Dal Gruppo Storico, Vecchi Ultras riceviamo e volentieri
pubblichiamo. Nel comunicato seguente vengono chiamati in causa anche
personaggi precisi. Qualora volessero replicare il nostro sito
accoglierebbe anche le loro argomentazioni in nome di una giusta
informazione e una completezza di dibattito.
Noi siamo con Prandelli. Siamo
certi che nessuno abbia mai potuto mettere in discussione che il Gruppo
Storico, o qualsiasi altro club ufficiale della Fiesole, riponga piena
fiducia nei confronti del nostro mister. Ma ci piace ribadirlo in
questo momento storico della Fiorentina, in questa fase di passaggio
che stiamo vivendo, tra la Fiorentina che sta lentamente, con fatica e
in punta di piedi iniziando ad entrare nel club delle squadre che
contano, e quella Fiorentina che finalmente riuscirà a togliersi e
toglierci le maggiori soddisfazioni, alzando al cielo importanti
trofei. Ma per raggiungere questo obiettivo, non c´è alcun dubbio,
abbiamo bisogno che il condottiero sia sempre lo stesso: vale a dire
che Cesare Prandelli non deve neanche pensare di dover salutare i suoi
tifosi a fine stagione.
Sia chiaro, è successo, raramente ma è
successo, che anche noi abbiamo criticato qualche scelta del mister,
qualche sua decisione, che noi, innamorati della maglia viola e con gli
animi troppo sensibili ai risultati della squadra, non abbiamo
condiviso. Ma tutto è finito qui.
Nessun
tifoso, che possa definirsi tale, ha mai criticato il Prandelli uomo né
tanto meno l´allenatore di una squadra, che composta dagli stessi
giocatori, ma allenata da un altro manico, siamo sicuri avrebbe finito
ogni campionato con almeno 10 punti in meno. Non possono criticarlo
coloro che vanno in curva, allo stadio o semplicemente seguono la
squadra da trenta e più anni, come facciamo noi. Non possono perché
nella nostra storia (tolti gli anni successivi al primo scudetto) non è
mai esisistita una Fiorentina che ha fornito una tale continuità di
risultati. Per tre stagioni tra le prime quattro, e ancora quest´anno
siamo lì, in piena lotta, per portare via uno dei primi quattro posti
alle società che contano molto più di noi. Non possono criticarlo i
giovani che sono cresciuti con una Fiorentina che ha subito negli
ultimi tribolati quindici anni una retrocessione, un fallimento e che
dopo esser riuscita a tornare in serie A, grazie a Prandelli si stanno
togliendo gioie e soddisfazioni in ogni stadio di Italia e d´Europa,
che quando noi avevamo vent´anni sognavamo di poter vivere.
Purtroppo
al di là dei soliti tifosi scontenti, che fanno parte dell´arredamento
di ogni città (anche se a Firenze ne abbiamo in abbondanza), c´è una
categoria a Firenze che sembra voler mettere i bastoni tra le ruote a
chi da anni sta progettando di lanciare la città e la squadra sempre
più alto. Ci riferiamo ai giornalisti, non tutti logicamente, ci
mancherebbe. Ci riferiamo a quei giornalisti che non riescono a gioire
insieme alla squadra e alla città quando c´è da fare festa, e non
riescono a gettare acqua sulle polemiche quando queste iniziano a
prendere vigore. Anzi sono quelli a cui piace soffiare sulla cenere
incandescente, quelli che appena possono aggiungono un ramoscello ben
secco e aspettano, goduriosi, che la fiamma riprenda vigore. Sono
quelli che per due anni consecutivi hanno criticato l´acquisto di
Santana, perché si era comprato un giocatore senza valutarne la tenuta
fisica, la predisposizione agli infortuni, creandone poi il caprio
espiatorio per ogni partita persa lo scorso anno e anche in questa
stagione; gli stessi che adesso sono orfani di Santana, il perno della
squadra e che attaccano Prandelli perché non riesce a trovarne un degno
sostituto.
