L'anima interamente occupata nelle realtà divine e sublimi, è infiammata
d'amore spirituale e da brama divina per le bellezze gloriose e splendenti dello
Spirito; ferita da un affetto insaziabile per lo Sposo divino, diventa per così
dire indifferente alle realtà inferiori. Serba ormai il suo desiderio
polarizzato sulle realtà divine, superiori, che la parola non può dire, né il
pensiero umano immaginare.
Le anime davvero reali, che hanno ricevuto in sé l'immutabile potenza della
carità e sono state ferite dal perfetto amore per lo Sposo divino, non hanno più
interesse per le passioni maliziose.
Ma come arrivarono ad essere liberate dallo Spirito?
Proprio a costo di molti lavori e di un gran vigore. Hanno combattuto la lotta
della fede fino al termine e ora sono senza posa attirate verso i misteri
celesti dello Spirito. Totalmente assorbite dalle bellezze splendenti della
divinità, cercano con tutto il cuore quanto vi è di più elevato e migliore.
Infatti la divinità dello Spirito ha bellezze indicibili, varie e infinitamente
molteplici, indicibili, inimmaginabili; esse si svelano a chi ne è degno, per
affascinarlo, dargli gioia, vita, riposo. Lo distolgono dalla terra per fissare
il suo sguardo, sempre più infiammato, sullo Sposo divino e consegnarlo
totalmente al suo amore.
Dalle "Omelie" attribuite a Macario l'egiziano.
Hom. 7,5,2 S Ch 275,131.
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