Re: *SPAM* [abesibe] Caro Ivan... ammazza che tempi!
Vivere e contemporaneamente raccontare, con la consapevolezza che siamo
(forse) vivi ma soli.
Non solo perchè Agnoletto non è più scudo e parlamentare ma proprio
perchè non c'è più una sponda politica spendibile.
Credo che dobbiamo segnare il nostro territorio e presidiarlo,con
irriducibile coraggio, se possibile anche rispondere
con azioni di disturbo, in attesa di gioni,partiti e uomini migliori.
Daniele,tu dalla tua valle e io dall'Istituto ci proviamo.
Grazie e un grande abbraccio
Stefano Arrighetti
On Wed, 09 Jul 2009 12:14:46 +0004, "Danirambler" <
daniele@...>
wrote:
> Con I tempi di Internet tutto quanto viene consumato, digerito, vabbè
> diciamo meglio elaborato, a una velocità folle. Eppure non posso
iniziare
> queste due righe senza parlare di Ivan. Nel frattempo è successo di
tutto,
> ma proprio lui mi fa pensare alla dicotomia tra l'urgenza di registrare e
> raccontare e il fatto stesso di vivere gli eventi da raccontare. Fu lui a
> raccomandarmi, nei giorni caldi della militarizzazione della Valsusa, di
> "registrare tutto quello che potevo", esattamente il giorno 5 dicembre,
in
> modo che dovetti tornare a Torino a comprare un registratore... e scampai
> alla mattanza, al rastrellamento ordinato dal ministro Pisanu ansioso di
> far costruire il Tav all'impresa del ministro Lunardi. Proprio pochi
giorni
> dopo che avevamo seppellito Ivan è uscito il verdetto su quella notte:
> nessun colpevole, la polizia non dà i nomi di chi in nome dello Stato e
> del profitto spaccò nasi e gambe a donne ed anziani. Ora tutti
benedicono
> Twitter, la rivolta dei giovani iraniani in diretta sui nostri schermi,
> mentre non c'è Twitter che tenga per I nostri manifestanti dell'Onda,
> arrestati per "creare l'atmosfera" per il G8. Sarebbe servito a Reggio
> Emilia, di cui l'altro ieri ricorreva il 49. anniversario. A Genova, dove
> infatti la prima preoccupazione era stata distruggere I computer. Ma
> Twitter serve per l'attimo, poi l'uomo chiede di rielaborare, di tessere
le
> storie, che siano raccontate, o cantate. O disegnate. È di questi giorni
> la condanna dei quattro poliziotti che pestarono Federico Aldrovandi ed
> esce proprio al momento giusto ZONA DEL SILENZIO, la storia di Federico
> raccontata da Checchino Antonini, il giornalista che da sempre seguiva il
> caso, e disegnata da Alessio Spataro. Se ne esce con la sensazione di
> conoscere da sempre I protagonisti della storia, gli indomiti Patrizia e
> Lino, la Ferrara silenziosa e paurosa, I compagni, che danno un senso a
> questa parola, mentre sono ridotti al silenzio da dei politici pazzi e
> affamati di potere.
> Ora non c'è più Vittorio al Parlamento Europeo, a prendersi le botte
> insieme ai Valsusini, a leggere tra le righe di direttive e ordini del
> giorno-trappola, a imporre un minimo di legalità a vicequestori in
> fregola. Intanto, in nome della legalità, si imbavagliano stampa e
> magistratura, che picchino duro solo su di noi. Il cumulo delle stronzate
> del pacchetto sicurezza è talmente enorme che non bastano I caratteri.
> C'è qualcuno vivo qui fuori?
> Baci clandestini
> Dani
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