Un bello scritto tratto da:
http://groups.google.com/group/it.sport.calcio.fiorentina
Giusto per tornare a parlare di calcio ed emozioni .. invece che di bilanci e
tetto ingaggi ..
Barattistuta
Eternamente
Di Riccardo Venturi
Data: Thu, 03 Sep 2009 22:38:22 +0200
Ho avuto l'abbonamento, in curva Fiesole, per qualche anno. Dal 1975 al
1983, per essere precisi. Nel 1975 avevo dodici anni; la prima partita
che vidi, da abbonato, fu un Fiorentina-Perugia. Non mi ricordo nemmeno
come andò a finire; allo stadio, assieme a mio padre, ci andavo però da
ben prima. Seppure bambino piccolo, ho fatto in tempo a vedere qualche
partita del secondo scudetto.
Mio padre era una persona mezza riservata, e mezza furba. Siccome lui un
po' si vergognava, nonostante fosse di quei Viola che se gli tagliavi
una vena scorreva sangue di un certo colore, non amava "bardarsi" per
andare allo stadio; forse era figlio di un'altra epoca. Quella in cui,
allo stadio, ci si andava senza problemi in giacca e cravatta. Allora
bardava me; cappellino viola, sciarpa viola fatta da mia madre, la
bandierina di stoffa col giglio sul quale c'era ancora un solo scudetto.
E così andavo, dicendo "Maschi" per "Maraschi" e "Filante" per
"Ferrante", e "Supecchi" per "Superchi".
Per qualche anno sono stato una specie di "Ultras Viola", un coglione di
quasi due metri di altezza con la coglionaggine aggiuntiva dei quindici
o dei vent'anni. Sono passato in mezzo alla Fiorentina operaia degli
anni '70, alla Fiesole proletaria, ai cori "Resteremo in serie A" del
1978, al goal di Scanziani, a Alessio Tendi che ammazza la Juventus.
Sono passato in mezzo a Antonio che gioca a testa alta e a Steno Gola
che, tuttora, è simbolo di quegli anni al pari di Giancarlo (Gola,
Zuccheri, Bertarelli). Il 16 maggio 1982 ero attaccato assieme a degli
amici alla radiolina; il 4 aprile dello stesso anno ero stato pestato
selvaggiamente dai celerini senza avere fatto niente di niente, stavo
solo scappando da un casino scoppiato prima della partita con la
Juventus, in viale dei Mille. Poi smisi di andare allo stadio. Così,
senza un motivo. O forse ce n'erano tanti, chissà.
Poi, una notte di settembre, mentre dormi, ti svegliano, ti bussano.
Sono dei pessimi clienti, i crampi notturni alle gambe. In realtà ne
soffro fin da ragazzo; ma ultimamente vengono sempre più spesso a fare
visita. Stai dormendo, tranquillo, solo; arriva, all'improvviso, un
dolore atroce. Il piede che si contrae, il polpaccio duro come un
macigno; senza urlare, perché sveglieresti tutto il palazzo, ti poni
davanti al dolore e fai le manovre consuete, lo stretching,
l'imposizione di pensare ad altro per non arrendersi. Inutile prendere
integratori e mangiare banane; vengono lo stesso. Non si sa da dove.
Addirittura, secondo alcuni, sarebbe il contrario del diabete, ovvero
una produzione eccessiva di insulina. E, pensando, ti scopri infilato
nel tempo che passa.
I momenti di dolore sono strani. Strani e, a modo estremamente loro,
belli. Puoi pensare ad ogni cosa. Ad esempio, farsi tutto il film della
Fiorentina. Non è sempre così; ti capita di pensare ad un amore passato,
ad un episodio qualsiasi della tua vita, a ripassarti le declinazioni
greche. Ho fatto anche questo: mentre ero lì in preda a degli spasmi
violentissimi, recitare "thàlassa, thalàsses". Oppure rivedersi la
ciabattata di Galdiolo col Napoli, Fiorentina con l'acqua alla gola, una
punizione tirata sollevando un metro cubo di terra che, con una
traiettoria folle, si infila in rete. E magari pensare un momentino
anche ai miliardi di Mutu sullo sfondo della facia di "Badile" Galdiolo.
Poi, piano piano, il dolore passa. Ci vuole un po' di tempo. Un quarto
d'ora, venti minuti d'inferno. Non ho qui con me il medico sociale, sono
solo. Nella notte. Età, anni quarantasei. Nemmeno tanto, ma il tempo non
va indietro. Potesse, fermerei maggiormente certi attimi, me li fisserei
meglio. Fisserei quei Viola che non ci sono più. Fisserei le maglie di
stoffa. Fisserei tutti i comuni denominatori. La Fiorentina, ad esempio.
Quando dico "eternamente", nella signature, non è uno scherzetto o uno
slogan; lo capisci quando ti ritrovi a pensarci in un volgare dolore
notturno, sudato, sentendo l'odore di te stesso e un vago sguardo che ti
ammicca ricordandoti un appuntamento che prima o poi.
Salut
FORZA VIOLA ETERNAMENTE
Riccardo Venturi