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#255 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Lun 26 Gen 2004 10:02 pm
Oggetto: DIO RIPOSA NELL'UOMO (S.Ambrogio)
dioama
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È finita la sesta giornata, e si è conclusa la più eccelsa opera di
questo mondo con la perfetta riuscita dell'uomo, di colui che domina
su tutti gli esseri viventi, ed è come il compendio dell'universo e
la bellezza suprema delle creature del mondo . Davvero dovremmo
restare assorti in muta contemplazione, poiché " Dio " ormai " si
riposa da ogni lavoro che aveva fatto " . Però egli ha riposato
nell'intimo santuario dell'uomo, ha riposato nel suo spirito e nel
suo pensiero; egli infatti aveva creato l'uomo ragionevole, capace di
imitarlo, emulo delle sue virtù, bramoso delle grazie celesti. In
queste sue doti Dio riposa, egli che ha detto: " O su chi riposerò,
se non sull'umile e sul quieto e su chi teme la mia parola? " .

76. Io ringrazio il Signore nostro Dio, il quale ha fatto una tale
creatura, in cui trovare il suo riposo. Egli creò il cielo, ma non
leggo nella Scrittura che si sia riposato; creò la terra, non leggo
che si sia riposato; creò il sole e la luna e le stelle, e nemmeno
qui leggo che si sia riposato, ma leggo che ha creato l'uomo, e
allora si riposò, avendo in lui uno a cui perdonare i peccati. O
forse si può dire che già in quel momento si preannunziava il mistero
della futura passione del Signore, e si rivelava che Cristo avrebbe
riposato nell'umana natura, perché egli si destinava in anticipo di
prender riposo in un corpo per la redenzione dell'uomo, secondo
quanto egli stesso affermò: "Io dormii e riposai, e mi sono alzato,
perché il Signore mi ha preso con sé ".

A lui l'onore, la gloria, la perennità dei secola e ora e sempre e
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

#254 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 23 Gen 2004 10:59 am
Oggetto: ESEMPIO PER TUTTI (S.Clemente Romano)
dioama
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Santi Primi Martiri della Chiesa di Roma
(Dalla "Lettera ai Corinzi" di san Clemente I, papa)
AVENDO SOFFERTO A CAUSA DELA GELOSIA FURONO DI ESEMPIO PER TUTTI



Lasciando da parte gli esempi dei tempi antichi, veniamo agli atleti
che sono stati più vicini a noi. Mettiamoci davanti agli occhi gli
esempi eroici della nostra generazione. Coloro che erano le colonne
più alte e più sante soffriranno la persecuzione e combatteranno fino
alla morte. E questo a causa della persecuzione, suscitata dall'odio
e dalla cattiveria. Poniamo davanti ai nostri occhi i valorosi
apostoli: Pietro, che per malvagia intolleranza  ebbe a sopportare
non uno o due, ma molti dolori e così, avendo data la testimonianza
del martirio, se ne andò al luogo di gloria che gli spettava. In
seguito conseguì il premio delle sue sofferenze Paolo, vittima
dell'accanito fanatismo dei suoi nemici. Messo  sette volte in
catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo della parola in oriente e
in occidente, si rese glorioso per la sua fede.. Dopo di aver
insegnato la giustizia a tutto il mondo e aver toccato i confini
dell'occidente, rese la sua testimonianza davanti ai governanti. Così
passò da questo mondo e se ne andò nel luogo dei santi, modello
altissimo di fortezza nella prova. A questi uomini che sono vissuti
nella santità, venne ad aggiungersi una  grande moltitudine di eletti
i quali, avendo sofferto ancora a causa dell'altrui odio molti
oltraggi e tormenti, offrirono a noi un magnifico esempio. A motivo
dell'odio, parecchie donne soffrirono persecuzioni come Danàidi e
Dirci. Sostennero oltraggi terribili ed empi e così giunsero alla
meta della fede. Quantunque deboli di corpo ricevettero un nobile
premio. La gelosia alienò gli animi delle donne dai mariti e alterò
il detto del nostro padre Adamo: Questo è osso delle mie ossa e carne
della mia carne (Cfr Gn 2,23) Gelosia e discordia rovinarono grandi
città e sconvolsero dalle radici popoli numerosi.Vi scriviamo queste
cose, carissimi, non soltanto per richiamarvi al vostro dovere, ma
anche per ricordarlo a noi stessi. Infatti ci ritroviamo nella
medesima arena e ci attende il medesimo combattimento. Lasciamo da
parte perciò le vane inutili preoccupazioni e ritorniamo alla
gloriosa e venerabile norma della nostra tradizione, e cerchiamo di
vedere cosa è bello, piacevole gradito agli occhi del nostro
Creatore. Teniamo gli occhi fissi sul sangue di Cristo e comprendiamo
quanto è prezioso per Dio, suo Padre, il sangue di lui che, sparso
per la nostra salvezza, arrecò al mondo intero la grazia della
conversione.

#253 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Lun 12 Gen 2004 10:08 pm
Oggetto: LA CUSTODIA DEL CUORE (Niceforo il Solitario)
dioama
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Trattato della sobrietà e della custodia del cuore

Quanti desiderate l'illuminazione miracolosa e divina del nostro
Salvatore Gesù Cristo, quanti cercate di sperimentare il fuoco divino
nel cuore, e vi sforzate di sentire la consolazione del perdono di
Dio, e avete rinunciato ai beni del mondo per entrare in possesso del
tesoro sepolto nel campo del cuore, e volete accendere gioiosamente
le torce dell'anima, e, per questo, rinunciaste alle realtà presenti,
e bramate conoscere e ricevere, con consapevole chiarezza, il regno
di Dio presente nel vostro intimo, venite. Vi esporrò la scienza
della eterna e celeste vita, il metodo.

Torniamo in noi stessi, fratelli, respingendo con disgusto il
consiglio del serpente e di qualunque cosa che striscia sulla terra.
Ci è impossibile ottenere il perdono e l'amicizia di Dio, senza prima
ritornare per quanto è possibile, in noi stessi, o meglio,
paradossalmente, rientrare in noi stessi separandosi da ogni rapporto
col mondo e con le sue vacue preoccupazioni, diretti alla conquista
del regno di Dio che è dentro di noi.

La vita solitaria è stata chiamata la scienza delle scienze e l'arte
delle arti; perchè i suoi risultati niente hanno a che fare con i
vantaggi corruttibili di questo mondo che allontanano la mente da ciò
che è il meglio e la sommergono. La vita solitaria ci promette dei
beni meravigliosi e indicibili che "l'occhio non ha mai visto,
l'orecchio mai inteso, nè mai sono entrati nel cuore dell'uomo". Per
questo lottiamo "non contro la carne e il sangue, ma contro le
dominazioni, le potenze, i principi tenebrosi di questo secolo."

#252 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 4 Gen 2004 10:17 pm
Oggetto: AMARE LA VERITA' (Pastore di Erma)
dioama
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Amare la verità

XXVIII, 1. Mi dice di nuovo: "Ama la verità ed ogni verità esca dalla
tua bocca, perché lo spirito che Dio fece abitare in questa carne sia
veritiero in tutti gli uomini e sia glorificato il Signore che dimora
in te. Il Signore in ogni parola è sincero e in lui non si ha
menzogna alcuna. 2. I mentitori offendono il Signore e diventano suoi
detrattori, non rendendo il deposito ricevuto. Da lui ricevettero uno
spirito veritiero. Se lo restituiscono bugiardo, trasgrediscono i
precetti del Signore e diventano fraudolenti". 3. Sentendo queste
cose piansi assai. Vedendomi piangere, mi dice: "Perché
piangi?". "Perché, rispondo, non so se posso
salvarmi". "Perché?". "Perché nella mia vita, mai ho detto parola
vera, ma sempre vissi con tutti con scaltrezza e mostrando agli
uomini come vero la menzogna. Nessuno mi ha contraddetto, ma ha
creduto alla mia parola. Quindi, come, o Signore, posso vivere avendo
fatto queste cose?". 4. "Tu pensi bene e veramente. Bisognava che tu
quale servo di Dio avessi camminato nella verità. Una cattiva
coscienza non doveva abitare con lo spirito di verità e arrecare
dolore allo Spirito Santo e vero". "Mai, rispondo, ho ascoltato con
esattezza tali parole". 5. "Ora, dice, le intendi. Osservale, perché
anche le menzogne che hai detto prima nei tuoi affari, trovandosi
veritiero l'attuale tuo parlare, ottengono credibilità. È possibile,
cioè, che più non siano menzogne. Se osserverai questo sin d'ora,
parlerai con tutta franchezza e potrai guadagnarti la vita. Chiunque
intendendo questo precetto si allontana dalla pessima menzogna, vivrà
in Dio".

#251 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 4 Gen 2004 10:20 pm
Oggetto: LA MANIFESTAZIONE DEL SIGNORE
dioama
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D'origine orientale di questa solennità è nel suo stesso nome: «
epifania », cioè rivelazione, manifestazione; i latini usavano la
denominazione
« festivitas declarationis » o « apparitio », col prevalente
significato di rivelazione della divinità di Cristo al mondo pagano
attraverso l'adorazione dei magi, ai Giudei col battesimo nelle acque
del Giordano e ai discepoli col miracolo alle nozze di Cana.

L'episodio dei magi, al di là di ogni possibile ricostruzione
storica, possiamo considerarlo, come hanno fatto i Padri della
Chiesa, il simbolo e la manifestazione della chiamata alla salvezza
dei popoli pagani: i magi furono l'esplicita dichiarazione che il
vangelo era da predicare a tutte le genti.

Per la Chiesa orientale ha grande rilievo il battesimo di Cristo,
la « festa delle luci », come dice S. Gregorio Nazianzeno, anche come
contrapposizione ad una festa pagana del « sol invictus ».

In realtà, sia in Oriente come in Occidente l'Epifania ha assunto il
carattere di una solennità ideologica, trascendente singoli episodi
storici: si celebra la manifestazione di Dio agli uomini nel suo
Figlio, cioè la prima fase della redenzione.

Cristo si manifesta ai pagani, ai Giudei, agli apostoli: tre momenti
successivi della relazione tra Dio e l'uomo.

Al pagano è attraverso il mondo visibile che Dio parla: lo splendore
del sole, l'armonia degli astri, la luce delle stelle nel firmamento
sconfinato (nel cielo i magi hanno scoperto il segno divino) sono
portatori di una certa presenza di Dio.

Partendo dalla natura, i pagani possono « compiere le opere della
legge », poiché, come diceva S. Paolo agli abitanti di Listri,
il «Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le
cose che in essi si trovano... nelle generazioni passate ha lasciato
che ogni popolo seguisse la sua strada; ma non ha cessato di dar
prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge e stagioni
ricche di frutti, fornendovi di cibo e riempiendo di letizia i vostri
cuori» (At 14,15-17). Ora «in questi giorni, (Dio) ha parlato a noi
per mezzo del Figlio, che ha costituito crede di tutte le cose e per
mezzo del quale ha fatto anche il mondo » (Eb 1,2).

I molti mediatori della manifestazione della divinità trovano il loro
termine nella persona di Gesù di Nazaret, nel quale risplende la
gloria di Dio.

Perciò noi possiamo oggi esprimere « l'umile, trepidante, ma piena e
gaudiosa professione della nostra fede, della nostra speranza, del
nostro amore » (Paolo VI).

#250 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Gio 18 Dic 2003 9:51 pm
Oggetto: Meditazione per il Natale (C.Carlini)
dioama
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Vi sono diversi modi di ricordare o celebrare il Natale, ma una cosa
rimane comunque immutata: la sua atmosfera che è decisamente bella,
accogliente, avvolgente. Anche chi non crede nella ricorrenza ne è
coinvolto; anche chi non crede nella "festa" ne diviene
involontariamente partecipe e ne gioisce. Di nessun uomo venuto al
mondo si celebra il Natale nella maniera in cui lo si fa per la
nascita di Gesù. Al di là degli sprechi o degli eccessi del
consumismo, che certo poco hanno di cristiano, resta questa atmosfera
sublime, questo incanto, questa storia che è quasi ai confini tra la
realtà e il sogno.

Quando nacque Gesù non vi erano né alberi di Natale, né lampadine
elettriche, né giocattoli, né panettoni; ma in assenza di tutto ciò,
l'atmosfera dovè essere la stessa. In quella notte il cielo e la
terra si incontrarono. Non solo non fu una notte qualunque ma fu una
notte unica irripetibile. In un unico luogo Dio volle che si
incontrassero gli Angeli, i pastori, i Magi e la famiglia umana
rappresentata da Maria e Giuseppe, che ricevevano in dono il Dio
fatto bambino.
Egli poteva venire tra noi già adulto, ma volle invece seguire la
strada di ciascun uomo. Egli non è stato il superuomo, ma volle
essere l'uomo, dichiarandosi "figlio dell'uomo", cioè di Maria e
Giuseppe. Dio entrava nella storia dell'umanità: nella sua povertà,
nella sua miseria, non scegliendo una via privilegiata.
La sua famiglia fu una famiglia povera; il suo albergo fu una umile
grotta; il riscaldamento fu il solo grembo della mamma e forse
l'alito del bue e dell'asinello (Isaia 1:1-3). Tutti i re della terra
sono vissuti nello splendore, Lui nacque nello squallore. Quella
notte contava lo stesso numero di stelle di tante altre notti
precedenti. In apparenza tutto era come sempre: la volta celeste era
trapunta di mille e mille luci immobili costituenti la mappa
stellare. Ma d'improvviso una stella enorme e luminosissima apparve
nel blu della notte fonda. Era un segno e una guida per degli
sconosciuti viaggiatori.
Alla nascita dei grandi della terra sono invitate le persone
importanti, qui l'invito è fatto agli umili: a dei poveri pastori che
nel freddo della notte guardavano i loro greggi. Alla nascita dei
nobili della terra sono invitati gli orchestrali per allietare i
presenti, qui, questa notte, a suonare o cantare sono gli Angeli. E
la gloria del Signore avvolse di luce i pastori (luca 2:9). Che
notte! Mai nessuna notte fu più luminosa di quella. E i pastori
andarono, ma non trovarono un sovrano seduto sul suo trono, bensì un
neonato coricato nella mangiatoia. Ma per fede essi videro in quel
Bimbo tutto ciò che c'era da vedere: che il re era nato, che quel
bimbo era Dio ed era il promesso Salvatore. Che fede! Tutto ciò in
una piccola creaturina! E così, davanti a quella mangiatoia si
inchinarono commossi, prima i docili pastori e poi i nobili re Magi,
e adorarono il re che era nato (mat. 2:11).
E se anche noi volessimo adorare giungeremmo purtroppo tardi? Tardi
addirittura di 2000 anni? No, non arriveremmo tardi, perché nel regno
dello Spirito il tempo non esiste come lo consideriamo noi. E' un
eterno presente; e pertanto andiamo, anche oggi stesso, e adoriamo
con quelli. Gesù ci aspetta anche lì per riceverci e affinchè non
ricaviamo di meno di quello che ricevettero i pastori e re Magi.
Contempliamo in ispirito. La notte incantata è anche per noi.
Dio volle essere visitato sin da fanciullo, e per questo convocò i
pastori, guidò i Magi alla stalla, spinse gli Angeli innanzi a loro e
fece giubilare il vecchio Simeone quando solo quaranta giorni più
tardi lo prese tra le braccia, nel Tempio, lodando Dio per aver visto
con i suoi occhi la "salvezza d'Israele".
Si, in quella notte si concretizzava il progetto di Dio annunciato
già secoli prima, riguardante la nascita di un Salvatore. Il Messia
promesso era nel mondo. La sua nascita già faceva tremare un re, la
cui coscienza incrostata non bastava a essergli di protezione. E
l'Apostolo dell'amore dirà:
«Era la luce vera, che illumina ogni uomo, quella che veniva nel
mondo. Era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, ma il
mondo non lo riconobbe. Venne nella sua proprietà e i suoi non lo
accolsero».
I Magi offrirono oro, la materia più preziosa, simile all'amore virtù
per eccellenza (COR. 13:13); incenso: preghiera della fede (apoc. 8:3-
4); e mirra: sostanza che conserva (giov. 19:39), paragonabile alla
speranza. Sono queste le tre "sorelle" della virtù cristiana. I Magi
le tirarono fuori dai loro scrigni, ossia da cuori devoti e
riconoscenti.
La cristianità cattolica è molto legata all'Avvento, cioè a quel
tempo di preparazione al Natale. E ne festeggia poi il giorno.
La cristianità protestante non ha invece giorni particolari nella
propria tradizione: preferisce dire che Cristo ogni giorno
deve "rinascere" nel cuore dell'uomo ed averlo vivo in sé. Ciò è
giustissimo. Oh, se lo facessimo davvero! Di fronte a
questa "diversità", la Bibbia ci viene comunque incontro.
E' scritto: <C'è chi ha devozione al giorno, e chi non ce l'ha> (ROM.
14:5-7); ed aggiunge che nessuno dei due sbaglia in quanto tutti e
due lo fanno "per il Signore"; cioè, sia chi ha tale devozione, sia
chi non ce l'ha. Lo stesso vale per altre pratiche, come il
digiuno. «C'è chi mangia di tutto e chi non mangia». Ma anche in
questo caso, entrambi sono graditi a Dio, perché lo fanno "per il
Signore". E tutto questo affinchè non ci giudichiamo più gli uni gli
altri (14:4); poiché Dio non è un Dio di contrapposizioni, ma di
conciliazioni. E «Beati gli operatori di pace, perché saranno
chiamati figlioli di Dio» (MAT: 5:9).
Natale dovrebbe essere comunque la festa dei poveri. Ma sono i ricchi
chiamati a "dare". I poveri sono quelli nel bisogno.
Perciò la festa è per entrambi, per chi ha bisogno di avere e per chi
ha l'opportunità di dare.
I re Magi erano ricchi e potevano dare. Diedero.
La "festa" è per tutti, ma ciascuno sappia utilizzarla nel modo
giusto.
Dio era ricco e si fece povero. Rinunciò a tutto; e il Natale lo
insegna. Gesù, muto nella culla-mangiatoia, ci ricordi nel suo
silenzio e nella sua tenerezza il dovere dell'uomo: che non è quello
di vivere per la terra e per l'accumulo dei beni, ma di vivere per il
cielo in vista di un destino eterno.

