Intervista pre festival:http://www.youtube.com/watch?v=19QRxx-e45Q
*Da Rockit.it:
Milano, Navigli
(Foto di Giulio Mazzi)
Il pretesto per tornare a scambiare diverse chiacchiere con Manuel
Agnelli ce lo dà la loro prossima partecipazione alla 59° edizione del
Festival di Sanremo. Infatti, dopo la lunghissima intervista di metà
settembre, gli Afterhours scelgono Rockit per raccontare - e in parte
spiegare - non solo la loro scelta ma anche i repentini cambiamenti sul
fronte discografico. Ci becchiamo sui Navigli a pranzo per raccogliere
le impressioni di Manuel e capire più sfumature possibili sulle diverse
vicende in cui sono coinvolti. Partiamo da una nota di colore: lo sapervi che se su Google
digiti la chiave "Afterhours Sanremo" il primo risultato che appare
(almeno fino a qualche settimana fa) è l'intervista fatta per Rockit
10 anni fa al Tittitwister di Cesenatico, tanto che moltissima gente é
arrivata sul nostro sito proprio attraverso questo tipo di ricerca...
Abbiamo ancora un grande seguito allora! (risate, NdR)
Beh, già allora (ovvero ai tempi dell'uscita di "Non é per sempre", NdR) erano in tanti a seguirvi...
Io già dieci anni fa rivendicavo il progetto del "Tora! Tora!", perché
prima di metterlo in piedi ci abbiamo pensato. Non era facile e l'idea
era non solo mia, ma anche di tanti altri gruppi che facevano parte
della "scena". Ed é bello vedere che anche in questa occasione alcuni
gruppi (mi riferisco ai Marlene Kuntz, a Raiz...) che allora presero parte al progetto hanno espresso un parere positivo sulla nostra scelta.
Già da allora, comunque, la mentalità comune era quella che dovevamo
fare uno sforzo per uscire dalla torre d'avorio - se non lo vogliamo
chiamare gap dal resto del mondo musicale - e il "Tora! Tora!" era
sicuramente un tentativo in questo senso. E mi ricordo che le stesse
polemiche le avevamo avute quando abbiamo deciso di collaborare con Tutto con articoli redazionali sul festival e cose simili, solo perché si trattava di un giornale edito da Mondadori.
All'epoca dell'intervista, comunque, dicevi che il male non è
Sanremo, ma quello che ti costringono a fare sia le case discografiche
che il mondo della televisione...
Il male è quando sei tu che ti adatti a qualsiasi tipo di cosa perché
pensi che sia necessario adattarsi per esserci, no? E allora, voglio
dire, non avremmo cominciato a fare la musica che abbiamo fatto se
avessimo pensato che era necessario adattarsi a qualcosa... avremmo
fatto altro! Nel tempo, dopo tanti anni - perché nel '99 erano già
tanti anni che andavamo in giro - tutti cominciavano a pensare di non
dover aver paura di confrontarsi con l'esterno. Più che non aver paura
era quasi un dovere quello di veicolare le idee, non perché ci
sentivamo né dei paladini e neppure dei rivoluzionari; semplicemente
portare i nostri punti di vista anche al di fuori del nostro ambiente
dove ormai le idee marciscono perché sono lì a macerare. Questa
necessità l'abbiamo avvertita sempre di più con il passare del tempo e
con il "Tora! Tora!" abbiamo fatto un piccolo tentativo. Questo di
Sanremo, adesso, è un altro tentativo, coerente con il "Tora! Tora!" da
tutti i punti di vista perché arriviamo comunque a veicolare quello che
facciamo, la musica, le idee e i punti di vista in un ambiente che non
è il nostro. Perché usciremo al di fuori del nostro ambiente parlando
con gente che magari non parla la nostra lingua rimanendo però noi
stessi. Ciò non toglie che ci faremo promozione e che certamente ci
converrà. Qualcuno dice che non ci converrà, ma dopo la conferenza
stampa io ho già la borsa piena di articoli, che dimostra che forse non
è il discorso di convenienza quello che importa...
La prima cosa che ho pensato, quando Bonolis ha annunciato i primi
artisti di Sanremo, è che magari qualcuno lo avesse "imboccato"
appositamente...