Sono
quelli che l´anno scorso attaccavano Corvino per l´acquisto di Semioli,
troppi i soldi spesi per il giocatore del Chievo; gli stessi che al
mercato di gennaio si chiedevano come mai Semioli non fosse stato
ceduto (qualcuno scherzava anche dicendo che il fatto è che nessuno lo
voleva). E giovedì sera il guaio più grosso è stato togliere Semioli,
magari sostituito anche perché affaticato, perché senza di lui la
Fiorentina non poteva più andare avanti. O vogliamo parlare di Pazzini,
irriso tutta la scorsa stagione sempre dai soliti giornalisti, e adesso
idolatrato da questi che non lo avrebbero mai ceduto, anzi lo avrebbero
voluto vedere più spesso accanto a Gilardino. Potremmo continuare con
decine di altre citazioni: Pasqual, giocatore finito lo scorso anno;
Melo, bocciato subito il suo acquisto perché Liverani era meglio, ecc.
Il fatto è che qualcuno ha il coraggio di criticare il rendimento di
una squadra, e soprattutto del suo mister, che in questi quattro anni
ha provato, spessissimo riuscendoci, a far giocare del buon calcio alla
Fiorentina ottenendo al tempo stesso degli ottimi risultati.
E
conoscendolo, qualcuno di noi anche di persona, siamo senza dubbio in
grado di affermare che lo sfogo in sala stampa di venerdì non era
legato alle sole critiche post Amsterdam (magari anche giustificate),
ma sono state la reazione ad una situazione che si sta creando, per
opera di qualcuno, intorno alla squadra. Piuttosto, nessuno dei
giornalisti sui quali puntiamo il dito ha mai pensato schierarsi a
favore della proposta dei Della Valle per la cittadella viola; nessuno
hai mai chiesto nel dettaglio ai responsabili del comune il perché del
ritardo ai lavori ai campini; nessuno ha mai provato a fare il
giornalista vero, indagando fino in fondo sui terreni di Incisa e del
perché gli intoppi burocratici stiano rischiando di far saltare tutto.
Troppo
più facile, per loro, aspettare un errore (chi non ne fa) e
approfittarne per sfogare la loro rabbia, repressa troppe volte a causa
delle partite vinte dalla Fiorentina, per attaccare magari la società
che è troppo scettica nei confronti della stampa e centellina
interviste e allenamenti a porte aperte, o per attaccare Corvino, che
non perde occasione per ribattere a chi critica le sue scelte. Proprio
in queste ultime partite abbiamo assistito a delle critiche, dopo
Milano e Torino, perché la squadra, bella da vedere in campo tornava a
casa senza punti, per mancanza di personalità. Poi sono arrivate le
gare col Napoli, col Genoa e il Chievo, e di quei 7 punti guadagnati
dobbiamo quasi vergognarci perché è mancato il gioco. Non sappiamo se
certi giornalisti fino ad ora erano abituati a seguire le partite del
Manchester o del Barcellona, probabilmente si, visto che non si perde
occasione per cercare la polemica. Magari con lo scopo di far fuggire
Prandelli, per poi rimpiangerlo il prossimo anno, infamando il nuovo
allenatore e la società che ha fatto scappare Cesare. Non riusciamo a
capire come mai, in ogni trasmissione televisiva fuori da Firenze, ci
dobbiamo sorbire delle discussioni in cui i giornalisti che seguono le
proprie squadre si scapigliano per difendere i propri colori e i propri
giocatori; mentre a Firenze, su alcuni canali a volte (sempre più
spesso) sembra di partecipare al gioco al massacro contro l´allenatore,
contro il direttore sportivo, contro la proprietà. Non sappiamo se i
motivi sono politici, sono personali o cosa altro, e soprattutto non
avremmo nulla da ridire se certi giornalisti non professassero la loro
grande fede viola. La nostra incazzatura nasce proprio dal fatto che su
certi canali, RTV38 su tutti, i giornalisti che dicono di tifare
Fiorentina, ogni domenica sparano a zero sulla squadra; l´impressione
per chi guarda è sempre quella di una redazione in cui si va
costantemente a caccia della polemica: in caso di vittoria si cerca
sempre il pelo nell´uovo, l´episodio che se fosse girato male avrebbe
cambiato la partita in senso negativo; in caso di sconfitta, teste alte
e grandi sorrisi come per dire "io l´avevo detto che sarebbe finita
così". E così anche domenica sera, come in tutte le puntate della
trasmissione dell´emittente valdarnese, Massimo Sandrelli, Manuela
Righini e l´ospite Luca Calamai non ci sono piaciuti quando continuando
la polemica contro Prandelli, hanno parlato di stagione fallimentare in
caso di non raggiungimento del quarto posto, perchè l´esperienza
europea, conclusasi contro l´Ajax, è stata senza dubbio ignobile.