#249 Da: dioama@...
Data: Mar 16 Dic 2003 9:13 pm
Oggetto: MISTERO DELLA INCARNAZIONE (S.Atanasio)
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Come pretendono essere chiamati cristiani quelli che dicono che il
Verbo è entrato in un uomo santo, come in uno dei profeti, e che non
è diventato uomo assumendo il corpo da Maria, ma dicono che altro è
il Cristo e altro il Verbo di Dio che era del Padre prima di Maria e
prima dei secoli?


Dimostrate allora le cose in questo modo, è del tutto inutile
accennare ad altro e continuare ad affaticarsi sulla questione del
corpo nel quale vi era il Verbo, come non consustanziale alla
divinità, ma veramente generato da Maria... Poiché la questione posta
è significativamente risolta in questo modo, a buon diritto si
autoaccuseranno tutti coloro che hanno creduto che esistesse prima di
Maria la carne da lei assunta e che prima di Maria il Verbo avesse
avuto un'anima umana... Inoltre arrossiranno molto quelli che hanno
pensato che, se si dice che il corpo viene da Maria, al posto delle
tre Persone ce ne possano essere quattro. Se infatti - affermano -
noi diciamo che il corpo è consustanziale al Verbo, la Trinità resta
Trinità, poiché in tal caso il Verbo non induce in essa nulla di
estraneo. Se invece diciamo che il corpo umano è generato da Maria
essendo il corpo estraneo secondo la sostanza ed essendovi in esso il
Verbo, è necessario che quattro persone subentrino alle tre per
l'aggiunta del corpo.

Parlando in questo modo, non s'accorgono di combattere con se stessi.
Infatti, pur negando essi che il corpo derivi da Maria, e affermando
che il corpo è consustanziale al Verbo, ciononostante (e quantunque
lo dissimulino, non si creda che non lo pensino) seguendo il loro
pensiero si dimostrerà che essi parlano di quattro persone... Se
essi, poiché nelle Scritture vi è e si dice che il corpo del
Salvatore proviene da Maria ed è un corpo umano, ritengono che si
parli di quattro persone, quasi un'aggiunta per così dire, prodotta
dal corpo, allora sono completamente fuori strada in quanto adeguano
la cosa fatta al fattore e pensano che la divinità possa ammettere
un'aggiunta. Ignorano che il Verbo divenne carne non per aggiunta, ma
affinché la carne risorgesse; né il Verbo uscí da Maria perché fosse
piú eccellente, ma per redimere il genere umano... Pertanto la
Trinità, anche se il Verbo assume il corpo da Maria, resta sempre
Trinità, senza ammettere né aggiunta né diminuzione...

Per lo stesso motivo, del resto, taceranno anche quelli che talora
hanno detto che colui che provenne da Maria non è né il Cristo, né il
Signore, né Dio. Se infatti Dio non era nel corpo, in che modo
dunque, uscito da Maria, poté essere chiamato "Emmanuele, che
significa: Dio con noi" (Mt 1, 23)?


Affinché nessuno pensi alla venuta del Verbo come ad una apparenza,
il salmista indica che diverrà uomo e che è lui quello per il quale
tutto è stato fatto, quando appunto nel Salmo 86 dice: "Si dirà di
Sion: l'uno e l'altro è nato in essa e l'Altissimo la tiene salda"
(Sal 86, 5). Dire questo è come dire: "E il Verbo era Dio (Gv 1, 1);
tutto è stato fatto per mezzo di lui (Gv 1, 3); e il Verbo si fece
carne (Gv 1,14)". Perciò, sapendo chi sarebbe nato dalla vergine non
tacque ciò, ma subito nel Salmo 44 ne diede un indizio: "Ascolta,
figlia, guarda, porgi l'orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa
di tuo padre; al re piacerà la tua bellezza. Egli è il tuo Signore"
(Sal 44,11-12). E ancora una volta questo parlare è simile a quello
di Gabriele: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te" (Lc
1, 28). Infatti dopo aver detto che lui era il Cristo, subito mostrò
anche l'umana generazione proveniente dalla Vergine con queste
parole: "Ascolta, figlia". Ecco, mentre Gabriele chiama Maria per
nome, essendo egli diverso per nascita, invece Davide a buon diritto
la chiama figlia, essendo essa proveniente dalla sua stirpe.

#248 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 7 Dic 2003 9:29 pm
Oggetto: Preghiera alla Vergine Immacolata
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Preparazione alla Festa dell'Immacolata:

Vergine Immacolata,
prendi il "Si" dlla mia risposta
alla chiamata del Signore
e custodiscilo dentro il tuo "Si",
meravigliosamente fedele!
Donami la gioia e la speranza
che in grazia dello Spirito Santo
trasmettesti a S.Elisabetta
entrando nella sua umile casa.
Fà che la passione di salvare
mi renda missionario infaticabile,
umile di mezzi e di cose,
puro e trasparente nei sentimenti,
totalmente libero
per donarmi, come te, veramente a Gesù e agli altri!
Ottienimi di essere umile ed obbediente
fino alla Croce,
perchè con te io possa essere una cosa sola con Gesù,
vero Uomo e vero Dio
disceso dal Cielo per salvarmi.
O Maria, la Tutta Santa,
affido al tuo Cuore contemplativo
della pienezza di Dio
tutte le persone che ho incontrato
e che incontrerò
nel viaggio della fede;
donaci la Luce del Tuo Divin Figlio
in questo faticoso cammino,
riscaldaci i cuori per poter accogliere
come Te e s. Giuseppe
il Verbo fatto carne;
sii la nostra compagna in questo viaggio terreno
affinchè, terminato questo cammino,
possiamo giungere alla Casa del Padre
e con Gesù partecipare al Banchetto
dell'Amore
che non avrà mai fine.

Amen

#247 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 5 Dic 2003 6:29 pm
Oggetto: IL DIO DELLA CHIESA (S.Biavaschi)
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IL DIO DELLA CHIESA

di Stefano Biavaschi


Viviamo nell'epoca del fai-da-te religioso, e ciascuno si sente
autorizzato a costruirsi una religione personale secondo i propri
gusti.

Anziché rivolgersi a Dio stesso per chiedere lumi, si pretende di
risolvere il problema della molteplicità delle religioni (e della
relativa confusione che ne deriva) attingendo qua e là dalle varie
dottrine, come ad un supermarket, riempiendo il proprio carrello solo
di ciò che più ci piace, come se la Verità non fosse Una, ma possa
essere decisa dal soggetto.

Anche il cristianesimo subisce questo triste modello di
comportamento, soprattutto quando, pur accettando Gesù Cristo, non si
accetta la Chiesa. Poiché quest'atteggiamento di autosufficienza è
molto diffuso, vale la pena (dopo aver parlato, nel numero scorso,
del Cristo) di evidenziare quell'indissolubile legame che c'è tra
Gesù e la Chiesa.

Occorre innanzi tutto chiarire che la Chiesa non è un grosso club di
credenti, un'associazione cui si può appartenere oppure no secondo le
simpatie provate verso i componenti. A fondarla non sono stati gli
uomini: Gesù stesso ne è il fondatore e il fondamento ("Chiamò a sé i
discepoli e ne scelse dodici", "Tu sei Pietro e su questa pietra io
fonderò la mia Chiesa",...).

Per quali motivi Cristo istituì la Chiesa, se Egli stesso afferma di
essere l'unico mediatore tra Dio e gli uomini? Il Catechismo della
Chiesa Cattolica indica quattro ragioni (che poi sono anche i quattro
compiti, o mandati, affidati alla Chiesa). Eccoli:

1) il mandato della Parola: la Chiesa avrebbe dovuto conservare,
tramandare, interpretare il santo Vangelo e le altre Scritture
contenenti la Rivelazione di Dio. Anche chi crede nel Gesù senza
Chiesa, lo può fare solo grazie alla Chiesa stessa che ha conservato
e tramandato la memoria di Cristo. La sacra Tradizione ha anzi
ampliato la nostra conoscenza teologica ("Molte cose ho ancora da
dirvi, ma non siete in grado di portarle", "Lo Spinto di Verità vi
condurrà verso la Verità tutta intera") e grazie all'interpretazione
divinamente ispirata del suo Magistero, la Chiesa ha potuto, di
Concilio in Concilio, corroborata da santi, fedeli teologi, e mistici
dottori, garantire un'unicità di dottrina che ha resistito ai secoli
e alle molteplici eresie. Tramite il mandato della Koinonia, ossia
della comunità d'amore che unisce i credenti ("Siate una cosa sola
come lo e il Padre siamo una sola cosa", "lo sono la vite, voi siete
i tralci") la Chiesa ha inoltre ricevuto da Cristo il compito di
essere la vigna, di costituire cioè un popolo con un'unica anima, una
compagnia in cammino che rimanesse unita in Lui dal Suo stesso amore.
Chi dice Cristo sì Chiesa no, si rinchiude in una fede privatistica
ove il proprio tralcio non fa parte della vite e vive (ma quanto a
lungo?) come una cellula staccata dal corpo, priva di nutrimento
spirituale e senza una missione comunitaria.

2) Gesù conferì alla Chiesa anche il mandato della Liturgia; non
voleva che la Salvezza giungesse solo ai suoi contemporanei storici,
ma a tutti gli uomini di tutte le epoche ( "Prendete e mangiatene
tutti... fate questo in memoria di me", "A chi rimetterete i peccati
saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi").

3) La Chiesa dunque non solo annuncia o riunisce, ma anche salva ("Vi
farò pescatori di uomini"). Continuando ad elargire tramite i
sacramenti lo Spirito Santo, e in particolare continuando a donare il
Pane di Vita eterna. Gesù di Nazareth non ha mai smesso di salvarci.
Invece la religione del fai-da-te nasconde la gran presunzione di non
aver bisogno di salvezza o di potersi salvare da soli.

4) Il quarto compito affidato da Cristo alla Chiesa è il mandato
della Carità. Gli apostoli (di allora come di oggi) devono esercitare
una missione di servizio ("Se lo, Signore e Maestro, vi ho lavato i
piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato
un esempio affinchè anche voi facciate come lo ho fatto a voi"). La
Chiesa è dunque missionaria, e viene mandata nel mondo non solo ad
annunciare, salvare o riunire, ma anche a servire: questi quattro
mandati sono infatti strettamente connessi fra loro, e si alimentano
a vicenda.

ilprofetadelvento@...

#246 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Mer 19 Nov 2003 10:07 pm
Oggetto: INFALLIBILITA' DEL PAPA (G.P. Barra)
dioama
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Testo della conversazione che Gianpaolo Barra, direttore de ^il
Timone^ ha tenuto a Radio Maria. Conserviamo lo stile colloquiale e
la suddivisione in paragrafi utilizzata per i suoi appunti
dall'autore.



1. Affrontiamo un tema che da sempre è oggetto di discussione, di
polemiche e di accuse alla Chiesa cattolica: il tema della
infallibilità del Papa.

2. E' necessario fare alcune precisazioni preliminari per comprendere
questa straordinaria verità della Fede cattolica, insegnata dal
Vangelo e dal Nuovo Testamento

3. La prima riguarda il significato del termine "Infallibilità", che
non significa impeccabilità. La Chiesa Cattolica insegna che il Papa
non può commettere errori in materia di fede e di morale quando si
verificano certe condizioni di cui ora parleremo

4. Ma non dice che i Papi siano sempre esenti da imperfezioni o
debolezze nel loro comportamento morale

5. Nella storia del Papato - ricordiamo che da san Pietro a Giovanni
Paolo II si contano 264 Vescovi di Roma - vi sono stati romani
pontefici realmente santi, che hanno dato lustro alla Chiesa e questi
sono la gran parte, ma vi sono stati Papi il cui personale
comportamento morale lasciava molto a desiderare E questo la Chiesa
lo ha riconosciuto.

6. Ne consegue che chi accusa i Cattolici di insegnare, con la
dottrina della infallibilità, che i Papi non possono peccare, o
ignora la vera Fede cattolica o e in mala fede

7. Veniamo a una seconda precisazione il Papa e infallibile quando
sancisce, cioè conferma e/o propone all'attenzione e alla fede del
popolo cristiano verità di fede e di morale. Questo non vuoi dire che
il Papa possa inventare verità di fede e di morale o imporre una sua
idea personale II Papa può confermare, con l'autorità che gli e stata
conferita da Cristo, una verità di fede o di morale contenuta nella
Bibbia che menta particolare attenzione, che e da credersi nel modo
in cui la Chiesa la interpreta e la impone alla adesione dei fedeli

8. Come si vede, vi sono delle condizioni precise che devono venficar-
si perche si possa parlare di infallibilità del Santo Padre Queste
condizioni sono quattro

9. La prima il Papa deve sancire, cioè confermare non come maestro
privato, come fosse un teologo, un biblista, un giurista e nemmeno
come semplice vescovo di Roma, ma deve esercitare il suo ruolo di
supremo pastore universale della Chiesa, il ruolo di maestro di tutta
la Chiesa

10. La seconda il Papa deve insegnare a tutta la Chiesa e non a una
singola parte di essa, come accade quando egli emana disposizioni,
generalmente a carattere temporaneo, per una diocesi, per i cristiani
di una nazione o per i fedeli di un continente

11. La terza il Papa deve esplicitamente far comprendere che sta
facendo uso del carisma dell'infallf-bilita, ossia deve far
comprendere che sta confermando con atto definitivo una dottrina di
fede e di morale

12. La quarta la materia su cui si esercita il carisma
dell'infallibilità e

la fede e la morale il Papa non e infallibile quando esprime
considerazioni di carattere scientifico, storico o di altro genere

13, Definite le condizioni necessarie per l'esercizio del dono
dell'infallibilità pontificia, ci possiamo chiedere quali sono le
prove bibliche dell'infallibilita del Papa.