Ecco, su questo punto ci terrei a dire una cosa che fa onore più a lui
che a noi: Bonolis negli ultimi tre anni si è, non so per quali motivi
(conoscenze personali, curiosità, etc.)... si è guardato intorno. Lui
stesso dice: io ho cambiato un po' vita, mi sono guardato intorno. Non
è che adesso lui è diventato un fan di queste cose, però, tra le altre
cose, ha cambiato anche ascolti, ha cercato di aprirsi un po' a certi
ascolti, indipendentemente dal fatto che Sanremo è una trasmissione
televisiva e penso che il cast l'abbiano fatto televisivo e non
musicale. Però ha voluto mettere dentro nuovi nomi perché gli siamo
piaciuti molto tra le varie cose che ha ascoltato ultimamente. E
infatti é da maggio che ci fanno la corte, quindi puoi capire che anche
noi avevamo delle perplessità all'inizio per tutti i motivi per cui
altri hanno avuto perplessità, compreso il nostro pubblico. Insomma,
anche noi li abbiamo avuti i dubbi, ragionando bene sul fatto che
potessimo o meno usare il festival o se il festival è una di quelle
cose che ti può fagocitare completamente. Abbiamo cominciato ad
organizzare una squadra, a pensarci, a organizzarci e abbiamo parlato
più volte con Bonolis, che ci ha fatto vedere coi fatti che lui era
molto serio nei nostri confronti e molto serio nel capire la nostra
natura particolare. Tanto più che ha detto: sarò io a fare richiesta,
la farò in modo tale da non creare dubbi sul fatto che vi ho voluto io
e questo è il primo passo per potervi permettere di esserci. È una cosa
che non ho problemi a dire perché fa parte di un percorso che lui ha
intrapreso per una nostra partecipazione. Lì ci ha fatto capire che noi
potevamo essere tutelati nel nostro essere diversi dal resto. Poi,
quando si è trattato di partecipare a certe trasmissioni - perché
Sanremo non è solo l'esibizione all'Ariston ma c'è anche tutto il
contorno - così come abbiamo fatto con le case discografiche nella
nostra carriera da quando abbiamo potuto permettercelo, anche lì
abbiamo messo dei paletti. Abbiamo detto: alcune cose le faremo, altre
cose non le faremo, non per razzismo ma perché ci interessa andare a
comunicare al di fuori del nostro sistema, però c'è un limite a tutto.
Non dobbiamo diventare noi nani e ballerine a nostra volta, altrimenti
non c'è alcun senso. A tal proposito una richiesta particolare era
arrivata per Porta a Porta: Bonolis voleva presentare Sanremo da Vespa
e ci ha detto: "Voglio portare voi perché voi siete la mia prima scelta
per questo festival!". Sicché lì abbiamo avuto parecchie perplessità...
Anche perché tutte queste lodi avrebbero potuto essere controproducenti a questo punto...
Ecco, essere spinti da Bonolis non vuol dire niente in quelli che sono
i risultati del festival! Però di certo lui non ha fatto mistero a dire
che siamo stati il gruppo da cui partire per pensare a un cast.
Comunque noi abbiamo rifiutato la sua proposta di partecipare a Porta a
Porta: all'inizio è rimasto un po' così perché avrebbe anche avuto
ragione a incazzarsi dopo quanto si era sbilanciato. In realtà mi ha
chiesto perché e gli ho detto: "Guarda, noi non siamo personaggi
televisivi e se siamo lì a parlare facciamo fatica a non essere
fagocitati dalla polemica becera piuttosto che dai contenuti". Per
dirti... siamo andati da Santoro perché lì la discussione era ad un
altro livello e noi eravamo la parte popolare della discussione, mentre
nel salotto di Vespa rischiavamo di rimanere ingrippati perché pensiamo
che i nostri discorsi in televisione possano risultare - in una
trasmissione come quella - dei discorsi di tromboni noiosi. E lui
invece che incazzarsi ha detto: "Va bene, visto che Vespa non vi
aggrada, registriamo un'intervista alla quale io mi attacco per parlare
di voi". Infatti ho fatto quest'intervista e lui in trasmissione ha
parlato soprattutto di noi, del fatto che eravamo veramente la novità
del festival e così via. Per cui, invece di incazzarsi perché noi
eravamo "strani" - perché, sai, lui fa fatica a capire certi meccanismi
dell'underground, in realtà tutti farebbero a botte per venire a Porta
a Porta - alla fine si è dimostrato molto molto serio, molto
professionale. E questa sua posizione ci ha convinti. Ci possiam fidare
perché è una persona non solo disponibile, ma anche intelligente.
Avevate quindi pensato di dirgli di no...
E infatti all'inizio gli abbiamo detto di no!
Ma a quel punto avevate paura che vi potesse scaricare?
Ti dirò la verità: ci siamo sentiti un po' ingrati però ci siamo anche
detti: "Noi siamo noi! Se lo capisce bene, se non lo capisce va bene lo
stesso". D'altra parte ci siam sempre mossi così, avendo sempre massimo
rispetto per le persone che lavorano con noi e intorno a noi - e il più
delle volte abbiamo fatto delle scelte tenendo in considerazione questa
cosa. Non è che siamo gli artisti nella torre d'avorio per cui l'arte
vale più di qualsiasi altra cosa. Per me i rapporti umani valgono però
non a tal punto da condizionare alla fine tutto quello che sei. Se una
persona ti capisce allora vale veramente. E nel suo caso questa è stata
la prova del nove, ovvero quando abbiamo capito che non solo era una
persona seria, un grande professionista, ma anche un tipo
simpaticissimo - perché dal vivo è come in televisione - ed una persona
che rispetta le scelte altrui. Ecco, rispetto è la parola giusta.
Questo non vuol dire che il festival abbia smesso di essere un circo
perché quest'anno ci siamo noi. Più semplicemente andremo lì essendo
noi stessi. Dopo la conferenza stampa di ieri - dove io non avevo molti
dubbi sulla riuscita perché ci siamo preparati bene - ho visto quello
che è uscito... che è una valanga di roba, e ho capito che avevamo
fatto bene. Se andiamo a veicolare delle cose non c'è niente come
questo cazzo di festival per poterlo fare. Devi stare molto attento,
devi avere le spalle molto larghe perché aver fatto altre cose prima
magari ti può aiutare a capire come affrontare questa esperienza per
non diventare un pupazzetto. Ed è quello che t'ho detto nel '99, le
stesse cose, ma allora forse era un po' presto...
