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#375 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Sab 4 Mar 2006 10:41 pm
Oggetto: La malizia non deriva dalla natura (Giovanni Crisostomo)
dioama
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"E non lasciarci cadere in tentazione, ma liberaci dal male" (Mt 6,13).
"Perché tuo è il regno, la potenza, e la gloria per i secoli dei secoli. Amen.
Qui Gesú ci fa comprendere chiaramente la nostra bassezza e reprime la nostra
presunzione, insegnandoci che se non dobbiamo fuggire i combattimenti, non
dobbiamo tuttavia gettarci da noi stessi in preda alle tentazioni. Sarà cosí per
noi piú splendida la vittoria e per il diavolo piú vergognosa la sconfitta.
Quando siamo trascinati alla lotta, dobbiamo resistere con tutta la nostra
fermezza e con tutto il nostro vigore; ma quando non siamo chiamati alla
battaglia, dobbiamo tenerci in riposo, attendere il momento dello scontro,
mostrando insieme umiltà e coraggio. Dicendo «liberaci dal male», intende:
liberaci dal diavolo: ad un tempo, ci spinge a combattere contro lo spirito del
male una guerra senza tregua, e dimostra che nessuno è malvagio per natura. La
malizia non deriva dalla natura, ma dalla volontà. Chiama il diavolo «il male»,
a causa della sua grande malizia: egli infatti, senza aver ricevuto da noi la
minima ingiuria, ci fa una guerra senza quartiere; ebbene, il Signore ci invita
a pregare, non dicendo liberaci dai malvagi, ma «liberaci dal male», per farci
intendere che non dobbiamo nutrire del malanimo verso il prossimo anche quando
costui ci fa del male, ma dobbiamo rivolgere il nostro odio verso il diavolo,
quale causa di tutti i mali. Dopo averci preparato al combattimento,
ricordandoci la presenza di questo temibile nemico e aver eliminato in noi ogni
pigrizia, toma a incoraggiarci e risolleva il nostro spirito, mostrando chi è il
re che comanda e facendoci intendere che egli è piú potente di tutti: «Perché
tuo è il regno, la potenza, la gloria». Se il regno appartiene a Dio, non
dobbiamo avere nessun timore, poiché nessuno sarà mai capace di resistergli,
nessuno potrà mai togliergli il supremo potere. Quando dice «tuo è il regno», ci
fa capire che anche il nemico che ci aggredisce è sottoposto a Dio e, se ci fa
la guerra, è perché Dio lo permette. Egli infatti è uno dei suoi servi, anche se
di quelli malvagi e reprobi, e non potrebbe aggredire nessun uomo, se non ne
avesse ricevuto prima il permesso da Dio. Quand`anche voi foste mille volte piú
deboli di quanto siete, sarebbe giusto aver piena fiducia, in quanto avete un re
tanto potente, un re che può fare facilmente per voi tutto quanto vuole.

   Giovanni Crisostomo Comment. in Matth., 19, 6


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#374 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 24 Feb 2006 3:58 pm
Oggetto: Il vecchio e il nuovo (s.Ambrogio)
dioama
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"Portò loro" - infatti - "un paragone: «Nessuno strappa una pezza da un
vestito nuovo per metterla sopra un vestito vecchio»" (Lc 5,36).

          Egli ha detto che i figli dello sposo, cioè i figli del Verbo, i quali
per mezzo del lavacro di rigenerazione sono ammessi ai diritti della generazione
divina, non potranno digiunare, finché lo sposo sarà con essi. Non l`ha detto
certo per condannare quel digiuno che indebolisce le voglie della carne e
reprime la sensualità del corpo: il digiuno, anzi, ci viene raccomandato da Dio;
e come avrebbe potuto proibire ai discepoli di digiunare, se egli stesso
digiunò, e se disse che i peggiori spiriti maligni sono soliti cedere soltanto
al digiuno e alla preghiera? (cf. Lc 4,2; Mt 17,21). Dunque, in questa
circostanza egli chiama il digiuno un vecchio abito, un abito che l`Apostolo
stimò giusto si dovesse togliere, quando disse: "Spogliatevi del vecchio uomo
con tutte le sue azioni", allo scopo di rivestire l`abito che rinnova nella
santificazione del battesimo (cf. Col 3,9-10).

          I precetti che seguono concordano con lo stesso insegnamento: non
mischiare le azioni dell`uomo vecchio con quelle del nuovo, poiché il primo
uomo, che è carnale, non compie che le opere della carne, mentre l`altro, l`uomo
interiore, che rinasce, non deve mai presentare una commistione di azioni
vecchie e di nuove, ma, in quanto reca i colori di Cristo deve applicare la sua
anima a imitare colui per mezzo del quale egli ha avuto, con il battesimo, una
nuova nascita. Lungi quindi da noi queste sgualcite vesti dell`anima, che tanto
dispiacciono allo sposo; a lui non è gradito chi non porta la veste nuziale (cf.
Mt 22,12). Che cosa può piacere allo sposo, se non la pace dell`anima, la
purezza del cuore, la carità dello spirito?

          Lo sposo buono è il Signore Gesú. Egli ha inaugurato, con una nuova
nascita, una nuova vita, che sposata a lui viene liberata dalle corruzioni della
carne. Questa non cerca dei figli mortali -non si diletta nei dolori di Eva (cf.
Gen 3,16) -, non cerca un marito soggetto al peccato, né l`eredità di un padre
condannato. Essa ha scoperto le piaghe di questa carne che un tempo desiderava,
ha visto che non ha vera bellezza ciò che è sfigurato dal vizio.

          Che c`è, dunque, fra te e un tale sposo, o donna? Guardalo con
attenzione e su tutto il suo corpo troverai delle piaghe. Osserva invece l`altro
sposo, che è circonfuso della luce, la cui bellezza non può perire. Porta questo
sposo nella tua anima, adoralo nel tuo tempio, portalo nel tuo corpo, come sta
scritto: "Portate il Signore nel vostro corpo" (1Cor 6,20). Entra nel suo nuovo
talamo, contempla la sua eccezionale bellezza, rivestiti di lui, guardalo mentre
sta alla destra del Padre, e gioisci di avere un simile sposo. Egli ti coprirà
di benedizioni, affinché non ti ferisca la piaga del peccato.

          Conserviamo dunque l`abito di cui il Signore ci ha rivestito al nostro
uscire dal sacro fonte. Questo abito si strapperà presto se le nostre azioni non
saranno confacenti ad esso: sarà presto corroso dalla tigna della carne (cf.Mt
6,19-20) e si macchierà con gli errori del vecchio uomo. Ci è dunque proibito di
mischiare e di unire il nuovo con il vecchio: e l`Apostolo (cf. Col 3,9-10; 2Cor
5,3) ci vieta anche di mettere il vecchio abito sul nuovo, e ci invita a
svestire il vecchio e indossare il nuovo, affinché non si resti nudi dopo che ci
siamo spogliati. Ci spogliamo per vestire un abito migliore: siamo invece
denudati, quando l`abito ci è strappato da qualche inganno, senza che noi lo
abbandoniamo di nostra volontà.

          "E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi" (Lc 5,37). La fragilità
della nostra natura è messa allo scoperto, quando i nostri corpi sono paragonati
alle spoglie degli animali morti. A Dio piaccia che noi si possa adempiere la
funzione dei buoni otri, per conservare il mistero che abbiamo ricevuto. L`arte
di evitare che il vino inacidisca, consiste nell`affidare il vino nuovo agli
otri nuovi. E noi dobbiamo tenere questi otri sempre pieni: se sono vuoti, la
tigna e la scabbia li consumano presto, mentre la grazia li conserva se sono
pieni.

Ambrogio Exp. in Luc., 5, 22-26


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#373 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Sab 18 Feb 2006 10:53 am
Oggetto: Il perdono dei peccati ( Pier Crisologo)
dioama
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"Giunse nella sua città e gli presentarono un paralitico disteso su di
un letto. E vedendo", dice, "Gesù la loro fede, disse al paralitico: Abbi
fiducia, figlio! Ti sono rimessi i tuoi peccati (Mt 9,1.2). Ode il perdono, e
tace il paralitico, senza nulla rispondere in ringraziamento perchè aspirava più
alla guarigione del corpo che dell`anima e si lamentava talmente delle
sofferenze temporali del corpo snervato da non deplorare le pene eterne
dell`anima ancor più infiacchita, giudicando per sé più gradita la vita presente
della futura. Giustamente Cristo guarda alla fede di quelli che lo presentano,
senza far caso alla stoltezza dell`infermo in manieta che, per suffragio della
fede di altri, del paralitico fosse curata l`anima prima del corpo.

          "Guardando, dice, alla loro fede" (Mt 9,2). Vedete in questo caso,
fratelli, che Dio non cerca le disposizioni degli stolti, non aspetta la fede
degli insipienti, non indaga i desideri scriteriati di un ammalato, ma asseconda
la fede di altri pur di concedere, di non rifiutare, per sola grazia, tutto ciò
che spetta alla divina volontà. E in realtà, fratelli, quando mai il medico
s`informa o tien conto delle preferenze dei pazienti, visto che sempre un malato
desidera e chiede quel che nuoce? E` per questo che somministra ed impone
[loro], anche se non vogliono, ora il ferro, ora il fuoco, ora amare pozioni
così che comprendano i sani la cura che avrebbero potuto sperimentare da malati.
E se l`uomo non bada alle ingiurie, non fa caso alle maledizioni pur di tirare
da parte sua vita e salute a quanti sian colpiti da malattie, quanto più Cristo,
medico di divina bontà, restituisce alla salute gli infermi, i sofferenti del
delitio dei peccati e dei delitti, anche se son contrati e recalcittano?

          Magari volessimo, fratelli, magari volessimo tutti renderci ben conto
della paralisi del nostro spirito! Vedremmo l`anima nostra, spogliata delle
virtù, distesa sul giaciglio dei vizi; ci apparirebbe chiaro che Cristo, mentre
guarda ogni giorno ai nostri nocivi desideri, ci attira e ci sollecita, anche se
riluttanti, a salutari rimedi.

          "Figlio", dice, "ti sono rimessi i tuoi peccati (ibid.)." Dicendo
questo, voleva esser riconosciuto Dio, quale ancora non appariva agli occhi
umani a causa della [sua] umanità. Per le facoltà ed i miracoli, infatti, era
paragonato ai profeti, i quali, da parte loro, per mezzo di lui avevano compiuto
prodigi; il rimettete i peccati, invece, dato che non spetta all`uomo e
costituisce segno distintivo della divinità, ai cuori degli uomini lo dimostrava
Dio.

          Lo prova il livore dei farisei; infatti quando ebbe detto: "Ti sono
rimessi i tuoi peccati, risposero i farisei: "Costui bestemmia: chi infatti può
rimettere i peccati, se non Dio solo?" (Mt 9,3).

          Fariseo, che sapendo ignori, confessando neghi, quando testimoni
smentisci: se è Dio che rimette i peccati, perchè Cristo non è Dio per te, lui
che, è dimostrato, ha tolto i peccati di tutto il mondo per opera della sua sola
misericordia?

          "Ecco", dice, "l`agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo" (Gv
1,29). Perchè poi tu possa ricevere maggiori prove della sua divinità, ascolta
come ha penetrato l`intimo del tuo cuore, guarda come ha attraversato le tenebre
dei tuoi pensieri, comprendi come ha messo a nudo i taciti disegni del tuo
animo.

          "Ed avendo visto", dice, "Gesù i loro pensieri, disse loro: Che cosa
pensate di male nei vostri cuori? Cos`è più facile dire: ti sono rimessi i tuoi
peccati, oppure dire: Alzati e cammina? E perchè sappiate che il Figlio
dell`uomo ha il potere di rimettere i peccati, disse al paralitico: Alzati,
prendi il tuo letto e vattene a casa tua. E quello si alzò e se ne andò a casa
sua" (Mt 9,4-7)

          Scrutatore delle anime, ha prevenuto i maligni disegni delle menti ed
ha dimostrato con la testimonianza delle opere la potenza della sua divinità,
assestando le membra di un corpo deforme, tendendo i nervi, congiungendo le
ossa, sistemando gli organi, confermando gli arti e destando alla corsa i passi,
ormai sepolti in un cadavere vivente.