14. Procederemo passo dopo passo, tuttavia in modo superficiale,
visto che il tema e molto vasto e il tempo e sempre tiranno

15. Sappiamo che Cristo ha fondato la sua Chiesa sull'apostolo Simon
Pietro " Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò fa mia Chiesa",
si legge nel cap XVI del Vangelo di san Matteo

16. Veniamo ad una prima considerazione Se Pietro fosse caduto in
errore in materia di fede o di morale, Cristo avrebbe edificato la
sua Chiesa - che deve illuminare e ammaestrare gli uomini nella fede
e nella morale che ne deriva - sull' errore. E questo è inammissibile

17. Ma anche i successori di Pietro, i vescovi di Roma, sono il
fondamento della Chiesa - come abbiamo visto nelle scorse
conversazioni - e dunque anche per loro valgono le stesse
considerazioni che abbiamo fatto per Simon Pietro Anche i successori
di Pietro non possono errare in materia di fede e di morale 18-
Andiamo avanti e approfondiamo meglio questa verità di fede

19. A Simon Pietro, Gesù ha dato il potere di legare e di sciogliere
e ha promesso che tutto ciò che Pietro avrebbe "legato e sciolto" in
terra sarebbe stato "legato e sciolto" anche in Cielo, cioè "legato e
sciolto" da Dio Abbiamo visto, nelle passate conversazioni, come
questo potere doveva necessariamente essere esercitato anche dai
successori di Pietro, i Papi

20, Ora, Dio non può sbagliare, non può errare proprio perche e Dio

21. Ne consegue che anche Pietro, anche i successori di Pietro, i
Papi, nel loro compito di "legare e di sciogliere" devono essere
infallibili. Infatti, se i Papi potessero sbagliarsi nell'esercizio
di questo potere, il loro errore dovrebbe essere ratificato anche da
Dio.

22. E qui ci troveremmo di fronte ad una situazione impensabile. Dio,
per mantenere fede alla sua parola, si troverebbe nella necessità di
ratificare un errore, di approvarlo.

23. Ne dobbiamo dedurre, se non vogliamo giungere a questa
aberrazione, che Gesù Cristo ha promesso una particolare assistenza
ai Papi che "legano e sciolgono" su questa terra

24. E' facile comprendere che la promessa evangelica di ratificare in
Cielo ciò che i papi legano e sciolgono sulla terra, implica
necessariamente che essi siano infallibili nell'esercizio di questo
potere

25. Ricordo che "legare" e "sciogliere" hanno un significato preciso
nel linguaggio biblico

26. In materia dottrinale, legare e sciogliere significano proibire e
permettere II Papa ha il potere di proibire o permettere, cioè di
sancire lecita o illecita una dottrina di fede

27. In campo giuridico e disciplinare, legare e sciogliere
significano condannare o assolvere II Papa ha il potere, dategli da
Gesù Cristo, di sancire, di confermare come lecito o illecito un
comportamento, di dichiararlo morale o immorale

28. E queste decisioni - lo ricordiamo - vengono ratificate in Cielo,
cioè da Dio stesso "Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato
nei cicli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei
cieli", dice il Vangelo di san Matteo al capitolo XVI

29. Andiamo avanti con un'altra considerazione. Ricorderete che Gesù
ha affidato a Pietro il compito di pascere il gregge. Per tré volte
consecutive, Gesù gli ha detto di esercitare la funzione di pastore
del gregge, cioè della Chiesa

30. Gesù ha affidato questo compito perche Lui, pastore vero e
infallibile, stava per salire al Cielo e voleva affidare la sua
Chiesa a Pietro e ai suoi successori

31- Ora, visto che secondo la volontà di Gesù - che e Dio - la Chiesa
è strumento di salvezza, visto che si va in Cielo attraverso la
Chiesa e nella Chiesa guidata dal pastore Pietro e dai suoi
successori, è del tutto impensabile, del tutto impossibile che questi
pastori possano errare in quelle materie - fede e morale - che
conducono al Cielo. Quindi, in questi campi, i Papi devono godere del
dono dell'infallibilità

32. Andiamo avanti II Vangelo di Luca narra, al capitolo 22, che Gesù
ha pregato perche la fede di Pietro non venga mai meno

33. Prestiamo attenzione a come san Luca racconta questo episodio. È
Gesù che parla "Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per
vagliarvi come il grano, ma io ho pregato per tè, che non venga meno
la tua fede, e tu, una volta ravveduto, conferma / tuoi fratelli"

34. Gesù pronuncia queste parole nel Cenacolo, la sera del giovedì
santo Mancano poche ore al momento dell'arresto nell'Orto degli Ulivi
Gesù, che conosce quello che sta per succederGli, mette in guardia i
suoi discepoli, li avverte che satana li ha messi alla prova ("satana
vi ha cercato per vagliarvi"), e quel "vi" si riferisce proprio ai
Dodici

35. Poi Gesù aggiunge, rivolgendosi "soltanto" a Simon Pietro "Ma io
ho pregato per tè, che non venga meno la tua fede"

36. Dunque, Gesù prega e nessuno può dubitare che la sua preghiera
venga esaudita

37- Gesù prega per un motivo preciso che la fede di Pietro non venga
mai meno. Riflettiamo un momento Siccome la preghiera di Gesù è
certamente esaudita dal Padre, ne consegue che Pietro, in materia di
fede, non sarebbe sicuramente mai venuto meno, quindi sarebbe stato
assolutamente infallibile. A meno che non vogliamo arrivare a dire
che Gesù ha pregato per niente, oppure che non è stato esaudito dal
Padre. Ma questo nessun cristiano, cattolico o protestante che sia,
lo può ammettere

38. Allora, dal Vangelo di san Luca si capisce molto bene che in
materia di fede Pietro non doveva mai venire meno Pietro doveva
essere infallibile nella fede. Ma nel medesimo brano troviamo di più

39. Stiamo attenti Gesù aggiunge "E tu, una volta ravveduto, conferma
i tuoi fratelli"

40. Quell'incarico di "confermare" menta la nostra attenzione Spiega
una nota della Bibbia di Gerusalemme che l'ordine di "confermare" i
fratelli dato a Pietro implica il compito di dirigere i fratelli
nella fede

41. Ora, e impensabile che Gesù avesse dato questa altissima missione
a Pietro, la missione di confermare i fratelli nella fede, il compito
di dirigere i fratelli, vale a dire la Chiesa intera, se Pietro
avesse potuto sbagliarsi proprio in materia di fede

42. Se Pietro avesse facoltà di errare in materia di fede, non si
spiegherebbe questo potere di confermare, anzi, sarebbe impossibile
eseguire l'ordine dato da Gesù. Ci troveremo di fronte ad una
situazione inaccettabile Gesù avrebbe dato un ordine assurdo

43. Non solo Questo compito di confermare i fratelli deve essere
riferito anche ai successori di Pietro, ai vescovi di Roma, al Papa
Anche il Papa, come Simon Pietro, ha il compito di confermare i
fratelli nella fede e anche il Papa, al pari di Simon Pietro, non può
errare nel compito di confermare i fratelli

44. Altrimenti, invece di confermarli nella verità, li confermerebbe
nell'errore e Cristo avrebbe dato un incarico importantissimo senza
munire di sicurezza infallibile chi lo riceveva

45. Facciamo un altro passo avanti Anche al Collegio apostolico,
unito e sottomesso al Papa, Cristo ha promesso il dono
dell'infallibtiità

46. Riportiamoci all'Ultima Cena come ci e raccontata
dall'Evangelista san Giovanni, nel capitolo XIV del suo Vangelo

47. Gesù si rivolge ai Dodici con parole molto chiare "/o pregherò //
Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perchè rimanga con voi per
sempre, lo Spirito di verita" . E qualche versetto più avanti, sempre
nello stesso capitolo, Gesù dice "// Consolatore, lo Spirito Santo
che il Padre manderà nel mio nome,

Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho
detto"

48- Dunque, se le parole hanno un senso, e se Gesù, in quanto Dio non
poteva sbagliarsi, qui vediamo chiaramente che Gesù promette agli
apostoli, quindi alla sua Chiesa l'assistenza perpetua, continua e
infallibile dello Spirito Santo, che e Dio, che e "Spirito di verita"

49. Ora, nell'esercizio della sua missione, il Collegio apostolico,
in comunione con il Papa, è assistito dallo Spirito di Verita. E
dunque, grazie a questa assistenza, non può sbagliarsi in materia di
fede e di morale. Altrimenti, l'assistenza dello Spirito Santo
sarebbe inutile e lo Spirito Santo non sarebbe Spirito di Verità

50. Qualcuno chiederà ma qual'è la missione della Chiesa? In quale
compito il Collegio apostolico, unito al Papa, sotto il governo
giurisdizlonale e disciplinare del Santo Padre, è infallibile?

5I. La risposta si trova nel Vangelo. La missione della Chiesa è
sintetizzata da san Matteo, nell'ultimo capitolo del suo Vangelo. E
anche in questo brano - come potrete constatare - troviamo un
elemento importante a favore dell'infallibilità del Papa e della
Chiesa

52. San Matteo riporta le ultime parole pronunciate da Gesù prima di
salire al Cielo, prima di lasciare la sua Chiesa impegnata nella
missione di salvare gli uomini

53-Ascoltiamole "Gli undici discepoli, intanto^ andarono in Galilea^
sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si
prostrarono innanzi, alcuni pero dubitavano E Gesù, avvicinatesi,
disse loro "Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in terra. Andate
dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad
osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti
i giorni fino alla fine del mondo"

54. Dunque, Gesù incarica la sua Chiesa di insegnare a tutto il mondo
la verita naturalmente la verita su Dio, le verita della fede che
portano alla salvezza dell'uomo. Nell'insegnamento di questa verità,
Gesù promette la sua assistenza speciale e perpetua " lo sarò con voi
tutti i giorni, fino alla fine del mondo"

55. Con l'assistenza promessa da Gesù, come ricorda san Matteo, e
impossibile che il Papa, e il Collegio apostolico a lui unito e
sottomesso, possano sbagliarsi Se cosi non fosse, l'assistenza di
Gesù - che e Dio - sarebbe inutile

56. Con l'assistenza di Gesù, l'insegnamento impartito dalla Chiesa
sarà sempre necessariamente conforme alla verità Vi e l'assicurazione
divina, promessa da Gesù, contro la possibilità stessa di errore in
materia di fede, quindi vi e la promessa della infallibilità

57. Badate che si tratta di una assistenza divina al compito di
ammaestrare tutte le genti, al compito di battezzarle, quindi di
condurle nella Chiesa, al compito di insegnare Ed e una assistenza
divina promessa per sempre, fino alla fine del mondo

58. Quindi, il dono dell'infallibilità non riguardava solo gli
Apostoli che ascoltano a viva voce le parole di Gesù, ma riguarda i
successori di Pietro e i successori degli Apostoli uniti e sottomessi
al Santo Padre

59. Vi e un altro passo del Vangelo da considerare importante per il
tema che stiamo trattando Lo ricaviamo da san Marco, al capitolo 16
Sono poche parole, ma chiare e severe

60- Gesù ha appena affidato alla sua Chiesa il compito di predicare
il Vangelo ad ogni creatura, come ci ha ricordato san Matteo, Poi
aggiunge questa frase lapidaria "Chi crederà e sarà battezzato sarà
salvo, ma chi non crederà sarà condannato"

61. È chiaro che qui si sta parlando della salvezza del Paradiso e
della condanna dell'Inferno

62. Gesù lega il destino eterno di ogni uomo alla fede che insegnerà

la Chiesa. Chi crederà alla fede insegnata dalla Chiesa andrà in
Paradiso. Chi non crederà alla fede insegnata dalla Chiesa sarà
condannato.

63. Ora, è impossibile, visto le conseguenze che derivano
dall'accettare o dal rifiutare l'insegnamento della Chiesa in materia
di fede, che la Chiesa si possa sbagliare

64. Chi rifiuterà coscientemente la fede proposta dalla Chiesa
rifiuterà la vera fede, annunciata infallibilmente dal Papa, che è
capo visibile delia Chiesa, sarà condannato alla dannazione eterna

65. Chi accoglierà la fede proposta dalla Chiesa, accoglierà la vera
fede, annunciata infallibilmente dal Papa, capo visibile della Chiesa
e sarà destinato al Paradiso.

#245 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Lun 17 Nov 2003 8:47 pm
Oggetto: IL MAGNIFICAT (R.Cantalamessa)
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Maria, che Luca ci ha presentato negli Atti perseverante nella
preghiera in attesa dello Spirito Santo, è la stessa che
l'evangelista ci presenta, all'inizio del suo Vangelo, come colei
sulla quale è sceso lo Spirito Santo. Alcuni elementi fanno pensare a
uno stretto parallelismo tra la venuta dello Spirito Santo su Maria
nell'Annunciazione e la venuta sulla Chiesa a Pentecoste, sia tale
parallelismo voluto dall'evangelista, sia dovuto alla corrispondenza
oggettiva tra le due situazioni.

A Maria, lo Spirito Santo è promesso come "potenza dell'Altissimo",
che "scenderà" su di lei (cf Lc 1,35); agli apostoli è promesso
ugualmente come "potenza" che "scenderà" su di essi "dall'alto" (cf
Lc 24,49; At 2,8). Ricevuto lo Spirito Santo, Maria si mette a
proclamare (megalynei), in un linguaggio ispirato, le grandi opere
(megala) compiute in lei dal Signore (cf Lc 1,46.49); ugualmente gli
apostoli, ricevuto lo Spirito Santo, si mettono a proclamare in varie
lingue le grandi opere (megaleia) di Dio (cf At 2,11). Anche il
Concilio Vaticano II mette in rapporto tra loro i due eventi, quando
dice che nel Cenacolo "vediamo Maria implorante con le sue preghiere
il dono dello Spirito, che all'Annunciazione l'aveva presa sotto la
sua ombra" (LG 59).

"Nato dallo Spirito Santo e da Maria Vergine"

Ma tutto questo ha importanza relativa, rispetto a quella
affermazione chiara che si legge nel Vangelo, rivolta a Maria: "Lo
Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la
potenza dell'Altissimo" (Lc 1,35). Accanto a questa affermazione
precisa, possiamo cogliere, nel Vangelo di Luca, un altro fatto
indicativo. Tutti quelli ai quali è mandata Maria, dopo questa
discesa dello Spirito Santo, sono, a loro volta, toccati, o mossi
dallo Spirito Santo (cf Lc 1,41; 2,27). È certamente la presenza di
Gesù che irradia lo Spirito, ma Gesù è in Maria e agisce attraverso
di lei. Lei appare come l'arca o il tempio dello Spirito, come
suggerisce anche l'immagine della nube che l'ha coperta della sua
ombra. Essa infatti richiama la nube luminosa che, nell'Antico
Testamento, era segno della presenza di Dio o della sua venuta nella
tenda (cf Es 13,22; 19,16).

Matteo conferma questo dato fondamentale che riguarda Maria e lo
Spirito Santo, dicendo che Maria si trovò incinta per opera dello
Spirito Santo (Mt 1,18) e che quello che fu generato in lei
veniva "dallo Spirito Santo" (Mt 1,20).

La Chiesa ha raccolto questo dato rivelato e lo ha collocato ben
presto nel cuore del suo simbolo di fede. Fin dalla fine del II
secolo, è attestata, nel cosiddetto Simbolo apostolico, la frase
secondo cui Gesù "è nato dallo Spirito Santo e da Maria Vergine". Nel
Concilio Ecumenico di Costantinopoli del 381 &#8211; quello che definì la
divinità dello Spirito Santo &#8211; tale articolo entrò anche nel simbolo =

Niceno-Costantinopolitano, dove si legge di Cristo che è "incarnato
dallo Spirito Santo e da Maria Vergine".

Si tratta dunque di un dato di fede accolto da tutti i cristiani, sia
d'Oriente che d'Occidente, sia cattolici che protestanti. È una base
sicura e non è piccola. Maria appare legata allo Spirito Santo da un
vincolo oggettivo, personale e indistruttibile: la persona stessa di
Gesù che insieme, anche se con apporti assolutamente diversi, hanno
generato. Per tenere separati tra loro Maria e lo Spirito Santo
bisogna separare lo stesso Cristo, nel quale le loro diverse
operazioni si sono concretizzate e oggettivate per sempre.

Si voglia o no chiamare Maria Sposa dello Spirito Santo, come hanno
fatto S. Francesco d'Assisi e altri dopo di lui, resta che Gesù ha
unito Maria e lo Spirito Santo più di quanto un figlio unisca tra
loro il padre e la madre, perché se ogni figlio, con la sua semplice
esistenza, proclama che padre e madre sono stati uniti un istante
secondo la carne, questo figlio che è Gesù proclama che lo Spirito
Santo e Maria sono stati uniti "secondo lo Spirito" e perciò in modo
indistruttibile. Anche nella Gerusalemme celeste, Gesù risorto resta
colui che fu "generato dallo Spirito Santo e da Maria Vergine". Anche
nell'Eucaristia, riceviamo colui che fu "generato dallo Spirito Santo
e da Maria Vergine".