Diciamo pure che all'epoca non c'erano ancora le "chiavi" per accedere....
Esatto! E diciamo pure che non avevamo ancora la necessità di andarci,
mentre quest'anno si sono incrociate diverse opportunità: il fatto che
non fosse una necessità, che avessimo delle idee da sviluppare, che
avessimo delle persone all'interno dell'organizzazione del festival che
ci hanno dato la possibilità di esserci...
Ma in passato avevate mai provato a partecipare?
Provato mai... perché non avevamo mai chiesto di partecipare. Siamo
stati chiamati in passato per andarci, ma in situazioni completamente
diverse da questa e non ce n'è fregato assolutamente niente. Questa
volta è diverso: ci hanno voluto fortissimamente e ci hanno dato delle
garanzie che in passato non avevamo mai avuto. Noi stessi ci sentiamo
molto più "forti". E pensa che ho persino sentito dire che il festival
è stata un'imposizione della Universal...
Ecco, lì volevo arrivare...
Sia chiaro: il festival è un contatto diretto e personale tra noi e
Bonolis tramite Mazzi, il direttore artistico, e Rubino, il direttore
tecnico. Tutte le persone, tutto l'entourage di Sanremo è con noi sotto
un certo punto di vista, per cui la Universal
non c'entra niente! Anzi, secondo me ha preso questa cosa così come
l'avrebbe presa con qualsiasi altro artista, facendo quindi l'ennesimo
errore perché la loro proposta era di fare l'ennesima riedizione del
disco con il pezzo di Sanremo dentro. E questo ha rappresentato un po'
la goccia che ha fatto traboccare il vaso, anche se in realtà il vaso
era traboccato già quando abbiamo scoperto il prezzo della riedizione
de "I milanesi...". In pratica la riedizione che abbiamo fatto uscire
nell'autunno 2008 non era un'idea della Universal bensì nostra. E mi prendo la responsabilità di questa cosa perché, ci tengo a chiarirlo, il contratto che avevamo con la Universal
ci lasciava piena libertà artistica e di immagine al 100% - tanto più
che il disco loro l'hanno preso a scatola chiusa e l'hanno pubblicato
così, perché noi l'avevamo finito molto prima di raggiungere un accordo
con loro. Il disco e tutto quello che ne é seguito l'abbiamo fatto in
piena libertà: pensa solo ai video che abbiamo fatto uscire, da "È solo
febbre" piuttosto che "Pochi istanti nella lavatrice" o "Musa di
nessuno", che forse é stato il più low-profile di tutti e quindi quello
più osteggiato dallo staff Universal. Sta di fatto che eravamo
a Parigi a presentare proprio "Musa di nessuno" e la riedition
dell'album e lì scopriamo che invece del prezzo di 9.90 euro,
concordato in precedenza, é stato fatto uscire a 20.90 euro! Per cui a
quel punto non aveva più senso continuare il rapporto contrattuale,
perché per noi la riedizione era un modo di far arrivare il disco a chi
se lo era scaricato o copiato, dando un supporto di lusso con dentro un
cd di inediti, versioni live e cover, con in più il booklet di foto a
meno di 10 euro. Per cui, era un po' come per dire: "Non ti sei
comprato il disco perché costava troppo, adesso a 9.90 euro ti diamo
ancora di più!" Insomma, doveva essere sì un'operazione commerciale, ma
di grande qualità... ma in Universal non l'hanno capito, non
c'hanno avvertito e sono usciti a 20 euro e oltre ed è chiaro che ci
hanno fatto un danno all'immagine pazzesco! Che senso avrebbe, infatti,
fare una riedizione dopo pochi mesi che costa più della prima uscita?
Ma chi se la compra! Infatti, io non l'ho comprata...
Ecco, è proprio il fondo del barile, ovvero di andare a raschiare
quello che c'è da raschiare... e c'hanno fatto fare pure una figura di
merda! Aggiungici poi che, nello stesso periodo, la EMI
- che possiede il nostro catalogo - ha fatto uscire un best-of che
naturalmente noi non abbiamo per niente condiviso, è stata una
decisione della EMI che ha il catalogo, e può fare con il catalogo quello che vuole - e il catalogo gliel'ha ceduto la Mescal,
attenzione, non noi, per cui anche lì... Le due cose chiaramente hanno
creato un certo malcontento in giro perché sembrava che mandassimo in
giro di tutto. Poco dopo è venuta fuori la storia di Sanremo e quindi,
tirando le somme, tutti avran pensato che volevamo diventare come Pupo
e compagnia bella. Quindi capisco che ci siano stati un sacco di
malintesi, anche perché per un mese abbiamo avuto intorno un'atmosfera
di questo genere siccome volevamo tenerci per la conferenza stampa una
serie di cose per riuscire a sfruttare Sanremo e non buttare via questa
cosa dal punto di vista della comunicazione.
Comunque, conoscendovi un minimo, non avevo dubbi che ci fosse una motivazione dietro...
