Il Vangelo ci dice che Dio Padre è glorificato quando portiamo molto
frutto e ci dimostriamo veri discepoli di Cristo; allora non
facciamocene un titolo di gloria, quasi fosse da attribuire alla
nostra capacita cio che abbiamo realizzato. Questa grazia viene da
Dio; quindi non torna a gloria nostra, ma a gloria sua.
In un'altra circostanza il Signore dice: Cosi risplenda la vostra
luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone, e
subito dopo aggiunge: E rendano gloria al Padre vostro che e nei cieli
1. (Mt 5,16 ) Non voleva infatti che i discepoli credessero di
compiere da se tali opere.
La gloria del Padre è appunto che noi portiamo molto frutto e siamo
veri discepoli di Cristo.
Ma chi ci fa cosi se non colui che ci ha prevenuti con la sua
misericordia?
Noi infatti siamo opera sua. creati in Cristo Gesù per le opere
buone.2.( Ef 2, 10 )
Come il Padre ha amato me. cosi anch'io ho amato voi. Rimanete nel
mio amore. Ecco il principio di tutte le nostre opere buone. Da dove
potrebbero venire se non dalla fede che opera per mezzo della carità?
E come potremmo noi amarlo, se egli non ci amasse per primo? Con
estrema chiarezza sempre Giovanni ce lo insegna in una sua lettera:
Noi amiamo, perché egli ci ha amato per primo.3 (1 Gv 4,19 )
Rimanete nel mio amore. In qual modo vi rimarremo? Ascolta ciò che
segue: Se osserverete i miei comandamenti., rimarrete nel mio amore.
E' l'amore che ci mette in grado di osservare i comandamenti, oppure
è la fedeltà ad osservarli che ci consente di amare? Ma chi dubita
che l'amore non preceda l'osservanza? Chi non ama non ha un motivo
per mettere in pratica i comandamenti. Quando Gesù ci dice: Se
osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore., non indica
ciò che fa nascere l'amore, ma quello che lo attesta. Come se
dicesse: "Non crediate di rimanere nel mio amore se non osservate i
miei comandamenti. Solo se li osservate, potrete rimanervi; cioè,
apparira chiaro che dimorate nel mio amore se osservate i miei
comandamenti".
Questo perché nessuno s'inganni dicendo che ama Dio, mentre non fa
quanto egli comanda. In altre parole, noi in tanto lo amiamo, in
quanto osserviamo i suoi comandamenti; e quanto meno obbediamo ad
essi, tanto meno lo amiamo.
Non è dunque per ottenere il suo amore che osserviamo quanto ci
comanda: se egli non ci amasse per primo, non potremmo tradurre in
atto i suoi precetti. Questa è la grazia rivelata agli umili, mentre
ai superbi rimane nascosta.
Questo vi ho detto., perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia
sia piena.
Cos'è la gioia di Cristo in noi? La compiacenza ch'egli prova a
rallegrarsi di noi. E cos'è la nostra gioia che egli vuole completa?
Godere di stare insieme con lui. Tant'è che il Signore aveva detto a
Pietro:Se non ti lavero, non avrai parte con me. 4. (Gv 13,8 )
Insomma, la gioia di Cristo in noi è la grazia che ci dona, e questa
grazia costituisce anche la nostra gioia.
Cristo ne fruiva fin dal principio, fin da quando in eterno ci ha
eletto prima della costituzione del mondo.
Il gaudio della nostra salvezza, che da sempre lo rallegrò, perché da
sempre egli lo ha conosciuto e da sempre ad esso ci ha predestinati,
comincio ad abitare in noi quando egli ci ha chiamati.
Abbiamo ragione nel definire nostra questa gioia, perché un giorno ci
rendera beati. Nel frattempo essa conosce una crescita e un
avanzamento continuo, tesa com'è a perseverare verso il pieno
compimento. Questa gioia comincia nella fede di chi rinasce nel
battesimo e toccherà il vertice nel premio di chi risorgerà alla vita
eterna.
Rimaniamo ancorati al precetto del Signore di amarci gli uni gli
altri, e cosi osserveremo qualsiasi altro comandamento, perché questo
li racchiude tutti.
Questo amore è diverso da quello che gli uomini, in quanto uomini, si
portano l'un l'altro.
Per distinguere i due atteggiamenti, il Signore soggiunge: Come io vi
ho amati.
Cristo ci ama per renderci capaci di regnare con lui. Sempre questo
medesimo scopo deve guidare l'amore reciproco gli uni verso gli altri
in modo che esso resti ben distinto dall'affetto che di solito gli
uomini nutrono a vicenda e che in realtà non è vero amore.
Invece coloro che si amano per aderire a Dio, ci riescono davvero:
essi prima amano Dio, per sapersi poi amare l'un l'altro. Una tale
carità non brilla fra tutti gli uomini; anzi, sono pochi quelli che
si amano affinché Dio sia tutto in tutti. 5. (1 Cor 15,28)
Omelia dai Trattati di sant'Agostino sul vangelo di Giovanni.
In Io,tr.82,1-3;83,1.3. PL 35,1843-1845.1846