#244 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Gio 13 Nov 2003 9:46 pm
Oggetto: CHI NON HA LA CHIESA PER MADRE (S.Cipriano)
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NON PUÒ AVERE DIO PER PADRE CHI NON HA LA CHIESA PER MADRE


      La sposa di Cristo non sarà mai adultera: essa è incorruttibile
e pura... Lei ci conserva per Dio. Lei destina al regno i figli che
ha generato.

      Chiunque, separandosi dalla Chiesa, ne sceglie una adultera,
viene a tagliarsi fuori dalle promesse della Chiesa: chi abbandona la
Chiesa di Cristo, non perviene certo alle ricompense di Cristo.
Costui sarà un estraneo, un profano, un nemico. Non può avere Dio per
padre chi non ha la Chiesa per madre...

      Ecco quanto il Signore ci dice ammonendoci: «Chi non è con me, è
contro di me e chi non raccoglie con me, disperde» (Matteo 12, 30).
Chi spezza la concordia, la pace di Cristo è contro Cristo e chi
raccoglie fuori della Chiesa disperde la Chiesa di Cristo. II Signore
dice: «Io e il Padre siamo uno» (Giovanni 10, 30). E ancora sta
scritto del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo: «E i tre sono
uno (1 Giovanni 5,7) ». Ebbene può forse esserci qualcuno che crederà
si possa dividere l'unità della Chiesa, questa unità che viene dalla
stabilità divina e che è legata ai misteri celesti, e penserà che si
possa dissolvere per la divergenza di opposte volontà. Chi non si
tiene in questa unità non si tiene nella legge di Dio, non si tiene
nella fede del Padre e del Figlio, non si tiene nella vita e nella
salvezza.

      Questo mistero dell'unità. questo vincolo di concordia stretto
alla perfezione, ci è indicato nel vangelo là dove si parla della
tunica del Signore Gesù Cristo: essa non è per niente divisa né
strappata; ma si gettano le sorti sulla veste di Cristo, sicché chi
dovrà rivestirsi di Cristo riceva la veste intatta e possieda
indivisa e integra quella unica. Cosi leggiamo nella divina
Scrittura: «Quanto poi alla tunica, poiché era senza cuciture
dall'alto al basso e tessuta d'un pezzo, si dissero a vicenda: non
stracciamola ma tiriamola a sorte a chi tocchi» (Giovanni 19, 23).
Lui porta l'unità che viene dall'alto, che viene cioè dal cielo e dal
Padre: tale unità non poteva essere affatto divisa da chi la
ricevesse in possesso, conservandosi tutta intera e assolutamente
indissolubile. Non può possedere la veste di Cristo chi divide e
separa la Chiesa di Cristo.



Cipriano, L'unità della chiesa cattolica, VI-VII.

#243 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Lun 10 Nov 2003 9:07 pm
Oggetto: MISTERO DI CRISTO (Gregorio di Nissa)
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MISTERO DI CRISTO
Qualcuno udendo le parole: "In principio era il Verbo e il Verbo era
Dio" (Gv 1, 1) e il Verbo è uscito dal Padre (cf. Gv 16, 28), si
mette ad inquinare e a corrompere un dogma cosí limpido con nozioni
grossolane ed oscure come la seguente: se genera, non si divide forse
la sua sostanza? Pensieri abominevoli, esecrandi ed impuri! Colui che
pronuncia cose del genere, perché mai non capisce come il Dio che si
manifesta, non è mediante la carne che Egli assume una natura umana
passibile, al fine di confezionarsi un corpo. Invece il bambino ci è
nato per opera dello Spirito Santo, e né la Vergine sofferse
alcunché, né lo Spirito subí alcuna diminuzione, né la potenza
dell'Altissimo rimase divisa. Infatti lo Spirito si mantenne intero;
la potenza dell'Altissimo rimase pure inalterata.
Quanto al bambino, è nato pure per intero e non guastò affatto
l'integrità della madre. La carne fu dunque generata dalla carne, ma
senza il movente della passione.

Però Eunomio non ammette che "lo splendore della gloria" (Eb 1, 3)
provenga dalla gloria stessa. Non capisce che la gloria, nel generare
la luce, non diminuisce né si divide. Del resto anche lo stesso
pensiero dell'uomo viene generato dalla mente senza che questa resti
divisa. Invece il Verbo divino, secondo loro, non può essere generato
dal Padre senza che l'essenza di questi non venga divisa. Ma chi è
cosí insano da non capire l'assurdità di una simile dottrina?

Se la dimostrazione di una tale assurda opinione fosse camuffata
sotto un certo quale involucro di argomentazioni, giustamente mi
darei da fare per confutare gli errori nascosti. Siccome invece
l'empietà viene apertamente proclamata, non vedo che cosa possano
aggiungere di piú i nostri discorsi.

Se la carne di Cristo fosse prima dei secoli; se fosse prima di
Abramo, allora già sarebbe esistito ciò che è nato dalla Vergine. In
tal caso la Vergine stessa sarebbe piú vecchia di Nachor; anzi
sarebbe venuta ancora prima di Adamo. Ma che dico? Ella sarebbe
anteriore alla creazione di tutte le cose e piú antica degli stessi
secoli.

Se il Verbo si è infatti incarnato nella Vergine e la carne si è
chiamata Gesú; se l'Apostolo afferma che Gesú è prima di tutte le
cose (Col 1, 15), questo signore (Eunomio), se non sbaglio, ci
fornisce argomenti per sostenere che Maria è coeterna con il Padre.
Ma faccio silenzio sulle conclusioni incredibili ed assurde alle
quali ci conducono delle affermazioni cosí inaudite ed empie.

Se dunque colui che venne dal cielo è Figlio dell'uomo, essendo nato
da Maria, dal seme di Davide secondo la carne e se viene chiamato
Figlio dell'uomo, quantunque venuto dal cielo, a loro parere sarebbe
falso chiamarlo Figlio di Dio. Sostengono infatti che questo Figlio
non ha nulla in comune con la divinità, né in quanto terreno, né in
quanto celeste. Ma per riassumere le parole da lui dette, notiamo che
Egli mette fine al discorso con questa asserzione: se il Figlio
dell'uomo viene dal cielo e il Figlio di Dio dalla donna, perché non
ritenere che il medesimo è Dio e uomo?


Con tutti coloro che professano la retta fede, anch'io dichiaro di
credere che il medesimo è Dio e uomo, non però alla maniera in cui lo
pensa Apollinare. Infatti la realtà non è come la pensa lui: che cioè
la divinità diventa qualcosa di terreno e l'umanità qualcosa di
celeste. Invece è la potenza dell'Altissimo che, per mezzo dello
Spirito Santo, ha adombrato la natura umana (Lc 1, 35) e questa è
stata cosí formata; cioè la porzione di carne è stata plasmata nella
Vergine immacolata (Attenzione al termine IMMACOLATA, già in uso da
alcuni Padri come Gregorio vissuto fra l'anno 334-395). Questo è il
motivo per cui colui che è nato da lei viene chiamato Figlio
dell'Altissimo. In effetti la divina potenza rende possibile una
certa affinità della natura umana con Dio, mentre la carne rende
possibile a Dio una certa parentela con l'uomo.

Colui che trasformò la vostra natura, rendendola conforme alla sua
divina potenza, ha conservato in se stesso questa medesima natura
senza mutilazioni e senza malattie, non avendo contratto quella
debolezza che, a causa del peccato, pervade la volontà.

Afferma san Pietro: "Infatti non commise peccato né malizia alcuna fu
trovata sulla sua bocca" (1 Pt 2, 22). Non pensiamo affatto che ciò
sia accaduto in lui dopo un certo intervallo di tempo, ma appena fu
concepito come uomo in Maria, nella quale "la Sapienza si costruì una
dimora" (Prov 9,1). Per quanto concerne la sua natura, questa derivò
bensì dalla materia passibile, ma appena discese lo Spirito Santo e
la potenza dell'Altissimo coprì Maria con la sua ombra (cf. Lc 1,
35), immediatamente tale natura assunse le caratteristiche di colui
che adombrava. Infatti ciò che è inferiore, se non c'è resistenza da
parte sua, viene benedetto da ciò che è superiore.

Effettivamente la potenza della divinità è qualcosa di infinito e di
incommensurabile; mentre al contrario la natura umana è qualcosa di
piccolo, quasi un nulla. Pertanto, nell'istante stesso in cui lo
Spirito Santo discese sulla Vergine e la potenza dell'Altissimo la
ricoperse con la sua ombra, colui che in tal modo è stato plasmato in
forma di tabernacolo, non contrasse minimamente la corruzione umana,
pur divenendo uomo esattamente come l'uomo della prima creazione.
Tuttavia Egli era spirito, grazia e potenza e in lui l'aspetto della
nostra natura sfolgorava nella straordinarietà della potenza divina.

Se dunque predichiamo a voce alta e testimoniamo che Cristo è la
potenza e la sapienza di Dio (cf. 1 Cor 1, 24), sempre immutabile,
sempre incorruttibile; che, quantunque dimorante in un corpo mutevole
e corruttibile, Egli stesso tuttavia non rimane inquinato, anzi
purifica anche ciò che è inquinato, qual è il nostro torto e perché
siamo presi in odio? Che cosa significano questi nuovi altari elevati
contro di noi?

Forse che noi annunciamo un Gesú diverso? Forse ne indichiamo un
altro? Proclamiamo forse una Scrittura differente? Qualcuno di noi ha
forse osato chiamare madre di un uomo la Vergine Madre di Dio, come
noi stessi sentiamo che alcuni di loro irriverentemente fanno?

#242 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Mer 29 Ott 2003 9:44 pm
Oggetto: LA SPERANZA PER LA VITA ETERNA
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La liturgia del giorno pone l'accento sulla fede e la speranza nella
vita eterna, saldamente fondate sulla Rivelazione. Significativo il
brano tratto dal Libro della Sapienza 3,1-6.9: "Le anime dei giusti
sono nelle mani di Dio; il tormento non le toccherà. Agli occhi degli
stolti sembra che muoiano; la loro fine è giudicata una sciagura e la
loro dipartita da noi uno sfacelo; essi in realtà sono nella pace".
Per chi ha creduto in Dio e lo ha servito la morte non è un salto nel
nulla, ma nelle braccia di Dio: è l'incontro personale con lui per
vivere "presso di lui nell'amore" e nella gioia della sua amicizia.
Il cristiano autentico perciò non teme la morte, ma considerando che
finché viviamo quaggiù "siamo esuli dal Signore", ripete San
Paolo: "preferiamo esulare dal corpo e abitare presso il Signore" (2
Cor.5,6.8).
Nonostante tutto non si tratta di esaltare la morte, bensì di vederla
quale realmente è nel piano di Dio: il giorno natalizio alla vita
eterna.
Questa visione serena e ottimista della morte si basa sulla fede in
Cristo e sull'appartenenza a lui: "la volontà di Colui che mi ha
mandato è questa : che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato,
ma lo resusciti nell'ultimo giorno" (Gv.6,39).
Tutti gli uomini sono stati dati a Cristo ed egli li ha pagati a
prezzo del suo sangue. Se essi accettano la loro appartenenza a lui e
la vivono con la fede e con le opere secondo il Vangelo, possono
essere certi di essere annoverati tra i "suoi" e come tali nessuno
potrà strapparli dalle sue mani, nemmeno la morte.
"Sia che viviamo, sia che moriamo, apparteniamo al Signore", dice San
Paolo in Rm.14,8. Siamo del Signore perché ci ha redenti e
incorporati a sé, perché viviamo in lui e per lui mediante la grazia
e l'amore; se siamo suoi in vita, rimarremo tali in morte.
Cristo, Signore della nostra vita, diverrà il Signore della nostra
morte, che assorbirà nella sua trasformandola in vita eterna.

"Concedi, Signore, che i nostri fratelli defunti entrino nella gloria
con il tuo Figlio, che ci unisce tutti nel grande mistero del tuo
amore".

#241 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Lun 27 Ott 2003 9:28 pm
Oggetto: LA PREGHIERA (Evagrio Pontico)
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Ero febbricitante per il fuoco delle passioni impure, quando tu,
com'è tua abitudine, mi hai dato ristoro contattandomi con la tua pia
lettera: hai arrecato conforto al mio intelletto sfinito tra le più
turpi sollecitazioni, facendoti, così, felicemente emulo del nostro
grande precettore e maestro. E non è stata una sorpresa! Meritare,
invero, doti insigni è stata sempre la tua prerogativa, come anche
del benedetto Giacobbe. Dopo avere, infatti, prestato buoni servigi
per ottenere Rachele, ed avere ricevuto Lia, tu aspiri anche alla
desiderata Rachele, per la quale hai compiuto altresì il settennato.
Quanto a me, però, non potrei negare che, pur avendo faticato tutta
la notte, non ho preso nulla. Cionondimeno, sulla tua parola, ho
calato la rete e ho pescato una gran quantità di pesci, non grossi
invero - a mio parere -, ma sono, tuttavia, centocinquanta, e te li
mando - come da te richiestomi - in forma di capitoli di eguale
numero nel cesto della carità. Io ti ammiro e ti invidio molto per
l'eccellente tuo proposito, poiché sei vivamente desideroso dei
capitoli sulla preghiera - desideroso non semplicemente di questi che
sono a portata di mano e consistono in carta vergata d'inchiostro, ma
di quelli che hanno dimora nell'intelletto mediante l'amore e l'oblio
delle offese ricevute. Ma dato "che "tutte le cose sono a coppia,
l'una di fronte all'altra", come dice il sapiente Gesù, accogli
quanto ti mando secondo la lettera e secondo lo spirito, e considera
che in ogni caso la lettera presuppone l'intelletto: non essendoci
questo, non ci sarà neppure la lettera. Pertanto, anche la preghiera
comporta due modi: l'attivo e il contemplativo; così pure è per il
numero: esso esprime immediatamente la quantità, e nel suo
significato profondo la qualità. Avendo quindi diviso il trattato
sulla preghiera in centocinquantatrè capitoli, te lo invio come
alimento evangelico, perché tu trovi diletto nel simbolismo del
numero: una figura triangolare combinata con una esagonale, indicanti
rispettivamente l'adorabile scienza della Trinità e la linea che
connota l'attuale ordinamento del mondo. Peraltro, il numero cento è
di per se stesso quadrangolare, mentre il cinquantatré è triangolare
e circolare, poiché ventotto è triangolare e venticinque è circolare
in quanto cinque volte cinque fa venticinque. Hai dunque nella figura
quadrangolare il quaternario delle virtù; ed hai anche, nel numero
venticinque, la vera conoscenza di questo secolo, a causa del corso
ciclico dei tempi: la settimana, infatti, succede alla settimana e il
mese succede al mese, il tempo volge da un anno all'altro col suo
moto circolare, e una stagione succede a un'altra, come vediamo per
il movimento del sole e della luna, per il subentrare dell'estate
alla primavera, e così via. La figura triangolare, dunque, può
significarti la scienza della Santa Trinità. Secondo un'altra
interpretazione, se consideri il centocinquanta come triangolare in
base alle tre cifre del numero, ecco che vi cogli la pratica, la
contemplazione naturale e la teologia; o, ancora, la fede, la
speranza e la carità, l'oro, l'argento e le pietre preziose. Ma ciò
non riguarda che il numero. Quanto ai capitoli come tali, non
disdegnarne l'umile aspetto: tu sai contentarti del molto così come
del poco, e certo ti ricordi di Colui che non respinse i due
spiccioli della vedova, ma anzi li accettò stimandoli più delle
ricchezze di tanti altri. Riconoscendo, dunque, il frutto della
benignità e della carità, serbalo per i tuoi veri fratelli,
invitandoli a pregare per l'infermo, perché guarisca e, preso il suo
lettuccio, possa infine camminare con la grazia del Cristo nostro
vero Dio, al quale sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

#240 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 17 Ott 2003 8:24 pm
Oggetto: Rinascere dall'acqua e dallo Spirito Santo (S.Ambrogio)
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Dal trattato "Sui misteri" di Sant'Ambrogio, vescovo
(Nn. 19-21,24.26-38; SC 25 bis,164-170)
L'acqua non purifica senza lo Spirito Santo