Noi avevamo appunto tutto un progetto e sapevamo che era una cosa che
volevamo sfruttare al massimo sapendo bene cosa andavamo a fare; in più
sapevamo che avremmo mollato la Universal
per motivi che poi se vuoi ti dirò oltre a quelli che sono stati
scatenanti. All'inizio, sinceramente, ci siamo rimasti male, perché
dopo 20 anni un po' di fiducia da parte di chi ci segue ce
l'aspettavamo, no? Almeno, cazzo, aspetta di sentire che pezzo
facciamo, aspetta di vedere cosa succede, aspetta. E invece, no.
E la reazione della gente?
E la gente - tra questi anche alcuni giornalisti - ha sparato prima di
chiedere i documenti! Per cui ci siamo rimasti male... poi, vista
l'isteria collettiva che si stava sviluppando ci siamo anche messi a
ridere, abbiamo pensato: ma questi sono pazzi! Ma è solo un festival,
mica si va in guerra, mica si va a salvare qualcuno sulle Alpi... male
che vada andiamo a zappare la terra. Ma vaffanculo! (risate, NdR)
Il testo c'era già? L'avete scritto di recente? Riesco a leggerci qualche riferimento a ciò di cui parlate ne "I Milanesi..."
No. Era un discorso che volevamo fare sull'album nuovo, ovvero quello
di prendere delle posizioni sociali. Il pezzo è un po' un intro di
quello che andremo a fare.
Intendevo per le tematiche trattate... quello che cerchi di raccontare mi sembra più "Sulle Labbra".
Perfetto, bravo, un bellissimo esempio. È chiaro che gli Afterhours non
hanno mai usato gli slogan e cercheranno di non usarli soprattutto se
parliamo di sociale e di politica. Però era arrivato il momento in cui
avevamo parlato di noi stessi, delle nostre vite private, etc. e questo
momento in Italia ti spinge invece a prendere una posizione su quello
che ti succede intorno... quindi anche per noi è diventata davvero
un'esigenza. E infatti siamo tornati: io avevo abbandonato l'idea del
"Tora! Tora!" e invece siamo tornati alla carica con tutto questo
perché... Io mi ricordo proprio un discorso con mio padre quando gli
spiegavo i miei motivi per non andare più a votare, perché i politici
avevano il naso troppo lungo ed allora meglio delegittimare proprio la
classe politica perché sennò così non cambia un cazzo. Mentre lui mi
rispondeva che sono questi i momenti in cui non bisogna mollare...
Obama, ad esempio, è cresciuto perché c'era una classe politica
delegittimata in America e non avrebbe mai trovato spazio altrimenti...
Sarà forse un caso che il testo del brano l'abbiamo scritto a Boston -
proprio il giorno prima che Obama venisse eletto - e poi l'abbiamo
rifinito nei giorni successivi alle elezioni con un paese intorno che
aveva la felicità negli occhi.
Mentre ascoltavo il brano mi ha colpito la frase "La verità é un atto d'amore".
In fondo è quello che era, per il nostro privato, per quello che
possiamo fare anche nel nostro piccolo. Prima di parlare di tutte le
altre cose, le operazioni che faremo etc., io dico, ma non per
schernirmi, nessuno va a fare la rivoluzione. Noi non cambieremo niente
a Sanremo, neanche il gusto di Sanremo, neanche Sanremo cambieremo.
Andiamo però approfittando di una cosa per portar in giro un'idea e
secondo me ci stiamo riuscendo ed questa è la cosa più importante.. Così
come ci siamo riusciti in parte con il "Tora! Tora!" facendo delle
bricioline, però, cazzo!, abbiamo seminato. E adesso cerchiamo ancora
di alzare la posta e devo dirti che avevo dei piccoli dubbi, ma dopo la
conferenza stampa e dopo ieri, con le uscite che ci sono state, con il
pubblico inneggiava... Sai, alla fine, nessuno vuole fare delle
rivoluzioni, nessuno si illude di rinnovare il costume di un paese, che
per cambiare ci metterà anni. Però non per questo devi stare in salotto
o nasconderti. Cioè, noi siamo una via di mezzo. Vogliamo fare le
bricioline, ci mettiamo le bricioline e sono sicuro di questa cosa qua,
dei cambiamenti aiuterà a produrli nel nostro piccolo... aiuterà a
produrli.
E "Il paese è reale"? Nel senso che c'è qualcosa al di là di quello che viene trasmesso?
No, è la storia di una persona che aveva dei sogni e che scopre che
questi sogni erano spazzatura proprio perché, lì fuori, il paese è
reale - nel senso che la realtà è diversa da quella dei suoi sogni. La
realtà è diversa, ci sono cose più urgenti da fare, altre cose più
importanti da raggiungere, altri ruoli da avere, magari meno
altisonanti, ma più nobili da un certo punto di vista. E in quel
momento si trova completamente isolato all'interno di quello che lo
circonda perché tutti gli altri hanno altri obiettivi, fra i quali
quello di affondare bestemmiando e brindando e ballando così come
sembra fare questo paese adesso. Sembra il Titanic. Stiamo affondando e
tutti stanno a ballare. C'abbiamo tette e culi in televisione... e noi
andiamo a vederli da vicino! (risate)
Insomma, questa persona si rende conto che vuole fare qualcosa di
utile, non solo per sé stesso ma anche per quello che ha intorno e
prende coscienza di una profondità diversa. È un testo attivista, quasi
"interventista": fai, fai, anche nel tuo piccolo, ma fai! E nel nostro
ambiente - e io a te posso dirlo che certe cose le sai - quando parlo
con altri giornalisti non le capiscono, cioé parlano proprio un'altra
lingua. Però nel nostro ambiente, purtroppo, lo sai benissimo, una
delle cose più brutte è la mancanza di attivismo, la mancanza di prese
di posizione, se non sono quelle carbonare del tipo: il mio orticello è
più bello del tuo.
