Allo stesso modo come gli acrobati che camminano sulla corda tesa
bisogna che non siano minimamente disattenti (infatti, se anche si
distraessero per un solo istante, si verificherebbe un grave danno:
l`acrobata precipiterebbe immediatamente e morirebbe); parimenti,
abbiamo anche noi il dovere di non essere distratti e pigri.
Noi percorriamo una strada angusta, circondata ovunque da
precipizi, sulla quale non v`è lo spazio per tutt`e due i piedi a un
tempo. Ti accorgi di quanta attenzione abbiamo bisogno? Non vedi che
coloro i quali procedono fra due precipizi, non soltanto stanno
attenti con i piedi, ma anche con gli occhi? Infatti, se talora
sembra opportuno fermarsi, quantunque il piede rimanga con la sua
pianta immobile, l`occhio tuttavia, attorniato dall`abisso guarda
attentamente tutt`intorno. Gli sembra, però, necessario aspettare a
riprendere il cammino; per questo suggerisce: «Né a destra né a
sinistra».
Orbene, profondo è l`abisso del peccato: enormi precipizi,
tenebre oscure, una strada angusta. Stiamo attenti con timore,
camminiamo con tremore. Nessuno, procedendo lungo una simile via,
rida o si ubriachi, ma percorra il cammino in sobrietà e digiuno;
nessuno si porti dietro alcunché di superfluo onde procedere, libero
da tutto, più speditamente; nessuno trattenga i suoi piedi, ma li
lasci agili e sciolti.
Noi, al contrario, quando ci leghiamo a innumerevoli
preoccupazioni e portiamo su di noi gl`infiniti pesi di questa vita,
nell`avidità e nel disordine, come possiamo aspettarci di progredire
lungo una strada così ardua?
Giovanni Crisostomo, Omelie sulla prima lettera ai
Tessalonicesi, 9,4-5