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La nostra preghiera deve esere pubblica e universale (S. Cipriano)   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #457 di 467 |
Innanzitutto il dottore della pace e maestro dell'unità non volle che la
preghiera fosse esclusivamente individuale e privata, cioè egoistica, come
quando uno prega soltanto per sé. Non diciamo «Padre mio, che sei nei cieli»,
né: «Dammi oggi il mio pane», né ciascuno chiede che sia rimesso soltanto il suo
debito, o implora per sé solo di non essere indotto in tentazione o di essere
liberato dal male. Per noi la preghiera è pubblica e universale, «quando
preghiamo, non imploriamo per uno solo, ma per tutto il popolo, poiché tutto il
popolo forma una cosa sola.
Il Dio della pace e maestro della concordia, che ha insegnato l'unità, volle che
ciascuno pregasse per tutti, così come egli portò tutti nella persona di uno
solo.
Osservarono questa legge della preghiera i tre fanciulli rinchiusi nella fornace
di fuoco, quando si accordarono all'unisono nella preghiera e furono unanimi
nell'accordo dello spirito. Lo afferma la divina Scrittura. Dicendoci che hanno
pregato uniti, ci dà un modello da seguire, perché facciamo così anche noi.
Allora, dice quei tre a una sola voce cantavano un inno e benedicevano Dio (cfr.
Dn 3, 51). Parlavano come a una sola voce, e Cristo non aveva ancora insegnato
loro a pregare.
Proprio perché pregavano così, le loro parole furono efficaci ed esaudite: la
preghiera ispirata alla pace, semplice e interiore si guadagna la benevolenza di
Dio. Troviamo scritto che gli apostoli pregavano così assieme ai discepoli dopo
l'ascensione del Signore. «Erano», si dice, «tutti assidui e concordi nella
preghiera insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù, e con i
fratelli di lui» (At 1, 14). Erano assidui e concordi nella preghiera,
manifestando, sia con l'assiduità della loro preghiera sia con la concordia, che
Dio, il quale fa abitare unanimi (cfr. Sal 67, 7) nella casa, non ammette nella
divina ed eterna dimora se non coloro che pregano in fusione di cuori. Quali e
quante poi sono, fratelli carissimi, le rivelazioni della preghiera del Signore!
Esse si trovano raccolte in una invocazione brevissima, ma carica di spirituale
potenza. Non c'è assolutamente nulla che non si trovi racchiuso in questa nostra
preghiera di lode e di domanda. Essa, perciò, forma un vero compendio di
dottrina celeste.
L'uomo nuovo, rinato e rifatto dal suo Dio per mezzo della sua grazia, in primo
luogo dice «al Padre», perché ha già incominciato ad essergli figlio. «Venne tra
la sua gente», è scritto, «ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno
accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel
suo nome» (Gv 1, 11-12).
Chi, dunque, ha creduto nel suo nome ed è diventato figlio di Dio, deve
cominciare di qui, dal rendere grazie e professarsi figlio di Dio allorché
indica che Dio gli è Padre nei cieli.

Dal trattato «Sul Padre nostro» di san Cipriano, vescovo e martire
(Nn. 8-9; CSEL 3, 271-272)






Dom 28 Giu 2009 6:44 am

luigbasi
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Inoltra Messaggio #457 di 467 |
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Innanzitutto il dottore della pace e maestro dell'unità non volle che la preghiera fosse esclusivamente individuale e privata, cioè egoistica, come quando...
Luigi
luigbasi
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28 Giu 2009
6:46 am
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