Che poi finisce per essere come i piccoli partiti che spariscono...
Ma l'underground è una realtà comunale così come lo era l'Italia nel
Rinascimento e forse lo rimane nella mentalità. Piacenza è meglio di
Parma, gli facciamo un culo così... Rimaniamo così... E ne hanno
approfittato i paesi imperialisti fino all'altro ieri... ed è la stessa
cosa questo tipo di divisioni interne! Il mondo reale ride, ridono
guardandoci cioé, cosa cazzo vogliono combinare questi che non riescono
neanche a... Come gli abitanti della Palestina nel film "Brian di
Nazareth" dei Monty Python dove i Romani non li combattono neanche
perché tanto si ammazzano tra di loro... e infatti ci sono le diverse
fazioni che poi si scannano tra di loro!
Quindi il pezzo l'avete scritto e composto quasi in prossimità del festival?
Sono cose che non ti posso dire...
Avevate in mente qualcos'altro?
Noi volevamo sapere se dovevamo andarci o no per scrivere qualcosa.
Abbiamo aspettato di sapere se eravamo sicuri di andarci prima di
contattare i gruppi per fare poi la compilation. Non potevo andare in
gioco e fare il buffone e poi alla fine assecondare le risposte
sull'andare o non andare. Abbiam preso una decisione di responsabilità
e poi abbiamo contattato i gruppi con le cose sicure. Non sono andato a
dire "Forse andremo e nel caso"... No, abbiamo detto: "Noi andiamo,
voglio fare questo..."
Da dove nasce l'idea della compilation?
É un modalità inedita - e credo anche divertente - per sfruttare
Sanremo... perché quello che noi vogliamo fare all'Ariston è una cosa
che nessuno ha come obiettivo: andiamo a divertirci, che è una cosa che
non senti dire a nessuno! Sarà durissima divertirsi, però noi ci
proviamo. In realtà vogliamo tirar fuori un bel po' di progetti
divertenti che con la major non sarebbero stati possibili perché hanno
l'abc da seguire e devi seguire quello. E la compilation è uno di
questi progetti. Sfruttare la nostra presenza lì per attirare comunque
l'attenzione, non tanto sui singoli gruppi anche se il disco è molto
bello... e credimi è veramente un bel disco tanto che io non la
considero una compilation.
Sì, ci credo... anche solo per il fatto che la stragrande maggioranza di quei gruppi è salito sul palco del MI AMI...
Per me il disco è bello e vale in quanto disco, non solo in quanto
operazione. Però l'operazione secondo me sarà ancora più efficace della
raccolta dei pezzi: a noi non interessa tanto vendere molte copie (se
poi avviene ben venga!) ma piuttosto puntare sulla distribuzione del
prodotto. Lo si troverà infatti nei sette negozi italiani della FNAC ma
c'é anche la possibilità di ordinarlo online senza sovrapprezzo: 9.90
euro per 19 pezzi e 73' di musica. Questa cosa qua c'è venuta in mente
proprio per gioco, pensando a come facevamo ad andare a Sanremo e a
sfruttare l'occasione in modo da fare qualcosa di utile ma anche di
divertente. La prima idea era: portiamoci dietro dei gruppi! Ma ammesso
che ce l'avrebbero lasciato fare, avremmo dovuto sceglierne al massimo
due. Per cui abbiamo appunto pensato che fosse più efficace che
idealmente ce ne portassimo 18, veicolando così anche il nostro pezzo.
E quando hai comunicato l'idea a Bonolis o a chi doveva fare la compilation?
Ma stai scherzando? Loro sono contentissimi! La compilation esce per un'etichetta che abbiamo messo in piedi noi: non è Casasonica,
sia chiaro, che funge da management, ma un'etichetta messa in piedi
apposta e distribuita da FNAC come ti spiegavo prima. Non ha niente a
che fare con Sanremo, niente, da nessun punto di vista. Bonolis e gli
altri sono felicissimi di questa operazione, anche se sembra difficile
da credere perché poi loro devono far funzionare tutta la trasmissione
televisiva con il resto dei concorrenti...
Diciamo che, in buona sostanza, se Bonolis poteva giocare un bonus ha puntato su di voi. Ho capito bene?
Sì, esatto! Adesso io non vorrei andare a difendere Sanremo, ma allo
stesso tempo non voglio fare neanche quello che sputa nel piatto dove
mangia. Perché se ci vado, lo faccio convinto che possa servire. Sono
convinto che avremo un veicolo eccezionale che è stato sfruttato in
modo molto becero negli ultimi anni. Non per questo diventa una bella
cosa a livello musicale, qualitativo, ma se noi possiamo sfruttarlo è
coerente con quello che abbiamo fatto in passato rispetto al "Tora!
