Trovo su ComicUS, e molto volentieri inoltro (nel titolo
dell'articolo, il perche' non ho segnalato l'OT! <+:-P):
...e' un po' lungo, ma consiglio di leggerlo a "chi c'era"! ^__^"
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Da Il Giornale dell'11/02/'08
Buon compleanno cartoons. Heidi e Goldrake: trent'anni fa lo sbarco dal Giappone
Milano - Una bambina e un robot, le caprette e le armature spaziali,
il silenzio della montagna e il clangore della battaglia. Non si
possono immaginare due personaggi e due storie così agli antipodi,
eppure Heidi e Goldrake hanno più d'una cosa in comune: trent'anni fa,
insieme - come nelle migliori tradizioni della letteratura e del
cinema per l'infanzia - la piccola montanara dalle gote rosse e il
colosso di metallo alieno pesante 280 tonnellate conquistarono la
fantasia dei bambini e delle bambine italiane.
Siamo nel 1978 e il 4 aprile, con crescente apprensione da parte dei
genitori e persino di un senatore comunista, compaiono su Raidue gli
scontri mortali tra il buon Actarus e le flotte di Vega, mentre
risuona la sigla sincopata: «Ufo Robot, Ufo Robot». Appena due mesi
prima, il 7 febbraio su Raiuno, all'ora della merenda erano
riecheggiati gli jodel e la vocina infantile della piccola montanara
inventata dalla svizzera Johanna Spyri. Sono i primi cartoni animati
giapponesi a fare irruzione nei nostri palinsesti: il successo è
incredibile. «Ufo Robot fece guadagnare alla Rai oltre un miliardo di
lire con la vendita dei soli gadget, dai pupazzi ai dischi. Un
risultato inaudito», racconta Paola De Benedetti, per quarant'anni
colonna portante della Tv dei ragazzi in Rai. «All'epoca, la
produzione di cartoni animati era limitata, la Disney - continua l'ex
dirigente Rai - prediligeva i lungometraggi per il cinema e l'Europa
dell'est, dalla Cecoslovacchia all'Ungheria, si dedicava a produzioni
raffinate. Con Heidi e Ufo Robot l'Italia conobbe la lunga serialità
industriale di cui gli orientali si facevano promotori, solo Goldrake
contava più di 70 episodi. E nacque il merchandising». Come
dimenticare quanto erano famose quelle sigle? Il maestro Vince
Tempera, orchestrando endecasillabi come «mangia libri di cibernetica
e insalate di matematica», dichiara di non aver mai guadagnato tanto.
E i ritornelli di Heidi entrano persino nella hit parade dei 45 giri,
fatto mai accaduto prima, arrivando a vendere oltre un milione e mezzo
di copie, anche grazie alla voce argentina della cantante Elisabetta
Viviani.
Anche i gusti dei piccoli telespettatori si trasformano
inesorabilmente. I bambini italiani, svezzati con le gag dei paperi
antropomorfi della Disney e dei cavernicoli di Hanna & Barbera, si
abituano a crescere insieme ai personaggi. Più di una generazione si
affeziona in un baleno a Heidi, trasmessa a più riprese dalla rete
democristiana. È una bambina che crede nei sentimenti e nella bontà;
attorno a sé non ha cattivi, ma solo persone un po' incomprese e
fragili. «Heidi era nata dalla penna di una scrittrice svizzera. La
serie fu co-prodotta da una società di Monaco che fece disegnare i
cartoni in Giappone per sfruttare la tecnica della lunga serialità e
la manodopera a basso costo», racconta la De Benedetti. Il cartone
(ora in onda la mattina alle 7.20 su Italia 1), parla di un'orfana
affidata alle cure del burbero e taciturno nonno, che vive in una
malga di alta montagna. Insieme con lui, Heidi è felice. È come se la
natura stessa si prendesse cura di lei, tenendola d'occhio mentre
scorrazza a piedi nudi per i pascoli assieme alle sue caprette. Finché
una zia non la reclama per portarla a Francoforte, dove la piccola
dovrà fare da damigella di compagnia a una bambina disabile e gentile,
Clara. Ma Heidi, abituata all'aria pura delle vette, in quella casa
ricca e austera governata dall'inflessibile signorina Rottermeier, si
ritrova «come un pesciolino che dall'acqua se ne va, un uccellino in
gabbia che di noia morirà», canta la sigla.
Dall'altra parte, sulla rete più moderna e socialista, la natura è
ridotta a un campo di battaglia per le mazzate titaniche dei primi
robot apparsi in video. Il bell'Actarus, dai lunghi capelli, è un
alieno che combatte per difendere la Terra dagli attacchi del Re Vega.
Manovra un gigantesco robot, Goldrake, alto 30 metri, capace di
correre a 700 km l'ora, equipaggiato con le sensazionali Lame rotanti,
la risolutiva Alabarda spaziale e il temuto Doppio maglio perforante.
Oggi queste armi fanno sorridere sin dal nome, ma allora parecchi
genitori rimasero impressionati e vietarono la Tv ai bambini: «Non a
caso - ricorda la De Benedetti - Ufo Robot veniva trasmesso sulla rete
"alternativa" e nella fascia preserale, non destinata ai piccoli». Non
bastò a placare gli animi perché un senatore leader della sinistra
comunista, Silverio Corvisieri, presentò un'interpellanza parlamentare
per cancellare dai palinsesti il gigante guerriero. Ma non ebbe
soddisfazione, anzi. Gli indici d'ascolto della Rai - aggiunge ancora
la De Benedetti - continuarono a salire alle stelle e l'Italia divenne
il maggiore acquirente occidentale di cartoni giapponesi. A Ufo Robot
presto vennero a dare man forte Mazinga Zeta, l'affascinate pirata
spaziale Capitan Harlock e la coraggiosa Lady Oscar. Insomma, i
creatori di «anime», come si chiamano i cartoni animati del Sol
Levante, hanno tenuto la posizione e hanno preparato il terreno agli
invincibili combattenti di Dragon Ball, ai Pokémon e a tutti quei
personaggi che oggi nascono già per diventare fenomeni, per
vivacizzare le cartelle di scuola e, perché no?, sbarcare sul grande
schermo.
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e come sottofondo musicale, chiuderei con "Il gigante e la bambina" ^____^"
'ao,
Gino nostalgico. ;->
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HUMANS NEED FANTASY TO BE HUMAN.
TO BE THE PLACE WHERE THE FALLING ANGEL MEETS THE RISING APE.
(Death in "Hogfather" - Terry Pratchett)