Ti è stato detto antecedentemente di non credere solo a ciò che vedi
perché non abbia a dire: È forse questo quel grande mistero che
occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore d'uomo? (cfr.
1Cor 2,9). Vedo le acque che vedevo ogni giorno. Queste acque nelle
quali spesso mi sono immerso senza mondarmi, sono proprio esse che
devono mondarmi? Da questo impara che l'acqua non monda senza lo
Spirito. È per questo che tu hai letto che nel battesimo tre
testimoni sono concordi (cfr. 1Gv 5,8): l'acqua, il sangue e lo
Spirito, perché se di essi ne togli uno solo, non c'è più il
sacramento del battesimo. Di fatto, che cos'è l'acqua senza la croce
di Cristo, se non una cosa ordinaria senza nessuna efficacia
sacramentale? D'altra parte, senza acqua non vi è mistero di
rigenerazione, perché "se uno non nasce da acqua e da Spirito, non
può entrare nel regno di Dio" (Gv 3,5). Anche un catecumeno crede
nella croce del Signore Gesù con la quale è segnato anche lui, ma se
non sarà stato battezzato nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo non può ricevere la remissione dei peccati e neppure
attingere il dono della grazia spirituale. Perciò quel Siro si
immerse nell'acqua sette volte sotto la Legge, ma tu sei stato
battezzato nel nome della Trinità. Hai confessato il Padre -
ricordati ciò che hai fatto - hai confessato il Figlio, hai
confessato lo Spirito. Segui l'ordine delle cose. In questa fede sei
morto al mondo, sei risorto a Dio e, quasi sepolto in quell'elemento
del mondo cioè nell'acqua battesimale, sei morto al peccato, sei
risorto alla vita eterna. Credi dunque che le acque non sono
inefficaci.Così quel paralitico della piscina Probatica attendeva un
uomo. E quale uomo se non il Signore Gesù, nato dalla Vergine Maria?
Alla sua venuta avrebbe operato la liberazione, non più mediante la
sua ombra, ma con la realtà della sua presenza. Non più di uno solo,
ma di tutti.
Era dunque lui di cui si aspettava la venuta, lui del quale Dio Padre
disse a Giovanni Battista: "L'uomo sul quale vedrai scendere e
rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo" (Gv 1,33).
Era colui del quale Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo
Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui" (Gv
1,32). E qui per quale ragione lo Spirito discese in forma di colomba
se non perché tu vedessi, perché tu conoscessi che anche quella
colomba, che il giusto Noè fece uscire dall'arca, era figura di
questa colomba, cioè perché tu riconoscessi la figura del sacramento?
E perché dubitare ancora dopo che nel vangelo te lo proclama
chiaramente il Padre dicendo: "Questi è il Figlio mio nel quale mi
sono compiaciuto?" (Mt 3,17). Te lo proclama il Figlio sul quale lo
Spirito Santo si è mostrato in forma di colomba. Te lo proclama lo
Spirito Santo che è sceso in forma di colomba. Te lo proclama
Davide: "Il Signore tuona sulle acque, il Dio della gloria scatena il
tuono, il Signore, sull'immensità delle acque" (Sal 28,3). La
Scrittura stessa ti attesta che alle preghiere di Gedeone il fuoco
discese dal cielo (Gdc 6,17-21) e a quelle di Elia fu mandato il
fuoco che consacrò il sacrificio (1Re 18,38).
Non fare attenzione ai meriti delle persone, ma al ministero dei
sacerdoti. Che se guardi ai meriti, come stimi Elia, così terrai
conto anche dei meriti di Pietro e di Paolo, i quali ci hanno
trasmesso questo mistero ricevuto dal Signore Gesù. A quelli era
mandato un fuoco visibile perché credessero, invece in noi, che
crediamo, agisce un fuoco invisibile; a loro in figura, a noi per
proclamazione. Il Signore Gesù disse: Dove sono due o tre, là sono
anch'io (cfr. Mt 18,20). Credo perciò che quando è invocato dalle
preghiere dei sacerdoti è presente. Quanto più non si degnerà di
accordare la sua presenza dov'è la Chiesa, dove sono i misteri?
Sei sceso dunque nel fonte battesimale. Ricordati che cosa hai
risposto: che credi nel Padre, che credi nel Figlio, che credi nello
Spirito Santo. Non hai detto: Credo in un maggiore, in un minore, in
un ultimo, ma, con l'impegno della tua parola, ti sei obbligato a
credere nel Figlio come credi nel Padre, a credere nello Spirito
Santo come credi nel Figlio, e, se una differenza fai, è che,
trattandosi della morte in croce, la credi solo di Gesù Cristo.

#239 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Lun 29 Set 2003 8:24 pm
Oggetto: OSTIA SPIRITUALE (Tertulliano)
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Dal trattato "Sull'Orazione" di Tertulliano, sacerdote


Ostia spirituale

L'orazione è un sacrificio spirituale, che ha cancellato gli antichi
sacrifici. "Che m'importa", dice, "dei vostri sacrifici senza numero?
Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di gio-venchi; il
sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Chi
richiede da voi queste cose?" (cfr. Is 1, 11). Quello che richiede il
Signore, 1'insegna il vangelo: "Verrà l'ora", dice, "in cui i veri
adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. Dio infatti è
Spirito" (Gv 4, 23) e perciò tali adora-tori egli cerca.
Noi siamo i veri adoratori e i veri sacerdoti che, pregando in
spirito, in spirito offriamo il sa-crificio della preghiera, ostia a
Dio appropriata e gradita, ostia che egli richiese e si provvide. Que-
sta vittima, dedicata con tutto il cuore, nutrita della fede,
custodita dalla verità, integra per innocen-za, monda per castità,
coronata dalla carità, dobbiamo accompagnare all'altare di Dio con il
decoro delle opere buone, tra salmi e inni, ed essa ci impetrerà
tutto da Dio.
Che cosa infatti negherà Dio alla preghiera che procede dallo spirito
e dalla verità, egli che così l'ha voluta? Quante prove della sua
efficacia leggiamo, sentiamo e crediamo! L'antica preghie-ra liberava
dal fuoco, dalle fiere, dalla fame, eppure non aveva ricevuto la
forma da Cristo. Quanto è più ampio il campo d'azione dell'orazione
cristiana! La preghiera cristiana non chiamerà magari l'angelo della
rugiada in mezzo al fuoco, non chiuderà le fauci ai leoni, non
porterà il pranzo del contadino all'affamato, non darà il dono di
immunizzarsi dal dolore, ma certo dà la virtù della sop-portazione
ferma e paziente a chi soffre, potenzia le capacità dell'anima con la
fede nella ricompen-sa, mostra il valore grande del dolore accettato
nel nome di Dio.
Si sente raccontare che in antico la preghiera infliggeva colpi,
sbaragliava eserciti nemici, impediva il beneficio della pioggia ai
nemici. Ora invece si sa che la preghiera allontana ogni ira della
giustizia divina, è sollecita dei nemici, supplica per i persecutori.
Ha potuto strappare le acque al cielo e impetrare anche il fuoco.
Solo la preghiera vince Dio. Ma Cristo non volle che fosse causa di
male e le conferì ogni potere di bene.
Perciò il suo unico compito è richiamare le anime dei defunti dallo
stesso cammino della morte, sostenere i deboli, curare i malati,
liberare gli indemoniati, aprire le porte del carcere, scio-gliere le
catene degli innocenti. Essa lava i peccati, respinge le tentazioni,
spegne le persecuzioni, conforta i pusillanimi, incoraggia i
generosi, guida i pellegrini, calma le tempeste, arresta i malfatto-
ri, sostenta i poveri, ammorbidisce il cuore dei ricchi, rialza i
caduti, sostiene i deboli, sorregge i forti.
Pregano anche gli angeli, prega ogni creatura. Gli animali domestici
e feroci pregano e piegano le ginocchia e, uscendo dalle stalle o
dalle tane, guardano il cielo non a fauci chiuse, ma facendo vi-brare
l'aria di grida nel modo che a loro è proprio. Anche gli uccelli
quando si destano, si levano verso il cielo, e al posto delle mani
aprono le ali in forma di croce e cinguettano qualcosa che può
sembrare una preghiera. Ma c'è un fatto che dimostra più di ogni
altro il dovere dell'orazione. Ecco, questo: che il Signore stesso ha
pregato. A lui sia onore e potenza nei secoli dei secoli. Amen

#238 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Lun 29 Set 2003 8:27 pm
Oggetto: RICORDATI DI ME (G.di Nissa)
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Ricordati di me

Dio eterno, verso il quale mi sono slanciata fino dal seno di mia
madre, che la mia anima amò con tutta la sua forza,
al quale consacrai e la mia carne e il mio spirito dalla mia
giovinezza fino ad ora, tu mettimi accanto un angelo
luminoso che mi conduca per mano al luogo del refrigerio, dove si
trova l&#8217;acqua del riposo, presso il seno dei santi patriarchi.
Tu che hai spezzato la spada fiammeggiante e hai restituito al
paradiso l&#8217;uomo che è stato crocifisso insieme a te
e che si era affidato alla tua misericordia, anche di me «ricordati
nel tuo regno» (Lc23,42), perché anch&#8217;io sono stata
crocifissa insieme a te, io che ho inchiodato le mie carni per
rispetto religioso di te e che ho temuto i tuoi giudizi.

Gregorio di Nissa, La vita di Macrina 24

#237 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Lun 29 Set 2003 8:08 pm
Oggetto: CONSIGLI SPIRITUALI (Pseudo Macario)
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1. Quando l'Apostolo ci dice: "Spogliatevi del vecchio uomo" (Efes.
4, 22), intende l'uomo totale, quello che aderisce ai nostri occhi,
alle nostre mani e ai nostri sensi. Il maligno inquinò e fece deviare
tutto l'uomo, anima e corpo, e lo ricoprì con la realtà dell'uomo
vecchio, cioè con quella dell'uomo profanato, contaminato, ostile a
Dio e ribelle alla sua legge; in questo consiste il primo peccato.
Cosicchè l'uomo non vede più in modo conforme alla sua natura, ma il
suo vedere, udire, camminare, agire e sentire sono legati al male.

Preghiamo Dio che ci renda nudi dell'uomo vecchio; Lui solo può
liberarci dal peccato. Le forze del male che ci tengono schiavi nel
regno del maligno sono più forti di noi; ma il Signore ci ha promesso
di liberarci da questa schiavitù  (Migne 34, 464 C).

2. L'anima si volge dalle maligne divagazioni conservando la
vigilanza del cuore; ciò impedisce ai sensi ed ai pensieri di vagare
nel mondo esteriore (Migne 34, 473 D).

3. Il fondamento vero della preghiera è questo: vigilare sui
pensieri, e abbandonarsi all'orazione in grande quiete e pace così da
non turbare gli altri. Sicuramente chi porta avanti al suo pieno
sviluppo la grazia di Dio ricevuta, con un modo silenzioso di ascesa
orante, è di maggior aiuto agli altri, perchè il nostro Dio, non è un
Dio di confusione ma di pace (1 Cor. 14, 33).

Chi è solito pregare ad alta voce è simile ai banditori, e non può
pregare ovunque, certo non nelle adunanze e nei luoghi abitati, ma
solo nei posti solitari a sua scelta. Chi prega in silenziosa
compostezza, lo può fare ovunque con edificazione di tutti. Costui
deve portare tutto il suo sforzo sui pensieri, spezzare la turma dei
pensieri maligni che l'attorniano, mettersi davanti a Dio; non
eseguire le velleità di essi (pensieri), cercare invece di
raccoglierli dalla dispersione separando i pensieri conformi alla
natura da quelli malvagi.

4. Alle volte basta che uno pieghi le ginocchia per pregare e subito
il suo corpo si trova inondato dalla divina energia e gioisce l'anima
della presenza del Signore come di quella dello Sposo. Altre volte
invece, dopo un giorno intero di impegni laboriosi e dissipatori,
uno, in una breve ora di preghiera, trova il suo io interiore rapito
nell'orazione e immerso nello sconfinato mare dell'eterno;

con dolcezza grande la sua mente, assorta e sospesa, dimora in quella
regione ineffabile. In quel momento tacciono tutte le preoccupazioni
esteriori, le forze mentali attratte dalle incommensurabili e
inesprimibili realtà celesti, ricolme di stupore indicibile, riescono
solo a formulare questa preghiera: Possa l'anima mia insieme alla
preghiera emigrare all'altra sponda! (Migne 34, 528c).

5. L'anima, quando vien ritenuta degna di aver parte alla chiarità
luminosa dello Spirito, venendo illuminata da questo splendore
ineffabile si trasforma nella dimora adatta a riceverlo. Essa è
allora tutta luce e nessuna parte in lei è priva dello spirituale
occhio della luce. Niente è tenebroso in lei, essa è luce, spirito e
capacità visiva. Tutto in lei è chiaro e semplice, essendo accesa
dalla luce di Cristo che in lei ha stabilito la sua dimora. (Migne
34, 451 a).

6. Se uno, dopo aver rinunciato alle realtà esteriori, non ha
sostituito, in tutta la sua pienezza, la comunione carnale propria
degli esseri terreni con la comunione delle realtà celesti, e non ha
avvicendato la gioia illusoria del mondo con quella interiore dello
Spirito, conforto derivante dalla grazia celeste e placazione
interiore che nasce dalla contemplazione della chiarità luminosa del
Signore... Costui è un sale che ha perduto il sapore. (Migne 812 d).

7. Segno della presenza del Cristianesimo è questo: dopo aver
affrontato ogni sorta di travagli e aver compiuto opere di verità, il
riconoscersi incapace di alcunchè di bene.  Ed anche se uno è giusto
davanti a Dio la sua coscienza deve dirgli: "ogni giorno incomincio
di nuovo".

Ogni giorno sia accompagnato dalla speranza, dalla gioia, dalla
fiducia di giungere al regno futuro della salvezza. Ripetersi
spesso: "Se oggi non ho raggiunto la liberazione, vi riuscirò
domani !". Chi ha intenzione di piantare una vigna, avanti di
accingersi al lavoro è nutrito dalla speranza e dalla gioia, e nella
sua mente sogna la vendemmia e calcola i guadagni prima che il vino
sia fatto; con questo animo può affrontare la fatica. (Migne 34, 681
b).

8. Il Cristianesimo è cibo e bevanda; quanto più uno se ne nutre,
tanto più dalla sua dolcezza la mente è attratta trovandosene sempre
insaziabilmente bisognosa.  in verità lo Spirito è cibo e bevanda che
mai dà sazietà. (Migne 34, 682 c).

9. Una cosa è parlare del cibo e della tavola imbandita, altra cosa è
prendere e mangiare il pane saporoso e dar vigore a tutte le membra
del corpo. Una cosa è discorrere della più soave bevanda, altra è
andare ad attingere alla fonte e saziarsi col bere il soave
liquore... Una cosa è rimuginare discorsi nella mente con una certa
conoscenza, altra è portare la grazia, il sapore e la forza dello
Spirito Santo in una partecipazione personale viva e fattiva, così da
mostrare di possedere il tesoro delle realtà spirituali con pienezza
nella mente e in tutto l'uomo interiore. (Migne, 34, 701 b).

10. Quando il pittore è intento a fare il ritratto del re ne deve
avere davanti Il volto, cosicchè quando il re posa davanti a lui con
abilità e grazia lo ritrae: ma se il re è girato dalla parte opposta,
il pittore non può compiere l'opera sua, perchè il suo occhio non ne
vede il volto. Così Cristo, pittore perfetto, dipinge i lineamenti
del suo volto di uomo celeste su quei fedeli che sono verso di Lui
costantemente orientati.  Se qualcuno non lo fissa di continuo,
disprezzando ogni cosa a Lui contraria, non avrà in se stesso
l'immagine del Signore disegnata dalla sua luce.

Il nostro volto sia sempre in Lui fisso, con fede e amore,
trascurando tutto per essere solo in  Lui intenti, affinchè nel
nostro intimo si imprima la sua immagine, e così portando in noi
Cristo possiamo giungere alla vita senza fine.

