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La pazienza divina (Tertulliano, La pazienza, 2-3)   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #429 di 467 |
Ciò che ci spinge ad esercitare la pazienza non è un impulso umano a
un`imperturbabilità simile al torpore degli animali, ma la divina
disposizione e l`ammaestramento vivo e celestiale, perché Dio stesso
per primo ci ha dato esempio di pazienza. Innanzitutto egli diffonde
la rugiada della luce egualmente sui giusti e sugli ingiusti, fa che
si presentino i benefici delle stagioni, il servizio degli elementi,
i beni della forza rigeneratrice, sia ai degni che agli indegni;
sostiene così i pagani ingrati, che adorano il misero frutto delle
arti, le opere delle loro mani e perseguitano il suo nome e la sua
famiglia; la loro lussuria, la loro avarizia, la loro scelleratezza,
la loro malvagità che ogni giorno si manifesta, tanto che la sua
pazienza sembra nuocere al suo onore: molti infatti non credono al
Signore perché non lo vedono adirarsi contro il mondo.
Questa specie di pazienza divina la consideriamo forse
lontana, adatta agli esseri superiori. Ma che è di quella specie di
pazienza che si manifestò tra gli uomini e sulla terra e si rese
quasi palpabile e afferrabile? Dio si compiacque di venir concepito
nel seno materno, e attese con pazienza il momento della nascita.
Nato, sopportò di crescere; cresciuto, non desiderò di farsi
conoscere. Egli stesso osteggiò il proprio onore, si fece battezzare
dal suo servo e solo con parole si oppose agli attacchi del
tentatore. E così il Signore si fece maestro per insegnare agli
uomini a affrontare la morte, dopo aver insegnato come la pazienza
offesa sappia riconciliarsi pienamente. Egli non gridò, non contese,
e nessuno udì la sua voce nelle piazze; non spezzò la canna fessa,
non smorzò il lucignolo fumigante. Il profeta non ha mentito: Dio
stesso, che ha posto il suo Spirito con tutta la sua pazienza nel suo
Figlio, gli ha piuttosto reso testimonianza. Tutti coloro che
volevano seguirlo, egli li accolse, non si vergognò di nessuna mensa,
di nessun tetto, anzi, si fece egli stesso servo, lavando i piedi ai
discepoli. Non disprezzò i peccatori e i pubblicani; neppure si adirò
per la città che non lo volle accogliere, mentre i suoi discepoli
chiedevano perfino di far cadere il fuoco dal cielo su quel luogo
iniquo. Guarì gli ingrati e perdonò ai persecutori.
Ancor troppo poco! Anche il suo traditore egli aveva presso
di sé e non lo stigmatizzò energicamente. Quando fu tradito e fu
condotto come una pecora al macello - ed egli non aprì la sua bocca,
come un agnello davanti al tosatore -, egli, alla cui semplice
parola, se avesse voluto, sarebbero apparse legioni di angeli, non
volle neppure che la spada di uno solo dei suoi discepoli facesse
vendetta. La magnanimità del Signore venne ferita nella persona di
Malco; per questo egli maledì, anche per il futuro, l`opera della
spada, e beneficò colui che fu, non da lui, colpito, ridonandogli la
salute, per la sua magnanimità, che è madre della misericordia.
Taccio la sua crocifissione, perché proprio a questo scopo egli
venne. Ma, per subire la morte erano necessari anche gli insulti? No;
ma egli volle saziare in pieno la sua brama di sopportare. Viene
ricoperto di sputi, flagellato, disprezzato, in modo oltraggioso
vestito e, peggio ancora, incoronato. Mirabile perseveranza e
imperturbabilità! Egli, che si era proposto di nascondersi sotto
l`aspetto umano, non imitò in nulla l`impazienza dell`uomo. Proprio
per questo, o farisei, avreste dovuto riconoscerlo Signore... Nessun
uomo mai avrebbe mostrato una tale pazienza.

Tertulliano, La pazienza, 2-3







Sab 29 Dic 2007 10:53 pm

luigbasi
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Inoltra Messaggio #429 di 467 |
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Ciò che ci spinge ad esercitare la pazienza non è un impulso umano a un`imperturbabilità simile al torpore degli animali, ma la divina disposizione e...
LUIGI
luigbasi
Offline Invia email
29 Dic 2007
10:54 pm
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