Proprio Sandrelli e Righini che la scorsa stagione hanno portato avanti
una battaglia per essere eliminati dalla Uefa, perché sarebbe stata
solo d´impiccio per la corsa alla Champions. E ora, che dovrebbero
ringraziare Prandelli per averli accontentati, si lanciano nella gara
al massacro del tecnico viola, utilizzando le parole e lo sfogo del
mister per dire che probabilmente sotto c´è qualcosa di nascosto;
magari la società che non ha più voglia di investire in questa squadra,
o l´allenatore che non crede più ai suoi giocatori, o i sempre di moda,
presunti screzi tra il mister e Corvino. E giù illazioni e polemiche
contro i Della Valle. Come Benedetto Ferrara che l´altro pomeriggio,
alla radio, ha affermato che se i Della Valle oggi decidessero di
andarsene, la situazione a Firenze sarebbe la stessa di quando sono
arrivati: niente stadio nuovo, niente centro sportivo. Infatti ci
sembra proprio che quando nell´estate del 2002 Diego Della Valle ha
deciso di imbarcarsi in questo progetto, la situazione in casa viola
fosse proprio identica a quella di oggi. Una squadra, una società
seguita e ammirata in Italia e in Europa, che solo a casa propria
incontra delle critiche che di costruttivo hanno poco o niente.
Chiederemo a Prandelli, se e quando vorrà, un incontro per capire se
dietro al suo sfogo c´è qualcosa che va oltre quello che ha detto, se
l´accusa di autodistruzione non fosse rivolta esclusivamente a certi
giornalisti che non riescono a capire che questo è il momento più
delicato del progetto. Ma al tempo stesso, se avranno il coraggio di
confrontarsi con noi, nei modi che conosciamo noi, ci vorremmo
incontrare anche con i giornalisti sopra citati per capire come sia
possibile che certe critiche, certe polemiche destabilizzanti, escano
fuori da chi sostiene di essere tifoso viola. Noi, innamorati della
Fiorentina, che ne abbiamo passate tante per colpa di chi odiava
Firenze e i colori viola, non permetteremo che il progetto di rilancio
di questa squadra, che ci sta facendo vivere emozioni mai vissute per
alcuni di noi, possa subire un´inchiodata per colpa di qualcuno che
rema contro tutto e tutti. Non permetteremo che Prandelli si tiri fuori
da questa lotta autodistruttiva di certa stampa fiorentina. Noi saremo
al suo fianco anche in questa battaglia.
Un
ultimo pensiero, rivolto ai giocatori: con nostro rammarico,
ultimamente abbiamo notato che sono sempre meno frequenti le occasioni,
e ancora meno il numero dei giocatori, che a fine partita vengono a
salutare i tifosi. Ci piacerebbe, soprattutto per le gare in trasferta,
che qualunque sia il risultato della partita, venisse dimostrato un po´
più di rispetto nei confronti di chi si accolla chilometri in giro per
l´Italia e l´Europa, spendendo anni e soldi per seguire i propri
colori. Un saluto, crediamo di essere in diritto di chiederlo, noi che
non facciamo mai mancare il nostro sostegno in ogni stadio.
Forza viola.