#236 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Mar 23 Set 2003 8:26 pm
Oggetto: IL MATRIMONIO CRISTIANO (Tertulliano)
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Felicità e santità del matrimonio cristiano (Alla moglie, 9)

Donde mi sarà dato di esporre la felicità di quel matrimonio che
viene contratto davanti alla Chiesa, rafforzato dall`offerta
eucaristica, segnato dalla benedizione, che gli angeli annunziano e
che il Padre ratifica? Neppure su questa terra, infatti, i figli si
sposano rettamente e giustamente senza il consenso del padre. Quale
giogo quello di due fedeli in un`unica speranza, in un`unica
osservanza, in un`unica servitù! Sono fratelli e sono collaboratori;
non vi è distinzione fra carne e spirito. Anzi, sono veramente due in
una sola carne, e dove la carne è unica, unico è lo spirito. Insieme
pregano, insieme si prostrano e insieme digiunano; l`uno ammaestra
l`altro, l`uno onora l`altro, l`uno sostiene l`altro. Sono uniti
nella Chiesa di Dio, sono uniti al convivio di Dio, sono uniti nelle
angustie, nelle persecuzioni, nelle consolazioni. Nessuno ha segreti
per l`altro, nessuno evita l`altro, nessuno è gravoso all`altro:
visitano liberamente i bisognosi, sostengono gli indigenti: le
elemosine non hanno biasimo, i sacrifici non hanno riprensione, la
diligenza di ogni giorno non ha impedimento. Il segno di croce non è
furtivo, la congratulazione non è trepida, la benedizione non è muta:
i salmi e gli inni risuonano a due voci e i due fanno a gara nel
cantare meglio al loro Dio. Cristo gode vedendo ciò e udendo ciò, e
manda ad essi la sua pace.

#235 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Gio 18 Set 2003 8:15 pm
Oggetto: SONO NOSTRI FRATELLI (S.Agostino)
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Dal "Commento sui salmi" di Sant'Agostino, vescovo
(Sal 31,29; CCL 38,272-273)

Coloro che si trovano al di fuori, lo vogliano o no, sono nostri
fratelli

Fratelli, vi esortiamo ardentemente a questa carità, non soltanto
verso i vostri compagni di fede, ma anche verso quelli che si trovano
al di fuori, siano essi pagani che ancora non credono in Cristo,
oppure siano divisi da noi, perché, mentre riconoscono con noi lo
stesso capo, sono però separati dal corpo. Fratelli, proviamo dolore
per essi, come per nostri fratelli. Cesseranno di essere nostri
fratelli, quando non diranno più "Padre nostro" (Mt 6,9).
Il Profeta ha detto ad alcuni: "A coloro che vi dicono: Non siete
nostri fratelli, rispondete: Siete nostri fratelli" (Is 66,5 sec.
LXX). Riflettete di chi abbia potuto usare questa espressione: forse
dei pagani? No, perché secondo il linguaggio scritturistico ed
ecclesiastico non li chiamiamo fratelli. Forse dei giudei che non
hanno creduto in Cristo?
Leggete l'Apostolo e noterete che quando egli dice "fratelli" senza
alcuna aggiunta, vuoi intendere i cristiani: "Ma tu, perché giudichi
il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello?" (Rm
14,10). E in un altro passo scrive: "Siete voi che commettete
ingiustizia e rubate, e questo ai fratelli!" (1Cor 6,8).Perciò
costoro che dicono: "Non siete nostri fratelli", ci chiamano pagani.
Ecco perché ci vogliono ribattezzare, affermando che noi non
possediamo ciò che essi danno. Ne viene di conseguenza il loro
errore, di negare cioè che noi siamo loro fratelli. Ma per qual
motivo il profeta ci ha detto: "Voi dite loro: siete nostri
fratelli", se non perché riconosciamo in essi ciò che da loro non
viene riconosciuto in noi? Essi quindi, non riconoscendo il nostro
battesimo, dicono che noi non siamo loro fratelli; noi invece, non
esigendo di nuovo in loro il battesimo, ma riconoscendolo nostro,
diciamo loro: "Siete nostri fratelli". Dicano pure essi: "Perché ci
cercate, perché ci volete? Noi risponderemo: "Siete nostri fratelli".
Ci dicano: "Andatevene da noi, non abbiamo niente a che fare con
voi". Ebbene, noi invece abbiamo assolutamente parte con voi:
confessiamo l'unico Cristo, dobbiamo essere in un solo corpo, sotto
un unico Capo.
Perciò vi scongiuriamo, fratelli, per le stesse viscere della carità,
dal cui latte siamo nutriti, dal cui pane ci fortifichiamo, per
Cristo nostro Signore, per la sua mansuetudine vi scongiuriamo. È
tempo che usiamo una grande carità verso di loro, una infinita
misericordia nel supplicare Dio per loro perché conceda finalmente ad
essi idee e sentimenti di saggezza per ravvedersi e capire che non
hanno assolutamente nessun argomento da opporre alla verità. Ad essi
è rimasta solo la debolezza dell'animosità, la quale tanto più è
inferma quanto più crede di abbondare in forze. Vi scongiuriamo,
dicevo, per i deboli, per i sapienti secondo la carne, per gli uomini
rozzi e materiali, per i nostri fratelli che celebrano gli stessi
sacramenti, anche se non con noi, ma tuttavia gli stessi, per i
nostri fratelli che rispondono un unico Amen che noi, anche se non
con noi. Esprimete a Dio la vostra profonda carità per loro.

#234 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Gio 4 Set 2003 11:31 am
Oggetto: QUAL'E' L'ORIGINE DEL MALE
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Secondo quanto insegnato nella Scrittura,   Dio è il sommo bene che è
da sempre, mentre le cose e gli esseri creati non sono da sempre (per
cui , esse sono state create dal nulla (cf Gv 1,3).

In Lui non vi può essere nessun&#8217;ombra di male, e quindi non ha creato=

il male (cf Giac.1,17).

Le creature, sia di ordine angelico che umano sono state create buone
in se stesse. (cf  Sapienza 1,13-16)

Egli vide che erano &#8220;buone&#8221; dice la genesi, come è stato anche =
già
ricordato.

Tra le qualità buone di cui le creature angeliche ed umane sono
dotate, vi è anche LA LIBERTA&#8217; che è un BENE ed è tra i maggiori doni=

d&#8217;amore del Creatore, contenente in sé delle potenzialità:
1) poter ricambiare consapevolmente e deliberatamente tale amore con
una adesione tale da raggiungere una unione perfetta con Dio e quindi
fino a diventare una sola cosa con Lui;
2) oppure deliberatamente rifiutare tale opportunità grandiosa
ergendosi superbamente  a padroni della propria libertà,
allontanandosi e privandosi così dall&#8217;unico sommo bene per costruire =

la privazione del bene e cioè il male. (Deut.30,15)
(Senza questa qualità essenziale, vale a dire la LIBERTA&#8217;,  Dio non
avrebbe fatto una creatura ragionevole e libera ma un automa, un
essere senza la possibilità di accogliere e ricambiare il Suo Amore e
perciò NON BUONA.)


Questa seconda scelta orgogliosa e rovinosa è stata fatta purtroppo
da uno degli angeli più belli, a cui si fa riferimento nel brano di
ISAIA Capitolo 14
&#8230;
      12 Come mai sei caduto dal cielo,      Lucifero, figlio
dell'aurora?
  Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli?
      13 Eppure tu pensavi: Salirò in cielo,sulle stelle di Dio
innalzerò il trono,
   dimorerò sul monte dell'assemblea,nelle parti più remote del
settentrione.
      14 Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale
all'Altissimo.
      15 E invece sei stato precipitato negli inferi,      nelle
profondità dell'abisso!
      16 Quanti ti vedono ti guardano fisso, ti osservano attentamente.
           E` questo l'individuo che sconvolgeva la terra, che faceva
tremare i regni,
      17 che riduceva il mondo a un deserto,      che ne distruggeva
le città,che non apriva ai suoi prigionieri la prigione?&#8230;

Gesù in Gv 8,44 dice del diavolo: ... Egli è stato omicida fin da
principio e non ha perseverato nella verità&#8230;

La parola &#8220;in principio&#8221; assume ovviamente significati diversi =
a
seconda del contesto.
Nel caso di Gen 1,1 &#8220;In principio&#8221; significa l&#8217;inizio dal=
la creazione.
Nel caso di Gv 8,44 "dal principio", significa dal giorno in cui,
avendo fatto cadere Adamo nel peccato, fu causa di morte per lui e
per tutta la sua progenie. E&#8217;per aver fatto entrar la morte nel
mondo, nel senso più generico, che il Signore della vita accusa
Satana di essere micidiale.

Il Diavolo quindi, che era stato creato nella verità e quindi nel
bene, non rimase fermo in tale bene, decise di sostiruirsi a Dio e
scelse il sovvertimento dell&#8217;armonia presente nella creazione,
avvalendosi della sua LIBERTA&#8217;. Il  primo ribelle si portò dietro
prima altri angeli, ( i quali avendo lume sufficiente per discernere
la portata e le conseguenze della loro scelta rimasero poi in modo
irreversibile per sempre vincolati ad essa cf Mt 25,41),  e poi gli
uomini ( i quali non avevano sufficiente cognizione di quello che
stavano facendo), per i quali Dio dispose una Via di salvezza,
promettendo  un Salvatore che avrebbe schiacciato il capo del
serpente antico. (cf Gen.3,15)

#233 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Mer 3 Set 2003 5:03 pm
Oggetto: LA NOSTRA PACE (R.Cantalamessa)
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Egli è venuto perciò ad annunziare
pace a voi che eravate lontani
  e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito" (Ef 2, 14-18).
Anche qui viene presentato un mondo in cui si vive "in pace", come
fosse "una cosa sola"; ma la via per realizzarlo è assai diversa. "Ha
fatto la pace, distruggendo in se stesso l'inimicizia". Distruggendo
l'inimicizia, non il nemico; distruggendola in se stesso, non negli
altri!
In quello stesso tempo un altro grande uomo proclamava al mondo
l'avvenuta pace. In Asia Minore è stata ritrovata, tra le pietre di
una moschea, copia del famoso "Indice delle proprie imprese"
dell'imperatore Augusto. In esso egli celebra la pax Romana da lui
stabilita nel mondo, definendola parta victoriis pax, una pace
ottenuta mediante vittorie militari .
Gesù non entra nel merito di questa pace, ma rivela che ne esiste
un'altra di genere diverso. Dice: "Vi lascio la pace, vi do la mia
pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Gv 14, 27). Anche la
sua è una "pace frutto di vittorie". Ma vittorie su se stessi, non
sugli altri, vittorie spirituali, non militari. "Ha vinto il leone
della tribù di Giuda", vicit leo de tribu Juda, esclama l'Apocalisse
(5, 5), ma S. Agostino spiega: "Victor quia victima", vincitore
perché vittima . Gesù ci ha insegnato che non c'è nulla per cui
uccidere, ma che c'è qualcosa per cui morire.
*   *   *
La via alla pace del Vangelo non ha senso solo nell'ambito della
fede; vale anche nell'ambito politico, per la società. È l'attuale
assetto del mondo a esigere che si cambi il metodo di Augusto con
quello di Cristo. Non è più accettata dalla coscienza moderna la
vocazione che Virgilio additava ai suoi concittadini: "Tu regere
imperio populos, Romane, memento"  : "il tuo compito, ricordati,
Roma, è esercitare l'impero dei popoli".  Ogni popolo rivendica il
proprio diritto ad autogovernarsi.
Oggi vediamo chiaramente che l'unica via alla pace è di distruggere
l'inimicizia, non il nemico (distruggeremo metà della popolazione del
mondo, scontenta del suo assetto? e come individuare il nemico nel
terrorismo?). Senza contare che si applica anche ai nemici ciò che
Tertulliano diceva del sangue dei cristiani: "Semen est sanguis
christianorum": anche il sangue dei nemici, purtroppo, è seme di
altri nemici.
Qualcuno rimproverò un giorno Abramo Lincoln di essere troppo cortese
con i propri nemici e gli ricordò che il suo dovere di presidente era
piuttosto di distruggerli. Al che egli rispose: "Non distruggo forse
i miei nemici quando me li faccio amici?".
Troverà, il grande presidente degli Stati Uniti, qualcuno che
raccolga questa formidabile sfida?  I nemici si distruggono con le
armi, l'inimicizia con il dialogo. Prima di additarlo alle nazioni,
la Chiesa, guidata dal papa, si sta sforzando di realizzare questo
programma nel rapporto tra le varie religioni.
*   *   *

Ma non abbiamo raccolto che metà del messaggio cristiano sulla pace.
Uno slogan oggi assai di moda dice: "Think globally, act locally":
pensa globalmente, agisci localmente. Esso vale soprattutto per la
pace. La pace non si fa come la guerra. Per fare la guerra, occorrono
lunghi preparativi: formare grossi eserciti, predisporre strategie,
sancire alleanze e poi muovere compatti all'attacco. Guai a chi
volesse cominciare per primo, da solo e alla spicciolata: sarebbe
votato a sicura disfatta.

La pace si fa esattamente al contrario: alla spicciolata, cominciando
subito, per primi, anche uno solo, anche con una semplice stretta di
mano. Miliardi di gocce d'acqua sporca non faranno mai un oceano
pulito. Miliardi di uomini senza pace nel cuore - e di famiglie senza
pace al loro interno - non faranno mai un'umanità in pace. Uno dei
messaggi di Giovanni Paolo II per la giornata della pace, quello del
1984, portava come titolo: "La pace nasce da un cuore nuovo".

Che senso ha sfilare in corteo per le strade gridando "Pace!", se si
alza il pugno minaccioso e si sfondano vetrine? Si può essere
dei "pacifisti a mano armata"? Anche esporre il drappo della pace
fuori della propria finestra che senso avrebbe, se dentro casa si
alza la voce, si impone tirannicamente la propria volontà ed si
erigono muri di ostilità o di silenzio? Non sarebbe meglio, in questo
caso, ritirare il drappo ed appenderlo dentro casa?

Ma anche noi che siamo qui riuniti dobbiamo fare qualcosa per essere
degni di parlare di pace. Gesù è venuto ad annunciare "pace ai
lontani e pace ai vicini". La pace con "i vicini" è spesso più
difficile che non la pace con "i lontani"&#8230;Gesù ha detto: "Se presenti=

la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha
qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e
và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire
il tuo dono" (Mt 5, 23-24).

#232 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Mer 6 Ago 2003 8:17 pm
Oggetto: MARIA, COOPERATRICE DELLA SALVEZZA (S.Incardona)
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Essere Madre di Cristo era per Maria, più che un privilegio, una
funzione a servizio della salvezza, ed è senza dubbio per questo che
ella si qualifica serva del Signore. Gesù, fattosi uomo attraverso di
lei, diviene sacerdote e vittima. Infatti, Dio in quanto tale non
potrebbe essere vittima, e per essere sacerdote bisogna che sia uomo
(Eb 5, 1).
Maria, quindi, è stata scelta (Gn.3,15) e chiamata a cooperare
all'opera di Cristo (Lc.1,27), iniziata con l'esistenza umana ch'ella
gli ha donato.
La Redenzione non è un dono di Dio caduto dal cielo, un'opera
paternalistica in cui Dio non farebbe che dare e l'uomo ricevere. Dio
ha realizzato la salvezza non dall'alto, ma dall'interno
dell'umanità, tramite un uomo, Gesù Cristo, e ha richiesto la
cooperazione degli uomini, in tutte le varie fasi. Maria è la prima
in questa cooperazione. Anche in ciò essa è il prototipo della
Chiesa: riscattata per cooperare alla Redenzione, fase per fase.
Maria ha cooperato alla formazione stessa di Cristo Redentore. Non ne
ha soltanto formato il corpo, ha acconsentito a quel progetto di Dio
con incondizionata adesione di fede, speranza e carità teologale. Non
ha accettato soltanto di concepire e partorire un figlio (Lc 1,30),
ma di far nascere il Salvatore, di far causa comune con Lui. Tale è
la portata del suo sì incondizionato e irreversibile. Ella ha
condiviso tutta la vita nascosta di Cristo.
Ha condiviso l'ora decisiva della sua morte, rappresentando così, in
unione intima e perfetta con Lui, la comunione di una semplice
creatura, di una persona umana, di una riscattata, di una donna: la
parte della nuova Eva accanto al nuovo Adamo.
Ella non è un altro Salvatore, ma la perfetta comunione e
cooperazione col Salvatore.
Ciò risponde bene alla struttura comunicante della salvezza, così
come Dio l'ha stabilita. Maria, prototipo della comunione con Cristo,
è anche prototipo dei fedeli al sacrificio redentore di Cristo.
Inoltre, Maria ha partecipato dolorosamente alla Passione con la
sua "compassione" di madre (Gv 19,34). Di fronte all'atroce
sofferenza di suo Figlio, di fronte alla sua impensabile disfatta e
all'apparente vittoria del Male, nel momento in cui gli avvenimenti
facevano crescere le tentazioni, il suo sì irreversibile fu messo
alla prova per una suprema conferma.
La comunione teologale di Maria con Cristo è stata così integrata al
sacrificio costitutivo della Redenzione, come l'offerta dei fedeli al
sacrificio della Messa. In questa linea ella coopera, con la fede e
la preghiera, alla nascita pentecostale della Chiesa.
Oggi Maria continua a cooperare con Cristo in una comunione perfetta
e glorificata di pensiero e di azione. Il Signore aveva fatto capire
a Teresa di Lisieux che lei avrebbe vissuto il suo cielo facendo del
bene sulla terra. Quell'ispirazione non è stata sicuramente tradita
per Teresa... Come potrebbe non essere adempiuta in Maria?
Secondo la convinzione e l'esperienza profonda della Chiesa, Maria
nostra Madre continua ad occuparsi dei suoi figli, che ella ora
conosce nella gloria di Dio.