Tora!", rispetto al veicolare le idee rispetto al sistema corrente.
Dopo di che questa iniziativa è stata accettata dai gruppi con un tale
entusiasmo che io mi sono inorgoglito perché comunque per organizzare
una cosa del genere, ti puoi immaginare, devi avere un'idea,
discuterla, contattare i gruppi, sentire se sono disponibili e se hanno
brani nel cassetto oppure no - siccome alcuni sono completamente
inediti e scritti per l'occasione. Poi bisogna masterizzare il cd,
trovare chi si occupa dell'artwork e assemblare il tutto finendo con
l'organizzare una conferenza stampa come abbiamo fatto l'altro ieri (martedì 3 febbraio a Roma, NdI)
per presentarlo. Insomma, mediamente si impiegano 6 mesi a fare una
cosa del genere, mentre noi l'abbiamo realizzata in soli due mesi!
Sapevamo già che saremmo andati a Sanremo per fare questa cosa qua, ma
non l'avremmo mai potuto fare se i gruppi non fossero stati così
entusiasti di esserci. Perché della gente ha fatto dei pezzi in sole
tre settimane... tempi che con una major sono impossibili,
discograficamente impossibili. Abbiamo dimostrato a tutti che se ti
viene un'idea la puoi realizzare senza per forza spenderci sei mesi di
lavoro.
Insomma, avete eliminato ogni possibile perplessità...
Il concetto é che a Sanremo non ci siamo andati perché c'era Bonolis!
In seguito è arrivato Bonolis e ci ha dato le condizioni per
partecipare. Quando abbiamo scelto la Universal
per "I milanesi..." era successa più o meno la stessa cosa. Sapevamo
che le major erano le major... ma avevamo avuto questa esperienza
positiva con i dvd usciti per Virgin/Emi dove lo staff con cui
avevamo lavorato ci era piaciuto molto e avevamo pensato che se ci
fosse stato lo staff giusto si possono fare delle cose anche in ambito
major. L'idea però è andata a scatafascio perché abbiamo avuto non solo
problemi economici mostruosi ma anche perché il contratto definitivo
che ci avevano proposto non ci piaceva - e che, guarda caso, la Mescal spingeva molto affinché noi firmassimo, perché evidentemente c'erano degli interessi per cui noi uscissimo per la Emi, tanto che alla fine abbiamo litigato anche con la Mescal proprio per quel contratto. E allora abbiamo scelto la Universal
perché ci lasciava invece tutte le libertà possibili e immaginabili,
compresa questa di Sanremo. Inoltre, al momento della firma, erano
arrivate delle persone provenienti dal nostro stesso ambiente che
avrebbero fatto parte dello staff che pensavamo di coinvolgere per
realizzare dei progetti diversi dall'abc promozionale abituale. Ma poi,
essendo delle "caccoline" all'interno di una major, abbiamo incontrato
un sacco di difficoltà. Voglio dire: fanno fatica a fare quello che
vogliono gente come i Coldplay o Vasco Rossi,
figuriamoci noi. Ma non perché nel contratto noi non possiamo fare
quello che ci pare: noi possiamo fare con la nostra musica quello che
vogliamo però poi non puoi andare a dire all'azienda di far pagare un
determinato prezzo, di produrre - per dire - i cd triangolari o far
lavorare gli impiegati in ginocchio (risate, NdI). Insomma, su questi aspetti non c'é contratto che tenga...
Ricordo che anche all'epoca di "Quello che non c'é" mi dicesti le stesse cose a proposito della Sony...
Esatto. Allora vedi, anche queste stesse persone, nonostante la loro
buona volontà alla fine si sono trovate le mani legate nel seguire lo
stesso discorso, lo stesso iter promozionale che come hai visto negli
ultimi tempi non solo era inutile per noi, ma rischiava addirittura di
danneggiarci. E invece la gente pensa: questi firmano per la major
siccome gli offrono un sacco di soldi, e quindi devono diventare
commerciali per vendere un sacco di dischi. Ma sono tutti luoghi
comuni: primo, perché le major non hanno più tutto questo sacco di
soldi, per cui smontiamo questi castelletti! Se si firma per la major
probabilmente avrai più soldi a disposizione per registrare il disco,
ma solo se già vendi e puoi garantirgli un minimo di vendite. Ma ti
assicuro che non c'è questo granché a livello di soldi, anzi. Poi c'é
la storia che le major vendono un sacco di dischi e tu ti devi adattare
alla major: a nessuna major interessa prendere te, che sei in giro da
20 anni, e farti fare le cose che non sai fare. Anche quando i Marlene Kuntz sono andati in Virgin
sono stati accolti benissimo perché erano quella cosa lì ed andavano
bene così. E anche a noi hanno fatto lo stesso discorso, sia la Virgin/Emi che la Universal:
noi vi vogliamo per quello che siete! Poi, però, l'iter promozionale o
le operazioni che loro facevano su di noi erano catastrofiche perché
erano quelle che usano per tutti gli altri artisti e se per qualcuno
forse funziona anche, con noi non é successo! Per cui sai, alla fine,
hai voglia a dire "Vogliamo lavorare su di voi, il gruppo rock italiano
per eccellenza..." però poi non lo fai, perché lavori su di noi come su
qualsiasi altro artista. E hanno anche cercato di capirci fino a un
certo punto, considerando che all'inizio ci hanno dato una libertà
d'azione a livello di marketing di un certo tipo. Però alla fine
abbiamo visto che tutto era lentissimo, pesantissimo. Abbiamo fatto una
scelta, non per i soldi o perché volevano spingerci a fare delle cose
commerciali che non potevano per contratto spingerci a fare, ma proprio
perché era inutile stare con loro. Ed è stata una scelta non facile,
perché ad un certo punto abbiamo rinunciato a metà di quello che ci
dovevano dare andando via. Per cui, facendo un rapido bilancio, noi in
due anni siamo andati via da tre case discografiche, rinunciando sempre
a delle cose. Un certo tipo di attivismo, non è come pensa la gente,
mangiare caramelle; insomma ci pensi, magari non ci dormi la notte un
paio di sere, per dire: lo faccio o non lo faccio? Anche se
quest'ultima è stata più facile perché con la storia della riedizione
ci hanno proprio aiutato. Poi la stessa gente che ci sputa addosso,
cazzo, fa fatica a dire vaffanculo al capoufficio, no? E questo ci fa
ancora più incazzare, siccome la maggior parte della gente che ci sputa
addosso sono anonimi su internet che magari non hanno il coraggio di
alzare la testa in ufficio...