          "Prendi il tuo letto" (Mt 9,6), cioè porta quello che portava [te],
scambia il carico, in maniera che quella che è la prova dell`infermità sia
testimonianza di guarigione, il letto del tuo dolore sia segno della mia cura,
la gravità del peso attesti la grandezza della forza riacquistata.

  Pier Crisologo Sermo, 50, 3-6


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#372 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 10 Feb 2006 9:48 pm
Oggetto: Se vuoi, puoi guarirmi (Cromazio di Aquileia)
dioama
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Grande la fede di questo lebbroso e perfetta la sua professione! Per
primo, infatti, adorò, quindi disse: «Signore, se vuoi, puoi guarirmi» (Mt
8,2-4). In ciò che egli adorò, mostrò di aver creduto a quel Dio che egli adorò,
poiché la legge prescriveva che non si deve adorare se non un solo Dio.

          Quandi, col dire: «Signore, se vuoi, puoi guarirmi» prega la sua
onnipotenza e la natura della divina potestà sotto l`influsso della sua volontà
affinché voglia soltanto il Signore, come rimedio, poiché sapeva che il potere
della virtù divina, si sottometteva alla sua volontà. Per conseguenza poiché
credette che al Figlio di Dio soltanto il volere significava (era) potere, e il
potere, volere, per questo disse: «Signore, se vuoi, puoi guarirmi».

          Non senza ragione, il Signore conoscendo l`animo devoto e fedele del
lebbroso che credeva in sé, per confermare la sua fede subito lo ricompensò del
dono della sanità, dicendo: «Lo voglio, sii guarito» (Mt 8,2-4). Quindi,
«stendendo la mano, lo toccò. E istantaneamente la lebbra scomparve» (Mt 8,3).

          E cosí facendo pubblicamente si dichiarò il Signore del potere assoluto
come già aveva creduto il lebbroso. Immediatamente e come volle, la virtù del
suo manifesta la sua volontà. Cosí, infatti, disse: «Voglio, sii guarito. E
subito la sua lebbra scomparve». E Gesú gli disse: «Guardati dal dirlo a
qualcuno, ma va`, presentati al sacerdote, e poi fa` l`offerta che Mosè
prescrisse in testimonianza ad essi» (Mt 8,3-4). Il Signore comanda a colui al
quale aveva guarito la lebbra e di presentarsi al sacerdote e di offrire
sacrifici per sé prescritti nella legge. E in questo volle manifestare compiuti
da sé i misteri (le adempienze) della legge, e accusare l`infedeltà dei
sacerdoti, affinché constatando il lebbroso guarito che né la legge, né i
sacerdoti avevano potuto mondare, o credessero che Egli era il Figlio di Dio e
riconoscessero che Egli stesso era il padrone della legge; a causa della
giustizia e della fede del lebbroso e della testimonianza della sua stessa
opera, ricevessero la condanna della loro infedeltà.

          Chi, infatti, avrebbe potuto col potere della propria virtù guarire il
lebbroso, che la legge non poté mondare, se non colui che è il padrone della
legge, e che è il Signore di tutte le virtù, del quale leggiamo scritto: «Il
Signore delle virtù è con noi chi ci accoglie è il Dio di Giacobbe» (Sal
45,8-12), anche prima che fosse mondato, credette con religiosa professione di
fede che il Figlio di Dio era Dio; i sacerdoti, invece, neppure dopo il prodigio
della divina virtù vollero credere.

          In verità se (riusciamo a capire) comprendiamo che per questo il
Signore aveva comandato a colui che aveva liberato dalla lebbra, affinché
offrisse sacrifici prescritti nella legge per sé, mostrasse con questo che egli
era l`autore del precetto dato, e per gli stessi misteri adempiuti nella verità,
che erano stati in antecedenza manifestati come figure.

Cromazio di Aquileia

In Matth. Tract., 38, 10




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#371 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 3 Feb 2006 10:09 pm
Oggetto: Il Signore guarisce (Cromazio di Aquileia)
dioama
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«Io sono il Signore che ti guarisco» (Is 60,16)

           "E venuto nella casa di Pietro, lo serviva" (Mt 8,14-15). Entrato
nella casa di Pietro, il Signore e Salvatore nostro guarí col solo contatto
della sua mano la suocera di lui ammalata gravemente, ed in questo prodigio
mostrò di essere l`autore di ogni sanità, l`autore della medicina celeste, che
nel passato aveva parlato a Mosè dicendo: "Io sono il Signore che ti guarisco"
(Is 60,16). Ma in questo, poiché donò la guarigione col contatto della mano, fu
segno non di impotenza ma di grazia. In realtà, anche se precedentemente aveva
guarito il paralitico soltanto con una parola, senz`altro facilmente avrebbe
potuto anche ora fare scomparire le febbri con una parola, ma attraverso il
contatto della sua mano mostrò il dono della sua benevolenza e si manifestò come
colui del quale era stato scritto: "Per il contatto della sua mano presto ridona
la sanità", poiché capiamo che è stato adempiuto in questa stessa opera.
Immediatamente, infine, per il contatto della mano del Signore, la febbre
scomparve, la guarigione ritorna con la fede alla credente, egli che scruta i
reni e il cuore [degli uomini] dona i benefici della sanità, e quelle cose di
cui bisognava per il servizio altrui, e restituita alla salute precedente,
cominciò in persona a servire il Signore. Per queste prodigiose azioni senza
dubbio si approva chiaramente la divinità del Cristo.

          "Venuta, poi, la sera gli presentarono molti, e curò le loro infermità"
(Mt 8,16-17).

          Il Signore delle virtù ed autore della salvezza degli uomini, elargiva
a tutti, come pio e misericordioso. Dio, il rimedio della medicina celeste,
liberava i posseduti dal demonio, scacciava gli spiriti immondi, faceva
scomparire anche tutte le malattie ed infermità del corpo con la parola del suo
divino potere, affinché mostrasse di essere venuto per la salvezza del genere
umano, e dimostrasse fino all`evidenza di essere Dio attraverso un cosí gran
numero di azioni prodigiose, perché questi cosí grandi segni miracolosi non li
può effettuare se non Dio solo.

          "Affinché si adempisse, disse, ciò che è stato detto per il profeta
Isaia: Poiché egli stesso si addossò le nostre infermità, e portò le nostre
malattie" (Mt 8,17).

          Inoltre il Figlio di Dio si addossò le infermità del genere umano,
affinché rendesse noi, una volta deboli, forti e ben radicati nella sua fede;
per questo prese un corpo da una razza peccatrice, per cancellare i nostri
peccati col mistero della sua carne. Di sera poi ciò che conferí secondo
l`intelligenza dello spirito, fu mostrato come sacramento della passione del
Signore, quando lo stesso Figlio di Dio, che è chiamato sole di giustizia per la
nostra salvezza accettò la pena di morte.

          E dopo la sua passione tutti quelli che si sono offerti al Signore, o
che si offrono, liberati dalle diverse malattie dei peccati, e dai vari legami
del demonio, ottengono dal Signore e Salvatore nostro ed eterno medico, la
salvezza eterna: a Lui la lode e la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Cromazio di Aquileia In Matth., Tract., 40, 1-4






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#370 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 27 Gen 2006 6:13 pm
Oggetto: Convertirsi con tutto il cuore (Erma: il Pastore)
dioama
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Dice: «Ora ascoltami sulla fede. Con l`uomo sono due angeli, uno della
giustizia e l`altro della iniquità». «Come, o signore, conoscerò le loro azioni,
poiché entrambi gli angeli abitano con me?». «Ascolta, mi risponde, e rifletti.
L`angelo della giustizia è delicato, verecondo, calmo e sereno. Se penetra nel
tuo cuore, subito ti parla di giustizia, di castità, di modestia, di frugalità,
di ogni azione giusta e di ogni insigne virtù. Quando tutte queste cose entrano
nel tuo cuore, ritieni per certo che l`angelo della giustizia è con te. Sono,
del resto, le opere dell`angelo della giustizia. Credi a lui e alle sue opere.
Guarda ora le azioni dell`angelo della malvagità. Prima di tutto è irascibile,
aspro e stolto e le sue opere cattive travolgono i servi di Dio. Se si insinua
nel tuo cuore, riconoscilo dalle sue opere». «In che modo, signore, gli obietto,
lo riconoscerò, non lo so». «Ascoltami, dice. Quando ti prende un impeto d`ira o
un`asprezza, sappi che egli è in te. Poi, il desiderio delle molte cose, il
lusso dei molti cibi e bevande, di molte crapule e di lussi vari e superflui, le
passioni di donne, la grande ricchezza, la molta superbia, la baldanza e tutto
quanto vi si avvicina ed è simile. Se tutte queste cose si insinuano nel tuo
cuore, sappi che è in te l`angelo dell`iniquità. Avendo conosciuto le sue opere,
allontanati da lui e non credergli in nulla, perché le sue opere sono malvagie e
dannose ai servi di Dio. Hai, dunque, le azioni di ambedue gli angeli, rifletti
e credi all`angelo della giustizia. Lungi dall`angelo della iniquità, perché il
suo insegnamento è cattivo per ogni opera...».

          Gli dico: «Signore, ascoltami per poche parole». «Di` pure quello che
vuoi». «L`uomo è desideroso di osservare i precetti di Dio, e nessuno non prega
il Signore che lo rafforzi nei suoi precetti e lo sottoponga ad essi. Ma il
diavolo è duro e domina». «Non può, replica, dominare i servi di Dio che sperano
con tutto il cuore in Lui. Il diavolo può combattere, ma non può trionfare. Se
lo contrastate, vinto e scornato fuggirà da voi. Quelli che sono vani temono il
diavolo come se avesse forza. Quando l`uomo riempie di buon vino i recipienti
piú adatti e tra questi pochi semivuoti, se torna ai recipienti non osserva i
pieni, perché li sa pieni, ma osserva i semivuoti temendo che siano inaciditi.
Presto, infatti, i recipienti semivuoti inacidiscono e svanisce il sapore del
vino. Cosí pure il diavolo va da tutti i servi di Dio, per provarli (cf. 1Pt
5,8). Quelli che sono pieni di fede gli resistono energicamente, e lui si
allontana da loro non avendo per dove entrare. Allora egli va dai vani e,
trovando lo spazio, entra da loro ed agisce con questi come vuole e gli
diventano soggetti».

          «Io, l`angelo della penitenza, vi dico: "Non temete il diavolo". Fui
inviato per stare con voi che fate penitenza con tutto il vostro cuore e per
rafforzarvi nella fede. Credete in Dio voi che per i vostri peccati avete
disperato della vostra vita, accresciuto le colpe e appesantito la vostra
esistenza. Se vi convertite al Signore con tutto il vostro cuore e operate la
giustizia per i rimanenti giorni della vostra vita e lo servite rettamente
secondo la sua volontà, vi darà il perdono per tutti i precedenti peccati e
avrete la forza di dominare le opere del diavolo. Non temete assolutamente le
minacce del diavolo. Egli è inerte come i nervi di un morto. Ascoltatemi,
dunque, e temete chi può tutto salvare e perdere. Osservate questi precetti e
vivrete in Dio». Gli chiedo: «Signore, ora mi sento rafforzato in tutti i
comandamenti di Dio perché tu sei con me. So che abbatterai tutta la forza del
diavolo e noi lo domineremo e vinceremo tutte le sue opere. E spero che il
Signore dandomi la forza mi farà osservare questi precetti che hai ordinato».
«Li osserverai, mi dice, se il tuo cuore diviene puro presso il Signore. Li
osserveranno tutti quelli che purificheranno il loro cuore dalle vane passioni
di questo mondo e vivranno in Dio».

