`indizio e la manifestazione tipica della natura divina sono
rappresentati dalla benevolenza di Dio nei confronti degli uomini, ecco che tu
hai la risposta che chiedevi, il motivo, cioè, in base al quale Dio è venuto fra
gli uomini. La nostra natura, infatti, afflitta com`era da una malattia, aveva
bisogno di un medico. L`uomo, che era caduto, aveva bisogno di chi lo rimettesse
in piedi. Chi aveva perduto la vita, aveva bisogno di chi la vita gli
restituisse. Occorreva, a chi aveva smesso di compiere il bene, qualcuno che
sulla via del bene lo riconducesse. Invocava la luce chi era prigioniero delle
tenebre. Il detenuto aveva bisogno di chi lo liberasse, l`incatenato di chi lo
sciogliesse, lo schiavo di chi lo affrancasse. Ora, son forse questi dei motivi
futili e inadeguati perché Dio se ne sentisse stimolato a discendere in mezzo
all`umanità, afflitta in questo modo dall`infelicità e dalla miseria?
(Gregorio di Nissa, Catech. magna, 14-15)
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