Torniamo alla compilation: come avete scelto i 18 gruppi?
Angelini è stato a Sanremo e ha fatto un pezzo bellissimo per la
compilation; ha aperto alcuni nostri concerti ed é una scoperta dei
nostri circuiti romani, nel senso che non è propriamente del nostro
circuito, però fa parte del Collettivo Angelo Mai e collabora a
Roma con un sacco di gente. Più in generale sono tutti o quasi progetti
che noi conosciamo: con alcuni abbiamo già collaborato (Cesare Basile, Marco Parente...), con altri mai (tipo Beatrice Antolini piuttosto che gli A Toys Orchestra) e con altri abbiamo invece avuto contatti sporadici (ad esempio i Settlefish
che hanno aperto anche alcune nostre date e ci sono piaciute molto le
loro cose in epoca "Tora! Tora!"). Comunque si tratta di gente con cui
abbiamo avuto dei contatti in precedenza, cha sia per passaparola o per
conoscenze, che abbiamo contattato direttamente. Ci tengo a precisare
che questa non è la compilation di quello che succede nella musica
italiana o nell'underground, siccome è impossibile fare un disco così.
Questa è la nostra "cosa", quanto più libera possibile... é la nostra
compilation. Forse ce ne saranno altre, forse no. Sicuramente dopo
l'uscita di questo disco faremo degli eventi live intorno a questa idea
che riprenderanno un po' lo stesso spirito. Quindi, che sia nello
store, che sia nei teatri, che sia nei palazzetti, di volta in volta
tutti o qualche gruppo di quelli che hanno partecipato a questo disco
si uniranno a noi con ospiti esterni, con gruppi che non hanno
partecipato a questa cosa con gente che non necessariamente è nel mondo
della musica. Cercheremo insomma di coinvolgere più artisti possibili e
queste saranno delle operazioni che faremo ancora. Tutto per attirare
l'attenzione su di noi - perché è chiaro che noi facciamo il nostro
bene non il nostro male! - ma anche per attirare l'attenzione insieme a
noi su un certo tipo di ambiente.
Mi viene da pensare che abbiate spiazzato tutti coloro che pensavano
male una volta venuti a conoscenza della vostra parteciazione a
Sanremo...
Semplicemente gli abbiamo segato le gambe! Mi dispiace, cioè, il fatto
che molti pensino male di noi per partito preso! Ma ci sta,
chissenefrega, e chiaramente diamo l'occasione di pensare ancora peggio
ogni volta che facciamo qualcosa, è logico che sia così. Perché o
rosicano sempre di più o ci odiano sempre di più per il tipo di
posizione che abbiamo. Ma ci sta. Invece un po' ci sono rimasto male
per quelli che ci appoggiavano e ci hanno voltato le spalle... e il
mondo dell'alternativo rispecchia un po' queste cose: è diventato un
po' troppo partito politico, un po' troppo religione con dei dogmi che
sono troppo rigidi. Se vai al di fuori di quelle cose lì, non sei più
dei nostri, no? Sei un venduto e spesso fanno ridere perché sono i
dischi che ascolti, la giacchetta che ti metti, il tipo di foto che fai
o il genere di musica che suoni. Molti mi hanno detto: ma vai a cantare
con Iva Zanicchi.
Ma cazzo... io gli offro un caffè a Iva Zanicchi! Non dico che devo
comprare i suoi dischi e mi deve piacere la sua musica, ma è una
persona. Se è simpatica ci esco anche a cena. Ma stiamo scherzando?
Che poi con alcuni di loro hai già fatto qualcosa, tipo Patty Pravo....
Ma la Patty è fantastica! M'ha fatto morir dal ridere in conferenza
stampa: c'era Iva Zanicchi che si stava vestendo, è arrivata e le ha
messo subito la mano sul culo dicendo: "Oh, ma che chiappone che hai!".