  Da Erma Il Pastore, Precetti, VI, 2; XII, 5-6


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#369 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Sab 21 Gen 2006 2:29 pm
Oggetto: Consolazione della penitenza (Lattanzio)
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Aiuto e consolazione della penitenza


La condizione della nostra fragile natura non ammette che qualcuno sia senza
macchia. Perciò l`ultimo nostro rimedio è rifugiarci nella penitenza, che ha un
posto non piccolo fra le virtù, essendo miglioramento di noi stessi: così, se
cadiamo o per le parole o per le opere, subito ci ravvediamo, confessiamo di
aver peccato e chiediamo perdono a Dio, il quale, nella sua misericordia, non lo
nega se non a chi persevera nell`errore. E` grande l`aiuto della penitenza, è
grande la sua consolazione. Essa è la guarigione delle ferite del peccato, la
speranza, il porto di salvezza: chi la nega, toglie a se stesso la vita della
sua vita, perché nessuno può essere tanto giusto che la penitenza non gli sia
talvolta necessaria. Ma noi, anche se non abbiamo peccato, dobbiamo tuttavia
aprire la nostra anima a Dio e scongiurarlo ugualmente per le nostre colpe,
ringraziandolo anche nelle avversità. Porgiamo sempre a Dio questo ossequio;
l`umiltà infatti è grata, è cara a lui: egli che accetta il peccatore convertito
piú volentieri del giusto superbo, quanto piú accetterà il giusto che confessa i
propri torti e lo renderà sublime nei regni dei cieli, a misura della sua
umiltà!

Questo deve presentare a Dio chi veramente lo venera: queste sono le vittime,
questo è il sacrificio placatore; ecco dunque il vero culto: quando l`uomo offre
all`altare di Dio i pegni del suo spirito. La sua somma maestà si allieta di chi
cosí lo venera; lo accoglie come figlio e gli elargisce il dono
dell`immortalità.


(Lattanzio, Divinae instit. epit., 67)


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#368 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Sab 14 Gen 2006 2:52 pm
Oggetto: Ecco l'Agnello di Dio (S.Tommaso d'Aquino)
dioama
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Quando dice: "Ecco l`agnello di Dio", non solo vuole indicare il
Cristo, ma vuole anche esprimere ammirazione per la sua potenza - "Il suo nome
sarà Ammirabile" (Is 9,6) -. Ed è veramente un agnello di meravigliosa potenza
questo che, ucciso, uccise il leone; il leone, dico, del quale parla Pietro -
"Il vostro avversario, il diavolo, come un leone ruggente, cerca chi può
divorare" (1Pt 5,8). Perciò lo stesso agnello venne chiamato leone vincitore e
glorioso - "Ecco ha vinto il leone della tribù di Giuda" (Ap 5,5) -. "Ecco
l`agnello di Dio" è una testimonianza molto breve; ma è breve perchè i
discepoli, ai quali Giovanni parla, da ciò ch`egli aveva già detto di Cristo,
erano bene informati su di lui; e anche perchè ciò che soprattutto interessava a
Giovanni era di indirizzare i suoi discepoli a Cristo. E non dice «Andate da
lui», perchè i discepoli non credano di fargli un favore, se lo seguono; ma ne
esalta il prestigio, perchè capiscano che fanno bene a sé stessi, se lo seguono.
Perciò dice: "Ecco l`agnello di Dio", cioè, ecco dov`è la grazia e la forza
epuratrice del peccato; l`agnello, infatti, veniva offerto in espiazione dei
peccati.

          "Gesù poi voltatosi": queste parole stanno a dire che Gesù compie ciò
ch`era stato iniziato da Giovanni, perchè "la legge non portò nessuno alla
perfezione" (Eb 7,19). Quindi Cristo esamina e istruisce i discepoli, poichè
"dice loro: Venite e vedete". Cristo li esamina ed essi rispondono - "Ed essi
dissero: Maestro, dove abiti?" E l`evangelista dice: "Gesù voltatosi e visto che
lo seguivano, disse loro". Il senso letterale dice che Cristo andava avanti e i
due discepoli, che lo seguivano, non ne vedevano la faccia, perciò Cristo, per
incoraggiarli, si voltò verso di loro. E questo ci fa capire che Cristo dà
speranza di misericordia a tutti coloro che si mettono a seguirlo con cuore
puro. "Previene quelli che lo cercano" (Sap 6,14). Gesù si volta verso di noi,
perché lo possiamo vedere. Questo avverrà in quella beata visione quando ci
mostrerà il suo volto, come si dice nel salmo (Sal 79,4). "Mostraci il tuo volto
e saremo salvi". Finché siamo in questo mondo però lo vediamo di spalla, perché
arriviamo a lui per via di effetti, per cui nell`Esodo (Es 33,23) è detto:
"Vedrai le mie spalle". Si volge anche Gesù per offrirci l`aiuto della sua
misericordia. Questo chiedeva il Sal 89,13: "Signore, volgiti un pochino".
Finché, infatti, Cristo non offre l`aiuto della sua misericordia, ci sembra
ostile. Si voltò, dunque, Gesù ai discepoli di Giovanni, che s`eran messi a
seguirlo, per mostrar loro il suo volto e infondere la sua grazia in essi. Li
esamina poi quanto all`intenzione. Quelli che seguono Cristo non hanno tutti la
stessa intenzione: alcuni lo seguono con la prospettiva di beni temporali, altri
con la prospettiva di beni spirituali, perciò il Signore gli chiede: "Che cosa
cercate?", non certo per venire a sapere, ma perchè, dando loro occasione di
manifestare la loro intenzione, li vuole stringere più vicino a sé, giudicandoli
degni del suo interessamento .

Tommaso d`Aquino

Ev. sec. Ioan., 1, 15, 1 s.


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#367 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 6 Gen 2006 8:24 pm
Oggetto: Il battesimo di Gesù (s.Girolamo)
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"E fu battezzato da Giovanni nel Giordano" (Mc 1,9). E` un grande
atto di misericordia: si fa battezzare come un peccatore colui che
non aveva commesso alcun peccato. Nel battesimo del Signore tutti i
peccati vengono rimessi: ma, in un certo senso, il battesimo del
Signore precede la vera remissione dei peccati che ha luogo nel
sangue di Cristo, nel mistero della Trinità.
	 "E subito, risalendo dall`acqua, vide i cieli aperti" (Mc
1,10). Tutto quanto è stato scritto, è stato scritto per noi: prima
di ricevere il battesimo abbiamo gli occhi chiusi e non vediamo il
cielo. "E vide lo Spirito come colomba, discendere e fermarsi su di
lui. E una voce venne dal cielo: «Tu sei il mio dilettissimo Figlio,
in cui io mi compiaccio»" (Mc 1,10-11). Gesú Cristo è battezzato da
Giovanni, lo Spirito Santo discende sotto forma di colomba e il
Padre dai cieli rende la sua testimonianza. Guarda o Ariano, guarda
o eretico: anche nel battesimo di Gesú c`è il mistero della Trinità.
Gesú è battezzato, lo Spirito discende come colomba, e il Padre
parla dal cielo.
	 «Vide i cieli aperti», scrive Marco. Cosí, dicendo «vide»
mostra che gli altri non videro: non tutti infatti vedono i cieli
aperti. Che dice infatti Ezechiele all`inizio del suo libro (cf. Ez
1,2)? «E accadde - dice - che mentre stavo seduto lungo il fiume
Cabar in mezzo ai deportati, vidi i cieli aprirsi «. Io vidi, dice:
quindi gli altri non vedevano. E non si creda che i cieli si aprano
cosí, materialmente e semplicemente: noi stessi che qui sediamo,
vediamo i cieli aperti o chiusi a seconda dei nostri meriti. La fede
piena vede i cieli aperti, la fede esitante li vede chiusi.

	 (Girolamo, Comment. in Marc., l)

#366 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 1 Gen 2006 12:09 pm
Oggetto: Madre per opera dello Spirito Santo (Rufino di Aquileia)
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Che è nato per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine. Questa fra gli
uomini è nascita dovuta all`economia della salvezza, mentre quella è della
sostanza divina: questa è di condiscendenza, quella di natura. Nasce per opera
dello Spirito Santo da Maria Vergine: e certo a questo punto si richiedono piú
puri le orecchie le l`intelletto. Infatti a questi, che poco fa hai appreso nato
indicibilmente dal Padre, ora apprendi che dallo Spirito Santo è stato preparato
un tempio nel segreto del ventre verginale; e come nella santificazione dello
Spirito Santo non si deve intendere nessuna fragilità, così anche nel parto
della Vergine non si deve intendere alcuna corruzione. Ora infatti al mondo è
stato dato un nuovo parto e non senza ragione. Chi infatti in cielo è unico
Figlio, conseguentemente anche in terra è unico e nasce in modo unico. Su questo
argomento sono a tutti note e riecheggiate nei Vangeli le parole dei profeti, i
quali affermano che una vergine concepirà e partorirà un figlio (Is 7,14). E
anche il meraviglioso modo del parto il profeta Ezechiele aveva anticipatamente
indicato, definendo simbolicamente Maria porta del Signore, cioè attraverso la
quale il Signore è entrato nel mondo. Dice pertanto cosí: La porta che guarda ad
oriente sarà chiusa e non verrà aperta e nessuno vi passerà attraverso, perché
proprio il Signore Dio d`Israele passerà attraverso questa porta e sarà chiusa
(Ez 44,2). Che cosa di altrettanto evidente si sarebbe potuto dire della
consacrazione della Vergine? Rimase in lei chiusa la porta della verginità,
attraverso di essa il Signore Dio d`Israele è entrato in questo mondo, e
attraverso di essa è venuto dal ventre della Vergine, e in eterno la porta della
Vergine è rimasta chiusa poiché la verginità è stata preservata. Per tal motivo
lo Spirito Santo è detto creatore della carne del Signore e del suo tempio.

       Comincia già da qui a comprendere anche la maestà dello Spirito Santo.
Infatti riguardo a questo anche la parola del Vangelo afferma che, quando
l`angelo parlò alla Vergine e le disse: Partorirai un figlio e gli darai nome
Gesú: infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati, ed ella rispose: In che
modo avverrà questo, dal momento che non conosco uomo, allora l`angelo di Dio le
disse: Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell`Altissimo ti adombrerà:
perciò ciò che da te nascerà santo sarà chiamato Figlio di Dio (Lc 1,31.34.35;
Mt 1,21). Osserva dunque la Trinità che coopera scambievolmente. E` detto rito
Santo viene sulla Vergine e la potenza dell`Altissimo adombra. Ma qual è la
potenza dell`Altissimo, se non proprio Cristo, che è potenza di Dio e sapienza
di Dio? (1Cor 1,24). Ma questa potenza di chi è? Dell`Altissimo, è detto. Perciò
è presente l`Altissimo, è presente anche la potenza dell`Altissimo, è presente
anche lo Spirito Santo. Questa è la Trinità, che duvunque è nascosta e dovunque
appare, distinta nei nomi e nelle Persone, sostanza inseparabile della divinità.
E benché soltanto il Figlio nasca dalla Vergine, tuttavia è presente anche
l`Altissimo è presente anche lo Spirito Santo, perché venga santificato il
concecepimento della Vergine e il suo parto.