La Vergine Madre nel progetto salvifico di Dio: Come nella storia
della caduta vi su la partecipazione della prima Eva, nella
restaurazione vi è la partecipazione della Nuova Eva. Il Cristo
riprende Adamo, la croce l'albero della caduta, Maria riprende Eva.
Il Verbo incarnandosi ricapitola in sé tutti gli uomini e si
costituisce nuovo Adamo. Come il primo, così anche il secondo deve
nascere da "Terra vergine": Maria generandolo senza altro concorso
umano, trasmette tutta la natura umana a Cristo perché sia il nuovo
Adamo. Accanto al rapporto Adamo - Cristo, Ireneo sviluppa quello tra
Eva - Maria. Accogliendo la salvezza e la vita, Maria diviene
necessaria alla salvezza, causa di salvezza con la sua ubbidienza,
mentre Eva, con la sua disobbedienza aveva causato la morte. E' Maria
che scioglie i nodi della disobbedienza di Eva portando la vita. La
presenza di Maria è una presenza costante perché la presenza del
Verbo trascende il momento storico e riempie della sua potenza
salvatrice tutti i tempi come ha generato Cristo, Maria genera anche
le membra di Lui alla vita. Per Ireneo Maria è immanente al mistero
che salva e il suo grembo materno è fonte di rigenerazione degli
uomini in Dio.
Dio avrebbe potuti salvare l'umanità senza che facesse incarnare il
Figlio, ma nella Sua infinità giustizia, ha preferito operare con
precisione e imparzialità.
Satana sommo male, si servì della donna per adescare l'uomo, e
portarlo al peccato,
Dio sommo bene si servì della donna per portare l'uomo alla vita,
alla salvezza.
Eva dette il suo sì a Satana, Maria dette il suo sì a Dio. Eva fu
veicolo di morte, Maria fu veicolo di vita. L'albero simbolo della
vita simboleggia la croce, simbolo della nuova vita.
L'albero è pure simbolo della vita primordiale, la croce simbolo
della vita riscattata a caro prezzo da Cristo.
Adamo responsabile del peccato, Cristo responsabile della salvezza.
Eva ebbe il suo concorso nella morte, ma la responsabilità e il
demerito caddero su Adamo, capo della donna;
Maria ebbe il suo concorso nella vita, ma la responsabilità e il
merito furono di Cristo capo della Chiesa (donna).
Adamo nacque da terra vergine, Gesù nacque da un corpo vergine.
Terra vergine: non irrigata dalla pioggia né lavorata da mano d'uomo
come era quella del paradiso terrestre, raffigura, secondo Ireneo,
Maria che senza intervento umano plasma il corpo di Cristo.

#231 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Mer 30 Lu 2003 8:22 pm
Oggetto: La questione delle IMMAGINI
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Nel Vecchio Testamento, il Signore  ha dato sia il comando di non
fare immagini di alcun genere, sia il comando di fare e di esporre
delle immagini dipinte o scolpite come il serpente di bronzo, i
cherubini e altro.

E' scritto infatti:

Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né
di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto
la terra. Non li adorerai e non li servirai. (Esodo 20, 4-5a)
Guardatevi dal dimenticare l'alleanza che il Signore vostro Dio ha
stabilita con voi e dal farvi alcuna immagine scolpita di qualunque
cosa, riguardo alla quale il Signore tuo Dio ti ha dato un comando.
(Deuteronomio 4, 23)
Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di
Egitto, dalla condizione servile. Non avere altri dei di fronte a me.
Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né
di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto
la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai.
Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso. (Deuteronomio 5, 6-
9a)

>Il divieto è dunque totale, non riguarda solo le immagini cultuali
ma tutte le immagini di qualunque soggetto, celeste, terrestre,
divino, umano, animale
Prendere nella sua radicalità quest'affermazione vuol dire che
dovremmo bruciare tutti i quadri, le nostre foto ecc. ecc. Perché il
divieto non riguarda soltanto le immagini in uso nel culto, ma TUTTE
le immagini.<

"Ma sta pure scritto":

ES. 26,31 LO FARAI CON FIGURE DI CHERUBINI, LAVORO DI DISEGNATORE
NUM.21,8 IL SIGNORE DISSE..:FATTI UN SERPENTE E METTILO SOPRA
UN'ASTA: CHIUNQUE LO GUARDERA' SI SALVERA'.
2 CRON.3,10-11 SALOMONE..FECE LA VASCA..LA CIRCONDAVANO ANIMALI DALLE
SEMBIANZE DI BUOI DISPOSTI IN DUE FILE E FUSI INSIEME CON LA VASCA.
EZEC. 41,17   ERANO DIPINTI CHERUBINI E PALME..OGNI CHERUBINO AVEVA
DUE ASPETTI..D'UOMO..E DI LEONE.
Sembrerebbe di rilevare una contraddizione in questi ordini.
Le due serie di citazioni sono in opposizione tra di loro?
Si tratta come è ovvio, solo di una contraddizione apparente.
Siccome non possiamo ammettere nessuna contraddizione in Dio,
dobbiamo allora necessariamente ricorrere a una retta
interpretazione, non soggettiva, ma in armonia con quanto la Chiesa,
attraverso i suoi ministri ci insegna, (e in questo caso specifico vi
è addirittura un Concilio che ha DEFINITO la questione) se vogliamo
comprendere come stanno le cose.
Altrimenti succede, come in effetti è successo, che vadano distrutte
grandi opere dell'arte cristiana, che hanno inteso valorizzare
personaggi e fatti della Scrittura, rappresentandoci al vivo la
Bibbia, attraverso la stessa virtù artistica che è anch'essa un dono
di Dio.
Occorre operare una SINTESI per tutte le espressioni che sembrano tra
loro antitetiche, come spessissimo troviamo nella Scrittura, in modo
che nessuna citazione venga esclusa, ma tutte si possano integrare
tra loro, completandosi a vicenda.
Quindi la via di sintesi a queste antitesi può essere solo questa:
-NON SI POSSONO FARE IMMAGINI PER ESSERE ADORATE IN SE STESSE come se
fossero Dio.
-SI POSSONO FARE IMMAGINI solo se non sono destinate ad essere
adorate e servite per se stesse, e cioè considerate come se fossero
Dio.

#230 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 27 Lu 2003 5:32 pm
Oggetto: Come leggere la Scrittura (P.Anselmo Stolz)
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La vita nostra interiore non può esistere, non può svilupparsi senza
il cibo spirituale necessario. Tutti i maestri della vita spirituale
insistono sulla necessità, di dare allo spirito un nutrimento
adattato per mezzo della lettura di libri buoni, tra i quali la Sacra
Scrittura, il libro ispirato da Dio, occupa necessariamente il primo
posto. La lettura della Sacra Scrittura anzi fu chiamata il pane
quotidiano della nostra anima ed è così necessario, come la
partecipazione al sacramento dell'eucaristia.
Già gli antichi autori vedevano infatti una tale relazione intima tra
l'eucaristia e la Sacra Scrittura. Origene per esempio dice: "Voi che
siete abituati ad assistere ai divini misteri, sapete bene, come
conservare il corpo di Nostro Signore che ricevete, con ogni cura e
venerazione, affinché nessuna particella si perda, affinché niente
del dono consacralo cada per terra&#8230; Con tanta cura dunque siete
attenti a conservare il suo corpo. Pensate forse che sia minor
delitto essere negligente nel trattamento della parola di Dio che nel
trattamento del suo corpo?" (In Exod. 13,3). La Sacra Scrittura dovrà
essere certamente di una dignità speciale, se viene così paragonata
con l'eucaristia, se esige una simile - riverenza, come il corpo del
Nostro Signore. Una breve esposizione di alcuni pensieri dei Santi
Padri farà meglio capire questa dignità della Sacra Scrittura, la
necessità e l'utilità della sua lettura per la nostra vita interiore.

* *
*

La Sacra Scrittura si chiama "Parola di Dio". Il Figlio del Padre, la
seconda Persona della Santissima Trinità, si chiama pure "Parola di
Dio". La comunanza del nome fa vedere che ci deve essere una
relazione interna tra il Verbo di Dio consustanziale e il Verbo di
Dio scritto nei libri sacri. Se il Verbo di Dio Incarnato è l'unica
nostra salvezza, anche il Verbo di Dio scritto parteciperà a questa
dignità.
S. Giovanni incomincia il suo Vangelo con queste parole: "In
principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio"
(1,1). Questo è il testo più importante sulla Parola di Dio.
Conosciamo l'importanza che questo testo ha avuto nelle lunghe
discussioni intorno al mistero della Santissima Trinità. Il testo
rivela chiaramente che il nostro Dio non è un Dio isolato, ma che
vive in eterna comunione personale col suo Verbo, suo Figlio. Il
Figlio, come Verbo e Parola del Padre manifesta il Padre, ne è la
parola comunicativa. Il Dio che possiede un tale Verbo, una tale
Parola, si comunica. La parola eterna e naturale è quella che
manifesta per sua natura Dio Padre, e ciò avvenne per noi nella sua
Incarnazione. Ogni altra rivelazione del Padre non può far altro che
modellarsi su quella prima eterna e perfettissima parola e
parteciparvi in qualche maniera. E questa imitazione si trova in un
modo speciale nella parola di Dio scritta, nei libri sacri. La sacra
Scrittura è dunque la parola di Dio, parla di Dio, rivela i misteri
divini come il Verbo Incarnato. In questo consiste la sua prima
relazione al Verbo divino.
Ne ha ancora un'altra, in quanto parla del Verbo stesso. È vero, la
Sacra Scrittura è ispirata dallo Spirito Santo, contiene però non lo
Spirito Santo, ma il Verbo. Tutto ciò che dice la Sacra Scrittura,
ogni parola delle sacre lettere, ha una relazione col Verbo divino.
Chi legge la Sacra Scrittura e non considera questo, chi cerca in
essa qualcos'altro, avrà innanzi a sé sbarrata la porta alla genuina
intelligenza dei testi sacri. Non bisogna cercar altro in orni libro
della Scrittura se non quello che si riferisce al Verbo Incarnato
cioè alla storia della nostra salute. Sotto altri rispetti i libri
santi, specialmente quelli del Vecchio Testamento, dicono ben poco. I
Salmi, i libri storici, i profeti, tutti parlano in fondo della
salvezza umana, dell'opera della redenzione, del Verbo divino
Incarnato In questo senso dice S. Agostino: "Leggi tutti i libri
profetici; una volta che in essi non hai capito il Cristo, che cosa
di più insipido e più vano? Vedi lì Cristo, allora non solo avrà
gusto ciò che leggi, ma diventerà inebriante; distacca la mente dalle
cose corporali, così che dimenticando il passato, aneli alle cose
future". (In Joannem 9,3).

#229 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Mar 22 Lu 2003 5:40 pm
Oggetto: LA SCRITTURA E LA TRADIZIONE
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Nella Scrittura troviamo vari versetti che rinviano a una
trasmissione orale (Tradizione) del contenuto della Rivelazione:

2TIM.2.1     LE COSE CHE HAI UDITO DA ME&#8230;TRASMETTILE A PERSONE FIDATE=

CHE SIANO IN GRADO DI  AMMESTRARE ANCHE GLI ALTRI.

2TIM.3.4     TU  RIMANI SALDO IN QUELLO CHE HAI IMPARATO SAPENDO DA
CHI L'HAI APPRESO.

Paolo dice "udito" o "appreso" e non "letto", il che significa che la
trasmissione in quel caso era stato fatto a voce (e non per iscritto)
e che allo stesso modo doveva essere replicato da parte di Timoteo.

1Cor.11,34 &#8230;Quanto alle altre cose, le sistemerò alla mia venuta.

In che modo Paolo ha provveduto a sistemare i problemi sorti nella
comunità di Corinto a riguardo dell'amministrazione dell'Eucarestia,
di cui stava parlando. Questo lo si può rintracciare solo attraverso
la vita e la prassi delle comunità cristiane così come sono state
mantenute all'interno delle comunità vive dei credenti e che in varie
occasioni ci sono state documentate dai primi scrittori e padri della
Chiesa.


3 Gv.13 &#8230;Molte cose avrei da scriverti, ma non voglio farlo con
inchiostro e penna. 14 Spero però di vederti presto e parleremo a
viva voce.

Forse che le cose dette da Giovanni a viva voce ai suoi interlocutori
aveva meno importanza di quello che scriveva? Certamente anche quelle
cose costituivano delle verità importanti che l'evangelista doveva
comunicare alla comunità dei credenti. Ma tali verità non ci sono
state lasciate per iscritto.

Dice ancora Paolo:
Col. 4,15 Salutate i fratelli di Laodicea e Ninfa con la comunità che
si raduna nella sua casa. 16 E quando questa lettera sarà stata letta
da voi, fate che venga letta anche nella Chiesa dei Laodicesi e anche
voi leggete quella inviata ai Laodicesi.

In questo passo Paolo fa riferimento ad una lettera inviata ai
Laodicesi di cui il testo scritto non ci è pervenuto. Se quel testo
non si fosse perso, certamente sarebbe entrato nel numero delle
lettere riconosciute come canoniche per il semplice fatto che era di
S.Paolo.
Ma la lettera  è  andata perduta. Le parole in essa contenute erano
certamente ispirate così come tutte quelle espresse da Paolo in tutte
le sue lettere, in qualità di speciale ministro della Parola.

Forse che il contenuto di quella lettera non era importante? E allora
perchè Paolo lo avrebbe scritto? Invece era certamente di
fondamentale importanza per la vita di fede dei Laodicesi così come
delle altre comunità: infatti invita anche  i Colossesi a leggerla.
Però nella Bibbia quella lettera manca.


2TES.2.15          STATE SALDI E MANTENETE LE TRADIZIONI CHE AVETE
APPRESO SIA DALLA NOSTRA PAROLA CHE DALLA NOSTRA LETTERA.
1TES.2.13          AVENDO RICEVUTO DA NOI LA PAROLA DELLA
PREDICAZIONE, L'AVETE ACCOLTA NON COME PAROLA DI UOMINI..MA DI DIO.

La Bibbia stessa dunque in modo chiaro ed inequivocabile ci dice che
deve essere considerato Parola di Dio, non solo quella scritta ma
anche quella trasmessa oralmente.
Questo dovrebbe essere sufficiente per ritenere che la Scrittura  è
tutta verità ma non tutta la verità si trova nella Scrittura. E se
non si trova tutto nella Scrittura, dove si trova ciò che manca?
Che possa piacere o meno, senza la Tradizione non sarebbe stato
neanche  possibile formulare l'elenco dei libri da ritenere ispirati,
e quindi la Bibbia non esisterebbe affatto,  perchè era la prassi
delle chiese, quello che esse custodivano, quello che ritenevano
autentico, quello che vivevano, quello che pensavano e difendevano,
ad aver permesso in seguito, molto tempo dopo, di mettere insieme i
Testi che costituivano la loro norma di vita.
La quale norma di vita conteneva non solo i testi scritti dagli
Apostoli o dai loro discepoli ma anche lo loro parole, i loro
insegnamenti ed esempi.

Dice infatti Paolo in 2 Cor3,2:  La nostra lettera siete voi, lettera
scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. 3 È
noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi,
scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su
tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori.

Dove possiamo trovare dunque questa ricchezza di verità non scritte
ma che fanno ugualmente parte del Deposito di fede affidato con tanta
circospezione da Paolo ai suoi continuatori, secondo quanto
raccomanda solennemente a Timoteo dicendo:
1TIM.  6,20        O TIMOTEO, CUSTODISCI IL DEPOSITO.
2 TIM.1,14         CUSTODISCI IL BUON DEPOSITO PER MEZZO DELLO
SPIRITO SANTO
2TIM.2.1            LE COSE CHE HAI UDITO DA ME&#8230;TRASMETTILE A PERSONE=

FIDATE CHE SIANO IN GRADO DI  AMMESTRARE ANCHE GLI ALTRI.
2TIM.3.4            TU  RIMANI SALDO IN QUELLO CHE HAI IMPARATO
SAPENDO DA CHI L'HAI APPRESO.

