Con I tempi di Internet tutto quanto viene consumato, digerito, vabbè diciamo
meglio elaborato, a una velocità folle. Eppure non posso iniziare queste due
righe senza parlare di Ivan. Nel frattempo è successo di tutto, ma proprio lui
mi fa pensare alla dicotomia tra l'urgenza di registrare e raccontare e il fatto
stesso di vivere gli eventi da raccontare. Fu lui a raccomandarmi, nei giorni
caldi della militarizzazione della Valsusa, di "registrare tutto quello che
potevo", esattamente il giorno 5 dicembre, in modo che dovetti tornare a Torino
a comprare un registratore... e scampai alla mattanza, al rastrellamento
ordinato dal ministro Pisanu ansioso di far costruire il Tav all'impresa del
ministro Lunardi. Proprio pochi giorni dopo che avevamo seppellito Ivan è
uscito il verdetto su quella notte: nessun colpevole, la polizia non dà i nomi
di chi in nome dello Stato e del profitto spaccò nasi e gambe a donne ed
anziani. Ora tutti benedicono Twitter, la rivolta dei giovani iraniani in
diretta sui nostri schermi, mentre non c'è Twitter che tenga per I nostri
manifestanti dell'Onda, arrestati per "creare l'atmosfera" per il G8. Sarebbe
servito a Reggio Emilia, di cui l'altro ieri ricorreva il 49. anniversario. A
Genova, dove infatti la prima preoccupazione era stata distruggere I computer.
Ma Twitter serve per l'attimo, poi l'uomo chiede di rielaborare, di tessere le
storie, che siano raccontate, o cantate. O disegnate. È di questi giorni la
condanna dei quattro poliziotti che pestarono Federico Aldrovandi ed esce
proprio al momento giusto ZONA DEL SILENZIO, la storia di Federico raccontata da
Checchino Antonini, il giornalista che da sempre seguiva il caso, e disegnata da
Alessio Spataro. Se ne esce con la sensazione di conoscere da sempre I
protagonisti della storia, gli indomiti Patrizia e Lino, la Ferrara silenziosa e
paurosa, I compagni, che danno un senso a questa parola, mentre sono ridotti al
silenzio da dei politici pazzi e affamati di potere.
Ora non c'è più Vittorio al Parlamento Europeo, a prendersi le botte insieme
ai Valsusini, a leggere tra le righe di direttive e ordini del giorno-trappola,
a imporre un minimo di legalità a vicequestori in fregola. Intanto, in nome
della legalità, si imbavagliano stampa e magistratura, che picchino duro solo
su di noi. Il cumulo delle stronzate del pacchetto sicurezza è talmente enorme
che non bastano I caratteri. C'è qualcuno vivo qui fuori?
Baci clandestini
Dani