  Rufino di Aquileia


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#365 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 25 Dic 2005 2:33 pm
Oggetto: Auguri scomodi (Mons. Tonino Bello)
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Auguri scomodi





Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi "Buon Natale"
senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l'idea di dover
rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l'ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come
indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora , miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza
spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di
preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il
guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato
ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra
carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri
giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con
tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a
sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra
coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l'inceneritore di
una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le
delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori
delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre
luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di
tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza
salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta
tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con
l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta
la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano
popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la
città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete
vedere "una gran luce" dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti
inutili.
I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge ", e scrutano
l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio
dell'abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l'unico modo per
morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

don Tonino Bello



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#364 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 23 Dic 2005 10:24 pm
Oggetto: BUON NATALE
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... l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che
sarà di tutto il popolo:

  oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.
Luca 2,10 -11

             BUON NATALE



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#363 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 23 Dic 2005 12:16 pm
Oggetto: Natale (S.Gregorio Magno)
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Il Natale del Redentore ci obbliga a dire qualche cosa, sia
pur brevemente. Che cosa vuol dire questo censimento del mondo alla
nascita del Signore, se non che sta nascendo nella carne colui che
avrebbe iscritto i suoi eletti nell`eternità? Al contrario il
Profeta dice dei reprobi: Siano cancellati dal libro della vita e
non siano annoverati tra i giusti (Sal 68,29). E giustamente il
Signore nasce a Betlemme: poiché Betlemme vuol dire casa del pane.
Egli è infatti colui che dice: Io sono il pane vivo che viene dal
cielo (Gv 6,41). Il luogo dunque dove nasce il Signore, già prima
ch`egli nascesse fu chiamato casa del pane, perché doveva
manifestarvisi nella carne colui che avrebbe saziato gli eletti di
cibo spirituale. Ed egli nacque non in casa sua, ma per la via, per
far capire ch`egli, assumendo la natura umana, nasceva in una veste
che non era la sua. Non era sua, s`intende, perché, essendo Dio, la
sua propria natura è la divina. La natura umana gli apparteneva,
perché Dio è padrone di tutto, e perciò sta scritto: Venne a casa
sua (Gv 1,11). Nella sua natura divina ci stava, prima dei tempi,
nella nostra ci venne in un`epoca della nostra storia. Perciò, se
colui che è eterno, si fa nostro compagno nel tempo, possiamo dire
che viene in un campo che gli è estraneo. E poiché il Profeta dice:
Ogni uomo è fieno (Is 40,6), il Signore, fattosi uomo, cambiò il
nostro fieno in grano, poiché egli dice di se stesso: Se il chicco
di frumento non cade in terra e muore, rimane solo (Gv 12,24).
Perciò anche, appena nato, è messo nella mangiatoia, perché nutrisse
tutti i fedeli, rappresentati dagli animali, col frumento della sua
carne. E che cosa vuol dire l`apparizione dell`angelo ai pastori che
vegliavano e la luce che li avvolse, se non che coloro i quali
guardano con amore il gregge dei fedeli hanno, più degli altri, il
privilegio di vedere le cose celesti? Mentre essi piamente vegliano
il gregge, la grazia divina più largamente splende su di loro.
	 L`angelo annunzia che è nato il Re e cori di angeli gli
fanno eco e cantano: Gloria nei cieli a Dio e pace in terra agli
uomini di buona volontà. Prima che il nostro Redentore nascesse
nella carne, non c`era armonia tra noi e gli angeli, ci separava
dalla loro luce e purezza la macchia della nostra colpa originale,
ci allontanavano da loro le nostre colpe quotidiane. Poiché, per il
peccato, eravamo estranei a Dio, gli angeli, cittadini di Dio, ci
ritenevano estranei alla loro società. Ma quando riconoscemmo il
nostro Re, gli angeli ci riconobbero per loro concittadini. Poiché
il Re ha preso in sé la terra della nostra carne, gli angeli non
disprezzano più la nostra debolezza. Gli angeli tornano a far pace
con noi, non guardano più i motivi della discordia e accolgono come
soci coloro che avevano già disprezzati come abietti. Perciò Lot
(Gen 19,1) e Giosuè (Gs 5,15) adorano gli angeli e non sono
respinti. Giovanni però, nell`Apocalisse, si prostrò in adorazione
dinanzi a un angelo e questi lo respinse dicendo: Non lo fare, sono
un servo, come te e i tuoi fratelli (Ap 22,9). E che cosa vuol dire
che gli angeli prima della venuta del Redentore si lasciano adorare,
ma dopo la sua venuta non lo permettono più, se non che hanno paura
di mettersi al di sopra della nostra natura, dopo che l`hanno vista
portata dal Signore al di sopra di loro? E non osano più deprezzare
come inferma quella natura che vedono nel Re del cielo. Né
disdegnano d`aver come socio l`uomo essi che adorano un uomo Dio.
Guardiamo allora, fratelli, che non ci sporchi una qualche
immondizia, poiché nell`eterna prescienza siamo cittadini di Dio e
uguali ai suoi angeli. Riportiamo nei costumi la nostra dignità,
nessuna lussuria ci macchi, nessun pensiero turpe ci accusi, la
malizia non morda la nostra mente la ruggine dell`invidia non ci
roda, non ci gonfi l`orgoglio, non ci dilanii la concupiscenza dei
piaceri terreni, non c`infiammi l`ira. Gli uomini sono stati
chiamati dèi. Difendi, dunque, o uomo, l`onore di Dio, poiché per te
s`è fatto uomo quel Dio, che vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.

	 (Gregorio Magno, Hom., 1, 8)

BUON NATALE

#362 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Mer 21 Dic 2005 9:28 pm
Oggetto: La venuta di Dio (s.Gregorio di Nazianzio)
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La venuta di Dio tra gli uomini


Cristo nasce, cantate gloria, Cristo scende dal cielo, andategli incontro;
Cristo è in terra, alzatevi. Cantate al Signore da tutta la terra (Sal 95,1). E
per riassumere queste due cose in una sola: Gioiscano i cieli, esulti la terra
(ibid. 11), poiché colui che è del cielo è ora in terra. Cristo si è fatto
carne, tremate e gioite; tremate per il peccato; gioite per la speranza. Cristo
nasce dalla Vergine; donne, abbiate cura della verginità perché possiate essere
madri di Cristo. Chi non adora colui che è il principio? Chi non loda e non
glorifica colui che è la fine?

Di nuovo si dissipano le tenebre, di nuovo viene creata la luce, di nuovo
l`Egitto è tormentato dalle tenebre (cf. Es 10,21), di nuovo Israele è
illuminato per mezzo della colonna (cf. Es 13,21). Il popolo che è nelle tenebre
dell`ignoranza veda la grande luce della conoscenza (cf. Is 9,1). Le cose
vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove (2Cor 5,17). La lettera cede,
lo spirito vince, le ombre passano, entra la verità. Melchisedech si ricapitola:
chi era senza madre, è generato senza padre; prima senza madre e poi senza
padre. Le leggi della natura sono rovesciate... Applaudite, popoli tutti (Sal
46,1), poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue
spalle è il segno della sovranità (con la croce infatti viene innalzato) ed è
chiamato Consigliere ammirabile, cioè del Padre, l`Angelo (Is 9,5). Gridi
Giovanni: Preparate la via del Signore (Mt 3,3). Anch`io proclamerò la forza e
la potenza di questo giorno; colui che non è stato generato dalla carne si
incarna; il Verbo prende consistenza; l`invisibile diventa visibile;
l`intangibile si può toccare; colui che è senza tempo comincia ad esistere nel
tempo; il Figlio di Dio diventa Figlio dell`uomo, Gesù Cristo è lo stesso ieri,
oggi e sempre! (Eb 13,8)...

La festa che noi oggi celebriamo è la venuta di Dio tra gli uomini, perché noi
possiamo accedere a Dio o (per meglio dire) ritornare a Dio, affinché,
abbandonato l`uomo vecchio, ci rivestiamo del nuovo; e come siamo morti nel
vecchio Adamo, così viviamo in Cristo; infatti con Cristo nasciamo, siamo messi
in croce, veniamo sepolti e risorgiamo...

Perciò celebriamola in modo divino e non come si suol fare nelle feste
pubbliche; non con spirito mondano ma oltremondano; celebriamo non ciò che è
nostro, ma di lui che è nostro o, per meglio dire, di lui che è il Signore;
celebriamo non ciò che arreca infermità, ma ciò che cura; non ciò che riguarda
la creazione, ma la rigenerazione.


(Gregorio di Nazianzo, Oratio 38, 1 s. 4)



BUON  NATALE


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#361 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 16 Dic 2005 12:28 pm
Oggetto: Il SI di Maria (Bernardo di Chiaravalle)
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Dio ha ordinato al «sí» di Maria il disegno della salvezza



       Hai sentito [o Maria] che concepirai e partorirai un figlio; hai sentito
che ciò avverrà senza concorso di uomo, bensí per opera dello Spirito Santo.
L`angelo aspetta la risposta: è ormai tempo che a Dio faccia ritorno colui che
egli ha inviato.

       Anche noi aspettiamo, o Signora, la parola di misericordia, noi cui pesa
miserevolmente la sentenza di condanna.

       Ecco che ti si offre il prezzo della nostra salvezza; se acconsenti,
saremo liberati sul momento.

       Nel Verbo eterno di Dio tutti siamo stati creati, ed ecco che moriamo;
nella tua breve risposta siamo destinati ad essere ricreati, sí da esser
richiamati alla vita. E` ciò che ti chiede supplichevole, o pia Vergine, il
fedele Adamo, esule dal paradiso con la sua progenie; è ciò che ti chiedono
Abramo e David. Lo sollecitano del pari gli altri santi Padri, o meglio i tuoi
padri, che pure popolano la regione dell`ombra di morte. Lo attende tutto il
mondo, prostrato ai tuoi ginocchi. E non a torto, dal momento che dalla tua
bocca dipende la consolazione dei miseri, il riscatto degli schiavi, la
liberazione dei condannati, e per finire, la salvezza di tutti i figli di Adamo,
di tutta la tua stirpe.

       Da` in fretta, o Vergine, la tua risposta. Pronuncia, o Signora, la parola
che la terra, gli inferi e i cieli aspettano.

       Lo stesso Re e Signore di tutti, tanto desidera il tuo cenno di risposta,
quanto ha bramato il tuo splendore: risposta in cui, certamente, ha stabilito di
salvare il mondo. E a chi piacesti nel silenzio, ora maggiormente piacerai per
la parola, quando ti chiamerà dal cielo: «O bella tra tutte le donne, fammi
udire la tua voce!».

       Se tu dunque gli fai sentire la tua voce, egli ti farà vedere la nostra
salvezza.

       Non è forse questo che chiedevi, che gemevi, che giorno e notte, pregando,
sospiravi? Che dunque? Sei tu colei cui tutto questo è stato promesso, o
dobbiamo aspettarne un`altra? Sí, sei proprio tu, e non un`altra. Tu, voglio
dire, la promessa, tu la attesa, tu la desiderata, dalla quale il santo padre
tuo Giacobbe, già vicino a morire, sperava la vita eterna, quando diceva:
"Aspetterò la tua salvezza, o Signore" (Gen 49,18). Colei, nella quale e per la
quale, finalmente, lo stesso Dio e nostro Re dispose prima dei secoli di operare
la nostra salvezza.

       Speri forse da un`altra ciò che è offerto a te? Aspetti attraverso
un`altra ciò che tosto verrà operato per tuo tramite, purché tu esprima
l`assenso, pronunci la tua risposta?

       Rispondi perciò al piú presto all`angelo, o meglio al Signore tramite
l`angelo.

       Pronuncia la parola, e accogli la Parola; proferisci la tua, e concepirai
la divina; emetti la transeunte, e abbraccia l`eterna!

       Perché indugi? Perché trepidi? Credi, confida, e accetta!

       L`umiltà assuma l`audacia e fiducia la verecondia. Mai come ora si
conviene che la verginale semplicità dimentichi la prudenza.

       Solo in questo caso non temere, o Vergine prudente, la presunzione;
infatti, anche se è gradita la verecondia nel silenzio, è ora tuttavia piú
necessaria la pietà nella parola.

       Apri, o Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra alla confessione, il
grembo al Creatore.

       Ecco, il desiderato di tutte le genti è fuori e bussa alla porta. O se,
per il tuo indugiare, dovesse egli passare oltre; dolente, tu cominceresti di
nuovo a cercare colui che la tua anima ama!

       Alzati, corri, apri. Alzati per fede; corri per devozione; apri per
confessione.

       "Eccomi", rispose, "sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la
tua parola" (Lc 1,38).



Bernardo di Chiaravalle: Oratio IV de B.M.V., 8 s.