Il DEPOSITO dunque è conservato nella vita della Chiesa, consolidato
e difeso dalle persone FIDATE, preposte a tale scopo e incaricate di
dare a ciascuno il cibo a suo tempo a secondo dei bisogni, come
amministratori della multiforme grazia di Dio.

La Scrittura promette:
2 TIM.1,12         &#8230;SONO CONVINTO CHE (IL SIGNORE) HA IL POTERE DI
CUSTODIRE IL DEPOSITO FINO A QUEL GIORNO.

Gv 16,12    LO SPIRITO SANTO VI GUIDERA' ALLA VERITA' TUTTA INTERA.

Il Signore non ha mai lasciato vacillare la sua Chiesa, che
nonostante le debolezze umane ha proseguito il suo cammino nella
storia con la presenza e la forza di Cristo che non le è mai mancata
perchè Egli ha detto:
IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI FINO ALLA FINE DEL MONDO.

#228 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Mer 16 Lu 2003 9:58 pm
Oggetto: LA CHIESA E MARIA (R.Cantalamessa)
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La Chiesa e Maria
"Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla
santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato
dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta
gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e
immacolata" (Ef 5, 25-27).
C'è sempre stata la tendenza a identificare questa immagine di
Chiesa  "tutta gloriosa, santa e immacolata" con la Chiesa celeste,
del compimento finale. Uno dei più grandi esegeti dell'antichità,
Teodoro di Mopsuestia,  imposta tutta la sua lettura di Efesini in
questa luce. Scrive:
"È evidente che 'santi e immacolati', come lo intende Paolo, lo
saremo nel secolo futuro per l'operazione dello Spirito: allora
questi doni appariranno nella loro realtà, mentre ora siamo soltanto
nella promessa di conseguirli, mediante la fede"  .
Una distinzione così radicale tra la Chiesa del presente e quella del
futuro, come due stati completamente diversi, uno fondato sulla
speranza e l'altro sulla realtà, non corrisponde al pensiero della
Lettera agli Efesini e del Nuovo Testamento in genere. La Chiesa è
già il corpo di Cristo, "la pienezza di colui che si realizza
interamente in tutte le cose" (Ef 1, 23); forma già "un solo Spirito"
con lui. Il dono dello Spirito non lo possediamo dunque solo in
speranza, ma in realtà, anche se a modo di primizia.
La Chiesa è stata già "santa e immacolata" nella sua fase terrena,
almeno in uno dei suoi membri, la Madre di Cristo che la cristianità
orientale onora con il titolo, appunto, di "Tutta santa" (Panhagia) e
quella occidentale con il titolo di "Immacolata". Lo è, in grado
diverso, in coloro che la Chiesa ha riconosciuto come modelli di
santità.
È la schiera di santi che, intorno a Maria e sotto la Trinità,
formano la Gerusalemme celeste che contempliamo davanti a noi  in
questa cappella. Santi orientali e santi occidentali mescolati
insieme e suddivisi in triadi.  Chiesa orientale e Chiesa occidentale
riunite nell'arte, in attesa del giorno in cui saranno, speriamo,
pienamente riunite anche nella vita.
La Lumen gentium, ripresa, in questo punto, dall'enciclica
Redemptoris Mater, dice:
"Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine la
perfezione, con la quale è senza macchia e senza ruga (cf. Ef 5,27),
i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il
peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge
come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti"  .
C'è una tradizione iconografica, diffusa nell'Italia centrale, che
identifica addirittura la Chiesa sposa di Cristo di Efesini 5 con
Maria. La Vergine appoggia il capo sulla spalla di Cristo, che le
cinge teneramente il collo, mentre le loro mani si uniscono sul
davanti. Viene applicata a Cristo e a Maria la parola del Cantico dei
cantici: "La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi
abbraccia" (Ct 2,6)  .
Tutto ciò ha un fondamento biblico. Maria e la Chiesa sono entrambe
viste come la nuova Eva e la nuova "figlia di Sion", che impersona la
comunità della nuova alleanza, al punto che l'esegesi ha difficoltà a
stabilire se la Donna "vestita di sole, con la luna sotto i suoi
piedi", di Apocalisse 12, indichi Maria o la Chiesa. "La  donna,
commenta in proposito la Bibbia di Gerusalemme, rappresenta il popolo
santo dei tempi messianici (Is 54; 60; 66,7; Mi 4, 8-10) e quindi la
Chiesa in lotta. Ma forse Giovanni pensa anche a Maria, nuova Eva, la
figlia di Sion, che ha dato vita al Messia (cf. Gv 19, 25)".
"Presso la croce di Gesù stava Maria sua Madre". Questa volta è Adamo
che offre a Eva il frutto dell'albero della vita da mangiare e il
frutto è la perfetta obbedienza alla volontà del Padre. Quando Maria
sentì che il Figlio dalla croce diceva: "Padre, nelle tue mani
consegno il mio spirito" (Lc 23, 46) non poté non sentirvi un invito
rivolto a lei a seguirlo su questa strada e si mise ad adorare in
cuor suo la imperscrutabile volontà del Padre.
"Soffrendo col Figlio suo morente in croce, Maria cooperò in modo
tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la
speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale
delle anime. Per questo fu per noi madre nell'ordine della grazia"  .
Questo è il senso delle tante espressioni che parlano di Maria
come "figura o tipo della Chiesa", "specchio della Chiesa", "primizia
della Chiesa", "Chiesa allo stato nascente". S. Francesco d'Assisi ha
un'espressione pregnante; chiama Maria "la Vergine fatta Chiesa" .

R.Cantalamessa

#227 Da: "Mario Teofilo" <dioama@...>
Data: Ven 20 Giu 2003 10:09 am
Oggetto: AI PADRI E ALLE MADRI (Vescovo E.Menichelli - )
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Carissimi,
non vi meravigli che il Vescovo vi scriva e si rivolga a voi con il
titolo più grande che vi distingue e che più vi avvicina al mistero
dell'azione di Dio circa la vita.
Vi scrivo come padri e madri pensando all'esercizio di "paternità"
che caratterizza il mio essere Vescovo. accompagnato dal ministero di
maternità che illumina il volto della Chiesa cui apparteniamo.
Vi scrivo pensando a mio padre e a mia madre che, pur ormai da tempo
entrati nella gloria di Dio, mi nutrono con il loro amore che mai mi
fecero mancare nei giorni in cui il Signore li fece stare vicino a me
figlio.
Questa lettera vuole essere anche una contemplazione della famiglia
di Nazareth dove il rapporto genitori-figli si fa cattedra del
rispetto delle persone, della fedeltà alla vocazione ricevuta e della
tenerezza della quale si deve rivestire anche il rimprovero (''Tuo
padre ed io ti cercavamo" Lc 2.48, disse Maria con amabile
autorevolezza al Figlio, a suo modo disubbidiente).
"Partì con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso" (Le
2,51): la famiglia è il luogo dove ognuno si fa servo e accoglie, nel
rispetto dei ruoli, ogni interrelazione.
Vorrei chiedervi di non cedere alla tentazione di soddisfare
ogni "voglia" dei figli: oggi si preferisce un figlio consumatore,
quietato dal masticare qualcosa, un figlio addestrato al solo
consumo, quasi felice di una ingordigia diseducante piuttosto che un
figlio introdotto, con quotidiana pazienza, alla valutazione seria
delle cose, il rispetto della fatica e a quella sana povertà che è
sempre segno di dignità e di non corruttibile eredità.
Non abbiate paura se vi esce qualche urlo (anche al papa e alla mamma
possono saltare i nervi), non abbiate paura se vi scappa una
dignitosa sculacciata... (anche il papa e la mamma ne hanno fatto
esperienza fruttuosa), non abbiate paura di una casa un po' in
disordine (anche il papa e la mamma hanno fatto esperienza di una
creatività nata dallo sparpagliare le proprie cose): l'importante è
sapere di avere genitori "normali" che sanno riconoscere e
candidamente dire: ^scusa. figlio mio, sai, ho capito che ho
sbagliato".
Vi incoraggio a pensare la vostra casa e le vostre famiglie come
luoghi abitati da Dio e abitati dai problemi dei fratelli: in esse
debbono, come criterio e stile, avere domicilio la preghiera e la
solidarietà attraverso un impegno e una testimonianza che è di volta
in volta affascinante, ma anche laboriosa e perseverante.
Vivete F educazione come arte collaborativa: non si tratta di avere
modelli prefabbricati, piuttosto intel-ligenza per offrire ad ogni
figlio ciò che veramente attende e lo fa crescere.
Siate  capaci  ogni  giorno  di rallegrarvi della ricchezza e
bellezza dei vostri figli che si caratterizzano per la dignità della
vita che hanno e per tessere stati fatti da voi "figli di Dio".
Fatevi maestri di una formazione che convinca i figli del valore
dell'appartenere ad una famiglia che nel contempo prepara allo
sradicamento, all'andare via per seguire i sentieri della propria
vocazione.
Cercate collaborazione educativa: gli insegnanti, il sacerdote, il
medico e altre figure professionali   abbiano   la vostra stima e da
essi possiate avere utile sostegno in una interazione sempre più
necessaria.
Liberatevi   e   liberate   dalla schiavitù delle cose, da questa
moderna ossessione del lavoro che invece di "promuovere", rende più
distratta e impoverita la vita.
Educate ed educatevi al perdono: vi sia maestro Dio che. di fronte al
figlio disordinato e ribelle, imbandisce la tavola della gioia,
rallegrato per averlo ritrovato (cfr. Lc 15,23-24).
Quante volte colloquiando con i vostri figli, dono prezioso di Dio,
avverto che essi portano nel cuore  uno "spezzamento" (una frattura
d'anima) e vivono un disorientamento che li fa naufraghi.
Non coccolateli; accompagnateli, addestrateli alla fortezza, virtù
che da senso alle azioni e che rende vere le scelte della vita.
Non cedete il ruolo di padre e madre  per  assumere  quello  ora
sfuggente, ora ridicolo, ora vuoto di amico/a dei figli: Dio vi ha
fatto padri e madri non amici. I vostri figli trovano e cercano
amici, i genitori li hanno già.
Abbandonate quindi la frenesia della "educazione amicale"; piuttosto
crescete nell'arte educativa che è presenza, accompagnamento,
tenerezza.
Non date solo nutrimento, fatevi nutrimento. Non abbiate paura di
dire Dio ai vostri figli: Dio non può essere assente nella vostra
vita e nell'itinerario di crescita di quanti Egli vi ha affidato.
Rintracciate, servite e adorate il mistero che ogni figlio porta in
sé: aiutateli  non  solo  nell'orientamento professionale, ma anche
nello scoprire la volontà di Dio nella loro vita.
Non  dimenticate  che  insieme (padre e madre) avete "chiamato" quel
figlio o quei figli alla vita: non potete in nome di qualche
difficoltà nei rapporti interpersonali o sollecitati da un recupero
di evanescente libertà, presentare al figlio altre figure di padre o
madre.
Oltrepassate la tentazione di una educazione senza verità che presto
e sempre si fa irresponsabilità.
Non cedete al solleticante invito di una educazione mortificata dalla
libertà senza regole: una disciplina della volontà diventa ad un
tempo formazione della coscienza e stile di una prossimità rispettosa.
Insieme ai vostri figli curate la costruzione di una comunità che
nasce non solo dall'esercizio quotidiano del dono di sé, ma che è
frutto di quell'Eucarestia domenicale alla quale vorrei che mai
mancaste e che si fa nutrimento e icona del mistero di comunione.
Vi invito a recuperare insieme, come famiglia, il tempo della
preghiera per imparare a ringraziare, a lodare, a chiedere
rimettendovi sempre nelle mani della Provvidenza.
Aiutate i vostri figli ad essere partecipi e a condividere la vita
pubblica con i suoi diritti e i suoi doveri. Abituateli a non
delegare, ma a farsi coinvolgere in prima persona nella conduzione
della comunità democratica per farne dei veri cittadini.
Vi chiedo anche di orientare i vostri figlioli non al culto di
un'estetica del corpo quanto piuttosto alla bellezza del cuore buono
e alla grandezza della dignità dell'essere persona.
A questo riguardo mi piacerebbe pensare che educaste i vostri figli a
guardare con eguale amore tutte le età del vivere con dentro le
bellezze, le imperfezioni, le speranze e le debolezze che
caratterizzano il nostro essere persona. In una società dove gli
anziani e i vecchi vanno crescendo, essi possano godere
dell'attenzione   delle   nuove generazioni, quasi simboleggiando un
passaggio di consegna dell'amore e del rispetto verso la vita.
Infine, non vi sembri fuori luogo che solleciti tutti a voler capire
la vita come un dono da riconsegnare: per questo essa, la vita, va
impreziosita con le opere buone piene di generosità e di misericordia.
Vi affido a Maria e Giuseppe, sposi singolari nonché madre e padre
originali.
Vi benedico nel nome di Dio che è Padre e Figlio e Spirito che da
vita.

E.Menichelli  -(Vescovo diocesi Chieti)

#226 Da: "Mario Teofilo" <dioama@...>
Data: Ven 27 Giu 2003 9:01 pm
Oggetto: I MARTIRI PIETRO E PAOLO (S.Agostino)
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Dai "Discorsi" di Sant'Agostino, vescovo
(Disc. 295,1-2.4.7-8; PL 38,1348-1352)
Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato

Il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi
questo giorno. Noi non parliamo di martiri poco conosciuti,
infatti "per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del
mondo la loro parola" (Sal 18,5). Questi martiri hanno visto ciò che
hanno predicato. Hanno seguito la giustizia. Hanno testimoniato la
verità e sono morti per essa.
Il beato Pietro, il primo degli apostoli, dotato di un ardente amore
verso Cristo, ha avuto la grazia di sentirsi dire da lui: "E io ti
dico: Tu sei Pietro" (Mt 16,18). E precedentemente Pietro si era
rivolto a Gesù dicendo: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"
(Mt 16,16). E Gesù aveva affermato come risposta: "E io ti dico: Tu
sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (Mt 16,18).
Su questa pietra stabilirò la fede che tu professi. Fonderò la mia
chiesa sulla tua affermazione: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio
vivente". Tu infatti sei Pietro. Pietro deriva da pietra e non pietra
da Pietro. Pietro deriva da pietra, come cristiano da Cristo.
Il Signore Gesù, come già sapete, scelse prima della passione i suoi
discepoli, che chiamò apostoli. Tra costoro solamente Pietro
ricevette l'incarico di impersonare quasi in tutti i luoghi l'intera
Chiesa. Ed è stato in forza di questa personificazione di tutta la
Chiesa che ha meritato di sentirsi dire da Cristo: "A te darò le
chiavi del Regno dei cieli" (Mt 16,19). Ma queste chiavi le ha
ricevute non un uomo solo, ma l'intera Chiesa. Da questo fatto deriva
la grandezza di Pietro, perché egli è la personificazione
dell'universalità e dell'unità della Chiesa. "A te darò" quello che è
stato affidato a tutti. È ciò che intende dire Cristo. E perché
sappiate che è stata la Chiesa a ricevere le chiavi del Regno dei
cieli, ponete attenzione a quello che il Signore dice in un'altra
circostanza: "Ricevete lo Spirito Santo" e subito aggiunge: "A chi
rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete,
resteranno non rimessi" (Gv 20,22-23).
Giustamente anche dopo la risurrezione il Signore affidò allo stesso
Pietro l'incombenza di pascere il suo gregge. E questo non perché
meritò egli solo, tra i discepoli, un tale compito, ma perché quando
Cristo si rivolge ad uno vuole esprimere l'unità. Si rivolge da
principio a Pietro, perché Pietro è il primo degli apostoli.
Non rattristarti, o apostolo. Rispondi una prima, una seconda, una
terza volta. Vinca tre volte nell'amore la testimonianza, come la
presunzione è stata vinta tre volte dal timore. Deve essere sciolto
tre volte ciò che hai legato tre volte. Sciogli per mezzo dell'amore
ciò che avevi legato per timore.
E così il Signore una prima, una seconda, una terza volta affidò le
sue pecorelle a Pietro.
Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch'essi
erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni
diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì.
Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal
sangue degli apostoli.
Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le
testimonianze e la predicazione.

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