Noi eravamo lì pietrificati e subito dopo entra in camerino Alba
Parietti, che era lì a presenziare ma non c'entrava nulla, la vede e
gli fa: "Patty, certo che sei sempre la più bella!" Al che lei la
guarda dritta negli occhi e gli fa: "Beh, ci vuole poco!". Insomma, lei
è fuori da ogni canone. Noi non andiamo mica, come ha detto qualcuno,
in un covo di camorristi... cioè, io non ho problemi a stringere la
mano a nessuno. Certo questo non vuol dire che mi piace la loro musica
o che suonerò con loro o che poi andrò a comprare i loro dischi. Non lo
farò, però sono delle persone, magari fantastiche. Ma calmiamoci, su...
E quando diranno: "Dirige l'orchestra il maestro..." chi sarà?
Dirige il maestro Enrico Gabrielli!
Non solo: Enrico ha scritto e arrangiato tutte le partiture per
l'orchestra che suona da metà pezzo in poi. La cosa divertente è che
lui ha scritto tutti gli spartiti a mano perché ormai i maestri suonano
al piano e il resto lo fa il computer. Enrico invece li ha scritti
tutti a mano e i musicisti alla vista hanno strabuzzato gli occhi
perché dicevano: "Ma questo ne sa!". Sorprendentemente ci siamo trovati
benissimo anche con l'orchestra, dove finalmente non ci sono le figone
che facevano finta di seguire lo spartito, visto che negli altri anni
l'orchestra era piuttosto terribile con le figone in bella mostra.
Invece quest'anno li abbiamo guardati in faccia e ci siamo detto:
"Bruttini... per cui vuol dire che sono bravi!". E infatti saranno
nella buca, non dietro gli artisti... e infatti suonano bene,
trattandosi di veri maestri d'orchestra.
Sono molto contento per Enrico...
Ha fatto un arrangiamento molto particolare che credo sia stato anche
molto apprezzato. Quello che ti dico è: tecnici, orchestra,
organizzazione e direzione del festival sono sinceramente ammiratori
degli Afterhours. Per cui noi lì, paradossalmente, ci troveremo a casa..
Saranno gli altri a trovarsi in gara, saranno gli altri ad essere lì
tutti tesi. Noi ci troveremo a casa. Perché quello che facciamo noi è
andare lì a suonare e a portare in giro questo tipo di iniziative, per
cui i risultati noi ce li abbiamo proprio al di là della gara.
Quindi avete già preso possesso del palco? Avete già provato?
A Sanremo no, a Roma sì. Abbiamo già avuto contatti con
l'organizzazione tecnica Comunque è triste perché il festival è
sfruttato male per la macchina incredibile che é! Se tu vai al festival
ti danno attenzione, è vero, noi, per avere in conferenza stampa tutti
i quotidiani e le tv, siamo dovuti andare a Sanremo. Quello che non c'è
più è che automaticamente tu vendi dei dischi... questo dipende da come
vai in radio dopo. Ma siccome il nostro scopo non é quello di andare
per vendere più dischi, ma piuttosto per attirare l'attenzione sui
progetti che volevamo fare. Per noi è chiaro che era una cosa molto
utile da fare. Io credo che rispetto alla gara ci sia meno paura da
parte del nostro ambiente. Altre persone avrebbero potuto partecipare
in passato - penso ad esempio a Capossela
e a tutta quella gente che può permettersi di portare una canzone.
Secondo me se ci fosse meno paura sul discorso della gara, aspetto che
snatura un po' il senso della musica, un sacco di gente ci sarebbe
andata. Noi è una vita che perdiamo, per cui alla fine ma che ci frega..
D'altronde non è quella la scala, non è quello l'obiettivo.
Se le cose vanno appena appena bene, oltre la compilation e gli eventi
sulla compilation, faremo delle cose continuative successivamente.
Comunque staremo a vedere, perché le cose dipendono anche
dall'entusiasmo che vedi intorno, altrimenti da solo non fai niente...
Intendi il bisogno che la gente risponda e che poi ti dà la forza di affrontare operazioni del genere...
Sì, il fatto che tu riesca a rappresentare qualcuno. Questa è la cosa
significativa, al di là di quanto questo possa funzionare. Non si parla
per forza di dover spaccare culi ma di qualcosa che serva a qualcuno.
Quando tornate in America?
A marzo, partiamo il 17. Invitati senza che avessimo fatto richiesta al
"South by Southwest" di Austin, dove la gente sgomita per esserci.
Per cui i giri nelle radio saranno successivi a Sanremo?
Non so. Sanremo finisce il 21 febbraio e quindi faremo dieci giorni
d'inferno. Poi quando torniamo capitalizzeremo. Insomma, faremo il
possibile ma non ammaliamoci di promozione anche lì.
L'audio e il testo della canzone degli Afterhours a Sanremo: http://www.youtube.com/watch?v=D-p7JweiQC0
L'audio degli Afterhours unplugged per la Gialappa's: http://www.youtube.com/watch?v=Z81pFllx6-w
Il video della loro apparizione è stato tolto più volte da mamma RAI ...
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Marco Barattistuta <Barattistuta@...>
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