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#360 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 9 Dic 2005 5:54 pm
Oggetto: Giovanni la voce, Cristo il Verbo (s.Agostino)
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Giovanni è la voce, ma il Signore "da principio era il Verbo" (Gv 1,1). Giovanni
una voce per un tempo, Cristo il Verbo fin dal principio, eterno. Porta via
l`idea, che vale piú una parola? Se non si capisce niente, la parola diventa
inutile strepito. La parola senza un`idea batte l`aria, non alimenta il cuore. E
anche mentre alimentiamo il cuore, guardiamo l`ordine delle cose. Se penso a ciò
che devo dire, c`è già l`idea nel mio cuore; ma se voglio parlare con te, mi
metto a pensare se sia anche nel tuo cuore, ciò che è già nel mio. Mentre cerco
come possa giungere a te e fissarsi nel tuo cuore l`idea ch`è già nel mio, formo
la parola e, formata la parola, parlo a te: il suono della parola porta a te
l`intelligenza dell`idea; è il suono che passa da me a te, l`idea invece, che ti
è stata portata dalla parola, è già nel tuo cuore e non se n`è andata dal mio.
Il suono, dunque, portata l`idea in te, non ti par che ti dica: "Bisogna che lui
cresca e che io venga diminuito?" Il suono della parola fece il suo ufficio e
scomparve, come se dicesse: "Questa mia gioia è completa" (Gv 3,30). Afferriamo
l`idea, assimiliamo l`idea per non perderla piú. Vuoi vedere la parola che passa
e la divinità permanente del Verbo? Dov`è ora il Battesimo di Giovanni? Fece il
suo ufficio e passò. Il Battesimo di Cristo ora è in voga. Crediamo tutti in
Cristo, speriamo d`essere salvi in lui: questo disse la parola. Ma poiché è
difficile distinguere tra parola e idea, lo stesso Giovanni fu creduto Cristo.
La parola fu ritenuta idea, ma la parola si dichiarò parola, per non ledere
l`idea. "Non sono", disse, "Cristo, né Elia, né profeta". Gli fu risposto: "Chi
sei, dunque, tu? Io sono", disse, "voce di colui che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore" (Gv 1,20-23). "Voce di uno che grida nel deserto":
voce di uno che rompe il silenzio. "Preparate la via del Signore": come se
volesse dire: Io vado rimbombando per introdurlo nei cuori, ma non troverò un
cuore nel quale egli si degni di entrare, se non preparate la via. Che vuol
dire: "Preparate la via", se non supplicate convenientemente? che cosa, se non
pensate umilmente? Prendete da lui esempio d`umiltà. Viene ritenuto il Cristo,
dichiara di non essere ciò che è ritenuto, né si avvantaggia per il suo
prestigio dell`errore altrui. Se dicesse: Io sono il Cristo, quanto facilmente
sarebbe creduto, se, prima ancora che lo dicesse, già lo era ritenuto! Non lo
disse Si ridimensionò, si distinse, si umiliò. Capí dove era la sua salvezza:
capí ch`egli era una lucerna ed ebbe paura di essere spento dal vento della
superbia...

Gli occhi deboli hanno paura della luce del giorno, ma possono sopportare quella
di una lucerna. Perciò la luce del giorno mandò innanzi la lucerna. Ma mandò la
lucerna nel cuore dei fedeli, per confondere i cuori degli infedeli. "Ho
preparato", dice, "la lucerna al mio Cristo": Giovanni araldo del Salvatore,
precursore del giudice che deve venire, l`amico dello sposo.


(Agostino, Sermo, 293, 3 s.)


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#359 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 2 Dic 2005 2:22 pm
Oggetto: Raddrizzare i sentieri (Guerric d'Igny))
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Frattanto ascoltiamo tuttavia ciò che ci grida la voce del Verbo affinchè, un
giorno possiamo progredire dalla voce al Verbo stesso: "Preparate la via del
Signore", dice, "raddrizzate i suoi sentieri" (Mc 1,3; Is 40,3). Prepara la via
colui che corregge la sua vita; raddrizza il sentiero chi mena un genere di vita
più stretto. Chiaramente una vita corretta è la via dritta attraverso la quale
il Signore potrà venire a noi, lui che in ciò ci previene. Giacché, è il Signore
che dirige i passi dell`uomo (cf. Sal 37,23); per questo fatto, la sua via gli
piace talmente che la prende volentieri per venire all`uomo e al cui fianco
camminare costantemente. Se lui che è la via, verità e vita (cf. Gv 14,6) non
prepara lui stesso il suo avvento verso di noi è impensabile poter correggere la
nostra via secondo la regola della verità e tantomeno quindi poterla indirizzare
verso la vita eterna. Invero, come un giovane potrà correggere la sua via se non
custodendo le parole (cf. Sal 119,9) e seguendo le orme di Colui che si è fatto
egli stesso via per la quale andremo a lui? O Signore, possano le mie vie essere
dirette in modo da custodire le tue vie (cf. Sal 119,5); acciocché io
custodisca, a causa delle parole delle tue labbra, anche le vie dure! Sebbene
esse appaiano dure alla carne, la quale è inferma, appaiono soavi e belle allo
spirito, se è pronto. Le sue vie, dice la Scrittura, sono deliziose e tutti i
suoi sentieri sono pacifici (cf. Pr 3,17). E le vie della Sapienza non solo sono
pacificate, ma pacifiche; poiché quando il Signore si compiace della via seguita
da un uomo, riconcila a sé anche i suoi nemici (cf. Pr 16,7). Se Israele, dice
il Signore, avesse camminato per le mie vie, avrei annientato i suoi nemici e
avrei portato la mia mano contro i suoi vessatori (cf. Sal 81,15). Perché
infatti l`afflizione e l`infelicità sono sulle loro vie, se non perché essi
hanno misconosciuto la via della pace? (cf. Sal 14,3).


(Guerric d`Igny, Sermo IV de Adv.)


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#358 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Sab 26 Nov 2005 9:45 am
Oggetto: Maria si purifica e Gesú si offre (Bernardo di Chiarav.)
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Diresti: Non poteva Maria risentirsi e dire: Che bisogno ho io di purificazione?
perché non dovrei entrar nel tempio, se il mio seno verginale è stato fatto
tempio dello Spirito Santo? Non potrei entrar nel tempio io, che ho dato alla
luce il padrone del tempio? In questa concezione non c`è stato niente d`impuro,
niente d`illecito, niente da purificare; anzi, questo mio figlio è fonte di
purezza ed è venuto a liberare dal delitto. Che cosa può purificare una
osservanza legale in me, che son diventata purissima proprio col parto
immacolato? Veramente, o beata Vergine, non c`è motivo, non hai bisogno di
purificazione. Ma aveva bisogno tuo figlio d`esser circonciso? Sii tra le donne
come una di loro; anche tuo figlio sta cosí tra il numero dei bambini. Volle
essere circonciso e non vorrà tanto piú essere offerto? Offri tuo figlio,
Vergine consacrata e presenta al Signore il frutto benedetto del tuo seno. Offri
per la riconciliazione di noi tutti l`ostia santa, che piace a Dio. Dio Padre
accetterà certamente l`offerta nuova e preziosissima ostia, di cui egli stesso
dice: Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto (Mt 3,17).
Ma questa offerta, fratelli, sembra abbastanza delicata: è presentata al
Signore, è pagata con uccelli, ed è subito riportata a casa. Verrà il giorno,
che non sarà offerta nel tempio, né tra le braccia di Simeone, ma fuori le mura
e sulle braccia della croce. Verrà il giorno, che non sarà riscattato da sangue
altrui, ma riscatterà gli altri col suo sangue, perché Dio padre lo mandò come
riscatto del suo popolo. Quello sarà il sacrificio vespertino, questo è il
mattutino. Questo è più giocondo, ma quello è piú pieno. Questo è dell`infanzia,
quello della pienezza dell`età. Dell`uno e dell`altro puoi sentire ciò che il
profeta predisse: Fu offerto, perché lo volle lui (Is 53,7). Anche ora, infatti,
non è stato offerto, perché ce n`era bisogno, non perché egli fosse soggetto
alla legge, ma perché lo volle lui. E in croce ci fu innalzato non perché
l`aveva meritato, non perché il Giudeo riuscí a crocifiggerlo, ma perché lo
volle lui. Ti farò sacrifici volentieri, o Signore, perché tu ti sei offerto
volentieri per me, non per tuo bisogno.

Ma che cosa offriamo noi, fratelli, o che cosa gli diamo per tutto quanto lui ci
ha dato? Per noi lui ha offerto la piú preziosa ostia che aveva, anzi, così
preziosa che non ci poteva essere niente di meglio; anche noi, dunque, facciamo
quanto possiamo, offrendo a lui il nostro meglio, offriamo ciò che noi siamo.
Lui diede se stesso; tu chi sei, che indugi a offrirti? Chi mi aiuterà a far in
modo che la tua maestà accolga la mia offerta? Ho due spiccioli, Signore, il mio
corpo e la mia anima. Magari potessi offrirteli degnamente in sacrificio di
lode! Sarebbe, infatti, tanto bene per me e tanto piú glorioso essere offerto a
te, che essere abbandonato a me stesso.

Poiché l`anima mia, lasciata a me, si turba, in te invece il mio spirito
esulterà, se ti viene offerto sinceramente. Fratelli, al Signore che doveva
morire, il Giudeo offriva vittime morte, ma ora: Io vivo, dice il Signore; non
voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva (Ez 33,11). Il Signore
non vuol la mia morte; e non gli darò volentieri la mia vita? Questa è, infatti,
l`ostia che placa, l`ostia che piace a Dio, l`ostia viva. Ma in quell`offerta
del Signore leggiamo che c`erano tre persone, nella nostra offerta son richieste
tre cose. Nell`offerta del Signore c`era Giuseppe, sposo della madre del
Signore, del quale Gesú era ritenuto figlio; c`era la stessa Vergine madre e il
bambino Gesú, che veniva offerto. Ci sia dunque anche nella nostra offerta la
costanza virile, ci sia la continenza della carne, ci sia l`umile coscienza. Ci
sia, dico, nel proposito l`animo virile di perseverare, ci sia castità verginale
nella continenza, ci sia la semplicità e l`umiltà del bambino nella coscienza.
Amen.


(Bernardo di Chiarav., De purificat. B.M., Sermo III, 2-3)


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#357 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 20 Nov 2005 12:32 pm
Oggetto: Cristo nei poveri (Gregorio di Nazianzio)
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Colui che naviga, è vicino al naufragio, e lo è tanto di più, quanto più naviga
con audacia; e chi coltiva il corpo, è più vicino ai mali del corpo, tanto di
più, quanto più cammina altezzoso, e non si accorge di coloro che giacciono
davanti a lui. Mentre viaggi col vento favorevole, porgi aiuto a colui che fa
naufragio: mentre sei sano e ricco, soccorri chi è ridotto male. Non aspettare
di apprendere per diretta esperienza quanto male sia l`inumanità, e quale bene
mettere a disposizione dei poveri le proprie sostanze. Non voler far esperienza
di Dio che stende la mano contro coloro che alzano il collo, e passano oltre
(senza curarsi) dei poveri. Nelle disgrazie altrui impara questo, a chi ha
hisogno da` qualcosa: non è poco infatti per chi manca di tutto, anzi neppure
allo stesso Dio è impari considerare le rispettive forze. Che tu abbia al posto
della più grande dignità la sollecitudine dell`animo: se non hai nulla, versa
lacrime. Grande sollievo è la compassione per chi ha l`animo colpito da grande
calamità. . .

O tu ritieni che la benevolenza non sia per te necessaria ma libera? che sia
consiglio, anziché norma? Anche questo in sommo grado vorrei e stimerei, ma mi
spaventa quella mano sinistra, e i capri, e gli anatemi lanciati da chi li ha
collocati lì; non perchè saccheggiarono i templi, o commisero adulterio, o
fecero altra cosa di quelle vietate con sanzione, ma perchè non si curarono
minimamente di Cristo nei poveri.

Di conseguenza, se ritenete di dovermi ascoltare in qualcosa, servi di Cristo, e
fratelli, e coeredi, visitiamo Cristo, tutto il tempo che ci è possibile,
curiamo Cristo, nutriamo Cristo, vestiamo Cristo, riuniamo Cristo, onoriamo
Cristo, non solo alla mensa, come qualcuno, né con gli unguenti, come Maria, né
soltanto al sepolcro, come Giuseppe d`Arimatea, né con le cose che riguardano la
sepoltura, come quel Nicodemo che amava Cristo solo a metà, né infine con l`oro,
l`incenso e la mirra come i Magi prima ancora di tutti coloro che abbiamo
nominato, ma poiché da tutti il Signore esige la misericordia e non il
sacrificio, e la cui misericordia supera le migliaia di pingui agnelli, e questa
portiamogli attraverso i poveri prostrati a terra in questo giorno, affinché
quando saremo usciti di qui, essi ci ricevano nei tabernacoli eterni nello
stesso Cristo Signore nostro, a cui è la gloria nei secoli. Amen.


(Gregorio di Nazianzo, Oratio XIV de pauper. amore, 27 s., 39 s.)


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#356 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Sab 12 Nov 2005 9:22 am
Oggetto: I talenti (s.Giroloamo)
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Sarà infatti come d`un uomo il quale, stando per fare un lungo viaggio,
chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti,
all`altro due, e a un altro uno solo: a ciascuno secondo la sua capacità" (Mt
25,14-15). Non v`è dubbio che quest`uomo, questo padrone di casa, è Cristo
stesso, il quale, mentre s`appresta vittorioso ad ascendere al Padre dopo la
Risurrezione, chiamati a sé gli apostoli, affida loro la dottrina evangelica,
dando a uno piú e a un altro meno, non perché vuol essere con uno piú generoso e
con l`altro piú parco, ma perché tiene conto delle forze di ciascuno (l`Apostolo
dice qualcosa di simile quando afferma di aver nutrito col latte coloro che non
erano ancora in grado di nutrirsi con cibi solidi) (cf. 1Cor 3,2). Infatti poi
con uguale gioia ha accolto colui che di cinque talenti, trafficandoli, ne ha
fatto dieci e colui che di due ne ha fatto quattro, considerando non l`entità
del guadagno, ma la volontà di ben fare. Nei cinque, come nei due e nell`unico
talento, scorgiamo le diverse grazie che a ciascuno vengono date. Oppure si può
vedere, nel primo che ne riceve cinque, i cinque sensi, nel secondo che ne ha
due, l`intelligenza e le opere, e nel terzo che ne ha uno solo, la ragione, che
distingue gli uomini dalle bestie.

       "Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti, se ne andò a negoziarli e
ne guadagnò altri cinque" (Mt 25,16). Ricevuti cioè i cinque sensi terreni, li
raddoppiò acquisendo per mezzo delle cose create la conoscenza delle cose
celesti, la conoscenza del Creatore: risalendo dalle cose corporee a quelle
spirituali, dalle visibili alle invisibili, dalle contingenti alle eterne.

       "Come pure quello che aveva ricevuto due talenti ne guadagnò altri due (Mt
25,17). Anche costui, le verità che con le sue forze aveva appreso dalla Legge
le raddoppiò nella conoscenza del Vangelo. O si può intendere che, attraverso la
scienza e le opere della vita terrena, comprese le caratteristiche ideali della
futura beatitudine.

       "Ma colui che ne aveva ricevuto uno solo, andò a scavare una buca nella
terra e vi nascose il denaro del suo padrone" (Mt 25,18). Il servo malvagio,
dominato dalle opere terrene e dai piaceri del mondo, trascurò e macchiò i
precetti di Dio. Un altro evangelista dice che questo servo tenne la sua moneta
legata in una pezzuola (cf. Lc 19,20), cioè, vivendo nella mollezza e nelle
delizie, rese inefficiente l`insegnamento del padrone di casa.

       "Ora, dopo molto tempo, ritornò il padrone di quei servi e li chiamò a
render conto. Venuto dunque colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò
altri cinque dicendo: «Signore, tu mi desti cinque talenti; ecco, io ne ho
guadagnati altri cinque»" (Mt 25,19-20). Molto tempo c`è tra l`Ascensione del
Salvatore e la sua seconda venuta. Ora, se gli apostoli stessi dovranno render
conto e risorgeranno col timore del giudizio, che dobbiamo mai far noi?

       "E il padrone gli disse «Bene, servo buono e fedele; sei stato fedele nel
poco, ti darò autorità su molto: entra nella gioia del tuo Signore». Si presentò
poi l`altro che aveva ricevuto due talenti e disse: «Signore, tu mi desti due
talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due». Il suo padrone gli disse: «Bene,
servo buono e fedele; sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto:
entra nella gioia del tuo Signore» (Mt 25,21-23) . Ambedue i servi, e quello che
di cinque talenti ne ha fatto dieci e quello che di due ne ha fatto quattro,
ricevono identiche lodi dal padrone di casa. E dobbiamo rilevare che tutto
quanto possediamo in questa vita, anche se può sembrare grande e abbondante, è
sempre poco e piccolo a confronto dei beni futuri. «Entra - dice il padrone -
nella gioia del tuo Signore»: cioè ricevi quel che occhio mai vide, né orecchio
mai udí, né mai cuore d`uomo ha potuto gustare (cf.1Cor 2,9). Che cosa mai di
piú grande può essere donato al servo fedele, se non di vivere insieme col
proprio signore e contemplare la gioia di lui?

       "Presentatosi infine quello che aveva ricevuto un solo talento, disse:
«Signore, so che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli
dove non hai sparso; ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento
sotto terra; ecco, prendi quello che ti appartiene» (Mt 25,24-25). Quanto sta
scritto nel salmo: A cercare scuse per i peccati (cf. Sal 141,4), si applica
anche a questo servo, il quale alla pigrizia e negligenza, ha aggiunto anche la
colpa della superbia. Egli che non avrebbe dovuto fare altro che confessare la
sua infingardaggine e supplicare il padrone di casa, al contrario lo calunnia, e
sostiene di aver agito con prudenza non avendo cercato alcun guadagno per timore
di perdere il capitale.

       "Il suo padrone gli rispose: «Servo malvagio e infingardo, tu sapevi che
mieto dove non ho seminato e che raccolgo dove non ho sparso; potevi dunque
mettere il mio denaro in mano ai banchieri, e al ritorno io avrei ritirato il
mio con l`interesse. Toglietegli perciò il talento e datelo a colui che ne ha
dieci» (Mt 25,26-28). Quanto credeva di aver detto in sua difesa, si muta invece
in condanna. E il servo è chiamato malvagio, perché ha calunniato il padrone; è
detto pigro, perché non ha voluto raddoppiare il talento: perciò è condannato
prima come superbo e poi come negligente. Se - dice in sostanza il Signore -
sapevi che io son duro e crudele e che desidero le cose altrui, tanto che mieto
dove non ho seminato, perché questo pensiero non ti ha istillato timore tanto da
farti capire che io ti avrei richiesto puntualmente ciò che era mio, e da
spingerti a dare ai banchieri il denaro e l`argento che ti avevo affidato? L`una
e l`altra cosa significa infatti la parola greca arghyrion. Sta scritto: "La
parola del Signore è parola pura, argento affinato nel fuoco, temprato nella
terra, purificato sette volte" (Sal 12,7). Il denaro e l`argento sono la
predicazione del Vangelo e la parola divina, che deve essere data ai banchieri e
agli usurai, cioè o agli altri dottori (come fecero gli apostoli, ordinando in
ogni provincia presbiteri e vescovi), oppure a tutti i credenti, che possono
raddoppiarla e restituirla con l`interesse, in quanto compiono con le opere ciò
che hanno appreso dalla parola. A questo servo viene pertanto tolto il talento e
viene dato a quello che ne ha fatto dieci affinché comprendiamo che - sebbene
uguale sia la gioia dei Signore per la fatica di ciascuno dei due, cioè di
quello che ha raddoppiato i cinque talenti e di quello che ne ha raddoppiato due
- maggiore è il premio che si deve a colui che piú ha trafficato col denaro del
padrone. Per questo l`Apostolo dice: "Onora i presbiteri, quelli che sono
veramente presbiteri, e soprattutto coloro che s`affaticano nella parola di Dio
(1Tm 5,17). E da quanto osa dire il servo malvagio: «Mieti dove non hai seminato
e raccogli dove non hai sparso», comprendiamo che il Signore accetta anche la
vita onesta dei pagani e dei filosofi, e che in un modo accoglie coloro che
hanno agito giustamente e in un altro coloro che hanno agito ingiustamente, e
che infine, paragonandoli con quelli che hanno seguito la legge naturale,
vengono condannati coloro che violano la legge scritta.

       "Poiché a chi ha, sarà dato e sarà nell`abbondanza, ma a chi non ha, sarà
tolto anche quello che crede di avere" (Mt 25,29). Molti, pur essendo per natura
sapienti e avendo un ingegno acuto, se però sono stati negligenti e con la
pigrizia hanno corrotto la loro naturale ricchezza, a confronto di chi invece è
un poco piú tardo, ma con il lavoro e l`industria ha compensato i minori doni
che ha ricevuto, perderanno i loro beni di natura e vedranno che il premio loro
promesso sarà dato agli altri. Possiamo capire queste parole anche cosí: chi ha
fede ed è animato da buona volontà nel Signore, riceverà dal giusto Giudice,
anche se per la sua fragilità umana avrà accumulato minor numero di opere buone.
Chi invece non avrà avuto fede, perderà anche le altre virtù che credeva di
possedere per natura. Efficacemente dice che a costui «sarà tolto anche quello
che crede di avere». Infatti, anche tutto ciò che non appartiene alla fede in
Cristo, non deve essere attribuito a chi male ne ha usato, ma a colui che ha
dato anche al cattivo servo i beni naturali.

       "E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre, dove sarà pianto e
stridor di denti" (Mt 25,30). Il Signore è la luce; chi è gettato fuori, lontano
da lui, manca della vera luce.



S.Girolamo (In Matth. IV)




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#355 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Sab 5 Nov 2005 11:03 am
Oggetto: Le vergini sagge (s.Agostino)
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Chi non vuol vedere né udire ciò ch'è male, chi distoglie l'odorato dagli
effluvi illeciti che esalano dai sacrifici pagani e il palato dagli illeciti
cibi dei sacrifici, chi fugge l'amplesso con la donna d'altri, spezza il pane
agli affamati, ospita in casa i forestieri, veste gl'ignudi, mette pace tra i
litiganti, visita i malati, dà sepoltura ai morti: ecco chi è vergine, chi ha le
lampade. Che cosa vogliamo di più? Desidero qualcosa di più. "Che cosa vuoi
ancora?" si dirà. Desidero ancora qualcosa. Ha destato la mia attenzione il
santo Vangelo. Le stesse vergini che portavano anche le lampade, alcune le
chiama sagge, altre stolte. Ma come possiamo discernerle? da che cosa possiamo
distinguerle? Dall'olio. L'olio è il simbolo di qualcosa di grande, di molto
importante. Non è forse la carità? Questa che vi faccio è una domanda, anziché
un'affermazione precipitosa. Vi dirò perché mi pare che l'olio sia simbolo della
carità. L'Apostolo dice: Io v'indico una via più sublime 5. Quale via più
sublime addita? Se sapessi parlare le lingue degli uomini e degli angeli, ma non
avessi la carità, sarei come una campana che suona o un tamburo che rimbomba 6.
Ecco la via più sublime, cioè la carità, che a giusto titolo è simboleggiata
dall'olio. L'olio infatti rimane al di sopra di tutti i liquidi. Se si mette
dell'acqua in un vaso e vi si versa sopra dell'olio, l'olio rimane alla
superficie. Se ci metti olio e vi versi sopra acqua, l'olio rimane a galla. Se
lo lasci al suo posto naturale l'olio sta sempre al di sopra; se tu volessi
cambiare la sua posizione naturale tornerebbe sempre a galla. La carità non
cadrà mai 7.


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#354 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 28 Ott 2005 7:32 am
Oggetto: L'integrità della Fede (S.Agostino)
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Buoni cattolici sono coloro che posseggono una fede integra e buoni costumi.
Quanto alla dottrina della fede, se sorge in loro un qualche problema, fanno le
debite ricerche evitando ogni alterco che sia pericoloso o a chi chiede la
spiegazione o a colui al quale la chiede o a coloro che ascoltano il dibattito.
Se invece hanno un qualche insegnamento da impartire, quando si tratta di cose
già entrate nell'uso e assodate, le presentano con grande sicurezza, molto
risolutamente e usando tutta la dolcezza possibile.

Se viceversa si tratta di cose nuove, anche se loro personalmente le hanno
comprese mediante una indubitata penetrazione della verità, tuttavia per la
debolezza dell'uditore le insegnano come chi è in ricerca e non come uno che
detta legge o parla da maestro. In effetti se una verità è così carica di
significato da superare le capacità di chi la deve apprendere, bisogna
interrompersi finché non sia maturo colui che sta crescendo; né deve succedere
che la verità imposta schiacci chi è ancora bambino.

A ciò si riferisce il detto del Signore: Cosa credi? Quando il Figlio dell'uomo
verrà, troverà la fede sulla terra?  A volte occorre anche tenere nascosta [la
verità], esortando però [gli uditori] e infondendo loro speranza, affinché la
mancanza di fiducia non li raffreddi ma il desiderio li dilati. Fa a proposito
il detto del Signore: Avrei da dirvi molte cose, ma per il momento non siete in
grado di sostenerle . Riguardo poi alla condotta, ecco espresso con esattezza e
brevità quel che bisogna dire: Occorre lottare contro l'amore per i beni terreni
perché non prenda il sopravvento; lo si deve anzi domare e assoggettare perché,
nel caso che tenti di sollevarsi, lo si reprima con facilità, o lo si estingua
al punto che non sollevi in nessuna maniera i suoi moti. Con ciò si spiega il
fatto che per la verità alcuni affrontano la morte con coraggio, alcuni solo
rassegnati, mentre altri con animo lieto. Questi tre comportamenti sono le tre
misure diverse del terreno fertile: del trenta, del sessanta e del cento per
uno. In una di queste tre categorie deve trovarsi al momento della morte
chiunque si propone di passare degnamente da questa all'altra vita.


  Prima di tutto è necessario sopportare la zizzania fino al tempo della
mietitura: dove per zizzania intendiamo il seme gettato in un secondo momento
dal diavolo, quando cioè egli sparse perniciosi errori e false dottrine o, in
altre parole, disseminò le eresie là dove era stato predicato il nome di Cristo.
Questo egli fece di nascosto e poi si rese totalmente occulto, come dice il
testo: Egli si dileguò. Fino alla trebbiatura occorre però sopportare anche la
paglia. Non c'è infatti modo più valido per provare il peso del frumento che
l'essere agitato dalla paglia. Se tali urti non si possono evitare difendendo la
verità, li si deve tollerare per conservare l'unità. Per questo il Signore,
nella conclusione della parabola, dà ad intendere che col nome di zizzania si
indicano non alcuni ma tutti gli scandali e tutti coloro che operano l'iniquità.

S.Agostino (dalle 17 questioni sul Vangelo di Matteo)



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#353 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Sab 22 Ott 2005 7:25 am
Oggetto: Prepararsi all'Incontro (Guerric d'Igny)
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"Tieniti pronto all`incontro col Signore, o Israele, poiché egli viene" (Am
4,12).

E anche voi, fratelli, tenetevi pronti, perché "il Figlio dell`uomo verrà
nell`ora che non pensate" (Lc 12,40).

Nulla è piú certo che egli verrà, ma nulla piú incerto di quando egli verrà.
Infatti, è cosí poco in nostro potere conoscere i tempi o i momenti che il Padre
ha riservato alla sua scelta (cf.At 1,7) che non è dato neppure agli angeli che
lo assistono conoscere il giorno né l`ora (cf.Mt 24,36). Anche il nostro ultimo
giorno verrà, è certissimo; ma quando, dove o come sopraggiungerà, questo è
molto incerto; noi sappiamo soltanto, come è stato detto prima di noi: per i
vecchi, esso è alla porta, mentre per i giovani è in agguato. E almeno
vegliassero su sé stessi coloro che vedono la morte pronta ad entrare anzi, che
la vedono già entrare. Che non è forse già parzialmente entrata quando alcune
parti del corpo sono già morte? E tuttavia in molti semimorti è dato vedere
ancora viva la brama del mondo; le membra diventano fredde, e l`avarizia l`arde:
la vita finisce, ma l`ambizione si prolunga. Visto che a noi pure, cui forse
l`età o la salute sembrano promettere piú lungo spazio, quanto meno la morte si
profila all`orizzonte, tanto piú allora, se noi siamo saggi, ci deve apparire
piccola cosa. Affinché non accada che quel giorno ci sorprenda all`improvviso
incauti e non preparati come un ladro nella notte (cf.1Ts 5,2). Poiché esso sta
in agguato, tanto piú va temuto quanto meno lo si può vedere o ci se ne può
guardare. Per cui l`unica sicurezza è quella di non esser mai sicuri; giacché il
timore, non tenendo all`erta, fa stare sempre pronti, finché la sicurezza prenda
il posto del timore e non il timore quello della sicurezza...

Com`è bello, fratelli, e quale beatitudine, non solo rimanere sicuri di fronte
alla morte, ma altresí trionfare con gloria per la testimonianza della
coscienza; ...aprire con gioia al Giudice che viene e che bussa alla porta.
Allora invero si vedranno, ahimè, gli uomini come me tremare per la paura;
chiedere una dilazione, e non ottenerla; voler comprare con lacrime di penitenza
dell`olio per la coscienza e non averne il tempo; voler evitare quei vizi
spettrali e non poterlo; volersi nascondere nel corpo davanti alla collera che
tuona, ed essere costretti a uscirne. Esalerà, "esalerà il suo spirito", e il
peccatore "ritornerà alla terra" donde venne: "In quel giorno svaniranno tutti i
loro disegni" (Sal 145,4). So che è della condizione umana essere turbati al
momento decisivo della partenza; quando anche i perfetti non vogliono essere
spogliati, ma rivestire il loro vestito di gloria sull`altro, e coloro che non
si sentono colpevoli, poiché non per questo si trovano giustificati, sono
costretti a temere un giudizio di cui ignorano il contenuto. Ma che la mia anima
sia turbata a motivo della sua condizione, o per mancanza di santità, o per
timore del giudizio, dice il giusto: Tu, o Signore, ricordati della tua
misericordia, invia la tua misericordia e la tua verità, e libera la mia anima
dai lioncelli, e io che prima ero turbato, poi in pace mi corico e subito mi
addormento (cf.Sal 41,7)...

Pertanto "tieniti pronto", o vero "Israele, per l`incontro col Signore",
affinché non solo quando viene e bussa tu gli apra, ma quando ancora è lontano
tu gli vada incontro allegramente e col cuore pieno di gioia, e avendo fiducia
per il giorno del giudizio, tu preghi con tutta l`anima che venga il suo regno.
Se dunque in quel momento vuoi essere trovato pronto, "prima del giudizio
preparati la giustizia" (Sir 18,19) secondo il consiglio del Saggio; sii pronto
a compiere ogni opera buona e non meno pronto a sopportare aualsiasi male...

Tu dunque "vieni incontro a me" (Sal 58,5-6), che ti vengo incontro; poiché io
non posso elevarmi alla tua altezza, se tu chinandoti "all`opera delle tue mani
non mi porgi la destra" (Gb 14,15). "Vienimi incontro e vedi se c`è via di
menzogna in me" (Sal 58,6; 138,24); e se trovi in me una "via di menzogna" che
io ignoro, "allontanala" e avendo misericordia di me, con la tua legge guidami
sulla via eterna (cf.Sal 138,24) cioè Cristo, che è la via per la quale si va e
l`eternità alla quale si perviene, la via immacolata, la beata dimora.

(Guerric d`Igny, III serm. 1-2)



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#352 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Lun 17 Ott 2005 7:03 am
Oggetto: L'immagine di Dio in noi (S.Ambrogio)
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"Di chi è l`immagine e l`iscrizione?" (Lc 20,24). In questo passo Egli c`insegna
che dobbiamo essere cauti nel respingere le accuse degli eretici oppure dei
Giudei. In un altro punto ha detto: "Siate astuti come i serpenti". Questo,
diversi lo interpretano cosí: poiché la croce di Cristo fu preannunciata nel
serpente levato in alto, affinché venisse distrutto il veleno serpigno degli
spiriti del male, parrebbe che si debba essere accorti come il Cristo, e
semplici come lo Spirito. Ecco dunque chi è il serpente che tiene sempre
protetto il capo, ed evita cosí le ferite mortali. Quando i Giudei gli
chiedevano se avesse ricevuto dal Cielo la sua autorità, Egli rispose: "Il
battesimo di Giovanni di dov`era, dal Cielo o dagli uomini?" (Mt 20,4). E lo
scopo era che essi, non osando negare che era dal Cielo, si convincessero da
soli della propria demenza nel negare che Colui che lo dava era dal Cielo. Egli
chiede un didramma e domanda di chi è l`effigie: infatti diversa è l`effigie di
Dio, diversa l`effigie del mondo. Per questo anche colui ci ammonisce: "E come
abbiamo portato l`immagine dell`uomo terreno, cosí portiamo l`immagine dell`uomo
celeste" (1Cor 15,49).

Cristo non ha l`immagine di Cesare, perché Egli è "l`immagine di Dio". Pietro
non ha l`immagine di Cesare, perché ha detto: Noi abbiamo lasciato tutto e ti
abbiamo seguito" (Mt 19,27). Non si trova l`immagine di Cesare in Giacomo o in
Giovanni, perché sono i figli del tuono, ma essa si trova nel mare, dove vi sono
sulle acque quei mostri dalle teste fracassate, e lo stesso mostro principale,
col capo mozzo, vien dato come cibo ai popoli degli Etiopi. Ma se non aveva
l`immagine di Cesare, perché mai ha pagato il tributo? Non l`ha pagato del suo,
ma ha restituito al mondo ciò che apparteneva al mondo. E se anche tu non vuoi
esser tributario di Cesare, non possedere le proprietà del mondo. Però hai le
ricchezze: e allora sei tributario di Cesare. Se non vuoi esser assolutamente
debitore del re della terra, abbandona ogni tua cosa e segui Cristo.

E giustamente Egli ordina di dare prima a Cesare ciò che è di Cesare, perché
nessuno può appartenere al Signore, se prima non ha rinunziato al mondo. Tutti,
certo, rinunziamo a parole, ma non rinunziamo col cuore; infatti, quando
riceviamo i sacramenti, facciamo la rinunzia. Che pesante responsabilità è
promettere a Dio, e poi non soddisfare il debito! "E` meglio non fare voti", sta
scritto, "piuttosto che farne e non mantenerli" (Qo 5,4). L`obbligo della fede è
piú forte di quello pecuniario. Rendi quanto hai promesso, finché sei in questo
corpo, prima che giunga l`esecutore "e questi ti getti in prigione. In verità ti
dico che non ne uscirai prima di aver pagato fino all`ultimo spicciolo";(Lc 12,
58; Mt 5,25s).


(Ambrogio, Exp. Ev. sec. Luc. 9, 34-36)



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#351 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 14 Ott 2005 6:56 am
Oggetto: ADORAZIONE EUCARISTICA
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AVVISO

Lunedì 17 ottobre 2005, alle ore 17, all'Altare della Confessione nella Basilica
Vaticana, avrà luogo, con la partecipazione dei Padri Sinodali, l'Esposizione,
l'Adorazione e la Benedizione del Santissimo Sacramento. Alla celebrazione
prenderà parte il Santo Padre Benedetto XVI.

Sta prendendo l'iniziativa, partita dai Gruppi di Preghiera di Padre Pio di fare
in tutte le Parrocchie per questo giorno e quest'ora, un'ora di Adorazione per
trovarci tutti uniti spiritualmente ai Vescovi e al Santo Padre e pregare
insieme per i lavori del Sinodo davanti a Gesù stesso.

Chi può avverta il proprio parroco, risulta avervi aderito già molte Parrocchie.


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#350 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 9 Ott 2005 10:44 am
Oggetto: La veste nuziale (S.Girolamo)
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"Ed entrato il re a vedere i commensali, scorse un uomo che non era in abito da
nozze e gli disse: "Amico, come sei entrato qua, senza avere l`abito da nozze?".
Costui ammutolí" (Mt 22,11-12). Gl`invitati alle nozze, raccolti lungo le siepi
e negli angoli, nelle piazze e nei luoghi piú diversi, avevano riempito la sala
del banchetto reale. Ma poi, venuto il re per vedere i commensali riuniti alla
sua tavola, cioè, in un certo senso, pacificati nella sua fede (come nel giorno
del giudizio verrà a vedere i convitati per distinguere i meriti di ciascuno),
trovò uno che non indossava l`abito nuziale. In quest`uno son compresi tutti
coloro che sono solidali nel compiere il male. La veste nuziale sono i precetti
del Signore e le opere che si compiono nello spirito della Legge e del Vangelo.
Essi sono l`abito dell`uomo nuovo. Se qualcuno che porta il nome di cristiano,
nel momento del giudizio sarà trovato senza l`abito di nozze, cioè l`abito
dell`uomo celeste, e indosserà invece l`abito macchiato, ossia l`abito dell`uomo
vecchio, costui sarà immediatamente ripreso e gli verrà detto: "Amico, come sei
entrato?". Lo chiama amico perché è uno degli invitati alle nozze, e rimprovera
la sua sfrontatezza perché col suo abito immondo ha contaminato la purezza delle
nozze. "Costui ammutolí", dice Gesú. In quel momento infatti non sarà piú
possibile pentirsi, né sarà possibile negare la colpa, in quanto gli angeli e il
mondo stesso saranno testimoni del nostro peccato.

"Allora il re disse ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nel buio;
ivi sarà pianto e stridor di denti"" (Mt 22,13). L`esser legato mani e piedi, il
pianto, lo stridore di denti, son tutte cose che stanno a dimostrare la verità
della risurrezione. Oppure, gli vengono legati le mani e i piedi perché desista
dall`operare il male e dal correre a versare sangue. Nel pianto e nello stridor
di denti si manifesta metaforicamente la gravità dei tormenti .


(Girolamo, In Matth. III, 22, 8-11)



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#349 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Ven 30 Set 2005 4:43 pm
Oggetto: DIO SI FECE CARNE (Lettera a Diogneto)
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Il Creatore dell`universo e Dio invisibile, egli stesso fece scendere dal cielo
tra gli uomini, la sua Verità, la sua Parola santa e incomprensibile, e la
stabilí nei loro cuori. E lo fece non mandando - come si poteva pensare -
qualche suo servo, o angelo, o principe preposto al governo sulla terra, o
all`amministrazione in cielo, ma mandando lo stesso Artefice e Fattore di tutte
le cose, per cui creò i cieli e chiuse il mare nelle sue sponde e le cui leggi
misteriose sono fedelmente custodite da tutti gli elementi. Da lui, infatti,
ebbe il sole la misura del suo corso quotidiano, a lui obbediscono la luna -
quando splende nella notte - e le stelle - quando le fanno corteo nel suo
viaggio, - da lui tutto fu stabilito, disposto, ordinato: il cielo e gli esseri
celesti, la terra e le creature terrestri, il mare e gli animali marini, il
fuoco, l`aria, l`abisso, quello che sta in alto, quello che è nel profondo e
quello che sta nel mezzo (cf. 1Cor 15,27-28; Ef 1,22; Fil 3,21; Eb 2,8). Costui
Iddio mandò!
             Qualcuno potrebbe pensare: lo inviò per tiranneggiare o spaventare o
colpire gli uomini. No davvero! Lo inviò con mitezza e con bontà come un re
manda suo figlio (cf. Mt 21,37); lo inviò come Dio e come uomo fra gli uomini; e
fece questo per salvare, per persuadere, non per violentare; a Dio non conviene
la violenza! Lo inviò per chiamare, non per castigare, lo inviò per amare, non
per giudicare. Lo invierà, sí, un giorno, a giudicare: e chi potrà allora
sostenere la sua presenza? (cf. Ml 3,2).



Dalla lettera a Diogneto



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#348 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 25 Set 2005 12:41 pm
Oggetto: Parabola dei due figli (S.Girolamo)
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La parabola dei due figli


Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; e andato dal primo, gli disse. "Figlio,
va` a lavorare oggi nella vigna". Rispose: "Non voglio"; però poi, pentitosi,
andò. E rivolto al secondo, gli disse lo stesso. Quegli rispose: "Vado,
Signore"; ma non andò. Quale dei due ha fatto la volontà del Padre? "Il primo",
risposero. E Gesú soggiunse..." (Mt 21,28-31). Questi due figli, di cui si parla
anche nella parabola di Luca, sono uno onesto, l`altro disonesto; di essi parla
anche il profeta Zaccaria con le parole: "Presi con me due verghe: una la
chiamai onestà, l`altra la chiamai frusta, e pascolai il gregge" (Zc 11,7). Al
primo, che è il popolo dei gentili, viene detto, facendogli conoscere la legge
naturale: "Va` a lavorare nella mia vigna", cioè non fare agli altri ciò che non
vuoi sia fatto a te (cf. Tb 4,16). Ma egli, in tono superbo, risponde: "Non
voglio". Ma poi, all`avvento del Salvatore, fatta penitenza, va a lavorare nella
vigna del Signore e con la fatica cancella la superbia della sua risposta. Il
secondo figlio è il popolo dei Giudei, che rispose a Mosè: "Faremo quanto ci
ordinerà il Signore" (Es 24,3), ma non andò nella vigna, perché, ucciso il
figlio del padrone di casa, credette di essere divenuto l`erede. Altri però non
credono che la parabola sia diretta ai Giudei e ai gentili, ma semplicemente ai
peccatori e ai giusti: ma lo stesso Signore, con quel che aggiunge dopo, la
spiega.

"In verità vi dico che i pubblicani e le meretrici vi precederanno nel regno di
Dio" (Mt 21,31). Sta di fatto che coloro che con le loro cattive opere si erano
rifiutati di servire Dio, hanno accettato poi da Giovanni il battesimo di
penitenza; invece i farisei, che davano a vedere di preferire la giustizia e si
vantavano di osservare la legge di Dio, disprezzando il battesimo di Giovanni,
non rispettarono i precetti di Dio. Per questo egli dice:

"Perchè Giovanni è venuto a voi nella via della giustizia, e non gli avete
creduto ma i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto; e voi, nemmeno dopo
aver veduto queste cose, vi siete pentiti per credere a lui" (Mt 21,32). La
versione secondo cui alla domanda del Signore: "Quale dei due fece la volontà
del padre?" essi abbiano risposto "l`ultimo", non si trova negli antichi codici,
ove leggiamo che la risposta è "il primo", non "l`ultimo"; cosí i Giudei si
condannano col loro stesso giudizio. Se però volessimo leggere "l`ultimo", il
significato sarebbe ugualmente chiaro. I Giudei capiscono la verità, ma
tergiversano e non vogliono manifestare il loro intimo pensiero; cosí, a
proposito del battesimo di Giovanni, pur sapendo che veniva dal cielo, si
rifiutarono di riconoscerlo.


(Girolamo, In Matth. 21, 29-31)



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#347 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 18 Set 2005 5:43 pm
Oggetto: Chiamati ed eletti (Anonimo IX sec.)
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I chiamati e gli eletti


Che nessuno di voi, carissimi, si creda in sicurezza sotto il pretesto che è
battezzato, poiché alla stregua di coloro che corrono negli stadi dei quali non
tutti ricevono il "bravium", cioè il premio della vittoria, ma solo colui che è
arrivato primo nella corsa, così non sono salvati tutti coloro che hanno la
fede, bensì solamente coloro che perseverano nelle buone opere cui hanno posto
mano. E come colui che lotta contro un altro "si astiene da tutto", così anche
voi dovete astenervi da tutti i vizi, per poter vincere il diavolo, vostro
avversario. Uomini infelici servono un re terreno con il pericolo della propria
vita e passano per enormi difficoltà in vista di un risultato quanto mai
effimero e presto scomparso; perchè non servite invece il re del cielo per
ottenere la felicità del Regno? E visto che per la fede il Signore vi ha già
chiamati nella sua vigna, cioè nell`unità della santa Chiesa, vivete,
comportatevi in modo tale che, grazie alla divina liberalità, voi possiate
ricevere il denaro, cioè la felicità del regno celeste.

Che nessuno disperi a causa della grandezza dei suoi peccati, e non dica:
Numerosi sono i peccati nei quali ho perseverato fino alla vecchiaia e
all`estrema vecchiaia, non potrà più ormai ottenere il perdono, soprattutto per
il fatto che sono i peccati che mi hanno lasciato e non io che li ho rigettati.
Che costui non disperi affatto della misericordia divina, poichè alcuni sono
chiamati nella vigna di Dio alla prima ora, altri alla terza, altri alla sesta,
altri alla nona, altri alla undicesima, come dire che gli uni sono portati al
servizio di Dio nell`infanzia, altri nell`adolescenza, altri nella giovinezza,
altri nella vecchiaia, altri nell`estrema vecchiaia.

E, come nessuno, quale che sia la sua età, deve disperare se vuole convertirsi a
Dio, così nessuno deve credersi nella sicurezza solo in forza della propria
fede, ma deve piuttosto temere quanto è detto: "Molti sono chiamati, ma pochi
sono eletti" (Mt 20,16). Che noi siamo chiamati per la fede, lo sappiamo; ma se
siamo eletti, lo ignoriamo. Ciascuno deve quindi essere tanto più umile in
quanto ignora se è eletto.

Che Dio onnipotente vi accordi di non essere nel numero di coloro che a piedi
traversarono il Mar Rosso, mangiarono la manna nel deserto, bevettero la bevanda
spirituale, e tuttavia perirono a causa delle mormorazioni fatte nel deserto,
bensì nel numero di coloro che entrarono nella terra promessa e ottennero,
lavorando fedelmente nella vigna della Chiesa di ricevere il denaro della
felicità eterna, di modo che con il Cristo vostro capo voi possiate, voi sue
membra, regnare per tutti i secoli dei secoli. Amen.


(Anonimo IX sec., Hom. 4, 4-7)



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#346 Da: "Mario" <dioama@...>
Data: Dom 11 Set 2005 1:29 pm
Oggetto: IL PERDONO (G.Cassiano)
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Il perdono dato è misura della misericordia che otterremo


"E rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Mt
6,12). O ineffabile clemenza di Dio! Non solo ci ha dato un modello di preghiera
e ha stabilito una regola di vita che ci rende a lui accetti, non solo -
attraverso la formula insegnataci con la quale ci prescrive di pregarlo sempre -
strappa via le radici dell`ira e della tristezza, ma offre a chi prega
un`occasione e apre una via a fare su di noi un giudizio indulgente e
misericordioso; egli ci dà in certo modo la possibilità di addolcire noi stessi
la nostra sentenza, di forzarlo al perdono delle nostre colpe con l`esempio
della nostra indulgenza, poiché gli diciamo: "Perdona a noi, come noi perdoniamo
agli altri".

Pertanto, fidando in questa preghiera, domanderà perdono con certezza di essere
esaudito chiunque si sarà dimostrato remissivo verso i suoi debitori. Verso i
suoi debitori, non verso quelli del Signore. Si nota infatti in molti una cosa
ancora peggiore: le ingiurie fatte a Dio, per quanto gravissime, ci trovano
dolci e pieni di clemenza; ma quando si tratta di offese anche minime fatte a
noi, esigiamo una riparazione con severità inesorabile. E` certo però che
chiunque non avrà perdonato di cuore i torti ricevuti dal fratello, con questa
preghiera otterrà per sè non l`indulgenza ma la condanna poiché chiederà lui
stesso un giudizio più severo dicendo: "Perdonami come io ho perdonato". Se sarà
trattato secondo la sua domanda, che altro gli potrà toccare se non di venir
punito, a suo esempio, con una collera implacabile e una sentenza senza
remissione? Se dunque vogliamo essere giudicati benignamente, anche noi dobbiamo
mostrarci benigni verso coloro che ci hanno arrecato qualche offesa. Infatti ci
sarà perdonato nella misura in cui avremo perdonato loro, qualunque cattiveria
ci abbiano fatto.

Molti tremano a questo pensiero, e quando in chiesa questa preghiera è cantata
in coro da tutto il popolo lasciano passare queste parole senza dirle, per paura
di condannarsi con la loro stessa bocca, invece di giustificarsi; e non
s`accorgono che queste sono sottigliezze vane, con cui cercano invano di
coprirsi agli occhi del Giudice di tutti, il quale ha voluto mostrare in
anticipo, a coloro che lo pregano, in che modo li giudicherà. E` perchè non
vuole che lo troviamo severo e inesorabile, lui che ci ha rivelato la regola dei
suoi giudizi, affinché noi così giudichiamo i nostri fratelli, qualora abbiano
commesso qualcosa contro di noi "poiché il giudizio sarà senza misericordia per
colui che non ha usato misericordia" (Gc 2,13).


(Giovanni Cassiano, Collationes, 9, 22)



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